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Tutti questi
discorsi possono essere "preliminari" all'induzione della trance, in realtà
fissano già l'attenzione del cliente e sollecitano una serie di
associazioni e di risposte ideomotorie e ideosensorie. La focalizzazione
dell'attenzione fissata da queste idee curiose e sorprendenti sviluppano
un momento creativo e una ricerca interiore, quella classica attenzione
rapita della comune trance quotidiana.
Occorre rendersi
conto che il linguaggio non è solo denotativo ma anche connotativo,
in altre parole oltre a trasmettere un’informazione noi comunichiamo
anche una direttiva nascosta (comando) che specifica la natura della relazione
e che quindi fa da cornice alla informazione presentata.
Qualsiasi atto
linguistico costa di una componente sintattica, semantica e pragmatica.
In tal senso dire qualcosa corrisponde sempre a fare qualcosa, poiché
un messaggio non è esente da effetti pragmatici sull’interlocutore.
Ogni parola porta con sé un’immagine e quindi anche una emozione,
chi mi ascolta, per poter capire cosa dico non può fare a meno
di richiamare alla mente l’immagine corrispondente. Addirittura,
quando una parola si riferisce a sensazioni fisiche, ci sono persone che
provano le sensazioni fisiche di cui si sta parlando. Questo è
il fenomeno noto come risposta ideosensoria poiché il nostro cervello
fa confusione fra livelli di astrazione differenti e confonde facilmente
la mappa con il territorio.Secondo Pavlov la parola può diventare uno
stimolo che produce/evoca un riflesso condizionato: "Per gli esseri umani
la parola è uno stimolo completamente reale - è un segnale che può sostituire
qualsiasi altro stimolo e che può provocare ogni e qualsiasi reazione
provocata da qualsiasi altro stimolo."
Ecco un chiaro
esempio della interdipendenza fra rappresentazione verbale e rappresentazione
immaginativo-emotiva:
"Supponiamo
che io senta un rumore durante la notte e pensi (con il mio cervello sinistro)
che si tratti di un ladro (inferenza) e che verrò derubato (inferenza
previsionale) e che sarà gravissimo (valutazioni) perché
queste cose non devono succedere (doveri). Tutto ciò basta a procurarmi
agitazione, ansia, forse ostilità e persino depressione per trovarmi
in una situazione giudicata grave in cui do per scontata la mia impotenza
a difendermi. Ma questa catena di pensieri può risvegliare nel
mio cervello destro anche l’immagine del ladro, di quanto potrebbe
derubarmi, e del mio comportamento tremebondo e paralizzato. Il che aumenterebbe
in notevole misura il mio disagio emotivo.
Potrebbe anche
darsi che invece di reagire con il mio cervello sinistro (cioè
con pensieri verbalizzati) al rumore della notte, il mio cervello destro
evochi immediatamente l’immagine del ladro che è entrato in
casa mia e la sta mettendo a sacco. Anche questo basta a procurarmi gli
stessi stati d’animo accennati sopra. Ma le immagini evocate dal
rumore possono benissimo scatenare la stessa sequenza di pensieri nel
mio cervello sinistro e far quindi accrescere il mio disagio emotivo."
(Cesare De Silvestri, Il mestiere di psicoterapeuta, Astrolabio,
Roma 1999, p. 169)
In base alle
moderne ricerche del cervello, sembra infatti che i nostri due emisferi
siano specializzati in funzioni diverse e complementari.
L'emisfero
sinistro (nel destrimane) risulta essere l'emisfero dominante specializzato
nel ragionamento e nella rappresentazione logico-analitica del mondo (Id.,
Ibid., p. 31). Sarà perciò particolarmente versato nella
grammatica, sintassi, lettura, scrittura, comunicazione analitica, saprà
far di conto, etc....
L'emisfero
destro, si occupa invece oltre a quanto precedentemente accennato, di
organizzare e raccogliere in classi logiche (per esempio la classe dei
tavoli) le "infinite" realtà del mondo che ci circonda.
