Home arrow Educazione pre e post natale arrow Psicologia e Psicopatologia della Perinatalità Cure materne e sviluppo del futuro individuo
Psicologia e Psicopatologia della Perinatalità Cure materne e sviluppo del futuro individuo
venerd́ 24 dicembre 2010

ATTI DEL CONVEGNO INTERNAZIONALE ABSTRACT DELLE RELAZIONI
A cura di Imbasciati A., Dabrassi F., Manfredi P.

Psicologia e Psicopatologia della Perinatalità. Cure materne e sviluppo del futuro individuo



I SESSIONE: FARE UN FIGLIO

Moderatore: prof.ssa Loredana Cena

Professore Associato di Psicologia Clinica - Università di Brescia


Cure materne e sviluppo del futuro individuo
- prof. Antonio Imbasciati
Professore Ordinario di Psicologia Clinica, direttore della Sezione di Psicologia - Università di Brescia

L’Autore presenta l’intreccio delle ricerche di differenti discipline che da diverso vertice convergono nello studio di come si sviluppi la mente, a cominciare dalle prime esperienze fetali e neonatali. Gli studi convergono nell’indicare il basilare rilievo del dialogo non verbale gestante/feto e madre/neonato-bambino. La qualità di tale dialogo (o pseudodialogo) determina uno sviluppo ottimale piuttosto che difettoso o patologico. Questa qualità dipende dalla qualità della relazione e questa consiste in ciò che viene veicolato nelle interazioni, cioè nelle cosiddette cure materne. A tal proposito l’Autore illustra le misconoscenze regnanti anche in ambito sanitario su cosa si intenda per “relazione” e in cosa consistano e cosa trasmettano le “cure materne”. La relazione, attraverso la comunicazione non verbale costituisce la matrice dello sviluppo mentale del futuro individuo. È, infatti, dimostrato che le prime strutture mentali, costruitesi nelle interazioni perinatali, condizionano in misura rilevante ogni ulteriore sviluppo mentale.



Psichiatria Perinatale
- dott. Lenio Rizzo
Direttore S.C. Neuropsichiatria Infantile AULSS 9-Treviso

Nei Paesi ad economia sviluppata, ha assunto negli ultimi anni sempre maggiore interesse ed importanza, sia per il sistema socio-sanitario che per la popolazione tutta, la cura all’infanzia e, insieme a questa, anche alla gravidanza, della quale si è colta con sempre maggiore precisione la portata di periodo fondamentale, anche per l’equilibrio psichico dei tre soggetti coinvolti. In questa opera di raccolta di documentazione e di studio si sono impegnati esponenti di diverse discipline, con formazioni ed orientamenti anche molto diversi tra loro, tutti però interessati al benessere psichico dei componenti della triade. Si è così configurato un nuovo campo settoriale e specifico della “Salute mentale”: campo che in alcuni Paesi ha preso un certo sviluppo sotto la denominazione di “Psichiatria Perinatale” e in altri sotto la denominazione di Psicologia Clinica Perinatale: la nozione di perinatale si allarga dall’inizio della gravidanza fino alla fine del secondo anno di vita del figlio. Si tratta dunque di un rinnovato campo d’incontro tra specialisti della psiche del bambino e dei genitori, con gli specialisti del corpo del bambino e ovviamente con i suddetti componenti della triade stessa. Nella mia relazione affronterò la questione del concetto di psichiatria (o psicologia) perinatale, accennerò ad alcuni sviluppi storici e pratici e anche a qualche osservazione teorica. Proporrò inoltre alcuni argomenti clinici che in questo ambito sono stati individuati, riflettendo anche sull’organizzazione dei servizi chiamati ad operare.



