GROUNDING INSTITUTE - Centro Studi Bioenergetica
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domenica 13 marzo 2011 |
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Iniziamo questo secondo capitolo con una citazione di Watzlawick
(1976):
“…Certamente la realtà è quella che è, e la comunicazione è solo
un modo di esprimerla o di spiegarla. Niente affatto [...] le nostre
idee tradizionali sulla realtà sono illusioni che andiamo
accumulando per la maggior parte della nostra vita quotidiana,
anche al rischio notevole di cercare di costringere i fatti ad
adattarsi alla nostra definizione di realtà, e non viceversa. [..] in
effetti esistono molte versioni diverse della realtà, alcune
contraddittorie, ma tutte risultanti dalla comunicazione e non
riflessi di verità oggettive, eterne. ”
La svolta epistemologica nello studio della comunicazione al
Mental Research Institute di Palo Alto, risulta evidente nella citazione
riportata. Comunicazione e realtà divengono inscindibili, non meri
strumenti per spiegarsi a vicenda.
La comunicazione trova un nuovo inquadramento teorico con la
scuola di Palo Alto, nella quale autori del calibro di Bateson,
Watzlawich, Weakland, Haley ed altri, affrontano le psicopatologie
secondo un’ottica diversa, poliedrica, spostando il focus d’indagine
verso le interazioni, i comportamenti e la comunicazione degli
individui, più che verso supposte dinamiche interne non osservabili.
Le obsolete scissioni di cartesiana memoria, tra res cogitans e resextensa, tra innato e acquisito, tra oggetto e soggetto delle interazioni,
e la complessità dei sistemi che veniva emergendo, non potevano più
convivere né tanto meno la loro incompatibilità poteva essere ignorata.
Queste rigide antinomie avevano invischiato lo sviluppo di teorie meno
deterministiche in pirotecniche quanto sterili controversie. Già Bateson
nei metaloghi (ovvero conversazioni su un argomento problematico
che l’autore immagina avvenire tra una bambina e suo padre) di “Verso
un’ ecologia della mente”, accusava la psicologia di essersi
cristallizzata intorno a concetti come istinti, pulsioni, energie, che più
che portare alla scoperta della mente, ne adombravano i meccanismi
anche più semplici (Bateson, 1999).
Cosa, dunque, differenzia la scuola di Palo Alto dalle precedenti
teorie della comunicazione? Basterebbe riflettere sul primo assioma
della comunicazione enunciato da Watzlawick, per trovare una facile
risposta: non si può non comunicare. Sembrerebbe scontato, ma la
genialità di un pioniere, in qualsiasi ramo della conoscenza umana, si
rivela proprio nello scoprire concetti apparentemente semplici, e nel
porli alla base di teorie sempre più complesse. Analizzeremo in questo
capitolo i contributi di Paul Watzlawick e di Gregory Bateson nello
sviluppo della teoria della comunicazione del Mental Research
Institute nella scuola di Palo Alto, nonché l’apporto di Jay Haley alla
teorizzazione e all’applicazione psicoterapeutica della comunicazione
suggestiva.
1. Due concetti cardine: Il sistema e i due livelli di realtà
Tra i tanti concetti innovativi nello studio della comunicazione, due
assumono una rilevanza centrale per lo sviluppo delle teorie di questi
autori: il concetto di sistema e le realtà di primo e di secondo ordine.
