|
L'amore.
(…) Cos’è l’amore? La
parola è talmente falsata e contaminata che non mi va granché di usarla. Tutti
parlano di amore - ogni rivista e ogni giornale, ogni missionario parla
incessantemente di amore. Amo il mio paese, il mio re, qualche libro, quella
montagna, il piacere, mia moglie, Dio. L’amore è una idea? Se lo è può
essere coltivata, nutrita, accarezzata, comandata a bacchetta, alterata come
volete. Quando dite di amare Dio cosa significa? Significa che amate una
proiezione della vostra immagine, una proiezione di voi stessi sotto certe
spoglie di rispettabilità secondo quello che credete sia nobile e santo. (...)
L’amore può essere l’ultima soluzione a tutte le difficoltà, i problemi e
le pene dell’uomo, dunque come faremo a scoprire cos’è l’amore?
Limitandoci a definirlo? La chiesa lo ha definito in un modo, la società in un
altro, e c’è una gran quantità di deviazioni e di interpretazioni sbagliate.
Adorare qualcuno, dormirci insieme, lo scambio emotivo, l’amicizia - è questo
quello che intendiamo per amore? (…) L’amore può essere diviso in sacro e
profano, umano e divino, o c’è solamente amore? L’amore appartiene a uno e
non a molti? Se dico, "Ti amo", esclude forse ciò l’amore dell’altro?
L’amore è personale o impersonale? Morale o immorale? E' qualcosa di intimo o
no? Se amate l’umanità potete amare il particolare? L’amore e un
sentimento? E’ una emozione? E’ piacere e desiderio? Tutte queste domande
indicano - non è vero? - che abbiamo delle idee sull’amore, idee su ciò che
dovrebbe e non dovrebbe essere; un modello o un codice maturato nella cultura in
cui viviamo. Così per approfondire la questione di cosa sia l’amore dobbiamo
come prima cosa liberarci dalle incrostazioni dei secoli, mettere da parte tutti
gli ideali e le ideologie su ciò che dovrebbe o non dovrebbe essere. Dividere
qualsiasi cosa in quello che dovrebbe essere e in ciò che è, è il modo più
ingannevole di vivere. Dunque, come farò a scoprire cos’è questa fiamma che
chiamiamo amore - non per esprimerlo a qualcun altro ma per sapere cosa esso sia
in se stesso? Come prima cosa devo respingere quello che la chiesa, la società,
i miei genitori e amici, quello che ogni persona e ogni libro ha detto su di
esso, perché voglio scoprire da solo cosa è. (…) Il governo dice: "Va’
e uccidi per amore del tuo paese". È amore questo? La religione dice: “Dimentica
il sesso per amore di Dio”. E' amore questo? L’amore è desiderio? Non dite
di no. Per la maggior parte di noi lo è - desiderio e piacere, il piacere che è
derivato dai sensi, dalla attrazione sessuale e dalla soddisfazione. Non sono
contrario al sesso, ma cercate di vedere cosa in esso sia implicato. Quello che
il sesso vi dà momentaneamente è il totale abbandono di voi stessi, poi finite
per ritornate alla vostra confusione e così volete ripetere e ripetere quello
stato in cui non c’è preoccupazione, problema, io. (…) L’appartenere a un
altro, l’essere psicologicamente nutrito da un altro, dipendere da un altro -
in tutto ciò deve esserci sempre ansietà, paura, gelosia, colpa, e finché c’è
paura non c’è amore; una mente oppressa dal dolore non saprà mai cos’è l’amore;
il sentimentalismo e l’emotività non hanno assolutamente niente a che fare
con l’amore. E così l’amore non ha niente a che fare con il piacere e il
desiderio. L’amore non è un prodotto del pensiero che è il passato. Il
pensiero non può assolutamente coltivare l’amore. L’amore non è limitato o
intrappolato dalla gelosia poiché la gelosia appartiene al passato. L’amore
è sempre attivo presente. Non è "Amerò" oppure "Ho
amato". Se conoscete l’amore non seguirete nessuno, l’amore non
obbedisce. Quando amate non c’è rispetto né irriverenza. Non sapete cosa
realmente vuol dire amare qualcuno – amare senza odio, senza gelosia, senza
rabbia, senza volere interferire con quello che l’altro fa o pensa, senza
condannare, senza far paragoni - non sapete cosa vuol dire? Dove c’è amore c’è
paragone? Quando amate qualcuno con tutto il cuore, con tutta la mente, con
tutto il corpo con tutto il vostro essere c’è paragone? Quando vi abbandonate
completamente a quell’amore allora non c’è l’altro. Forse che l’amore
ha delle responsabilità e dei doveri e ne fa uso? Quando fate qualcosa al di
fuori del dovere, c’è amore? Nel dovere non c’è amore. La struttura del
dovere in cui l’essere umano è intrappolato lo va distruggendo. Finché sarete
costretti a fare qualcosa perché è vostro dovere non amerete quello che fate.
