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La prassi clinica in terapia strategica: processualità e procedure di Paul Watzlawick
mercoledì 01 settembre 2010

Non posso certo dire se sarà meglio, quando sarà diverso, ma posso dire è necessario che cambi, se deve migliorare

G.C Lichtenberg, Libretto di consolazione

Prima di inoltrarci nell'esposizione della prassi clinica, è bene ribadire alcuni basilari concetti del nostro approccio alla terapia.

La relazione tra terapeuta e paziente, in terapia strategica, non è una sorta di «amicizia a pagamento», né tanto meno è un rapporto di «consolazione» o di «confessione», ma è una sorta di partita a scacchi tra il terapeuta ed il paziente con i suoi problemi. Come nel gioco degli scacchi ci sono: un sistema di regole del gioco, un processo di fasi evolutive ed una serie di consolidate strategie per specifiche situazioni al fine di portare a conclusione con successo la partita.

In questo capitolo verrà esposta, puntualmente, in analogia con i manuali di scacchi, la usuale «processualità» della terapia, dal primo incontro tra terapeuta e paziente alla conclusione del trattamento.

All'interno di tale presentazione saranno anche presentate in dettaglio una serie di consolidate strategie e specifiche tecniche terapeutiche, ossia saranno esposte le usuali procedure dall'apertura della partita allo scacco matto conclusivo.

Certamente non vogliamo con ciò essere esaustivi riguardo al repertorio delle possibili strategie applicative, in quanto le combinazioni di mosse e contromosse in una partita sono illimitate e dipendono dalla interazione tra i due giocatori, terapeuta e paziente nel nostro caso.

Bisogna però ricordare che esiste un'importante dimensione per la quale l'analogia tra terapia e gioco degli scacchi non è sostenibile, per la quale addirittura si entra in una stridente imparagonabilità; questa è rappresentata dalla fondamentale caratteristica dei due tipi di «gioco».

Gli scacchi sono un gioco a «somma uguale a 0» (von Neumann 1944), ossia un gioco che prevede obbligatoriamente un vincitore e un vinto; mentre la terapia è un gioco «a somma diversa da 0», ossia un gioco nel quale non esistono vincitori e vinti, ma obbligatoriamente vincono o perdono entrambi i giocatori. Infatti, se il terapeuta riesce a risolvere i problemi del paziente, aggirando la sua resistenza al cambiamento, entrambi ne escono vincenti; il terapeuta soddisfatto di sé professionalmente ed il paziente contento per essersi liberato dei suoi problemi. Se la terapia fallisce ed egli perde la partita, entrambi sono perdenti in quanto il paziente si tiene i suoi problemi irrisolti ed il terapeuta la frustrazione e la delusione professionale. Perciò riteniamo che, qualunque strategia il terapeuta utilizzi per vincere il più rapidamente possibile la sua partita con i problemi del paziente, anche quando utilizza forme manipolative, ciniche ad apparentemente disumane di strategia, questa assuma un profondo valore etico.

 

La processualità e le procedure della terapia

La terapia strategica è un intervento terapeutico usualmente breve (Per terapia breve intendiamo qui un intervento con durata sotto le venti sedute), orientato all'estinzione dei sintomi e alla risoluzione del problema/i presentato dal paziente/i. Questo approccio non è una terapia comportamentista ma una ristrutturazione e modifica del modo di percepire la realtà e le derivanti reazioni comportamentali del paziente/i.

I terapeuti strategici partono dalla convinzione che la risoluzione del problema richieda la rottura del sistema circolare di retroazioni che mantiene la situazione problematica, la ridefinizione della situazione e la conseguente modifica delle percezioni e delle concezioni del mondo che costringono la persona alle risposte disfunzionali.

Da questa prospettiva, il ricorso a notizie o informazioni sul passato o sulla cosiddetta «storia clinica» del soggetto rappresenta solo un mezzo per poter mettere a punto le migliori strategie di risoluzione degli attuali problemi, e non una procedura terapeutica come in psicoanalisi.

Il terapeuta, sin dal primo incontro con il paziente, invece che studiare il suo passato focalizza l'attenzione e la valutazione su:

a.  cosa avviene all'interno dei tre tipi di interazione interdipendenti che il soggetto vive con se stesso, con gli altri e con il mondo;

b. come il problema presentato funziona all'interno di tale sistema relazionale;

e. come il soggetto ha cercato sino ad ora di combattere o risolvere il problema (tentate soluzioni);

d. come è possibile cambiare tale situazione problematica nella maniera più rapida ed efficace.

Dopo aver costruito una o più ipotesi sui punti citati, e dopo aver concordato con il paziente/i gli obiettivi della terapia, mette a punto e applica le strategie per la risoluzione del problema presentato.

Se il trattamento funziona si osserva, di solito, una netta riduzione sintomatica, sin dalle prime battute della cura, ed un progressivo cambiamento nel paziente nelle maniere di percepire se stesso, gli altri e il mondo. Ciò sta a significare che il suo punto di osservazione della realtà gradualmente si sposterà dalla rigidità, tipica del sistema percettivo-relazionale che manteneva la situazione problematica, verso un'elasticità di percezione e disposizione nei confronti della realtà, con un progressivo innalzamento dell'autonomia personale e dell'au-tostima dovuta alla constatazione della possibilità di risoluzione del problema.

A questo punto, passando alla trattazione stadio per stadio della terapia, per meglio esporre la processualità, possiamo schematizzare le sue fasi come segue:

Scheda riassuntiva delle fasi del trattamento: (Questa scheda è una rielaborazione delle fasi del trattamento strategico tratto da Weakland e Nardone)

1.     primo contatto e costruzione della relazione terapeutica;

2.     definizione del problema (sintomi, disturbi, conflitti);

3.  accordo sugli obiettivi della terapia;

4.  individuazione del sistema percettivo-reattivo che mantiene il problema;

5.  programmazione terapeutica e strategie di cambiamento;

6.     conclusione del trattamento.

Qui di seguito tratteremo per esteso ognuna di queste sei fasi della terapia; per una diretta esplicitazione rimandiamo all'esposizione dei casi clinici.

1. Primo incontro e costruzione della relazione terapeutica

II primo contatto con il paziente è un momento molto importante del trattamento - già Aristotele diceva che un buon inizio è metà del lavoro. In questa fase di apertura della terapia l'obiettivo primario è quello di creare una relazione interper-sonale connotata da contatto, fiducia e suggestione positiva, all'interno della quale condurre l'indagine diagnostica e le prime manovre di acquisizione di potere di intervento. A questo fine la strategia fondamentale è quella di osservare, imparare e parlare il linguaggio del paziente. In altre parole, il terapeuta deve entrare in sintonia con le modalità rappresentazio-nali della persona che sta chiedendo aiuto. Ciò significa che deve adattare il proprio linguaggio e le proprie azioni alle «immagini del mondo» e allo stile comunicativo del paziente. Ad esempio, se quest'ultimo è una persona razionale e fortemente legata a categorie logiche, il terapeuta dovrà parlare e agire in termini estremamente logici e razionali, senza alcun volo pindarico; se invece si trova davanti una persona fantasiosa e poetica dovrà parlare e agire in termini fantasiosi, creativi e poco legati a categorie rigidamente logiche. Come si può ben capire, questa manovra iniziale è il contrario di ciò che avviene usualmente in psicoanalisi, dove è il paziente che deve apprendere il linguaggio e le teorie psicoanalitiche per essere introdotto e procedere nella cura.

Dalla nostra prospettiva, questa prima mossa è fondamentale perché è mediante l'accettazione di ciò che il paziente ci offre e parlando il suo stesso linguaggio che si stabilisce quel clima di contatto interpersonale e quella suggestione positiva che rende possibile «manipolare» e dirottare le sue azioni: in altre parole, assumere potere terapeutico ed aggirare la resistenza al cambiamento. Come quando un buon venditore, per riuscire a far acquistare la sua merce, accetta tranquillamente ogni affermazione del cliente, lo segue con disponibilità nelle sue pretese senza contraddirlo, fino a condurlo con pazienza ad acquistare, tramite una sorta di persuasione passiva, la sua merce, utilizzando questa tecnica con il deprecabile fine di abbindolare le persone. Un buon terapeuta, nel primo contatto con il paziente, deve fare più o meno la stessa cosa ma con il fine positivo di indurlo ad acquistare grande motivazione e fiducia, dargli suggestione positiva e condurlo senza negare le sue convinzioni ad eseguire nel prosieguo della terapia azioni anche completamente contrarie alle sue attuali concezioni. Per una più approfondita trattazione di questa strategia comunicativa in terapia si rimanda a p. 76, mentre in questa sede procediamo alla descrizione della seconda fase del trattamento che è, tra l'altro, contemporanea e si interseca con la prima.

2. Definizione del problema

Nel procedere nella maniera sopradescritta, ai fini di un'indagine focale delle problematiche presentate dal paziente, è fondamentale chiarire in maniera concreta il problema ed il sistema interattivo disfunzionale che lo mantiene. Sin dalla prima seduta il terapeuta deve focalizzare le problematiche, basandosi sull'osservazione della persona e sull'esplicazione da parte di questa del suo disturbo nel modo più chiaro e definito possibile, in modo da identificare concretamente le matrici pragmatiche del presente problema. A volte questa operazione non risulta facile da eseguire in tempi brevi, le persone spesso sono vaghe nel descrivere i loro problemi ed è necessario approfondire bene la conoscenza della realtà che il soggetto vive, prima di poter definire insieme a lui il problema e passare alla fase più attiva del trattamento. Ma questo non deve far entrare in crisi il terapeuta, perché le sedute di chiarificazione del problema, se eseguite seguendo la tecnica sopracitata del «ricalco»6 dello stile comunicativo della persona in trattamento, sono già vere e proprie forme di intervento terapeutico, e non è raro osservare già in questa prima fase esplorativa dei miglioramenti sintomatici. A tal riguardo, è utile ricordare ai clinici il famoso «effetto Hawthorne»/ fenomeno che gli psicologi sociali conoscono bene, per riflettere su come il solo fatto di sapere che qualcuno si sta prendendo cura di noi possa influenzare positivamente la nostra situazione. Inoltre, una volta avuta una immagine più chiara e concreta del problema, sarà molto più agevole trovare la soluzione più rapida ed efficace; quindi il tempo apparentemente perduto nella fase cosiddetta diagnostica verrà recuperato nella fase prettamente operativa.

Riguardo alla definizione e valutazione del problema presentato, il terapeuta deve tener conto di alcune caratteristiche generali dei problemi umani che permettono di analizzare e di inquadrare meglio la specifica situazione che egli si trova a fronteggiare.

Secondo Greenberg (1980), esistono tre categorie generali di problematiche nelle quali le persone si dibattono:

a.  l'interazione tra il soggetto e se stesso;

b. l'interazione tra il soggetto e gli altri.

A queste due categorie generali noi aggiungiamo una terza categoria di problematiche:

e. l'interazione tra il soggetto e il mondo. Intendendo per mondo l'ambiente sociale, i valori e le norme che regolano il contesto nel quale il soggetto vive.

A nostro parere, se anche una sola di queste tre categorie di interazione non funziona bene, anche le altre vengono ad essere non pienamente funzionanti. Infatti, le tre aree di relazione, componenti ineluttabili dell'esistenza di ogni individuo, sono interagenti e si influenzano reciprocamente, in una forma circolare di interdipendenza. Ciò che appare importante nella prospettiva di una terapia focale dei problemi presentati, è rilevare come questa circolante di interdipendenza funzioni e se una delle tre dimensioni sia più direttamente sentita dal paziente, perché in quel caso questa sarà la prima area di intervento attraverso la quale modificare tutto il sistema percettivo-reattivo, tipico della situazione problematica del paziente stesso.

