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FORME E TECNICHE DI ATTENZIONE RIVOLTA ALLA MORTE di Vito Ferri
mercoledì 26 ottobre 2011

Gli uomini che non comprendono la vita non amano parlare della morte.

Lev Tolstoj

1. L’attenzione nelle pratiche psicoterapeutiche

Le pratiche fondate sul controllo e sulla disciplina dell’attenzione, con lo scopo di liberare la persona da stati penosi e patologici, non nascono con le psicoterapie moderne, ma vengono elaborate e strutturate nel corso dei secoli, sia nella cultura occidentale, sia in quella orientale. L’attenzione rivolta ai sogni, alle fantasie, al proprio corpo, al futuro, alle proprie emozioni e a quelle degli altri, ecc., è presente in gran parte, se non in tutti gli approcci psicoterapeutici: cambia la struttura di sostegno teorico, cambia la focalizzazione su questo o quell’oggetto, ma l’uso dell’attenzione in psicoterapia è comunque imprescindibile; non riguarda solo il paziente, ma anche il terapeuta (si pensi all’attenzione fluttuante descritta da Freud). La teoria che orienta una psicoterapia, addita l’oggetto, il target, il focus, l’obiettivo significativo da porre al centro dell’attenzione, mentre la pratica "gestisce" e guida l’attenzione con varie tecniche, fissandola su quello che abbiamo genericamente chiamato oggetto, oppure, a seconda dei casi, allontanandola da esso.

Uno dei più frequenti, ma al tempo stesso elusivi oggetti dell’attenzione, è da sempre e in tutte le culture la morte.

2. La morte come oggetto dell’attenzione

La morte come oggetto dell’attenzione viene condotta al centro della riflessione umana attraverso tre canali, già evidenziati da S. Freud (1915): la morte dell’altro (estraneo o nemico), la morte delle persone care e la morte propria. Per quanto riguarda quest’ultima, se è vero che non è pienamente pensabile o "credibile", è però possibile dirigere l’attenzione verso la sua possibilità più che sulla sua ineluttabilità o irreversibilità, se non addirittura "essenza". In altre parole, si può pensare, e quindi farne oggetto dell’attenzione, non tanto alla propria morte in senso lato, ma alla sua possibilità, concepita e concepibile attraverso la morte dell’estraneo, il dolore per il lutto, la malattia, la carestia, la sofferenza, la vecchiaia, gli incidenti, il suicidio, l’aldilà, la rottura di legami, la perdita di ciò che si possiede, le grandi questioni bioetiche, il rapporto col divino, ecc. Uno o più d’uno di questi "fuochi" possono diventare oggetti privilegiati di attenzione entro un sistema strutturalmente coerente (es. una religione; un approccio psicoterapeutico ecc.) e culturalmente (o sub-culturalmente) legittimato a tale scopo. Pertanto, la morte (in senso lato), o un suo oggetto (in senso stretto), diventa di volta in volta tema di meditazione, di riflessione filosofica, di pensiero focalizzato, di preghiera, di rappresentazione artistica, ecc. Queste pratiche, disciplinando l’altrimenti morbosa, irrelata e "selvaggia" attenzione alla morte, aiutano a "pensarla"; suscitano il vissuto che "qualcosa di sensato si può fare" di fronte alla morte; limitano al massimo le forme di disagio e patologia che essa indurrebbe: ansia, ruminazione del pensiero, macerazione interiore, pensiero ossessivo, fobie, aggressività, ecc. Se è vero che ci sono forme patologiche legate all’attenzione morbosamente rivolta alla morte, è anche vero il contrario, ossia esistono patologie indotte da un incessante e rigido allontanamento dell’attenzione da tutto ciò che ricorda, anche vagamente, la possibilità della propria morte (Becker, 1982; Bauman, 1992). Molte difese psicologiche sono messe in atto per soffocare l’urlo sordo dell’angoscia, e con esso il pensiero della possibilità della morte, dando origine a nevrosi (Meyer, 1973) o a condotte quali: l’eroismo esaltato, la ricerca del piacere fine a se stesso, l’esposizione a pericoli, il "giocare" con la vita degli altri, o, paradossalmente, alcune forme di suicidio.

Esaminiamo quindi alcune delle più significative discipline, pratiche, rituali o "tecnologie" dell’attenzione rivolta alla morte, cercando di inserire ognuna di esse entro un orizzonte di significato o struttura simbolica dinamica, culturalmente determinata, e identificando gli oggetti specifici dell’attenzione e lo scopo della pratica. Limiteremo la nostra analisi alla cultura occidentale, anche se esempi di tecniche sofisticate di gestione e focalizzazione dell’attenzione sulla morte, ci provengono dalle millenarie tradizioni delle religioni orientali (due esempi tra i tanti sono la Marana-Sati: ossia contemplazione e consapevolezza della morte e il Bardo Thödol: "La Grande Liberazione nell’Udire nel Bardo" detto anche "Libro tibetano dei morti").