Come ci cambia la genitorialità
- prof.ssa Paola Manfredi
Professore Associato di Psicologia Clinica - Università di Brescia

La mente, intesa come un processo dinamico emergente dalle attività del cervello è potenzialmente sempre esposta a cambiamenti - dalla vita fetale fino alla morte - dal momento che le esperienze interpersonali plasmano e modificano le connessioni neuroanatomiche, le strutture e le funzioni del cervello (Siegel, 1999. La mente relazionale. Neurobiologia dell’esperienza interpersonale). Per quanto attiene alla dimensione strettamente psicologica questo era da tempo noto, fin da quando Bion scrisse dell’Apprendere dall’esperienza (1962).

La genitorialità è un’esperienza pregnante, tanto sul piano fantasmatico quanto su quello concreto; giocata dentro di sé ed espressa nella relazione, nei corpi; in un rapporto di solito intenso, prolungato e in evoluzione. Sembrerebbe quindi porsi come esperienza capace di incidere, di mutare, corroborare e forse di trasformare il funzionamento mentale di quegli adulti che divengono genitori.
La letteratura da tempo ha messo a fuoco alcuni cambiamenti che occorrono nella donna che diviene madre; basti pensare ai contributi di Winnicott con il concetto di preoccupazione materna primaria (1958), di Bion con quello di rêvérie (1959); più recentemente si collocano gli studi sulla costellazione materna (Stern, 1995) e sull’attivazione del circuito cerebrale materno (Ammaniti, 2008. Pensare per due. Nella mente delle madri. - Craig H.Kinsley, Kelly G.Lambert )
Meno indagati - ed è questo il focus di questo studio - sono invece i cambiamenti più ampi, al di là della relazione di cura, a cui vanno incontro sia la donna che l’uomo, dal momento che nella loro vita entra l’esperienza della genitorialità.
Attraverso uno strumento, che è ancora in corso di revisione, si è cercato di cogliere alcuni cambiamenti in varie aree, dall’immagine di sé, al modo di affrontare le difficoltà, al rapporto di coppia, al rapporto con i propri genitori, dalla gestione dei propri interessi alle relazioni oggettuali, ecc.
Dal questionario proposto a genitori con figli minori di tre anni, emerge un quadro sostanzialmente positivo, sebbene con qualche spunto di incertezza o preoccupazione. La maggioranza dei soggetti ad esempio si ritiene un genitore fortunato (71%) appagato ( 63%) felice (55%), ma non mancano coloro che si definiscono preoccupati (29%) o riscontrano inadeguatezze (15%); inoltre solo lo 0,8 % sceglie l’aggettivo capace.
Per quanto concerne il legame di coppia viene percepito più forte (60%), nonostante un minore appagamento nell’intesa sessuale (40%).
Il 49% del campione avverte la mancanza di qualcosa, che in gran parte viene individuata nel tempo – da spendere per sé, per la famiglia, per i figli, per la coppia – nella mancanza di voglia, di energia o in un aiuto per i figli.
Ci sembra utile mettere in rilievo che tutti i soggetti abbiano individuato dei cambiamenti in sé successivamente all’esperienza della genitorialità e che dato più condiviso sia la percezione di un accresciuto sentimento di tenerezza (76%).


Sognare un figlio
- prof.ssa Monique Bydlowski
Psichiatra, psicoterapeuta, responsabile del Laboratorio di Ricerca sulla Maternità - Ospedale Tarnier Parigi

La maternité est une étape essentielle de l’accomplissement de la sexualité féminine dont le succès dépend à la fois des avatars des liens premiers de l’attachement à la mère de l’origine et aussi du développement de la thématique œdipienne. Pendant la grossesse, le psychisme de la femme enceinte subit une transformation par levée partielle du refoulement habituel. La transparence psychique ainsi créée se caractérise par une grande perméabilité aux fantasmes et au souvenir des traumatismes de l’enfance. Leurs récits sont recueillis immédiatement et sans réticence au cours des entretiens psychothérapiques. Ces entretiens prennent alors une grande valeur thérapeutique préventive.