A tal fine, nel definire concretamente il problema, il terapeuta deve trovare la risposta alla serie delle seguenti domande che riteniamo una succinta linea guida di indagine diagnostica strategica:

Quali sono gli osservabili pattern di comportamento usuali

del paziente?

Che cosa il paziente identifica come problema?

In quale modo il problema si manifesta?

Con chi il problema appare, peggiora o si maschera o non

appare?

Quando, di solito, si manifesta?

Dove e in quali situazioni?

Con quale frequenza ed intensità si manifesta?

In quale contesto/i appare?

Cosa è stato fatto e cosa viene correttamente fatto (sia da

solo che con altri) per risolvere il problema?

Che equilibrio regge il problema? A cosa serve? Qual è la

sua funzione? A chi o cosa porta benefici?

Chi potrebbe essere danneggiato dalla risoluzione del problema?

Crediamo, in termini di efficienza terapeutica, che una volta conosciuti e chiariti tali interrogativi il terapeuta sia già in grado di programmare e mettere in atto con successo le strategie orientate alla rottura del circolo vizioso di azioni e retroazioni che mantiene il problema.

3. Accordo sugli obbiettivi della terapia

La definizione degli obbiettivi della terapia, che può apparire a prima vista una cosa ovvia, a nostro parere rappresenta un'esigenza pragmatica importante che ha una duplice funzione:

a.  da una parte questa è una buona forma di guida metodologica per il terapeuta, in quanto rappresenta una focalizzazione della programmazione terapeutica verso una direzione precisa, con una serie di obiettivi graduali da raggiungere che garantiscono una progressiva verifica e controllo del lavoro;

b. dall'altra parte, la definizione degli obbiettivi rappresenta per il paziente una suggestione positiva, in quanto la negoziazione e l'accordo sulla durata e sui fini della cura possiedono il potere di rinforzare e di aumentare la sua collaborazione e fiducia nell'esito terapeutico.

Egli si sente parte attiva del progetto di cambiamento e ha l'impressione di essere lui a controllare lo sviluppo della terapia. Inoltre, se il terapeuta concorda l'obbiettivo da raggiungere, egli trasmette al paziente il messaggio: «Io credo che tu abbia la possibilità e le capacità di raggiungere lo scopo che ci prefiggiamo» oppure: «Io credo che tu ce la farai a risolvere i tuoi problemi.» Questo tipo di messaggio è una forte suggestione nella direzione del cambiamento e mobilita, usualmente, nel paziente forti reazioni positive di collaborazione.

A questo riguardo gli esperimenti di Rosenthal8 sull'effetto che ha l'aspettativa dello sperimentatore sul comportamento dei soggetti dell'esperimento, dimostrano l'enorme potere che può avere l'aspettativa che una persona trasmette ad un'altra in relazione al suo comportamento e alle sue possibilità. Tali esperimenti dimostrano anche che se questa aspettativa è positiva e fiduciosa può migliorare di parecchio la performance del soggetto nel Teseguire le prove richieste. Del resto, in ipnoterapia, è da sempre risaputo che più l'ipnotista esprime la sua sicurezza ed aspettativa riguardo al fatto di far entrare in trance il soggetto, tanto più facilmente il soggetto cade in trance.

In conseguenza di queste riflessioni, l'accordo sugli obbiettivi della terapia non può più apparire una cosa ovvia su cui non perdere tempo.

Infine, nel concordare gli obbiettivi e nel programmare la terapia, è molto importante anche che il terapeuta costruisca una scala graduale e progressiva di piccoli obiettivi, che facciano apparire al paziente il trattamento non troppo incalzante ed ansiogeno. Ciò perché non si deve far sentire al soggetto una spinta eccessiva verso il cambiamento, ma si deve dare l'impressione di una prassi sistematica e precisa con obiettivi concreti da raggiungere che non sembrino eccessivamente impegnativi. Si rischia altrimenti, dando l'impressione di voler correre troppo, di far andare fuori strada il trattamento. Si è infatti rilevato che, chiedendo di andare piano, si ottiene paradossalmente una maggior velocità nella promozione di cambiamenti; mentre, se si pretende di accelerare troppo, si ottiene un irrigidimento della resistenza e un rallentamento nel processo di cambiamento o addirittura la fuga da una terapia che spaventa.

4. Individuazione del sistema percettivo-reattivo che mantiene il problema

Dopo l'esecuzione delle prime tre fasi del trattamento sempre nel corso dei primi incontri, il terapeuta deve studiare attentamente la situazione presentata dal paziente e trovare quali sono i punti cardine sui quali questa si regge. Ossia trovare le leve più vantaggiose sulle quali premere per ottenere il cambiamento della situazione problematica. Quindi, oltre a definire chiaramente il problema sulla base di quanto espresso nella fase 2 (vedi paragrafo 2), è necessario rilevare con precisione come si mantiene il problema e quale dei fattori che lo mantengono può essere individuato come quello su cui intervenire con maggiore probabilità di successo.

Dall'esperienza clinica ci viene l'indicazione che molto spesso sono proprio i tentativi di risolvere il problema che lo mantengono. Il vero problema diventa la soluzione, ripetutamente tentata, del problema iniziale.

In pratica, come nell'aneddoto già citato dell'ubriaco che cerca la chiave perduta, ciò che rende la situazione problematica, al di là dell'evento dello smarrimento della chiave che di per sé non è un fatto «patologico», è la soluzione messa in atto dall'ubriaco: ossia il cercare la chiave sotto il lampione, dove egli, tra l'altro, sa di non averla perduta. L'ostinata persevera-zione in tale risposta al problema conduce alla manifestazione psicopatologica. Di solito poi lo stesso tipo di soluzione viene generalizzato e trasferito ad altre situazioni che così diventeranno anch'esse problematiche. In questi casi, per produrre rapidamente il cambiamento, si deve intervenire sulle soluzioni disfunzionali utilizzate dal paziente per risolvere il proprio problema. A tal fine il terapeuta deve individuare qual è la soluzione fondamentale e ridondante utilizzata dal paziente, ed intervenire direttamente su di essa.

Un altro importante focus della valutazione, in questa fase della terapia, è rappresentato dall'attenta valutazione delle interazioni sociali che possono influenzare le soluzioni tentate dal paziente o addizionarsi ad esse. Questo è importante per capire se è il caso di intervenire direttamente su queste sequenze interpersonali oltre che sulle tentate soluzioni, o se addirittura sia vantaggioso intervenire soltanto sulla riorganizzazione di tale sistema relazionale, lasciando da parte le tentate soluzioni del singolo che verrebbero influenzate dal cambiamento dell'intero sistema.

Per essere più chiari, con ciò si intende dire che il terapeuta deve valutare attentamente caso per caso se è più efficace alterare il sistema percettivo-reattivo disfunzionale del singolo paziente intervenendo direttamente su di esso e producendo per reazione a catena la modifica di tutto il suo sistema relazionale interpersonale. Oppure se è più efficace intervenire sul sistema di relazioni interpersonali familiari, allargando la terapia a più soggetti, in modo che, come conseguenza del cambiamento delle sequenze interattive di più persone, cambi il sistema percettivo-reattivo della singola persona problematica.

Come riferito in precedenza, è necessario rilevare quale delle tre aree di relazione, quella con se stesso, quella con gli altri o quella con il mondo, offra i maggiori vantaggi come primo focus dell'intervento terapeutico per poi, sulla base di questa rilevazione, scegliere il trattamento individuale, indirettamente sistemico, o il trattamento direttamente sistemico che coinvolge la risoluzione dei sintomi del singolo.

Dunque, ci preme ribadirlo ancora una volta, invece che indagare su presupposti fattori intrapsichici o su presunti «traumi originari» nel passato, il terapeuta si interessa delle azioni concrete della persona nel suo presente e delle retroazioni interpersonali e sociali che egli riceve. È evidente che le azioni di un soggetto derivano in gran parte dalle sue disposizioni emozionali e concezioni rispetto alla realtà, ma si è convinti, come già chiarito in precedenza, che anch'esse si modifichino effettivamente solo mediante esperienze vissute in maniera concreta. Perciò, nella individuazione di ciò che mantiene il problema, e nella successiva predisposizione di strategie di cambiamento, si deve tener presente che l'intervento terapeutico deve essere qualcosa che produce una concreta esperienza di cambiamento.

Riteniamo che il terapeuta, se ha seguito correttamente le fasi sin qui esposte del trattamento, sia in grado di trovare le più vantaggiose leve per il cambiamento e di predisporre su queste le strategie ad hoc per il caso.

5. Programmazione terapeutica e strategie di cambiamento

Prima di trattare le specifiche procedure che di solito vengono utilizzate in terapia, è bene chiarire che, secondo la nostra ottica, non è possibile dividere nettamente le specifiche strategie terapeutiche da tutto il resto del trattamento. Questo perché la comunicazione ed interazione paziente-terapeuta rappresenta comunque un contributo al cambiamento. Infatti, a volte, il solo comunicare tra paziente e terapeuta, nelle modalità descritte in precedenza, può produrre effetti terapeutici.

Inoltre la processualità stessa della terapia, così come è predisposta, è una strategia terapeutica. Quindi la presente distinzione tra processualità e procedure è una sorta di distinzione esplicativa, ma in realtà le due componenti del processo terapeutico formano un sistema indivisibile nella pratica clinica.

Dopo questo doveroso chiarimento, si possono presentare alcune delle più consolidate strategie utilizzate in terapia, ma prima di fare ciò è indispensabile ribadire quello che è un presupposto fondamentale dell'approccio strategico alla terapia. Ossia: è la terapia che deve adattarsi al paziente e non il paziente alla terapia.

Su questa base, il terapeuta, nel mettere a punto le strategie, si richiamerà alle tecniche già utilizzate con successo su quello specifico tipo di problema ma, basandosi sulle peculiari caratteristiche della persona problematica, sceglierà, o costruirà ex novo, le procedure ad hoc per quel determinato caso.

Ad esempio la stessa generale strategia cambierà radicalmente se applicata a un soggetto/i appartenente ad un gruppo sociale o culturale di basso livello, oppure se utilizzata con soggetto/i di alta levatura sociale e culturale. Non solo, ma sarà diversa se applicata ad una persona estremamente fantasiosa e poetica o ad una persona marcatamente iperrazionale. Come dicevamo in precedenza, è necessario imparare il linguaggio del paziente e presentare l'intervento in tale lingua o sistema rappresentazionale. In modo tale che lo stesso intervento non sia mai precisamente lo stesso, in quanto viene modificato in base alle peculiari prerogative percettive e comunicative di ogni diversa persona. Inoltre, se una strategia non funziona, verrà rapidamente sostituita o addizionata con altre mosse terapeutiche.

Un'altra importante riflessione preliminare, per ciò che riguarda la predisposizione delle tattiche per produrre il cambiamento, è quella relativa al fatto che si è notato come sia molto produttivo focalizzare l'attenzione del paziente su cambiamenti apparentemente banali, su piccoli particolari della situazione. Questo al fine di non far sentire al paziente di essere sottoposto a richieste esagerate rispetto alla percezione delle proprie risorse personali ed aggirare così la sua resistenza al cambiamento.

In effetti, quelle azioni minime, selezionate dal terapeuta, devono essere strategie indirette o coperte per produrre un cambiamento molto più grande di quello che il paziente possa prevedere: poiché, all'interno di un sistema, anche il cambiamento di un piccolo particolare produce, per le leggi proprie della teoria dei sistemi, uno squilibrio e una modifica all'interno dell'intero sistema. Il piccolo cambiamento, infatti, innesca una reazione a catena di modificazioni all'interno del sistema che hanno il fine di riequilibrare il sistema stesso. Ciò significa che cambiamenti minimi, o apparentemente banali e innocui, possiedono un potere dirompente, potere che deve essere utilizzato a pieno titolo in terapia.