Quando c’è amore non c’è dovere o responsabilità. (…) Se ci fate caso
potete vedere che tutto ciò accade dentro di voi, Potete vederlo con pienezza,
completamente, in uno sguardo, senza sprecare tempo a farci su delle analisi.
Potete vedere in un momento l’intera struttura e natura di questa piccola cosa
senza valore chiamata "io", le mie lacrime, la mia famiglia, la mia
nazione, la mia fede, la mia religione - tutte queste brutture sono dentro di
voi. Quando ve ne renderete conto con il cuore non con la mente, quando ve ne
renderete conto dal più profondo del cuore, allora avrete la chiave che potrà
mettere fine al dolore. (...) Quando chiedete cos’è l’amore, potreste
essere troppo spaventati per vedere la risposta. Essa potrebbe significare un
cambiamento radicale; potrebbe frantumare la famiglia; potreste scoprire di non
amare vostra moglie o vostro marito o i vostri bambini - no? - potreste dover
distruggere la casa che avete costruito, potreste non tornare più al tempio. Ma
se volete ancora scoprirlo, vedrete che la paura non è amore, che dipendere non
è amore, la gelosia non è amore, la possessività e il desiderio di dominare
non sono amore, la responsabilità e il dovere non sono amore, l’autocommiserazione
non è amore, l’angoscia di non essere amato non è amore, amore non è l’opposto
di odio più di quanto umiltà non sia l’opposto di vanità. (…) E così
siamo arrivati al punto: può la mente incontrare l’amore senza bisogno di
disciplina, pensiero, sforzo, senza alcun libro o maestro o guida - incontrarlo
come si incontra un bel tramonto? (...) Una mente che ricerca non è una mente
appassionata e incontrare l’amore senza cercare è l’unico modo per trovarlo
– incontrarlo ignari, e non come risultato di uno sforzo o di una esperienza.
Questo amore, scoprirete non appartiene al tempo; questo amore è sia personale
che impersonale, appartiene sia ad uno che a molti. Come per un fiore profumato
che voi potete odorare o trascurare. Quel fiore è lì per chiunque, anche per
colui che si prende la pena di odorarlo profondamente e di guardarlo con
piacere. Sia egli molto vicino nel giardino o molto lontano, per il fiore è la
stessa cosa, essendo ricco di quel profumo lo distribuisce a tutti. L’amore è
qualcosa di nuovo, fresco, vivo. Non ha ieri né domani. E’ al di là della
confusione del pensiero. Solo la mente innocente sa cosa sia l’amore, e la
mente innocente può vivere nel mondo che innocente non è. E’ possibile
scoprire questa cosa straordinaria che l’uomo ha cercato eternamente, nel
sacrificio, nell’adorazione, nel rapporto, nel sesso, in ogni forma di piacere
e di dolore, solamente quando il pensiero arriva a comprendere se stesso e
giunge naturalmente a fine. (...) Potete leggere queste parole ipnotizzati e
incantati, ma andare al di là del pensiero e del tempo realmente - cioè andare
al di là del dolore - vuol dire essere consapevoli che c’è un’altra
dimensione chiamata amore. Ma non sapete come raggiungere questa straordinaria
sorgente - cosa fate dunque? Se non sapete che fare, non fate niente, non è
vero? Assolutamente niente. Allora intimamente voi siete nel più completo
silenzio. Capite cosa vuoi dire? Vuol dire che non cercate non volete, non
andate a caccia di qualcosa; non c’è assolutamente un centro. Allora c’è
amore.
Estratto dal libro:
J.
Krishnamurti - Libertà dal conosciuto -
Ed.
Ubaldini Editore - Roma
©
1969 Krishnamurti
Foundation London
©
1973 Casa
Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma
La
conoscenza di sé, la consapevolezza e la comprensione di "ciò che
è".
