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La consapevolezza paziente di Corrado Pensa
domenica 27 novembre 2011

1. Nel Vangelo di Luca si legge: “Nella pazienza, possiederai il tuo cuore” 1. La parola greca per pazienza ha anche il significato di costanza, perseveranza. È una parola forte. Cuore traduce psyche che ha anche il significato di vita, mente, anima. Dunque, nella pazienza, diverrai uno col tuo cuore. Ricordo quanto mi colpì questa frase quando la lessi per la prima volta. Da questo passo la parola “pazienza”, piuttosto grigia nel nostro linguaggio abituale, emergeva luminosa e intensa. Anni dopo mi capitò di leggere alcune importanti riflessioni su questo tema di un autore cristiano molto noto, Henry Nouwen, e di alcuni altri autori, in un libro intitolato Compassione 2.

Dice Nouwen:

Se non siamo pazienti, non possiamo diventare compassionevoli. Non possiamo essere compassionevoli, se non siamo capaci di soffrire, se non sappiamo soffrire con gli altri, che è il significato della compassione.

In linguaggio dharmico potremmo dire che, se non siamo aperti alla nostra sofferenza, se non siamo pronti a un’esperienza diretta della nostra sofferenza, non c’è molta speranza che possiamo provare empatia per la sofferenza degli altri.

E Nouwen continua sottolineando alcuni punti fondamentali:

La pazienza è la capacità di vedere, sentire, toccare, assaporare e odorare il più pienamente possibile gli eventi interiori ed esteriori della nostra vita. È entrare nella nostra vita con occhi, orecchie e mani aperte in modo da conoscere veramente quello che accade. La pazienza è una disciplina assai difficile proprio perché è un movimento opposto al nostro impulso irriflessivo a fuggire o a combattere. – E conclude: – La pazienza ci chiede di andare al di là della scelta tra fuggire e lottare. È la terza via ed è la più difficile. Richiede disciplina perché va contro la tendenza dei nostri impulsi 3.

Nelle scritture, la pratica del Dharma è definita patiloma, che significa “controcorrente”. La pazienza comporta lo stare con, il vivere interamente, l’ascoltare attentamente ciò che si presenta qui e ora. A me sembra che l’affinità tra la descrizione di cos’è la vera pazienza e la definizione di presenza mentale, o sati, nel Dharma, sia molto forte, tanto che potremmo unire i linguaggi e parlare di consapevolezza paziente, così come si parla di consapevolezza non giudicante, di consapevolezza equanime, di consapevolezza affettuosa.

2. Ciò che va compreso è che queste qualità, la pazienza, l’equanimità, la sollecitudine, l’attitudine non giudicante sono intrinseche alla consapevolezza. In altri termini, se queste qualità non sono presenti, la consapevolezza non è vera e autentica consapevolezza. Non esiste una consapevolezza giudicante: non è consapevolezza. Dunque la vera pazienza è una di quelle qualità intrinseche che caratterizzano il gioiello di cui ci ha fatto dono il Buddha.

Come possiamo definire la consapevolezza, la presenza mentale, sati? Sati è la capacità di entrare in intimità con le cose, ma secondo un atteggiamento di non attaccamento e di non identificazione. Quindi con sollecitudine ed equanimità. Dal punto di vista dell’io è una contraddizione, è assolutamente incomprensibile, ma questa è per definizione la struttura stessa della consapevolezza.

