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Lo
spettro dello sviluppo
Secondo
la psicologia transpersonale, lo sviluppo umano adulto può essere inteso come
una crescita verso la totalità, che comporta un'integrazione armonica delle
capacità fisiche, emotive, mentali e spirituali. Ciò implica che la crescita si
attua lungo tutto l'arco dell'esistenza.
Lo
sviluppo umano può essere suddiviso in tre fasi fondamentali: preconvenzionale,
convenzionale e postconvenzionale, o prepersonale, personale e transpersonale
(Wilber et al., 1986). Questa categorizzazione si applica allo sviluppo di
cognizione, morale, fede, motivazione e senso di sé. Quando viene al mondo, il
bambino non è socializzato; si trova a uno stadio prepersonale, dopodiché viene
progressivamente educato in base alla propria cultura ad una visione del mondo
convenzionale, religiosa o laica. Alcuni individui raggiungono stadi cognitivi
superiori a quello operativo formale (Pfaffenberger et al., 2009), moralità
postconvenzionale (Sinnott, 1994), fede universalizzante (Fowler, 1981),
motivazioni di autorealizzazione e autotrascendenza (Maslow, 1971) e un senso
di sé transpersonale (Cook-Greuter, 1994; Wilber, 1980, 1983, 2000).
Il
bambino inizialmente sviluppa un senso di sé identificato con il corpo. Non
appena riesce a differenziare il suo corpo dall'ambiente, può agire su questo e
imparare a manipolarlo. Con l'apprendimento del linguaggio, egli trascende
l'identificazione esclusiva con il corpo e impara a differire il piacere. Poi,
si identifica poco a poco con sentimenti espressi come “voglio”o “non
voglio”. Si tratta di un livello di sviluppo preconvenzionale, nel quale
l'universo ruota attorno a io, me e mio. Con il procedere
dello sviluppo, può progressivamente disidentificarsi dal corpo e dai
sentimenti, e identificarsi essenzialmente con un io separato e isolato e con
concetti di sé subordinati ai ruoli sociali. Può accadere che l'adolescente,
nel coinvolgersi con i suoi pari, reprima i propri sentimenti in nome
dell'adattamento e diventi conformista o ribelle.
A
questo livello preconvenzionale di sviluppo vengono accettate acriticamente le
convenzioni sociali legate ai genitori o al gruppo dei pari. La dissociazione
del senso di sé dal corpo e dalle emozioni in luogo dell'integrazione di corpo,
emozioni e concetti di sé in un intero più ampio dà luogo a patologia. Se la
persona ha superato con successo le sfide dell'adolescenza e giunge all'età
adulta con un senso dell'identità personale relativamente ben integrato, si
ritrova ad affrontare i seguenti compiti: trovare un lavoro utile e stabilire
relazioni di intimità. La salute mentale viene definita da molte delle attuali
scuole di psicoterapia come assenza di patologia e come capacità di ottenere un
minimo di soddisfazione nelle relazioni di intimità e nel lavoro.
Secondo
la prospettiva transpersonale, questa è solo una parte della questione. Sebbene
avere un lavoro e delle relazioni soddisfacenti sia una base importante per la
salute e per il benessere psicologico, questo non garantisce la soddisfazione
totale né la salute psicologica ottimale. Affinché ciò avvenga, devono esserci
anche la ricerca di significato, la spinta alla crescita e all'espressione
creativa di sé e infine il trascendimento di sé per poi contribuire al bene
comune.
La
persona matura scopre che le gratificazioni dell'io sono sostanzialmente
insoddisfacenti e che possono essere viste come sostituti temporanei del
risveglio allo Spirito, la dimensione trascendente dell'essere (Wilber, 1980,
2000). Il processo in base al quale il senso dell'identità evolve da un io
separato e incapsulato nel corpo a un io maturo, creativo e autoconsapevole che
partecipa all'evoluzione della coscienza comporta un continuo lavoro di
differenziazione, integrazione e trascendenza. Trascendere non significa negare
le identificazioni e i concetti di sé tipici di uno stadio precedente, bensì
includerli in un intero più ampio e inclusivo.
