Ipnosi Ericksoniana - parte prima
martedì 16 agosto 2011

Erickson l’uomo e la sua opera

Erickson nacque nel 1901 e crebbe in una fattoria del Middle West. L'infanzia fu segnata da molteplici handicap. Fin dalla nascita era affetto da cecità cromatica (daltonismo), dislessia e mancanza del ritmo, fu colpito due volte da poliomelite. La prima volta all'età di diciasette anni fu molto grave: dopo essere uscito dal coma rimase paralizzato. Fu curato in casa sua, nella fattoria.

Milton scoprì da solo il fenomeno della focalizzazione ideodinamica indiretta: "era seduto su una sedia a dondolo e sentiva un forte desiderio di guardare dalla finestra. La sedia si mise a dondolare nonostante egli fosse completamente paralizzato! [...] prese a utilizzare il suo metodo muscolo per muscolo, articolazione per articolazione. L'osservazione della sorellina che imparava a camminare gli servì da stimolo e da guida nella sua rieducazione." (Dominique Megglé, Psicoterapie brevi, Red Edizioni, 1998 Como, p. 32)

Con il termine focalizzazione ideodinamica ci si riferisce a un semplice fenomeno che fa sì che quando pensiamo a una certo comportamento lo agiamo impercettibilmente a livello inconscio.
Se ne incominciò a parlare – alla fine del '800 – alla scuola di Nancy in questi termini:
"Abbiamo stabilito che ogni suggestione tende a realizzarsi, che ogni idea tende a farsi atto. Tradotto in termini fisiologici, questo vuol dire che ogni cellula cerebrale azionata da un'idea aziona le fibre nervose che devono realizzare questa idea. [...] Se dico a qualcuno: <<Lei ha una vespa sulla fronte>>, questo qualcuno, che non avrà alcun motivo di credermi, sentirà più o meno distintamente la presunta vespa, e porterà la mano alla fronte, esteriorizzando lì il prurito creato dal sensorio azionato dall'idea della vespa. L'idea è diventata sensazione"
(Hippolyte Bernheim, L'ipnotismo e la suggestione nei loro rapporti con la medici legale, Doin, Paris 1897)


La moglie in una lettera a uno studente colpito da polio raccontò che "Imparò a camminare con le stampelle e a tenersi in equilibrio sulla bicicletta; finalmente ottenuta una canoa, alcune provviste indispensabili per un equipaggiamento da campeggio e una manciata di dollari, progettò un viaggio per un'intera estate, a partire dal lago vicino al campus dell'Università del Wisconsin, per proseguire seguendo il corso del Mississipi, spingendosi a sud oltre St. Louis, fino a ritornare indietro nello stesso modo. [...] Andò incontro ad alcune avventure e, dopo aver affrontato molti problemi, imparando però vari modi per affrontarli e incontrando molti personaggi interessanti, alcuni dei quali gli furono di grande aiuto, completò il viaggio, ritornando in condizioni di salute di gran lunga migliori, con muscoli delle spalle ben sviluppati, pronto ad affrontare gli studi universitari di medicina." (Jeffrey K. Zeig, Erickson. Un'introduzione all'uomo e alla sua opera, Astrolabio, Roma 1990, p. 21)

In seguito studiò medicina specializzandosi in psichiatria (ma fu fondamentalmente autodidatta nell'ipnosi) e insegnò nel Michigan finché per gravi disturbi allergici si dovette spostare a Phoenix in Arizona in cerca di un clima più asciutto. Qui decise di dedicarsi alla professione privata: "Laggiù, lontano dai conformismi universitari, ma con il solido sostegno del suo background scientifico, poté finalmente fare quello che voleva, dando libero sfogo alla sua creatività. Nel paese si incominciò a parlare di un modesto psichiatra di Phoenix che riceveva pazienti a casa propria, li faceva attendere in salotto in mezzo ai suoi otto figli, e otteneva risultati incredibili." (Id. ibid., p. 33)

A quanto pare la voce arrivò fino a Palo Alto dove l'antropologo Gregory Bateson stava conducendo delle ricerche sui 'paradossi dell'astrazione nella comunicazione' (vedi doppio legame). Beteson mandò due suoi collaboratori – Jay Haley e Richard Weakland – da Erickson. Jay Haley rimase affascinato da questo ipnoterapista e scrisse "Terapie non comuni" che consacrò Erickson come un maestro di terapia strategica.

Erikson si interessò in particolare ai metodi naturalistici (senza induzione formale), che lo portò a utilizzare l'ipnosi in modo creativo non più cioè come una serie di rituali standard ma come un particolare stile comunicativo e una particolare "situazione comunicativa relazionale" (Jay Haley, Terapie non comuni, Astrolabio, Roma 1976, p. 10). Milton era capace di indurre una trance a partire da racconti, reminiscenze, episodi della sua vita o altre strane storie e fatti inconsueti che apparentemente non avevano nulla a che fare con il problema specifico del paziente. Il paziente stava lì, ascoltava – a volte rapito a volte annoiato – questi strani monologhi, e poi veniva congedato senza accorgersi che era entrato e uscito spontaneamente dalla trance più volte.

Scopo della sua ipnosi era quello di accedere al potenziale inconscio e alla capacità naturale di apprendere del cliente, depotenziando al contempo i suoi schemi limitanti. (Milton H. Erickson - Ernest L. Rossi, Ipnoterapia, Astrolabio, Roma 1982, p. 10)

Erickson fu anche il socio fondatore dell'American Society of Clinical Hypnosis e contribuì a adre dignità e scientificità all'ipnosi, collaborò inoltre con Aldous Huxley nella sua ricerca intorno agli stati alterati di coscienza.

Dopo il secondo attacco di poliomelite rimase in carrozzina con le gambe e un braccio paralizzati e morì a 78 anni il 27 marzo 1980, nel frattempo altri suoi allievi ospitati a Phoenix (Haley, Rossi, Zeig) continueranno il suo insegnamento.

Al funerale il commento finale di Pearson fu: "Erickson ha affrontato da solo l'establishment psichiatrico, e l'ha sconfitto. Ma loro ancora non lo sanno..." (Introduzione di Sidney Rosen a La mia voce ti accompagnerà. Racconti didattici di Milton H. Erickson, Astrolabio, Roma 1983, pp. 11-12). Rosen precisa anche che "in molte delle sue storie c'è qualcosa di tipicamente americano, specialmente in quelle che riguardano la usa famiglia. È per questo che Erickson è stato definito un eroe del folklore americano" (Id. ibid., p. 19)

L’approccio di Erickson deve molto alla sua personale esperienza e alla riabilitazione che dovette intraprendere.

Trattò gli altri così come aveva trattato se stesso insegnando alla sua mente inconscia a recuperare le risorse perdute e a utilizzare ogni cosa necessaria per giungere al risultato volgendola nel suo positivo:

"La famiglia Erickson viaggiò dunque in treno e in carro fino ad arrivare nel minuscolo villaggio di Aurum, nel Nevada. Il viaggio a Ovest fu difficile, pieno di quei disagi tipici delle avventure dei pionieri: vi furono carenze di cibo e d'acqua, rigide notti, forti tempeste di vento da sopportare, senza contare la resistenza fisica richiesta per il lungo tragitto.

Una volta arrivata, la famiglia si stabilì in una capanna di tronchi dal pavimento di terra, con tre sole pareti (la quarta era costituita da una montagna! ) in una zona desolata della Sierra Nevada. Costantemente assillati da penuria di viveri, i pionieri divennero bravissimi nel trasformare ciò che avevano a disposizione in ciò di cui avevano bisogno. Ad Albert e Clara piaceva raccontare di quando conservavano la gelatina nelle bottiglie di whisky - la gelatina la si poteva tirare fuori con un coltello - perché i vasi a bocca larga, che erano di meno, servivano per conservare altri cibi. Certamente crescere in un ambiente di questo tipo deve aver contribuito a formare la base é ciò che alla fine avrebbe caratterizzato gli approcci molto innovativi alla terapia di Milton: l'utilizzare in modo creativo tutto ciò che è disponibile nella persona al fine di ottenere cambiamento e guarigione."

Una convinzione fondamentale di Erickson fu che l'ipnosi - come aveva potuto verificare - esiste in un gran numero di situazioni della vita quotidiana, non è necessario quindi un rituale specifico, strano o complicato per indurla. Per Erickson l'ipnosi era più che altro uno stile comunicativo che lo seguiva in qualsisi approccio con il cliente. Da questa convinzione deriva l'approccio naturalistico che lo ha reso famoso.

Inoltre Erickson era molto abile nella comunicazione multilivello proprio perché conosceva i multipli significati di molte parole, infatti fino alla 3a elementare era stato un grande lettore di dizionari:

"Dato che Erickson nacque e crebbe in una terra di frontiera e in campagna, poté avvalersi di poche istituzioni sanitarie o educative. L ‘'istruzione' che si impartiva era di tipo semplice, limitata all'essenziale, ed è forse per questo che (a quanto sembra) nessuno si accorse che il giovane Milton percepiva il mondo in un suo modo del tutto peculiare. Molti dei primi ricordi di Erickson riguardano il modo in cui, per via di vari problemi di costituzione, le sue percezioni erano diverse da quelle degli altri: per esempio, era daltonico inoltre era affetto da sordità tonale e non poteva né riconoscere né eseguire i ritmi tipici della musica e delle canzoni; era poi a che affetto - da dislessia un problema che indubbiamente la sua mente di bambino non riusciva a capire e che egli riconobbe e capì solo molti, molti anni dopo.

Le incomprensioni, le discrepanze e la confusione che derivavano da queste differenze rispetto alla visione del mondo che era comune e normale negli altri avrebbero potuto menomare il funzionamento mentale di un'altra persona. Nel giovane Milton, invece, queste differenze crearono a quanto pare l'effetto opposto: stimolarono la sua ricerca e la sua curiosità. Ma, cosa più importante, esse portarono a una serie di esperienze inusuali che costituirono la base di una ricerca, durata tutta una vita, sulla relatività delle percezioni umane e sui problemi che ne derivavano, nonché sugli approcci terapeutici riguardanti tali problemi.

"Quando aveva sei anni Erickson era un bambino che appariva handicappato dalla dislessia. La sua maestra, per quanti sforzi facesse, non riusciva a convincerlo che un '3 e una 'm' non erano la stessa cosa. Un giorno ella scrisse un 3 e poi una m guidando con le proprie mani quelle del piccolo, ma Erickson non riusciva ancora a coglierne la differenza. D'un tratto ebbe un'allucinazione visiva spontanea in cui la percepì in un lampo di luce accecante.

E: Puoi capire come questo sia sconcertante? Poi un giorno, c'è stato qualcosa di sbalorditivo: uno scoppio improvviso di luce atomica. Ho visto la m e il 3. La m stava diritta sulle gambe e il 3 poggiato su un fianco con le gambe protese. Già, un lampo accecante! Luminosissimo! Da far dimenticare ogni altra cosa. Un lampo accecante e, al centro di quell'esplosione di luce, il 3 e la m.

R: Hai visto veramente un lampo accecante? C'era proprio o stai usando una metafora?

E.: Sicuro. Oscurava ogni cosa, tranne il 3 e la m.

R.: Ti rendevi conto d'essere in uno stato alterato? Da bambino qual’eri, ti meravigliavi di un'esperienza così strana?

E.: t, così che impariamo le cose.

R: - Penso che sia quello che chiamerei un momento creativo (Rossi, 1972, 1973).

Hai sperimentato una vera alterazione percettiva: un lampo con il 3 e la m al centro. Avevano proprio delle gambe?

: Li ho visti com'erano. [Erickson fa lo schizzo di un effetto nube con al centro un 3 e una m]. Escludevano ogni altra cosa!

R: Era un'allucinazione visiva? A sei anni hai effettivamente avuto un importante insight intellettuale sotto forma di allucinazione visiva?

E: Sì, non ricordo nient'altro di quel giorno. Il lampo più accecante, più abbagliante l'ho avuto al secondo anno di scuola secondaria. Tanto nella scuola elementare quanto in quella secondaria mi avevano soprannominato 'Dizionario' perché passavo un sacco di tempo sul dizionario. Un giorno, poco dopo il segnale d'inizio dell'intervallo di mezzogiorno, me ne stavo seduto al mio solito posto in fondo all'aula e leggevo il dizionario. D'un tratto vi fu un lampo luminosissimo che mi abbagliò, perché avevo imparato a usarlo. Sino a quel momento, leggevo il dizionario. D'un tratto vi fu un lampo luminosissimo che mi abbagliò, perché avevo imparato a usarlo. Sino a quel momento, quando dovevo cercare una parola, cominciavo dalla prima pagina e continuavo a leggere colonna per colonna, pagina per pagina, finché non arrivavo al vocabolo desiderato. In quel lampo accecante capii che per cercare una parola usiamo l'alfabeto come un sistema ordinato. Gli allievi che si portavano la colazione da casa andavano sempre a mangiarla nel piano interrato. Non so quanto tempo rimasi al mio posto, abbagliato dalla luce accecante, ma quando scesi quasi tutti avevano finito di mangiare. Quando mi chiesero perché arrivassi con tanto ritardo, sapevo già che non gli avrei detto che avevo appena imparato a usare il dizionario. Non so perché ci avevo messo tanto tempo. Non potrebbe darsi che il mio inconscio rifiutasse di farlo proprio per la grande quantità di nozioni che ricavavo dalla lettura integrale del dizionario? ( ... )

E: Devo avere avuto una leggera dislessia. Non avevo dubbi sul fatto che quando dicevo: co-mick-al, vin-gar, goverment e mung, la mia pronuncia fosse identica ai suoni prodotti quando gli altri dicevano: comical, vinegar, government e spoon. Quando facevo il secondo anno di scuola secondaria, la professoressa di dizione cercò inutilmente per un'ora intera di farmi dire: government. Poi, con una improvvisa ispirazione, si servì del nome di un mio compagno, 'La Verne', e scrisse sulla lavagna: 'govLaVemement'. Io lessi: 'govlavernement'. Lei allora me lo fece rileggere omettendo il La di La Verne. Quando lo feci, una n accecante cancellò altro oggetto circostante compresa la lavagna. Devo a Miss Walsh la mia tecnica di introdurre l'inatteso e il non pertinente in uno schema fisso e rigido fino a farlo esplodere. Oggi è venuta una paziente, tutta tremante e singhiozzante: "Sono stata cacciata via. Ne capita sempre. Il mio capo ufficio mi strapazza. Ricevo degli insulti e piango sempre. Oggi mi ha urlato: 'Stupida! Stupida! Fuori di qui! Fuori!'. Ed eccomi qui". Le ho detto con estrema coscienza e serietà: "Perché non gli dice che bastava che lui glielo facesse sapere e lei avrebbe lavorato volentieri in un modo ancora più stupido! ". È rimasta perplessa, sconcertata e sbigottita, poi è scoppiata in una risata. Il resto del colloquio si è svolto bene, con risate improvvise in genere all'indirizzo di se stessa.

