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La Realtà
è funzione dello Stato di Coscienza poiché qualunque tipo
di distinzione è determinata dalla struttura del sistema e non
dal suo medium.
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Tart
nella sua opera (Stati di coscienza) parla di "Stati di coscienza
discreti" (d-Soc=discrete State of Consciusness). L'ordinario stato
di coscienza — chiamato b-Soc (basic State of Consciusness) — sarebbe
solo uno dei possibili stati discreti. Si presume perciò
l'esistenza di molteplici stati di coscienza e altrettanti modi
di esperire la realtà.
Lo
stato di coscienza base — differente da persona a persona — viene
definito come quella particolare "configurazione gestaltica che
tende a mantenersi relativamente stabile nel tempo" (M. Betti, Il
concetto di coscienza nel pensiero occidentale. Aspetti storico-filosofici
ed implicazioni psicopatologiche, Psichiatria e Territorio.
Volume V - Numero 1 - Settembre 1988, Forte dei Marmi (Lucca), p.
67).
Alcune
tecniche di meditazione hanno come scopo principale l’ampliamento
dello stato di coscienza ordinario sino all’integrazione di stati
discreti che normalmente non ne fanno parte. Quando ciò avviene
la persona acquisisce la capacità di spostarsi volontariamente
da una regione esperienziale (d-SoC) a un’altra senza alcuna frattura
significativa nel flusso della coscienza.
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Che cosa
è uno Stato di coscienza
Uno stato di
coscienza è un sistema composto dalle seguenti variabili in interazione
reciproca e costante:
Pensieri-emozioni-fisiologia-comportamento.
Lo stato del
sistema in un dato momento è la risultante dei valori assunti da
queste variabili. Se le fluttuazioni rientrano entrano un certo campo
di stabilità lo stato di coscienza non subisce particolari alterazioni.
All’interno
dello stato di veglia si verificano delle fluttuazioni: a volte siamo
orientati verso la razionalità, altre volte verso la fantasticheria,
a volte viviamo degli stati leggeri di trance. Ciò ha a che fare
con i ritmi ultradiani.
Tuttavia, nei
sistemi umani si possono verificare delle "discontinuità"
(i cosiddetti stati alterati di coscienza) quando le fluttuazioni vengono
amplificate (feedback positivo-morfogenesi) oltre un certo livello. In
tal caso (per esempio il passaggio dalla veglia al sonno e viceversa,
la comparsa di uno stato di meditazione o di estrema euforia) si verifica
una sorta di salto quantistico. Il processo comporta la perdita della
stabilità del sistema e la sua riorganizzazione verso un nuovo
stato di coscienza, un nuovo ordine di equilibrio instabile.
I sistemi viventi
sono sistemi aperti che, secondo Prigogine (premio nobel per la chimica)
operano in stati lontani dall’equilibrio.
La stasi e
l’equilibrio totale non esistono in natura poiché la vita emerge
alle soglie del caos. Solo nella vita intrauterina l’individuo può
veder soddisfatto ogni suo stato di necessità, di disequilibrio,
di disagio; dopo, ogni desiderio esiste solo per essere rigenerato: per
esempio, quando risolvo un problema, soddisfo un desiderio, mi libero
da un disagio, etc. posso stare tranquillo che molto presto si presenterà
un altro problema o desiderio.
Si può
parlare quindi di differenti plateau omeostatici che comportano stati
lontani dall’equilibrio.
In virtù
di ciò è possibile agire anche su un singolo elemento e
avviare così delle trasformazioni a livello superiore.
In base a
questo meccanismo funzionano la maggior parte delle psicoterapie che generalmente
privilegiano un singolo elemento del sistema: il comportamentismo (comportamento),
la psicofarmacologia, il training autogeno, la vegetoterapia (fisiologia),
il cognitivismo (pensiero), la Gestalt, le terapie catartiche (emozioni).
Tale discorso
è valido anche per ciò che riguarda le tecniche di persuasione
che possono fare leva su uno o più elementi del sistema.
Normalmente
si ritiene che occorra partire dal pensiero per influenzare il comportamento,
perché, secondo l’accezione comune, dovrebbe venire prima il pensare
e quindi l’agire. Tuttavia, in un sistema dinamico, interattivo e quindi
a causalità circolare tale priorità non ha senso. In un
sistema autopoietico non c’è alcun inizio né fine: posso
partire da qualsiasi elemento e se la dissonanza che produco è
sufficiente anche gli altri elementi dovranno seguire, o meglio, la perturbazione
si riverbererà su tutto il sistema.