Nonostante
ciascuno stadio di sviluppo venga soppiantato da quello successivo, le
strutture di base della coscienza restano inalterate (Wilber, 2000). Il
processo evolutivo dalla materia alla vita alla mente all'anima allo Spirito si
riflette nell'evoluzione dei concetti di sé legati al corpo, alle emozioni,
alla mente e all'anima (Vaughan, 2000). L'evoluzione della coscienza dona una
maggiore libertà ad ogni stadio e una coscienza allargata del sé e del mondo.
Ad esempio, quando il bambino differenzia il proprio corpo dall'ambiente, può
operare sull'ambiente e, quando impara a controllare le emozioni, può
interagire più efficacemente con il suo ambiente sociale. Quando si impara a
controllare la mente, si acquisisce un senso di libertà interiore che si
esprime nell'autorealizzazione e nell'autotrascendenza.
Identità
e concetto di sé esistenziale e transpersonale
Differenziare
le prospettive esistenziale e transpersonale sulla maturità e sulla libertà è
utile per riconoscere la loro relazione riguardo allo sviluppo umano adulto. Il
sé esistenziale sano presuppone un'integrazione di corpo, mente ed emozioni, e
richiede autenticità e autonomia, oltre all'accettazione dello stare da soli,
dell'impermanenza, della libertà e della morte. In quanto creature socialmente
adattabili identificate essenzialmente con la mente razionale, le persone
possono imparare a mostrare al mondo una facciata accettabile, ma il prezzo
dell'adattamento può essere l'alienazione, una perdita del sé o un sentimento
di non sapere chi si è veramente. Il senso di essere veri si associa
comunemente all'impegno nel raggiungere l'autenticità e la libertà personale.
Mentre l'eroe egocentrato si dispone a conquistare il mondo, l'eroe
esistenziale cerca di affrontare la realtà e di superare la paura mediante
attitudini come la risolutezza e l'autenticità.
L'autenticità, che implica capacità di fare scelte libere e
l'essere diretti dall'interno, non è associata all'appartenenza a un gruppo. A
questo stadio l'integrità personale non è funzione né della conformità né della
non conformità sociale. Una persona identificata con l'essere un ribelle o un
non-conformista potrebbe essere dominata da modelli di ruolo collettivi proprio
come la persona che si sente spinta al conformismo. L'integrità e l'autenticità
sono caratteristiche della persona che si è spostata da stadi di sviluppo
convenzionali a stadi postconvenzionali.
Gli studi sullo sviluppo morale mostrano che le capacità di
giudizio morale si sviluppano con la maturità, così come avviene per le facoltà
cognitive (Smetana & Killen, 2005). La morale preconvenzionale riguarda
solo la propria sopravvivenza e il proprio interesse. La morale convenzionale è
guidata dalle regole sociali. La morale postconvenzionale è autodeterminata,
basata sulla riflessione personale e sulla valutazione delle norme
convenzionali. La morale del sé esistenziale sano è postconvenzionale; non più
costretta rigidamente da regole e ruoli sociali, una persona sana a questo
stadio sceglie liberamente l'eticità come espressione della propria integrità.
Nella prospettiva transpersonale, quando l'essere umano
matura, il suo senso del sé si espande. Il concetto di sé esistenziale autonomo
si fonda sulla propria esperienza personale di interezza quale integrazione di
mente e corpo. A questo livello, l'autosservazione può differenziare l'osservatore,
o testimone interno, dai contenuti della coscienza, quali ad esempio: immagini,
pensieri, sentimenti e sensazioni. Il riconoscimento dell'interdipendenza tra
osservatore e osservato, mente e corpo, organismo e ambiente, può portare a un
senso di sé più inclusivo (Vaughan, 2000).