R: Le sue risate indicano che l'hai aiutata a far breccia nella sua visione limitata di se stessa come vittima. In quella vecchia esperienza con Miss Walsh è illustrato un principio fondamentale del tuo approccio di utilizzazione: lei aveva utilizzato la tua capacità di pronunciare LaVerne per aiutarti a irrompere fuori del tuo errore stereotipo nella pronuncia della parola government" (Milton H. Erickson, Opere vol. I, Astrolabio, Roma 1982, pp. 138-140).

Erickson finì con lo scoprire in completa autonomia i fenomeni ipnotici (ideodinamici) nel corso della sua riabilitazione. Sviluppo inoltre una enorme capacità di attenzione e percezione dell’ambiente circostante, in particolare in rapporto ai segnali non verbali quando cercò di rimparare dalla sua sorellina piccola a camminare. In questo periodo che sviluppa la sua tecnica di utilizzazione, cioè di recuperare le proprie risorse inconscie:

Se c'è mai stato qualcuno che ha impersonato l'archetípo del medico malato, colui che impara a guarire gli altri guarendo innanzitutto se stesso questi fu Milton H. Erickson.

L'esperienza più formativa nei suoi primi anni di vita fu a sua prima lotta con la poliomielite all'età di diciassette anni (il secondo attacco lo ebbe all'età di 51 anni). Nel seguente dialogo egli così ricorda quella crisi della sua vita, e la propria esperienza di uno stato percettivo alterato, che successivamente riconobbe essere una sorta di autoipnosi:

"E: Quella sera, dal mio letto, udii per caso i tre medici dire ai miei genitori, nella stanza accanto, che il loro ragazzo non sarebbe arrivato al mattino. Divenni furibondo all'idea che qualcuno potesse dire a una madre che il figlio sarebbe morto entro il mattino. Poi mia madre entrò con l'espressione più serena che le riuscì di prendere. Le chiesi di spostare il comò, spingendolo d'angolo contro il lato del letto. Lei non capiva perché; pensava che stessi delirando. Parlavo con difficoltà. Ma in quell'angolo, grazie allo specchio che sormontava il comò, riuscivo a vedere attraverso la porta e la finestra di ponente dell'altra stanza. Non volevo a ogni costo morire senza aver visto un'ultima volta il tramonto. Se avessi qualche attitudine al disegno, potrei ancora disegnarlo.

R: La tua rabbia e la tua voglia di vedere un altro tramonto sono state un modo di mantenerti vivo in quel giorno critico nonostante le previsioni dei medici. Ma perché la chiami un'esperienza autoipnotica?

E: Vedevo quel vasto tramonto che copriva interamente il cielo. Sapevo però che fuori della finestra c'era anche un albero, ma lo avevo escluso.

R: Lo avevi escluso? Si trattava di quella percezione selettiva che ti permette di dire che eri in uno stato alterato?

E: Sì, non lo facevo consciamente. Vedevo tutto il tramonto, ma non vedevo né la siepe né la grande roccia rotonda che c'erano. Avevo escluso tutto, meno il tramonto. Dopo averlo visto rimasi per tre giorni senza coscienza. Quando tornai in me chiesi a mio padre perché avessero tolto la siepe, l'albero e la roccia. Non mi rendevo conto d'essere stato io a cancellarli quando avevo fissato tanto intensamente l'attenzione sul tramonto. In seguito, quando fui guarito e divenni consapevole delle mie condizioni inabilitanti, mi chiesi come avrei fatto a guadagnarmi da vivere. Avevo già pubblicato un articolo su una rivista agricola nazionale: "Perché i giovani abbandonano la campagna". Non avevo più le forze necessarie per fare l'agricoltore, ma forse avrei potuto farcela come medico.

R: Diresti che è stata l'intensità della tua esperienza interiore, il tuo spirito e il tuo senso di sfida, a tenerti in vita perché potessi vedere il tramonto?

E: Certo ai pazienti con scarse prospettive diciamo: "Dovreste vivere abbastanza per farlo il mese prossimo". E loro lo fanno." (Milton H. Erickson, Opere vol. I, Astrolabio, Roma 1982, pp. 140-141)

Il modo in cui Milton si riprese costituisce uno dei racconti di auto-guarigione e scoperta più affascinanti che io abbia mai sentito. Quando si svegliò dopo quei tre giorni, si trovò quasi del tutto paralizzato: sentiva i suoni molto bene, vedeva e poteva muovere le pupille, poteva parlare, con grande difficoltà, ma per il resto non poteva fare nessun altro movimento. Nella sua comunità rurale non esisteva nessuna struttura per la riabilitazione, e a detta di tutti egli sarebbe rimasto senza l'uso degli arti per tutto il resto della sua vita.

Ma la sua acuta intelligenza continuò a lavorare. Egli imparò, per esempio, standosene tutto il giorno a letto, a fare dei giochi con la mente, interpretando i suoni che gli provenivano dall'ambiente: dal suono che faceva la porta della stalla nel chiudersi, e dal tempo che impiegavano i passi a raggiungere la casa, lui riusciva a dire di che persona si trattava e di quale umore era.

Poi venne il famoso giorno in cui i suoi familiari si scordarono di averlo lasciato solo, inchiodato nella sedia a dondolo. (Gli avevano costruito una specie di primitivo vaso da notte intagliando un foro nel sedile). La sedia a dondolo si trovava all'incirca nel mezzo della stanza, e Milton, seduto in essa, guardava ardentemente la finestra, col desiderio di esservi più vicino, in modo d'avere almeno il piacere di poter guardare la fattoria lì fuori. Mentre era lì seduto, apparentemente immobile, preso dai suoi desideri e dai suoi pensieri, improvvisamente la sua sedia aveva cominciato a dondolare leggermente, Che enorme scoperta! Era un caso?

Oppure il suo desiderio di essere più vicino alla finestra non aveva forse effettivamente stimolato qualche minimo movimento del corpo, che aveva cominciato a far dondolare la sedia?!

Questa esperienza, che probabilmente alla maggior parte di noi sarebbe passata inosservata, portò il ragazzo diciassettenne a un periodo di febbrile esplorazione di sé e di scoperta. Milton stava scoprendo da solo il principio ideomotorio fondamentale dell'ipnosi esaminato da Berneim una generazione prima che il solo pensiero o la sola -idea di un movimento potevano portare all'effettiva esperienza di un movimento automatico del corpo. Nelle settimane e nel mesi che seguirono, Milton andò a ripescare tutti i suoi ricordi sensoriali per cercare di reimparare a muoversi. Per esempio, si guardava per ore e ore la mano, e cercava di ricordare che sensazione gli avevano dato le dita quando tenevano un forcone. A poco a poco si accorse che le sue dita cominciavano a fare dei piccoli scatti e a muoversi leggermente in modo scoordinato. Continuò sino a che i movimenti diventarono più ampi, e lui poté controllarli coscientemente. E in che modo la mano afferrava un ramo d'albero? Come si muovevano gambe, piedi e dita quando si arrampicava su un albero?

Non erano semplici esercizi di immaginazione; erano esercizi di attivazione di reali ricordi sensoriali ricordi che ri-stimolarono la sua coordinazione senso-motoria tanto da permettergli di guarire. Ciò appare evidente dal seguente stralcio di colloquio:

 

"E: Dapprima cercai di imparare a rilassarmi e ad accrescere la mia forza. Mi costruii dei tiranti elastici che potevo tendere contro certe resistenze. Ogni notte facevo quest'esercizio e tutti gli altri possibili. Poi mi accorsi che avrei potuto camminare per stancarmi e liberarmi dal dolore. A poco a poco capii che, se fossi riuscito a pensare al fatto di camminare, stancarmi e rilassarmi. ne avrei avuto un sollievo.

R: Il solo fatto di pensare a camminare e a stancarti riusciva ad alleviarti il dolore allo stesso modo dell'effettivo processo fisico?

 

E: Sicuro, poco per volta ci riuscì.

R: Nelle tue esperienze di autorieducazione, tra i 17 e i 19 anni, ti sei reso personalmente conto che potevi servirti dell'immaginazione per ottenere gli stessi risultati che avresti ottenuto con uno sforzo fisico reale.

E: Di un intenso ricordo più che dell'immaginazione. Ci ricordiamo di certi gusti, sappiamo che la menta ci dà quella certa sensazione di fresco. Da bambino mi arrampicavo su un albero di un boschetto, poi saltavo da un albero all'altro come una scimmia. Ho cercato di ricordare le varie contorsioni e giravolte che facevo per scoprire quali sono i movimenti che facciamo quando abbiamo la piena disponibilità dei nostri muscoli.

R: Attivavi dei ricordi reali dell'infanzia per capire quanta parte del controllo muscolare avessi perduto e trovare il modo di riacquisirlo.

E: Sì, ci serviamo di ricordi reali A 18 anni cercavo di ricordare tutti i movimenti che facevo da bambino per aiutarmi a riapprendere la coordinazione muscolare (Milton H. Erickson, Opere vol. I, Astrolabio, Roma 1982, pp. 141-142).

Ma perché potesse guarire era necessario qualcosa di più della semplice introspezione: l'osservazione del mondo esterno.

Fortunatamente in quel periodo la sua sorella minore, Edith Carol, stava appena imparando a camminare. Milton iniziò una serie di osservazioni giornaliere nelle quali notava il suo modo (soprattutto inconscio) di imparare a camminare, in modo da poterlo copiare consapevolmente, e così costringere il proprio corpo a fare lo stesso. In una conversazione sinora inedita, egli così parla di quel periodo:

Imparai a stare in piedi guardando la mia sorellina che imparava a stare in piedi:

usa le tue due mani come base, allarga le gambe, usa le ginocchia come base larga, e poi poggia più peso su un braccio e una mano e sollevati. Ondeggia avanti e indietro per trovare l'equilibrio. Esercitati a piegare le ginocchia e a mantenere l'equilibrio. Dopo che il corpo è in equilibrio, muovi la testa. Dopo che il corpo è in equilibrio muovi la mano e la spalla. Metti un piede davanti all'altro mantenendoti in equilibrio. Cadi. Riprova.

Dopo undici mesi di questo intensivo allenamento, Mílton camminava ancora sulle stampelle, ma stava imparando rapidamente a camminare in modo sempre meno faticoso, in modo da sottoporre a minima tensione il suo corpo.

Scopre anche l’uso del doppio legame e dei paradossi molto presto:

"Il mio primo uso intenzionale del doppio legame che ricordi con esattezza risale agli inizi dell'adolescenza. Un giorno invernale, con temperatura sotto zero, mio padre fece uscire dalla stalla un vitello per portarlo all'abbeveratoio. Dopo averlo dissetato ripresero la via della stalla, ma quando giunsero alla porta l'animale puntò testardamente i piedi e non volle saperne di entrare nonostante gli sforzi disperati di mio padre che lo tirava per la cavezza. Io stavo giocando con la neve e, al vedere quella scena, scoppiai in una gran risata. Allora mio padre mi sfidò a fare entrare il vitello nella stalla. Visto che si trattava di una resistenza ostinata e irragionevole da parte dell'animale, decisi di dargli la più ampia occasione di continuarla secondo quello che era chiaramente il suo desiderio. Di conseguenza lo posi di fronte a un doppio legame: lo presi per la coda e lo tirai fuori dalla stalla, mentre mio padre continuava a tirarlo verso l'interno. Il vitello decise subito di opporre resistenza alla più debole delle due forze e mi trascinò nella stalla" (Milton H. Erickson, Opere vol. I, Astrolabio, Roma 1982, pp. 469-470)."

Più avanti nella vita adulta le esperienze di autoipnosi spontanea lo accompagnarono dandogli quella fiducia nell’inconscio che lo caratterizza:

"E: Continuavo a osservare sempre. Ti dirò quale è stata la cosa più presuntuosa che abbia mai fatto. Avevo vent'anni ed ero nel primo semestre del secondo anno di college quando cercai di ottenere un posto al quotidiano locale, The Daily Cardinal, nel Wisconsin. Volevo scrivere articoli di fondo. Il direttore, Porter Butz, mi accontentò e mi disse che avrei potuto lasciarglieli nella buca delle lettere andando la mattina a scuola. Dovevo però leggere e studiare moltissimo per compensare la mia scarsa preparazione letteraria della campagna. Volevo farmi una vasta cultura. Un'idea di come procedere mi venne ricordando il modo in cui, quand'ero più giovane, a volte correggevo in sogno dei problemi di aritmetica.

Il mio piano era questo: avrei studiato la sera e sarei andato a letto alle dieci e mezza, addormentandomi immediatamente, dopo aver caricato la sveglia per l'una di notte. A quell'ora mi sarei alzato, avrei scritto a macchina l'articolo, avrei messo la macchina sopra le pagine scritte e me ne sarei tornato a dormire. Al mio risveglio, il mattino dopo, mi meravigliai moltissimo di trovare qualcosa di scritto sotto la macchina, perché non ricordavo affatto d'essermi alzato per scrivere. Era così che scrivevo ogni volta gli articoli.