Quindi a partire
dal linguaggio tramite le opportune tecniche linguistiche possiamo chiamare
in causa anche l’emisfero destro, poiché le parole evocano
immagini corrispondenti e stati emotivi, mentre gli stati emotivi e le
rappresentazioni interne sono catalizzatori di pensieri corrispondenti.
Inoltre un
oratore durante la predica cercherà di far cogliere il suo messaggio
a livello intuitivo ed emotivo piuttosto che lavorare esclusivamente sul
piano logico-razionale.
A tal fine
ricorrerà a figure retoriche proprie della grammatica dell'emisfero
destro (a-razionale) sede delle nostre rappresentazioni del mondo e motore
del cambiamento.
Inizierà
perciò con il racconto di parabole, aneddoti, storie vere o presunte
tali che fungeranno da metafore atte ad evocare stati d'animo, visualizzazioni,
ricordi e in genere risposte ideodinamiche nei presenti (per poter riattivare
e attingere al repertorio comportamentale degli astanti, tali racconti
devono avere un ancoraggio nella loro esperienza del mondo).
Ricapitolando,
la grammatica dell'emisfero destro a differenza del sinistro (sede del
linguaggio) presenta alcuni aspetti peculiari:
"Mancano le
proposizioni e praticamente tutti gli altri elementi della grammatica,
della sintassi e della semantica (tipici dell'emisfero sinistro). I suoi
concetti sono ambigui (si pensi al concetto freudiano del significato
opposto delle parole primordiali), ha tendenza ad argomentazioni logiche
errate, basate su semplici associazioni di suoni, su confusioni di concreto
e di metaforico e simili, e inoltre a condensazioni, creazione di miscugli
di parole, giochi di parole, freddure – in breve, a forme di linguaggio
che nella psicopatologia vengono per lo più considerate come manifestazioni
di schizofrenia" (Paul Watzlawick, Il linguaggio del cambiamento, Feltrinelli,
Milano 1997, p. 31)
Se è
vero che esiste questa specializzazione, sembra plausibile ipotizzare
che normalmente entrerà in azione l'emisfero che, per le sue particolari
caratteristiche sembra più adatto a gestire una particolare situazione.
L'emisfero
destro come abbiamo visto sarà particolarmente stimolato da un
particolare tipo di comunicazione consistente appunto in motti di spirito,
allitterazioni, aforismi, doppi sensi, giochi di parole, simbolismi, paradossi....
Oppure da tecniche inducenti confusione, shock, dubbio, etc.. (vedi stati
ipnoidi di Freud, abaissement du niveau mental di Janet)
A proposito
della tecnica della confusione vale la pena riportare un breve passo di
un dialogo intorno a questo tema tra Erickson e Rossi:
"R: Capisco!
Se sono incerti della realtà cominciano a ritirarsi da essa.
E: Esatto!
Non sanno che cosa sia.
R: Se a ciò
aggiungi la suggestione di una piacevole realtà interiore, tenderanno
a essa.
E: Qualsiasi
cosa è preferibile a quello stato di dubbio
R: Particolarmente
se sei davanti a un pubblico che ti guarda
E: E vuoi sfuggire
quella situazione, ma non c’è altro luogo che la trance
R: Per questo
l’ipnosi funziona così bene davanti a un pubblico ed è
da ciò che l’ipnotista da teatro trae parte della sua influenza
E: Si. Non
fa altro che sfruttare quella situazione rendendola deliberatamente sgradevole
con i suoi metodi aggressivi e i vari trucchi che impiega. I soggetti
perciò tenderanno a fuggire." (Milton H. Erickson, Ernest
L. Rossi, Sheila I. Rossi, Tecniche di suggestione ipnotica, Astrolabio,
1979 Roma, p. 139)
http://ipnosi.interfree.it/conversazione.htm
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