Il sistema
La visione sistemica della realtà diviene un concetto irrinunciabile
nelle teorie sviluppate dalla scuola di Palo Alto. L’individuo vive in
stretta relazione con l’ambiente che lo circonda e ciò fa di lui un
sistema aperto. Pertanto l’interazione continua con l’ambiente, rende
un insieme inscindibile individuo e contesto, una totalità che non
equivale alla semplice somma delle sue parti e che non può essere
definita come l’incontro di due realtà “ermeticamente chiuse”. Ciò può
essere facilmente spiegabile con l’esempio dell’idrogeno e
dell’ossigeno che, una volta legatisi, assumono le proprietà nuove e
diverse contenute nell’acqua. La conseguenza della stretta
interdipendenza che ne deriva, è che se si ottiene un cambiamento
anche minimo in qualsiasi punto del sistema, si avranno ripercussioni
sull’intera organizzazione uomo-ambiente. In questo senso è notevole
l’influenza del concetto di retroazione proposto dalla cibernetica. Nei
sistemi, vi sono meccanismi che propendono verso l’omeostasi del
sistema, e cioè tendono a mantenere un equilibrio di base, e a non
considerare i tentativi di correzione provenienti dalle informazioni in
entrata. In questo caso si parla di retroazione negativa. La retroazione
positiva, invece, si ha quando le informazioni in entrata si accrescono
nella stessa direzione del cambiamento. Ai fini di una terapia risulta di
notevole importanza la comprensione di tali meccanismi. La
consapevolezza che i risultati possono essere raggiunti partendo da
elementi diversi del sistema e che svolgono funzioni differenti di
retroazione, apre alla psicologia orizzonti inaspettati. Nell’evolversi di
una psicoterapia strategica (tema ampiamente trattato nel seguente
capitolo), l’utilizzo delle metafore permette di agire focalizzandosi su
elementi diversi del sistema, in modo più rapido ed efficace, aggirando
elementi difensivi tesi all’omeostasi, come la resistenza al
cambiamento.
Gli individui che comunicano, quindi, appartengono a contesti
multipli e le relazioni che essi stabiliscono sono condizionate sia dal
contesto nel qui ed ora dell’interazione, che dalle relazioni tra i diversi
sistemi d’appartenenza. La comunicazione, in questo senso, non può
più essere considerata come la semplice addizione tra emittente e
ricevente: essa si attua invece con la compenetrazione di sistemi più
ampi e di sottosistemi, che durante l’interazione incidono in maniera
dirompente sulla sua evoluzione. Durante una semplice conversazione,
ad esempio, potrebbe essere l’influenza della cultura, della posizione
sociale, dell’appartenenza al proprio contesto familiare, ad influire
sull’esito dei processi di codifica e di decodifica del messaggio.
Realtà di primo e secondo livello
Le distinzioni tra realtà di primo e di secondo livello sono
d’importanza cruciale nel modello pragmatico della comunicazione. La
differenza sostanziale tra i due livelli è che la nostra percezione della
realtà differisce dalle interpretazioni che diamo di essa. La percezione
che abbiamo di un qualsiasi oggetto, anche il più semplice, può essere
la stessa rispetto alle persone che ci circondano. Ma ciò che è alla base
del nostro modo di comunicare intorno a queste percezioni, non è la
loro conoscenza oggettiva, ma il significato che noi attribuiamo
all’oggetto in questione. E’ di queste interpretazioni che si alimenta
l’interazione tra più individui ed è sempre su queste che si cocostruisce
la realtà. Di essa, non esiste un’unica versione e solo se vi è
un accordo effettivo tra i soggetti interagenti sulle molteplici variazioni
che la possono caratterizzare, può sussistere la comunicazione.
Nell’analisi della comunicazione in ambito psicologico, dunque,
non ci si può esimere dall’evidenza che si agisce sempre sulle modalità
di costruire la realtà con altri modi di interpretarla, quindi su e con
realtà di secondo ordine. A ben vedere, la psicologia stessa altro non è
che un prisma di “supposizioni, convinzioni e credenze che sono parte
della nostra realtà di secondo ordine e, quindi, sono costruzioni della
nostra mente ” (Watzlawick, Nardone, 1997).
Tratto da Valeria Verrastro, Psicologia della comunicazione, Franco Angeli
Grounding Institute - Associazione Esalen
Via Asiago, 35 Catania
www.bioenergetic.it
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