Va da sé che sviluppare vera consapevolezza richiede un addestramento di immensa pazienza e un graduale affinamento della capacità di comprendere, di vedere in profondità. Facciamo un esempio. Supponiamo di essere tristi, che la tristezza sia il nostro stato emotivo predominante. Cosa facciamo di solito? La nostra reazione è condizionata, in ultima analisi, dall’ignoranza. Così, spesso, anche se non necessariamente, ci perdiamo nella tristezza e ci identifichiamo con essa. Con alcune variazioni sul tema: possiamo cadere nell’auto-commiserazione o nell’irritazione, a causa della tristezza. Finiamo così per accrescere la forza e il potere della tristezza. Ed è la nostra reazione abituale. Potremmo chiamare tristezza impura queste forme di tristezza, perché c’è un appesantimento dovuto a strati di reazioni, paure, avversioni. Ora, dando per scontato che il condizionamento basilare è l’ignoranza, se guardiamo in modo più ravvicinato, cos’è più accessibile alla nostra comprensione immediata? Prima di tutto notiamo il grandioso potere dell’abitudine. L’abitudine a reagire in un certo modo crea profondi solchi dai quali diventa poi difficile uscire. Perciò è importante sviluppare una sorta di controabitudine, la pratica, e cioè una forza adeguata, proporzionata, per neutralizzare le abitudini negative che causano la nostra fondamentale sofferenza nella vita.

In aggiunta all’abitudine, se osserviamo da vicino, notiamo qualcosa di più sottile, ma forse di ancora più importante. Si tratta della tendenza a investire un’enorme quantità di energia nel desiderio di liberarsi dello stato mentale spiacevole, per esempio la tristezza. Tale tendenza è presente spesso. Certe volte ne siamo liberi, ma la nostra tendenza è allora di indulgere nella tristezza: non solo non ce ne vogliamo liberare, ma ne vogliamo addirittura di più. Non voglio dire che rientrino nell’avversione alla tristezza piccole scelte di saggezza come parlare con un amico o immergersi nella natura, mi riferisco piuttosto a qualcosa di compulsivo, di ossessivo: pensare, giudicare, reagire per trovare come liberarsi di questa emozione spiacevole. Si può definire questa tendenza una totale non accettazione della tristezza o, appunto, avversione alla tristezza.

3. Ricordiamoci dell’insegnamento del Buddha sulle due frecce 4. Un uomo viene colpito da una freccia a una gamba. In breve l’insegnamento dice che, chi ha coltivato la pratica, prova solo la sofferenza dovuta al dolore fisico, una sofferenza pura. La persona ordinaria, invece, soffre a causa di una seconda freccia, che è l’intensa reazione mentale al dolore fisico.

Nella nostra vita ci sono infiniti esempi che illustrano questo insegnamento della doppia freccia. La prima freccia è la tristezza, la seconda è l’avversione alla tristezza. Nel sutta del Buddha viene spiegato molto chiaramente che il problema sta nella seconda freccia. Questa rafforza le tendenze latenti all’avversione e alimenta anche le tendenze latenti all’attaccamento, attaccamento alla gratificazione vista come unico antidoto alla frustrazione. La seconda freccia è il desiderio intenso di liberarci da uno stato mentale spiacevole. Il problema non è la tristezza, ma il desiderio di liberarcene, perché questo desiderio è un’energia che ci separa dallo sperimentare in modo diretto la verità della tristezza. Essendo tormentati dal desiderio di liberarci da ciò che è spiacevole, anziché aprirci alla tristezza ci chiudiamo. Proprio questa chiusura è la seconda freccia. Restiamo così intrappolati nel nostro concetto di tristezza e nella nostra reazione a questo concetto, ma non facciamo un’esperienza viva della tristezza. Solo se decidiamo di fare questa esperienza reale il nostro rapporto con la tristezza cambierà, come cambierà la qualità stessa della tristezza.

Il desiderio di liberarci da emozioni spiacevoli è energia, non un semplice pensiero, ma qualcosa di denso e vischioso. Ecco perché il Buddha ha tanto sottolineato la forza del desiderio nutrito dall’ignoranza come causa prima della sofferenza nella nostra vita. Ed è di questo che si tratta nell’esempio della tristezza. E più gli esempi sono quotidiani più sono significativi, altrimenti tendiamo a idealizzare dukkha, a pensare alla sofferenza solo in termini di episodi drammatici, mentre dukkha, magari in piccole forme, è raro che non visiti le nostre giornate, e iniziando a praticare lo comprendiamo.

La via dell’impazienza è questo modo condizionato di reagire alle cosiddette emozioni negative, è energia distanziante che ci mantiene nell’immaginazione, nel pensiero della tristezza, anziché nella sua realtà, nella sua verità.

