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IL SUONO COSMOLOGICO di Diana Teoldi
martedì 07 giugno 2005
In principio era il Caos, poi venne il Logos, e con esso il Kosmos; e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Logos: ordine e parola. Da sempre nell'umanita` nominare le cose equivale a dare loro un posto nella realta` e percir a renderle disponibili per l'uomo: così egli si crea il proprio mondo. E così le mitologie dipingono la venuta all'essere dell'universo: la cosmogonia sonora è la più diffusa fra i popoli della terra. Certo, ogni creatore ha il proprio originale modo di forgiare la materia: c'è chi tossisce, chi ride, chi batte le mani insieme e chi semplicemente chiama le cose che vuole portare alla vita. Kosmos: ordine. E Platone scrive: il ritmo è l'ordine nel movimento. Dunque il cosmo è ritmo.

In quasi ogni mitologia la sequenza della genesi procede dal buio caotico alla luce in cui agisce il suono creatore. Luce-Suono-Materia, secondo una Progressione che potremmo definire discendente, in relazione alla velocità di vibrazione. La materia pur dunque essere vista come il risultato di una progressiva condensazione della luce e del suono e il nostro mondo lo sbiadito riflesso del mondo acustico, originario. Tutti gli esseri e gli oggetti recano ancora perr in sé la traccia di queste origini: è la sostanza sonora quale si manifesta nella voce, o nel tuono che si pur da loro trarre to semplicemente nel nome che portano.


Nel bramanesimo

"il linguaggio che aveva creato gli dei era un canto di luce, tutti gli esseri e tutti gli oggetti di quel mondo, nati da quella musica, non costituivano oggetti o esseri concreti e palpabili, ma inni di luce che riflettevano le idee del loro creatore. Essi costituivano le immagini acustiche che erano l'essenza della loro natura e che solamente nel secondo stadio della creazione si sarebbero rivestite di materia. " [Schneider, p.33]

Le narrazioni cosmologiche delle varie mitologie sono molto suggestive; i loro tratti sono spesso favolosi, ma il loro grado di probabilità non è inferiore a quello di un altro mito, quello che la scienza contemporanea chiama Big Bang, l'esplosione all'origine del Creato, la cui debole eco è tuttora presente come debolissima vibrazione nello spazio stellare.

Ma non c'è nulla da fare: anche questo del Big Bang resta un racconto ipotetico. Le scienze sono riuscite a ricostruire la storia dell'universo di milionî di anni, fino ai secondi immediatamente successivi quelli della creazione, ma sulle sue modalità l'incertezza è ancora completa.

"In Egitto il dio Thot crer il mondo battendo le mani e scoppiando a ridere sette volte. Da queste risate nacquero sette dei: 'Egli rise ancora sei volte e ogni scoppio di risa fece nascere esseri e fenomeni nuovi. La terra, udendo il suo suono, caccir a sua volta un grido, si chinr e le acque si divisero in tre masse. Nacquero il destino, la giustizia e l'anima. Quest'ultima vedendo la luce del giorno, rise, poi pianse, al che il dio fischir, si inchinr verso la terra e crer il serpente Pitone, che è la prescienza universale. Alla vista del drago egli fu colto da stupore. Schioccr le labbra, e allo schiocco apparve un essere armato. Vedendo cir egli fu di nuovo colto da stupore come di fronte ad un essere più potente di lui e, abbassando lo sguardo verso terra, proferì le tre note musicali I A O! Dall'eco di quei suoni nacque allora il dio che è il signore di tutto. " [Schneider, p. 27]

"Prajapati desiderr moltiplicarsi e procreare. In silenzio egli contemplr con la mente. Cir che aveva in mente divenne il s_man (canto). Pensr: 'ecco che reco in me un embrione; voglio procreare con v_c (la voce)". Emise v_c...e la taglir in tre parti: A fu la terra, KA l'atmosfera e HO il cielo. " [ in Schneider, p. 25]

Nell'America del Nord il Creatore usa la propria voce o quella del tuono.


