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LA NATURA PIU' PROFONDA DELL'UMANITA'.CENNI SULLA TEORIA PSICOLOGICA DI A.MASLOW
lunedì 30 maggio 2005
 
La natura più profonda dell'umanità.

Cenni sulla teoria psicologica di Abraham Maslow
di Lodovico Prola

Secondo lo psicologo americano Abraham Maslow il comportamento umano è diretto e motivato, al di là delle particolari differenze culturali, dai bisogni fondamentali comuni a tutti gli esseri umani. Questi sono classificati in una relazione gerarchica - la famosa scala di Maslow - al cui apice c'è il bisogno di autorealizzazione, definito dallo psicologo come l'esigenza di ogni individuo di "diventare ciò che si è capaci di diventare" e di "attuare le proprie migliori potenzialità"

Era il 1954 quando Motivazione e personalità, di Abraham H. Maslow, uscì in libreria. L'autore in questo libro provava a formulare un nuovo approccio della psicologia che tentava di aggiungere qualcosa di veramente nuovo e importante a quanto le psicologie del tempo dicevano sulla natura umana: l'essere umano possiede un enorme potenziale positivo, una natura nobile ed elevata. Questa è istintuale ed è parte della sua essenza.

I bisogni fondamentali

Secondo Maslow il comportamento umano è diretto e motivato, al di là delle particolari differenze culturali, dai bisogni fondamentali comuni a tutti gli esseri umani. Tra di essi i bisogni fisiologici sono i più prepotenti di tutti. Se i bisogni fisiologici risultano insoddisfatti tutti gli altri, quelli più alti e nobili, possono essere annullati e respinti nell'ombra. Tutta la mente e l'organismo intero diventano uno strumento al servizio dell'unico scopo, ad esempio, di sfamarsi. La libertà, l'amore, il rispetto, la filosofia sono tutte cose che possono essere messe da parte come sciocchezze inutili perché non riempiono lo stomaco.
Cosa avviene però quando il nostro ventre è cronicamente pieno? "Avviene che subito compaiono altri (e più alti) bisogni e sono questi a dominare l'organismo invece della fame fisiologica. Quando questi, a loro volta, sono soddisfatti, di nuovo nascono altri (ancora più alti) bisogni, e così via. È questo che intendiamo quando diciamo che i bisogni umani fondamentali sono organizzati in una gerarchia di preferenza relativa. Una conseguenza di ciò è che la gratificazione diventa nella teoria della motivazione un concetto importante […] perché libera l'organismo dal dominio di un bisogno relativamente più fisiologico e permette l'emergenza di altri fini più sociali" (Motivazione e personalità, p. 87).
Quando i bisogni fisiologici sono stati gratificati emerge una nuova serie di bisogni che possiamo categorizzare come bisogni di sicurezza: stabilità, protezione, libertà dalla paura, dall'ansia, dal caos, bisogno di ordine, di un forte protettore... Tutto ciò che vale per i bisogni fisiologici vale anche per questi desideri, sebbene in grado minore. L'organismo può essere dominato interamente anche da essi. Possono funzionare da organizzatori quasi esclusivi del comportamento, mettendo al loro servizio tutte le capacità dell'organismo e noi possiamo ben descrivere l'intero organismo come un meccanismo di ricerca della sicurezza.
Se i bisogni fisiologici e quelli di sicurezza sono abbastanza soddisfatti emergono i bisogni di affetto, di amore e di appartenenza e tutto il ciclo già descritto si ripete all'interno di questo nuovo centro. "Adesso la persona sentirà acutamente, come prima non avveniva, l'assenza di amici, di un amante, di una moglie o dei figli. Essa desidera relazioni di affetto con persone in generale, cioè desidera un posto nel suo gruppo o nella sua famiglia e cerca intensamente di realizzare questo scopo. Essa cerca di raggiungere un tal posto più di qualsiasi altra cosa e può anche dimenticarsi di quando era affamata e disprezzava l'amore come qualcosa di irreale, di non necessario o di non importante. Adesso sente acutamente il dolore della solitudine, dell'ostracismo, della reiezione, dell'assenza di amici o della spietatezza" (op. cit., p. 95).
Tutte le persone della nostra società (salvo poche eccezioni patologiche) sentono il bisogno e il desiderio di una valutazione di se stessi o autostima e contemporaneamente desiderano la stima degli altri. Da una parte vogliamo essere persone di successo, desideriamo sentirci forti, competenti e adeguati per affrontare con fiducia il mondo; dall'altra abbiamo bisogno di reputazione o prestigio, di una posizione sociale, di fama
e di gloria, di dominio, di importanza, dignità e apprezzamento. Questi bisogni, ancora più alti dei precedenti, vengono da Maslow categorizzati nel cosiddetto bisogno di stima.
Ma anche quando tutte queste esigenze vengono soddisfatte possiamo aspettarci un nuovo stato di scontentezza e irrequietezza "se - per usare le parole di Maslow - l'individuo non sarà occupato a fare ciò che egli, individualmente, è adatto a fare. Un musico deve fare musica, un pittore deve dipingere, un poeta deve scrivere, per poter essere definitivamente in pace con se stesso. Ciò che uno può essere, deve esserlo. Egli deve essere come la sua natura lo vuole. Questo è il bisogno che possiamo chiamare di autorealizzazione" (op. cit., p. 99).
È il bisogno di ogni individuo di attualizzare ciò che è potenziale, diventare ciò che si è capaci di diventare, attuare le proprie migliori potenzialità.