Ad ogni stadio la trasformazione del concetto di sé
attraversa i processi di: differenziazione, trascendenza e integrazione. Una
volta che le rappresentazioni mentali, emotive e fisiche del sé sono state
differenziate, il sé le trascende, disidentificandosi da esse. Le
rappresentazioni del sé più inclusive comprendono le percezioni più sottili
della consapevolezza spirituale (Vaughan, 2005). Posto che è appropriato per un
bambino essere identificato principalmente con il corpo e per un adolescente
esserlo con l'io-mente verbale, le identificazioni che non raggiungono lo
spettro più ampio di possibilità si possono considerare come arresti dello
sviluppo. Analogamente, mentre le identificazioni mentali ed esistenziali
rappresentano stadi di crescita umana fondamentali, l'integrità ottimale esige
il loro superamento (Walsh & Vaughan, 1993).
Per sviluppare un'identità transpersonale più inclusiva e
sana occorre saper distinguere gli stati transpersonali autentici da quelli
prepersonali regressivi. Wilber ha denominato confusione pre-trans il
giudizio di non differenziazione di questi due stati. Egli afferma:
È piuttosto facile spiegare l'essenza della confusione
pre-trans. Iniziamo dicendo che gli esseri umani hanno di fatto accesso a tre
reami dell'essere e della conoscenza: il sensorio, il mentale e lo spirituale.
Essi possono essere anche indicati come: subconscio, conscio e superconscio;
prerazionale, razionale e transrazionale. Semplicemente, poiché prerazionale e
transrazionale sono ambedue, ognuno a suo modo, non razionali, allora appaiono
del tutto simili o perfino identici tra loro a un occhio non esperto (Wilber,
1983).
Crescere oltre l'io non è sinonimo di regressione infantile
all'unità oceanica (Walsh & Vaughan, 1993). Questo fraintendimento
contribuisce alla paura della trascendenza. Dunque, risulta di primaria
importanza differenziare la disintegrazione regressiva dell'identità personale
dalla trascendenza, che dà come risultato un senso di sé espanso e più
inclusivo.
Allo stesso modo, nella crescita personale sana la dipendenza
primaria evolve nell'indipendenza e successivamente nell'interdipendenza. È
abbastanza facile distinguere l'interdipendenza basata sulla fiducia di sé
dalla dipendenza e dall'indipendenza. Pensare il sé come un sistema vivente
aperto, esistente all'interno di un ecosistema più ampio, può favorire il
cambiamento dell'immagine del sé come entità separata e indipendente per
riconoscerne l'interdipendenza e il suo essere parte della totalità. Proprio come
nello sviluppo personale è necessario attraversare l'indipendenza prima di
arrivare all'interdipendenza autentica e sana, è necessario affermare
l'identità esistenziale prima di trascenderla.
Non si deve identificare in modo esclusivo il sé con un particolare
stadio o componente dello sviluppo psicologico. Lo si può sperimentare in
momenti di coscienza unitiva come essere tutt'uno con una totalità più ampia di
cui è parte integrale. Qualunque cosa crediamo di essere, siamo continuamente
coinvolti in un processo di scambio relazionale a tutti i livelli della
consapevolezza: spirituale, esistenziale, mentale, emotivo e fisico.
Le identificazioni che vengono trascese non sono perdute o
scartate, bensì ricondotte ad una struttura organizzativa più complessa e
inclusiva. Tuttavia, perché la crescita e l'appagamento possano continuare,
occorre rinunciare all'identificazione esclusiva con una parte costituente del
sé intesa come totalità. Proprio come il bambino nel trascendere
l'identificazione esclusiva con il corpo deve abbandonare un desiderio di
gratificazione sensoriale immediata, l'adulto che trascende le identificazioni
egocentriche deve abbandonare il desiderio di gratificazione egocentrica
immediata. Ciò non significa deprivazione, quanto imparare a riconoscere i
desideri senza esserne dominati. In definitiva, il risveglio spirituale
richiede l'abbandono delle pretese di essere speciali o di avere
un'identificazione esclusiva separata, e il riconoscimento sia dell'unicità che
della separazione. Essere sani comporta un'integrazione delle definizioni del
sé, sia quella personale che quella transpersonale.