II SESSIONE: PSICOSOMATICA DELLA GRAVIDANZA,
DEL PARTO E DEL POSTPARTUM


Moderatore: dott.ssa Marisa Farinet

SIPPO Società Italiana di Psicoprofilassi Ostetrica, direttrice rivista Nascere - Milano


Fattori psichici dell’infertilità
- prof.ssa Monique Bydlowski
Psichiatra, psicoterapeuta, responsabile del Laboratorio di Ricerca sulla Maternità - Ospedale Tarnier Parigi

La fertilité humaine est en déclin dans le monde moderne globalisé et se stabilise autour de deux enfants par femme. La question se pose ainsi: que reste-t-il du désir d’enfant à l’époque de la limitation volontaire des naissances?

L’infertilité féminine, très souvent sans cause organique décelable, est un avatar du développement normal de la sexualité psychique féminine. Le retard à la décision de la première conception (pour des raisons multiples autant névrotiques que socio-économiques) est un facteur d’infertilité important. En outre, il faut distinguer les infertilités primaires chez des femmes qui n’ont jamais conçu, des infertilités secondaires survenant après une première conception souvent malheureuse jouant le rôle d’un facteur traumatique. Ces infertilités post traumatiques sont les plus accessibles au traitement relationnel.


Sintomi d’ansia e depressione in gravidanza
- dott.ssa Anna Della Vedova
Ricercatore Confermato di Psicologia Generale - Università di Brescia

La letteratura evidenzia come la prevalenza di sintomatologia ansiosa e depressiva in gravidanza sia similare, quando non superiore, a quella del post partum. Essa si associa a rischio di parto pre termine, complicanze ostetriche, scarsa attenzione materna alla salute fetale e persiste in un elevato numero di casi di depressione post partum. Mentre i disturbi dell’umore del post partum sono stati studiati e classificati solo recentemente è stato considerato anche il periodo della gravidanza. A tale proposito, la letteratura evidenzia come la prevalenza di sintomi depressivi in gravidanza sia pari o superiore a quella del post partum ed un analogo andamento rivela la sintomatologia ansiosa. Questi dati rivestono una particolare importanza dal momento che studi recenti hanno potuto evidenziare le conseguenze degli stati emotivi materni, in particolare ansia e depressione, sullo sviluppo del sistema nervoso fetale, sul decorso della gravidanza, sulle complicanze ostetriche e sullo sviluppo psicomotorio del bambino. La gravidanza rappresenta una fase psicologicamente complessa nella vita della donna. Oltre alle trasformazioni sul piano biologico, la maternità implica nuovi equilibri riguardo all’identità di coppia e sociale nonché una ri-definizione dell’identità individuale. L’esperienza della donna come figlia viene rivisitata e mobilita aspetti di identificazione con il bambino atteso, mentre le modalità attraverso le quali la madre della gestante ha vissuto le gravidanze e la maternità influenzano il come la donna vive la propria maternità. Ogni gravidanza mette in discussione gli equilibri precedenti e porta con sé il pericolo di uno scompenso, configurandosi come una fase di potenziale vulnerabilità. Studi sull’animale da esperimento ed osservazionali sull’uomo hanno evidenziato una relazione tra stress materno e danno del sistema nervoso fetale dovuta all’esposizione al cortisolo materno. Il presente lavoro riguarda uno studio trasversale sulla prevalenza di stati di ansia e depressione in gravidanza considerando anche fattori relazionali e di contesto della gestante. Ad un campione di 241 gestanti italiane è stata somministrata una batteria di questionari per valutare: la sintomatologia depressiva (CES-D) e ansiosa (STAI), la presenza di alessitimia (TAS-20), la qualità del legame genitoriale (PBI), il sostegno sociale (MSPSS), l’attaccamento prenatale (PAI), l’andamento della gravidanza, lo stato di salute, gli eventi di vita e le relazioni interpersonali. I risultati richiamano l’attenzione sulla rilevanza di programmi di screening e di interventi di supporto in gravidanza.



