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LA PELLE ORGANO PSICOSOMATICO di Luisa Merati
giovedì 02 giugno 2005
Esiste tutta una serie di considerazioni etologiche, psicologiche, psicodinamiche, anatomo-fisiologiche, patologiche e cliniche che fanno della pelle un’entità complessa dal punto di vista psicosomatico:
• quale superficie avvolgente tutto il corpo, la pelle è contemporaneamente organo di separazione/confine da quanto è fuori di noi e struttura di comunicazione/relazione con il mondo esterno;

• la pelle appare sede preferenziale di mutamenti somatici correlati a "contenuti" soggettivi di tipo psicologico: rossore, pallore, perspirazione, piloerezione, sensazioni parestesiche (formicolii), prurito e varie affezioni patologiche cutanee (iperidrosi, disidrosi, eritrosi, edemi, orticaria, ecc).

Per la psicologia moderna, in particolare per quella ad orientamento psicodinamico, il contatto "cute della madre-cute del neonato" ("fase simbiotica") è fondamentale fattore determinante per lo sviluppo psichico del bambino e quindi per le dinamiche emotivo – affettivo – cognitive e per la costruzione dello "schema" e dell’"immagine" del corpo e quindi della personalità del soggetto.

Il neonato riceve i primi messaggi di rassicurazione e gratificazione attraverso il tatto ma anche attraverso sensazioni olfattive e di caldo, di freddo, di umidità, di struttura, di pressione, tutte indispensabili per tracciare il confine tra il sé e il non sé fino al compimento del processo di separazione/individuazione.

La pelle con le sue funzioni di sacco che contiene il "bene" ("cure materne e bagno di dolci parole"), è barriera contro il male esterno e le aggressioni (dagli esseri viventi, dagli oggetti, dagli estranei in genere), mezzo di scambio e relazione, analogamente alle mucose e alla bocca. Se tutto questo funziona in modo soddisfacente, si ha una soddisfacente strutturazione della personalità.

La pelle protegge, in quanto esamina, filtra e, se necessario, attenua, modula non solo gli stimoli esterni, ma anche quelli interni, trattandoli né più né meno come se fossero esterni (inclusi gli impulsi repressi).

La pelle è un’importante struttura esogena, connessa con la freudiana "fase orale" dello sviluppo e perfino allo stimolo del dolore, anch’esso sorgente di piacere erogeno cutaneo. In questo caso il legame tra sensorialità ed erotismo diviene importante, talvolta molto più importante degli stessi stimoli visivi o uditivi.

La pelle e il sistema nervoso derivano dallo stesso foglietto embrionario chiamato "ectoderma".

Dice Panconesi che l’acme del "desiderabile" è dato dal ricongiungimento dei due fratelli ectodermici, brain and skin, cervello e pelle, da cui scaturiscono tutte quelle sensazioni date dal contatto della propria con l’altrui pelle.

La pelle appare quindi indispensabile per tracciare il confine tra il sé e il non-sé, tra il corpo e l’ambiente. Rappresenta un organo di "periferia", un organo limite.

Il tatto, che è l’organo di senso legato alla pelle, è diverso dagli altri sensi perché implica sempre la presenza, congiunta e inseparabile, del corpo che si tocca e del nostro corpo con il quale tocchiamo. Nonostante sia un senso legato alla superficie del corpo, contrariamente alla vista e all’udito, il tatto ci fa sentire le cose all’"interno" di noi stessi.

Il tatto, infatti, ha la sua massima espressione nelle mani, le strutture del nostro corpo più periferiche, effettivamente, c’è un modo di toccare che è affettivo, comunicativo, carezzevole, che conforta e dà gioia e trasmette ai corpi coinvolti emozioni benefiche e gioia.

Importanza della manipolazione nello sviluppo dell’animale e dell’uomo

Il ruolo vitale dell’attivazione della pelle nell’animale, in particolare nei mammiferi, è stato sottolineato dagli etologi. L’atto di leccare il neonato da parte della madre è stato rilevato nella maggior parte dei mammiferi, in particolare nel gatto e nel topo.

Ritenuto all’inizio una funzione igienica, l’atto di leccare serve innanzitutto alla sopravvivenza del neonato e allo sviluppo di alcune funzioni (di eliminazione, per esempio). Inoltre i piccoli mammiferi si strofinano e si aggrappano al corpo della madre, dei compagni di gioco e di altri animali familiari.

Questo bisogno fondamentale di prossimità corporea in certi animali ha spinto alcuni ricercatori (Eibl-Eibesfeldt, 1984) a proporre una classificazione degli animali in "solitari" e "gregari" e questi ultimi in "animali della distanza" come i babbuini e i macachi, e "animali del contatto" come gli scimpanzé che abbracciano, afferrano la mano e stringono alcuni loro consanguinei.

Gli scimpanzé, i gorilla e molti altri primati tenuti isolati in cattività deperiscono, tranne nel caso in cui la persona che se ne prende cura offra loro il contatto e la sicurezza di cui hanno bisogno giocando con loro, grattandoli e accarezzandoli. Il contatto corporeo ha conseguenze calmanti. Si sa inoltre che, negli "animali del contatto", le cure sociali della pulizia reciproca sono molto diffuse e rappresentano una connotazione amichevole.

Levine mostra in un suo studio come gli animali che sono stati stimolati e che sono stati "manipolati" si sviluppano più rapidamente degli altri.

Inoltre questo autore sostiene che molte delle differenze che sono state rilevate e considerate come costituzionali negli animali da laboratorio e che si era voluto attribuire a temperamenti diversi, dipendono invece più semplicemente dal fatto che questi animali siano stati coccolati o no durante i primi momenti di vita.