La riflessione filosofica sulla morte

"Né il sole né la morte si possono guardar fissamente", ammoniva La Rouchefoucauld (Maximes, 26), ma forse non c’è nulla da guardare, la morte in sé è un nulla, sosteneva Epicuro. Se restiamo sul piano della metafora di La Rouchefoucauld, possiamo affermare che l’uomo ha escogitato dei sistemi per guardare il sole fissamente usando cioè dei filtri e ha potuto anche guardarlo "indirettamente", fissando lo sguardo sui suoi confini (il cielo circostante) e i suoi effetti (luce, calore, colori, ecc.). L’uomo ha escogitato filtri filosofici attraverso cui fissare la morte (intesa come non-esserci-più, come nulla) e inoltre ha potuto esplorare ciò che le sta attorno: i processi della vita, la malattia, i pericoli, e così via fino ad includere tutti quelli che abbiamo già definito come "oggetti dell’attenzione alla morte". Nell’età classica latina, la speculazione filosofica degli stoici sulla morte, viene tradotta in "pratica" da Lucio Anneo Seneca (4-65 d.C.). Questo filosofo sostiene che la paura della morte sarebbe più o meno diretta responsabile di tutte le altre paure, liberandoci da essa otterremmo la liberazione da ogni altra paura. L’attenzione alla propria morte è dunque una via di liberazione e Seneca traccia i sentieri che tale pensiero deve percorrere: "non solo non c’è da temere la morte, ma la sua meditazione ci consente di non temere più niente" (Epist. III, 24, 1-26). Bisogna pensare spesso alla propria morte, consiglia Seneca, tenendo "l’anima sempre pronta a partire [...]. Non è incerta la morte: incerto è solo il tempo della morte. Andiamo incontro ad essa senza pregare né temere né indietreggiare. Armiamoci contro questo timore che ci rende vili e c’intossica e ci rovina la vita" (1980, p.95). Oggetto di attenzione può essere una malattia acuta o cronica che il saggio utilizzerà come un’occasione per allenarsi a morire, in modo da essere pronto nel momento in cui giungerà la morte (Epist., VI, 54, 1-7). La tecnica di Seneca mira a minimizzare la carica di emozioni negative indotte dal pensiero della morte, rendendola familiare. Seneca suggerisce di pensare che la morte non è davanti a noi, ma dietro, è il nostro passato, "moriamo ogni giorno: ogni giorno, infatti, ci è tolta una parte della vita; anche quando il nostro organismo cresce, la vita decresce" (ivi). Un’altra tecnica suggerita da Seneca, ma molto diffusa alla sua epoca e, come vedremo, recuperata dal cristianesimo attraverso l’attenzione rivolta alla morte di Cristo, dei martiri e dei santi, è quella di ricordare e prestare attenzione a "casi esemplari". Modelli preferiti da Seneca sono ad esempio Catone l’Uticense e Cecilio Metello Scipione, morti suicidi con grande coraggio e dignità.

La tecnica dei casi esemplari da rievocare e imitare, era preferita anche da Michel de Montaigne (1533-1592) il quale però prestava attenzione alle modalità bizzarre e inconsuete in cui la morte poteva accadere: "Eschilo, minacciato dal crollo di una casa ha un bello stare all’erta: eccolo accoppato dal guscio di una tartaruga sfuggita dagli artigli di un’aquila in volo. Un altro morì per un acino d’uva; [...] Emilio Lepido per aver inciampato nella soglia dell’uscio di casa sua; [...] e fra le gambe delle donne, il pretore Cornelio Gallo, Tigellino; [...] Caio Giulio, medico, mentre unge gli occhi di un paziente, ecco che la morte gli chiude i suoi. [...]" (Essais, I, 20). Per Montaigne il nostro morire o la morte dei cari ci intossica la vita perché lo pensiamo come se si trattasse di un incidente, di un eccezione, di un evento che non ci toccherà mai. Quando poi accade, per noi o per i nostri cari e ci sorprende "all’improvviso e alla sprovvista, che tormenti, che grida, che dolore e che disperazione [...]!" (ivi), dunque bisogna rendere incessante il pensiero della morte: "Togliamogli il suo aspetto di fatto straordinario, pratichiamolo, rendiamolo consueto, cerchiamo di non aver niente così spesso in testa come la morte. Ad ogni istante rappresentiamola alla nostra immaginazione, e in tutti i suoi aspetti. All’inciampar di un cavallo, al cader d’una tegola, alla minima puntura di spilla, mettiamoci immediatamente a rimuginare: "Ebbene, quand’anche fosse la morte medesima?"; e a questo pensiero teniamoci saldi e facciamoci forza. In mezzo alle feste e alla gioia, abbiamo sempre in mente questo ritornello del ricordo della nostra condizione, [...] così facevano gli Egizi che, nel bel mezzo dei loro festini e delle loro gozzoviglie, facevano portare lo scheletro d’un morto, perché servisse di ammonimento ai convitati" (ivi). Quest’ultimo riferimento di Montaigne all’oggetto di attenzione utilizzato dagli Egizi, ci permette di introdurre un’altra tecnica di incanalamento dell’attenzione sul tema della morte, si tratta dell’uso di raffigurazioni pittoriche, perlopiù di età barocca, riguardanti la caducità di tutto ciò che riteniamo solido e durevole: dalla gioventù, al fiore; dalla gioia, all’abito di lusso. Gli oggetti dell’attenzione questa volta sono teschio e tibie, clessidra, armatura arrugginita e libro ingiallito. I simboli delle Vanità escono dai dipinti per diventare monili e gioielli: "Savonarola raccomandava di portare su di sé una testina di morto in osso da guardare spesso" (Ariès, 1977, p.382), oppure frasi da incidere o dipingere ben in vista sulle travi o sulle pareti domestiche, del tipo: Memento mori; Respice finem; Dubia omnibus [hora] ultima; Per omnia vanitas.

In tempi recenti, la penna velenosa e spudorata del pensatore rumeno Emile Cioran (1911-1995), ha più volte scritto, in forma aforistica, della necessità di pensare alla propria morte utilizzando immagini concrete e "crude" (com’è nello stile dello stesso Cioran); citiamo un esempio: "Per vincere il panico o una inquietudine tenace non c’è nulla di meglio che immaginare la propria sepoltura. Metodo efficace, alla portata di tutti. Per non dovervi ricorrere troppo spesso durante la giornata, la cosa migliore sarebbe provarne il beneficio fin dal risveglio. Oppure farne uso solo in momenti eccezionali, come il papa Innocenzo IX, il quale, avendo ordinato un quadro che lo raffigurava sul letto di morte, vi gettava uno sguardo ogni volta che doveva prendere una decisione importante" (1973, p.110). Non meno diretto e nichilista è Miguel De Unamuno (1864-1932) il cui terrore del nulla non gli impedisce di praticare e consigliare la meditazione sulla morte: "Per quanto, sul principio, ci sia angosciosa questa meditazione sulla nostra mortalità, ci risulta infine corroborante. Raccogliti in te stesso, lettore, pensa al lento disfacimento di te stesso: la luce ti si spegne, le cose si fanno mute e non danno più suono fasciandoti nel silenzio, ti si struggono tra le mani gli oggetti, ti scivola via il terreno da sotto i piedi, svaniscono come in un deliquio i ricordi, tutto si va dissolvendo nel nulla e tu stesso ti dissolvi e non ti rimane neppure la coscienza del nulla, sia pure come fantastico appiglio ad un’ombra. [...] Il rimedio è confrontarsi faccia a faccia, fissando lo sguardo nello sguardo della sfinge; è così che si spezza il suo incantesimo" (1913, pp.46-47).