Volutamente non li rilessi, ma ne conservai una copia a carta carbone. Lasciai gli articoli non riletti nella cassetta delle lettere, poi diedi ogni giorno un'occhiata al giornale, per vedere se fossero stati pubblicati, ma con esito negativo. Alla fine della settimana esaminai le copie che avevo fatto e constatai di avere scritto tre articoli che erano stati tutti pubblicati. Riguardavano per lo più il college e il suo rapporto con la comunità locale. Non avevo riconosciuto ciò che io stesso avevo scritto vedendolo stampato e avevo dovuto controllare le mie copie per averne la prova.

 

R: Perché decidesti di non rileggere al mattino gli scritti della notte?

E: Mi chiesi se sarei stato capace di scrivere degli articoli. Il fatto di non riconoscere le mie parole sulla pagina stampata significava che nella mia mente c'erano molte più cose di quante non pensassi. Ebbi così la prova d'essere più intelligente di quel che credevo. Quando volevo sapere qualcosa non volevo che la conoscenza imperfetta di qualcun altro la deformasse. Il mio compagno di stanza osservava con curiosità le mie alzate all'una di notte per scrivere a macchina. Mi disse che sembravo non accorgermi di nulla quando mi scuoteva la spalla, e si chiedeva se camminassi e battessi a macchina nel sonno. Gli dissi che doveva essere proprio così, perché a quel tempo non vedevo assolutamente altre spiegazioni. Fu solo al terzo anno di college che frequentai i seminari di Hull e cominciai le mie ricerche sull'ipnosi.

R: Con un approccio naturalistico, pratico di questo tipo, potremmo far apprendere ad altri l'attività sonnambulica e l'autoipnosi? Uno potrebbe caricare la sveglia in modo da alzarsi a metà sonno e svolgere qualche attività che poi potrebbe dimenticare. Sarebbe un modo di addestrarsi all'attività dissociativa e all'amnesia ipnotica?

E: Sicuro, e dopo qualche tempo la sveglia non sarebbe più necessaria. Ho istruito in questo modo molti allievi" (Milton H. Erickson, Opere vol. I, Astrolabio, Roma 1982, pp. 143-144).

Ma per quanto, stando a questi primi esperimenti col proprio inconscio, il giovane Mílton sembrasse avere il mondo in pugno, c'erano lezioni ancora più importanti da imparare.

Quanto segue è un esempio di come questo giovane americano di campagna abbia cominciato a pensare al suo futuro di medico:

"E: Quand'ero agli inizi dei miei studi di medicina ebbi un'esperienza molto amara.

Ero stato incaricato di visitare due pazienti. Il primo era un vecchio settantatreenne, un individuo sgradevole sotto ogni aspetto: fannullone, alcolizzato, ladro, che era sempre vissuto a carico dell'assistenza pubblica. Questo tipo di vita m'interessava: feci un'accurata anamnesi e mi informai di ogni particolare. Risultò chiaro che costui aveva buone probabilità di superare gli ottant'anni. Poi passai al secondo paziente. Era una delle più belle ragazze che avessi mai visto: una personalità affascinante e di grande intelligenza. Visitarla era un piacere. Poi, mentre le esaminavo gli occhi, mi trovai a dirle che avevo scordato di fare qualcosa: mi scusasse, sarei tornato al più presto. Andai nella sala di riunione dei medici e consideraí il futuro. La giovane aveva il morbo di Bright e poteva dirsi fortunata se fosse riuscita a vivere per altri tre mesi. Vidi l'ingiustizia della vita. Un vecchio fannullone di 73 anni, che non aveva mai fatto niente di meritevole, non aveva mai dato niente, era stato solo distruttivo. Qui invece una ragazza stupenda e affascinante, che aveva tanto da offrire. Dissi a me stesso:

"Pensaci sopra e ricavane una visione dell'esistenza, perché come medico ti troverai continuamente di fronte a qualcosa del genere: alla assoluta ingiustizia della vita".

R: Come c'entra lo stato autoipnotico?

E: Lì ero solo. So che gli altri entravano e uscivano dalla sala, ma io non ne avevo coscienza. Stavo guardando nel futuro.

R: In che modo? Avevi gli occhi aperti?

E: Li avevo aperti. Vedevo i bambini non ancora nati, quelli che dovevano ancora crescere e diventare quel dato uomo e quella data donna, che sarebbero morti a 20, 30 o 40 anni. Alcuni sarebbero vissuti sino a 80 o a 90 anni, e consideravo il loro valore come individui.

Persone di ogni tipo, con le loro occupazioni, la loro vita: tutte mi passavano davanti agli occhi.

R: Era una specie di pseudo-orientamento nel futuro? Hai vissuto nell'immaginazione la tua vita futura?

E: Sì, non si può praticare la medicina se si è sconvolti emotivamente. Ho dovuto imparare a riconciliarmi con l'ingiustizia della vita in quel contrasto tra la ragazza avvenente e il vecchio fannullone settantatreenne.

R: Quando ti sei accorto di trovarti in uno stato autoipnotico?

E: Capivo di essere assorto come quando scrivevo gli articoli e lo ero semplicemente, senza cercare di esaminare questo mio stato. Vi ero entrato per orientarmi verso il mio futuro di medico.

R: Ti sei detto: "Ho bisogno di orientarmi sul mio futuro di medico". Allora è subentrato il tuo inconscio e hai avuto questo profondo sogno a occhi aperti. Perciò quando entriamo in autoipnosi diamo a noi stessi un problema e poi lasciamo che se ne occupi l'inconscio. I pensieri venivano e se ne andavano da soli? Erano cognitivi o espressi in immagini?

E: Tutte e due le cose. Vedevo il bambino piccolo crescere e farsi uomo" (Milton H. Erickson, Opere vol. I, Astrolabio, Roma 1982, pp. 144-145).

A differenza delle terapie in voga Erickson non dava importanza all’insight e promuoveva varie tecniche innovative come le suggestioni indirette, i doppi legami, le metafore, la disseminazione di concetti, l’utilizzazione secondo il famoso principio: "tutto ciò che il paziente ti presenta in studio, va assolutamente utilizzato."

Chiaramente Erickson non arrivò subito a utilizzare tali tecniche, iniziò con il classico approccio all’ipnosi per poi sviluppare un proprio stile centrato sul cliente: nel 1973 egli disse : "... le persone vengono per essere aiutate, ma anche per ricevere qualche giustificazione razionale del proprio comportamento e per salvare la faccia. Io mi preoccupo molto di rispettare questa loro necessità e cerco di parlare in modo tale da dare la sensazione che sono dalla loro parte" (Haley, 1975)

L’inconscio descritto da Erickson non era quello di Freud, si trattava di una forza amica dalla quale trarre risorse ma che funziona comunque secondo la logica descritta da Freud cioè per metafora e metonimia.

Per capire come Erickson intendeva l’inconscio basta prendere alcune parti delle sue induzioni:

"E nello stato di trance puoi lasciare che la tua mente inconscia passi in rassegna il vasto deposito di cose che hai appreso, che hai appreso nel corso della tua vita. Ci sono molte cose che hai imparato senza saperlo. E molte delle conoscenze che ritenevi importanti a livello conscio sono scivolate nella tua mente inconscia."

Erickson era capace di comunicare all’inconscio poiché utilizzava il suo stesso linguaggio mentre al contempo distraeva e sovraccaricava la mente cosciente. E in effetti sembra che Erickson considerasse l’Io cosciente la vera causa dei problemi con i suoi pregiudizi, i suoi schemi rigidi e le convinzioni limitanti.

Quindi l’ipnosi come spiega Erickson "di per sé non provoca la guarigione, questa è ottenuta tramite una ri-associazione delle esperienze della persona" (Opere, Vol. IV)

Si può anche dire che Erickson era un pragmatico, non arrivò a sviluppare una teoria completa della personalità. Scrive Lankton: "[...] secondo alcuni l’influsso di Erickson eguaglia quello avuto da Freud. Ma se Freud può essere considerato come l’Einstein della teoria, Erickson sarà ricordato come l’Einstein dell’intervento terapeutico."

Erickson sviluppa più che altro una teoria dell’intervento strategico che si basa sui seguenti punti a parere di Lankton:

1. La persona agisce secondo la propria mappa interna, e non secondo la propria esperienza sensoriale.

2. In un qualsiasi dato momento, la scelta che la persona compie è quella per lei migliore

3. La spiegazione, la teoria o la metafora cui si ricorre per dire qualcosa su una persona non esauriscono la totalità della persona

4. Rispettate tutti i messaggi del cliente

5. Insegnate a scegliere, non cercate mai di limitare la scelta

6. Le risorse di cui il cliente ha bisogno risiedono nella sua storia personale

7. Andate incontro al cliente all’interno del suo modello del mondo

8. L’elemento più forte di un sistema è la persona che dispone della maggiore flessibilità o possibilità di scelta

9. Non è possibile non comunicare

10 Se una cosa è troppo difficile, suddividetela in pezzi

11. Il risultato è determinato a livello inconscio

Potremmo anche aggiungere che Erickson aveva fiducia nel processo inconscio e nelle sue risorse. Inoltre si concentrava sul positivo e sulla soluzione piuttosto che sui problemi o sull'elaborazione di teorie complicate.

 

Proprio in riferimento al punto 10 occorre rendersi conto che Erickson era veramente abile nel ridurre le variabili complesse in variabili semplici. Era capace di redarre una induzione di 30 pagine per poi ridurla fino a una pagina e mezza. Questa è una caratteristica dei grandi retori, che potremmo definire come la conclusiva brevità ovvero la capacità di esprimere compiutamente e concisamente il proprio pensiero. Ma questa abilità la si può trovare solo alla fine di un lungo percorso di affinamento. Scriveva Pascal: "Mi scuso per avere scritto una lettera così lunga, non avevo tempo per scriverne una più breve."

Erickson era veramente meticoloso, arrivò per esempio a registrare e a studiare gli schemi linguistici usati da uno psicotico per poi comunicare nel suo stesso stile.

Quel caso è anche una perfetta dimostrazione del punto 7: Erickson ricalcava e utilizzava la mente cosciente del cliente per poi comunicare nel suo stesso stile a livello verbale e non verbale e per far ciò occorre una enorme flessibilità e acutezza sensoriale, infatti il terapeuta deve trasformarsi in uno strumento di biofeedback per il cliente.

Dominique Megglé spiega che l’approccio alla terapia di Erickson in realtà ne riassume diversi: "Per la sua inclinazione alla sperimentazione (ma solo in laboratorio!) e per l’importanza attribuita all’apprendimento, la terapia eriksoniana si avvicina alle terapie comportamentali. Per il suo orientamento sulle qualità del trattamento dell’informazione (differenti fra conscio e inconscio) essa evoca le terapie cognitive. Per il suo lavoro sulle associazioni mentali, i simboli inconsci e per l’attenzione all’economia psichica, si situa nella corrente psicanalitica. Infine per il suo interesse volto più alla crescita della persona che alle sue deficienze, può essere considerata una terapia umanistica." (Dominique Megglé, Psicoterapie brevi, Red

 

Alcuni esempi di approcci Ericksoniani alla terapia

Prima di iniziare con alcuni esempi occorre tener presente che l'approccio Ericksoniano a differenza di altri approcci terapeutici lavora sempre con l'ipnosi anche quando la terapia è apparentemente non ipnotica.

Alcuni fenomeni presenti nelle trance medie e profonde sono riscontrabili anche nella "comune trance quotidiana" così come l'istaurazione di quel particolare sincronismo interattivo denominato rapport.

Alcuni pincipi base di questa forma di approccio sono:

1. Non è necessario rendere cosciente l'inconscio
2. Utilizzate in modo creativo ciò che c'è già, create nuove connessioni, nuovi isomorfismi
3. Non è necessario che la suggestione sia diretta
4. Cominciate da poco e da vicino e poi create un campo affermativo positivo
5. L'approccio naturale è sempre il migliore
6. Create un effetto pratico e comportamentale nella vita del cliente
7. Superate le limitazioni apprese attraverso la ristrutturazione
8. Utilizzate la dissociazione

1. Non è necessario rendere cosciente l'inconscio
Erickson diceva: "Dobbiamo occuparci della mente inconscia, effettuare a quel livello la terapia e poi trasferirla alla mente conscia." (p. 100 - Opere Vol IV)
A questo proposito si potrebbe aprire tutto un capitolo sull'utilizzo dell'amnesia nella terapia Ericksoniana.
L'utilizzo dell'amnesia consentiva a Erickson di aggirare le limitazioni apprese e quindi riorganizzare il mondo psichico del paziente nel modo più ecologico possibile per poi far emergere naturalmente e spontaneamente il cambiamento in un modo accettabile per la mente conscia.
Erickson poteva dare delle prescrizioni terapeutiche mentre il cliente era in trance alla stregua di comandi post-ipnotici, poi induceva un'amnesia per proteggere le suggestioni. Uno stato di trance di questo tipo poteva essere indotto anche tramite la conversazione, per esempio tramite un discorso lungo, vago e generico sempre più frequentemente inframmezzato con suggestioni di stanchezza e sonnolenza.

L'amnesia poteva essere indotta anche tramite metodi naturali quindi non direttamente e tramite commenti casuali del tipo: "Lei ha sentito tutto quello che ho detto perché è qui nello studio, e se lo ricorda qui anche se una parte di lei potrebbe pensare di non poter dimenticare ma solo perché è seduta qui in questa stanza e quindi non è necessario che non avvenga tutto subito".
Erickson studiando le varie forme di amnesia spontanee in stato di veglia aveva riconosciuto gli eventi che scatenavano naturalmente queste amnesie e quindi poteva riprodurle indirettamente.
Una amnesia spontanea può essere prodotta per distrazione dell'attenzione, per interruzione dei nessi associativi in corso o per continuazione e riaggancio a un flusso di pensieri precendenti.
Il primo caso si verifica quando una persona si presenta e stringe la mano all'interlocutore per poi dimenticarne il nome. Ciò accade perché l'attenzione è distratta dal compito piuttosto coinvolgente della presentazione.
Il secondo caso accade quando veniamo interrotti dal nostro discorso con argomenti non correlati. Ciò interrompe il flusso dei nostri pensieri e ci fa perdere il filo. Il nesso associativo può anche essere un'ancora ambientale. Per esempio quando usciamo dalla stanza in cui ci è sorta un'idea per attuarla e poi strada facendo ce ne scordiamo...