4. Dice Henry Nouwen:

Quale che sia la natura della nostra impazienza, noi vogliamo abbandonare lo stato fisico o mentale in cui ci troviamo e passare a un altro meno disagevole. Essenzialmente, l’impazienza è sperimentare il momento come vuoto, inutile, senza significato. È il desiderio di scappare il più in fretta possibile dal qui e ora 5.

Come sarebbe invece una risposta sveglia, consapevole e paziente alla tristezza o ad altri stati mentali? Prima di tutto si tratta di investire moltissima energia nella consapevolezza stessa, una consapevolezza immediata di cosa sta accadendo. Se lo facciamo, cominciamo a risvegliarci, iniziamo ad avere una percezione diretta, che è cosa ovviamente molto diversa dalla reattività o dalla rimozione. È un punto di svolta e la chiave è un interesse sempre più forte a rivolgersi alla consapevolezza, un interesse diventato quasi un istinto a scegliere la consapevolezza.

Prendiamo per esempio la fame. La nostra mente e il nostro corpo sanno che senza cibo si muore, dunque vogliamo il cibo, è un istinto. Quando la pratica si sviluppa, comincia ad accadere qualcosa di simile. Ci rendiamo conto che più la consapevolezza è disponibile, più la scegliamo, meglio viviamo. È semplice, ma finché non capiamo che più c’è consapevolezza meglio viviamo, questo interesse non si sviluppa e al massimo ci innamoriamo di un concetto. Ci piace parlare della consapevolezza, speculare sulla consapevolezza, leggere tutto il leggibile su di essa. Punto. Ma per fortuna esiste la pratica.

Come individui e come cultura abbiamo assegnato il primato al pensiero, alla parola e all’azione. Chi pratica, tuttavia, comincia a muoversi in un campo diverso, cioè nel campo della contemplazione. La contemplazione è essere consapevoli, è osservare in modo non giudicante, in modo sollecito, equanime.

Torniamo al nostro esempio: sorge la tristezza e, questa volta, vogliamo incontrarla, vogliamo entrare in intimità, vogliamo una relazione con la tristezza, perché la vita è relazione. Dunque, vogliamo cambiare la nostra prospettiva, il nostro atteggiamento riguardo agli stati mentali, alle emozioni. Cominciamo a intuire che la mente è il nocciolo della nostra vita. “La mente conduce, – dice il Dhammapada – e il resto segue”. Ma se siamo posseduti dal desiderio di liberarci dalla tristezza, come possiamo incontrarla? Tutta l’energia va nel desiderio di respingere questa realtà, questo incontro, dunque non c’è energia disponibile per la consapevolezza. È come cercare di accendere una fiamma mentre c’è un forte vento. La consapevolezza viene continuamente spenta, i nostri sforzi sono vani. Possiamo essere molto motivati, molto determinati, vogliamo sinceramente essere consapevoli, ma restiamo sempre più frustrati, perché la consapevolezza continua a spegnersi, perché tutta l’energia va nella direzione opposta. Quindi, finché non ci rendiamo conto di tutta l’energia che va nel desiderio di cacciare la tristezza, non possiamo lavorare per lasciar cadere questa energia. Quando finalmente la vediamo, allora e allora soltanto possiamo cominciare a lasciarla andare e la consapevolezza ha la possibilità di accendersi e di restare accesa.