3. La meditazione cristiana sulla morte e l’ars moriendi

Il pensiero della morte è stato da sempre additato dal Cristianesimo come una via da seguire con perseveranza e per tutto il corso della vita. Già nella Bibbia echeggia ripetutamente l’ingiunzione: "Ricordati che sei cenere e che cenere diventerai" (Giobbe, 34,15) e Gesù invita alla vigilanza serena e attiva, a tenersi sempre pronti alla morte: "Vigilate, dunque, poiché non sapete né il giorno né l’ora" (Mt, 25,13). La letteratura cristiana antica è un intrecciarsi di insegnamenti, preghiere e tecniche di meditazione sulla morte; per Giovanni Crisostomo (IV sec. d.C.) le parole di Qohelet, Vanità immensa: tutto è vanità (Qo 1,2) "andrebbero incise da ogni parte, sulle mura, sugli abiti, in piazza, nelle case, nelle strade, sulle porte, negl’ingressi, e prima di tutto nella coscienza di ciascuno, oggetto di riflessione. Gl’inganni, le finzioni e l’ipocrisia sembrano a molti verità; perciò ogni giorno, a pranzo e a cena, nelle conversazioni, bisogna che ognuno di noi ricordi a chi gli sta vicino, e da lui ascolti a sua volta, che "vanità delle vanità, tutto è vanità"" (pp.71-72). Potremmo continuare con citazioni di Sant’Agostino, Sant’Ambrogio di Milano, Origene e altri Padri della Chiesa, alla fine ci accorgeremmo che c’è un filo comune che attraversava i loro scritti, una preoccupazione più o meno esplicita, è come se l’attenzione portata continuamente sulla propria condizione di "essere morente", di "vanità tra le vanità", mitigasse le pulsioni sfrenate dell’"essere vivente", moderasse la cieca esplosione delle passioni e di ogni vizio, in una parola, limitasse le spinte verso il peccato: "Ricorda la tua fine e cessa di odiare, pensa alla morte e alla corruzione e persevera nei precetti", ammonisce l’Ecclesiastico (28, 6). Il peccato, insieme all’attenzione attratta da ciò che è caduco, porterebbero l’uomo a illudersi di vivere eternamente, quando invece tutto è vano nel mondo, tutto è impermanente. Il pensiero rischia di perdersi nella selva del peccato e quindi va salvato "addomesticandolo", va reso docile e moderato attraverso il pensiero della morte. A tale proposito, frate Heitor Pinto (?-1584), uno dei più importanti autori della letteratura religiosa portoghese, scrive nel suo Dialogo sul pensiero della morte: "Il pensiero [...] devi tenerlo imprigionato come schiavo fuggitivo e tenerlo occupato in santi esercizi. Quando ti sfugga, un buon rimedio per riprenderlo e metterlo a posto è precisamente il ricordo della morte [...]. Devi riflettere e dire a te stesso: "Io cammino verso la morte, vado al giudizio, dovrò render conto della mia vita [...]". Su queste cose devi spesso meditare e devi ogni giorno comportarti come se sapessi che debba essere l’ultimo della tua vita: devi tenere sempre la tua fine innanzi agli occhi. Insomma, se vuoi essere chi devi essere, ricordati di ciò che devi essere, perché il pensiero della morte ti farà considerare chi sei [...]. Conoscendo la natura delle cose del mondo, viviamo senza conoscere noi stessi: ma, prendendo in mano lo specchio del pensiero della morte, guardandolo, vediamo in esso noi stessi" (1572, pp.999-1000).

L’importanza della attenzione alla morte in ambito cristiano, trova la sua forma disciplinata e popolare nella pratica codificata dell’Ars moriendi.

L’Ars moriendi è un genere letterario diffuso in Europa tra il basso Medioevo e il Rinascimento (con qualche esempio più tardo anche nel ’600 e ‘700). Si contano circa trecento opere, "[...] opuscoli ascetico-spirituali, originariamente in latino, contenenti esortazioni e preghiere, talvolta corredati anche di illustrazioni e didascalie, per la preparazione alla morte" (Autiero, 1984, p.12). Tali "manuali" erano destinati sia al popolo che ai letterati.

Si conoscono tre forme di Ars Moriendi: la prima riguarda le "cinque tentazioni" contro altrettante virtù (fede, speranza, pazienza, umiltà e generosità). Se il morente fosse riuscito a superarle, si pensava che la sua anima sarebbe stata portata in cielo dagli angeli.

La seconda forma è un insieme di preghiere e meditazioni sulla morte che devono recitare coloro che assistono il morente.

La terza forma infine, è una serie di citazioni bibliche con commenti e considerazioni sulla morte.

Possiamo meglio comprendere l'importanza della diffusione di queste opere, se le collochiamo all'interno di una più ampia moda letteraria in voga a quei tempi. Infatti allora si stampavano veri e propri manuali pratico-didascalici (da cui il nome "ars") su modi di comportarsi in varie situazioni e vicende della vita: sul galateo, sul corteggiamento, sull'istruzione, ecc. Quindi la morte diveniva oggetto di attenzione in quanto argomento da manuale, e non è una battuta umoristica se si pensano i testi di Ars moriendi come veri e propri vademecum per i morenti e per chi li assiste (non mancano a tale proposito esempi anche più recenti, come un libricino tascabile del 1841, intitolato: Il sacerdote provveduto per l’assistenza dei moribondi). Dunque, può essere di sollievo non tanto il fatto che si possono evitare le pene dell’inferno morendo bene, ma il fatto stesso che anche il morire può divenire oggetto di apprendimento come il ben parlare e scrivere o il ben servire a tavola.