Per conoscere se stessi, per apprendere
il funzionamento del proprio pensiero, bisogna essere straordinariamente
vigili e iniziare così a sviluppare una sensibilità sempre
maggiore al complesso intrico dei propri pensieri, reazioni e sentimenti,
una maggiore consapevolezza non solo di se stessi, ma anche degli altri,
di coloro con cui si è in rapporto. Conoscere se stessi vuol dire
studiare se stessi nell'azione che è rapporto. (...)
Quanto più conoscete voi stessi,
tanto più c'è chiarezza in voi. La conoscenza di sé
non ha mai termine. Man mano che lo studio di sé procede e va sempre
più in profondità, si trova la pace.
(...)
La comprensione di sé è il vedersi attimo per attimo nello
specchio dei rapporti. I rapporti con la proprietà, le cose, le
persone, le idee (l'idea è il risultato del processo del pensiero,
e il processo del pensiero è la risposta della memoria, e la memoria
è sempre condizionata).(...) Per comprendere ciò che
è bisogna osservare i propri pensieri, i sentimenti e le
azioni, attimo per attimo. Questo è il "reale". Qualunque altra
azione, ideale, o ideologia non è il "reale", ma semplicemente un
desiderio, un'aspirazione illusoria a essere qualcosa di diverso da ciò
che è. (...) Comprendere
ciò che è richiede uno stato mentale in cui
non siano presenti né identificazione, né condanna, il che
implica che la mente sia vigilie e tuttavia passiva.
(...)
Solo quando si riesce ad andare oltre il groviglio delle idee (che costituiscono
l'io, la mente), allorché il pensiero è completamente muto,
solo allora si saprà cos'è la verità.
(...) Dopo tutto è questa la
verità: avere la capacità di accostarsi ad ogni cosa come
se fosse la prima volta, attimo per attimo, senza i condizionamenti del
passato, di modo che non ci sia l'effetto cumulativo che agisce come barriera
fra se stessi e ciò che è.
(...)
Se non c'è più alcuna credenza con cui la mente si identifichi
allora la mente, priva di identificazione, è capace di guardare
a se stessa così com'è: e a quel punto, sicuramente, si ha
un primo barlume di comprensione si sé.
(...)
Quando accettiamo ciò che è senza evitarlo,
senza condannarlo o giustificarlo, ogni contrasto è pienamente acquietato.
(...) Ci vuole consapevolezza di sé
in azione. Osservatevi mentre agite, non solo esternamente: seguite il
movimento dei vostri pensieri e sentimenti. Vi accorgerete che il processo
di tale movimento del pensiero, che comprende anche sentimento e azione,
si basa su un'idea in divenire. Questa sorge quando c'è un senso
di insicurezza, che a sua volta emerge quando si è consapevoli del
vuoto interiore. (...)
Se siete consapevoli dei processi del pensiero e del sentimento vi accorgerete
che c'è una costante battaglia in corso , uno sforzo per cambiare,
per alterare, per trasformare ciò che è. E'
questo sforzo per diventare qualcosa, per evitare ciò che
è che genera sofferenza, dolore, ignoranza. (...) Esiste
una consapevolezza che non è del pensiero: è sufficiente
essere consapevoli delle attività del sé, senza condannare
o giustificare, semplicemente essere consapevoli.
(...)
Deve esserci una determinazione a scoprire, a esplorare il processo dell'essere,
il che significa essere pronti a recepire ogni implicazione ogni cenno,
essere consapevoli delle proprie paure e delle proprie speranze, esplorale
ed essere liberi, sempre più liberi. (...)
Quando riconoscete che ogni movimento della mente non è altro che una forma di
rafforzamento del sé, quando lo osservate, lo comprendete, quando siete del
tutto consapevoli che il sé è in azione, quando arrivate a quel punto (non
ideologicamente o a parole), allora vedrete che la mente essendo ormai
completamente immobile, non ha potere di creare. Quando la mente è
non-creatrice, allora si ha la creazione.
Estratto da:
J.
Krishnamurti - La ricerca della felicità -
Ed.
Rizzoli R.C.S. Libri
©
1992
Krishnamurti
Foundation of America
©
1997 R.C.S.
Libri S.p.A., Milano
Il
desiderio.