Quando, mediante una progressione di piccoli cambiamenti, il terapeuta ha condotto la persona alla modifica delle sue azioni disfunzionali e delle sue «immagini del mondo», la terapia avrà raggiunto il suo obbiettivo.

Infine, prima di esporre direttamente le procedure tera-peutiche, è fondamentale anche chiarire che la loro efficacia dipende, oltre che dalla loro specifica validità per particolari sintomatologie o problemi, soprattutto dall'influenza personale o carisma del terapeuta. Fattore, questo, che noi riteniamo determinante in terapia. In altre parole, l'efficacia di una strategia dipende molto dalla cornice di suggestione all'interno della quale viene presentata al paziente in modo da indurlo ad una grande, e a volte involontaria, collaborazione terapeutica, ossia ad una propensione al cambiamento. Per creare questa cornice di suggestione e carisma, il terapeuta deve imparare ad utilizzare ciò a cui abbiamo fatto riferimento in apertura del volume con i concetti di «linguaggio ingiuntivo» nella definizione di Spencer Brown, e di «atti verbali perfor-mativi» nella accezione di Austin (vedi p. 23 ss.). Questo tipo di comunicazione terapeutica, della quale l'approccio ipnotico alla terapia di Erickson è stata la più grande lezione, è una delle fondamentali prerogative della terapia strategica. Tale particolare forma suggestiva di comunicazione è ciò che definiamo ipnoterapia senza trance. Con il deliberato ricorso a questa, il terapeuta si assume, nell'interesse del paziente, la responsabilità di utilizzare le procedure di suggestione ipnotica efficaci ed efficienti per influenzare e cambiare rapidamente la situazione problematica presentata.

Dopo questa necessaria premessa, possiamo passare alla descrizione di alcune delle più ricorrenti procedure terapeuti-che utilizzate nel nostro approccio ai problemi umani.

Le strategie deputate alla soluzione di tali problemi possono essere suddivise in due grandi categorie di intervento:

a.  Azioni e comunicazione terapeutica

b. Prescrizioni di comportamento.

5.a. Azioni e comunicazione terapeutica? 5.a.l. Imparare e parlare il linguaggio del paziente La prima procedura da trattare nella categoria delle azioni che il terapeuta deve eseguire durante le sedute è certamente quella che rappresenta uno stile di comunicazione fondamentale in terapia strategica, già ripetutamente citata nella nostra esposizione. Ossia: imparare ed usare il linguaggio del paziente.

Questa fondamentale tecnica di comunicazione proviene, nella sua versione applicata alla psicoterapia, dalla ipnosi ericksoniana.

Il grande ipnotista trasferì al linguaggio terapeutico modalità comunicative da lui utilizzate per le induzioni di trance. Infatti, nell'induzione ipnotica, si asseconda lo stile percettivo e comunicativo del soggetto, assumendone lentamente e progressivamente il controllo sino ad indurlo a lasciarsi andare e cadere in trance.

Bandler e Grinder (1975) definiscono questa strategia comunicativa la tecnica del ricalco. Essi avevano studiato questa forma di comunicazione nel comportamento terapeutico di Milton Erickson. Avevano rilevato che egli adottava nei primi contatti con i suoi pazienti il loro stesso linguaggio e le loro stesse forme di rappresentazione della realtà. Non solo, ma nel suo stile di ipnotista imitava perfino il linguaggio non verbale dei suoi pazienti, in maniera tale da metterli completamente a proprio agio ed assumere gradualmente il potere di influenzarli con le sue suggestioni e prescrizioni.

Ma il potere e l'efficacia di questa tecnica di persuasione non è una scoperta di Erickson, in quanto essa era già ben conosciuta nella retorica classica. Aristotele ad esempio nella sua Retorica ad Alessandro, affermava, in assonanza con i sofisti, che se si vuol persuadere qualcuno lo si deve fare attraverso le sue stesse argomentazioni. Inoltre la psicologia sperimentale ha dimostrato da tempo la predisposizione degli esseri umani ad essere attratti e a subire l'influenza delle cose che appaiono simili o familiari a se stessi.

Tale conoscenza è utilizzata in maniera massiccia e con finalità non certo nobili, come quella di aiutare la persona a risolvere i propri problemi, dai professionisti della persuasione di massa. Robert Cialdini, psicologo sociale, dedito da anni allo studio delle strategie di persuasione, in una ricerca condotta sulla vendita di contratti assicurativi ha rilevato sperimentalmente che «i clienti tendono più facilmente a stipulare il contratto quando il venditore presenta con loro una somiglianza in qualche campo: età, religione, idee, linguaggio ecc.» (Cialdini 1989, 137) senza rendersi conto che gli assicuratori sono addestrati ad assecondare e ricalcare il linguaggio e le idee del cliente, per trovare quei punti di contatto interpersonale utili ad ottenere la firma del contratto. Lo stesso ricercatore ha indagato, con risultati positivi, sull'uso di tale tecnica comunicativa al fine di ottenere la simpatia delle persone. Cialdini illustra anche come alcune pubblicità di grande successo siano costruite ricalcando l'immagine sociale e l'usuale linguaggio del fruitore del messaggio.

Sulla scorta di tali dati, è evidente come in psicoterapia sia importante utilizzare una tecnica comunicativa che permetta di essere rapidamente in grado di influenzare il comportamento altrui. I pazienti chiedono di essere influenzati per cambiare la loro attuale situazione problematica, ma di solito oppongono inconsapevolmente resistenza al cambiamento Con questa strategia di comunicazione tale resistenza viene ridotta.

Tuttavia, il prerequisito per cui questa procedura comunicativa produca tali effetti è che venga eseguita con grande naturalezza e senza che appaia come un'artificiosa manovra, altrimenti può produrre l'effetto contrario a quello desiderato, perché le persone si sentono prese in giro e si irrigidiscono di più. A tal fine il terapeuta deve essere bene addestrato ad utilizzare questa tecnica di pragmatica della comunicazione.

Tale apprendimento tecnico ricorda molto l'addestramento di un attore in quanto il terapeuta deve imparare a gestire il proprio stile comunicativo e le proprie caratteristiche espressive in modo da adattarle con naturalezza ai diversi contesti relazionali che si vengono a creare nelle interazioni con i diversi pazienti.

In questa direzione, è indispensabile un buon training che preveda l'osservazione e lo studio di situazioni terapeutiche simulate, l'utilizzo del videoregistratore per poter riosservare se stessi: sino a far divenire tale tecnica una forma spontanea di comunicazione interpersonale.

Riteniamo questo lavoro formativo alla pragmatica comunicativa anche un ottimo esercizio per l'elasticità mentale in quanto, se una persona apprende ad adattare il suo linguaggio a diverse situazioni, contesti e stili personali, impara anche a spostare continuamente il suo punto di vista della realtà. Prerogativa, quest'ultima, essenziale per poter essere in grado di risolvere i tanti diversi tipi di problemi umani.

5.a.2. La ristrutturazione

La ristrutturazione è una delle più sottili tecniche di persuasione. Ristrutturare significa ricodificare la percezione della realtà di una persona senza cambiare il significato delle cose ma cambiando la loro struttura. Non si cambia il valore semantico di ciò che la persona esprime, ma si cambiano le cornici all'interno delle quali inserire tale significato. Ovviamente, cambiando la cornice, si cambia in maniera indiretta il significato stesso. Questo perché, ponendo uno stesso evento all'interno di diversi contesti e guardandolo da prospettive diverse, questo cambia completamente il suo valore.

La realtà, abbiamo ripetuto molte volte nel corso dell'esposizione, è determinata dal punto di osservazione da cui il soggetto la guarda; se si cambia tale punto di osservazione, la realtà stessa cambia.

Nel ristrutturare un'idea o concezione di una persona, non si mette in discussione l'idea o la concezione ma si propongono diversi percorsi logici e diverse prospettive di approccio a tali idee e concezioni. Non si cambia il contenuto del quadro ma solo la cornice, però, cambiando la cornice, si altera il contenuto stesso del quadro. Per chiarire la struttura e l'efficacia persuasiva di tale procedura, facciamo un esempio storico. Durante il XV secolo, il potere imperante della Chiesa cattolica si trovò di fronte al problema del culto pagano delle acque che veniva praticato nelle campagne toscane. La gente del luogo professava e praticava particolari culti rivolti alle divinità delle acque di alcune sorgenti alle quali venivano attribuiti poteri soprannaturali.10 Le autorità ecclesiastiche intervennero in maniera decisa, reprimendo violentemente tali credenze e distruggendo i luoghi di culto pagano sorti presso le sorgenti miracolose. Ad esempio, si narra che San Bernardino da Siena, ali'incirca nel 1425, fece distruggere dai soldati un tempio pagano, che era sorto sul luogo in cui si trova l'antica chiesa di Santa Maria delle Grazie di Arezzo, dopo che le sue predicazioni contro tale culto pagano non avevano ottenuto alcun risultato. Ma nemmeno il ricorso alla violenta repressione servì ad eliminare il culto delle divinità delle acque. A questo punto il santo e altri uomini di chiesa, ricordandosi, forse, ciò che aveva fatto San Gregorio Magno qualche secolo prima trovarono la soluzione del problema, e attuarono la mossa risolutiva. Fecero costruire sulle rovine dei templi pagani, dedicati alle divinità delle sorgenti di acqua miracolosa, chiese consacrate al culto della Madonna (come appunto Santa Maria delle Grazie, nei pressi di Arezzo, o la chiesetta della Madonna del Parto a Monterchi). E cominciarono essi stessi ad incentivare il culto di quei luoghi, affermando che le sorgenti possedevano virtù miracolose per effetto della presenza della Vergine. Essi in pratica ristrutturarono, in maniera veramente geniale, la percezione religiosa e le credenze popolari, conducendo le popolazioni al culto cristiano della Madonna.

Analizziamo questa manovra. In una situazione nella quale non avevano prodotto alcun risultato né le prediche né la violenta repressione, ha avuto successo una mossa strategica che ha assecondato le credenze e i culti popolari, ma che ha inserito in essi una variabile nuova che ha cambiato totalmente la prospettiva di percezione dei fenomeni motivo di culto. In maniera tale che è venuto a modificarsi completamente il tipo di culto, mutatosi da pagano in cristiano.

Un esempio clinico di tale manovra può essere la ristrutturazione della percezione dell'aiuto e del sostegno da parte di un paziente fobico.11 A tale tipo di paziente viene dichiarato che, senza dubbio, egli adesso ha bisogno e non può fare a meno dell'aiuto e del sostegno delle persone intorno a lui. Ma si dichiara anche, mediante una dissertazione sui doppi messaggi all'interno della comunicazione interpersonale, come tale sostegno, apparentemente utile, possa far aggravare le sue sintomatologie. In pratica, si dirotta la forza della paura che lo conduce a chiedere aiuto nella direzione della cessazione di tale comportamento di richiesta di sostegno.

Le ristrutturazioni possono essere atti comunicativi puramente verbali, oppure anche determinate azioni del terapeuta che conducono la persona ad uno spostamento di prospettiva. Così come effetti di ristrutturazione possono essere prodotti mediante prescrizioni di comportamento, delle quali ci occuperemo più avanti.

La ristrutturazione, inoltre, può avere vari livelli di complessità. Si va da semplici ridefinizioni cognitive di un'idea o di un comportamento, all'uso di metafore e suggestioni evocative, sino a complicate ristrutturazioni paradossali.