Ciò
accade quando le fluttuazioni si amplificano oltre l’ambito di stabilità
del sistema — poiché per esempio due elementi sono in contrasto
fra di loro oppure perché si crea una forte ambivalenza all’interno
di un solo elemento (per esempio amore e odio per la stessa persona).
Può allora emergere uno stato di dissonanza. La dissonanza che
supera un certo livello chiede di essere risolta tramite il ritorno alla
fase di equilibrio precedente (feedback negativo) oppure attraverso cambiamenti
strutturali (feedback positivo), sino a giungere a cambiamenti di secondo
ordine. In tal caso il sistema non torna più alla condizione iniziale
e passa a uno stato di coscienza diverso con la conseguente apparizione
di nuove proprietà e comportamenti.
A questo proposito
è stato riscontrato (Vogel - 1966) che nelle transizioni da uno
stato di coscienza a un altro si verificano costantemente i seguenti passaggi:
1. Io intatto
2. Io destrutturato
(fase di instabilità sistemica)
3. Io ristrutturato
(nuovo plateau omeostatico - nuovo paradigma cognitivo)
Per favorire
la destrutturazione dello stato di coscienza sono state sviluppate numerose
tecnica, tra le quali la tecnica della confusione
e l’ipnosi dinamica.
Principio
del due
L’uomo, come
ogni altro sistema conserva il suo adattamento nell’ambiente grazie a
due processi complementari: la morfostasi (feedback negativo) e la morfogenesi
(feedback positivo).
"Infatti,
se un’eccessiva morfostasi può bloccare un sistema nella sua evoluzione
ed impedirgli ogni adattamento, è anche vero che senza morfostasi
nessun sistema potrebbe sopravvivere, per la mancanza di un minimo di
stabilità su cui fondare la propria morfogenesi. D’altra parte,
se la morfogenesi è necessaria perché in un sistema possa
verificarsi un cambiamento, è altrettanto vero che un eccesso di
morfogenesi potrebbe anche distruggere un sistema e fargli perdere la
propria identità." (Camillo Loriedo, Angelo Picardi, Dalla
teoria generale dei sistemi alla teoria dell’attaccamento, Franco
Angeli, Milano 2000, p. 203)
La vita sorge
solo nell’interazione fra coppie di opposti, Eros (feedback positivo -
caos) e Thanatos (feedback negativo - ordine).
E l’essere
umano opera secondo due logiche opposte e complementari: la logica asimmetrica
(digitale) e la logica simmetrica (analogico).
Anche nella
genesi si narra ciò:
In principio
Dio creò il cielo e la terra. … separò la luce dalle tenebre
… separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che
sono sopra il firmamento…
(Gn 1, 1)
Finché
durerà la terra, seme e messe, freddo e caldo, estate e inverno,
giorno e notte non cesseranno.
(Gn 8, 22)
Mentre Lao
Tze affermava: "Sotto il cielo tutti sanno che il bello è bello,
da cui il brutto. Che il bene è bene, da cui il male. È
così che essere e non essere si danno nascita fra loro".
Possiamo arrivare
a intendere la realtà secondo complementarietà cibernetiche
piuttosto che come coppie di opposti escludentesi a vicenda. Così
facendo passiamo dall’epistemologia dualistica o/o a quella fuzzy più/meno.
A questo proposito
Bradford P. Keeney fa un esempio: "Nel caso della coppia hegeliana,
predatore/preda, c’è la complementarietà cibernetica ‘ecosistema/interazione
della specie’ [...] Il quadro cibernetico più vasto implica che
la lotta sia un mezzo o processo per generare, mantenere o stabilizzare
l’ecosistema intero." (Bradford P. Keeney, "Strumenti epistemologici
per la terapia familiare" , in AA.VV., La terapia sistemica. Nuove
tendenze in terapia della famiglia, a cura di M. Malagoli Togliatti
e U. Telfener, Astrolabio, Roma 1983, pp. 69-70)
Scopiamo che
a un altro livello logico, le due parti in opposizione diventano uno dei
componenti di una Gestalt più ampia (Id. ibid., p. 71) E questo
è proprio il bello dell’approccio sistemico: si possono fare distinzioni
sulle distinzioni al fine di generare livelli differenti di complessità.