Tra i più importanti trattati italiani di Ars Moriendi ricordiamo: De modo bene moriendi (P. Barozzi, 1531), Dottrina del bene morire (Pietro di Lucca, 1520), De arte bene moriendi (S. Roberto Bellarmino, 1621), Peregrino della terra ovvero apparecchio per la buona morte, (V. Caraffa, 1645) e Apparecchio alla morte (S. Alfonso M. De Liguori, 1762). Uno dei più autorevoli autori stranieri è Erasmo da Rotterdam (1466-1536). Nella sua famosa opera di Ars Moriendi: De praeparatione ad mortem, del 1534, egli cita due "rimedi" contro la paura della morte. Il primo invita il lettore a percorrere mentalmente le tappe della vita per rendersi conto della sua caducità e di quanto essa sia piena di preoccupazioni e dolori. "L'infanzia innocente, la fuggevole adolescenza, la gioventù bruciata, la precoce vecchiaia: cos'è tutto ciò se non un punto rispetto a quell'eternità verso la quale andremo se saremo vissuti pienamente, o che ci sarà negata se saremo vissuti empiamente? La seria riflessione su tutte queste cose è un gran rimedio contro la paura della morte" (p.51).

Il secondo rimedio si basa maggiormente sulla fede in Dio che "[...] ha trasformato la morte, che prima era passaggio agli inferi, [...] ora è ingresso a celesti delizie. [...] Cristo ha reso certissima la speranza che i nostri corpi risorgeranno nell'ultimo giorno e che, glorificati, riceveranno ognuno la propria anima, per il loro eterno gaudio" (ibidem).

L’Ars Moriendi propone anche rimedi per liberarsi dalla paura della "seconda morte", la morte spirituale, che conduce alle pene eterne dell'inferno. Per superare questa paura bisognerebbe vivere seguendo i comandamenti divini, e ciò rende chiara la finalità dell’Ars moriendi come educazione alla vita: Ars vivendi.

Considerazioni psicologiche

Le tecniche fin qui descritte, rappresentano un minuscolo frammento della varietà di strategie per "pensare la morte" che la nostra cultura ha saputo realizzare; non è escluso che in futuro ne crei di nuove o modifichi quelle esistenti in funzione delle sempre più magmatiche riconfigurazioni a cui va incontro la cultura occidentale post-moderna. Rileggendo le tecniche tradizionali di attenzione alla morte, possiamo formulare alcune considerazioni di carattere psicologico o psicodinamico.

Possiamo iniziare osservando la presenza del processo del modellamento alla base di molte tecniche di spostamento dell’attenzione sulla morte: si tratta di modelli positivi da imitare (es. meditare sulla morte di Gesù) o negativi da evitare (es. un criminale giustiziato pubblicamente). Appare altresì chiaro il processo di desensibilizzazione: a lungo andare il reiterato pensiero circa la possibilità della propria morte, diventa familiare, emotivamente neutro, e quindi accettabile e meno ansiogeno; cioè accettando il "pensiero" si finisce per accettare la "morte" o comunque, la si crede effettivamente pensabile o affrontabile. La familiarizzazione si può raggiungere anche attraverso la visione prolungata e culturalmente "disciplinata" di cadaveri (come avviene in alcune meditazioni del Buddhismo tibetano) o attraverso continui pellegrinaggi alle tombe di santi le cui spoglie a volte sono visibili attraverso un cristallo o partecipando a riti funebri o a feste tradizionali (carnevale, Halloween, ecc.). Non è escluso che una progressiva familiarizzazione con morte, possa essere raggiunta da molti narratori o saggisti proprio scrivendo opere sulla morte e il morire. In questo caso la scrittura sarebbe una tecnica per tener ferma l’attenzione sul tema della morte. Scrivere sulla morte, anche se si scrive un trattato per dimostrare che essa è impensabile e che non può essere oggetto di attenzione, è esso stesso un esercizio di attenzione alla morte! A rigore di logica, chi è fermamente convinto che la morte sia impensabile o comunque che sia un aspetto della vita a cui è meglio non pensare, non scriverà mai un libro su di essa.

La riflessione sulla morte consente di riconoscerla come costitutiva della vita e non solo come l’evento finale, di cui non faremo mai pienamente esperienza. La morte mette in primo piano la temporalità della vita. Riflettere sulla morte è riflettere sul tempo e sulla natura temporale dell’essere umano. L’attenzione alla morte è attenzione al proprio futuro, e il futuro è una dimensione fondamentale per la propria vita, per ogni condotta, per ogni motivazione. La morte come evento biologico è la fine di ogni futuro, tracciandone i confini, la morte lo rende visibile, lo rende figura, lo feconda e impreziosisce. La dimensione futura diventa dimensione escatologica in chi crede in una vita dopo l’evento morte, e anche in questo caso, ma in un contesto di fede religiosa, la vita diventa la preparazione al futuro che la seguirà.

Minore è la possibilità di condividere socialmente tematiche relative alla morte, maggiore è l’angoscia; più il singolo si sente solo di fronte alla morte, più è angosciato; il pensiero della possibilità della propria morte rischia sempre di arenarsi sulle secche del solipsismo, perché la propria morte non è esperienza condivisibile: "sono io che muoio", ed ogni uomo è solo di fronte alla propria morte. Pensare alla possibilità della propria morte o al processo del morire proprio o altrui è molto più semplice se avviene in un contesto di gruppo o di comunità: dagli aderenti a un culto religioso, agli spiritisti in seduta medianica; dagli studenti di medicina attorno al cadavere sezionato, alla folla che assiste a una decapitazione in piazza. Pensiamo all’usanza di costruire tombe di famiglia o alla volontà espressa da molti di farsi seppellire accanto al proprio coniuge e ci convinceremo ulteriormente della forza del gruppo, della necessità di un mit-Dasein, esserci-con-qualcuno per affrontare la crisi della morte. Persino chi, in seguito a un grave pericolo per la propria vita, ha vissuto la cosiddetta "esperienza di pre-morte", dopo aver vissuto il "distacco" dal proprio corpo viene colto da stupore e lacerante solitudine, incontra degli "esseri di luce" irradianti amore.

