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Portate
la vostra attenzione a questo momento, al qui ed ora. Qualsiasi cosa
stiate sentendo fisicamente o emotivamente, di qualsiasi natura essa
sia, questo è il modo in cui essa è. Questa conoscenza del modo in cui
la cosa è si chiama consapevolezza; è il modo in cui noi facciamo
esperienza dell’ora. Prestate attenzione a questo. Quando siamo
pienamente coscienti, attenti al qui e ora senza attaccamento, allora
non stiamo cercando di risolvere i nostri problemi, non stiamo
ricordando il passato o pianificando il futuro. E se stiamo facendo
queste cose allora fermiamoci e riconosciamo quello che stiamo facendo.
Il non attaccamento significa che non stiamo creando niente di più nella
nostra mente; siamo solo presenti. Questo significa riflettere sul modo
in cui la cosa è.
Quando
pensiamo, facciamo progetti, proviamo paura, facciamo previsioni,
abbiamo speranze, ci aspettiamo qualcosa dal futuro, tutto questo
avviene qui e ora, non è vero? Sono stati mentali che noi creiamo nel
presente. Che cosa è il futuro? Che cosa è il passato? C’è soltanto
l’ora, questo momento presente. Allora ci possiamo chiedere: "Che cosa è
che conosce?" Noi vogliamo sempre determinare il soggetto. E’ questo il
mio io reale? E’ questo il mio vero sé? Questa soggettività, questo
porsi delle domande e volere trovare una identità, è anche una creazione
nell’ora. Se ci affidiamo al silenzio, non c’è nessuno. Non troviamo
nessuno nel suono del silenzio. Tutto il problema finisce.
Quanta concretezza ha un qualsiasi ricordo nel presente? Ha qualche
essenza permanente? Il ricordo di una persona è realmente quella
persona? Pensate a vostra madre, adesso. Anche se vostra madre è
scomparsa tanti anni fa potete comunque pensare “madre” e le percezioni e
i ricordi sorgono. Dov’è vostra madre ora, in questo momento mentre voi
siete seduti qui e pensate a lei? E’ una percezione nella vostra mente.
Sapere che i ricordi e le percezioni vengono create nel presente non è
una critica o una negazione, si tratta semplicemente di porre i pensieri
nel contesto in cui realmente sono.
Quanta sostanza
un ricordo ha
nel presente?
Spesso noi viviamo nel regno del tempo e dell’io e ci crediamo
ciecamente, persi nelle nostre creazioni. Ma vedendo il Dhamma troviamo
una via d’uscita da questa trappola mentale. La nostra società crede
ciecamente in queste illusioni, quindi non ci possiamo aspettare molto
aiuto da questa. Per esempio, a noi piace molto la storia, non è vero?
“Voi sapete che il Buddha è realmente esistito. E’ un fatto storico”. E
questo ce lo fa apparire reale, perché abbiamo fiducia nella storia. Ma
la storia che cosa è? E’ ricordo. Se leggiamo differenti storie sullo
stesso periodo di tempo, esse ci sembrano molto diverse. Io ho studiato
storia coloniale britannica in India. Un resoconto scritto da uno
storico britannico è molto diverso da quello scritto da uno storico
indiano. Uno di loro mente? No. Probabilmente entrambi sono onorabili
studiosi, ma ognuno di loro vede e ricorda le cose in modo diverso. Il
ricordo è così.
E allora quando esaminiamo il nostro ricordo,
osserviamo soltanto il fatto che i ricordi vanno e vengono; e quando se
ne sono andati, ciò che rimane è la coscienza. La coscienza è ora.
Questo è il sentiero, qui e ora, nel modo in cui è. Usate quello che sta
avvenendo ora come sentiero, piuttosto che continuare con l’idea che
voi siete qualcuno che viene dal passato e che ha bisogno di praticare
per liberarsi da tutte le contaminazioni per raggiungere l’illuminazione
in futuro. Questo è solo un io creato da voi e nel quale voi credete.
Noi soffriamo molto quando, ricordando il passato, ci sentiamo
colpevoli. Ricordiamo cose che abbiamo detto o fatto, o che non avremmo
dovuto fare, e stiamo molto male. O speriamo che tutto vada bene nel
futuro e poi ci preoccupiamo del fatto che qualcosa possa andare storto.