Questi livelli sono come una gerarchia di livelli interattivi. Nel senso
che possiamo interagire e scambiare informazioni con questi livelli, possiamo
porci a differenti livelli logici per focalizzare un fenomeno da punti
di vista differenti e integrare le diverse prospettive. In effetti, nessuno
di questi livelli è più vero o migliore degli altri, tutti
a loro modo sono essenziali.
Così
per esempio, ciò che a livello intrapsichico viene definito come
una instabilità sistemica (pazzia, tossicodipendenza, nevrosi,
etc.) a un altro livello (la famiglia) concorre a mantenere l’omeostasi.
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Un
sintomo si situa in un contesto che, a sua volta, si trova all’interno
di altri contesti, come una serie di quadri dentro a quadri. Se
vogliamo possiamo considerare il sintomo come una struttura gerarchicamente
organizzata: a seconda di dove ci poniamo esso cambia aspetto.
Prendiamo
l’affermazione "Nostro figlio è stato arrestato
per aver rubato la pedana del campo da baseball". Possiamo
considerare questa affermazione come una componente della galleria
"Problema di comportamento di nostro figlio".
Nella
galleria troviamo diversi quadri: il figlio viene arrestato, si
comporta da bambino, non studia. Se potessimo entrare in uno di
queste raffigurazioni potremmo scoprire una galleria interamente
differente che potremmo chiamare "Arrestato per aver rubato
la pedana del campo da baseball" al cui interno troveremo altri
quadri.
Potremmo
poi tornare alla galleria precedente denominata "Problema di
comportamento di nostro figlio" e considerarla semplicemente
come un quadro appeso alla parete di un’altra galleria chiamata
"Far tornare a casa papà". Quest’ultima galleria
a sua volta potrebbe essere compresa all’interno di una galleria
ancor più vasta definibile come il contesto sociale che insegna
all’uomo di non occuparsi dei figli perché è
un compito che spetta alla donna, insegna che se non fai soldi sei
un fallito, che l’uomo non deve mostrare i suoi sentimenti
e molte altre cose ancora.
Da
questo esempio si può comprendere che un sintomo può
essere analizzato come una metafora ad almeno tre livelli:
1.
Sistema di credenze all’interno della persona
2.
Contesto familiare
3.
Contesto sociale
Questi
tre contesti non sono divisi fra loro ma si influenzano a vicenda
secondo la logica del costruzionismo.
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Terapia
breve
Se è
vero che la vita sorge nell’azione reciproca di due polarità
complementari e che la natura presenta configurazioni cicliche di andata
e ritorno, di espansione e contrazione, allora ogni qualvolta che si vuol
ottenere un’effetto si può provare a cominciare dal suo opposto.
È questo il caso dell’’intervento paradossale in terapia
breve, come per esempio la reductio ad absurdum del sintomo tramite lo
humour o tramite la recitazione della polarità del cliente nel
modo più congruo possibile: "Il punto cruciale di questa modalità
d'azione sta nel fatto che il terapeuta deve presentare al cliente la
sua stessa polarità in maniera più congrua e valida di quella
con cui la presenta lo stesso cliente. Abbiamo constatato per esperienza
che il risultato è immediato ed evidentissimo. Il cliente reagisce
esprimendo la polarità che prima era più debole. Il terapeuta
prosegue la recitazione esasperata della prima polarità sino a
quando il cliente non esprima con eguale intensità la polarità
opposta." (Richard Bandler, John Grinder, La struttura della magia,
Astrolabio, Roma, p. 259)
Come abbiamo
visto precedentemente, le variabili del sistema sono in continua fluttuazione
entro un certo ambito di stabilità. Se tali fluttuazioni si amplificano
oltre questo ambito – poiché per esempio due elementi
del sistema sono in contrasto fra di loro oppure perché si crea
una forte ambivalenza all’interno di un solo elemento (per esempio
amore e odio per la stessa persona) – emerge uno stato di dissonanza.
La dissonanza che supera un certo livello chiede di essere risolta tramite
il ritorno alla fase di equilibrio precedente (feedback negativo) oppure
attraverso cambiamenti strutturali (feedback positivo), sino a giungere
a cambiamenti di secondo ordine. In tal caso il sistema non torna più
alla condizione iniziale e passa a uno stato di coscienza diverso con
la conseguente apparizione di nuove proprietà e comportamenti.