La forza dei miti e dei rituali collettivi sulla morte, socialmente condivisi e culturalmente legittimati, sta nella loro natura profondamente sociale e nella loro capacità di disciplinare e guidare l’attenzione alla morte, offrendole oggetti, reti simboliche e orizzonti di significato socialmente condivisi e "negoziati".

In psicoterapia di gruppo o in gruppi di auto-aiuto o d’incontro, è nota l’efficacia "terapeutica" dell’attenzione gruppale rivolta a tematiche ed emozioni riguardanti la morte propria o altrui. In questo caso è presente un contesto (il setting terapeutico) e una tecnica (legata ad un approccio teorico) in grado di contenere e controllare l’altrimenti "selvaggia" e ansiogena attenzione alla morte. A tale proposito sono state ideate e sviluppate svariate tecniche, come ad esempio: scrivere le proprie ultime volontà o il testamento; simulare la comunicazione di una diagnosi infausta; visualizzare il proprio funerale; meditare sulle pause del ciclo di respirazione; esercitare il silenzio; esplorare emozioni e vissuti legati all’"assenza", al pensiero del non-esserci-ancora che precedeva la nascita; disegnare la lapide della propria tomba completa di epitaffio; visitare in gruppo il cimitero; drammatizzare un dialogo con una persona cara defunta; visualizzare il momento della propria morte ecc. Questi esercizi di attenzione alla morte, possono essere preceduti e/o seguiti da una seduta di rilassamento e inoltre sarebbe consigliabile procedere per gradi, da un minimo a un massimo di coinvolgimento, secondo la tecnica psicoterapeutica di desensibilizzazione sistematica (Tausch e Conte, 1988; Kuiken e Madison, 1987-88). Lo scopo di questi esercizi non necessariamente è quello di abbassare il vissuto di paura nei confronti della morte o di ciò che ad essa si riferisce, ma quello di offrire la possibilità di acquisire maggiore consapevolezza circa la vita e circa i bisogni che spesso si nascondono dietro l’atteggiamento verso la morte. La stessa paura della morte, quando è intesa in senso biologico come cessazione dei processi vitali, è adattiva. La paura in generale è una reazione di allerta dell’organismo che si sente minacciato. Non va eliminata, ma circoscritta e controllata. Sapere ciò che si teme quando si dice di avere la generica, panica e quindi elusiva "paura della morte", aiuta a vivere meglio la vita, a riconoscere i pericoli concreti o solo immaginati e a farvi fronte. Ecco dunque che l’attenzione alla morte può essere considerata come una delle espressioni del bisogno di sicurezza: "se sto attento, se vigilo, mi salvo". Non si tratta però solo di semplice e istintivo pre-occuparsi della morte al fine di preservare la vita, nell’uomo accade qualcosa di più complesso. Le millenarie tecniche di attenzione e meditazione sulla morte stanno ad indicare un bisogno umano di mantenere l’ordine mentale e sociale, di controllare e contenere l’angoscia, di "sentirsi" e riscoprirsi quotidianamente vivi e alla ricerca continua di un senso. Una cultura che nega la morte, frustra un bisogno, non lo riconosce, lo confonde con altri bisogni o lo tabuizza e ciò può contribuire all’insorgere di uno stato di disagio esistenziale, di inquietudine del pensiero, di ricerca di illusorie certezze, fino alla nevrosi. La "psicologia esistenziale" ha ben compreso l’importanza della attenzione alla propria morte: "solo l’integrazione del concetto della morte nel proprio sé -scrive Herman Feifel- rende possibile un’esistenza autentica e genuina. Negando la morte si paga con un’angoscia indefinita e con l’autoalienazione. Per capire completamente se stesso l’uomo deve affrontare la morte, deve essere consapevole della propria morte" (Feifel, 1969).

L’attenzione indisciplinata fugge dal pensiero della morte, non lo tollera, ma non può liberarsene totalmente, la morte è il tarlo che rode dentro, direbbe William James. La fuga è impossibile e si finisce per oscillare tra i due poli della tanatofobia e della "pornografia della morte", disperato tentativo, quest’ultimo, di inflazionarla, di spettacolarizzarla, di sfidarla, di "esportarla" verso gli altri esseri viventi, di abbracciarla come un pugile in difficoltà abbraccia il suo invincibile avversario con la speranza di non finire K.O. L’intolleranza verso il pensiero della morte può essere strumentalizzata da chi detiene il potere, per dirigere l’attenzione delle masse dove ha interesse che questa si focalizzi. L’attenzione disciplinata alla morte è una via possibile per vivere autenticamente, accrescere la consapevolezza e la libertà "nella" vita: "Tu muori proprio perché sei un essere pensante, cosciente, libero", sostiene Feuerbach (1830) collegandosi al pensiero di Hegel (1817), per il quale l'uomo, proprio in virtù del suo essere mortale, diventa creatore di storia e dialetticamente rivoluzionario, ciò non è invece vero per l'animale: l’uomo muore, l’animale finisce!

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Tratto da INformazione Psicologia Psicoterapia Psichiatria, n° 32-33, pagg.78-85, settembre 1997 - aprile1998, Roma

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INTENSIVI di REBIRTHING/VIVATION - Sabato e/o domenica ore 10.00-18.30 conduttore M. D'Agostino - In questo ciclo di Workshops intensivi non residenziale si farà un lavoro col respiro (rebirthing e vivation) integrato se opportuno con la terapia bioenergetica.Verranno sperimentate varie modalità di lavoro col respiro ( a secco, eyegaze vivation, vivation allo specchio ecc.).Gli orari di lavoro saranno sabato e/o domenica dalle 10 alle 18.30.