L'amnesia è facilmente strutturabile se ci rendiamo conto di quanto le informazioni siano stato dipendenti. Col termine stato dipendenti si intende informazioni dipendenti dalla fisiologia e dal contesto:
"Recentemente alcuni ricercatori hanno fatto imparare a memoria delle filastrocche senza senso a 48 soggetti volontari in stato di ubriachezza. Quand'erano lucidi ricordavano con molta difficoltà ciò che avevano imparato, mentre quando erano nuovamente ubriachi lo ricordavano assai meglio. [...] Dalla natura legata allo stato dell'esperienza, e dal fatto che vi sia amnesia tra lo stato di normale esperienza quotidiana e tutti gli altri stati di iper- e ipoeccitamento, consegue che il cosidetto 'subconscio' altro non è che quest'amnesia chiamata in altro modo. Pertanto, invece di postulare un solo subcoscio, penso che vi siano tanti strati di autoconsapevolezza" (p. 102 - Opere Vol. III).
In effetti accade che ci sia una continuità di ricordo tra una trance e l'altra o tra una notte di sogni e l'altra così come tra uno stato di veglia e l'altro e un'amnesia fra questi stati di consapevolezza.
Tramite l'ipnosi inoltre è possibile risalire a vari tipi di memorie dissociate come i ricordi traumatici o le memorie coorporee. In genere per rievocare questo tipo di memorie che non fanno parte della memoria dichiarativa si chiede al soggetto di concentrarsi su una sensazione e risalire al primo momento in cui si è verificata (cercando quindi di aggirare la rammemorazione linguistica tramite un'ancora cenestesica).

Potremmo considerare l'amnesia spontanea da trance come l'effetto di una interruzione dello stato di consapevolezza normale e quindi dei suoi nessi associativi. La dissociazione infatti non è altro che l'interruzione o la mancanza di nessi associativi. Le informazioni che non si integrano nella coscienza di veglia rimangono dissociate.
Per esempio al risveglio dal sonno con il ritorno alla consapevolezza normale entro breve si spezzano i legami associativi e spesso ci dimentichiamo ciò che abbiamo sognato se non lo scriviamo subito o se non ci ripensiamo durante lo stato ipnagogico (la fase tra il sonno e il risveglio).
Anche subito dopo la trance succede qualcosa di simile: "Erickson si attiene alla prassi di non parlare al paziente che si è appena risvegliato dalla trance di quanto è accaduto in tale stato. Lo stato di trance persiste per qualche istante dop il risveglio e le domande rivolte ai soggetti in questo periodo consentono spesso la completa rammemorazione. Erickson tipicamente intrattiene per qualche momento il paziente che è appena uscito di trance in conversazioni casuali, aneddoti, storielle paradossali lontanissime dall'esperienza ipnotica, per provocare un'amnesia per distrazione. Oppure a volte lo 'caccia' dallo studio per evitare di parlare della trance. Lo distrae e fa tutto il possibile per rendere la situazione da veglia completamente diversa da quella di trance e provocare così l'amnesia." (pp. 86-87 - Opere Vol. III)
 
A volte faceva qualcosa di più complicato tramite la tecnica dell'amnesia strutturata. L'amnesia strutturata crea una serie di nessi associativi prima della trance che vengono in seguito ripresi alla conclusione della trance per dare una amnesia di tutto ciò che è accaduto "nel mezzo".

Il nesso associativo può anche essere ambientale e comportamentale (si riprende a fare ciò che si stava facendo un attimo prima di indurre la trance).

I comandi post-ipnotici sono un chiaro esempio di dissociazione fra memoria procedurale e memoria dichiarativa a partire da una ingiunzione paradossale: "Fai ciò che ti dico ma dimentica l'ordine". Il soggetto sarà quindi in grado di fare quanto ordinato ma senza spiegarsi il perché.

2. Utilizzate in modo creativo ciò che c'è già, create nuove connessioni, nuovi isomorfismi.
In effetti è da questo tipo di processo che sorgono le nuove idee artistiche e scientifiche e si fanno delle "scoperte".
In terapia utilizzare in modo creativo ciò che c'è già vuol dire diventare padroni del sintomo rispecchiandolo, prescrivendolo, apportando piccoli cambiamenti, utilizzandolo o sostituendolo con un altro sintomo meno inabilitante che tuttavia soddisfa gli stessi bisogni di fondo.

3. Non è necessario che la suggestione sia diretta
"La maggior efficacia delle suggestioni indirette può essere spiegata in questo modo. Nella maggior parte delle trance la coscienza non è mai assente del tutto, ma assume un atteggiamento di osservazione: in parte il soggetto si perde nell'esperienza in atto, ma in parte l'Io osserva tranquillamente ciò che sta succedendo, come accade a fare in sogno.
Quando si dà una suggestione diretta [...] l'Io che la osserva ne prende nota, [...] dopo averne preso nota, l'Io ha la facoltà di scegliere se metterla in atto oppure no. [...] Ma quando la suggestione è data indirettamente, anche l'Io che osserva tende a non accorgersi di aver ricevuto una suggestione. Se vi è pochissima o nessuna consapevolezza della suggestione, vi sono pochissime possibilità di discuterla e di rifiutarla, o non ve ne sono affatto." (p. 88 - Opere, Vol. III)

4. Cominciate da poco e da vicino e poi create un campo affermativo positivo
Erickson a una ragazzina di dodici anni che aveva avuto una paralisi e non riusciva a muovere le braccia disse di cominciare col mettersi davanti allo specchio a fare delle boccaccie (in questo modo contraeva indirettamente i muscoli del petto). La ragione di questo strano intervento è presto detta, da un lato aggira la resistenza, dall'altro inizia da un piccolo cambiamento per diffonderlo indirettamente altrove: "Ora, quando si comincia a far muovere un muscolo, il movimento tende a diffondersi a tutti i muscoli. Provate a muovere solo un dito. Il movimento comincia a diffondersi, senza che lo vogliate." (La mia voce ti accompagnerà, Astrolabio, p. 105)

Creare un campo affermativo positivo è anche dire che una anestesia può durare 10 minuti come 11 minuti. E se ne può durare 11 potrà durarne anche 12. E se ne dura 12 sicuramente ne potrà durare anche 14. E se ne dura 14 potrà durare anche 17. Se ne dura 17, ne potrà certamente durare almeno 20. E così via fino a durare ore, fino a durare un giorno. Ma se ne può durare un giorno ne può durare anche due...

5. L'approccio naturale è sempre il migliore
I risultati più efficaci, facili e duraturi sono quelli che si producono naturalmente. Predisponete la situazione perché il risultato voluto ne sia una conseguenza naturale.

6. Create un effetto pratico e comportamentale nella vita del cliente
Potete solcate il mare all'insaputa del cielo come nell'esempio che segue oppure creare uno schock psicologico o una esperienza emozionale correttrice capace di rompere il vecchio schema di riferimento e avviare un processo creativo di risintesi interiore.

"Una ragazza veniva a scuola tenendo sempre la mano sinistra sopra la bocca. [...] Quando diceva la lezione in classe, quando camminava per strada, quando mangiava al ristorante, aveva sempre la mano sinistra sopra la bocca. [...] Dopo molti incitamenti mi raccontò di una terribile esperienza che aveva avuto all'età di dieci anni. In un incidente di macchina, era stata catapultata oltre il parabrezza. [...] Il vetro del parabrezza le aveva tagliato la bocca [...] Così crebbe con l'idea di avere la bocca orribilmente sfregiata, ed ecco perché la teneva sempre coperta, perché non voleva che nessuno vedesse l'orribile cicatrice. [...] Così la persuasi ad andare a un appuntamento con uno degli studenti. Lei doveva portarsi appresso due pesanti borse [...] A questo appuntamento, e a tutti i successivi, scopri che se permetteva che le dessero un bacio sulla porta di casa, l'uomo invariabilmente la baciava dalla parte della bocca in cui c'era la cicatrice. [...] Quello che non sapeva, era che lei era curiosa, e quando era curiosa piegava sempre la testa a sinistra, un uomo doveva per forza baciarla sulla parte destra della bocca!" (La mia voce ti accompagnerà, Astrolabio, p. 49)

7. Superate le limitazioni apprese attraverso la ristrutturazione
L'importante è cogliere le differenze nel modo più ecologico e creativo possibile: "C'era uno studente universitario, che al liceo era stato capitano della squadra di baseball, e che al liceo era stato capitano della squadra di football. [...] Ma si riscontrò che i suoi avanbracci presentavano una normale differenza di 2-3 centimetri. Era distrutto. Venne da me e mi disse: "Lei non sa cosa vuol dire essere un invalido".
[...] Vedete, quando un paziente mi dice che io non so cos'è il dolore, e che non so cosa vuol dire essere invalido, io mi permetto di dire che si sbaglia. Proprio così. E posso dimostrare molto chiaramente che il fatto di essere rimasto paralizzato dopo il liceo non mi è stato di alcun ostacolo. E non potevo muovere nessuna parte del corpo, a eccezzione delle pupille. Ho imparato il linguaggio del corpo.
E quando andavo all'Università, il primo anno andai a vedere Frank Bakon in Lightning. Quell'attore divenne celebre, perché nel corso della commedia sapeva dire 'no' con sedici diversi significati.
La sera dopo tornai a teatro, e contai tutti i significati diversi." (La mia voce ti accompagnerà, p. 145)

È chiaro che se fossiamo capaci di fare distinzioni diverse della realtà anche il nostro comportamento sarebbe diverso.
E così Erickson racconta che "Se voi aveste paura dell'altezza e non riusciste a salire sullo Squaw Peak, io che farei? Vi disorienterei nel tempo, anche se dovessi tornare indietro dieci o dodici anni. Vi farei andare a fare una passeggiata come se aveste diciotto ani di meno, quando probabilmente non avevate quella fobia. Così salireste su quella montagna, per vedere cosa c'è dall'altra parte.

Oppure, se non riuscissi a fare questo, disorienterei la vostra percezione delle cose in modo che la montagna vi appaia pianura, un pezzo di pianura, come soffici zolle che potrete tranquillamente attraversare. [...] In un caldo giorno d'estate, mentre dormite, potete andare a pattinare sul ghiaccio. Potete pranzare a New Orleans, a San Francisco o a Honolulu. Potete volare in aeroplano, guidare un'automobile, incontrare amici d'ogni genere, e siete sempre a letto profondamente addormentati. [...] La trance non fa altro che permettervi di utilizzare tutte le cose che avete già imparato. E spesso noi diamo poco peso a tutte le cose che abbiamo imparato." (La mia voce ti accompagnerà, p. 60-61)

È possibile tornare nel passato per recuperare le risorse e le cose imparate, ma è anche possibile muoversi nel futuro tramite la tecnica dello pseudo orientamento nel tempo. Tramite questa tecnica Erickson disorientava la persona e poi la riorientava nel futuro proiettandola in qualche data dove il suo problema sarebbe stato risolto. Da quella posizione privilegiata la persona poteva volgersi indietro e rivedere lo svolgimento proggressivo degli eventi che l'avrebbero condotta al successo, poteva assaporare questo successo e questo cambiamento superando lo stato problematico presente.

Potremmo paragonare questo approccio a una tecnica "come se": credere di aver già realizzato certi risultati determina una retroazione del futuro sul presente tale da riorganizzare i pensieri e comportamenti come una profezia che si autodetermina. Per lo stesso motivo le profezie e le predizioni possono essere tanto efficaci (nel bene e nel male) perché predire qualcosa equivale a provocarla: nel momento in cui si vede o si predice il futuro lo si sta già modificando. Siamo profeti di noi stessi.

8. Utilizzate la dissociazione
Le tecniche finora descritte possono essere abbinate con il fenomeno della dissociazione. Per esempio la regressione, l'amnesia, l'analgesia sono potenziate dalla dissociazione. Anche la ristrutturazione perché la dissociazione consente di vedere oggettivamente gli eventi semplicemente osservandoli in modo distaccato e senza provare le risposte emotive che vi sono solitamente associate. Tramite lo pseudorientamento nel tempo si può guardare al tempo presente in modo oggettivo e distaccato.

Erickson faceva allucinare in delle sfere di cristallo vari episodi della vita della persona (perché "le sfere di cristallo create per allucinazione sono comode, facili da maneggiare e straordinariamente economiche." Opere -Vol IV, p. 450) creando una dissociazione e una amnesia rispetto alla persona che appariva nelle scene così da rivedere la propria vita in modo oggettivo stimolando nuove associazioni a proposito di "quella persona":
"Puoi sognare te stessa come una bambina piccola, chiedendoti chi sia quella bambina. E puoi guardare quella bambina diventare più grande, settimana dopo settimana, mese per mese, anno per anno. Finché alla fine puoi riconoscere chi sia quella bambina che sta crescendo." (Tecniche di suggestione ipnotica, p. 64-65)

 

Cosa succede durante l'ipnosi?

Nella prima fase la fase induttiva si verifica un primo cambiamento dello stato di coscienza. Si possono riscontrare sull"EEG (Eletroencefalogramma) un'accentuata presenza delle onde alfa tipiche degli stati di rilassamento e di distacco dalla realtà esterna. Si comincia quindi con un passaggio dalle onde beta (predominanti durante la veglia e gli stati di vigilanza e allerta) alle onde alfa più lente. L'alterazione delle proprie vibrazioni cerebrali comporta una rallentamento anche di altre attività (respiro, pulsazioni cardiache) e viceversa.