5. L’esperienza diretta non è facile da praticare. L’esperienza diretta può accadere solo momento per momento. Lo sappiamo e insieme non lo sappiamo. Non appena abbandoniamo il momento presente, ci ritroviamo nel mondo del pensare, così spesso carico di giudizi e reattività. Non ci resta che ritornare più e più volte, con generosa pazienza, alla realtà del presente. Si tratta, dunque, di sentire direttamente, momento per momento, nel corpo e nella mente ciò che definiamo come sentirci tristi. Sensazioni, pensieri, emozioni: aprirsi a quanto sta accadendo a ogni istante. All’inizio può essere doloroso, perché di solito siamo avvolti da una tale quantità di pensieri e reattività che finiamo per avere una sensibilità meno intensa. Se cominciamo a lasciar cadere tutti questi strati, diventiamo più sensibili, meno protetti e dunque il primo impatto può essere doloroso. Ma se restiamo fermi, se continuiamo a sostenere la pratica, la dolorosità finisce per trasformarsi. Le emozioni negative, una volta spogliate dagli strati di reattività, di pensiero, e giudizio, cambiano. Sono più pure. Diventano sempre meno minacciose, meno dolorose. Cambia la nostra relazione con le emozioni. Siamo guidati da un interesse che è quasi un istinto a stare con ciò che è presente e vogliamo imparare sempre di più a starci.

Certo, è facile scivolare indietro e regredire a modalità primitive, primordiali, in cui la reattività sembra essere l’unica scelta ragionevole e non ci interessa più l’esperienza diretta. In pochi secondi possiamo creare un’intera ideologia e crederci ciecamente. È quello che le scritture chiamano il potere di avijja, dell’ignoranza, che nel linguaggio dharmico non è l’assenza di qualcosa, ma piuttosto qualcosa di attivo. Ci vuole molta pazienza per affrontare tutta l’ignoranza che ci portiamo appresso. La contemplazione paziente, la contemplazione affettuosa della tristezza sono un invito in più a praticare la consapevolezza anziché praticare la reattività, il giudizio, la reazione verbale; un invito a coltivare il primato della contemplazione anziché quello del pensiero e dell’azione. Quando la consapevolezza affettuosa rivolta a ciò che è presente qui e ora comincia a essere un valore, una vera priorità nella nostra vita, finalmente ci accorgiamo di avere una sorgente affidabile per il retto pensiero, per la retta azione, per la retta parola. Ma la contemplazione viene per prima, intendendo per contemplazione non un vago termine spirituale, bensì osservare ciò che si presenta momento per momento.

6. Questo è controcorrente, è patiloma, perché come primo impulso noi reagiamo, non contempliamo: dunque è necessaria una rieducazione. La pratica è rieducazione, riallineamento, rivoluzione. Non è un termine eccessivo: è una rivoluzione interiore, deve esserlo. Senza troppo rumore. Dunque nella pazienza, nella consapevolezza paziente, possiamo diventare uniti col nostro cuore, possiamo rasserenare il cuore.

Un’insegnante americana di tradizione Zen, Cheri Huber, ha detto:

Esplorare con accuratezza cosa significhi essere stanchi può rivelarci quella parte della personalità che ha un’opinione sulla stanchezza. Cosa c’è nell’essere stanchi che non mi piace? Quali sono le mie convinzioni sotterranee sulla stanchezza? La paura di cadere a pezzi? Di morire? E quali implicazioni comportano queste convinzioni nella mia vita? Come mi limitano? Qualcuno mi ha parlato di aver svolto un lavoro che richiedeva solo due movimenti e di che esperienza gioiosa fosse stata. Aveva compreso che l’esperienza era stata gioiosa perché la sua attenzione era pienamente concentrata su quanto stava facendo. Cosa accadrebbe se concentrassimo la nostra attenzione sulla sensazione che definiamo “stanchezza”? Potremmo avere la stessa gioiosa esperienza, restando solo assolutamente presenti alle sensazioni del corpo: questo genera di per sé energia. In ogni caso, se non ci precipitassimo a etichettarle, queste sensazioni non sarebbero più percepite come stanchezza 6.

Quindi, se continuiamo a contemplare, scopriamo che il problema fondamentale è una sorta di nodo dentro il corpo e che quel nodo è una resistenza a quanto sta accadendo. Il problema non è la stanchezza, ma la resistenza alla stanchezza. Lo sappiamo? Sì e no.