Differenziazione delle
visioni esistenziale e transpersonale
Inizierò con un'analisi delle differenze tra le due visioni,
per poi trattarne alcune somiglianze.
Per l'esistenzialista, l'essere nel mondo determina
l'esperienza. Il terapeuta orientato in modo gestaltista, ad esempio, potrebbe
chiedere “Dove sei?”, sottintendendo “sei presente nel qui e ora o sei perso in
qualche fantasia?”. Non chiederebbe “chi sei?”, come si fa in molti esercizi
spirituali per stimolare la ricerca di sé. Per l'esistenzialista questa sarebbe
una domanda priva di senso. Sei ciò che fai. Il modo in cui rispondi ai fatti
esistenziali della vita determina la tua autenticità o falsità. Non esiste
nulla al di fuori di quello che stai sperimentando in questo momento. Diversi
anni fa c'era un'ingiunzione diffusa nella terapia della Gestalt: abbandona
la mente e risvegliati ai sensi, che fu rivisitata come usa la tua mente
e risveglia i tuoi sensi. L'accento era sempre sul sentire di essere nel
qui e ora.
Un orientamento transpersonale, invece, potrebbe invitare
alla riflessione con una domanda come “Chi sei?” quale forma di indagine
spirituale (Vaughan & Wittine, 1994). La vita potrebbe essere percepita
come un viaggio di risveglio, un processo di apprendimento per l'anima, una
possibilità di illuminazione o un'opportunità di servizio, come nel karma yoga.
Essere autentici è parte del proprio processo di sviluppo spirituale, ma non
basta. Oltre a questo, il ricercatore spirituale può cercare di coltivare
qualità come la saggezza, la compassione e la gentilezza amorevole. Mentre
l'esistenzialista probabilmente concepisce il sé come un io incapsulato nel
corpo destinato all'alienazione e alla mortalità (Yalom, 1980), la persona che
si identifica con un'anima piuttosto che con un io può assumere una visione
differente della separazione e della morte. Possiamo sperimentarci come
separati e nello stesso tempo come connessi, talvolta sentendoci soli e
nonostante ciò riconoscerci inseriti in un universo naturale, collegati a tutta
la vita sulla Terra (Vaughan, 2002, 2005).
Da una prospettiva esistenziale siamo condannati alla libertà
in un universo materialistico (Yalom, 1980). La libertà è intesa come un
fardello piuttosto che come liberazione ed è inevitabilmente connessa alla
paura (Fromm, 1994; Yalom & Josselson, in corso di stampa). All'opposto,
una persona identificata con l'anima può sentirsi connessa agli altri,
percepiti anch'essi come esseri in un cammino spirituale di liberazione.
Un transpersonalista che abbia intrapreso un percorso
spirituale o abbia avuto un'esperienza diretta della pura coscienza priva di
oggetti può decidere o meno di utilizzare queste esplorazioni come mezzi per
evitare la dura realtà dell'esistenza. Da un punto di vista esistenziale, una
persona identificata con l'anima piuttosto che con l'io può perdersi
nell'illusione e credere in una realtà spirituale per evitare le realtà
dolorose di morte e solitudine in un universo senza senso. L'esistenzialista
potrebbe considerare queste esperienze come illusorie e fuorvianti.
È molto più probabile che sia un traspersonalista piuttosto
che un esistenzialista ad avere avuto un qualche tipo di esperienza mistica,
descritta sia come unità con la natura che come essere un'anima in un viaggio,
oppure come un'esperienza di unione con Dio, o come completa autotrascendenza.
Coloro che hanno vissuto le esperienze di vuoto (shunyata) come
estatiche con molta probabilità le interpreteranno in un contesto spirituale.