Corso di formazione in Reiki - 1° Livello - domenica a novembre-dicembre - Conduttore: Grazia Puglisi

INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA "DISTACCHI" conduttore Dr. Maurizio D'Agostino -

SABATO 3 E DOMENICA 4 GIUGNO 2017 

 

JACARANDA CENTER

VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE

PER INFO: 3923800864 

WWW.JACARANDACENTER.IT 



Amicizia con me stesso, amicizia con gli altri Percorso di quattro incontri Offerto dal monaco Zen -

Amicizia con me stesso, amicizia con gli altri

Percorso di quattro incontri
Offerto dal monaco Zen Phap Ban


Cari amici, sono molto felice di tornare in Sicilia e di poter praticare nella natura del nuovo centro di Valverde. 
Qui in Salento abbiamo appena concluso un percorso di quattro mesi.
Abbiamo provato a coltivare una nuova relazione con noi stessi, una relazione di ascolto e di rispetto, di amicizia. Forse il tema che più ci ha ispirato è stato la frase di Thay : "Sentire è già amare". 
Ogni volta mi stupisco dei frutti che regala una pratica continuata. Come sapete non sono né un maestro né una guida ( cadremmo tutti in un fosso ) ma un secchione e mi piace creare momenti di pratica, sento molto prezioso questo nostro stare insieme nell'ascolto, nella presenza.
un abbraccio, a prestissimo
fratello claudio

Il Percorso inizierà sabato 16 e si svilupperà in quattro incontri: ( siate puntuali per favore )

1 Radicamento nel sentire, abitare il corpo, il respiro sabato 16 inizio h 19.00 -21 (Siracusa)

2.Apertura, affidarsi, perdono domenica 17 inizio h 11 -17 (punto di ritrovo Milo ore 9.30) Monti Sartorius - Etna 
3.Amicizia con se stessi mercoledì 20 inizio h 21 -22.30 Valverde

4.Amicizia con gli altri. venerdì 22 inizio h 19.00 -21.00 Valverde

JACARANDA CENTER
VIA RAMONDETTA 21 Valverde (CT)
Per info: 3923800864

Ecco il testo che vi propongo come riferimento durante la nostra pratica:

"Fare Pace con Se Stessi" di Thich N Hanh ed. Ubaldinihttp://www.ilgiardinodeilibri.it/…/__fare-pace-con-se-stess…

Se potete portate con voi penna e taccuino che useremo anche come diario di pratica personale in questa settimana di pratica
Un abbraccio e a presto
fratello phap ban



CALENDARIO DEGLI INCONTRI - Grounding Institute -

GRUPPO DI ANALISI BIOENERGETICA 

 condotto dal dr. Maurizio D’Agostino - ANNO 2017

29 GENNAIO  - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

19 FEBBRAIO  - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

12 MARZO - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

9 APRILE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

7 MAGGIO INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

11 GIUGNO-  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

9 LUGLIO -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

17 SETTEMBRE INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

15 OTTOBRE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

19 NOVEMBRE  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

3DICEMBRE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO)  orario: 10.00-18,30

 

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INTENSIVI DI REBIRTHING BIOENERGETICO-TRANSPERSONALE

(CATANIA - GENOVA - LECCE - LONDRA - PORT LUIS (MAURITIUS) - 2015

 

 

  

SABATO FEBBRAIO 2016- VALVERDE (CT) INTENSIVO DI REBIRTHING condotto dal dr. Maurizio D'Agostino

14-15 MARZO - GENOVA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

25-26 APRILE - LECCE - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban  

 PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVERE O TELEFONARE  A assunta.desantis@gmail.com – tel. 3456425834

20-21 GIUGNO - LECCE - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

 PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVERE O TELEFONARE  A assunta.desantis@gmail.com – tel. 3456425834) 

1-2 AGOSTO - GENOVA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

     AGOSTO - LONDRA - INTENSIVO DI REBIRTHING condotto dal dr. Maurizio D'Agostino

3 OTTOBRE - CATANIA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban 

 

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MARATONE  DI ANALISI BIOENERGETICA

 

 

 

 

 

APRILE - MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino  

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30

 

LUGLIO - MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30 

 

OTTOBRE-  MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30  

 

NOVEMBRE -  MARATONA NON RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

                    SABATO 26  ore 1O.00-19,30  e  Domenica 27 ore 18.30  

 

DICEMBRE -  MARATONA NON RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

                    SABATO 17  ore 1O.00-19,30  e  Domenica 18 ore 10.00 - 18.30  

 

 Intensivi di Analisi Bioenergetica  condotti dal dr. Maurizio D'Agostino 

 

 

 

 

 

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PRANIC HEALING 

 

 

 

 

 

INCONTRO DI PRATICA per gli studenti di PRANIC HEALING del GROUNDING INSTITUTE (gratuito) - ogni lunedì ore 20.00 (telefonare al 392.3800864) 

INCONTRI DI ARHATIC YOGA A CADENZA MENSILE

29 marzo INCONTRO DI SUPERVISIONE di PRANIC HEALING per gli studenti del Grounding institute

     CORSO DI PRANIC HEALING Base (1° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani -  

26-27 giugno - CORSO DI CRISTALLOTERAPIA PRANICA (4° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani 

26-27 settembre -  CORSO DI PRANIC HEALING AVANZATO (2° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani 

     CORSO DI PSICOTERAPIA PRANICA  (3° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani  

 

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   IPNOSI

 

 

 

Sedute individuali di Ipnosi (ogni pomeriggio da martedì a venerdì) 

Sedute individuali di Ipnosi regressiva (ogni pomeriggio da martedì a venerdì) 

Intensivo di Ipnosi di gruppo ogni mese (escluso agosto) 2016

 


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Corso di Formazione per Conduttore di Classi di Esercizi Bioenergetici e Counselling a indirizzo bioenergetico

Date 1° anno del Corso di Formazione in COUNSELLING a indirizzo bioenergetico

( Società Italiana di Analisi Bioenergetica - SIAB) - direttore: dr. Maurizio D'Agostino
Orario 10.00-17.00 

 

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esercizi bioenergetici per sciogliere le tensioni del viso_n.jpg

 

  CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI 

  ogni MERCOLEDI' ore 19.00

 

 

 

 

INTENSIVI DI CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI  - Per info chiamare al conduttore

  CONDUTTORE: Dr. Maurizio D'Agostino

In questo intensivo sarà dato ampio spazio al lavoro con le vibrazioni energetiche, al contatto e al lavoro col respiro. Sarà incentrato sugli ultimi sviluppi metodologici di David Berceli sul Tremore neurogenico.

