GROUNDING INSTITUTE - Centro Studi Bioenergetica
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Rabbia e cervello di Dalai Lama & Daniel Goleman |
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domenica 26 giugno 2011 |
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Il
Dalai Lama aveva specificamente chiesto che uno degli argomenti
dell'incontro fosse la base neurologica dei tre stati distruttivi
conosciuti nel buddismo come i "tre veleni": la rabbia, il desiderio e
l'illusione. Dopo aver discusso il background neurologico, Richie passò
adesso al primo "veleno", la rabbia.
"I testi di psicologia
descrivono tutta una serie di tipi diversi di rabbia. Un primo tipo è la
rabbia diretta dentro di sè, che di solito indica una rabbia non
espressa apertamente. Un altro tipo di rabbia, diretto all'esterno, può
sfociare nell'ira. Vi è poi una rabbia associata a certi tipi di
tristezza. Un certo tipo di rabbia, infine, può essere trasformato in un
impulso costruttivo per rimuovere un ostacolo".
L'elenco incuriosiva
il Dalai Lama. Chiedendosi quale fosse la logica delle categorie
proposte da Richie, chiese: "Come sono fatte le distinzioni tra questi
tipi di rabbia? Sono soltanto differenze di comportamento o di
espressione? O si tratta invece di distinzioni tracciate su altre
basi?".
"Sono fatte sulla base di prove di vario tipo" rispose
Richie. "La prima consiste nell'analisi di risposte a questionari
appositamente studiati. La seconda dipende da dati sul comportamento, e
la terza della fisiologia. Dopo descriverò alcune delle scoperte in
campo fisiologico.
"La ricerca ha scoperto che, quando una persona
dichiara di non sapere esprimere la rabbia di cui è preda, mostra il
modello di attivazione destra del lobo frontale, che è inoltre associato
ad altri tipi di emozioni negative. Lo stesso individuo mostra inoltre
l'attivazione dell'amigdala. Nei bambini che piangono per un senso di
frustrazione, la rabbia è spesso associata alla tristezza - anche tale
rabbia è stata associata al modello di attivazione destra dei lobi
frontali.
"C'è poi un tipo di rabbia associato a quello che chiamiamo
"comportamento di approccio", laddove qualcuno fa dei tentativi
costruttivi di eliminare un ostacolo. Questo tipo di rabbia è stato
studiato in vari modi. Se si mostra a un bambino piccolo un giocattolo
particolarmente interessante e lo si trattiene nel contempo per le
braccia, impedendogli così di giocarci, sulla sua faccia compariranno
segni di rabbia in reazione alla situazione. Quando i bambini vengono
sottoposti a questa forma di costrizione, mostrano un modello di
attivazione frontale sinistra. Ciò è stato interpretato come un
tentativo di rimuovere il blocco che li separa dall'obiettivo in modo da
raggiungerlo - giocare con quel giocattolo interessante.
"Negli
adulti, è stato studiato lo stesso tipo di rabbia in soggetti che stanno
tentando di risolvere un problema di matematica particolarmente
difficile. Nonostante la componente di frustrazione che comporta la
difficoltà del problema, vi è un energico tentativo di raggiungere
l'obiettivo risolvendolo. Quando ciò accade, ci troviamo ancora una
volta di fronte all'attivazione frontale sinistra. E' un tipo di rabbia
che, in Occidente, potremmo chiamare costruttiva: rabbia associata al
tentativo di eliminare un ostacolo."
Il concetto di rabbia
costruttiva ci riportò alle discussioni delle prima giornata sulle
differenze tra la psicologia occidentale e quella buddista nello
specificare che cosa, in un'emozione, è distruttivo - la rabbia, in
questo caso.
Alan spiegò il punto di vista buddista: "Mentre uno è
impegnato a tentare di superare l'ostacolo, ad esempio il difficile
problema di matematica, sta accadendo qualcosa di costruttivo - stiamo
risolvendo il problema. Ma è la rabbia che ci aiuta a risolverlo? Anche
se vi è un collegamento, esistono prove certe che la frustrazione, la
rabbia, l'irritazione e l'esasperazione siano in realtà d'aiuto a
raggiungere l'obiettivo?".