Potremmo anche affermare, in senso generale, che ognuna delle strategie terapeutiche presentate in questo paragrafo, rappresenta una forma di ristrutturazione in quanto tutte tendono, mediante procedure diverse, a modificare il punto di vista e il comportamento del paziente. C'è, poi, chi afferma (Simon et al. 1985, 286), che la ristrutturazione, nella sua verbale forma di dialogo, sia la manovra principe di tutte le forme di psicoterapia, in quanto il fatto di dover cambiare la «mappa mentale» del soggetto in cura è ciò che accomuna tutti gli interventi psicoterapeutici. Per quanto ci riguarda, crediamo che la ristrutturazione non abbia niente a che vedere con le interpretazioni della realtà, o con il lavoro di attribuzione di significato alle emozioni. Questa strategia persuasiva non lavora direttamente e prioritariamente sugli aspetti semantici della rappresentazione della realtà, ma sulla sua struttura percettiva, sulla quale si basano poi le rappresentazioni ed i comportamenti soggettivi.

Il terapeuta strategico, a livello semantico, non offre spiegazioni rassicuranti sul significato delle cose, non offre certezze interpretative, ma al contrario utilizza la sottile arma del dubbio. Nelle manovre verbali di ristrutturazioni, infatti, si devono suscitare dubbi che spostino l'usuale rigidità percettiva-reattiva dei pazienti, aprendo delle falle nei loro sistemi cognitivi e comportamentali. Il maggior potere del dubbio rispetto alla logica spiegazione razionale, in qualità di elemento che scardina le rigide posizioni mentali, è ben espresso da Newton Da Costa,12 emerito studioso di logica all'Università di San Paolo in Brasile. Egli sostiene che, per far cambiare opinione ad una persona, è di gran lunga più efficace inserire dei dubbi nella sua logica, piuttosto che dimostrare in maniera completa e logico-razionale la non esattezza o non funzionalità delle sue idee o comportamenti. II dubbio è un tarlo, una volta immesso, lavora da solo e lentamente cresce divorando lo spazio delle preesistenti logiche.

Il dubbio mobilita l'entropia del sistema, produce una lenta ma devastante reazione a catena, che può condurre al cambiamento del sistema stesso.

Quindi riteniamo, in accordo con Simon et al. (1985), che la ristrutturazione della «mappa mentale» del paziente sia il fine di ogni psicoterapia; ma riteniamo anche che la ristrutturazione, come tecnica utilizzata nell'approccio strategico, sia qualcosa di completamente diverso dalla ricerca ddl'insight tipica di altri approcci terapeutici.

L'arte della ristrutturazione come tecnica di persuasione, inoltre, non è certamente una scoperta nuova e nemmeno propria dell'ambito terapeutico; infatti, anche questa arma oratoria era ben conosciuta nell'ambito della retorica classica e praticata soprattutto dai sofisti che erano i maestri di tale manovra verbale persuasiva.

Tuttavia, tornando più vicini al nostro tempo, la dimostrazione di come si possano cambiare le percezioni-reazioni di un soggetto senza lavorare direttamente sul significato razionale che egli attribuisce alle cose, ma utilizzando forme di ristrutturazione, ci proviene dalla ricerca psicologica sociale.

È dimostrato sperimentalmente, ad esempio, che esporre una merce in vetrina ad un prezzo basso e vantaggioso rispetto al suo reale valore commerciale, utilizzare quindi come arma di persuasione una razionale dimostrazione logica, è di gran lunga meno efficace, per la vendita, dell'esporla con un prezzo decisamente superiore al suo valore reale (Cialdini 1984). Ossia è più vantaggioso utilizzare come arma di persuasione, al posto della logica razionale, l'apparente non logica del «se costa tanto deve assolutamente possedere qualche virtù nascosta in più rispetto a quella che costa meno». Ma ciò non è altro che un'efficace ristrutturazione, attraverso il rialzo del prezzo, della percezione che il compratore ha di tale merce.

Ma la dimostrazione sperimentale più efficace di come, in effetti, certe suggestioni comunicative possiedano una forza dirompente di cambiamento ci proviene da un esperimento di E. Langer, psicologa dell'Università della California.

In una coda di attesa per fare fotocopie in biblioteca la richiesta di un favore da parte di una studentessa, quella di non rispettare l'ordine della fila, produce differenti effetti a seconda della sua formulazione: «'Scusi, ho cinque pagine. Posso usare la fotocopiatrice, perché ho una gran fretta?' L'efficacia di questa richiesta - con - spiegazione è stata quasi totale: il 95% degli interpellati l'ha lasciata passare avanti nella fila. Si confronti questa percentuale di successi con i risultati ottenuti con la semplice richiesta: 'Scusi, ho cinque pagine. Posso usare la fotocopiatrice?' In questa situazione acconsentiva solo il 60%. A prima vista sembra che la differenza decisiva fra le due formule sia l'informazione aggiuntiva contenuta nelle parole 'perché ho una gran fretta'. Ma una terza formula sperimentata dalla Langer ha dimostrato che le cose non stanno esattamente così. A quanto pare, a far differenza non era la serie intera di parole di senso compiuto, ma solo la prima 'perché'. Invece di fornire una vera ragione per giustificare la richiesta, la terza formula si limitava a usare il 'perché' senza aggiungere nulla di nuovo: 'Scusi, ho cinque pagine. Posso usare la fotocopiatrice, perché devo fare delle copie?' Il risultato fu che ancora una volta quasi tutti (il 93%) acconsentirono, anche se non c'era nessuna informazione nuova che spiegasse la loro condiscendenza. Come il 'cip-cip' dei pulcini mette in moto la risposta automatica della mamma tacchina, anche se proviene da una puzzola impagliata, così la parola 'perché' faceva scattare una risposta automatica di acquiescenza da parte dei soggetti della Langer, anche se dopo il 'perché' non veniva nessuna ragione particolarmente decisiva.» (Cialdini 1989, 12)

Questo esperimento mostra chiaramente come si possano modificare le reazioni di persone mediante una ristrutturazione della situazione per nulla logica né ragionevole, e anche il potere proprio di certe forme suggestive di comunicazione di aggirare le resistenze e convinzioni logico-razionali.

La ristrutturazione non è dunque un modo diretto di attribuire significati, ma una tecnica di scardinamento della rigida logica di un soggetto. Essa apre nuovi orizzonti e possibilità di cambiamento all'apparente immutabilità delle cose ingabbiate nella logica preesistente.

Il terapeuta, quando ristruttura una realtà, deve, assecondando le modalità rappresentazionali del paziente, condurlo a vedere le cose da punti di vista diversi da quelli utilizzati in precedenza. Per fare ciò, utilizza tecniche di suggestione, armi retoriche classiche e paradossi logici. Tutte tecniche capaci, se ben utilizzate, di alterare, anche solo momentaneamente, la percezione della realtà del soggetto, in modo tale da aprire nuove vie percettive e nuove possibilità di reazione nei confronti di tale realtà.

5.a.3. Evitare le forme linguistiche negative La terza strategia di comunicazione terapeutica che andiamo ad esporre è direttamente connessa alla prima e alla seconda, anzi possiamo dire che ne è una puntualizzazione.

La pratica clinica ha fatto evidenziare che l'utilizzo di affermazioni negative nei confronti del comportamento o delle idee del paziente tende a colpevolizzarlo e a promuovere reazioni di irrigidimento e rifiuto.

Anche nella pratica dell'ipnosi si è notato che le formule negative producono l'irrigidimento e la resistenza dell'ipnotizzando, ed infatti, durante un'induzione di trance, si tende sempre a ricodificare ogni ingiunzione negativa in forma positiva.

Su questa base, in terapia, invece che criticare e negare l'operato del paziente, anche se questo è assolutamente errato o disfunzionale, troviamo di gran lunga più produttivo gratificare la persona e, mediante tale gratificazione, dare delle ingiunzioni per la modifica del suo comportamento. Facciamo un esempio: nei confronti di due genitori estremamente iper-protettivi, che con le loro cure familiari castranti hanno indotto il figlio all'insicurezza e alla labilità psicologica, la manovra del terapeuta sarà quella di complimentarsi con loro e di gratificar/i per i grandi sforzi compiuti nel! 'accudire un figlio così problematico, e per i loro grandi sacrifici vissuti nel proteggerlo da tutti i possibili pericoli di questo mondo. «E siccome siete stati così bravi fino ad ora, adesso dovrete esserlo ancora di più, e sono sicuro che sarete molto bravi nel fare in modo che egli ora si assuma le sue responsabilità» e qui il terapeuta prescriverà azioni e comportamenti decisamente contrari al loro precedente comportamento genitoriale. In questo modo, invece che colpevolizzare i due genitori per il loro errore educativo e per la loro castrante iperprotezione e dire loro: non fate questo, non fate quest'altro, avete sbagliato questo e quest'altro ecc, si utilizza la loro carica interventista trasformandola, mediante una ricodificazione in forma positiva e una prescrizione diretta, nel corretto e funzionale comportamento educativo che condurrà alla risoluzione del problema presentato.

In questo esempio la procedura terapeutica miscela tre tecniche diverse: evitare le forme negative, la ristrutturazione, la prescrizione. Di solito tale manovra promuove una partecipazione ed una collaborazione in direzione del cambiamento anche di soggetti estremamente diffidenti o irrigiditi nelle loro posizioni, e soprattutto non incorre nelle reazioni negative prodotte dalla colpevolizzazione del paziente rispetto alle proprie azioni. Il fatto che le sue azioni siano disfunzionali è un implicito della sua richiesta di aiuto, non ha alcun bisogno di essere sottolineato dal terapeuta.

Anche questa tecnica di pragmatica della comunicazione viene utilizzata largamente nella persuasione di massa e di vendita. Infatti, ogni venditore professionista conosce bene la regola del «non contraddire mai il cliente» o del non dire assolutamente «che egli ha torto o che si sbaglia». Ma sa che deve fare in modo invece che il cliente si senta sempre nel giusto e nella ragione anche quando, grazie all'attento lavoro del venditore, si comporta in maniera opposta a quella dichiarata in precedenza. Questo, al pari di altri esempi citati, mostra come uno strumento di persuasione possa divenire una terribile arma nelle mani di chi lo usi a fini di manipolazione fraudolenta. Del resto, ogni efficace strumento può essere usato nel bene e nel male; sta all'uomo farne l'uso migliore.

5.a.4. L'uso del paradosso e la comunicazione paradossale

Riteniamo che il ricorso al paradosso in terapia rappresenti una chiave di volta, spesso straordinariamente efficace, per situazioni percettive-reattive rigide e connotate dalla presenza di ridondanti sintomatologie comportamentali. Per questo suo potere, questa procedura terapeutica ricopre un fondamentale ruolo nell'approccio strategico.

Il paradosso, come al lettore è ben noto, è quel tipo di trabocchetto logico nel quale cade tutta la logica razionalista classica.13 Esso, infatti, scardina la logica aristotelica del «vero o falso», e l'ottica manicheista delle coppie di opposti (bianco/nero, bello/brutto, giusto/sbagliato) utilizzate come categorie per descrivere la realtà. Nell'ambito della filosofia della conoscenza il paradosso logico ha fatto crollare ogni rassicurante tentativo di ingabbiare la realtà all'interno di un sistema logico assoluto di descrizione o interpretazione.

Applicato allo specifico contesto terapeutico, il paradosso possiede la proprietà di scardinare i circoli viziosi e ricorrenti di «tentate soluzioni» ostinatamente perserverate dal paziente/i, proprio perché mette in crisi il sistema preesistente di percezioni e reazioni nei confronti della realtà.

Storicamente, il paradosso ha fatto il suo formale ingresso in terapia con Wiktor Frankl e la sua formulazione della «intenzione paradossale» (1960) come strategia terapeutica. Ma coloro che formularono sistematicamente la funzione del paradosso nella formazione e nella soluzione dei problemi sono Bateson e il suo gruppo (1956) che, come già riferito, rilevò come la comunicazione paradossale fosse alla base della costituzione di sintomatologie psichiatriche e come, mediante l'uso della stessa, si potesse intervenire efficacemente su tali problematiche. In altre parole essi utilizzarono quello che è un antico sapere della medicina: «Similia similibus curantur».