Carattere e gratificazione

Maslow tende a collegare la gratificazione dei bisogni con lo sviluppo di alcuni, forse molti, tratti caratteriali. Molti aspetti caratteristici dell'adulto sano, secondo l'autore, come la capacità di amare, di concedere indipendenza alla persona amata, sono infatti conseguenze positive della gratificazione infantile del bisogno di amore. Allo stesso modo la mancanza di ansietà, di nervosismo, l'esser rilassato, l'aver fiducia nel futuro sono effetti della gratificazione del bisogno di sicurezza.
"Questo vale anche per gli altri bisogni emozionali fondamentali, per il bisogno di appartenenza, di amore, di rispetto e autostima. La gratificazione di questi bisogni permette la comparsa di caratteri come l'affettuosità, l'autorispetto, l'autofiducia, la sicurezza... Un po' lontani da queste conseguenze immediatamente caratteriologiche della gratificazione dei bisogni sono i tratti della gentilezza, della generosità, dell'altruismo, della magnanimità, dell'equanimità, della serenità, della felicità, della contentezza, e così via. Queste cose sembrano essere conseguenze di conseguenze, sottoprodotti di una generale gratificazione dei bisogni…" (op. cit., p. 129).
In generale sembrerebbe che il grado di gratificazione dei bisogni fondamentali sia positivamente correlato col grado di sanità psicologica dell'individuo, anche se Maslow è il primo ad ammettere l'esistenza di altre vie per raggiungere tale sanità.
Particolarmente interessante è l'analisi comparata delle persone che si autorealizzano. Attraverso l'analisi accurata di un gruppo di soggetti, Maslow evidenziò le caratteristiche comuni dei soggetti dotati di sanità psicologica. Egli scelse un gruppo estremamente eterogeneo di persone in possesso "di un uso e di un'utilizzazione piena dei propri talenti, delle proprie capacità e delle proprie potenzialità". "Tutti i soggetti erano individui che si sentivano sicuri, non avevano ansie, si sentivano accettati, amati, rispettati e degni di rispetto, ricchi di amore e impegnati nell'elaborazione di loro concezioni filosofiche, religiose o assiologiche" (op. cit., p. 249).
I soggetti furono scelti tra un folto gruppo di studenti universitari, tra conoscenti e figure pubbliche e storiche (ad esempio Albert Einstein, Eleanor Roosevelt, William James, Aldous Huxley, Benedetto Spinoza, Wolfgang Goethe, Martin Buber, Danilo Dolci, Ralph Waldo Emerson, Walt Whitman, ecc.).