"Si tratta di una domanda assolutamente
cruciale" riconobbe Richie. "La rabbia, al pari di qualsiasi altra
emozione, può essere smontata in elementi costitutivi più elementari.
Nella rabbia può spesso essere presente una certa qualità che può anche
essere presente in stati non di rabbia, e questo è l'elemento
costruttivo."
A quel punto Paul Ekman suggerì: E' la perseveranza. La
rabbia può fornire la motivazione costruttiva della perseveranza al
fine di risolvere il problema di matematica anzichè abbandonarlo."
"Perchè
è dunque chiamata rabbia?" chiese il Dalai Lama, vagamente perplesso
che una perseveranza costruttiva, anche se nata in reazione alla
frustrazione, fosse vista come rabbia. Si trattava di un pensiero
estraneo alla categoria buddista della rabbia che, per definizione,
implica una distorsione della realtà, uno sfalsamento della percezione
che esagera le qualità negative delle cose.
"Si chiama rabbia"
rispose Richie "perchè la gente dichiara di essere frustrata, e la
frustrazione fa tradizionalmente parte della famiglia della rabbia."
Quella risposta, apparentemente circolare, non sembrava in grado di risolvere la perplessità del Dalai Lama; (...)
Alan affrontò il problema da un'angolazione diversa. "Nella meditazione buddista c'è una sfida molto difficile, chiamata shinay
o quiescenza meditativa. Il problema è come sviluppare la tenacia per
arrivarci. Si tratta di sviluppare gioia, fede ed entusiasmo. Un
individuo che cerchi di arrivare alla quiescenza meditativa attraverso
l'ira, la rabbia, l'irritazione o l'esasperazione, non farà molta
strada."
Ma il Dalai Lama disse: "Non sono del tutto d'accordo con
quanto ha detto Alan. Anche nel contesto del buddismo, il senso di
disincanto e l'aspirazione alla libertà - lo spirito dell'emergenza -
dipendono da quanto è forte la sensazione di intolleranza o di disgusto
per il fatto di essere in preda alle afflizioni. Un individuo non
sopporta più le sofferenze del samsara, ha perso ogni illusione, è addirittura disgustato - tutto ciò è sano e costruttivo". (...)
"Vostra
Santità, adesso vorrei passare a quella forma patologica di rabbia che
può condurre alla furia e alla violenza, spiegando che cosa ne sappiamo
rispetto al cervello. Un individuo che presenta una propensione a una
rabbia patologica potrebbe essere incapace di anticipare le conseguenze
negative dell'espressione estrema della rabbia. Questa incapacità di
anticipare quelle conseguenze negative sembra coinvolgere non soltanto
il lobo frontale ma anche l'amigdala. Uno studio molto recente mostra
atrofia o una drastica riduzione dell'amigdala in persone con una storia
di aggressioni gravi.
"L'idea, qui, è che l'amigdala sia necessaria
per anticipare le conseguenze negative, mentre le persone che hanno una
propensione a forme estreme e patologiche di rabbia non sono in grado di
prevedere le conseguenze della loro rabbia. Negli Stati Uniti un uomo
di nome Charles Whitman ha ucciso varie persone prima di suicidarsi lui
stesso. Sparava da una torre sul campus della University of Texas a
Austin. Ha lasciato un messaggio nel quale chiedeva alla società di
esaminare il suo cervello alla ricerca di possibili indizi sulla
patologia di cui era afflitto. Quando venne fatta l'autopsia, scoprirono
un tumore al cervello che premeva sull'amigdala. Sebbene si tratti
semplicemente di un rapporto su un caso criminale, anche qui troviamo il
suggerimento che ci sia un collegamento forse rilevante tra l'amigdala e
l'espressione patologica alla violenza."
Da "Emozioni distruttive" - Dalai Lama & Daniel Goleman
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