Mente allargata
Un sistema
vivente è per sua natura una sistema aperto (ha bisogno di cibo,
luce, acqua per sopravvivere – e non solo). Si può dire che
è permeabile e che si situa in un contesto. La cosa curiosa con
sistemi di questo tipo è che i loro confini sono decisamente fuzzy,
non si riesce a trovare una netta separazione tra il dentro e il fuori.
Insomma viene a saltare anche questo dualismo.
Come spiega
Bateson "[...] si può dire che la ‘mente’ è
immanente in quei circuiti cerebrali che sono interamente contenuti nel
cervello; oppure che la mente è immanente nei circuiti che sono
interamente contenuti nel sistema: il cervello più corpo;
oppure, infine, che la mente è immanente nel più vasto sistema:
uomo più ambiente" (Gregory Bateson, Verso un’ecologia
della mente, Adelphi, Milano, 1976, p. 349)
Se il Sé
vive e si crea all’interno di un contesto, all’interno di una
"danza comune" in questo senso possiamo aggiungere una ulteriore
variabile nell’induzione dello stato di coscienza: l’ambiente.
Si consideri,
ad esempio, una storia di fallimento – una persona che è diventata
apatica e letargica. La storia non è né vera, né
falsa in sé; è solo una costruzione tra molte altre. Tuttavia,
nel momento in cui questa storia viene inglobata in varie forme di relazione
– entro giochi o le danze della cultura – i suoi effetti diventano
sorpredentemente complessi." (Kenneth Gergen e John Kaye, "Oltre
la narrativa nella negoziazione del significato terapeutico", in
AA.VV. La terapia come costruzione sociale, a cura di Sheila McNamee,
Kenneth Gergen, FrancoAngeli, Milano 1998, p. 184)
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Secondo
Giorgio Nardone, il sintomo si viene a creare attraverso diverse
fasi:
1. evento reale o immaginario che produce la prima
sensazione di dubbio o timore
2. reazione del soggetto tesa controllare o ridurre le emozioni
spiacevoli. Quindi prime tentate soluzioni
3. Complicazione del problema. Ossia, alleviamenti
momentanei della paura o del dolore in seguito alle soluzioni messe
in atto, ma aumento ed aggravamento della sintomatologia.
4. Incremento delle tentate soluzioni e ulteriore complicazione
del problema. La sintomatologia richiede soluzioni operate da altri
(famiglia, amici, medici, ecc.) ossia, il problema comincia a
far parte di equilibri sistemici più ampi con corrispettivi
vantaggi secondari.
5. La ripetizione ridondante irrigidita dai patterns di
reazione ed anticipazione nei confronti della paura diviene
un meccanismo automatico e spontaneo che non richiede più
sforzo cognitivo. Le tentate soluzioni divengono qualcosa che il
soggetto vive come irrefrenabilmente spontanee e naturli nei confronti
della paura e non può più frenarle.
6. Si è costituito il sistema di percezione-reazione
nei confronti della realtà irrigidito nel suo equilibrio
disfunzionale ossia il circolo vizioso di interazione tra tentata
soluzione e persistenza del problema.
(Giorgio Nardone, Paura, panico, fobie, Ponte Alle Grazie,
1999 Milano, p. 50)
Questo
schema riprende - ampliandolo con la terapia sistemica - il modello
dei comportamentisti i quali ritenevano che le fobie si creassero
a partire da un condizionamento di tipo pavloviano: certi stimoli
incondizionati come forti rumori, dolore, perdite fisiche e emotive
producono istintivamente una reazione di paura perché ciò fa parte
del nostro corredo genetico. Accanto a questi stimoli incondizionati
normalmente si presentano altri stimoli - detti condizionati cioè
in origine neutri - che possono acquisire la capacità di rievocare
(tramite nessi associativi per lo più inconsci), durante la vita
quotidiana, l'eccitazione emotiva originaria prodotta dallo stimolo
incondizionato. Una volta che si è istallato questo condizionamento
rispondente può capitare che il soggetto ritenga di poter sfuggire
la sua ansia evitando gli stimoli condizionati.
La
riduzione dell'ansia (quindi la ricompensa, il rinforzo) che ne
risulta contribuisce a rafforzare questo nuovo schema di apprendimento,
si verifica così un condizionamento strumentale detto condizionamento
operante: la risposta appresa viene conservata e ripetuta nel tempo
perché allevia la tensione generando un circolo vizioso: ciò che
all'inizio era un comportamento volontario (fuggendo la situazione
che crea ansia) diventa un comportamento impulsivo. Anche i vantaggi
secondari che spesso derivano dalla sintomatologia contribuiscono
in qualità di riforzatori positivi al mantenimento del comportamento.