È bene ricordare che l'invito al rilassamento somatico e al sonno funzionano bene perché permettono il distaccco graduale dall'ambiente esterno, ma è possibile indurre un'ipnosi anche in altro modo come dimostrano le pratiche autoritarie o l'ipnosi distonica. Tutto ciò che è capace di focalizzare l'attenzione all'interno e sulla voce dell'ipnotista può essere inteso come una manovra induttiva.
Infatti l'ipnosi non equivale al sonno, perché una persona addormentata reagisce solo a stimoli intensi e non è in comuncazione con il mondo esterno.

Successivamente, con l'approfondimento dell'attenzione all'interno si manifesta un predomio delle onde theta più lente che caratterizzano la trance vera e propria. È da notare che le onde theta si manifestano di solito nel periodo che precede il sogno (fase ipnagogica). Questo stato, che normalmente è vissuto passivamente o fugacemente, nell'ipnosi viene mantenuto per tutta la seduta e utilizzato a fini terapeutici.

Durante questo passaggio l'individuo vive la destrutturazione del suo stato di coscienza, può avvertire delle sensazioni di spersonalizzazione o irrealtà. Lo schema del corpo può alterarsi diventando evanescente e spesso si presentano fantasie e immagini fugaci. Il soggetto comincia a far fatica a seguire il senso delle parole dell'ipnotista anche se sente un forte legame.

A questo livello l'ipnotista, riconoscendo i segnali fisiologici di una trance, passa all'utilizzo di un linguaggio metaforico-allegorico proprio dell'emisfero destro che nel frattempo si è trasformato nell'emisfero dominante. Si possono quindi creare delle "realtà ipnotiche" dove l'individuo, attingendo alle sue risorse profonde, e agli "apprendimenti esperienziali" potrà sperimentare nuovi esperienze e sviluppare nuove associazioni.

Tra l'altro si è scoperto, tramite la PET, che le realtà prodotte in ipnosi sono virtuali solo sino a un certo punto, poiché i soggetti a cui si comandava di pensare di correre su un prato, attivavano i medesimi percorsi neuronali di una "vera corsa".
Per chiarire questo concetto possiamo fare l'esempio di noti campioni sportivi che si allenano mentalmente ripetendo ogni movimento e immaginandosi completamente la scena della gara tramite tutti i sistemi sensoriali.
Questa è la stessa tecnica che permise all'ipnoterapista Milton Erickson di riabilitarsi.

Ci sono vari esperimenti che dimostrano la validità di questo principio: "Uno studio ha guardato agli effetti dell'esercizio mentale opposto a quello fisico nel tendere e rilassare un dito della mano sinistra. Questo piccolo esercizio muscolare venne ripetuto per cinque sessioni alla settimana su di un periodo di quattro settimane - per un totale di venti sessioni d'allenamento. Metà dei partecipanti eseguì fisicamente l'esercizio, mentre un secondo gruppo ne immaginò soltanto l'esecuzione per lo stesso numero di sedute d'allenamento. Al termine delle quattro settimane, la forza del dito di ogni partecipante venne confrontata con quella degli appartenenti ad un gruppo di controllo che non avevano praticato lo stesso allenamento. Per il gruppo che aveva eseguito fisicamente l'esercizio la potenza del dito era aumentata del 30%, mentre il gruppo di controllo fece registrare un incremento di potenza del tutto trascurabile. [...] Ma cosa era successo agli individui che si erano esercitati soltanto nella palestra della mente? - La forza nel loro dito era aumentata del 22%, quasi quanto in seguito all'allenamento fisico! [...] l'incremento osservato nella forza era dovuto unicamente a variazioni a livello cerebrale, le quali a loro volta erano state causate dalla stimolazione del circuito di neuroni interconnessi che controllano i movimenti delle dita. Attivandosi insieme ripetutamente, questi circuiti cerebrali si erano irrobustiti ed espansi, proprio come nel cervello dei violinisti e dei lettori Braille." (Ian H. Robertson, Il cervello plastico, Rizzoli, 1999, pp. 53-54)


Alcune precisazioni

Secondo lo schema classico di Erickson e Rossi il procedimento ipnotico passerebbe attraverso queste fasi:

1. Fissazione dell'attenzione.
tramite qualsiasi cosa che attragga e mantenga l'attenzione del soggetto.

2. Depotenziamento degli abituali schemi di riferimento e sistemi di credenze
tramite distrazione, schock, sorpresa, dubbio, paradossi, confusione, destrutturazione...

3. Ricerca inconscia.
tramite implicazioni, domande, linguaggio analogico, metafore, racconti, aneddoti...

4. Processo inconscio.
tramite la creazione di nuove associazioni

5. Risposta ipnotica.
tramite l'espressione di potenzialità comportamentali e cognitive che vengono sperimentate come se avvenissero da sé

Tra i fenomeni che si possono produrre spontaneamente o indurre ci sono:

  • Regressione o avanzamento di età
  • Amnesia
  • Analgesia
  • Anestesi
  • Comportamento automatico
  • Dissociazione
  • Catalessi
  • Allucinazione
  • Ipermnesia
  • Identificazione
  • Risposte Ideomotorie
  • Risposte Ideosensorie
  • Suggestione post-ipnotica
  • Distorsione del tempo

Secondo Erickson questi fenomeni sono indipendenti dalla profondità della trance mentre nell'ipnosi classica si usa suddividere la trance in diversi stati a ognuno dei quali vengono associate determinate fenomenologie:
1. Stati ipnoidi caratterizzati da chiusura delle palpebre, rilassamento, pesantezza, calore, leggera sonnolenza
2. Trance leggera retroversione oculare, catalessi oculare, catalessi degli arti
3. Trance media amnesia parziale, anestesia o accresciuta consapevolezza a livello sensoriale, suggestioni post-ipnotiche
4. Trance profonda amnesia e anestesia completa, sonnambulismo, allucinazioni positive e negative.

La natura dell'ipnosi
Molti pensano che l'ipnosi sia pericolosa perché fa perdere il contatto con la realtà.
A questo proposito potrebbe essere interessante chiedersi se "c'è qualcuno che vive nel mondo reale?" Non avete mai visto come le persone vivano in una loro trance? Come continuino ad esperire fenomeni ideodinamici? Come proiettino contenuti interni sul mondo esterno? Come immaginano e rappresentano nello spazio le loro esperienze interne? Come siano schiave di monoideismi (vedi disturbi ossessivo/compulsivi)? e le suggestioni post-ipnotiche come le profezie che si autodeterminano e gli schemi stimolo risposta delle fobie? E quante volte siamo regrediti davanti a qualche figura autoritaria? e come abbiamo osannato quel particolare leader politico o quel particolare cantante?
L'ipnosi ci consente di superare un pregiudizio piuttosto radicato*, ci consente di studiare il modo in cui il "mondo reale" viene costruito tramite i nostri processi neurofisiologici mentali e sociali. Tramite l'ipnosi possiamo utilizzare coscientemente tali "regole" per definire una nuova realtà condivisa in cui superare le limitazioni apprese.

*Il pregiudizio a cui stavo facendo riferimento consiste nella convinzione che tutti noi viviamo in un medesimo stato di coscienza e quindi nell'identica realtà. A questo pregiudizio si affianca la finitezza, determinata una volta per tutte, degli stati di coscienza.

Piero Priorini (Attività estreme e stati alterati di coscienza) seguendo le orme di Tart definisce la trance ipnotica come quel particolare stato di coscienza caratterizzato dalla dissociazione psichica dell'Io e in particolare da fenomeni di ideoplasia auto o eteroindotta. Si distingue quindi da tutti gli altri stati di coscienza alterati (per esempio l'innamoramento, la tensione mistica, l'ebrezza, le peak experiences, la possessione, il sonno, il sogno, lo svenimento, etc...)
L'ipnosi consente di evocare nel soggetto un'ampia gamma di risposte psicofisiche. Funziona un po' come un'amplificatore.
Come abbiamo visto, tra le fenomenologie possibili ci sono la completa immobilità catalettica oppure il rilassamento profondo, l'ipersensibilità oppure l'anestesia, l'ipermnesia oppure l'amnesia, etc...

In effetti se si analizza una induzione si può verificare come questa eliciti una vastissima gamma di risposte neurofisiologiche:
"Ora semplicemente ti chiederò di guardare fissamente un punto proprio lì di fronte a te, e mentre guardi quel punto le tue palpebre cominciano a farsi più pesanti e si vogliono chiudere, e quando si chiudono completamente tu puoi rilassare le gambre e le braccia sentendoti come cullato molto gentilmente.... e non so se ti sta già rendendo conto di quanto puoi sentirti felice e in pace con te stesso in questo particolare stato, perché mentre assapori ogni particolare sensazione prendendoti tutto il tempo necessario tu cominci a immaginarti di galleggiare su una barca.. su un fiume molto calmo... così come la tua mente è distesa... e puoi sentire la tua mano galleggiare mollemente, completamente abbandonata, come lo è il tuo corpo, nell'acqua piacevolmente calda... sai cosa intendo dire, non è vero? e mentre sei in questa situazione possiamo sentire delle anatre in lontananza... ma è così piacevole lasciarsi trasportare dal suono che quasi non te ne curi perché è come se stessi per addormentarti.. anche se sai che la mia voce sarà con te mentre ti accompagna in una trance sempre più profonda e così cominci a sentire il calore del sole sul tuo stomaco e la fresca brezza sulla tua fronte... e ti lasci andare a tutto ciò, perché non c'è bisogno di fare, non c'è bisogno di sapere, neanche bisogno di ascoltare... perché le tue orecchie udranno e capiranno proprio tutto ciò che è necessario. E ora puoi assaporare il benessere di una trance sempre più profonda, e voglio che ne asssapori ogni istante perché tu puoi avere un mucchio di piacere nel divenire consapevole di tutte le comodità che puoi avere in te stesso... "

 

 

La realtà dell’illusione

“l’ipnosi non è una risposta stabile a stimoli dati, ma muta col mutare delle attese e dei preconcetti di una particolare epoca”

Jaynes, J. (1996), Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza

 

Effetto placebo, trance, illusionismo, teatro,  leggende, miti, racconti e linguaggio sono solo alcuni dei fenomeni che si manifestano allorché creiamo una rappresentazione del ‘reale’ e nella intersezione fra mente e corpo generiamo una mappa del mondo, la quale ci consente di ‘interfacciarci’ e di entrare in relazione con esso. Chiameremo questo fenomeno la realtà dell’illusione; esso si trova al confine, al limitare e nella intersezione tra mente e corpo, tra l’ombra e la luce...  sul filo del crepuscolo lo andiamo a cercare, laddove ciò che è immaginario produce effetti concreti.

Ma è bene ricordare che tutto ciò nasce da un bisogno biologico primario, dell’uomo e del quale egli non può fare a meno. Infatti l’uomo dall’inizio dei tempi non può fare a meno di creare in continuazione narrazioni e racconti a proposito del ‘reale’ senza tuttavia conoscerlo mai a fondo, nella sua essenza. Paradolia, ricerca transderivazionale, sono solo alcune parole per definire questo strano fenomeno che è la trance quotidiana. Siamo come  un cieco che si muove in una stanza a tentoni e solo inciampando e tastando il terreno cerca di arriva dall’altra parte. La realtà della stanza si manifesta solo quando inciampiamo e ci scontriamo con un ostacolo. Solo quando le nostre illusioni falliscono qualcosa si manifesta e si nasconde al tempo stesso, quasi che la ricerca della verità possa essere raggiunta solo per via apofantica... ma forse l’unica verità che possiamo scoprire è la verità della nostra illusione.

 

Placebo e Magnetismo animale
In questa esplorazione vorrei partire dal ‘caso Mesmer’. 
Mesmer viene riconosciuto da molti come il precursore dell’ipnotismo. In realtà  egli inizialmente elaborò le sue idee a partire dalla medicina magica del medioevo  - in particolare la figura di  Paracelso fu essenziale -  secondo la quale esisterebbe un fluido astrale che permea l’universo e che influisce sull’uomo, tale forza si manifesta in modo mirabile nel magnete.
Apprese tutto ciò dal gesuita e astronomo padre Maximilian Hell che gli insegnò come utilizzare i magneti a scopo curativo. Ma uno spiacevole incidente - non aveva con sé i magneti e pose allora le sue mani sulle parti malate - lo portò a rivedere le sue teorie e a trovare una nuova relazione causa-effetto: se l’imposizione delle mani sulla parte malata è capace di produrre un effetto curativo deve esistere  un magnetismo animale insito nell’uomo - in particolare in alcuni uomini più dotati -  capace di  provocare la guarigione.


Nella pratica del magnetismo troviamo alcuni assiomi di particolare interesse:

1. La creatura umana e la relazione medico-paziente portano con sé un potenziale di cura piuttosto che un semplice materiale inerte.
2. Il potenziale curativo viene amplificato quando agiscono collettivamente più persone nello stesso istante.

3. Il sintomo va portato – come nell’esorcismo – all’estremo sino alla crisi, in una sorta di prescrizione del sintomo. Una volta allo “scoperto” può venire risolto tramite il ‘rituale magnetico’. 

Purtroppo la ‘realtà’ di questo fluido rimane in ultima analisi indimostrabile.

La commissione che studiò il fenomeno nel lontano 1784 arrivò a una conclusione paradossale: il magnetismo animale è da ritenersi immaginario e quindi non esistente; ma nonostante ciò non si possono negare alcuni effetti concreti;  per questo motivo è da ritenersi altresì  pericoloso.


Questa identica questione ritorna ancora oggi sotto altro nome: “effetto placebo”. Il fatto che siamo abituati a identificare come placebo un finto farmaco è solo perché la società attuale è farmacocentrica, ma “l’effetto placebo” può scatenarsi come effetto di un qualsiasi comportamento e interazione umana, per questo le parole continuano a conservare la loro magia originaria….