Empowerment, autorealizzazione e ottenimento della Buddità

Per coloro che, come chi scrive, amano indugiare in parallelismi e paragoni, voglio suggerire alcune riflessioni.
L'autorealizzazione viene definita da Maslow come il bisogno di ogni individuo di "attualizzare ciò che è potenziale", "diventare ciò che si è capaci di diventare" e ancora "attuare le proprie migliori potenzialità". In termini buddisti il raggiungimento di questo obiettivo viene definito "manifestare il proprio vero io" (vero io è una delle principali caratteristiche, assieme a felicità, eternità e purezza, del mondo di Buddità). Ciascun essere umano, quando ottiene la Buddità, fa risplendere le proprie peculiarità. Proprio come piante di specie diverse, ognuno fiorisce secondo la propria natura: "I fiori del ciliegio, del pesco e del susino selvatico hanno ognuno le proprie qualità, e manifestano le tre proprietà della vita del Budda originale senza cambiare le loro caratteristiche" (Nichiren Daishonin, Ongi kuden, citato in La vera entità della vita, Esperia, 1996, p. 119).
Il desiderio di autorealizzazione, o se vogliamo di manifestare la Buddità, è tanto nell'indagine di Maslow quanto per la teoria buddista un bisogno fondamentale comune a tutta l'umanità. Anche se non tutti iniziano a praticare il Buddismo per questo nobile bisogno, chi continua lo fa perché motivato dall'esigenza di fiorire come essere umano, migliorare se stesso e attualizzare le sue potenzialità. Esigenza che nella vita del praticante diviene piano piano sempre più consapevole.
Continuando a leggere il saggio di Maslow con questo parallelismo nella mente facciamo altre significative scoperte. Le caratteristiche più importanti delle persone che si autorealizzano collimano in maniera sorprendente con le caratteristiche di coloro che manifestano il mondo della Buddità.
La prima caratteristica che evidenzia Maslow nel suo gruppo scelto di soggetti è la percezione più efficace della realtà e le relazioni più confortevoli con essa. Le persone che si autorealizzano hanno un senso di soddisfazione generale, manifestano inoltre una serena accettazione di sé, degli altri e della natura. Manifestano semplicità, spontaneità e naturalezza. Sono dotati di autocontrollo, hanno codici morali che sono relativamente autonomi e individuali piuttosto che convenzionali. "I soggetti che stiamo considerando non si sforzano più nel senso ordinario, ma si sviluppano. Essi cercano di crescere verso la perfezione e di svilupparsi in modo sempre più pieno secondo il loro stile. La motivazione delle persone ordinarie è uno sforzo verso la gratificazione dei bisogni fondamentali, dato che mancano di tale gratificazione. Ma le persone che si autorealizzano, di fatto, non mancano di queste gratificazioni, tuttavia hanno impulsi. Esse lavorano, cercano, sono ambiziose, ma in un senso non comune, perché la loro motivazione è lo sviluppo del carattere, è espressione del carattere, è maturazione, è sviluppo, in una parola è autorealizzazione" (op. cit., p. 261).
Le persone che si autorealizzano hanno capacità di fare valutazioni sempre nuove. "La creatività è una caratteristica che si trova in tutte le persone osservate o studiate, che si autorealizzano. Non c'è eccezione. Ciascuno di loro mostrava in un modo o in un altro uno speciale tipo di creatività, di originalità, di inventività che ha alcune caratteristiche peculiari. […] Da una parte questa creatività è ben diversa da quella dovuta a un talento speciale, come nel caso di Mozart. […] La creatività della persona che si realizza sembra piuttosto essere vicina alla creatività ingenua e universale dei bambini non viziati".
Nelle persone sane molti dualismi e dicotomie sono superati, le polarità scompaiono e molte opposizioni, ritenute fondamentali, sono sostituite da unità. Ad esempio le vecchie opposizioni tra cuore e mente, fra ragione e istinto scompaiono nelle persone autorealizzate. Non è possibile contrapporre egoismo e disinteresse perché per principio ogni atto è insieme egoistico e altruistico. Né si può opporre il dovere al piacere, né il lavoro al gioco quando il dovere è piacere e il lavoro è gioco.
Ultimo, ma non ultimo, le persone che si autorealizzano hanno un sentimento comunitario, "unica parola valida a ben descrivere la pienezza dei sentimenti di umanità espressi dai soggetti che si autorealizzano. Essi hanno verso gli esseri umani in generale un profondo sentimento di identificazione, di simpatia e di affetto, nonostante i momenti occasionali di ira, di impazienza o di disgusto… A causa di tale sentimento di comunione, essi hanno un genuino desiderio di aiutare la specie umana. È come se fossero membri di una sola grande famiglia… Le persone che si autorealizzano hanno relazioni interpersonali più profonde di ogni altro adulto. Esse sono capaci di maggiore fusione, di maggiore amore, di identificazione più perfetta, di una maggiore riduzione delle barriere dell'ego di quanto la ritengano possibile le altre persone… In un senso molto reale e molto speciale si può dire che amano o piuttosto compatiscono tutta l'umanità". (op. cit., pp. 271-272).


Tratto da Buddismo e Società n.99 luglio agosto 2003

 
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