Per gli Hopi

"la Donna Ragno prese della terra, vi mischir un po' di tuchvala (la saliva) e diede forma a due creature. Poi le coprì con un manto fatto di una sostanza bianca, la stessa saggezza creativa, e su di esse intonr la Canzone della Creazione. Quando scoprì le due creature, gemelle, esse si misero sedute e chiesero: `Chi siamo? Perchè siamo qui'. " [McClellan, p. 77]

Il tuono, per ovvie ragioni di somiglianza acustica, è quasi sempre associato al tamburo. In numerosi miti gli esseri del tuono si incarnano di preferenza nei tamburi. Seguendo queste connessioni si giunge ad una triade frequenfssima: tuono-tamburo-albero parlante. "Il simbolo generale della musica è il tamburo o l'albero. Esso indica la relazione e l'arrnonia fra il cielo e la terra. Un simbolo più specifico è il dio del tuono, il cui tamburo distribuisce il cibo. " [Schneider, p. 127]

Questa citazione rende possibile fare altri richiami. L'analogia fra la musica, il tamburo a l'albero è cir che rende possibile l'interrelazione universale. "Ogni strumento musicale occupa il centro (ombelico) del mondo. Esso ha l'altare sul quale viene sacricata l'essenza sonora degli dei. [...] Di fatto to strumento serve al sacrificio del dio; il canto è il sacrificio dell'uomo. Da questo valore metafisico del canto e dello strumento scaturiscono tutti gli altri simboli. Poiché producono un trasferimento o uno scambio di forze, essi sono anzitutto mezzi di trasporto. " [Schneider, p. 80]

Ecco dunque la simbologia dell'albero-axis mundi e la spiegazione di come il tamburo venga considerato una slitta, una renna, un cavallo che permette il viaggio attraverso il cosmo pluridimensionale.

"La terra, che l'eroe della cultura e il dio della guerra devono sistemare ed amministrare, è in genere presentata come un'isola dominata da una grande montagna. Sulla vetta (l'ombelico del mondo) di questa montagna si trova un albero parlante - o due alberi intrecciati (la vita e la morte) - la cui punta tocca la stella polare. I rami reggono il sole, la luna e la Via Lattea (Talvolta anziché un albero troviamo menzionata una colonna di fumo, vomitata dal canto luminoso di un vulcano). Intorno alla cima dell'albero gira il drago, e ruotano i carri (l'Orsa Maggiore e L'Orsa Minore) del dio del tuono (creatore) e alcuni demiurghi che imitano o ripetono il rumore del tuono. Il tronco dell'albero,che è cavo (morto) come quello di un tamburo-albero, passa attraverso il lago situato all'interno di una caverna Tale centro di risonanza si trova nel cuore della montagna. Il lago è formato da una mescolanza di fuoco e di acqua che fa risuonare la caverna come una nube durante la tempesta. Esso costituisce la sorgente della vita e invia le sue forze miracolose verso una fonte situata ai piedi dell'albero, le cui radici toccano il polo opposto alla stella polare. Sul mare interno di quella caverna il dio del tuono si incontra con il transformer oppure con una dea della terra per chiamare in vita i primi uomini. " [Schneider, p. 41]

"Ma to strumemo di culto destinato essenzialmente alla creazione del ponte sonoro fra cielo e terra ha la medesima funzione dell'albero parlante (la regione dall'ombelico alla testa) che, secondo le antiche mitologie, spunta dall'ombelico del mondo e tocca la stella polare. " [Schneider, p. 97]

In molte narrazioni dal tamburo-albero un dio fa apparire gli uomini invitandoli ad alta voce ad uscire da un albero cavo che, come descriverr nei capitoli successivi, percosso con un bastone costitui la prima forma di tamburo. In Africa i Lango pongono il creatore in un albero parlante, mentre il dio degli Uitoto è un tamburo-albero che estrae dal proprio corpo la parola creatrice attraverso una fessura longitudinale. Come mitologema, l'albero pur essere visto anche come la colonna vertebrale del gigante cosmico dal cui smembramento originano le diverse parti del creato. Dunque, il tamburo come strumento di generazione.