Oltre alla fuga davanti allo stimolo avversivo si verifica un vero
e proprio apprendimento da evitamento, si cercherà cioè di evitare
ogni situazione anche lontanamente associata alla fobia. Ecco allora
che la cognizione originaria non può più essere confutata o per
dirla in termini comportamentali non ci sono più le premesse per
un contro-condizionamento. Naturalmente anche l'evitamento come
la fuga continuano a rafforzarsi perché producono un sollievo immediato.
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Per intendere
come le realtà funzionali e disfunzionali vengano co-create tramite
il linguaggi verbale e non verbale, riporto l’esempio di Watzlawick
nell’opera Pragmatica della comunicazione umana:
"Supponiamo
una coppia che abbia un problema coniugale di cui ciascun coniuge è
responsabile al 50%: lui chiudendosi passivamente in se stesso e lei brontolando
e criticando. Quando spiegano le loro frustrazioni, l’uomo dichiara
che chiudersi in se stesso è la sua unica difesa contro il
brontolare della moglie, mentre lei etichetta questa spiegazione come
una distorsione grossolana e volontaria di quanto ‘realmente’
accade nel loro matrimonio: vale a dire lei critica il marito a causa
della sua passività. Se li sfrondiamo di tutti gli elementi
effimeri e fortuiti, i loro litigi si riducono allo scambio monotono dei
messaggi "Io mi chiudo in me stesso perché tu brontoli"
e "Io brontolo perché tu ti chiudi in te stesso." (P.
Watzlawick, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma,
p.49)
Anche l’ipnosi
è essenzialmente una realtà consensuale co-creata attraverso
il linguaggio verbale e non verbale.
Autopoiesi
Secondo Humberto
Maturana l'osservatore umano come qualsiasi altro essere vivente è
un sistema autopoietico e autoreferenziale.
In virtù
della loro autoreferenzialità i sistemi cognitivi come un romanzo
fanno riferimento a loro stessi, anche se, mediante l'interazione con
altri sistemi, sono capaci di riorganizzazioni interne attraverso la costruzione
di rappresentazioni (mappe) capaci di "rispecchiare" in parte il "mondo
esterno" (territorio).
Ma forse ciò
non è completamente esatto poiché non esiste una dicotomia
tra mappa e territorio, tra fenomeno e noumeno, cioé tra la realtà
che cercheremmo di "rispecchiare" con i nostri sensi e con le nostre facoltà
intellettive e la realtà in sé, come tale inconoscibile
dall'intelletto umano.
In questo senso
l'Ontologia e la Epistemologia non sono separabili: le premesse ontologiche
(credenze e presupposti in genere inconsci) sono capaci di determinare
il modo di intendere e conoscere il mondo (l'epistemologia) e tale percezione
confermerà ricorsivamente le premesse ontologiche determinando
l'insorgenza di una serie di abiti mentali che non sono altro come spiega
Peirce che spinte all'azione. In altre parole queste credenze in seguito
(si fa per dire perché in un sistema autopoietico non c'è
un inizio e una fine) ci pongono nella condizione di comportarci in un
certo modo al verificarsi di particolari occasioni. Tali schemi mentali
emergono per porre ordine nel mondo, per istituire cioè dei rapporti
di connessione e distinzione.
Profezie
che si autodeterminano
Un esempio
tipico di questo fenomeno sono le profezie che si autodeterminano.
A questo proposito
risultano quanto mai illuminanti i risultati degli esperimenti con premio
noncontingente.
Si tratta di
esperimenti dove, tra le azioni del soggetto e i premi o punizioni che
riceve non c’è nessuna connessione causale.
Se per esempio,
un cavallo mentre è nella stalla riceve una scarica elettrica sulla
zampa destra ogni volta che suona un campanello, comincerà ben
presto a sollevarla per riflesso condizionato. Una volta che ciò
avviene si può tranquillamente smetterla di infliggere ulteriori
scariche elettriche tanto il cavallo continuerà comunque a sollevare
lo zoccolo per evitare l’ipotetica scarica elettrica. La cosa curiosa
è che ogni volta che lo fa, il fatto di non ricevere la scossa
lo convincerà ulteriormente dell’esattezza della sua previsione.