Esistono varie forme di utilizzazione del paradosso in terapia che vanno dalle prescrizioni paradossali, delle quali ci occuperemo esplicitamente in uno dei paragrafi successivi, alle forme di azioni e comunicazioni paradossali durante la seduta, delle quali ci occuperemo qui di seguito. Crediamo che i seguenti esempi chiariscano meglio di qualunque dissertazione questo tipo di azioni comunicative in terapia.

Il primo esempio tratta del caso di un soggetto, definibile mediante i tradizionali quadri clinici psichiatrici «ossessivo -ipocondriaco», il quale manifesta ossessivamente il terrore di essere affetto da una gravissima ed incontrollabile malattia. A nulla sono serviti gli esami medici diagnostici negativi, egli continua ad essere convinto della sua grave malattia e trasforma qualunque segnale propriocettivo corporeo nel sintomo indicatore del suo misterioso male. Ovviamente egli è terrorizzato e cerca sostegno, aiuto e rassicurazione da tutti e in particolare dal terapeuta. Quella che segue è la trascrizione di un breve scambio di battute all'interno di un colloquio registrato durante un incontro con uno degli autori: Paziente Dottore sono a pezzi, io sto male!, sono terrorizzato! C'è un male dentro di me, lo sento crescere, io morirò presto! Nessuno mi vuole credere ma io sono gravemente malato. Sudo sempre, sento il cuore che mi batte forte. E poi sa, io l'ho detto a mia moglie, mi hanno fatto il «malocchio». Lei non ci crederà in queste cose, ma è vero, me lo ha detto la maga... Nessuno ci vuole credere ma mi mangia dentro. Terapeuta Uhm! {con atteggiamento serio e pensante) Io credo proprio che lei sia gravemente malato, anzi sono convinto che il suo morbo sia veramente oscuro. Sa, c'è malocchio e malocchio, probabilmente a lei hanno fatto il «malocchio a morte» {leggera pausa).

Sì, credo proprio che lei starà veramente molto male, sempre peggio, addirittura, a guardarla bene, mi sembra proprio che lei stia cambiando aspetto proprio qui davanti a me.

Lei sta male, vero, la vedo come se stesse per sentirsi molto male. Sa, questi malocchi sono terribili {leggero sorriso).

P. Dottore, ma che mi dice, allora io morirò! Ma allora è proprio vero! Sono gravemente malato! Ma, dottore, possibile che tutti gli esami medici che mi hanno fatto non abbiano trovato nulla! Ma lei è proprio convinto di quello che ha detto, che sono malato, che si vede che mi hanno fatto il malocchio?

T.     Certo, è evidente {sorridendo leggermente). P.     Dottore, ma lei mi prende in giro, io qui adesso non sto mica male, anzi, parlando con lei, ora ho smesso anche di sudare e mi sento più calmo. Ma mi dica dottore, è possibile che a quarant’anni il cervello ci faccia questi scherzi?

L'esempio clinico mostra come in tali situazioni, nelle quali nessuna forma di rassicurazione logico-razionale funziona, il ricorso al paradosso è efficace nel rompere il meccanismo ripetitivo delle fissazioni.

Di solito si ottiene che il paziente prima si impressiona ed esprime sorpresa, rimanendo attonito di fronte a tali affermazioni che confermano il suo terrore, poi è lui che comincia a rassicurare il terapeuta sul proprio stato di salute ed afferma che gli esami medici dimostrano che non ha nulla. In alcuni casi, dopo tali reazioni, può mettersi a sorridere comprendendo il «benefico imbroglio» utilizzato dal terapeuta. Ma, ciò che è importante, in quel momento si è rotto il suo meccanismo ossessivo di percezione e reazione distorta e il paziente può cominciare a cambiare il suo punto di vista e le sue azioni nei riguardi del problema.

La logica su cui si basa questo tipo di intervento paradossale viene chiarita bene dall'esempio del suo utilizzo su atti compulsivi irrefrenabili, dei quali si prescrive l'esecuzione.

In tal modo si crea il paradosso di rendere volontario un sintomo che, per essere sintomo, deve essere qualcosa di incontrollato ed involontario. Con l'effetto dell'annullamento del sintomo stesso il quale, nel momento in cui diviene volontario, perde completamente il suo valore sintomatico.

Nella comunicazione terapeutica, di fronte ad una situazione mentale ostinatamente rigida e ossessiva, invece che contrastarla la si asseconda conducendola nella sua escalation sino alla sua esasperazione e ad un punto tale che si annulla da sola. Il meccanismo è lo stesso presente nell'intervento di prescrizione del sintomo. Si mette in azione il potere destrutturante del paradosso incentivando deliberatamente, nel colloquio, i meccanismi distorti di percezione del paziente nei confronti della realtà. E così, come il tentativo di essere voluta-mente allegri genera depressione e lo sforzo di addormentarsi mantiene svegli, il condurre il paziente ad eseguire intenzionalmente, ed in maniera rafforzata dall'atteggiamento del terapeuta, quei processi mentali distorti e apparentemente incontrollabili, fa sì che questi, perdendo la loro spontaneità, perdano il valore sintomatico e scompaiano.

Il secondo esempio esplicativo, non clinico, esprime una tipologia leggermente diversa di azione e comunicazione paradossale ma con lo stesso potere dirompente di cambiamento.

Ciò riguarda quelle situazioni interpersonali dove, nell'interazione, un'azione e/o messaggio paradossale e imprevisto, perché illogico rispetto alla usuale prevedibilità degli eventi, sconvolge la situazione. Tale azione appare né vera né falsa, apparentemente inconciliabile con la situazione e costringe chi la riceve ad un cambiamento repentino dei suoi schemi comportamentali. L'enorme efficacia di tali manovre interpersonali è descritta bene da uno strano fatto accaduto ali'incirca alla fine degli anni trenta in Austria e del quale i giornali dell'epoca, vista la particolarità dell'evento, dettero ampia notizia. «Un individuo candidato al suicidio si buttò nel Danubio da un ponte; un gendarme, giunto sul luogo dell'efferato gesto attirato dalle grida delle persone presenti, imbracciò il fucile, lo puntò contro l'aspirante suicida gridando: 'Vieni fuori di lì altrimenti ti sparo'. Il giovane venne fuori dall'acqua rinunciando al suicidio.»

In pratica con il gesto paradossale il gendarme ha messo l'aspirante suicida in una situazione nella quale gli schemi di previsione logica saltano. Questa indotta ristrutturazione della realtà lo conduce al cambiamento radicale del suo comportamento e dei suoi schemi mentali.

Anche nell'attività clinica, come nella vita, tali tipi di mosse paradossali, apparentemente illogiche ed assolutamente impreviste dal paziente, producono rapidamente quel salto di livello logico indispensabile al cambiamento concreto delle situazioni.

Sulla base di tali esempi e riflessioni appare evidente la funzione del paradosso quale elemento scardinante le situazioni irrigidite ed ossessive tipiche di molti pazienti. Per questa sua prerogativa il ricorso ad esso, nelle sue molteplici varianti, è estremamente efficace soprattutto nella fase primaria di un intervento terapeutico strategico,,quella nella quale si deve rompere il sistema di ridondanze, di percezioni, azioni e retroazioni che mantiene il problema operante.

5.a.5. Utilizzo della resistenza

Una delle tecniche più raffinate tra quelle derivate dal paradosso e che ha trovato una grande applicazione anche in terapia è lo sfruttamento terapeutico della resistenza.

Nei confronti della resistenza, al contrario della classica interpretazione psicoanalitica crediamo sia funzionale utilizzare la sua carica a scopi terapeutici. Ossia riteniamo vantaggioso che la resistenza stessa venga paradossalmente prescritta e poi manipolata. Si procede creando un «doppio legame» terapeutico, che si esprime nel mettere il paziente in una situazione paradossale nella quale la sua resistenza, o il suo irrigidimento verso il terapeuta, diventi una prescrizione e le sue reazioni un avanzamento nella terapia. In modo tale che la funzione prioritaria della resistenza venga annullata mentre viene utilizzata la sua forza per promuovere il cambiamento; la resistenza prescritta, infatti, cessa di essere resistenza e diviene adempimento, come nel seguente caso di un paziente difficile e sfiduciato al quale il terapeuta dice: «Vede, ci sarebbero delle buone possibilità per risolvere il suo problema, e ci sono delle specifiche tecniche che potremmo utilizzare. Ma visto le attuali circostanze e le sue caratteristiche personali io credo che lei non sia in grado di venirne fuori.» In questo modo il paziente che si opponeva alle cure del terapeuta è messo in una situazione paradossale. Di solito, la reazione del paziente è quella di una non espressa aggressività verso il terapeuta, che si manifesta nell'esecuzione di ciò che il terapeuta ha dichiarato che lui non è in grado di fare. Ma guarda caso, tutto ciò porta ad una promozione della collaborazione terapeutica e ad un annientamento della resistenza stessa.

Come in alcune arti marziali orientali si utilizza, mediante uno studio attento delle leve e della forza di gravità, la forza dell'avversario per metterlo fuori combattimento, così in questa tecnica si dirotta la forza della resistenza al cambiamento in direzione del cambiamento stesso.

Gli esperti ipnotisti esprimono bene questa strategia quando «ristrutturano» la resistenza del soggetto a lasciarsi andare in forma di suggestione all'approfondimento della trance.

Ad esempio, nei confronti di un soggetto che esprime la resistenza ad andare in trance muovendo le dita di una mano o muovendo una gamba, l'esperto ipnotista risponderà: «Molto bene, la sua mano (o la sua gamba) risponde, adesso comincerà a muovere le dita sempre più veloci, sempre più veloci, sino a che sentirà tanta stanchezza, tanta voglia di riposo ecc.» In maniera tale da ridefinire la resistenza e orientare la sua forza in direzione della induzione di trance.

5.a.6. Uso di aneddoti, storie e linguaggio metaforico Un'altra importante modalità di comunicazione terapeutica è l'uso di metafore e il ricorso, durante il colloquio clinico, al racconto di aneddoti, storielle o episodi accaduti ad altre persone. Tale strategia comunicativa possiede la prerogativa di permettere la comunicazione di messaggi sfruttando la forma indiretta della proiezione ed identificazione che di solito una persona attua nei confronti di personaggi e situazioni di un racconto.

Questa modalità di comunicazione terapeutica minimizza la resistenza, in quanto la persona non è sottoposta a dirette richieste o a dirette opinioni sul suo modo di pensare e comportarsi. Il messaggio giunge velato e sotto forma di metafora. Ad esempio, si può comunicare ad un soggetto fobico-ossessivo il funzionamento del meccanismo controproducente dello stare sempre ad ascoltarsi, incentivando così la propria ansia sino all'attacco di panico, narrando la storiella del mille piedi «il quale, quando si fermò a pensare quant'è difficile camminare così bene ed elegantemente con mille piedi contemporaneamente, non riuscì più a camminare». Poi si può esortare il soggetto a provare questo esercizio: «Ora, quando esce di qui, faccia il millepiedi, mentre scende le scale si concentri su quanto è difficile camminare scendendo le scale, mantenere l'equilibrio passo dopo passo, mettere il piede nel posto giusto. Sa, di solito la persona comincia ad inciampare e a non sapere più camminare.» Questo tipo di messaggio evocativo è di gran lunga più efficace di qualunque precisa spiegazione scientifica nel produrre nel soggetto sensazioni ed emozioni che aprono un varco nella sua rigida percezione e reazione nei confronti della realtà.

Utilizzando questa tecnica si «disseminano» suggestioni all'interno di un racconto o le si comunicano in forma metaforica, in modo da non coinvolgere direttamente il paziente, ma queste suggestioni, per il loro potere evocativo, sono vere e proprie bordate di cannone per il ridondante sistema concettuale e comportamentale del paziente.