Nell'ambito di un cammino spirituale, il vuoto potrebbe essere il risultato del
lasciar andare, della purificazione o della purgazione. In termini psicologici,
ciò può essere descritto come liberazione dalla colpa e dai risentimenti
relativi al passato e come liberazione dalla paura del futuro. Vissuta in un
contesto appropriato, un'esperienza di vuoto può essere sia risanante che
liberante. Percepire gli eventi della propria vita come esperienze di
apprendimento che conducono alla possibilità di illuminazione o di liberazione
riempie di significato. Questa è una risposta transpersonale alla sfida
esistenziale di creare significato nel mondo.
Sia gli psicoterapeuti esistenziali che quelli transpersonali
si occupano di questioni di interesse fondamentale, quali il significato e lo
scopo, che per il terapeuta transpersonale implicano questioni riguardanti
credenze e pratiche spirituali, laddove il terapeuta esistenziale decide di non
occuparsi della ricerca spirituale e punta essenzialmente al confronto con la
mortalità e con le responsabilità connesse alla libertà in un universo senza un
progetto proprio. L'assunzione sottostante è che la vita sia infondata e che
siamo i soli responsabili delle nostre scelte (Yalom & Josselson, in corso
di stampa).
Le visioni esistenziale e transpersonale si sovrappongono nel
dare rilievo alla responsabilità personale riguardo alla scelta e al
comportamento. Nessuna delle due condivide la visione secondo cui noi non siamo
altro che prodotti o vittime del condizionamento primario. In termini di
sviluppo morale, potrebbero essere ambedue postconvenzionali, in quanto
assumono che ci si comporta in modo etico in base alle proprie convinzioni
piuttosto che in base a una cieca obbedienza a delle regole fissate
dall'esterno. Ciò comporta riconoscere alcuni atteggiamenti e comportamenti
migliori di altri (ad esempio, alcuni alleviano la sofferenza mentre altri la
accrescono) e prendersi la responsabilità della propria esperienza.
Le due visioni riconoscono l'importanza di integrare mente,
corpo ed emozioni. Tuttavia, secondo la concezione evolutiva transpersonale,
questa integrazione è un fondamento per un ulteriore risveglio. Man mano che
aumenta la consapevolezza di una dimensione spirituale dell'esistenza, chi e
cosa siamo diviene un mistero che trascende i concetti limitati di sé. Con la
maturazione, i concetti di sé evolvono esprimendo sempre più libertà rispetto
ai precedenti più ristretti, i quali non vengono cancellati, bensì ricompresi in
una visione più inclusiva della totalità.
Ambedue gli approcci all'identità sottolineano l'importanza
della consapevolezza. Laddove l'esistenzialista si basa su una descrizione
fenomenologica dell'esperienza, il transpersonalista riconosce che talune esperienze
sono ineffabili e transconcettuali. La libertà che l'esistenzialista sperimenta
nell'essere-nel-mondo è vista come relativa da una prospettiva transpersonale,
che la considera in funzione del proprio stato di coscienza.
Coloro che ottengono insight sulle incatenanti abitudini
della mente egocentrata possono anche combattere strenuamente per staccarsi dal
controllo e dagli attaccamenti, ma solitamente falliscono, indipendentemente
dall'impegno da essi profuso. L'essenza della trascendenza è la naturalezza, il
non attaccamento e l'apertura integrale.
Per poter sviluppare stadi più sottili e differenziati, che
possono dar luogo a livelli di libertà finora impensati, occorre che
l'individuo intraprenda un training nella pratica spirituale, nella meditazione
o metaconsapevolezza. La libertà può essere realizzata solo dopo che viene
riconosciuta, affermata ed esercitata coscientemente. Sia l'esistenzialista che
il transpersonalista possono rappresentare la maturità psicologica come
affermazione della libertà di essere chi si è, e il comportamento maturo come
l'essere in accordo con dei principi etici. Ambedue possono praticare la
consapevolezza ed essere testimoni di pensieri e sentimenti senza giudicarli.