E’ importante capire la
natura del desiderio; capire perché il desiderio abbia assunto un ruolo così
straordinario nella nostra vita. Dobbiamo vedere come il desiderio ci tolga
chiarezza e come impedisca di fiorire a quella qualità straordinaria che
appartiene all’amore. E importante capire che cos’è il desiderio invece di
sopprimerlo, di controllarlo, di dargli un orientamento particolare che forse
potrebbe concedervi un po’ di pace. (…) Quando osservare il desiderio, lo
state osservando come se foste al di fuori di esso? Oppure lo osservate ne1
momento in cui sorge, non come se fosse qualcosa di separato da voi? Voi siete
desiderio. Capite la differenza? Posso osservare il desiderio sorgere in me
quando guardo in una vetrina qualcosa che mi piace e che desidero comprare.
L’oggetto che desidero è diverso da me. L’oggetto è diverso. Ma il
desiderio sono io stesso. Così c’è una percezione del desiderio senza che ci
sia un osservatore separato dal desiderio. Guardo un albero. “Albero” è la
parola mediante in quale riconosco quella cosa laggiù nel campo. E so anche che
la parola “albero” non è l’albero. Mia moglie non è una parola. Ma ho
fatto diventare la parola mia moglie! Non so se riuscite a cogliere tutte le
sottigliezze di questa faccenda. Fin dall’inizio devo capire con estrema
chiarezza the la parola non è la cosa. La parola “desiderio” non è la
percezione del desiderio, non è quell’energia straordinaria che sta dietro a
questa reazione. Così devo stare molto attento a non farmi intrappolare dalle
parole. E anche il cervello deve stare molto all’erta per accorgersi che un
oggetto può creare il desiderio. Ma il desiderio è separato dall’oggetto. Ci
rendiamo conto che la parola non è la cosa? E che il desiderio non è separato
dall’osservatore che lo sta guardando? Ci rendiamo conto che l’oggetto può
creare il desiderio ma che c’è un desiderio indipendente dall’oggetto? Come
fiorisce il desiderio? Perché dietro il desiderio c’è un energia così
straordinariamente potente? Se non capiamo a fondo la natura del desiderio,
saremo sempre in conflitto tra noi. Io posso desiderare una cosa, mia moglie ne
può desiderare un’altra, e i miei figli ne possono desiderare altre ancora
completamente diverse. Così stiamo sempre bisticciando. E questo continuo
litigio, questa battaglia, li chiamiamo relazione, li chiamiamo amore.
Chiediamoci: qual è la sorgente del desiderio? Il desiderio, a meno che non se
ne capisca la radice, è straordinariamente sottile e ingannevole; quindi
dobbiamo essere molto chiari e onesti nella nostra indagine. Per tutti noi le
sensazioni, le risposte dei sensi, sono importanti: il tatto, il gusto,
l’olfatto, l’udito, la vista. E per la maggior parte di noi una particolare
risposta dei sensi è più importante delle altre. Se abbiamo un temperamento
artistico, abbiamo un nostro modo di vedere le cose. Se siamo ingegneri i nostri
sensi risponderanno in un modo diverso. Così non osserviamo mai in modo
completo, con tutti i nostri sensi. I nostri sensi reagiscono, ma queste
reazioni sono in qualche modo diverse tra loro. Ma è possibile rispondere
completamente, con tutti i nostri sensi in azione? Capite
l’importanza di questo punto? Nel momento in cui rispondiamo completamente con
tutti i nostri sensi, scompare l’osservatore separato. Ma quando reagiamo a
qualcosa di particolare, separandolo da tutto il resto, allora
ha inizio la divisione. Scopritelo. quando uscite da questa tenda, quando
guardate il fiume, il rapido scorrere delle sue acque, la luce sull’acqua.