7. Faccio un esempio personale. Nel corso dell’anno conduco corsi di meditazione il lunedì e il martedì sera, il che significa che almeno due volte a settimana vado a dormire tardi. Se mi capita di andare a letto tardi anche il mercoledì e il giovedì, è più che probabile che il venerdì mi trovi a essere completamente fuori centro. E mi sono accorto che nasce in me un modo sottile di minare la pratica, una voce che dice: “Se tu fossi più disciplinato, la pratica andrebbe meglio”. Ma in quel momento la mia pratica è stare con la stanchezza e con l’essere fuori centro! Il resto sono solo pensieri che cercano di evitare ciò che è presente. Quando invece riesco ad aprirmi alla stanchezza, allora mi risveglio a quello che è presente, anziché battagliare, resistere o lamentarmi. Vedo la contrazione della stanchezza nel corpo e nella mente, vedo l’attaccamento a ciò che potrebbe dare sollievo, e continuando a restare presente, accade talvolta qualcosa di bello ed è che sotto questo movimento mentale dell’affaticamento c’è pace. Ma se non mi fermo, non posso percepirlo, non posso sentire quella zona di pace. Dunque, la stanchezza è spiacevole, ma non è la stanchezza in sé a essere un problema. Il problema è la resistenza alla stanchezza, è l’autogiudizio a causa della stanchezza. Non è la stanchezza il problema, altrimenti non ci sarebbe alcuna possibilità di percepire la pace, di percepire la spaziosità. Non è lo stato mentale il problema, ma il modo in cui lo trattiamo. È la seconda freccia il problema, non la prima.

È anche interessante osservare cosa accade quando siamo pieni di energia e ci sentiamo bene. È facile che finiamo per incanalare l’energia in progetti, in pensieri, in qualche azione di immediata utilità, perché questi sono i valori da seguire per non sentire di “sprecare” il benessere. Il benessere è una cosa positiva, non ha di per sé niente di manchevole. Il problema sta nella nostra reazione eccitata ad esso, nel nostro non poter nemmeno concepire la possibilità di contemplarlo. Meglio “goderselo”. Perché contemplarlo? Ma la consapevolezza è consapevolezza di ciò che è presente e, se è presente il benessere, perché non esserne consapevoli? Scopriremmo, tra l'altro, che in virtù della consapevolezza, ce lo godiamo molto di più.

Abbiamo detto che il desiderio di disfarsi di uno stato negativo è problematico perché è un’energia che distoglie dallo sperimentare in modo diretto ciò che è presente, ma abbiamo anche aggiunto che è un impulso comprensibile. Perché? Perché volersi liberare di uno stato mentale negativo è anche un’espressione dell’universale aspirazione alla felicità. Ma tale espressione è distorta e, come possiamo verificare continuamente, non porta alla felicità. Ricordiamoci che uno degli scopi primari della nostra pratica è purificare questo tipo di desiderio, in modo che l’aspirazione alla felicità possa fiorire nel modo giusto, sempre più purificato dall’ignoranza. È importante non essere giudicanti nei confronti dei nostri attaccamenti, delle nostre avversioni dolorose e di quelle degli altri, perché sotto questi attaccamenti e avversioni c’è il nostro legittimo desiderio di felicità.





NOTE

1. Luca 21, 19.

2. H.J.M. Nouwen, D.P. McNeill, D.A. Morrison, Compassion, New York 1983, p. 92.

3. Ivi, p. 93.

4. Sallasutta, Il discorso della freccia, Samyutta Nikaya, 36. 6.

5. Nouwen, cit. , p. 96.

6. Ch. Huber, Sweet Zen, Present Perfect Books, 2000, pp. 33-34.

 

 

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Cari amici, sono molto felice di tornare in Sicilia e di poter praticare nella natura del nuovo centro di Valverde. 
Qui in Salento abbiamo appena concluso un percorso di quattro mesi.
Abbiamo provato a coltivare una nuova relazione con noi stessi, una relazione di ascolto e di rispetto, di amicizia. Forse il tema che più ci ha ispirato è stato la frase di Thay : "Sentire è già amare". 
Ogni volta mi stupisco dei frutti che regala una pratica continuata. Come sapete non sono né un maestro né una guida ( cadremmo tutti in un fosso ) ma un secchione e mi piace creare momenti di pratica, sento molto prezioso questo nostro stare insieme nell'ascolto, nella presenza.
un abbraccio, a prestissimo
fratello claudio