Dolore del parto, allattamento e relazionalità
- prof. Antonio Imbasciati*, dott.ssa Francesca Dabrassi**
* Professore Ordinario di Psicologia Clinica, direttore della Sezione di Psicologia - Università di Brescia
** Dottore di ricerca in Psicologia Clinica, Assegnista di ricerca - Università di Brescia

Gli autori discutono il problema del dolore nel parto, su quanto esso possa essere fisiologico e per modulazioni ormonali utile al parto stesso, e quanto invece fattore negativo; nonché quanto soggetto alle condizioni psichiche della donna percipiente e quanto invece a quelle dell’entourage familiare-sociale-assistenziale. Di qui si valuta l’utilità del ricorso alle varie forme di analgesia. Si sottolinea come l’allattamento costituisca una situazione unica per favorire piuttosto che deprimere le interazioni madre/neonato, che la ricerca ha dimostrato fondamentale per lo sviluppo psichico del bimbo. In tal quadro l’allattamento al seno favorisce le interazioni. Sia il primo che il secondo problema vanno però valutati nel contesto globale della relazione che si è strutturata fin dalla gravidanza tra la madre e il suo bimbo, intendendo con relazione il complesso strutturarsi di funzionalità del cervello emotivo, che avviene in seguito a elaborazione delle comunicazioni non verbali che intercorrono durante tutto il periodo perinatale.




III SESSIONE: ASSISTENZA E FORMAZIONE

Moderatore: dott. Lenio Rizzo

Direttore S.C. Neuropsichiatria infantile AULSS 9-Treviso


Psicologia clinica e ostetricia: un’esperienza applicata di intervento in una maternità ospedaliera
- dott.ssa Monica Grigio
Psicoterapeuta ambulatoriale - Ospedale Buzzi di Milano

La relazione si basa sull’esperienza di trent’anni di lavoro clinico presso il Servizio di Psicologia Clinica dell’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale “V. Buzzi” di Milano. La presenza della psicologa in questa maternità nasce dal presupposto che la gravidanza, il parto e il puerperio sono eventi psicosomatici che implicano un importante cambiamento nella vita della donna e della coppia e l’occasione per un profondo lavoro di ristrutturazione della propria identità (“non nasce solo un figlio ma si nasce anche come genitori”). Il processo di elaborazione mentale individuale del diventare genitori è un rito di passaggio, il risultato di una lunga evoluzione a più livelli, che attraversa emotivamente l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta, tenendo conto anche dei legami generazionali, di quelli sociali nonché culturali. La gravidanza psichica ha quindi i suoi copioni consci e inconsci e può essere anche l’occasione per l’emergere di un’intensa conflittualità inaspettata. Le attività del Servizio prevedono quindi interventi sia a livello preventivo che di presa in carico psicoterapeutica in caso di psicopatologia e si articolano in diversi ambiti: conduzione dei Corsi di accompagnamento alla nascita e al puerperio, assistenza psicologica nei reparti, attività psicoterapeutica ambulatoriale, assistenza psicologica in Diagnosi Prenatale, formazione psicologica per gli operatori che operano in ambito perinatale, attività di ricerca, ecc. L’intervento terapeutico in ambito perinatale in ospedale richiede un contatto emotivo molto intenso e una tecnica che sia in grado si sostenere anche le situazioni più acute. Lo psicologo deve essere in grado di modulare in maniera flessibile il classico setting terapeutico: alla consuetudine di uno studio chiuso deve saper contrapporre il colloquio al letto della donna o in piedi davanti all’incubatrice del bambino, deve poter favorire e accompagnare cambiamenti rapidi, alternare occasioni di sostegno psicologico ad interventi di clinica classica, prestarsi ad un ascolto analitico come anche a momenti di semplice informazione, confrontarsi da sola con la donna o con il futuro padre, o dover intervenire in una dinamica di coppia o, ancora, nella relazione della madre con il neonato che magari richiede di essere allattato o cambiato durante la seduta.

Verrà riportata la casistica del lavoro clinico svolto in questi ultimi anni.