Scoprite se potete guardare con la totalità dei vostri sensi. Non chiedetemi
come si fa, altrimenti tutto diventerebbe meccanico Ma so dite a voi stessi:
“Guardiamo, scopriamo…”, allora educa te voi stessi a capire come
reagiscono i vostri sensi. Quando guardate qualcosa, l’atto di vedere produce
una reazione. Vedete una camicia verde, o un vestito verde, l’atto di vedere
risveglia la reazione. Così ha luogo il contatto; e da quel contatto il
pensiero crea l’immagine di voi che state indossando
quella camicia o quel vestito. Oppure vedete una macchina per strada; ha una
bella linea, è splendente, si vede che ha un motore potente. Allora le girate
intorno, la esaminate e a quel punto il pensiero crea l’immagine di voi che
salite su quella macchina, accendete il motore
schiacciate l’acceleratore e partite. Così comincia il desiderio; il sorgere
del desiderio è nel momento in cui il pensiero crea l’immagine. Fino a quel
momento non c’è desiderio. C’è la risposta dei sensi, che è del tutto
normale: ma quando il pensiero crea l’immagine, da quell’istante comincia
il desiderio. Ora, è possibile che il pensiero non crei alcuna immagine? Questo
significa imparare come funziona il desiderio, e questo imparate è disciplina
in se stesso. Capire come funziona il desiderio è disciplina, e non l’imporsi
di controllare il desiderio. Imparare come funziona il
desiderio, o imparare a proposito di qualunque altra cosa, è tutto quello che
serve. Ma se dite: “Devo controllare il desiderio”, allora entrate in un
campo completamente diverso. Quando vedrete tutto questo movimento nel suo
insieme, capirete che il pensiero non interverrà con le sue immagini. Allora
vedrete, avrete sensazioni e basta. Che c'è che non va
in questo? Vedete, noi siamo tutti così presi dal desiderio! Vogliamo
realizzarci dando soddisfazione ai nostri desideri. Ma non vediamo quale
spaventosa rovina il desiderio ha provocato nel mondo, il desiderio di una
sicurezza individuale, il desiderio di un successo, di un potere, di un
prestigio individuale. Non ci rendiamo conto che siamo completamente
responsabili di qualsiasi cosa facciamo. Dove va a collocarsi il desiderio,
quando ne comprendiamo la natura? Ha un posto dove c’è amore? E l’amore è
qualcosa di così completamente estraneo all’umana esistenza, da non avere in
realtà per noi alcun valore? O è perché non vediamo la bellezza, la profondità,
la grandezza, la santità di quello che sta dietro questa parola, che ci manca
l’energia, il tempo, la passione per studiare, per
educare noi stessi a capire di cosa si tratta? Se ci mancano l’amore, la
compassione e la loro intelligenza, allora la meditazione avrà ben poco
significato. Senza quel profumo, quello che è eterno non
potrà mai essere trovato. Per questo è tanto importante mettere completamente
in ordine la nostra casa, non solo la casa in la in cui abitiamo, ma la casa
della nostra vita, del nostro essere, delle nostre lotte.
Estratto da:
J. Krishnamurti - La
rete del pensiero -
Ed. Aequilibrium
©
1982 Krishnamurti
Foundation Trust LTD
©
1987 Aequilibrium
- Ing. G. Turchi, Milano
La
morte.
(...) Cos'è la morte? E' esattamente la fine
di tutto ciò che abbiamo conosciuto. Ecco la realtà. (...) Non affrontiamo mai
il problema della morte in sé e per sé, perché l'idea stessa di arrivare a
una fine è talmente orripilante da risvegliare la paura. Avendo paura,
facciamo ricorso a varie forme di credo religioso, che sono semplicemente vie di
fuga. Per poter liberare la mente dalla paura dobbiamo assolutamente conoscere
cosa voglia dire morire mentre siamo ancora nel pieno delle nostre facoltà
fisiche e mentali. Dobbiamo penetrare la natura della morte da vivi. (...) Ora
in che modo può la mente sperimentare da vivi quella cessazione che chiamiamo
"morte"? La morte è la cessazione. Posso sperimentare questa
cessazione mentre sono ancora in vita? (...) La mia mente, che ha edificato un
senso di continuità, può cessare ora, invece che all'ultimo
respiro? Voglio dire, è davvero impossibile liberare la mente da tutto ciò che
la sua memoria ha accumulato? (...) Siete attaccati a ciò che possedete, a
vostra moglie, alle vostre opinioni, al vostro modo di pensare. Ora siete capaci
di porre fine a tale attaccamento? (...) Perché siete attaccati a qualcosa?