 

Il placebo, infatti come i trattamenti di Mesmer sarebbe da ritenersi una qualsiasi “sostanza inerte e inattiva” che viene “spacciata” come la cura. Grazie a questa credenza, all’effetto profezia e ad altri fenomeni psicologici come i condizionamenti pre-esistenti, il placebo risulta capace di produrre effetti positivi o negativi (in questo caso viene chiamato nocebo).
Esistono ormai un certo numero di studi che ne accertano l’esistenza. Talora alcune di queste scoperte sono sorprendenti, perché mostrano come il placebo possa comportarsi in modo simile a un farmaco reale.
A questo proposito riporto quanto scritto nel libro “Placebo e dintorni” di Giorgio Dobrilla (Il Pensiero Scientifico Editore): “il placebo può mimare i comportamenti che sono considerati una caratteristica esclusiva degli agenti farmacologici attivi quali l’effetto building up o curva tempo-effetto (raggiungimento progressivo del massimo dell’effetto), l’effetto cumulativo (effetto maggiore per dosi ripetute), e l’effetto carry-over (persistenza dell’effetto dopo la sospensione del trattamento) […] il maggiore effetto ottenuto aumentando le dosi di placebo. In letteratura si segnalano casi di idiosincrasia al placebo e casi di dipendenza sovrapponibile a quella osservata con i veri farmaci, con tendenza del soggetto ad aumentare la dose per stare meglio, con incapacità di sospendere il placebo se non assistiti dal medico […] e infine sindrome di astinenza”.  (pag. 23)

Ora è bene chiarire che qui non si vuole proporre il placebo come un sostituto della medicina, infatti la sua efficacia è stata dimostrata più che altro sul piano psicosomatico e per esempio i falsi interventi di guaritori filippini possono produrre solo un temporaneo effetto sollievo; quindi quello che ci interessa realmente è comprendere il più possibile il funzionamento e fare attenzione alle variabili intervenienti.

Per variabile interveniente intendiamo le sottigliezze e i parametri essenziali che presuppongono il fenomeno, e che sembrano essere : il setting (il contesto nel quale viene assunto il placebo), il rapport (la relazione medico-paziente), gli apprendimenti stato-dipendenti (esperienze personali e condizionamenti pre-esistenti con trattamenti simili), le profezie che si autodeterminano (le aspettative e l’effetto suggestione).

Ciascuno di questi elementi meriterebbe un libro a parte...

 

Condizionamento e apprendimento stato dipendente

L’esito di un trattamento precedente sembra un elemento molto importante perché crea una aspettativa positiva e consente di attingere a una risposta già appresa dall’organismo.
Così se somministro un placebo e lo ‘spaccio’ per lo stesso farmaco che è stato particolarmente efficace in passato ho maggiori probabilità di successo. Questo effetto è simile al condizionamento classico pavloviano. Esistono infatti riflessi innati patrimonio di tutta l’umanità e riflessi condizionati creati durante la propria vita à in questo modo determinati stimoli sono associati automaticamente a una determinata risposta.
Prendiamo il tennis, all’inizio fatichiamo coscientemente ma col tempo, si crea un comportamento automatico e di riflesso sappiamo già come rispondere alla pallina che arriva velocemente. Tutti gli apprendimenti acquisiti e i condizionamenti sono integrati a un livello profondo nella nostra neurologia. E’ questo il modo attraverso il quale la mente codifica a livello psicofisiologico le  informazioni.
Torniamo così alla intersezione mente-corpo che nell’ipnosi viene anche chiamata risposta ideodinamica, una risposta che si realizza senza un intervento cosciente.
Pavlov quando parlava di condizionamenti faceva riferimento a due tipi di segnali quelli di primo grado che derivano dalla pura eccitazione sensoriale e quelli di secondo grado che derivano dalle parole. La magia delle parole dell’ipnotista  (ma anche dell’attore, il venditore etc…)  è quella particolare capacità di evocare risposte fisiologiche, capace di utilizzare la capacità della mente umana di trasformare le idee in atti, anche se a volte a livello di minuta risposta involontaria sia essa motoria, sensoriale o emotiva. Ciò non potrebbe accadere se i vari sistemi non fossero intrecciati tra loro in modo tale da creare una struttura multistrato dove le informazioni fluiscono dall’alto al basso e dal basso all’alto.
Ora l’intervento della mente, e quindi della corteccia risulta essenziale (anche se viene aggirata la parte razionale e critica), infatti il meccanismo non può funzionare su una persona  incosciente. In altre parole il soggetto deve sapere che sta ricevendo una sostanza o qualsiasi altra cosa che viene classificata come curativa altrimenti non si crea l’aspettativa di risposta e quindi la profezia autodeterminantesi. Se poi esiste un condizionamento pre-esistente tanto meglio. Comunque la risposta inconscia si attiverà sempre a partire dal sistema nervoso autonomo (non volontario).
La sequenza è: corteccia cerebrale à ipotalamo (area del cervello più antica sottostante la corteccia e dove viene attivato il sistema nervoso autonomo) à  ipofisi e surrene che producono ormoni à risposta immunitaria.
Così si è visto che se a una medicina efficace si associa un certo sapore (stimolo condizionato), si può dare in seguito un placebo (mantenendo solo il sapore originario e togliendo il principio attivo) e  i soggetti sicuri di prendere la medicina rispondono per la maggior parte positivamente.

Tra l’altro la risposta ha un carattere oggettivo, accade infatti che i soggetti condizionati all’uso di un analgesico come la morfina, rispondano a un finto analgesico con la produzione di reali endorfine e l’uso di un altro farmaco vero come il naloxone (un antagonista oppiaceo) causa l’inibizione della risposta placebica.

(Vedi “Placebo e dintorni”. Giorgio Dobrilla. Il Pensiero Scientifico Editore – pag 82)

 

Suggestione e profezia che si autodetermina

L’effetto suggestione può essere riassunto in “una aspettativa di risposta”. Se nell’effetto di apprendimento stato-dipendente è il passato che influenza la risposta presente, in questo caso è una rappresentazione futura, una sorta di profezia che si ritiene reale e che produce un effetto sul presente. Il classico ed eclatante caso di profezia che si autodetermina viene riportata in letteratura antropologica: il caso dei riti vudù. Quando la persona sa ed è convinta di essere stata colpita da una maledizione, si lascia andare e viene anche allontanata dal gruppo che la vede come spacciata, in una relazione circolare causa-effetto, comportamenti e aspettative di risposta determinano in breve tempo la morte.

 

Uno studio di Kirsch e Weixel dimostra quanto le aspettative siano importanti. 
Vennero formati 3 gruppi A-B-C.

Il Gruppo B riceveva caffè con caffeina, il gruppo A caffè decaffeinato, il gruppo C placebo.

La logica farebbe pensare che i maggiori effetti a livello cardiaco dovrebbero essere riscontrati nel gruppo B. In realtà l’aumento più significativo (in termini di frequenza cardiaca, tensione e pressione arteriosa) fù riscontrato nel gruppo C che era il gruppo convinto di riceve caffè normale.

I gruppi A e B vennero invece informati che avrebbero potuto riceve a caso caffè normale o placebizzato, quest’unico presupposto era sufficiente e andava a minare le sicurezze e le aspettative dei soggetti tanto da produrre effetti fisici.

“Placebo e dintorni”. Giorgio Dobrilla. Il Pensiero Scientifico Editore – pag 77 -78)

 

Un'altra cosa curiosa che viene definita come predittiva dell’effetto placebo è la cosiddetta compliance (aderenza nei confronti delle direttive del medico). Si verifica così un effetto apparentemente assurdo: se il paziente prende il placebo sempre, ogni giorno, avrà una percentuale di successo potenzialmente maggiore. La compliance risulta quindi essere indice di una buona relazione tra il medico e il paziente (uno dei parametri essenziali). Inoltre ci si può aspettare un’alta fiducia nel trattamento da parte di un soggetto diligente.

(Vedi “Placebo e dintorni”. Giorgio Dobrilla. Il Pensiero Scientifico Editore – pag 26-27)

 

Setting e relazione medico-paziente

Abbiamo visto quanto sia importante la credenza del paziente, ma risulta altrettanto importante la credenza da parte del medico. Se il medico non crede nell’effetto placebo, non potrà fare a meno di comunicare la sua credenza attraverso il suo linguaggio non-verbale e tale convinzione sarà recepita a livello inconscio o pre-conscio dal paziente.


A questo proposito cito un esperimento tratto dal libro “Placebo e dintorni” di Giorgio Dobrilla riguardo a pazienti schizofrenici di un reparto psichiatrico:

“i medici parlano tra loro e poi conversando con le infermiere comunicano che hanno deciso di cambiare terapia all’insaputa dei pazienti: gli schizofrenici da quel giorno riceveranno, invece che la cloropromazina, un farmaco-placebo. Nella settimana successiva, senza che nessuna informazione sia apparentemente filtrata dallo staff paramedico ai pazienti, i disturbi comportamentali risultano raddoppiati e ciò non meraviglia data l’avvenuta sospensione dello psicofarmaco. A questo punto, i medici decidono di sostituire il placebo e di ritornare alla cloropromazina, senza avvertire le infermiere. Risultato? Nei giorni successivi non viene registrata alcuna variazione di comportamento”

(Vedi “Placebo e dintorni”. Giorgio Dobrilla. Il Pensiero Scientifico Editore – pag 60)

 

A proposito delle reazioni a livello non verbale e di quanto queste siano importanti rimando a due piccoli capitoli in appendice (La comunicazione Facilitata - Il cavallo Hans).

 

Altre sottigliezze

Raccolgo qui una serie di sottigliezze che contribuiscono all’efficacia del placebo.

L’aspetto delle capsule, il loro colore e grandezza. La grandezza e il numero di compresse prese sono un altro parametro non indifferente. Il colore può cambiarne l’interpretazione: generalmente una pastiglia rossa verrà vissuta come stimolante, mentre una pastiglia blue come calmante. Inoltre le iniezioni vengono percepite come più efficaci delle capsule.

(Vedi “Placebo e dintorni”. Giorgio Dobrilla. Il Pensiero Scientifico Editore – pag 25)

 

Illusionismo e ipnosi. Due metodi efficaci per esperimenti scientifici nella creazione del reale.

Considero ipnosi e illusionismo come due discipline essenziali ed istruttive per dimostrare anche tramite esperimenti scientifici la realtà dell’illusione nella quale viviamo ciascun giorno. Tra l’altro è stato già da altri indicato quanto le due pratiche siano simili tra loro (Terapie apparentemente magiche. L’analisi illusionistica dello stratagemma terapeutico. Matteo Rampin. McGraw-Hill Editore). Quindi non mi dilungherò se non per ricordare che gli effetti dei prestigiatori sono per la maggior parte dovuti non alla destrezza (altrimenti sarebbe solo giocoleria) quanto alla conoscenza del ruolo dell’attenzione, delle aspettative e dei vari “bias cognitivi” nel costruire la realtà..

Proprio perchè stiamo parlando dell’effetto placebo e del ruolo delle aspettative mi preme ricordare che le aspettative sono manipolate dal performer gestendo aree di maggiore e minore attenzione attraverso la suspance. Questo è il vero motivo che porta l’illusionista a non ripetere mai il gioco (se non utilizzando un trucco completamente diverso).
Ecco un passo veramente interessante a questo proposito, tratto dal Numero 9 di Magia (collana gestita dal CICAP):

“Ricerche nell’ambito della scienza della capacità visiva hanno dimostrato come molta parte della visione sia essenzialmente una forma di allucinazione intelligente. Per percepire la profondità, il sitema visivo deve recuperare la terza dimensione da una immagine 2D ... Tuttavia a causa delle molte soluzioni normalmente disponibili ... il risultato deve essere ottenuto tramite l’applicazione di alcuni assunti di qualche tipo. Questo approccio, nondimeno, può portare a errori, che prendono la forma di illusioni [...] E’ interessante che gli spettatori spesso riportino di aver osservato un evento “reale””, anche se questo evento non ha mai avuto luogo [...] la velocità finita della trasmissione neurale causa un ritardo tra l’arrivo dello stimolo e la percezione cosciente. Un modo di compensare questo ritardo è quello di ‘predire il presente’ (ovvero predire l’esito di un evento prima che questo sia completamente elaborato). Questa strategia è particolarmente utile in situazioni che richiedono reazioni rapide  [...] ma tali predizioni possono anche renderci vulnerabili all’inganno.”

Psicologia: La magia come scienza. Pag 99-100

 

E qui ci fermiamo per descrivere un effetto di illusionismo basato proprio su questo principio. Prima il mago lancia in aria e riprende più volte la pallina, creando una sorta di condizionamento (aspettativa di risposta nell’audience) poi finge ancora di lanciarla in aria (con lo stesso identico movimento) mentre in realtà la tiene impalmata nella mano. Si è visto che molti tra i presenti vedevano una pallina salire in aria e poi scomparire. L’illusione ha maggiore efficacia se il mago segue con lo sguardo la pallina, entra qui infatti un altro condizionamento sociale ben appreso.

 

 

Leggende Metropolitane e Crop Circle
Quando parliamo di leggende e miti ci spostiamo dal piano del singolo soggetto a rappresentazioni a livello collettivo. Così come accade per il singolo ci sono alcuni miti difficili a cadere (credenze e schemi radicati) anche a livello di gruppo ciò accade e la smentita di un fatto non provoca necessariamente l’estinzione dello stesso. Quando le persone ‘vogliono credere’ è veramente difficile smontare il mito.  Un classico della letteratura su questo tema fu lo studio di Leon Festinger su un culto ufologico che credeva nella fine del mondo. Quando la fine del mondo non arrivò il gruppo - come accade in altre situazioni simili – piuttosto che disgregarsi trovò maggiore motivo di coesione ed elaborò una serie di spiegazioni per mantenere intatta la loro visione della realtà. Quindi per gli adepti la profezia non era fallita,  arrivarono anche a rilanciare il credo nel tentativo di espandere il più possibile il movimento. Infatti, se si riesce a convincere abbastanza persone che è vero allora lo deve veramente essere!. Si creade a queste leggende non perché vere ma perché si vuole credere. La leggenda soddisfando un bisogno nascosto o  palese, in relatà si accorda alle esigenze, valori, desideri, paure dei sostenitori.