Per Informazioni e iscrizioni telefonare al 392.3800864

 

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 GRUPPO DI MEDITAZIONE ZEN della tradizione di Thich Nhat Hanh

ogni MERCOLEDI' ore 20.45 (ingresso libero) (subito dopo la classe di esercizi)

 

 

 RITIRO DI MEDITAZIONE CON i MONACi ZEN di PLUM VILLAGE

 (VEDERE SITO WWW.ZENQUIEORA.ORG )

 

iNCONTRi DI MEDITAZIONE ZEN COL MONACO PHAP BAN - dal 14 al 28.aprile 2016

 Arrivare alle ore 19.45 per sistemarsi nella sala. I'incontro inizierà alle ore 20.15. Dopo non si potrà più accedere. Inviare sms o telefonare al 392.3800864 (Maurizio D'Agostino) se si intende partecipare all'incontro.

Luogo: JACARANDA CENTER, VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE   http://www.zenquieora.org/www.zenquieora.org

 Gli incontri di pratica zen con Phap Ban proseguiranno ogni pomeriggio e nel weekend 16-17 aprile ci sarà il ritiro. 

Nel weekend del 23-24 aprile ci sarà il Ritiro di REBIRHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'AGOSTINO e dal monaco zen PHAP BAN. 

Avvisare se si intende partecipare:

JACARANDA CENTER

VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE 

cell. 3923800864 

Pagina di Facebook: ZEN QUI E ORA - Gruppo di Meditazione Zen di Catania-Sicilia

 

GIORNATA DI MEDITAZIONE ZEN  CON IL MONACO ZEN PHAP BAN  -  4 OTTOBRE 

 

iNCONTRi DI MEDITAZIONE ZEN CON I MONACI DELLA TRADIZIONE ZEN DI THICH NHAT HANH DI PLUM VILLAGE - INVERNO 2016 - VALVERDE

 

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CORSO di SPECIALIZZAZIONE in PSICOTERAPIA BREVE A INDIRIZZO STRATEGICO per psicologi e medici (Istituto per lo Studio delle Psicoterapie - ISP)

  

 BARI, 23-24 maggio

CATANIA  21 FEBBRAIO, 

LAMEZIA TERME, 9-10 maggio,

ROMA, 18-19 aprile

 

PER INFORMAZIONI SU TUTTE LE PROPOSTE

JACARANDA CENTER

Direttore: dr. Maurizio D’Agostino

Cell.  3923800864

Via RAMONDETTA, 21 VALVERDE (CT)

www.bioenergetic.it



Vesak - Incontro di pratica di meditazione zen - Venerdì 22 aprile 2016 -

L'incontro sarà facilitato dal monaco zen Phap Ban 

In tutto il mondo, in questi giorni, nella tradizione buddhista celebrano il Vesak, ovvero la festa sacra che rievoca la nascita, la morte e il Nirvana, l'illuminazione di Buddha.

Il Vesak è una delle feste religiose più importanti del calendario buddhista ed è una occasione per ricordare i precetti, la vita e l'insegnamento di Buddha nel mondo. Cade normalmente nel giorno del plenilunio di aprile o maggio anche se tutto il mese ed in particolare i giorni intorno al plenilunio sono considerati importanti.

A Plum Village si è soliti festeggiare questa giornata costruendo un piccolo ponte nel laghetto di uno stagno coperto di fiori di loto. Uno ad uno i presenti percorrono il ponte al cui centro è stato posta una piccola statua del Buddha bambino e mentre viene intonato un canto aspergono con acqua mista petali di fiori l'immagine del bambino.

Proprio con questo spirito festeggeremo con voi questa giornata che ci ricorda la libertà immensa che portiamo in noi, libertà che nessuno può darci e nessuno può toglierci.

Venerdì ore 19.00 (arrivare 18.30)

 

Jacaranda Center

Via Ramondetta, 21 Valverde

Per info e partecipazione chiamare o mandare un SMS al 3923800864

 

(Attenzione: Se il navigatore vi porta a via Ramondetta 21 di Aci Bonaccorsi allora scendendo prendere la prima a sinistra e poi la prima a destra (e già siete su via Ramondetta di Valverde) e dopo 50 metri trovate i 3 cancelli. Prendere il primo cancello a sinistra e percorre la strada sterrata fino alla fine.



INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA E REBIRTHING " Verso il Sè profondo: respiro, voce, contatto" -

CONDUTTORE: DR. MAURIZIO D'AGOSTINO

 

SABATO 13 E DOMENICA 14 MAGGIO 2017

 

JACARANDA CENTER

VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE

CELL. 3923800864

www.jacarandacenter.it  



Intensivi di IPNOSI REGRESSIVA, REBIRTHING, BIOENERGETICA condotti dal dr. Maurizio D'Agostino -

Calendario degli incontri per il 2016 

 

20 marzo 2016 Intensivo di Rebirthing ad approccio bioenergetico-transpersonale

23-24 aprile - Intensivo di meditazione zen e Rebirthing con Phap Ban e Maurizio D Agostino 

29 maggio - Intensivo di Ipnosi Regressiva a vite precedenti e Rebirthing 

18-19 giugno - Intensivo residenziale di Rebirthing ad approccio bioenergetico-transpersonale - Castel di Tusa (ME) (presso Museo albergo Atelier d'arte sul mare)