C’è molta somiglianza tra quanto succede fra gli animali e quanto si verifica nell’uomo durante il suo sviluppo da embrione – feto a neonato, bimbo, adulto.

Durante la gravidanza il bambino risponde alle minime pressioni provenienti dal mondo esterno. Quando una donna incinta è distesa le è possibile prendere l’utero in mano come una palla e prendere contatto con il bambino. Basta la leggera pressione di un dito a rappresentare un richiamo, e subito il bambino reagisce e si muove.

Il comportamento di attaccamento postnatale si prepara dunque molto prima della nascita ed è bene notare che la madre, il padre, la coppia sono notevolmente modificati dal contatto precoce con il feto. Secondo Veldman "l’affermazione esistenziale per essere efficace deve essere avviata e proseguita per tutto il periodo dello sviluppo intrauterino, per poi essere confermata nei primi momenti di esistenza postnatale".

L’affermazione tattile-affettiva sarebbe infatti un bisogno vitale primario assolutamente necessario allo sviluppo della vita affettiva.

In utero, che la madre palpi o meno il bambino, la superficie cutanea riceve numerosi messaggi che organizzano un certo ritmo in funzione di quello materno.

Quando si avvicina il parto le pareti uterine si avvicinano e le contrazioni sono più frequenti. Con il processo del parto le fonti di sollecitazione della superficie cutanea si moltiplicano e si intensificano.

I gesti che seguiranno la nascita assumono invece un’altra dimensione, quando per la prima volta il bambino è visibile, vestito della sua sola pelle.

Inizia un altro modo di comunicare. L’abbraccio materno, per quanto ricco e completo, non può coprire tutta la superficie del corpo, né permanere ininterrotto giorno e notte. Ma, al suo posto, la madre offre carezze e parole.

La pelle del bambino è oggetto di cure materne regolari e attente. Esiste una vasta gamma di contatti con la pelle del bambino: carezze, sfregamenti, pressioni, palpazioni, piccoli pizzicotti ripetuti, contatti per via aerea (il fiato diretto al viso o al corpo del bambino), contatto con le labbra, baci, leccaggio (gli animali leccano volentieri i bambini che accettano volentieri questo contatto).

Le carezze, le manipolazioni erotizzano il corpo del bambino, mentre anche la madre riceve apporti sensuali. È così che nascono le premesse del dialogo e della mutualità.

Il desiderio del bambino di rannicchiarsi contro l’adulto può corrispondere al bisogno di un involucro e di protezione. Inoltre, dato che i movimenti involontari del neonato sono per lui in certi casi delle tempeste incontrollabili, il bambino necessita all’inizio di essere "contenuto" fisicamente dall’ambiente.

Non è semplicemente partendo da qui che si può affrontare il problema dell’abbandono e delle carenze infantili con tutte le patologie che ne conseguono, ma bisogna sottolineare l’importanza da attribuire, nel bambino, alle manipolazioni e al contatto amorevole, al bagno tiepido, alle carezze sul viso, al cullare ritmico tra le braccia materne.

È evidente che, in rapporto a cattive vicende di relazione che un individuo può subire in età formativa (soprattutto in rapporto con le figure primarie) e che vedono la pelle come uno scenario di realizzazione di un difettoso scambio intersoggettivo, si possono manifestare, in età adulta, turbe psicopatologiche di diverso contenuto e gravità, dalle nevrosi alle psicosi, alle malattie psicosomatiche .

Il tatto e il contatto: le diverse scuole di psicoterapia

Per primo Sigmund Freud ha sottolineato l’importanza del ruolo delle sensazioni cutanee nella formazione dell’Io.

Secondo Anna Freud (1936) "all’inizio dell’esistenza il fatto di essere accarezzati, stretti e calmati da un contatto cutaneo aiuta il bambino ad edificare un’immagine del corpo e un io corporeo sano, aumenta gli investimenti di amore su se stessi e allo stesso tempo favorisce lo sviluppo dell’amore oggettuale, cementando i legami tra madre e bambino".

Con Winnicott la teoria psicoanalitica si sposta dal seno e dall’oralità, per occuparsi del contatto corporeo, dell’holding (contenimento) e della madre sufficientemente buona: "è importante soprattutto che la madre tenga fisicamente il bambino, il che corrisponde ad una forma di amore". Questo autore si riferisce ad una madre che esiste, ama il figlio in modo fisico, garantendogli contatto, calore corporeo e cutaneo, movimenti o tranquillità a seconda dei suoi bisogni.

Ashley Montagu (1979) insiste sull’importanza della pelle in quanto organo determinante nello sviluppo del comportamento umano: per tatto intende il contatto soddisfacente, che può avvenire con le carezze, le coccole, gli abbracci, l’aggrapparsi. Il piacere tattile soddisfacente nella prima infanzia svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo ulteriore dell’individuo. Il bambino ha bisogno di apprendere sulla solida base del tatto cosa significhino l’intimità, la prossimità, la distanza e il distacco.

J.P. Sartre (1943) magistralmente asserisce: "La carezza non è un semplice sfiorare, è formare".


Bibliografia

Panconesi E. Lo stress le emozioni la pelle, Masson 1990.

Pancheri P. Trattato di medicina psicosomatica, USES 1984.

Bassi R. Introduzione alla dermatologia psicosomatica, Piccin 1977.

Cofrancesco E, Merati L. Reiki il tocco che cura, Riza Scienze 2002.

Tratto da www.psicosomatica.scarlo.org
 
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