Ebbene le cose possono andare bene come possono andare male. O possono
andare in parte bene e in parte male. Qualsiasi cosa può accadere nel
futuro. Ecco perché ci preoccupiamo, non è vero? Ci piace andare dai
chiromanti perché pensiamo che il futuro può essere tremendo per noi, se
non lo conosciamo. Quale sarà il risultato della nostra decisione? Ho
fatto la scelta giusta?
Dire “E' così”
è solo un modo per ricordare
a se stessi
di vedere questo momento
così come è.
La sola cosa sicura del futuro - la morte del corpo - è qualcosa che
cerchiamo di ignorare. Il solo pensare alla parola morte blocca la
mente, non è vero? Per me è così. Non è particolarmente educato o
politicamente corretto, parlare di morte in una conversazione casuale.
Che cosa è la morte? Che cosa succederà quando muoio? Il non saperlo ci
turba. Ma non lo sappiamo, non è vero? Noi non sappiamo cosa accadrà
quando il corpo morirà. Abbiamo diverse teorie - come la reincarnazione o
il premio in una rinascita migliore o la punizione in una nascita
peggiore. Alcuni sostengono che una volta che si è ottenuta la nascita
umana, si possa ancora rinascere come creatura inferiore. E poi c’è la
scuola che dice no, una volta che si è rinati sotto forma umana non si
può più rinascere come creatura inferiore. O la credenza nell’oblio -
una volta che siamo morti, siamo morti. Punto e basta. Nient’altro.
Finito. La verità è che nessuno lo sa veramente. Così spesso la
ignoriamo o la reprimiamo.
Ma tutto questo succede nell’ora.
Pensiamo al concetto della morte nel presente. Il modo in cui la parola
morte influenza le nostre coscienze “è così”. Questo è sapere di non
sapere nell’ora. E’ non cercare di provare alcuna teoria. E’ sapere: il
respiro è così, il corpo così; lo stato d’animo, il nostro stato mentale
è così. Questo significa sviluppare il sentiero. Dire “è così” è solo
un modo di ricordare a se stessi di vedere questo momento così com’è,
piuttosto che essere intrappolati nell’idea che dobbiamo fare qualcosa o
trovare qualcosa o controllare qualcosa o liberarci di qualcosa.
Sviluppare il sentiero, coltivare bhavana, non è soltanto meditazione
formale che possiamo fare solo in un determinato posto, in certe
condizioni, con certi maestri. Questa è soltanto un’altra idea che ci
stiamo creando nel presente. Osservate come praticate nella vostra vita
quotidiana - a casa, in famiglia, al lavoro. La parola bhavana significa
essere consapevoli della mente dovunque voi siate nel momento presente.
Io posso darvi consigli per sviluppare la meditazione seduta - tanti
minuti ogni mattina e tanti ogni sera - il che è certamente una cosa da
tenere in considerazione. E’ utile acquisire una disciplina, prendersi
un po' di tempo nella vita di tutti i giorni per smettere con qualsiasi
attività, qualsiasi impulso di obbligo morale, responsabilità e
abitudine. Ma quello che ho trovato ad aiutarmi maggiormente è stato
riflettere e fare attenzione sul qui ed ora.
Anche se andiamo
in luoghi meravigliosi
non sono poi così diversi.
E’ solo
una nostra montatura.
E’ così facile pianificare il futuro o ricordare il passato
specialmente quando niente di veramente importante sta succedendo in
questo momento: “In futuro ho intenzione di insegnare in un ritiro di
meditazione” oppure “Il mio viaggio in Bhutan è stato una visita
veramente particolare in un luogo veramente esotico dell’Himalaya.” Ma
molto nella vita non è niente di speciale; è così come è. E anche andare
in meravigliosi luoghi dell’Himalaya è così come è - alberi, cielo,
consapevolezza; non c’è tutta questa differenza. E’ solo che noi ci
costruiamo sopra. Sento anche che la gente soffre molto per le cose che
ha fatto o che non avrebbe dovuto fare - errori, crimini, cose terribili
dette nel passato. Le persone possono diventare ossessionate perché una
volta che cominciano a ricordare i loro errori si crea tutto uno stato
d’animo. Tutti i momenti colpevoli del passato possono tornare a galla e
distruggere la nostra vita presente. Molte persone finiscono per
rimanere bloccate in un vero insopportabile regno infernale che si sono
create da sole.