Si può anche dire che, arrivato a questo punto, la soluzione adottata
ha creato il problema: ora il cavallo reagisce in modo anacronistico con
un’azione che solo in origine era appropriata ed è diventata
col tempo disadattativa. (Paul Watzlawick, La realtà inventata,
Astrolabio, Roma 1976 p. 51)
Un altro esperimento
interessante fu quello di Skinner con i piccioni.
Skinner metteva
un piccione dentro una gabbia dotata di un dispositivo che immetteva a
intervalli regolari un chicco di cibo. La caduta del chicco finiva necessariamente
per coincidere con un particolare comportamento che il piccione stava
tenendo in quel preciso istante. Poiché il piccione compie una
serie di comportamenti stereotipati ben presto l’immissione del cibo
veniva a coincidere sempre più con lo stesso movimento. A partire
da quel momento il piccione cominciava a creare un rapporto di causa/effetto
tra il suo comportamento e la "caduta" del cibo e tendeva a
riproporlo sempre più spesso. Così facendo "Il piccione
viene confermato in modo crescente finché consegue una conferma
pressoché definitiva che quel movimento particolare, ormai ripetuto
incessantemente, ha come conseguenza il cibo: perché se il piccione
non fa altro che muoversi verso sinistra, ogni chicco di cibo non potrà
che portare un premio e una conferma.
I risultati
sono schiere di piccioni impazziti: uno descrive continuamente dei cerchi
verso sinistra, un altro apre continuamente l’ala destra, un terzo
volta continuamente la testa da una parte e dall’altra. La "profezia"
di un legame causale si autodetermina." (Ruper Riedl, Le conseguenze
del pensiero causale, in Paul Watzlawick, La realtà inventata,
Feltrinelli, Milano 1994, p. 74)
Ma anche gli
esseri umani non sono esenti da questo fenomeno: le storie che ci raccontiamo
e le nostre teorie di riferimento rispetto a noi stessi e alla nostra
relazione con gli altri e col mondo tendono a confermarsi perché
l'individuo non riceve passivamente le informazioni dall'esterno ma le
"costruisce" quindi "fa un controllo accurato del feedback che
esse gli trasmettono e ricerca prevalentemente quei feedback che pensa
potranno confermare, anziché disconfermare le proprie concezioni
del sé (information seeking). In secondo luogo, elicita,
mediante la messa in atto di specifici comportamenti, quelle reazioni
dei partner di interazione che vanno a confermare la sua visione di sé
(behavioural elicitation). Infine, può ricordare solo i
feedback di conferma e dimenticare, ignorare, distorcere o screditare
quelli a disconferma della propria immagine di sé." (Patriazia
Querini, Sabrina Cipolletta, Struttura psicologica nella relazione
individuo-gruppo, Franco Angeli, Milano 1998, p. 102)
Una profezia
che si autodetermina è anche la conoscenza di sé ("Io
sono fatto così") che va a costituire un sistema percettivo-reattivo
definibile come la nostra identità.
| Conoscere
se stessi implica una impresa in cui, l'Io come soggetto dovrebbe
restare distinto dall'Io come oggetto pur restandogli identico. Sembra
perciò che la mente che osserva se stessa e si conosce in realtà
è presa a sua insaputa, nella circolarità autoreferenziale.
In effetti,
come scrive Watzlawick "Divenire consapevoli di chi siamo "realmente"
richiederebbe uscire fuori da noi stessi e guardarci oggettivamente,
un'impresa che finora solo il Barone di Münchhausen è
stato in grado di compiere quando salvò se stesso e il proprio
cavallo dallo sprofondare in una palude tenendosi sollevato per il
suo stesso codino." (P. Watzlawick - G. Nardone, Terapia breve
strategica, Raffaello Cortina Editore, Milano 1997, p. 6)Se
ricordiamo quanto detto nel Teorema di Gödel sulla Indecibilità,
ci rendiamo conto di avere a che fare con un paradosso simile: nessun
sistema può dimostrare se stesso a partire da se stesso. La
domanda "chi sono?" è una domanda formalmente indecidibile. |
In questo caso
si dice appunto che la profezia crea "essa stessa i presupposti per il
verificarsi dell'avvenimento previsto, e in questo senso produce veramente
una realtà che senza di essa non si sarebbe verificata" (Paul Watzlawick,
"Le profezie che si autodeterminano", in Aa. Vv., La realtà
inventata, Feltrinelli, Milano 1988, p. 88).