Perché avete paura che senza questo attaccamento non sareste nulla; quindi voi
siete la vostra casa, siete vostra moglie,
siete il vostro conto in banca, siete il vostro
lavoro. Siete tutte queste cose. Se riuscirete a mettere fine a tale senso di
continuità, generato dall'attaccamento, facendolo cessare completamente saprete
cos'è la morte. (...) Possiamo lasciare andare nello stesso modo l'odio,
l'invidia, l'orgoglio del possesso, l'attaccamento al credo alle opinioni, alle
idee, a un certo modo di pensare? Possiamo abbandonare tutto ciò
all'istante? (...) Abbandonare credo, opinioni, attaccamenti, avidità o
invidia vuol dire morire, morire ogni giorno, in ogni momento. Se giungiamo alla
cessazione di ogni ambizione , istante dopo istante, conosceremo quella
condizione straordinaria che consiste nel non essere nulla, nel raggiungere ,
per così dire, l'abisso dell'eterno movimento, e oltrepassare il confine, che
è la morte. Voglio sapere tutto della morte, perché la morte potrebbe essere
la realtà, potrebbe essere ciò che chiamiamo "dio", quel qualcosa di
assolutamente straordinario che vive e si muove, eppure non ha inizio né fine.
Ecco perché voglio conoscere la morte completamente. Perciò devo morire a
tutto ciò che già conosco. (...) Per me la vita non è separata dalla morte
perché nella vita c'è la morte. Non c'è separazione tra la morte e la vita.
(...) Mi chiedo se abbiate mai conosciuto veramente l'amore. Penso che in
realtà morte e amore vadano di pari passo. Morte, amore e vita sono la stessa
identica cosa. (...) L'amore è senza dubbio una sensazione totale che non è
sentimentale, nella quale non c'è alcun senso di separazione. E' la completa
purezza della sensazione senza le caratteristiche divisorie e frammentanti del
dell'intelletto. L'amore non ha un senso di continuità. Laddove c'è un senso
di continuità l'amore è già morto, ha il retaggio dello ieri, con i suoi
tristi ricordi, le liti e le brutalità. Per amare bisogna morire.(...) La mente
è libera solo quando è stata abbandonata l'accumulazione della memoria. La
creazione è nella cessazione, non nella continuità. E' l'unica via per
giungere a quell'azione totale che è vita, amore e morte. (Madras, 9
dicembre 1959).
Estratto dal libro:
J.
Krishnamurti - Sul vivere e sul morire -
Ed.
Astrolabio
©
1992 Krishnamurti
Foundation of America
© 1998
Casa
Editrice Astrolabio - Ubaldini Editore, Roma
La
paura, il tempo e il pensiero.
Stiamo parlando della paura in se stessa e non
delle diverse forme in cui essa si esprime - paura della vecchiaia, paura della
morte, paura della solitudine, paura di non arrivare a ottenere quello che
vogliamo, paura di non realizzarsi spiritualmente... Che cos’è la paura?
Quando c’è paura, la si riconosce come paura proprio in quel momento? Nel
momento in cui ha luogo la reazione di patita, posso descriverla? o è solo più
tardi che sono in grado di parlarne? "Più tardi" significa tempo.
Supponiamo che io abbia paura. Ho paura di qualcosa, ho paura che si scopra
qualcosa che ho fatto in passato e che non voglio si venga a sapere. Oppure,
tempo fa, è successo un fatto che mi spaventa ancora adesso. Esiste una paura
in se stessa senza l’oggetto che la provoca? Nell’istante in cui c'è paura,
è in quel momento che la chiamate paura? Oppure potete farlo solo dopo, più
tardi? Certamente potete farlo solo dopo il momento in cui la reazione si
verifica. E questo che cosa significa? Il cervello ha conservato il ricordo di
altri momenti di paura, e nell’istante in cui ha luogo questa reazione, il
pensiero la riconosce e dice: "Questa è paura". Mi rendo conto che
nell’istante in cui affiora una sensazione di paura, non ho il tempo di
riconoscerla e di chiamarla paura. E solo più tardi, dopo che si è
manifestata, che le do il nome di paura. Questo significa che l’ho
riconosciuta in base ai ricordi di altre situazioni che in me hanno provocato
paura. Mi ricordo di quelle sensazioni provate in passato e quando sorgono nuove
sensazioni simili immediatamente le identifico con il termine "paura".