Tuttavia, oltre a un'immagine di sé realistica, né grandiosa né
autodenigratoria, la maturità transpersonale richiede la consapevolezza
dell'influenza e della funzione delle esperienze spirituali.
Il pensiero maturo si caratterizza per l'autovalutazione
accurata e non distorta e presumibilmente per la capacità di distinguere la
realtà dall'illusione. Questa capacità, comunque, è aperta all'interpretazione.
Ciò che sembra reale al sé esistenziale separato è considerato illusorio dal
transpersonalista, e viceversa. L'esistenzialista pensa che il transpersonalista
viva in un mondo di illusioni spirituali, dacché nulla nella sua esperienza
valida le affermazioni di coloro che hanno avuto esperienza diretta
dell'illusione del senso del sé separato.
Mentre l'analisi esistenziale della realtà è razionale ed
empirica, quella transpersonale, derivante dalla pratica della contemplazione,
tende ad essere meta-razionale e post-figurativa. L'occhio dei sensi
(conoscenza empirica), l'occhio della ragione (comprensione razionale) e
l'occhio della contemplazione (conoscenza intuitiva diretta) non possono essere
ridotti l'uno all'altro (Wilber, 1983). Nessun insieme di dati empirici potrà
svelare un significato, e nessuna analisi razionale sarà in grado di svelare
l'esperienza contemplativa. Coloro che intendono comprendere il transpersonale
devono essere disposti a intraprendere il training richiesto, se vogliono
valutare le conclusioni tratte da coloro che hanno svolto il lavoro.
Riguardo alla consapevolezza della morte, gli esistenzialisti
e i transpersonalisti concordano nel disapprovare il rifiuto convenzionale
della morte e riconoscono la necessità di affrontarla per poter vivere appieno
la vita. Gli esistenzialisti osservano che le persone fanno progetti di
immortalità (Becker, 1974) e tendono a diffidare di coloro che credono nella
sopravvivenza della coscienza dopo la morte biologica.
I transpersonalisti, d'altra parte, possono o meno avere
delle credenze specifiche sull'aldilà, ma si mantengono aperti alla possibilità
che l'esperienza umana sia qualcosa di più della breve incarnazione tra la
nascita e la morte. Basti affermare che laddove un esistenzialista direbbe “è
questo!”, un transpersonalista potrebbe rispondere che la realtà è più di
quello che ci si immagina e che la morte resta un mistero. Qualunque cosa si
pensa di essere, si è più di quel qualcosa (Bugental, 1999).
Per quanto riguarda l'intenzionalità, occorre fare anche
un'altra distinzione tra l'esistenzialista, che vede l'intenzione personale
come l'espressione finale della libertà, e il transpersonalista, il quale
considera come più convincente una concezione della libertà intesa come resa
alla volontà divina, il Tao o la Via, o la propria vera natura.
Nel riconoscere le limitazioni di un sé separato, si può provare una
contrazione ansiosa o, all'opposto, un senso di liberazione e di pace
interiore. Anche identificarsi con l'anima come il testimone di tutta
l'esperienza può contribuire alla libertà dalla paura. Un transpersonalista
potrebbe sostenere che solo l'esperienza mistica può vincere sulla paura e
sulla spinta al potere. Ciò implica porre l'enfasi sulla padronanza di sé e sul
non attaccamento in luogo dell'ostinazione. Inoltre, la creazione di
significato cessa di essere una preoccupazione primaria. Da un punto di vista
transpersonale, il significato può essere trovato mediante l'insight, ma
l'esistenza personale può essere anche descritta in quanto libera da
significato, come nella meditazione Zen. Gli psicologi divengono sempre più
consapevoli della necessità di una psicoterapia che tenga conto delle questioni
spirituali, in particolare della crescita e dello sviluppo spirituale (Vaughan,
1991; Sperry, 2010).