Gli effetti sullo sviluppo del bambino: modelli di intervento e di presa in carico a livello territoriale
- dott.ssa Maria Beatrice Gattoni*, dott.ssa Maria Gabriella Desideri**, dott. Maurizio Brighenti*
* Neuropsichiatra Infantile; ** Psicologo
Dipartimento di Neuropsichiatria Infantile e Psicologia dell’Età Evolutiva Ulss 20 Verona

La depressione post partum si riscontra in maniera altamente frequente nei bambini che accedono al Servizio NPI per una valutazione delle condizioni psicologiche. Si possono distinguere varie situazioni. Nei casi di richieste entro i primi 24 mesi i genitori, per lo più mamme, chiedono una visita per prevalenti problemi del ritmo sonno-veglia. Dal 2° al 4° anno invece le richieste vertono per lo più su problemi dello sviluppo, quasi esclusivamente di linguaggio, che rappresentano un 30% delle richieste di visita in questa fascia d’età. Successivamente nel periodo dai 5 ai 7 anni si rende più evidente il disturbo da deficit di attenzione de iperattività (ADHD) e il disturbo di apprendimento. Negli anni successivi si organizzano due aree di disturbo, o l’area del disturbo esternalizzato, con disturbo della condotta o disturbo oppositivo-provocatorio, o quella del disturbo internalizzato, con disturbo di tipo depressivo. In adolescenza, poi, si rende più evidente il disturbo di personalità o disturbo bipolare. Il comune denominatore di queste condizioni, così diversificate sul piano clinico, è la presenza di depressione nella madre, o, come sta emergendo, anche nel padre, nei primi mesi di vita del bambino. E’ evidente che la condizione di depressione nella madre impedisce alla stessa di attivarsi efficacemente nella relazione con il bambino in modo da organizzare e strutturare la maturazione neuronale, andando ad inficiare la costituzione di quei circuiti mentali di tipo associativo, principalmente le aree associative prefrontali deputate alla costituzione del senso di sé e del controllo esecutivo. Segue la trattazione di alcuni casi clinici per dare esemplificazione di quanto esposto.

Il Servizio di NPI dell’Ulss20 di Verona ha attivato da poco un ambulatorio per mamma e bambino all’interno del distretto sanitario di base n°3, proprio per facilitare l’accesso a quelle mamme che sperimentano un disagio ed una preoccupazione circa le loro capacità di caregiving subito dopo la nascita del bambino. L’obiettivo è quello di rendere più agevole l’accesso ad un servizio specialistico, collocandolo nella stessa sede delle vaccinazioni obbligatorie.


Tavola rotonda sulla formazione degli operatori della nascita
prof. Antonio Imbasciati – Professore Ordinario di Psicologia Clinica, Università di Brescia

prof.ssa Miriam Guana – Professore Associato di Ostetricia, Università di Brescia
prof.ssa Elisa Fazzi – Professore Associato di Neuropsichiatria Infantile, Università di Brescia
dott. Gaetano Chirico – Primario del Reparto di Neonatologia, Spedali Civili di Brescia
dott. Marco Margiotta – Ricercatore Confermato di Psicologia Clinica, Università di Brescia
dott.ssa Cristina Curtolo – Ricercatore di Psicologia Clinica, Università di Macerata

La ricerca di queste ultime decadi ha dimostrato quanto la relazione madre/neonato sia fondante del futuro sviluppo del bimbo e come questa dipenda dal grado di salute psichica della donna nonché dal supporto che essa può ricevere dal contesto familiare e assistenziale. La donna pertanto, per la sua stessa salute e per il futuro psichico del bimbo, ha bisogno di essere psichicamente aiutata durante tutto il periodo perinatale. Di qui l’importanza della formazione di tutti gli operatori addetti alla nascita. Poiché l’aiuto che può essere effettivamente utile alle donne viaggia sui canali non verbali della comunicazione emotiva, si profila come indispensabile un tipo di formazione degli operatori che, esulando dai canali didattici tradizionali, incida sulla loro funzionalità emotiva profonda.