Ma questa è un'attività indubbiamente legata al femminile: la donna, la Grande Madre, la terra nutrice. E questo è un filone di ricerca molto fertile, perché numerosissime sono in tutta la storia dei popoli le associazioni fra il tamburo e la donna. In Australia dio crer la donna battendo la superficie delle acque nello stesso modo in cui le donne battono le pelli degli animali -ovvero i tamburi e membrana più primitivi. La nascita dell'uomo è generalmente più associata ai flauti.

Per i Chippewa Manitù diede il suo tamburo all'antenato matemo. Gilgamesh per costruire il suo tamburo usr il legno destinato alla costruzione del trono della dea. In Cina il dio Yu saltella su una gamba sola "Quando Yu saltellava su una gamba sola, imitava i fagiani il cui battito di tamburo, prodotto dalle ali, `somigliava al sussulto che prova una donna nell'istante in cui rimane incinta'. " [Schneider, p. 117]

Per la sua forma il tamburo richiama l'utero, la Terra, la Luna, elementi femminili, ma anche il maschile, per i colpi che si dà alla pelle con un mazzuolo per trame il suono. "Non è facile stabilire con certezza se i corpi degli strumenti rappresentano oppure sono gli dei, sembra perr certo che le loro voci sono le voci degli dei. " [Schneider, p.76]

In questo caso il tamburo potrebbe essere la voce della Dea, intendendo con questo appellativo l'archetipo femminile del divino. Il legame fra il tamburo e l'ombelico pur scivolare anche dal piano simbolico a quello strettamente corporeo. Il neuropsichiatra Marco Margnelli, del Centro Studi sulla Psicofisiologia degli Stadi di Coscienza a Milano, sta portando avanti una ricerca sul quartetto jazz in cui mostra l'associazione dei fiati con la parte che va dalle spalle alla sommità del capo, del pianoforte con l'area toracica e delle percussioni con la zona pelvica. Schneider stesso sostiene che "se c'è un piano umano predominante, a cui gli strumenti corrispondono, è proprio la parte situata fra lo stomaco e il ventre, ossia la regione dell'ombelico del feto e, probabilmente, del plesso solare. " [Schneider, p. 97]

Poco più oltre egli assimila l'albero parlante alla regione dall'ombelico alla testa. Come dall'ombelico materno parte il cordone che la unisce al bimbo in lei, così dallo strumento-ombelico del mondo origina il filo sonoro che lega Cielo a Terra. Sarebbero dunque queste analngie a spiegare la consuetudine di appendere gli sttumenti agli alberi di culto. Durante i riti si cerca di attirare le forze naturali anche attraverso l'uso di quegli strumenti musicali che imitano i fenomeni desiderati. Il tamburo evoca il tuono, come anche i rombi e i gong, i flauti il lampo, i sonagli la pioggia.

Gli dei del tuono sono spesso gli stessi eroi culturali, e Schneider aggiunge che il rapporto fra l'eroe civilizzatore e il tamburo è costante. E' il tamburo che esprime la forza degli antenati mitici, che detengono il potere di imitare il suono del tuono e di renderlo così percepibile all'orecchio umano. ll fondatore della cultura è spesso simboleggiato dalla stella nascente del mattino, Diana o Venere. Essa annuncia lo svanire del buio (il caos oscuro antecedente la genesi, la morte) e l'arrivo del Sole (l'elemento ordinatore e fondante del mondo, la vita) e, nei miti in cui è anche la divinità della musica, è "il medico che non cessa di cantare per dissipare le tenebre e aiutare gli uomini. " [Schneider, p. 127]

Il carattere forgiante del ritmo del tamburo è alla base della comprensione degli attributi magici e sacri del fabbro. Molto spesso i fabbri sono anche gli sciamani e i guaritori del gruppo. Come l'orchestra celeste ritma il movimento dell'universo, così il fabbro battendo l'incudine e conoscendo l'alchimia degli elementi imita l' azione creatrice degli dei. Nella mitologia cinese la montagna-centro del mondo è popolata da una moltitudine di fabbri e suonatori di tamburo.