In effetti
approfondendo questo argomento ci possiamo rendere conto che è
la teoria che decide cosa possiamo osservare è sulla base della
nostra teoria che siamo capaci di costruire la rappresentazione della
"realtà". Se facciamo vedere la stessa radiografia a
un medico radiologo e a una persona che non ha nozioni di medicina questi
vedranno due cose completamente diverse. Ma non è che la persona
comune veda meno cose, egli non vede alcuni dettagli significativi o configurazioni
significative, poiché è nella misura in cui distinguo e
nomino una realtà che questa esiste per me. Gli esempio possono
essere molteplici: un musicista o un esperto di musica sentirà
qualcosa di differente rispetto al neofita anche se il pezzo è
oggettivamente identico.
Realtà
di primo e second’ordine
Se poi vogliamo
analizzare il sistema uomo secondo un modello gerarchico costituito da
sottosistemi autopoietici possiamo cominciare col distinguere la conoscenza
delle cose (trasmessa dai sensi) o di primo ordine e conoscenza sulle
cose o conoscenza di secondo ordine (metaconoscenza).
A partire dal
livello neurologico troviamo già un sistema avvolto su sé
stesso: "le azioni motorie hanno effetti sensoriali e le azioni sensoriali
effetti motori."
Ma il loop
si reitera su più livelli: Per esempio, posso dire quali sono le
caratteristiche della mela che ho in mano, così come si presenta
ai miei sensi, ma non posso sapere cosa era la mela prima della mia percezione.
In altre parole posso fare riferimento in modo autoreferenziale alle mie
sole percezioni in base al mio sistema neuronale e in secondo luogo alle
mie inferenze linguistiche su tali percezioni: "questa mela è
verde" (malgrado la sua verdezza stia solo nella mia testa). Anche
a questo secondo livello (le costruzioni linguistiche e le attribuzioni
di senso) mi ritrovo preso in un ulteriore circuito ricorsivo: in particolare
il sistema di credenze su noi stessi e sul mondo che ormai diamo per scontate
funzionano come una sorta di "programmi di selezione precostituiti" (Mauro
Scardovelli, Feedback e cambiamento, Borla Edizioni, 1998 Roma,
p. 135) cablati a livello profondo e operanti a livello inconscio.
| "la
decisione di cosa è indispensabile e di cosa è irrilevante
varia necessariamente da individuo a individuo e sembra essere determinata
da criteri che sono sostanzialmente 'fuori' dalla consapevolezza individuale
(i modelli del mondo" (Paul Watzlawick, Pragmatica della comunicazione
umana, Astrolabio, Roma, p. 87) |
Korzybski nella sua famosa opera
(Science and Sanity) ricorda che la consapevolezza implica un processo
di astrazione che normalmente segue un ordine preciso. Anzitutto il nostro
sistema nervoso percependo l'ambiente circostante elabora delle sensazioni
che sono già una prima forma di astrazione, comportano cioè
un "filtraggio" secondo i limiti neurologici del sistema nervoso umano.
È evidente che l'oggetto percepito non è equivalente all'evento
in sé nella sua infinita complessità. Una sensazione, una
percezione si pongono tutte a un livello non-verbale e silente (l'autore
usa il termine un-speakable level).
A un livello
ulteriore di astrazione Korzybski pone la verbalizzazione di ciò
che sta accadendo fuori e dentro di noi. A questo livello si può
procedere indefinitivamente con una serie di inferenze che vanno a creare
la propria mappa del territorio.
Tendendo conto
della natura ricorsiva dell’esperienza umana possiamo parlare di
ordini di ricursione crescente così come propone Bradford Keeney:
"Possiamo concepire la ricorsività pensando alla creatura
mitica Uroboros, il serpente che si mangia la coda. Ogni volta che esso
inghiotte se stesso possiamo parlare della creazione di un ordine di ricursione
diverso. Non è necessario immaginare che la bestia diventi più
grossa (o più piccola) a ogni avvolgimento su di sé, ma
è importante capire che possiamo indicare una differenza ogni qual
volta il cerchio gira su se stesso" (L’estetica del cambiamento,
Astrolabio, Roma, 1985, p. 44).
Il livello
di ricursione attualmente più elevato è la coscienza umana.
La chiusura operativa di questi elementi situati a livelli separati va
a costituire quel senso di identità che definiamo come il nostro
Io.
Oltre a questi
livelli potremmo ipotizzare una sorta di realtà sopracosciente.