Il Percorso inizierà sabato 16 e si svilupperà in quattro incontri: ( siate puntuali per favore )

1 Radicamento nel sentire, abitare il corpo, il respiro sabato 16 inizio h 19.00 -21 (Siracusa)

2.Apertura, affidarsi, perdono domenica 17 inizio h 11 -17 (punto di ritrovo Milo ore 9.30) Monti Sartorius - Etna 
3.Amicizia con se stessi mercoledì 20 inizio h 21 -22.30 Valverde

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Ecco il testo che vi propongo come riferimento durante la nostra pratica:

"Fare Pace con Se Stessi" di Thich N Hanh ed. Ubaldinihttp://www.ilgiardinodeilibri.it/…/__fare-pace-con-se-stess…

Se potete portate con voi penna e taccuino che useremo anche come diario di pratica personale in questa settimana di pratica
Un abbraccio e a presto
fratello phap ban



Intensivi di IPNOSI REGRESSIVA, REBIRTHING, BIOENERGETICA condotti dal dr. Maurizio D'Agostino -

Calendario degli incontri per il 2016 

 

20 marzo 2016 Intensivo di Rebirthing ad approccio bioenergetico-transpersonale

23-24 aprile - Intensivo di meditazione zen e Rebirthing con Phap Ban e Maurizio D Agostino 

29 maggio - Intensivo di Ipnosi Regressiva a vite precedenti e Rebirthing 

18-19 giugno - Intensivo residenziale di Rebirthing ad approccio bioenergetico-transpersonale - Castel di Tusa (ME) (presso Museo albergo Atelier d'arte sul mare)

26 giugno - Intensivo di Ipnosi Regressiva a vite precedenti

24 luglio Intensivo di analisi bioenergetica 

21 agosto Intensivo di analisi bioenergetica "Lasciare andare le resistenze e l'atosabotaggio"

22 settembre  Intensivo di analisi bioenergetica "Arrendersi al corpo: dalla paura alla fiducia"

25 settembre  Intensivo di analisi bioenergetica "Decondizionare la propria infanzia" 

22-23 ottobre   Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "LIbera il tuo bambino interiore"

26-27 novembre   Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "LIbera il tuo bambino interiore" 

17-18 dicembre  Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "Padroneggia il tuo bambino interiore"

 

 

Per informazioni chiamare il conduttore degli intensivi Dr Maurizio D Agostino

cell 3923800864

(il programma può subire variazioni con aggiunte di date)

 

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Via Ramondetta, 21 Valverde (Catania)

 


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INTENSIVI di REBIRTHING/VIVATION - Sabato e/o domenica ore 10.00-18.30 conduttore M. D'Agostino - In questo ciclo di Workshops intensivi non residenziale si farà un lavoro col respiro (rebirthing e vivation) integrato se opportuno con la terapia bioenergetica.Verranno sperimentate varie modalità di lavoro col respiro ( a secco, eyegaze vivation, vivation allo specchio ecc.).Gli orari di lavoro saranno sabato e/o domenica dalle 10 alle 18.30.

CALENDARIO 2017 - INTENSIVI DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO conduttore dr. Maurizio D’Agostino -

Calendario Gruppo di terapia bioenergetica

29 gennaio 

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9 aprile

7 maggio

11 giugno

9 luglio

17 settembre

15 ottobre

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3  dicembre 

 

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19 FEBBRAIO  - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

12 MARZO - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

9 APRILE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

7 MAGGIO INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

11 GIUGNO-  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

9 LUGLIO -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

17 SETTEMBRE INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

15 OTTOBRE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

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3DICEMBRE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO)  orario: 10.00-18,30

 

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INTENSIVI DI REBIRTHING BIOENERGETICO-TRANSPERSONALE

(CATANIA - GENOVA - LECCE - LONDRA - PORT LUIS (MAURITIUS) - 2015

 