Ma tutto questo succede nel presente, ed è per
questo che il momento presente è la porta verso la liberazione. E’
l’ingresso al “Senza Morte”. Risvegliarsi a questo non vuol dire
sopprimere, negare, rimuovere, difendere, giustificare, condannare; è
quello che è, prestare attenzione al ricordo. “Questo è un ricordo.” è
una affermazione corretta. Non è una rimozione del pensiero, ma non lo
si sta più considerando con attaccamento personale. I ricordi, se visti
chiaramente, non hanno essenza. Si dissolvono nell’aria sottile.
Provate a ricordare una vostra colpa e mantenete il ricordo
deliberatamente. Pensate a qualche cosa di terribile che avete fatto in
passato, e poi stabilite di tenerlo nella vostra coscienza per cinque
minuti. Cercando di continuare a pensarci, scoprirete quanto è difficile
da trattenere. Ma quando quello stesso ricordo sorge e voi gli opponete
resistenza, ci sguazzate dentro o ci credete, allora può accompagnarvi
per tutta la giornata. Tutta una vita può essere riempita di colpe e
rimorsi.
Ogni volta che sei
consapevole di ciò
che stai pensando
stai diventando
un esperto.
Così soltanto nel risveglio, vedendo la cosa così com’è, c’è un
rifugio. Ogni volta che siete consapevoli di quello che state pensando -
non critici, anche se state pensando a qualcosa di veramente brutto o
spiacevole - state diventando degli esperti. Questo è ciò in cui potete
avere fiducia. Mentre sviluppate questo, acquisite più fiducia. La
vostra consapevolezza diventerà una forza più grande delle vostre
emozioni, delle vostre contaminazioni, delle paure e dei desideri.
All’inizio ci può sembrare che emozioni e desideri siano più forti, che
la semplice consapevolezza sia impossibile. Si possono avere soltanto
pochi brevi momenti di consapevolezza e poi si torna di nuovo nella
tempesta che imperversa. Può sembrare senza speranza, ma non lo è. Più
la si mette alla prova, la si investiga, si dà fiducia a questa
consapevolezza, più diventa stabile. Gli apparenti poteri invincibili
delle qualità emotive, delle ossessioni e delle abitudini, perderanno
quel senso di essere la forza più grande. Troverete che la vostra vera
forza è nella consapevolezza, non nel controllo dell’oceano, delle onde,
dei cicloni e degli tsunami e di tutto il resto che comunque è
impossibile per voi controllare. E’ solo nell’avere fede in questo punto
- qui ed ora - che si realizza la liberazione.
Dire “è così”
significa solo ricordare a se stessi di vedere questo momento così
com’è. Anche andare in posti meravigliosi non è poi così differente. E’
solo la costruzione che ci facciamo sopra, rimuovendo, difendendo,
giustificando o condannando; è quello che è: un ricordo. “Questo è un
ricordo.” è una affermazione onesta. Non è una rimozione del pensiero.
E’ che non lo sta considerando con attaccamento. I ricordi, se visti
chiaramente, non hanno essenza. Si dissolvono nell’aria sottile.
del venerabile Ajahn Sumedho
© Ass. Santacittarama, 2006. Tutti i diritti sono riservati.
SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE GRATUITA.
Traduzione di Gabriella De Franchis.
Fonte web: http://santacittarama.altervista.org/qui_e_ora.htm
Luang Por Sumedho è nato a Seattle, Washington. Nel 1966 si è recato in
Thailandia per praticare la meditazione e non molto tempo dopo ha preso
l'ordinazione come monaco. Si è messo al seguito di Luang Por Chah e vi
è rimasto per dieci anni. Nel 1977 ha accompagnato Luang Por Chah in
Inghilterra ed ha aiutato alla creazione del Monastero di Chithurst e
poi di Amaravati, dove è attualmente residente.
Grounding Institute –
Associazione Esalen
Direttore: dr. Maurizio
D’Agostino
Via Asiago, 35 Catania
Via Contea, 9 Linera (CT)
www.bioenergetic.it
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