 

 


SESSIONE POSTER

Moderatori: prof.ssa Paola Manfredi*, dott.ssa Francesca Dabrassi**

* Professore Associato di Psicologia Clinica - Università di Brescia
** Dottore di ricerca in Psicologia Clinica, Assegnista di ricerca - Università di Brescia

Da una lettura trasversale dei contributi proposti in questa sessione possiamo mettere in luce come elemento comune sia la proposta di uno spazio di informazione/elaborazione intorno alla nascita e al suo desiderio. Destinatari di questo spazio sono, nei vari lavori proposti, le madri, le coppie (sia in percorsi distinti per uomini e per donne che in incontri con entrambi i genitori). Più sullo sfondo e come ipotesi di lavoro rimane l’idea di una rete più allargata di sostegno alla genitorialità. Rispetto ai contenuti colpisce il poco spazio accordato alla sessualità nella sua dimensione fisiologica di componente coniugale. L’accesso a questo spazio avviene a partire da due percorsi molto differenti: in una dimensione di benessere come può essere quello delle gestanti che frequentano i corsi di preparazione al parto, o in una condizione di patologia, quale espressa nei disturbi del bambino (come in caso di disabilità) o in disturbi somatici legati a situazioni di infertilità, marcati disturbi gravidici. Rimane aperto l’interrogativo su come poter raggiungere una popolazione più ampia, portatrice di bisogni differenti, sia nella forma di disagi più sfumati (e.g., psicologici) o di prevenzione primaria a più largo spettro che in quella di più marcati disturbi (e.g., marginalità sociale). Un altro quesito che ci si può porre a partire da un’utenza diversificata è se la proposta di uno spazio di informazione/elaborazione basato sul canale verbale (narrazione) sia proprio l’unica e più efficacia proposta o se non vadano pensati progetti differenti e innovativi, fermo restando che per le persone in grado di utilizzare lo strumento narrativo, esso risulta assolutamente rilevante.

Per quanto riguarda gli operatori coinvolti nei progetti presentati sono presenti un ampio spettro di professionalità: ostetrica/o, ginecologo, neuropsichiatra infantile, neonatologo, pediatra, infermiere, assistente sanitario, psicologo/psicoterapeuta, educatore, assistente sociale. La pluralità dei soggetti coinvolti rende ragione della complessità dell’area perinatale che forse richiederebbe - per gli operatori e per gli utenti - la costruzione di un’immagine maggiormente condivisa e rispettosa delle diverse professionalità. Siamo convinti che per raggiungere questo obiettivo la via maestra sia quella della formazione degli operatori, una formazione che prenda in considerazione anche la dimensione affettiva di chi opera in questo settore.


Prevenire la psicopatologia e i comportamenti aggressivi nelle mamme
- Alessandra Bramante*, Antonino Calogero**
* Centro di Scienze Cognitive, Università degli Studi di Torino; Centro Psiche Donna, Ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico Milano
** Direttore Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castigliane delle Stiviere

“Quando nasce un bambino il mondo non è mai pronto…”