Abbiamo così visto come il mondo naturale, umano e divino condividano la stessa sostanza, fatta di suono e di ritmo. Nella Chandogya Upanishad "il ritmo (gayatri) è tutto cirche esiste". Siamo concepiti attraverso ritmici amplessi, veniamo alla luce sull'onda di contrazioni ritmiche e la prima cosa che facciamo una volta in questo mondo è piangere: l'eco di quel suono primordiale con cui dio generr ogni cosa e con cui noi urliamo la nostra presenza, subito prima di accaparrarci il seno materno per succhiarne ritmicamente il dovuto nutrimento.

Vita, ritmo, cosmo: in pratica tre sinonimi. Tutto cir che ha vita ha ritmo. Siamo immersi in un'infinità di ritmi, dai più ampi a quelli più impercettibili delle particelle subatomiche. Il nostro sistema solare ci mette 240 milioni di anni per completare il suo percorso ciclico nella Via Lattea. E Sole e la Luna determinano le stagioni e l'altemanza giorno-notte, che è forse il ritmo più importante in relazione alle nostre funzioni biologiche. Funzioni che, a loro volta, sono ritmiche: respirazione, pressione, appetito, circolazione e sistema ormonale, oltre ai valori sanguigni di zuccheri ed emoglobina, alle onde elettromagnetiche emesse dal cervello, solo per citarne alcune.

E il sistema nervoso centrale funziona come un grande direttore d'orchestra che cerca di coordinare ogni attività organica in armonia con le altre, pur lasciando che ognuna mantenga il proprio ritmo. La scienza ha svelato una legge fondamentale dell'Universo: la legge del trascinamento, difficile traduzione dell'inglese entrainment, scoperta nel 1665 dallo scienziato olandese Christian Huygens. Egli aveva notato che mettendo vicini due orologi a pendolo con un ritmo simile ma leggermente sfasato l'uno rispetto all'altro, entro breve tempo essi si accordavano e iniziavano a battere il tempo in sincronia perfetta.

"Perchè? La migliore teoria è che la natura è effcciente e ci vuole meno energia per pulsare insieme piuttostoche in opposizione." [Hart, p.121] Che due ritmi simili scaturenti da due sorgenti in prossimità si sincronizzino più o meno rapidamente è un fatto riscontrabile in un gran numero di casi. Ad esempio, donne che convivono o condividono una significativa parte del loro tempo, con progressivi ritardi o anticipi si troveranno ad avere to stesso ciclo mestruale. Senza contare la sincronizzazione fra di esso e le fasi lunari.

La regolarità pare essere a garanzia del retto procedere cosmico e della nostra stessa salute. Laddove un ritmo interiore si spezza, infatti, sorgono i problemi. Basti pensare all'apprensione che sorge in noi al pensiero di un elettroencefalogramma piatto, o di un elettrocardiogramma con frequenze scoordinate, oppure quando, in gravi casi di stress fisico o psicologico, spariscono le mestruazioni. E' come se improvvisamente si interrompesse il nostro collegamento con la regolarità universale, si è creato un buco nella ragnatela ritmica che pervade ogni cosa e non ci sostiene più.


Malattia

Nella nostra essenza sonora c'è ora una stonatura, qualcosa, che zoppica: ci si sente giù di corda, fuori fase, sotto tono. Si tratta allora di intrecciare di nuovo i fili e ristabilire la connessione. La musica è quel linguaggio universale che to rende possibile, essendo costituita di frequenze d'onda ed essendo la natura stessa del cosmo definita oggi dalla fisica in termini ondulatori e non più esclusivamente corpuscolari. La fisica quantistica pare essere giunta alle stesse conclusioni delle piy antiche tradizioni sapienziali. Il concetto di atomo come particella materiale si è dissolto nella folla di particelle subatomiche complementari della fisica delle alte energie.