È abbastanza semplice, no? Così il ricordo del passato esercita una continua
interferenza sul presente. Ora ci chiediamo: che cos’è la paura? La paura è
tempo? E successo qualcosa la settimana scorsa che ha provocato in me quella
sensazione che chiamo paura; e ora temo che potrebbe succedere un’altra volta,
oppure spero che non si ripeta. Così mi chiedo: "E il tempo la radice
della paura?". Allora, che cos’è il tempo? Il tempo segnato dall’orologio
è molto semplice. Il sole sorge ad una certa ora e tramonta ad una cena ora. C’è
l’ieri, l’oggi, il domani. C’è una naturale sequenza del tempo. Ma in noi
c’è anche un tempo psicologico. L’avvenimento accaduto la settimana scorsa,
che mi ha dato piacere o che ha risvegliato in me il senso della paura, me lo
ricordo e lo proietto nel futuro. Potrei rimanere senza lavoro, potrei perdere
la mia posizione, potrei perdere il mio denaro, potrei perdere mia moglie:
questo è tempo. Ma allora, la paura è parte del tempo psicologico? Sembra che
sia così. E che cosa significa tempo psicologico? Tempo implica spazio. Non è
soltanto il tempo fisico a richiedere spazio, ma anche il tempo psicologico
richiede spazio: ieri, la settimana scorsa, oggi, domani. Ci sono spazio e
tempo. È semplice. E la paura e un movimento del tempo? Ma il movimento del
tempo, psicologicamente, non è il movimento del pensiero? Così pensiero è
tempo, e tempo è paura. È ovvio. Sono andato dal dentista, e mi ha fatto male.
Me ne ricordo, proietto questo fatto nel futuro e spero di non dover provare
ancora quel dolore. Il pensiero è in movimento. Così la paura è un movimento
nello spazio e nel tempo psicologico. Per vedere tutto ciò come un fatto, e non
per farcene solamente un'idea si deve stare molto attenti a questa sensazione di
paura legata a quello che è successo in passato. Si deve dare a questa paura un
attenzione completa nel momento in cui sorge; allora essa non si imprimerà
nella memoria. Fatelo, e lo scoprirete per conto vostro. Quando qualcuno vi
offende, se voi siete completamente attenti, non c’è offesa, non c'è
insulto. E quando qualcuno viene a dirvi: "Che persona meravigliosa
sei!", se siete completamente attenti questo apprezzamento scivola via come
l’acqua sulle penne di un’anatra. Così, per favore, rendetevi conto da soli
di questa verità: che spazio, tempo, pensiero significano paura. E un fatto. E
se non vi fermate alla descrizione che è stata data da chi vi parla, ma vi
mettete ad osservare per conto vostro, non potete evitate di percepire questo
fatto, non potete ignorarlo. Un fatto non potete sfuggirlo. E sempre lì. Anche
se tentate di evitarlo, di sopprimerlo, di sfuggirlo, il fatto rimane sempre
lì. Ma se dedicate un’attenzione completa al fatto che la paura è pensiero
In movimento, allora la paura, a livello psicologico, scompare.
Estratto da:
J. Krishnamurti - La
rete del pensiero - Ed. Aequilibrium
©
1982 Krishnamurti
Foundation Trust LTD
©
1987 Aequilibrium
- Ing. G. Turchi, Milano
La paura insorge quando desidero essere parte
di uno schema. Vivere senza paura significa vivere senza schemi. Quando aspiro
ad un particolare stile di vita, questo è già in sé fonte di paura.
Estratto da:
J.
Krishnamurti - La ricerca della felicità -
Ed.
Rizzoli R.C.S. Libri
©
1992
Krishnamurti
Foundation of America
©
1997 R.C.S.
Libri S.p.A., Milano
|
TUTTE LE IMMAGINI ED I TESTI
SONO TRATTI DA ARCHIVI PERSONALI E/O DI PUBBLICO
DOMINIO, E SONO QUI UTILIZZATI AL SOLO SCOPO DIVULGATIVO. NON SI
INTENDE IN TAL MODO VIOLARE ALCUN COPYRIGHT O LEGGE ITALIANA E/O
INTERNAZIONALE VIGENTE. QUESTO E' UN SITO
NO-PROFIT.
|
|
All
images and texts are taken from personal or well-knwon archives, and here
they are utilized only for spreading purpose. Therefore this site
doesen't mean to violate any law or copyright. This is a no-profit site.
Grounding
Institute
dr.
Maurizio D'Agostino
Via
Asiago, 35 Catania
www.bioenergetic.it
|
|