In termini strettamente linguistici, si sfrutta la funzione poetica del messaggio (Jacobson 1963), l'enfasi è sul potere evocativo di queste forme di comunicazione. Tutti noi abbiamo provato tale effetto leggendo una poesia particolarmente toccante, o un testo narrativo che ci ha coinvolto oppure guardando un film. Abbiamo provato quella sensazione di essere proprio noi i protagonisti della poesia, del racconto o del film; pur essendo ben consapevoli che tutto ciò è finzione, ciò nonostante proviamo determinate emozioni evocate da quel tipo di comunicazione ricevuta, e mediante ciò viviamo una reale e concreta esperienza. Sul come provocare questo tipo di esperienza in terapia è stato ancora Erickson a indicare la strada; egli ha trasferito alla psicoterapia quello che è una vecchia conoscenza per gli ipnotisti. Infatti, per un ipnotista è usuale indurre alla trance un soggetto con narrazioni di storie evocative, come è anche usuale trasmettere suggestioni sotto forma di metafora.

Ma senza nulla voler togliere alla genialità di Erickson, l'efficacia ed il potere di questa strategia di persuasione è una conoscenza utilizzata da moltissimi secoli in vari contesti.

Il linguaggio evocativo è da sempre il tipo di comunicazione preferito dai grandi leader religiosi, dai rivoluzionari e dai dittatori, nonché ovviamente da scrittori e poeti; basti pensare alle parabole di Cristo o agli aneddoti di Budda, o, più vicino a noi nel tempo, allo stile della propaganda di Mussolini e di Hitler.

A chi lavora nel campo della pubblicità, per fare ancora un esempio del potere del linguaggio evocativo nell'indurre a concezioni e comportamenti nuovi, è noto come, nel lancio pubblicitario di un prodotto, la costruzione di uno slogan che evochi fantasie e sensazioni sia il primo fondamentale lavoro da eseguire.

Ma se qualcuno può essere ancora scettico riguardo al potere che possiede tale tipo di linguaggio nell'indurre le persone a determinati comportamenti, avrà difficoltà a resistere alla rigorosa dimostrazione di ciò operata dal famoso sociologo David Phillips con la formulazione dell'«effetto Werther» (1974, 1979, 1980).

Il fenomeno ha una storia lunga e interessante.

La pubblicazione del romanzo di Goethe / dolori del giovane Werther, che narra la cocente delusione d'amore ed il suicidio del giovane protagonista, produsse un effetto sconvolgente. Oltre al grande successo per l'autore, la grande risonanza e divulgazione del libro provocò un'ondata di suicidi emulativi in tutta Europa. Tale effetto fu così potente che in diversi paesi le autorità vietarono la circolazione del libro.

H lavoro di ricerca di Phillips segue le tracce dell'«effetto Werther» nei tempi moderni.

La sua ricerca dimostra che, subito dopo un suicidio da prima pagina, aumenta vertiginosamente la frequenza di suicidi nelle zone dove il fatto ha avuto grande risonanza.

Nelle statistiche relative ai suicidi negli Stati Uniti dal 1947 al 1968, nei due mesi successivi a un suicidio da prima pagina, in media si sono avuti 58 suicidi in più del normale andamento. Non solo, ma dai dati anagrafici e anamnestici, appare un'impressionante similarità tra la condizione del primo, famoso suicida e quella di coloro che si erano successivamente suicidati, ossia, se il suicida famoso era anziano, aumentavano i suicidi di anziani, se il suicida apparteneva a un certo ceto sociale o professione, aumentavano i suicidi in quei determinati ambienti.

Ma Phillips non si è fermato a questa constatazione; egli infatti, procedendo alla stessa analisi di possibile «effetto Werther» non solo per i suicidi, ha dimostrato che tale effetto funziona anche per azioni diverse come atti di violenza o, al contrario, atti eroici. Il prerequisito è che siano pubblicizzati e che il ricevente sia una persona simile, o si senta tale, al protagonista dell'episodio narrato.

Appare evidente, sulla scorta di tale ricerca, il potere evocativo del meccanismo di proiezione ed identificazione di cui abbiamo parlato in precedenza, e la sua efficacia nel provocare comportamenti emulativi da parte del fruitore del messaggio che si senta simile al protagonista dell'evento narrato.

Siccome in psicoterapia ci si interessa del provocare il cambiamento del comportamento e delle concezioni del paziente, ci sembra di non dover trascurare il potere straordinario che può avere il narrare aneddoti, storielle o episodi realmente accaduti, e che calzino alla realtà problematica del paziente. Essi indurranno il soggetto, attraverso i meccanismi descritti, ad effettivi cambiamenti dei suoi schemi di azione nei confronti del problema i quali a loro volta condurranno al cambiamento consequenziale anche dei suoi schemi percettivi e cognitivi.

5.b. he prescrizioni di comportamento

Le prescrizioni di comportamento, da seguire nella vita quotidiana al di fuori della seduta nell'intervallo di tempo tra un incontro e l'altro, ricoprono un ruolo fondamentale in terapia strategica.

Come abbiamo esposto in precedenza per «cambiare» si deve passare attraverso esperienze concrete: le prescrizioni di comportamento ricoprono il ruolo di far vivere tali concrete esperienze di cambiamento, al di fuori del setting terapeutico. Quest'ultimo è un fattore che merita estrema attenzione, poiché il fatto che il paziente agisca attivamente, senza la diretta presenza del terapeuta e nella sua usuale attività giornaliera, è la migliore dimostrazione che egli può dare a se stesso riguardo alle proprie capacità di cambiare la situazione problematica. Che poi egli esegua certe cose inconsapevolmente per effetto dei «trabocchetti comportamentali» utilizzati dal terapeuta, non cambia tale constatazione in quanto, consapevole o non consapevole, egli ha eseguito qualcosa che prima era incapace di eseguire. Una volta vissuta, tale esperienza è la tangibile e ineluttabile prova, concreta e reale, della sua possibilità di superare le proprie difficoltà.

Ciò conduce, ovviamente, all'apertura di nuove prospettive di percezione e reazione nei confronti della realtà problematica, in altre parole alla rottura del meccanismo di azioni, retroazioni e «tentate soluzioni» che mantengono la situazione problematica.

Le prescrizioni di comportamento possono essere suddivise schematicamente in tre tipologie:

b.1. dirette;

b.2. indirette;

b.3. paradossali.

5.b.l. Le prescrizioni dirette sono quel tipo di indicazioni dirette e chiare di azioni da eseguire tese alla risoluzione del problema presentato, o al raggiungimento di uno dei progressivi obiettivi del cambiamento. Questo tipo di intervento è utile nei casi di persone molto collaborative e che hanno una scarsa resistenza al cambiamento; alle quali è sufficiente dare la chiave di risoluzione del problema, prescrivendo loro come comportarsi di fronte alla situazione problematica in maniera da disinnescare i meccanismi che la mantengono operante.

Prendiamo, ad esempio, il caso di una coppia di coniugi che litigano in continuazione e in cui appare chiaro che la matrice dei continui litigi è il fatto che, con le migliori intenzioni, ognuno dei due cerca di correggere i presunti errori comportamentali dell'altro. Si può capire bene come tale situazione conduca ad una formidabile escalation dei litigi. Infatti si stabilisce così il gioco senza fine di azioni e reazioni tese a correggersi a vicenda. In tale situazione, se uno dei coniugi appare più collaborativo, sarà sufficiente, per disinnescare il gioco senza fine delle correzioni e controcorrezioni, spiegare chiaramente la situazione a questa persona e dargli il compito di rompere la catena rimanendo senza reazioni oppo-sitive di fronte ai comportamenti correttivi del coniuge o dandogli addirittura ragione.

L'altra usuale funzione delle prescrizioni dirette è quella di far consolidare, nella fase successiva alla rottura del sistema disfunzionale che regge il problema, attraverso progressive azioni consapevoli, le capacità del paziente di affrontare con successo le situazioni prima problematiche. A tal fine si prescrive direttamente ed esplicitamente al soggetto il compito da eseguire, e si chiarisce il programma evolutivo di prescrizioni dirette.

5.b.2. Le prescrizioni indirette sono quel tipo di ingiunzioni di comportamento che mascherano il loro vero obbiettivo. Ossia, si prescrive di fare qualcosa con il fine di produrre qualcosa di diverso da ciò che è dichiarato o prescritto. Questo tipo di prescrizione utilizza la tecnica ipnotica dello spostamento del sintomo, di solito si attira l'attenzione del paziente su qualche altra cosa problematica che riduca l'intensità del problema presentato.

Per chiarire meglio questa tecnica si può ricorrere all'analogia con la tecnica del prestigiatore, il quale richiama l'attenzione del pubblico su alcuni suoi movimenti più evidenti, mentre esegue il trucco di nascosto, producendo così l'effetto spettacolare e apparentemente magico.

Ad esempio, il paziente fobico al quale viene prescritto di eseguire, in presenza del sintomo, un compito ansiogeno e imbarazzante come l'annotare dettagliatamente le sue sensazioni e pensieri in quel momento, per poi portarli in visione al terapeuta, di solito torna con un senso di colpa per non aver seguito l'imbarazzante prescrizione. Ma riferisce anche che stranamente, non si spiega come è successo, ma non ha avuto i sintomi fobici in quella settimana. Ovviamente è stato tanto l'imbarazzo o l'ansia di eseguire il compito assegnato, che egli non ha manifestato il sintomo in concomitanza del quale avrebbe dovuto eseguire il compito.

In altre parole, l'attenzione si è spostata dal sintomo al compito producendo la neutralizzazione della manifestazione problematica mediante un «benefico imbroglio».

Ma ciò che è più importante è che si è dimostrato, mediante un'esperienza concreta, che egli può controllare e annullare i suoi sintomi. Questi interventi, per la loro proprietà di aggirare la resistenza al cambiamento in quanto conducono le persone a fare qualcosa senza che, mentre lo fanno, se ne rendano conto, ricoprono un ruolo fondamentale nella prima fase di un trattamento strategico. Essi infatti permettono la rapida ed efficace rottura dell'irrigidita situazione di azioni e retroazioni disfunzionali.

5.b.3. Le prescrizioni paradossali derivano direttamente dalle osservazioni e riflessioni fatte in precedenza sulTutilizzo del paradosso in terapia. Nei confronti di un problema che si presenta come spontaneo ed irrefrenabile, ad esempio coazioni a ripetere, ossessioni o comportamenti ostinati, è molto efficace prescrivere il comportamento sintomatico stesso, poiché in questo modo si mette la persona nella situazione paradossale di dover eseguire volontariamente ciò che è involontario ed incontrollabile e che ha sempre tentato di evitare. Anche in questo caso l'esecuzione volontaria del sintomo annulla il sintomo stesso, che per essere sintomo deve essere qualcosa di spontaneo ed incontrollabile.

Ad esempio, ad un paziente con manifestazione di rituali pre-notturni quali il dover controllare ripetutamente la chiusura dei rubinetti, dell'elettricità e del gas, e il dover aggiustare in una maniera sempre uguale ed esatta la posizione delle scarpe prima di dormire fu prescritto: a. eseguire tutte le sere, volontariamente e con estrema attenzione> il gesto della chiusura dei rubinetti e delle manopole del gas e dell'elettricità per un numero prefissato di volte con ognuna delle due mani; b. mettere le scarpe come le aveva sempre sistemate, ma invertire la direzione della punta. Con tale prescrizione, si ottenne, nel giro di due settimane, l'estinzione completa dei rituali pre-notturni.

Le prescrizioni paradossali come quelle indirette possiedo-no un grande potere di evitamento della resistenza e perciò sono molto utili nella prioritaria fase di rottura del sistema che regge il problema.