Wislawa Szymborska Nel 1980 Elizabeth Badinter nel suo libro “L’Amore in più, Storia dell’Amore Materno”, sosteneva che non esiste un istinto che guida la donna alla cura di un figlio, ci può essere ma anche non essere un amore, un sentimento che si manifesta e si sviluppa nei confronti della prole. Tesi questa “sposata” anche da Sarah Blaffer Hrdy nel suo libro del 2001 intitolato “Istinto Materno”. E forse si deve partire proprio da qui per capire quelle madri che faticano ad accettare il nuovo nato così come quelle che, in casi estremi, arrivano a togliere la vita ai loro figli. Esiste, infatti, una resistenza collettiva ad accettare che l’amore materno non è innato e tantomeno incondizionato.
Non si deve sopravvalutare la maternità, non è vero che fare la mamma è un’attitudine innata anzi si impara ad allevare un figlio, a conoscerlo e ad amarlo. E’ importante sapere che avere un figlio può essere spiazzante e che non c’è nulla di male o di sbagliato nell’ammetterlo.A portare avanti tale filosofia la Francia è sicuramente più avanti dell’Italia, dove si crede ancora troppo che essere madre sia esclusivamente fonte di gioia e felicità.
Secondo Delassus non si nasce madre ma lo si diventa attraverso un lungo percorso interiore. La maternità riporta la donna ad uno stato primario in cui il bambino diventa teatro delle mancanze e delle paure della propria infanzia. Ecco che il bambino può diventare suo malgrado “il persecutore”, quello che con le sue richieste, le sue lacrime e le sue grida va a risvegliare l’esperienza traumatica di abbandono, negligenza e solitudine della madre. Credo che il problema dell’istinto materno non sia quanto esista o quanto sia potente ma che da solo non è sufficiente a produrre un comportamento materno accudente ed adeguato.
Un comportamento materno accudente ed adeguato deriva, infatti, da una sufficiente integrazione tra quel istinto e tutte le altre istanze di vita. A questo punto il problema dell’adeguatezza della maternità diventa un problema da leggersi in termini di capacità di integrazione nelle persone che hanno un figlio, non di potenza del loro istinto materno. Qui si inserisce molto bene la teoria dell’attaccamento perché, come sostiene Ruberti, le capacità di integrazione della coscienza sono fortemente legate al grado di sicurezza dell’attaccamento, dato scientificamente validato. Allora capiamo anche perché in molti disturbi psicopatologici troviamo una frequenza maggiore di comportamenti lesivi della propria prole rispetto all’assenza di tali disturbi. Probabilmente non perché questi disturbi ledono l’istinto materno ma perché ledono le capacità di integrazione delle persone che ne sono affette.
Diversi studi in letteratura parlavano del periodo della gravidanza come una epoca “protettiva” nei confronti dei disturbi psichiatrici, contrariamente studi recenti condotti da Nonacs (2004) pongono in evidenza come la gravidanza risulti un periodo ad “alto rischio” per disturbi affettivi. Si capisce allora quanto sia importante agire preventivamente e, al fine di poter fare prevenzione, è necessario sapere quale comportamento vogliamo evitare e quali sono i segni premonitori, i fattori di rischio.
La prevenzione è lo scopo primario della ricerca, nella convinzione che, cercare di anticipare i comportamenti omicidiari o individuare gli stati di sofferenza cui una donna può andare incontro durante la maternità, potrebbe “salvare” non solo una relazione tra mamma e bambino ma forse anche la vita stessa di un bambino.
Tale convinzione nasce dallo studio di 50 anni di neonaticidio e figlicidio materno in Italia e dallo studio approfondito di 80 casi di figlicidio materno tra i quali vi erano storie in cui, per evitare la tragedia, qualcosa si sarebbe potuto fare, altre in cui qualcosa si sarebbe dovuto fare ed infine altre ancora in cui è incomprensibile come nulla sia stato fatto, casi in cui la cecità ambientale è stata davvero sconcertante.
Dallo studio di 80 casi di figlicidio materno (studio dei fascicoli processuali con particolare attenzione al materiale clinico) emerge che il movente primario che spinge una madre ad uccidere il proprio figlio è la presenza di una patologia psichiatrica (61% dei casi). Ecco che la fonte del rischio su cui ci dobbiamo maggiormente concentrare è quella individuale, in particolare la condizione emotivo psicologica della madre (disturbo dell’umore nel postpartum, psicosi nel postpartum, familiarità psichiatrica, abuso di sostanze, storia di tentativi di suicidio e/o ricoveri psichiatrici).
Infatti se la maternità felice, spontanea e senza problemi esiste, il suo rovescio è quel lato oscuro e lasciato volontariamente nell’ombra perché troppo ci spaventa e preoccupa. Una madre può restare insensibile davanti alla culla del suo bambino, provare solo freddezza, disgusto ed angoscia nel relazionarsi con lui. Una madre può rimanere paralizzata davanti al proprio bambino ed essere incapace di rispondere anche ai suoi più semplici bisogni, può non codificarne le lacrime, le grida e la mimica. Può rimanere così turbata da sentimenti che non si immaginava che potessero esistere ed ancora meno che possano manifestarsi proprio verso il suo piccolo. Queste donne, poiché non sono state avvertite, visto che si preferisce tacere questo lato oscuro della maternità, si sentono morire dentro in silenzio, abbandonandosi alla depressione o alla follia, i due sintomi della difficoltà materna. Perché molto spesso la depressione è la conseguenza di un disturbo relazionale tra mamma e bambino, della sofferenza e delle difficoltà del non riuscire ad essere e a sentirsi madre.
Da tutto ciò si evince dapprima l’importanza di iniziare a vedere la maternità come una condizione psicologica specifica e non solo come un processo fisico di competenza ostetrica, di individuare i principali fattori di rischio sia del figlicidio che della psicopatologia nelle madri. Questi sono gli scopi principali della ricerca nazionale che stiamo svolgendo, ponendo anche molta attenzione a tutto il “mondo relazionale” che gravita intorno alla donna (partner, famiglia d’origine, etc.).