Nel continuum quadridimensionale dello spazio-tempo è ormai impossibile definire con certezza la materia in base alle tre coordinate spaziali e al tempo, trattandosi di elementi che si muovono con velocità prossime a quelle della luce. Si pur descrivere la realtà subatomica solo in termini di onde di probabità perché nel mondo subatomico non è mai possibile conoscere contemporaneamente e precisamente la posizione e la quantità di moto di una particella. E cir non è dovuto all'imperfezione della nostra tecniche di misura ma alla fondamentale unità e interdinendenza dell'universo, per cui l'atto stesso di misurare del ricercatore modifica il fenomeno misurato.

I fsici stessi sostengono l'inadeguatezza del nostro linguaggio per esprimere questi fenomeni, visto che esso origina dal nostro esperire quotidiarn basato sulla tridimensionalità qui inapplicabile. Diciamo che una visione corpuscolare della realtà h funzionale nell'ambito dei fenomeni macroscopici, ma spingendoci ai livelli dei suoi costituenti è necessario rivolgerci ad una teoria ondulatoria. I fisici Prigogine e Stengers suggeriscono di adottare un modello basato sul concetto di superstringhe, che permette di unificare i quattro tipi di energia dell'universo: gravitazionale, elettromagnetica, elettronucleare forte e debole.

Le superstringhe sarebbero appunto quei filamenti energetici pluridimensionali che portano alla costituzione della realtà materiale, intrecciandosi fino a costituire la rete della vita, secondo la bell'immagine di F. Capra. Ed eccoci all'immagine della ragnatela onnicomprensiva, ripresa d'altronde in tutte quelle discipline che si occupano di pensare il mondo e l'uomo: le teorie sistemiche in psicologia, le teorie della complessità in fisica, l'ipotesi Gaia in ecologia.

Impossibile non riconoscervi l'archetipo delle Parche, superumane tessitrici del destino terreno. Questo concetto d'interrelazione è proprio cir su cui gli antichi appoggiavano l'efficacia dei riti, confidando appunto nella circolazione della forza attraverso tutto cir che esiste ed agendo dunque in modo simbolico per provocare i cambiamenti desiderati. "I miti sono il supporti mentale dei riti, i riti l'espressione concreta dei riti. " [Larsen, p. 32] I simboli e i miti, per la loro intrinseca pluripotenzialità semantica, sono due strumenti che l'uomo si è dato per entrare attivamente nella ragnatela cosmica, insieme a molti altri, fra cui la musica occupa un posto senza dubbio privilegiato in molte culture, attraverso i tempi e i luoghi della terra.

Se il cosmo è una rete di vibrazioni e il suono è un fenomeno ondulatorio allora la musica è il linguaggio universale per eccellenza. L'idea che il suono potesse fungere da ponte di collegamento fra l'uomo e la realtà che to circonda appartiene profondamente anche all'Occidente. E' I'antica teoria della Musica delle Sfere, che fra l'altro lega a doppio vincolo la musica -"che noi definiamo con qualche superficialità, arte dei suoni" [Franco Zuffi, p. 321]- alla matematica.

Pitagora (VI sec. a.C.) aveva elaborato una teoria di sottili corrispondenze fra microcosmo e macrocosmo, articolandola in tre aspetti fondamentali: la teoria dei numeri sulla forza sacra e magica del numero -e non dimentichiamo che il ritmo è ordine numerico -, la dottrina dell'ethos che considera l'influenza dell'armonia astrale sull'uomo e l'uso della musica per agire sulla costituzione emtiva, fisica e spirituale, e l'armonia delle sfere che spiega la musica generata dalla rotazione dei pianeti disposti nel cielo secondo rapporti musicali.