 

  

SABATO FEBBRAIO 2016- VALVERDE (CT) INTENSIVO DI REBIRTHING condotto dal dr. Maurizio D'Agostino

14-15 MARZO - GENOVA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

25-26 APRILE - LECCE - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban  

 PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVERE O TELEFONARE  A assunta.desantis@gmail.com – tel. 3456425834

20-21 GIUGNO - LECCE - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

 PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVERE O TELEFONARE  A assunta.desantis@gmail.com – tel. 3456425834) 

1-2 AGOSTO - GENOVA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

     AGOSTO - LONDRA - INTENSIVO DI REBIRTHING condotto dal dr. Maurizio D'Agostino

3 OTTOBRE - CATANIA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban 

 

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MARATONE  DI ANALISI BIOENERGETICA

 

 

 

 

 

APRILE - MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino  

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30

 

LUGLIO - MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30 

 

OTTOBRE-  MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30  

 

NOVEMBRE -  MARATONA NON RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

                    SABATO 26  ore 1O.00-19,30  e  Domenica 27 ore 18.30  

 

DICEMBRE -  MARATONA NON RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

                    SABATO 17  ore 1O.00-19,30  e  Domenica 18 ore 10.00 - 18.30  

 

 Intensivi di Analisi Bioenergetica  condotti dal dr. Maurizio D'Agostino 

 

 

 

 

 

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PRANIC HEALING 

 

 

 

 

 

INCONTRO DI PRATICA per gli studenti di PRANIC HEALING del GROUNDING INSTITUTE (gratuito) - ogni lunedì ore 20.00 (telefonare al 392.3800864) 

INCONTRI DI ARHATIC YOGA A CADENZA MENSILE

29 marzo INCONTRO DI SUPERVISIONE di PRANIC HEALING per gli studenti del Grounding institute

     CORSO DI PRANIC HEALING Base (1° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani -  

26-27 giugno - CORSO DI CRISTALLOTERAPIA PRANICA (4° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani 

26-27 settembre -  CORSO DI PRANIC HEALING AVANZATO (2° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani 

     CORSO DI PSICOTERAPIA PRANICA  (3° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani  

 

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   IPNOSI

 

 

 

Sedute individuali di Ipnosi (ogni pomeriggio da martedì a venerdì) 

Sedute individuali di Ipnosi regressiva (ogni pomeriggio da martedì a venerdì) 

Intensivo di Ipnosi di gruppo ogni mese (escluso agosto) 2016

 


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Corso di Formazione per Conduttore di Classi di Esercizi Bioenergetici e Counselling a indirizzo bioenergetico

Date 1° anno del Corso di Formazione in COUNSELLING a indirizzo bioenergetico

( Società Italiana di Analisi Bioenergetica - SIAB) - direttore: dr. Maurizio D'Agostino
Orario 10.00-17.00 

 

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  CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI 

  ogni MERCOLEDI' ore 19.00

 

 

 

 

INTENSIVI DI CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI  - Per info chiamare al conduttore

  CONDUTTORE: Dr. Maurizio D'Agostino

In questo intensivo sarà dato ampio spazio al lavoro con le vibrazioni energetiche, al contatto e al lavoro col respiro. Sarà incentrato sugli ultimi sviluppi metodologici di David Berceli sul Tremore neurogenico.

Per Informazioni e iscrizioni telefonare al 392.3800864

 

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 GRUPPO DI MEDITAZIONE ZEN della tradizione di Thich Nhat Hanh

ogni MERCOLEDI' ore 20.45 (ingresso libero) (subito dopo la classe di esercizi)

 

 

 RITIRO DI MEDITAZIONE CON i MONACi ZEN di PLUM VILLAGE

 (VEDERE SITO WWW.ZENQUIEORA.ORG )

 

iNCONTRi DI MEDITAZIONE ZEN COL MONACO PHAP BAN - dal 14 al 28.aprile 2016

 Arrivare alle ore 19.45 per sistemarsi nella sala. I'incontro inizierà alle ore 20.15. Dopo non si potrà più accedere. Inviare sms o telefonare al 392.3800864 (Maurizio D'Agostino) se si intende partecipare all'incontro.