Affinchè le prescrizioni, in tutte le loro forme, siano effettuate e risultino efficaci, necessitano di essere studiate attentamente e presentate al paziente come veri e propri comandi ipnotici, ricorrendo alle tecniche di comunicazione terapeutica descritte nel precedente paragrafo. Come abbiamo avuto modo di affermare, infatti, riteniamo cruciale, al fine della sua efficacia in psicoterapia, l'utilizzo di un linguaggio ipnotico o ingiuntivo." Altrimenti i pazienti eseguono raramente le prescrizioni e in particolare quelle indirette e paradossali. Forse questo è il motivo per cui alcuni terapeuti lamentano la non efficacia dei metodi prescrittivi e paradossali.

Quindi le prescrizioni devono essere ingiunte in linguaggio lento e scandito, ripetendo varie volte l'ingiunzione, e presentate al paziente negli ultimi minuti della seduta. È evidente l'analogia con la tecnica dell'induzione alla trance ipnotica.

In effetti, come nell'induzione ipnotica, quanto più il terapeuta riesce a caricare di suggestione la prescrizione, tanto meglio questa sarà eseguita e maggiore sarà la sua efficacia.

Per quanto concerne l'efficacia di questa strategia terapeutica e il suo funzionamento nel produrre i cambiamenti, crediamo che essa sia stata trattata ed evidenziata nella prima parte di questo lavoro e riteniamo inutile ripetersi. Riguardo poi alla sua efficacia come arma di persuasione in contesti diversi da quello terapeutico, essa possiede un'antichissima storia. Basti pensare ai rituali di iniziazione tribale e religiosa alle cerimonie di accettazione sociale che accompagnano da sempre la storia dell'umanità.

Se dovessimo trattare del ricorso alle prescrizioni di comportamento nella storia della psicoterapia, l'esposizione ci porterebbe lontano e sarebbe necessario scrivere un altro volume, quindi soprassediamo. Infine, in merito ad esemplificazioni ulteriori di questa strategia terapeutica e dei suoi effetti rimandiamo alla lettura del successivo capitolo del presente volume riguardante la casistica clinica.

Tuttavia, prima di concludere, è molto importante chiarire che, dopo l'esecuzione di ogni prescrizione, si deve procedere sempre alla ridefinizione del risultato e alla gratificazione del paziente per le capacità dimostrate. Egli va reso consapevole del fatto che i problemi che gli sembravano invincibili possono essere superati in modo agevole, e che lui stesso lo ha dimostrato con le azioni eseguite. Le prescrizioni possono essere formulate in diverse modalità ed essere le azioni più diverse: semplici compiti da eseguire a casa, complicati rituali, o azioni che non hanno apparentemente nulla a che vedere con il problema presentato dal paziente. L'importante è che il terapeuta, nel dare prescrizioni, si sforzi di trovare, con inventiva e fantasia, la chiave giusta per aprire la porta blindata rappresentata dal sistema disfunzionale di azioni e retroazioni nel quale il paziente si trova.

6. La conclusione del trattamento

L'ultimo incontro in una terapia strategica ricopre un ruolo molto importante, quello di essere l'ultima pennellata e la giusta cornice dell'opera compiuta. L'obiettivo è quello di consolidare definitivamente l'autonomia personale della persona curata. A questo fine si procede ad un riepilogo e ad una spiegazione dettagliata del processo terapeutico svolto e delle strategie utilizzate. In modo tale da offrire alla persona una chiara conoscenza anche di certe strane tecniche usate nel trattamento (ingiunzioni indirette, suggestioni, prescrizioni paradossali).

Si ritiene indispensabile questa ridefinizione finale, al fine del raggiungimento da parte del soggetto della completa autonomia personale, nella convinzione che quest'ultima richiede, per essere consolidata, la consapevolezza che la realtà «psichica e comportamentale» è cambiata grazie ad un intervento sistematico e scientifico, e non a qualche forma di strana magia.

Ma soprattutto si mette in risalto la capacità del soggetto nell'aver eseguito con costanza e tenacia il «duro» lavoro richiesto dalla soluzione del problema, e la sua acquisita capacità di superare da solo, adesso, altri eventuali problemi.

Crediamo che sia fondamentale tale incentivo al mantenimento di una propria autonomia personale ed all'acquisizione di una corretta autostima, e pensiamo che assuma la forma di una suggestione positiva per il futuro.

A questo fine è anche bene ricordare che nel corso del trattamento si cerca di non creare assolutamente dipendenza. Infatti, dopo ogni piccolo cambiamento ottenuto, si procede con cura a gratificare il paziente per il suo impegno e la sua capacità personale nel combattere il problema. Inoltre, il trattamento a breve termine induce sin dall'inizio il paziente all'assunzione delle sue responsabilità anche in merito all'esito della terapia. La manipolazione da parte del terapeuta della situazione e la sua influenza personale nei confronti del paziente sono rivolti al fare acquisire, nel modo più rapido possibile, la capacità di reagire correttamente nei confronti del problema presentato. Infine, si sottolinea che durante questo intervento sono state attivate caratteristiche e qualità già proprie del paziente, delle quali egli adesso è diventato consapevole ed in grado di utilizzarle. Nulla è stato aggiunto che egli già non avesse. Egli ha imparato a percepire la realtà ed a reagire nei confronti di essa, utilizzando positivamente le proprie doti personali, grazie ad esperienze guidate dal terapeuta, ma adesso è completamente in grado di fare da solo.

 

Tratto da Paul watzlawick. L'arte del cambiamento. La soluzione dei problemi psicologici personali e interpersonali in tempi brevi. Edizioni Ponte alle Grazie, Capitolo quarto. La prassi clinica in terapia strategica: processualità e procedure.

 

 

GROUNDING INSTITUTE

fondato dal dott. Maurizio D'Agostino

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Libri Consigliati

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ATTIVITA' AL JACARANDA CENTER -

- Ogni mercoledì CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI ore 19.30-20.45 - conduttore: dr. Maurizio D'Agostino 

- ogni mercoledì MEDITAZIONE ZEN ore 21-22.30
- Ogni giovedì KUNDALINI YOGA ore 18-20 - conduttrice: Lucia Zahara

- Ogni giovedì BIODANZA ore 20.30 - conduttrice: Zaira De Luca 
- ogni Lunedì PRANIC HEALING ore 20-22.00

- ogni Lunedì e venerdì TAI CHI ore 19-20.30 - conduttore: Maestro Nazzareno Russo
- Domenica 30 aprile DANZA DEL RISVEGLIO ore 10-14  - conduttrice: Lucia Zahara

- Domenica 28 maggio DANZA DEL RISVEGLIO ore 10-14  - conduttrice: Lucia Zahara

- Una domenica al mese Intensivo di Analisi Bioenergetica di Gruppo ore 10-18.20 (vedi sotto programma Intensivi)

- Un weekend (Sabato e Domenica) al mese Intensivo di Analisi Bioenergetica di Gruppo, Rebirthing, Ipnosi regressiva orario 10-19.30

Per info : tel. 3923800864
Jacaranda Center, via Ramondetta, 21 Valverde

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Corso di formazione in Reiki - 1° Livello - domenica a novembre-dicembre - Conduttore: Grazia Puglisi

INTENSIVO DI CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI conduttore Dr. Maurizio D'Agostino -

"ARRENDERSI AL CORPO"

Sabato 22 aprile 2017 ore 10.00-17.30

 

Jacaanda Center

Via Ramondetta, 21 Valverde (CT)

Per info chiamare: 3923800864 

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INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA E REBIRTHING " Verso il Sè profondo: respiro, voce, contatto" -

CONDUTTORE: DR. MAURIZIO D'AGOSTINO

 

SABATO 13 E DOMENICA 14 MAGGIO 2017

 

JACARANDA CENTER

VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE

CELL. 3923800864

www.jacarandacenter.it  



ATTENZIONE. AVVISO IMPORTANTE - CAMBIAMO SEDE -

Dal 1 GENNAIO 2016 ci siamo trasferiti nella nuova sede sita in Via RAMONDETTA, 23 VALVERDE

PER INFO: 3923800864

INDICAZIONI PER RAGGIUNGERE LA NUOVA SEDE DI VALVERDE 


https://www.google.it/maps/place/GROUNDING+INSTITUTE+-+DR.+MAURIZIO+D'AGOSTINO/@37.5919769,15.1177059,16z/data=!4m7!1m4!3m3!1s0x1313fea890289751:0x9ad46442550ad6ad!2sGROUNDING+INSTITUTE+-+DR.+MAURIZIO+D'AGOSTINO!3b1!3m1!1s0x1313fea890289751:0x9ad46442550ad6ad?hl=it



Intensivi di IPNOSI REGRESSIVA, REBIRTHING, BIOENERGETICA condotti dal dr. Maurizio D'Agostino -

Calendario degli incontri per il 2016 

 

20 marzo 2016 Intensivo di Rebirthing ad approccio bioenergetico-transpersonale

23-24 aprile - Intensivo di meditazione zen e Rebirthing con Phap Ban e Maurizio D Agostino 

29 maggio - Intensivo di Ipnosi Regressiva a vite precedenti e Rebirthing 

18-19 giugno - Intensivo residenziale di Rebirthing ad approccio bioenergetico-transpersonale - Castel di Tusa (ME) (presso Museo albergo Atelier d'arte sul mare)

26 giugno - Intensivo di Ipnosi Regressiva a vite precedenti

24 luglio Intensivo di analisi bioenergetica 

21 agosto Intensivo di analisi bioenergetica "Lasciare andare le resistenze e l'atosabotaggio"

22 settembre  Intensivo di analisi bioenergetica "Arrendersi al corpo: dalla paura alla fiducia"

25 settembre  Intensivo di analisi bioenergetica "Decondizionare la propria infanzia" 

22-23 ottobre   Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "LIbera il tuo bambino interiore"

26-27 novembre   Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "LIbera il tuo bambino interiore" 

17-18 dicembre  Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "Padroneggia il tuo bambino interiore"

 

 

Per informazioni chiamare il conduttore degli intensivi Dr Maurizio D Agostino

cell 3923800864

(il programma può subire variazioni con aggiunte di date)

 

Jacaranda Center 
Via Ramondetta, 21 Valverde (Catania)

 


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CORSO ORTO CON PIANTE AROMATICHE E MEDICINALI condotto da Antonio D'Amico - 23 aprile 2017 -

COME FARE UNA PROPRIA FARMACIA NATURALE. 

Il corso teorico-pratico è rivolti a chi desidera sviluppare uma corretta realizzazione di un orto con piante aromatiche e medicinali e imparare le principali tecniche colturali.

Per info chiamare al 3923800864 

 Jacaranda Center 
Via Ramondetta, 21 Valverde (Catania)

 




INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA "DISTACCHI" conduttore Dr. Maurizio D'Agostino -

SABATO 3 E DOMENICA 4 GIUGNO 2017 

 

JACARANDA CENTER

VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE

PER INFO: 3923800864 

WWW.JACARANDACENTER.IT 



CORSO BASE TECNICHE RAPIDE DI INDUZIONE IPNOTICA -

Per psicologi, medici, counsellors, pedagogisti, infermieri ed altri esperti nella relazione d'aiuto e a tutti gli appassionati. Numero massimo 20 persone. Per Info 3923800864.



Vesak - Incontro di pratica di meditazione zen - Venerdì 22 aprile 2016 -

L'incontro sarà facilitato dal monaco zen Phap Ban 

In tutto il mondo, in questi giorni, nella tradizione buddhista celebrano il Vesak, ovvero la festa sacra che rievoca la nascita, la morte e il Nirvana, l'illuminazione di Buddha.

Il Vesak è una delle feste religiose più importanti del calendario buddhista ed è una occasione per ricordare i precetti, la vita e l'insegnamento di Buddha nel mondo. Cade normalmente nel giorno del plenilunio di aprile o maggio anche se tutto il mese ed in particolare i giorni intorno al plenilunio sono considerati importanti.