Il senso educativo e terapeutico del suono era concepito in Grecia soprattutto in relazione al suo valore numerico e alla catarsi, venendo esso ad esercitare un forte impatto sulle emozioni e percir sulla memoria, giungendo cosi alla scarica liberatoria e purificatrice. Ibn Zaila e Al-Ghazati (XI sec. d.C.) condividevano un concetto di suono fatto in parte di materialit` e in parte di spiritualit`. Egli sosteneva che "Il suono influisce sull'anima in due modi: uno a motivo della sua struttura musicale, (cioè della sua strattura fisica), l'altro a causa della sua somiglianza con l'anima (cioè della sua struttura spirituale). " [Ibn-Zaila in McClellan, p. 3]

Per Al-Ghazali esistevano due tipi di individui: quelliche "odono il suono materiale e quelliche intendono il signifcato spirituale" [McClellan, p. 3] Al-Kindi scriveva che: "[...] i suoni prodotti in atto emettono raggi come ogni altra realtà attuale e per loro tramite agiscono nel mondo degli elementi a stregua delle altre realtà individuali. Ed essendo le differenze fra i suoni innumerevoli, ciascuno, proferito in atto, ha sugli altri oggetti elementari un proprio effetto, diverso da quello di ogni altra cosa; e a loro volta i 8 suoni traggono il proprio effetto dall'armonia celeste, come avviene anche per le piante e le altre realtà, e similmente tali effetti hanno, in diverse circostanze, qualità proprie del tutto diverse le une dalle altre. " [Franco-Zuffi, p. 59]

La tradizione pitagorica e platonica permearono di sé anche tutto il MedioEvo e il Rinascimento, età in cui troviamo il medico-filosofo inglese R. Fludd che "dipingeva l'universo come un monocordo dell'estensione di due ottave che attraversa il mondo angelico, quello etereo fino a raggiungere il mondo terreno. " [Franco-Zuffi, p. 65]

L'albero della musica, insomma. Questa è, diciamo, la base filosofica condivisa da tutte quelle civiltà che usano il suono come strumento per allinearsi con I'essenza universale. L' uomo ha sostanzialmente due mezzi a sua disposizione per farlo: la propria voce e gli strumenti musicali. A questi possiamo aggiungere la possibilità della percussione di sé o del suolo che, insieme all'imitazione vocale dei suoni animali e naturali, costituisce la più primitiva forma di musica fatta loll' uomo. Il potere di connessione del suono avviene su quattro livelli: personale, sociale, naturale a divino.


Livello personale

L'uomo pur usare gli armonici vocali o strumentali per mettersi in risonanza con se stesso da un punto di vista tanto fisico - attraverso la percezione uditiva a corporale - quanto emotivo. Fare musica è un atto profondamente creativo, attraverso cui noi possiamo dare forma al nostro mondo interiore, esprimendolo in tutte le sue tonalità. "Se il ritmo è giusto lo percepisci con tutti i tuoi sensi; è nella tua mente, nel tuo corpo, in entrambi i posti. " [Hart, p. 124]


Livello sociale

A questo livello la musica funge da veicolo di significati. Come ogni cultura si crea una propria lingua così pure forgia le proprie originali forme musicali nelle quali, un romantico potrebbe dire, si trasfonde l'anima del popolo. Un certo stile pur venire allora associato a determinate attività (si pensi ad esempio alle melodie funebri o a quelle militari) , ambiti sociali (musica classica, popolare, etnica...), costellazioni di significati (il rap, le musiche per la transe, la musica new age...). Inoltre, se si pur dire che ogni persona ha il proprio ritmo, lo stesso si pur fare parlando di gruppi umani.

A questo proposito si pur considerare la differenza fra i ritmi degli abitanti di una metropoli occidentale rispetto anche solo a un paesino montano. Ritmi sociali diversi originano anche diversi modi di misurare il tempo: se da noi è generalizzato l'uso dell'orologio, altri popoli si servono di orologi più naturali come il Sole, le stagioni o...le banane.