Infatti la coscienza possiede la peculiare caratteristica di non aver
bisogno di rivolgersi a sé medesima nell'atto di percepire un oggetto.
In altre parole possiamo essere coscienti e al contempo immemori di noi
stessi travolti nel flusso delle nostre percezioni e rappresentazioni
interiori.
Perché
la nostra coscienza di second'ordine possa essere riconosciuta come tale
occorre una coscienza di terz'ordine che possa riflettere sulla precedente
tramite una sorta di riflessione.
Un piccolo
esempio chiarirà questi concetti:
I° ordine:
percezione sensoriale della mela
II°ordine:
verbalizzazione "Questa mela è verde"
III° ordine:
Sto pensando che "questa mela è verde"
IV° ordine:
Sto pensando di pensare che "questa mela è verde"
e così
via all'infinito.
Poiché
questo processo deve necessariamente fermarsi da qualche parte (anche
se teoricamente potrebbe continuare all'infinito) occorre postulare un
"inconscio sopra-cosciente" per noi impensabile.
| Possiamo
ricordare che uno psicanalista come Octave Mannoni ci informa, per
quanto riguarda l'interpretazione dei sogni, che la questione non
è dissimile: "L'idea di una interpretazione completa non ha
molto senso; si potrebbe proseguire il lavoro indefinitivamente oppure
si viene fermati dall'impossibilità di proseguire, e non certo
perché si siano esaurite le significazioni: ogni sogno ha un
ombelico attraverso cui comunica con l'ignoto." (Octave Mannoni,
Freud, Spirali/Vel, 1992 Milano, p. 82)Insomma,
non c'è modo di arrivare alla significazione totale, c'è
sempre un resto che sfugge, qualcosa di inafferrabile che potremmo
giungere a definire come la materia non semiotizzabile; la materia
della parola, l'oggetto insituabile e irrappresentabile. Giungiamo
così al Teorema d'incompletezza di Gödel che ci insegna
qualcosa di veramente importante: in ogni sistema ci sono una serie
di proposizioni indecidibili cioè inconfutabili e al contempo
indimostrabili all'interno del sistema stesso. Per poter dimostrare
la completezza e la coerenza del sistema occorrerebbe uscire dal sistema
preso in esame e ricorrere a una serie di metateoremi a loro volta
indimostrabili se non con un ulteriore meta-metateorema e così
via fino all'infinito.È
il paradosso del regresso all'infinito: se voglio dimostrare che A
è un fatto, è necessario una prova, cioé per
esempio B. Ma cosa mi assicura che B sia valida? Ho dunque bisogno
di una seconda prova a un livello logico superiore, la metaprova C
e poi per validare questa metaprova ho bisogno della metaprova della
metaprova e così via fino all'infinito (Douglas R. Hofstadter,
GÖdel, Escher, Bach: un'Eterna Ghirlanda Brillante, Adelphi
Edizioni, Milano 1984, p. 752).L’opera
di Gödel fece crollare l'immensa costruzione teorica messa a
punto da Bertrand Russel e Alfred North Withehead in un periodo di
oltre 10 anni. Russel e Whitehead nella loro opera Principia Mathematica
erano giunti a elaborare un sistema formale, a loro parere esente
da contraddizione o indecidibilità grazie alla teoria dei tipi
logici. Secondo tale teoria nessun insieme può contenere sé
stesso, per fare ciò dovrebbe appartenere a un tipo logico
superiore al proprio. Un paradosso del tipo "Io sto mentendo"
secondo questa teoria era semplicemente una asserzione priva di significato.
Il sistema sviluppato da Russell e Withehead doveva essere completo
e coerente, talmente coerente che attraverso di esso non si sarebbe
mai incappati in paradossi e talmente completo che ogni enunciato
vero dell’aritmetica sarebbe potuto essere derivato all’interno
di tale sistema formale. |
Infine scopriamo
che, una volta giunti al punto più alto di astrazione accessibile,
– alle soglie dell’inconscio sopracosciente – i livelli
che venivano disposti gerarchicamente collassano su se stessi e si si
ripiegano uno sull'altro in un circolo autoriferenziale – così
in alto così in basso. Infatti, le nostre deduzioni, credenze e
la struttura del nostro linguaggio retroagiscono sulla percezione della
realtà e la strutturano producendo vari fenomeni quali per esempio
la proiezione.
http://ipnosi.interfree.it/real.htm
Grounding Institute
dr. Maurizio D'Agostino
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