 

Questa è una caratteristica delle cosiddette “leggende metropolitane”, esse  cercano di sopravvivere come un virus, si replicano ed eventualmente si trasformano per attecchire meglio.
La mutazione serve per renderle più plausibili e appetibili nei confronti di un certo gruppo di riferimento.  Altre volte invece, un determinato tema ritorna e si ripropone attraverso i secoli sotto forma diversa, aggiornandosi  alla realtà sociale nel frattempo modificata. Così fate, elfi e gnomi si  trasformano in UFO a partire dal secolo scorso.

 

Lorenzo Montali  cita un classico esempio di mutazione che rende una leggenda ancora più plausibile, addirittura espandibile in altri contesti. E’ il caso dei vitelli geneticamente modificati di McDonald’s: “è interessante notare che la prima versione di quella storia, originariamente diffusa negli Stati Uniti, prendeva di mira un’altra catena di fast-food, la Kfc, il cui prodotto principale è costituito da pollo fritto. Ma a differenza della McDonald’s, Kfc non è presente nel nostro Paese, per cui la leggenda avrebbe avuto ben poca speranza di circolare da noi. Sostituendo polli con hamburger, però, e una catena di ristorazione con l’altra, ecco che la storia è subito diventata interessante e si è rapidamente diffusa, soprattutto via mail.”

(Leggende Tecnologiche. Lorenzo Montali. Avverbi Edizioni. Pag . 49)

 

La creazione e la diffusione di una leggenda quindi è opera di un gruppo di persone che la ritiene significativa. La causa scatenante sembra comunque la presenza - come nel fenomeno della paradolia  - di stimoli ambigui: la  mancanza di informazioni certe o di stimoli indecifrabili e contraddittori porta alla ricerca di un significato. Un po’ come quando guardando delle macchie sul muro e alla fine si produce la visione di un viso, una volta che quel viso viene identificato anche altre persone possono cominciare a vederlo e la leggenda comincia a diffondersi.
E qui ritorniamo a quanto già accennato, la necessità dell’uomo di costruirsi una rappresentazione del reale per quanto illusoria essa sia.

Inoltre come spiega bene Lorenzo Montali: “Le leggende sono quindi gruppo-specifiche, nel senso che vengono costruite e diffuse all’interno di un gruppo sociale, che le utilizza per veicolare la propria visione della realtà. […]”.

 

Un altro esempio sono Crop Circle…

I crop circle (cerchi nel grano), come ogni forma d’arte sono capaci di interagire con coloro che ne entrano in contatto, li studiano, li interpretano o semplicemente ne fruiscono. Ancor più interessanti sono i resoconti  di strani fenomeni o guarigioni nelle vicinanze del sito, quasi fosse un luogo sacro.


Le varie spiegazioni del fenomeno spaziano dal misticismo all’ufologia sino a spiegazioni scientifiche considerate “oggettive”. Quest’ultimo è il caso delle interpretazioni del Dr. Maiden che, – sulla base del suo background di metereologo – ‘inventa’ una spiegazione fisica e conia il termine di “plasma vortex” catalogandoli come fenomeno naturale di natura elettromagnetica. In seguito quando dai cerchi si cominciò a passare a pittogrammi, Meiden, contrariamente a ogni evidenza dei fatti riaggiornò la teoria rendendola via via più complicata e astrusa nel tentativo di farla calzare alla spiegazione originale.

 

Infine nel 1991 si assistette all’uscita allo scoperto dei primi creatori (Doug Bower e Dave Chorley). Malgrado la rivelazione, le convinzioni di base di tutti i sostenitori della origine non-umana non furono destabilizzate,  venne solo introdotta una nuova distinzione fra crop-circle autentici e crop circle creati da burloni, questo nel caso migliore, mentre nel caso peggiore veniva attribuita l’opera ad agenti pagati dal governo per confondere l’opinione pubblica.

 

 

 

Appendice

 

Nota: il primo tema è tratto dal libro di Martin Gardner: “Scienza, imposture e abbagli”. Hoepli.
Mentre il secondo da “Ipnosi: realtà o fantasia” a cura di Matteo Rampin. Quaderno 8 del CICAP

 

La comunicazione Facilitata

La CF (Comunicazione Facilitata). Tecnica pseudoterapeutica per bambini autistici-

 

“Un bambino autistico siede davanti a una macchina per scrivere o alla tastiera di un computer.. Accanto a lui c’è un terapista, in genere una donna, che viene chiamato ‘facilitatore’. Il terapista pone al bambino una domanda, quindi gli stringe la mano, il polso o il gomito – mentre il bambino allunga il dito indice e comincia a digitare. Questo metodo si basa sulla convinzione che il bambino riesca a comunicare i propri pensieri scrivendo sulla tastiera. Poiché però non dispone della coordinazione muscolare necessaria per trovare i tasti giusti, il facilitare lo assiste in questa operazione aiutandolo a individuare i tasti che è certo il bambino intende premere…I bambini arrivavano addirittura a formulare per iscritto intere frasi dotate di senso logico…Erano completamente all’oscuro della forza del cosiddetto ‘effetto ouija’ o ideomotore. Sia pure in modo del tutto inconsapevole, guidavano il dito del bambino verso i tasti che immaginava stesse cercando. In parole povere, erano loro stessi, non i pazienti a scrivere. Come prevedibile, visto che è difficile guidare con precisione un dito verso un determinato tasto, i messaggi dei bambini pullulano di errori ortografici…. NON SNO A UTISTIBVCO QUANO SCRIV ”

 

“In uno dei primi test eseguiti a tale scopo il bambino e il facilitatore indossavano delle cuffie. Se una data domanda veniva udita da entrambi, il bambino digitava una risposta ragionevole. Ma nel caso in cui era solo il bambino a sentire la domanda, mentre il facilitatore ascoltava della musica, la risposta del bambino non aveva alcuna attinenza con la domanda…. Un’immagine veniva mostrata sia al bambino che al facilitarore. Il bambino digitava con precisione il nome dell’oggetto da riconoscere quando era aiutato dal terapista. In seguito lo sperimentatore mostrava un’immagine al facilitatore, ma questa volta, nel girare la cartellina in modo che solo il bambino potesse vedere l’immagine, copriva di nascosto la prima immagine, esponendone una diversa… il bambino non scriveva il nome dell’immagine che aveva visto, bensì il nome di quella che era stata mostrata al facilitatore….


Nel 1992 un gruppo di facilitatori si convinsero che alcuni pazienti fossero dotati di poteri psichici. Per esempio, mentre questi bambini digitavano sulla tastiera il terapista teneva loro la mano, le frasi che componevano rivelavano spesso ciò che il facilitatore stava pensando…. Mostravano a un bambino una immagine, per esempio un elefante. Ed ecco che un altro bambino, in una stanza distante, digitava la parola ‘elefante’ quando gli veniva chiesto cosa avesse visto il suo compagno. Naturalmente entrambi i facilitatori coinvolti nell’esperimento sapevano che l’oggetto da riconoscere era un elefante…

.
Esperimento con Randi: Mescolava un gruppo di carte con immagini differenti, scegliendone una a caso. A un facilitatore veniva chiesto di uscire dalla stanza, mentre Randi mostrava l’immagine al paziente e alle persone presenti. Quando il facilitatore rientrava, prendeva il bambino per mano e gli chiedeva di scrivere il nome dell’immagine che aveva visto, il bambino digitava solo nomi errati.

 

Il cavallo Hans

Nei primi del 900 raggiunse fama mondiale. Sapeva fare le quattro operazioni aritmetiche.

Leggere: se si ponevano una serie di parole scritte davanti a lui, batteva lo zoccolo su quella pronunciata. Alla domanda 15 + 18 batteva lo zoccolo per 33 volte a terra.

Alle domande che richiedevano un si o un no muoveva il capo verticalmente o orizzontalmente.

Nel 1904 lo psicologo Oskar Pfungst, studiò Hans.

Gli venne mostrato un numero scritto del quale lo sperimentatore poteva essere o no a conoscenza.

Nel primo caso rispondeva correttamente nel 98%  dei casi, nel secondo caso nell’8%.

 

Oppure c’erano due sperimentatori. Uno sussurrava un numero in un orecchio e l’altro nell’altro orecchio e poi gli veniva chiesto di sommare. La risposta era corretta solo se entrambi erano a conoscenza dei numeri sussurrati. Pfungst riuscì a ottenere risposte corrette anche senza formulare la domanda. Se però non poteva vedere la persona rispondeva a caso o non rispondeva affatto. Alla fine Pfungst si rese conto dei cenni minimi della testa da parte di chi poneva la domanda. Dopo aver posto la domanda la persona spostava la testa e il tronco in avanti e quando arrivava al numero corretto faceva un leggero movimento indietro. Imparando quali erano i segnali involontari Pfungst riuscì  a controllarli volontariamente e a guidare la riposta del cavallo facendolo sbagliare.

Poi allenandosi raggiunse anche tale abilità chiedeva al soggetto per esempio, di immaginare un numero e poi cominciava a battere la mano, riuscendo ad arrestare i battiti raggiunto il numero pensato dal soggetto.

 

 

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Amicizia con me stesso, amicizia con gli altri Percorso di quattro incontri Offerto dal monaco Zen -

Amicizia con me stesso, amicizia con gli altri

Percorso di quattro incontri
Offerto dal monaco Zen Phap Ban


Cari amici, sono molto felice di tornare in Sicilia e di poter praticare nella natura del nuovo centro di Valverde. 
Qui in Salento abbiamo appena concluso un percorso di quattro mesi.
Abbiamo provato a coltivare una nuova relazione con noi stessi, una relazione di ascolto e di rispetto, di amicizia. Forse il tema che più ci ha ispirato è stato la frase di Thay : "Sentire è già amare". 
Ogni volta mi stupisco dei frutti che regala una pratica continuata. Come sapete non sono né un maestro né una guida ( cadremmo tutti in un fosso ) ma un secchione e mi piace creare momenti di pratica, sento molto prezioso questo nostro stare insieme nell'ascolto, nella presenza.
un abbraccio, a prestissimo
fratello claudio

Il Percorso inizierà sabato 16 e si svilupperà in quattro incontri: ( siate puntuali per favore )

1 Radicamento nel sentire, abitare il corpo, il respiro sabato 16 inizio h 19.00 -21 (Siracusa)

2.Apertura, affidarsi, perdono domenica 17 inizio h 11 -17 (punto di ritrovo Milo ore 9.30) Monti Sartorius - Etna 
3.Amicizia con se stessi mercoledì 20 inizio h 21 -22.30 Valverde

4.Amicizia con gli altri. venerdì 22 inizio h 19.00 -21.00 Valverde

JACARANDA CENTER
VIA RAMONDETTA 21 Valverde (CT)
Per info: 3923800864

Ecco il testo che vi propongo come riferimento durante la nostra pratica:

"Fare Pace con Se Stessi" di Thich N Hanh ed. Ubaldinihttp://www.ilgiardinodeilibri.it/…/__fare-pace-con-se-stess…

Se potete portate con voi penna e taccuino che useremo anche come diario di pratica personale in questa settimana di pratica
Un abbraccio e a presto
fratello phap ban



GRUPPO DI MEDITAZIONE ZEN - Ogni mercoledì alle ore 20.30 -

secondo la tradizione di Thich Nhat Hanh. Ingresso libero.

Sede: Grounding Institute Via Asiago, 35 1° Piano a sinistra.



ATTENZIONE. AVVISO IMPORTANTE - CAMBIAMO SEDE -

Dal 1 GENNAIO 2016 ci siamo trasferiti nella nuova sede sita in Via RAMONDETTA, 23 VALVERDE

PER INFO: 3923800864

INDICAZIONI PER RAGGIUNGERE LA NUOVA SEDE DI VALVERDE 


https://www.google.it/maps/place/GROUNDING+INSTITUTE+-+DR.+MAURIZIO+D'AGOSTINO/@37.5919769,15.1177059,16z/data=!4m7!1m4!3m3!1s0x1313fea890289751:0x9ad46442550ad6ad!2sGROUNDING+INSTITUTE+-+DR.+MAURIZIO+D'AGOSTINO!3b1!3m1!1s0x1313fea890289751:0x9ad46442550ad6ad?hl=it



CALENDARIO DEGLI INCONTRI - Grounding Institute -

GRUPPO DI ANALISI BIOENERGETICA 

 condotto dal dr. Maurizio D’Agostino - ANNO 2017

29 GENNAIO  - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

19 FEBBRAIO  - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

12 MARZO - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

9 APRILE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

7 MAGGIO INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

11 GIUGNO-  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

9 LUGLIO -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

17 SETTEMBRE INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

15 OTTOBRE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

19 NOVEMBRE  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

3DICEMBRE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO)  orario: 10.00-18,30

 

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INTENSIVI DI REBIRTHING BIOENERGETICO-TRANSPERSONALE

(CATANIA - GENOVA - LECCE - LONDRA - PORT LUIS (MAURITIUS) - 2015

 

 

  

SABATO FEBBRAIO 2016- VALVERDE (CT) INTENSIVO DI REBIRTHING condotto dal dr. Maurizio D'Agostino

14-15 MARZO - GENOVA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

25-26 APRILE - LECCE - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban  

 PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVERE O TELEFONARE  A assunta.desantis@gmail.com – tel. 3456425834

20-21 GIUGNO - LECCE - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

 PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVERE O TELEFONARE  A assunta.desantis@gmail.com – tel. 3456425834) 

1-2 AGOSTO - GENOVA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

     AGOSTO - LONDRA - INTENSIVO DI REBIRTHING condotto dal dr. Maurizio D'Agostino

3 OTTOBRE - CATANIA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban 

 

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MARATONE  DI ANALISI BIOENERGETICA

 

 

 

 

 