A Plum Village si è soliti festeggiare questa giornata costruendo un piccolo ponte nel laghetto di uno stagno coperto di fiori di loto. Uno ad uno i presenti percorrono il ponte al cui centro è stato posta una piccola statua del Buddha bambino e mentre viene intonato un canto aspergono con acqua mista petali di fiori l'immagine del bambino.

Proprio con questo spirito festeggeremo con voi questa giornata che ci ricorda la libertà immensa che portiamo in noi, libertà che nessuno può darci e nessuno può toglierci.

Venerdì ore 19.00 (arrivare 18.30)

 

Jacaranda Center

Via Ramondetta, 21 Valverde

Per info e partecipazione chiamare o mandare un SMS al 3923800864

 

(Attenzione: Se il navigatore vi porta a via Ramondetta 21 di Aci Bonaccorsi allora scendendo prendere la prima a sinistra e poi la prima a destra (e già siete su via Ramondetta di Valverde) e dopo 50 metri trovate i 3 cancelli. Prendere il primo cancello a sinistra e percorre la strada sterrata fino alla fine.



CALENDARIO 2017 - INTENSIVI DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO conduttore dr. Maurizio D’Agostino -

Calendario Gruppo di terapia bioenergetica

29 gennaio 

19 febbraio

12 marzo

9 aprile

7 maggio

11 giugno

9 luglio

17 settembre

15 ottobre

19 novembre

3  dicembre 

 

Per info: 3923800864

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Corso di formazione professionale in REBIRTHING BIOENERGETICO-TRANSPERSONALE -

In programmazione. 1° modulo in Vivation (o Rebirthing integrativo), 2° modulo Rebirthing bioenergetico, 3° modulo Rebirthing bioenergetico-transpersonale. info: 3923800864



La danza del risveglio 28 maggio 2017 -

Per informazioni vedere sul nuovo sito www.jacarandacenter.it



Amicizia con me stesso, amicizia con gli altri Percorso di quattro incontri Offerto dal monaco Zen -

Amicizia con me stesso, amicizia con gli altri

Percorso di quattro incontri
Offerto dal monaco Zen Phap Ban


Cari amici, sono molto felice di tornare in Sicilia e di poter praticare nella natura del nuovo centro di Valverde. 
Qui in Salento abbiamo appena concluso un percorso di quattro mesi.
Abbiamo provato a coltivare una nuova relazione con noi stessi, una relazione di ascolto e di rispetto, di amicizia. Forse il tema che più ci ha ispirato è stato la frase di Thay : "Sentire è già amare". 
Ogni volta mi stupisco dei frutti che regala una pratica continuata. Come sapete non sono né un maestro né una guida ( cadremmo tutti in un fosso ) ma un secchione e mi piace creare momenti di pratica, sento molto prezioso questo nostro stare insieme nell'ascolto, nella presenza.
un abbraccio, a prestissimo
fratello claudio

Il Percorso inizierà sabato 16 e si svilupperà in quattro incontri: ( siate puntuali per favore )

1 Radicamento nel sentire, abitare il corpo, il respiro sabato 16 inizio h 19.00 -21 (Siracusa)

2.Apertura, affidarsi, perdono domenica 17 inizio h 11 -17 (punto di ritrovo Milo ore 9.30) Monti Sartorius - Etna 
3.Amicizia con se stessi mercoledì 20 inizio h 21 -22.30 Valverde

4.Amicizia con gli altri. venerdì 22 inizio h 19.00 -21.00 Valverde

JACARANDA CENTER
VIA RAMONDETTA 21 Valverde (CT)
Per info: 3923800864

Ecco il testo che vi propongo come riferimento durante la nostra pratica:

"Fare Pace con Se Stessi" di Thich N Hanh ed. Ubaldinihttp://www.ilgiardinodeilibri.it/…/__fare-pace-con-se-stess…

Se potete portate con voi penna e taccuino che useremo anche come diario di pratica personale in questa settimana di pratica
Un abbraccio e a presto
fratello phap ban



GRUPPO DI MEDITAZIONE ZEN - Ogni mercoledì alle ore 20.30 -

secondo la tradizione di Thich Nhat Hanh. Ingresso libero.

Sede: Grounding Institute Via Asiago, 35 1° Piano a sinistra.



CALENDARIO DEGLI INCONTRI - Grounding Institute -

GRUPPO DI ANALISI BIOENERGETICA 

 condotto dal dr. Maurizio D’Agostino - ANNO 2017

29 GENNAIO  - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

19 FEBBRAIO  - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

12 MARZO - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

9 APRILE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

7 MAGGIO INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

11 GIUGNO-  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

9 LUGLIO -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

17 SETTEMBRE INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

15 OTTOBRE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

19 NOVEMBRE  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

3DICEMBRE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO)  orario: 10.00-18,30

 

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INTENSIVI DI REBIRTHING BIOENERGETICO-TRANSPERSONALE

(CATANIA - GENOVA - LECCE - LONDRA - PORT LUIS (MAURITIUS) - 2015

 

 

  

SABATO FEBBRAIO 2016- VALVERDE (CT) INTENSIVO DI REBIRTHING condotto dal dr. Maurizio D'Agostino

14-15 MARZO - GENOVA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

25-26 APRILE - LECCE - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban  

 PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVERE O TELEFONARE  A assunta.desantis@gmail.com – tel. 3456425834

20-21 GIUGNO - LECCE - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

 PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVERE O TELEFONARE  A assunta.desantis@gmail.com – tel. 3456425834) 

1-2 AGOSTO - GENOVA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

     AGOSTO - LONDRA - INTENSIVO DI REBIRTHING condotto dal dr. Maurizio D'Agostino

3 OTTOBRE - CATANIA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban 

 

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MARATONE  DI ANALISI BIOENERGETICA

 

 

 

 

 

APRILE - MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino  

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30

 

LUGLIO - MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30 

 

OTTOBRE-  MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30  

 

NOVEMBRE -  MARATONA NON RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

                    SABATO 26  ore 1O.00-19,30  e  Domenica 27 ore 18.30  

 

DICEMBRE -  MARATONA NON RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

                    SABATO 17  ore 1O.00-19,30  e  Domenica 18 ore 10.00 - 18.30  

 

 Intensivi di Analisi Bioenergetica  condotti dal dr. Maurizio D'Agostino 

 

 

 

 

 

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PRANIC HEALING 

 

 

 

 

 

INCONTRO DI PRATICA per gli studenti di PRANIC HEALING del GROUNDING INSTITUTE (gratuito) - ogni lunedì ore 20.00 (telefonare al 392.3800864) 

INCONTRI DI ARHATIC YOGA A CADENZA MENSILE

29 marzo INCONTRO DI SUPERVISIONE di PRANIC HEALING per gli studenti del Grounding institute

     CORSO DI PRANIC HEALING Base (1° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani -  

26-27 giugno - CORSO DI CRISTALLOTERAPIA PRANICA (4° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani 

26-27 settembre -  CORSO DI PRANIC HEALING AVANZATO (2° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani 

     CORSO DI PSICOTERAPIA PRANICA  (3° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani  

 

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   IPNOSI

 

 

 

Sedute individuali di Ipnosi (ogni pomeriggio da martedì a venerdì) 

Sedute individuali di Ipnosi regressiva (ogni pomeriggio da martedì a venerdì) 

Intensivo di Ipnosi di gruppo ogni mese (escluso agosto) 2016

 


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Corso di Formazione per Conduttore di Classi di Esercizi Bioenergetici e Counselling a indirizzo bioenergetico

Date 1° anno del Corso di Formazione in COUNSELLING a indirizzo bioenergetico

( Società Italiana di Analisi Bioenergetica - SIAB) - direttore: dr. Maurizio D'Agostino
Orario 10.00-17.00 

 

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esercizi bioenergetici per sciogliere le tensioni del viso_n.jpg

 

  CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI 

  ogni MERCOLEDI' ore 19.00

 

 

 

 

INTENSIVI DI CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI  - Per info chiamare al conduttore

  CONDUTTORE: Dr. Maurizio D'Agostino

In questo intensivo sarà dato ampio spazio al lavoro con le vibrazioni energetiche, al contatto e al lavoro col respiro. Sarà incentrato sugli ultimi sviluppi metodologici di David Berceli sul Tremore neurogenico.

Per Informazioni e iscrizioni telefonare al 392.3800864

 

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 GRUPPO DI MEDITAZIONE ZEN della tradizione di Thich Nhat Hanh

ogni MERCOLEDI' ore 20.45 (ingresso libero) (subito dopo la classe di esercizi)

 

 

 RITIRO DI MEDITAZIONE CON i MONACi ZEN di PLUM VILLAGE

 (VEDERE SITO WWW.ZENQUIEORA.ORG )

 

iNCONTRi DI MEDITAZIONE ZEN COL MONACO PHAP BAN - dal 14 al 28.aprile 2016

 Arrivare alle ore 19.45 per sistemarsi nella sala. I'incontro inizierà alle ore 20.15. Dopo non si potrà più accedere. Inviare sms o telefonare al 392.3800864 (Maurizio D'Agostino) se si intende partecipare all'incontro.

Luogo: JACARANDA CENTER, VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE   http://www.zenquieora.org/www.zenquieora.org

 Gli incontri di pratica zen con Phap Ban proseguiranno ogni pomeriggio e nel weekend 16-17 aprile ci sarà il ritiro. 

Nel weekend del 23-24 aprile ci sarà il Ritiro di REBIRHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'AGOSTINO e dal monaco zen PHAP BAN. 

Avvisare se si intende partecipare:

JACARANDA CENTER

VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE 

cell. 3923800864 

Pagina di Facebook: ZEN QUI E ORA - Gruppo di Meditazione Zen di Catania-Sicilia

 

GIORNATA DI MEDITAZIONE ZEN  CON IL MONACO ZEN PHAP BAN  -  4 OTTOBRE 

 

iNCONTRi DI MEDITAZIONE ZEN CON I MONACI DELLA TRADIZIONE ZEN DI THICH NHAT HANH DI PLUM VILLAGE - INVERNO 2016 - VALVERDE

 

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CORSO di SPECIALIZZAZIONE in PSICOTERAPIA BREVE A INDIRIZZO STRATEGICO per psicologi e medici (Istituto per lo Studio delle Psicoterapie - ISP)

  

 BARI, 23-24 maggio

CATANIA  21 FEBBRAIO, 

LAMEZIA TERME, 9-10 maggio,

ROMA, 18-19 aprile

 

PER INFORMAZIONI SU TUTTE LE PROPOSTE

JACARANDA CENTER

Direttore: dr. Maurizio D’Agostino

Cell.  3923800864

Via RAMONDETTA, 21 VALVERDE (CT)

www.bioenergetic.it



INTENSIVI di REBIRTHING/VIVATION - Sabato e/o domenica ore 10.00-18.30 conduttore M. D'Agostino - In questo ciclo di Workshops intensivi non residenziale si farà un lavoro col respiro (rebirthing e vivation) integrato se opportuno con la terapia bioenergetica.Verranno sperimentate varie modalità di lavoro col respiro ( a secco, eyegaze vivation, vivation allo specchio ecc.).Gli orari di lavoro saranno sabato e/o domenica dalle 10 alle 18.30.

CORSO DI IPNOSI - TECNICHE DI INDUZIONE E APPLICAZIONE CLINICHE -

per laureati e laureandi in Medicina e Chirurgia, Psicologia, Scienze dell’Educazione, Sociologia, e ai diplomati con laurea triennale in Psicologia, nonché a tutti gli operatori sanitari con laurea. Profilo di uscita: Esperto in Tecniche di Induzione Ipnotica.

Il corso prevede 40 ore di attività didattica teorico-pratica, ed è articolato in 2 week-end.

Per Informazione telefonare al cell. 3923800864



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