26 giugno - Intensivo di Ipnosi Regressiva a vite precedenti

24 luglio Intensivo di analisi bioenergetica 

21 agosto Intensivo di analisi bioenergetica "Lasciare andare le resistenze e l'atosabotaggio"

22 settembre  Intensivo di analisi bioenergetica "Arrendersi al corpo: dalla paura alla fiducia"

25 settembre  Intensivo di analisi bioenergetica "Decondizionare la propria infanzia" 

22-23 ottobre   Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "LIbera il tuo bambino interiore"

26-27 novembre   Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "LIbera il tuo bambino interiore" 

17-18 dicembre  Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "Padroneggia il tuo bambino interiore"

 

 

Per informazioni chiamare il conduttore degli intensivi Dr Maurizio D Agostino

cell 3923800864

(il programma può subire variazioni con aggiunte di date)

 

Jacaranda Center 
Via Ramondetta, 21 Valverde (Catania)

 


http://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.bioenergetic.it%2F&h=ZAQG2JS5MAQFsGDDjZWvGCZvTEsvNXcdFrf0ysXPxqXE1RA&enc=AZOY8icU6R047kL8JHdJ6gyJtxsGgOjrf_oTlLXJiLA4LUA2nx_mX69zeOhNX9zcsJW2OgzzcCDk9S8UiPCl-UcLtJPtrzUvqRbqnKvu-Z_bolVWRFbW4d2uW2Pq7BsDrOO5vjppgijHDvvRYfXZ4fclufmWSUg-z8rm_F4CLs4fv1s7al1bBzj6KCNb9RSrGRlmQzsnm5E6anxTwEfLTuTn&s=1

 

 

 

 

 

 



ATTENZIONE. AVVISO IMPORTANTE - CAMBIAMO SEDE -

Dal 1 GENNAIO 2016 ci siamo trasferiti nella nuova sede sita in Via RAMONDETTA, 23 VALVERDE

PER INFO: 3923800864

INDICAZIONI PER RAGGIUNGERE LA NUOVA SEDE DI VALVERDE 


https://www.google.it/maps/place/GROUNDING+INSTITUTE+-+DR.+MAURIZIO+D'AGOSTINO/@37.5919769,15.1177059,16z/data=!4m7!1m4!3m3!1s0x1313fea890289751:0x9ad46442550ad6ad!2sGROUNDING+INSTITUTE+-+DR.+MAURIZIO+D'AGOSTINO!3b1!3m1!1s0x1313fea890289751:0x9ad46442550ad6ad?hl=it



ATTIVITA' AL JACARANDA CENTER -

- Ogni mercoledì CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI ore 19.30-20.45 - conduttore: dr. Maurizio D'Agostino 

- ogni mercoledì MEDITAZIONE ZEN ore 21-22.30
- Ogni giovedì KUNDALINI YOGA ore 18-20 - conduttrice: Lucia Zahara

- Ogni giovedì BIODANZA ore 20.30 - conduttrice: Zaira De Luca 
- ogni Lunedì PRANIC HEALING ore 20-22.00

- ogni Lunedì e venerdì TAI CHI ore 19-20.30 - conduttore: Maestro Nazzareno Russo
- Domenica 30 aprile DANZA DEL RISVEGLIO ore 10-14  - conduttrice: Lucia Zahara

- Domenica 28 maggio DANZA DEL RISVEGLIO ore 10-14  - conduttrice: Lucia Zahara

- Una domenica al mese Intensivo di Analisi Bioenergetica di Gruppo ore 10-18.20 (vedi sotto programma Intensivi)

- Un weekend (Sabato e Domenica) al mese Intensivo di Analisi Bioenergetica di Gruppo, Rebirthing, Ipnosi regressiva orario 10-19.30

Per info : tel. 3923800864
Jacaranda Center, via Ramondetta, 21 Valverde

www.bioenergetic.it
www.jacarandacenter.it
www.zenquieora.org



INTENSIVO DI CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI conduttore Dr. Maurizio D'Agostino -

"ARRENDERSI AL CORPO"

Sabato 22 aprile 2017 ore 10.00-17.30

 

Jacaanda Center

Via Ramondetta, 21 Valverde (CT)

Per info chiamare: 3923800864 

www.bioenergetic.it  

www.jacarandacenter.it  



La danza del risveglio 28 maggio 2017 -

Per informazioni vedere sul nuovo sito www.jacarandacenter.it



CORSO DI IPNOSI - TECNICHE DI INDUZIONE E APPLICAZIONE CLINICHE -

per laureati e laureandi in Medicina e Chirurgia, Psicologia, Scienze dell’Educazione, Sociologia, e ai diplomati con laurea triennale in Psicologia, nonché a tutti gli operatori sanitari con laurea. Profilo di uscita: Esperto in Tecniche di Induzione Ipnotica.

Il corso prevede 40 ore di attività didattica teorico-pratica, ed è articolato in 2 week-end.

Per Informazione telefonare al cell. 3923800864



Corso di formazione professionale in REBIRTHING BIOENERGETICO-TRANSPERSONALE -

In programmazione. 1° modulo in Vivation (o Rebirthing integrativo), 2° modulo Rebirthing bioenergetico, 3° modulo Rebirthing bioenergetico-transpersonale. info: 3923800864



CORSO ORTO CON PIANTE AROMATICHE E MEDICINALI condotto da Antonio D'Amico - 23 aprile 2017 -

COME FARE UNA PROPRIA FARMACIA NATURALE. 

Il corso teorico-pratico è rivolti a chi desidera sviluppare uma corretta realizzazione di un orto con piante aromatiche e medicinali e imparare le principali tecniche colturali.

Per info chiamare al 3923800864 

 Jacaranda Center 
Via Ramondetta, 21 Valverde (Catania)

 




GRUPPO DI MEDITAZIONE ZEN - Ogni mercoledì alle ore 20.30 -

secondo la tradizione di Thich Nhat Hanh. Ingresso libero.

Sede: Grounding Institute Via Asiago, 35 1° Piano a sinistra.



Realizzazione Siti Web: Studio Insight
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