Luogo: JACARANDA CENTER, VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE   http://www.zenquieora.org/www.zenquieora.org

 Gli incontri di pratica zen con Phap Ban proseguiranno ogni pomeriggio e nel weekend 16-17 aprile ci sarà il ritiro. 

Nel weekend del 23-24 aprile ci sarà il Ritiro di REBIRHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'AGOSTINO e dal monaco zen PHAP BAN. 

Avvisare se si intende partecipare:

JACARANDA CENTER

VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE 

cell. 3923800864 

Pagina di Facebook: ZEN QUI E ORA - Gruppo di Meditazione Zen di Catania-Sicilia

 

GIORNATA DI MEDITAZIONE ZEN  CON IL MONACO ZEN PHAP BAN  -  4 OTTOBRE 

 

iNCONTRi DI MEDITAZIONE ZEN CON I MONACI DELLA TRADIZIONE ZEN DI THICH NHAT HANH DI PLUM VILLAGE - INVERNO 2016 - VALVERDE

 

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CORSO di SPECIALIZZAZIONE in PSICOTERAPIA BREVE A INDIRIZZO STRATEGICO per psicologi e medici (Istituto per lo Studio delle Psicoterapie - ISP)

  

 BARI, 23-24 maggio

CATANIA  21 FEBBRAIO, 

LAMEZIA TERME, 9-10 maggio,

ROMA, 18-19 aprile

 

PER INFORMAZIONI SU TUTTE LE PROPOSTE

JACARANDA CENTER

Direttore: dr. Maurizio D’Agostino

Cell.  3923800864

Via RAMONDETTA, 21 VALVERDE (CT)

www.bioenergetic.it



INTENSIVO DI CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI conduttore Dr. Maurizio D'Agostino -

"ARRENDERSI AL CORPO"

Sabato 22 aprile 2017 ore 10.00-17.30

 

Jacaanda Center

Via Ramondetta, 21 Valverde (CT)

Per info chiamare: 3923800864 

www.bioenergetic.it  

www.jacarandacenter.it  



Vesak - Incontro di pratica di meditazione zen - Venerdì 22 aprile 2016 -

L'incontro sarà facilitato dal monaco zen Phap Ban 

In tutto il mondo, in questi giorni, nella tradizione buddhista celebrano il Vesak, ovvero la festa sacra che rievoca la nascita, la morte e il Nirvana, l'illuminazione di Buddha.

Il Vesak è una delle feste religiose più importanti del calendario buddhista ed è una occasione per ricordare i precetti, la vita e l'insegnamento di Buddha nel mondo. Cade normalmente nel giorno del plenilunio di aprile o maggio anche se tutto il mese ed in particolare i giorni intorno al plenilunio sono considerati importanti.

A Plum Village si è soliti festeggiare questa giornata costruendo un piccolo ponte nel laghetto di uno stagno coperto di fiori di loto. Uno ad uno i presenti percorrono il ponte al cui centro è stato posta una piccola statua del Buddha bambino e mentre viene intonato un canto aspergono con acqua mista petali di fiori l'immagine del bambino.

Proprio con questo spirito festeggeremo con voi questa giornata che ci ricorda la libertà immensa che portiamo in noi, libertà che nessuno può darci e nessuno può toglierci.

Venerdì ore 19.00 (arrivare 18.30)

 

Jacaranda Center

Via Ramondetta, 21 Valverde

Per info e partecipazione chiamare o mandare un SMS al 3923800864

 

(Attenzione: Se il navigatore vi porta a via Ramondetta 21 di Aci Bonaccorsi allora scendendo prendere la prima a sinistra e poi la prima a destra (e già siete su via Ramondetta di Valverde) e dopo 50 metri trovate i 3 cancelli. Prendere il primo cancello a sinistra e percorre la strada sterrata fino alla fine.



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