"I cacciatori e raccoglitori costruiscono i loro orologi attraverso i cicli naturali delle piante e degli animali che formano la loro dieta. Le comunità agricole lo fanno attraverso il ciclo della semina, della germinazione e del raccolto. L'orologio principale degli abitanti delle isole Andaman, per esempio, è legato al ciclo di fioritura della loro giungla; essi conoscono la loro collocazione nel tempo in base a come la giungla profuma. I San del Sud Africa usano una banana come orologio. Quando i cacciatori partono per un lungo viaggio, prendono con sè una banana acerba. Quando sarà matura sapranno che è tempo di tornare a casa. Noi, d'altro canto, siamo discesi da una culturache ha trovato il proprio orologio nel ritmo delle stelle, anche se negli ultimi quattrocento anni abbiamo abbracciato un concerto del tempo sempre più lineare. " [Wart, p.122]

Condividere certe forme musicali e ritmiche è uno degli aspetti fondamentali della coesione sociale.
"La musica è uno specchio che riflette i più profondi ritmi sociali e biologici di una cultura; è un'esternazione delle pulsazioni che sono rimaste nascoste al di sotto delle questioni della vita quotidiana. Nel fare musica tu puoi vedere il mistero al lavoro. " [Hart, p. 124]


Livello naturale

Il collegamento sonoro fra uomo e ambiente naturale presenta invece due aspetti. Da un lato c'è l'ovvia considerazione di come l'uomo sia immerso costantemente in un mondo di suoni e dei diversi gradi possibili di ascolto. Certi rumori possono infatti essere lasciati al di sotto della soglia di attenzione oppure ci si pur rendere di proposito cassa di risonanza, ascoltando attraverso il corpo intero e le emozioni, lasciandosi scuotere e trascinare dai ritmi e dalle melodie naturali. Dall'altro lato troviamo la capacità imitativa dei suoni naturali da parte dell'uomo, usata per gli scopi più diversi, dagli antichi rituali propiziatori della pioggia, ai richiami dei cacciatori. Per gli sciamani imitare il suono di un fenomeno atmosferico o di un animale equivale ad esercitare un potere su di essi perché ne tocca l'essenza.


Livello divino

Sul piano dell'invocazione divina la musica esercita il suo potere più sacro, e questo non solo nelle culture etnologiche, ma perfino nella Chiesa cristiana, dove si sostiene che "cantando si prega due volte". Schneider mostra come il canto venga spesso visto come un sacrificio sonoro da parte dell'uomo per le divinità, come se in questo modo l'uomo andasse a rinforzarle nel loro nucleo più profondo, e questo spiega la credenza dell'uomo nel particolare apprezzamento divino delle sue manifestazioni musicali.

I Nativi americani pensano che cantare sotto gli alberi sia un dono molto gradito agli spiriti che li animano. Ci sono poi i culti di possessione, che hanno elaborato un vasto insieme di divise musicali specifiche per ognuna delle divinità che si vuole chiamare e rendere presente. Si crede infatti che ogni dio sia sensibile a un certo tipo di ritmo, melodia e danza, che esprime specificamente la sua storia e la sua natura. La musica e il ritmo permettono così all'uomo di intrecciare la propria esistenza con quella del cosmo, in un ampio rappono di risonanze, canti e controcanti simili al vibrante frusciare delle foglie di un albero che rabbrividisce nel vento.


BIBLIOGRAFIA


Capra, Fritjof, IL Tao della Fisica, Adelphi, Milano, 1990.

Franco Ombretta, Zuffi Stefano, Musica Maga, Erga, Genova 1996.

Hart, Mickey, Drumming at the edge of magic - a journey into the spirit of percussion, Harper Collins, New York, 1990.

Larsen, Stephen, L'immaginazione mitica, Intemo Giallo. Milano, 1992.

MeClellan, Randall, Musica per guarire, Franco Muzzio Editore, Padova, 1993.

Sachs, Curt, Le sorgenti della musica, Boringhieri, Torino, 1991.

Schaeffner, Andrè, Origine degli strumenti musicali, Sellerio, Palermo, 1996.

Schneider, Marius, La musica primitiva, Adelphi, Milano, 1992.


Dott.ssa Diana Teoldi

Inche beginning was noise. And noise begat rhythm. And rhythm begat everything else." (Hart, p.111]
Dalla rivista "Anthropos & Iatria" - anno IV - n 2 - 2000 - De Ferrari editore
 
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