Ricerca spirituale
Il compito della ricerca spirituale nello sviluppo adulto
comprende il venire a patti con le realtà esistenziali, il vedere le cose per
come sono, e affrontare la morte e l'essere soli. Il Buddismo Tibetano
distingue quattro livelli di comprensione: intellettuale, esperienza diretta,
stabilizzazione e liberazione finale.
Nella mia vita sono stata sia esistenzialista che transpersonalista;
il mio percorso non è mai stato una linea retta con un'unica direzione.
Assomiglia di più a un labirinto in cui per arrivare al centro si procede ad
anse, che vanno verso l'interno e poi verso l'esterno. Il movimento verso
l'interno richiede l'abbandono di preconcetti e la calma della mente, mentre
quello verso l'esterno comporta l'assunzione della responsabilità di sé e
l'intenzionalità. L'essere-nel-mondo fa emergere l'esistenzialista; lo stare in
solitudine e nel silenzio risveglia il transpersonalista. In definitiva, la
sfida consiste nel connettere la vita interiore della mente e dello spirito a
quella esteriore del servizio nel mondo. Vivere in modo autentico, trovare
soddisfazione nell'amore e nel lavoro e servire il bene comune senza perdere il
contatto con le sorgenti profonde del rinnovamento spirituale che si può
trovare nella pratica spirituale sembrano essere i compiti dell'intera vita.
Quando ci risvegliamo a un'identità transpersonale che
include l'autenticità esistenziale tendiamo a superare il puro egocentrismo. La
nostra consapevolezza può espandersi fino a diventare etnocentrica,
mondocentrica e oltre, e farci riconoscere la nostra interconnessione con tutti
gli esseri. Siamo tutti ben consapevoli della devastazione del pianeta causata
dallo sfruttamento egocentrico e dai conflitti etnocentrici. Quando si diventa
mondocentrici e consapevoli della propria interdipendenza, si tende anche a
essere motivati all'attenzione per la totalità e a fare qualcosa per alleviare
la sofferenza.
Nel mio lavoro clinico mi è stato molto utile l'orientamento
transpersonale. Tuttavia, la realtà dell'esperienza personale è sempre più
complessa e ingarbugliata di quella descritta nelle teorie. Nulla avviene in
modo così netto; piuttosto, le persone evolvono a velocità differenti lungo
differenti linee evolutive (Wilber, 2000).
La ricerca spirituale seria può essere risvegliata da eventi
della vita come una perdita, un incontro ravvicinato con la morte o
un'esperienza mistica spontanea. Il risveglio può essere graduale, come nella
pratica meditativa, o improvviso, come in un'esperienza in prossimità di morte,
ma può accadere anche nella psicoterapia del profondo, mostrandosi nei sogni,
nelle visioni o in qualche altra esperienza interiore. Non deve essere
sottovalutata l'importanza di avere una guida che sia avvezza al lavoro
interiore. I miei pazienti mi hanno dimostrato più e più volte che è possibile
trascendere il condizionamento primario e affermare la libertà nel presente. Il
nostro presente può essere ampiamente determinato dal passato solo nella misura
in cui lo riteniamo vero. Il risveglio a una realtà più grande è sempre
possibile.
Qualunque sia il punto in cui ci troviamo in un sentiero di
risveglio, ha valore ogni ricerca spirituale appropriata che inviti a un esame
delle proprie credenze e assunzioni sulla realtà, sull'identità, sulla vita e
sulla morte.
Paradossalmente, una prospettiva esistenziale che metta a
nudo le nostre difese e illusioni costituisce un buon fondamento per la crescita
spirituale. Da una prospettiva transpersonale, c'è sempre qualcosa in più da
imparare e scoprire.
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Tratto da www.aipt.it
Grounding Institute –
Associazione Esalen
Direttore: dr. Maurizio
D’Agostino
Via Asiago, 35 Catania
Via Contea, 9 Linera (CT)
www.bioenergetic.it
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