APRILE - MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino  

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30

 

LUGLIO - MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30 

 

OTTOBRE-  MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30  

 

NOVEMBRE -  MARATONA NON RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

                    SABATO 26  ore 1O.00-19,30  e  Domenica 27 ore 18.30  

 

DICEMBRE -  MARATONA NON RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

                    SABATO 17  ore 1O.00-19,30  e  Domenica 18 ore 10.00 - 18.30  

 

 Intensivi di Analisi Bioenergetica  condotti dal dr. Maurizio D'Agostino 

 

 

 

 

 

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PRANIC HEALING 

 

 

 

 

 

INCONTRO DI PRATICA per gli studenti di PRANIC HEALING del GROUNDING INSTITUTE (gratuito) - ogni lunedì ore 20.00 (telefonare al 392.3800864) 

INCONTRI DI ARHATIC YOGA A CADENZA MENSILE

29 marzo INCONTRO DI SUPERVISIONE di PRANIC HEALING per gli studenti del Grounding institute

     CORSO DI PRANIC HEALING Base (1° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani -  

26-27 giugno - CORSO DI CRISTALLOTERAPIA PRANICA (4° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani 

26-27 settembre -  CORSO DI PRANIC HEALING AVANZATO (2° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani 

     CORSO DI PSICOTERAPIA PRANICA  (3° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani  

 

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   IPNOSI

 

 

 

Sedute individuali di Ipnosi (ogni pomeriggio da martedì a venerdì) 

Sedute individuali di Ipnosi regressiva (ogni pomeriggio da martedì a venerdì) 

Intensivo di Ipnosi di gruppo ogni mese (escluso agosto) 2016

 


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Corso di Formazione per Conduttore di Classi di Esercizi Bioenergetici e Counselling a indirizzo bioenergetico

Date 1° anno del Corso di Formazione in COUNSELLING a indirizzo bioenergetico

( Società Italiana di Analisi Bioenergetica - SIAB) - direttore: dr. Maurizio D'Agostino
Orario 10.00-17.00 

 

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  CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI 

  ogni MERCOLEDI' ore 19.00

 

 

 

 

INTENSIVI DI CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI  - Per info chiamare al conduttore

  CONDUTTORE: Dr. Maurizio D'Agostino

In questo intensivo sarà dato ampio spazio al lavoro con le vibrazioni energetiche, al contatto e al lavoro col respiro. Sarà incentrato sugli ultimi sviluppi metodologici di David Berceli sul Tremore neurogenico.

Per Informazioni e iscrizioni telefonare al 392.3800864

 

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 GRUPPO DI MEDITAZIONE ZEN della tradizione di Thich Nhat Hanh

ogni MERCOLEDI' ore 20.45 (ingresso libero) (subito dopo la classe di esercizi)

 

 

 RITIRO DI MEDITAZIONE CON i MONACi ZEN di PLUM VILLAGE

 (VEDERE SITO WWW.ZENQUIEORA.ORG )

 

iNCONTRi DI MEDITAZIONE ZEN COL MONACO PHAP BAN - dal 14 al 28.aprile 2016

 Arrivare alle ore 19.45 per sistemarsi nella sala. I'incontro inizierà alle ore 20.15. Dopo non si potrà più accedere. Inviare sms o telefonare al 392.3800864 (Maurizio D'Agostino) se si intende partecipare all'incontro.

Luogo: JACARANDA CENTER, VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE   http://www.zenquieora.org/www.zenquieora.org

 Gli incontri di pratica zen con Phap Ban proseguiranno ogni pomeriggio e nel weekend 16-17 aprile ci sarà il ritiro. 

Nel weekend del 23-24 aprile ci sarà il Ritiro di REBIRHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'AGOSTINO e dal monaco zen PHAP BAN. 

Avvisare se si intende partecipare:

JACARANDA CENTER

VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE 

cell. 3923800864 

Pagina di Facebook: ZEN QUI E ORA - Gruppo di Meditazione Zen di Catania-Sicilia

 

GIORNATA DI MEDITAZIONE ZEN  CON IL MONACO ZEN PHAP BAN  -  4 OTTOBRE 

 

iNCONTRi DI MEDITAZIONE ZEN CON I MONACI DELLA TRADIZIONE ZEN DI THICH NHAT HANH DI PLUM VILLAGE - INVERNO 2016 - VALVERDE

 

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CORSO di SPECIALIZZAZIONE in PSICOTERAPIA BREVE A INDIRIZZO STRATEGICO per psicologi e medici (Istituto per lo Studio delle Psicoterapie - ISP)

  

 BARI, 23-24 maggio

CATANIA  21 FEBBRAIO, 

LAMEZIA TERME, 9-10 maggio,

ROMA, 18-19 aprile

 

PER INFORMAZIONI SU TUTTE LE PROPOSTE

JACARANDA CENTER

Direttore: dr. Maurizio D’Agostino

Cell.  3923800864

Via RAMONDETTA, 21 VALVERDE (CT)

www.bioenergetic.it



CORSO DI IPNOSI - TECNICHE DI INDUZIONE E APPLICAZIONE CLINICHE -

per laureati e laureandi in Medicina e Chirurgia, Psicologia, Scienze dell’Educazione, Sociologia, e ai diplomati con laurea triennale in Psicologia, nonché a tutti gli operatori sanitari con laurea. Profilo di uscita: Esperto in Tecniche di Induzione Ipnotica.

Il corso prevede 40 ore di attività didattica teorico-pratica, ed è articolato in 2 week-end.

Per Informazione telefonare al cell. 3923800864



Intensivi di IPNOSI REGRESSIVA, REBIRTHING, BIOENERGETICA condotti dal dr. Maurizio D'Agostino -

Calendario degli incontri per il 2016 

 

20 marzo 2016 Intensivo di Rebirthing ad approccio bioenergetico-transpersonale

23-24 aprile - Intensivo di meditazione zen e Rebirthing con Phap Ban e Maurizio D Agostino 

29 maggio - Intensivo di Ipnosi Regressiva a vite precedenti e Rebirthing 

18-19 giugno - Intensivo residenziale di Rebirthing ad approccio bioenergetico-transpersonale - Castel di Tusa (ME) (presso Museo albergo Atelier d'arte sul mare)

26 giugno - Intensivo di Ipnosi Regressiva a vite precedenti

24 luglio Intensivo di analisi bioenergetica 

21 agosto Intensivo di analisi bioenergetica "Lasciare andare le resistenze e l'atosabotaggio"

22 settembre  Intensivo di analisi bioenergetica "Arrendersi al corpo: dalla paura alla fiducia"

25 settembre  Intensivo di analisi bioenergetica "Decondizionare la propria infanzia" 

22-23 ottobre   Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "LIbera il tuo bambino interiore"

26-27 novembre   Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "LIbera il tuo bambino interiore" 

17-18 dicembre  Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "Padroneggia il tuo bambino interiore"

 

 

Per informazioni chiamare il conduttore degli intensivi Dr Maurizio D Agostino

cell 3923800864

(il programma può subire variazioni con aggiunte di date)

 

Jacaranda Center 
Via Ramondetta, 21 Valverde (Catania)

 


http://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.bioenergetic.it%2F&h=ZAQG2JS5MAQFsGDDjZWvGCZvTEsvNXcdFrf0ysXPxqXE1RA&enc=AZOY8icU6R047kL8JHdJ6gyJtxsGgOjrf_oTlLXJiLA4LUA2nx_mX69zeOhNX9zcsJW2OgzzcCDk9S8UiPCl-UcLtJPtrzUvqRbqnKvu-Z_bolVWRFbW4d2uW2Pq7BsDrOO5vjppgijHDvvRYfXZ4fclufmWSUg-z8rm_F4CLs4fv1s7al1bBzj6KCNb9RSrGRlmQzsnm5E6anxTwEfLTuTn&s=1

 

 

 

 

 

 



ATTIVITA' AL JACARANDA CENTER -

- Ogni mercoledì CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI ore 19.30-20.45 - conduttore: dr. Maurizio D'Agostino 

- ogni mercoledì MEDITAZIONE ZEN ore 21-22.30
- Ogni giovedì KUNDALINI YOGA ore 18-20 - conduttrice: Lucia Zahara

- Ogni giovedì BIODANZA ore 20.30 - conduttrice: Zaira De Luca 
- ogni Lunedì PRANIC HEALING ore 20-22.00

- ogni Lunedì e venerdì TAI CHI ore 19-20.30 - conduttore: Maestro Nazzareno Russo
- Domenica 30 aprile DANZA DEL RISVEGLIO ore 10-14  - conduttrice: Lucia Zahara

- Domenica 28 maggio DANZA DEL RISVEGLIO ore 10-14  - conduttrice: Lucia Zahara

- Una domenica al mese Intensivo di Analisi Bioenergetica di Gruppo ore 10-18.20 (vedi sotto programma Intensivi)

- Un weekend (Sabato e Domenica) al mese Intensivo di Analisi Bioenergetica di Gruppo, Rebirthing, Ipnosi regressiva orario 10-19.30

Per info : tel. 3923800864
Jacaranda Center, via Ramondetta, 21 Valverde

www.bioenergetic.it
www.jacarandacenter.it
www.zenquieora.org



INTENSIVO DI CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI conduttore Dr. Maurizio D'Agostino -

"ARRENDERSI AL CORPO"

Sabato 22 aprile 2017 ore 10.00-17.30

 

Jacaanda Center

Via Ramondetta, 21 Valverde (CT)

Per info chiamare: 3923800864 

www.bioenergetic.it  

www.jacarandacenter.it  



Vesak - Incontro di pratica di meditazione zen - Venerdì 22 aprile 2016 -

L'incontro sarà facilitato dal monaco zen Phap Ban 

In tutto il mondo, in questi giorni, nella tradizione buddhista celebrano il Vesak, ovvero la festa sacra che rievoca la nascita, la morte e il Nirvana, l'illuminazione di Buddha.

Il Vesak è una delle feste religiose più importanti del calendario buddhista ed è una occasione per ricordare i precetti, la vita e l'insegnamento di Buddha nel mondo. Cade normalmente nel giorno del plenilunio di aprile o maggio anche se tutto il mese ed in particolare i giorni intorno al plenilunio sono considerati importanti.

A Plum Village si è soliti festeggiare questa giornata costruendo un piccolo ponte nel laghetto di uno stagno coperto di fiori di loto. Uno ad uno i presenti percorrono il ponte al cui centro è stato posta una piccola statua del Buddha bambino e mentre viene intonato un canto aspergono con acqua mista petali di fiori l'immagine del bambino.

Proprio con questo spirito festeggeremo con voi questa giornata che ci ricorda la libertà immensa che portiamo in noi, libertà che nessuno può darci e nessuno può toglierci.

Venerdì ore 19.00 (arrivare 18.30)

 

Jacaranda Center

Via Ramondetta, 21 Valverde

Per info e partecipazione chiamare o mandare un SMS al 3923800864

 

(Attenzione: Se il navigatore vi porta a via Ramondetta 21 di Aci Bonaccorsi allora scendendo prendere la prima a sinistra e poi la prima a destra (e già siete su via Ramondetta di Valverde) e dopo 50 metri trovate i 3 cancelli. Prendere il primo cancello a sinistra e percorre la strada sterrata fino alla fine.



Corso di formazione professionale in REBIRTHING BIOENERGETICO-TRANSPERSONALE -

In programmazione. 1° modulo in Vivation (o Rebirthing integrativo), 2° modulo Rebirthing bioenergetico, 3° modulo Rebirthing bioenergetico-transpersonale. info: 3923800864



CORSO BASE TECNICHE RAPIDE DI INDUZIONE IPNOTICA -

Per psicologi, medici, counsellors, pedagogisti, infermieri ed altri esperti nella relazione d'aiuto e a tutti gli appassionati. Numero massimo 20 persone. Per Info 3923800864.



INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA "DISTACCHI" conduttore Dr. Maurizio D'Agostino -

SABATO 3 E DOMENICA 4 GIUGNO 2017 

 

JACARANDA CENTER

VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE

PER INFO: 3923800864 

WWW.JACARANDACENTER.IT 



CORSO ORTO CON PIANTE AROMATICHE E MEDICINALI condotto da Antonio D'Amico - 23 aprile 2017 -

COME FARE UNA PROPRIA FARMACIA NATURALE. 

Il corso teorico-pratico è rivolti a chi desidera sviluppare uma corretta realizzazione di un orto con piante aromatiche e medicinali e imparare le principali tecniche colturali.

Per info chiamare al 3923800864 

 Jacaranda Center 
Via Ramondetta, 21 Valverde (Catania)

 




INTENSIVI di REBIRTHING/VIVATION - Sabato e/o domenica ore 10.00-18.30 conduttore M. D'Agostino - In questo ciclo di Workshops intensivi non residenziale si farà un lavoro col respiro (rebirthing e vivation) integrato se opportuno con la terapia bioenergetica.Verranno sperimentate varie modalità di lavoro col respiro ( a secco, eyegaze vivation, vivation allo specchio ecc.).Gli orari di lavoro saranno sabato e/o domenica dalle 10 alle 18.30.

CALENDARIO 2017 - INTENSIVI DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO conduttore dr. Maurizio D’Agostino -

Calendario Gruppo di terapia bioenergetica

29 gennaio 

19 febbraio

12 marzo

9 aprile

7 maggio

11 giugno

9 luglio

17 settembre

15 ottobre

19 novembre

3  dicembre 

 

Per info: 3923800864

www.jacarandacenter.it 



INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA E REBIRTHING " Verso il Sè profondo: respiro, voce, contatto" -

CONDUTTORE: DR. MAURIZIO D'AGOSTINO

 

SABATO 13 E DOMENICA 14 MAGGIO 2017

 

JACARANDA CENTER

VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE

CELL. 3923800864

www.jacarandacenter.it  



Corso di formazione in Reiki - 1° Livello - domenica a novembre-dicembre - Conduttore: Grazia Puglisi

Realizzazione Siti Web: Studio Insight
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