Il sostegno psicologico in gravidanza: dalla narrazione all’intervento
- Virginia Federico
Psicologo, dottore di ricerca in Psicologia di Comunità e Modelli Formativi, Università degli Studi di Lecce

Il periodo della gravidanza e la preparazione al parto sono eventi che concorrono a dare vita non solo a un nuovo essere umano ma anche a un’altra nascita, di natura più psicologica, riguardante la nuova identità della futura madre. Da un punto di vista evolutivo, la gravidanza si configura come un processo fondamentale nella formazione dell’identità femminile e, nello specifico, ne segna un punto di svolta importante. All’interno del life span questa fase può essere reputata non soltanto una semplice “fase di sviluppo” ma anche un’esperienza di “crisi”. Questa visione viene rinforzata dal concetto di crisi maturativa proposto da Bribing (1959, cit. in Ammaniti et al., 1995) secondo cui la gravidanza porta a un livello evolutivo più elevato che implica una ristrutturazione della propria identità. Quindi, come tutte le fasi che mettono fortemente in discussione la propria identità anche gestazione e maternità non sono esenti da conflitti e nodi problematici in cui la donna dovrà far fronte a nuove richieste psicologiche e sociali rispolverando e integrando, in un continuum evolutivo, il passato ruolo di figlia alla luce di quello nuovo di madre. L’intera personalità della futura madre viene messa in gioco e si espone a continui aggiustamenti e adattamenti, in un incessante processo di valutazione e trasformazione delle componenti psichiche che si sono sviluppate durante le esperienze precedenti. In questa fase intermedia la donna comprende che per raggiungere un’immagine più definita di sé deve necessariamente integrare queste due componenti; per cui se da un punto di vista fisico è chiamata ad affrontare cambiamenti repentini, psicologicamente deve metabolizzare la nuova situazione. Ciò spiega anche la comparsa di alcuni meccanismi psichici che accompagnano il periodo della gravidanza. Uno di questi riguarda la concentrazione verso il mondo interiore. Infatti, la gestante si trova assorbita dal proprio spazio interno, verso una dimensione più intima e, intenta a salvaguardare ciò che avviene in lei, si mostra piuttosto distaccata verso le attività esterne. Ne consegue che cominciano a sorgere nuove fantasie, aspettative, nuove immagini mentali che spingono la donna a proiettarsi verso un nuovo ruolo; iniziano a crearsi, soprattutto dal terzo a settimo mese, immagini mentali sul bambino che nascerà e, soprattutto, su come verrà impostata la relazione con lui. Oltre alle fantasie e alla produzione di immagini mentali, i cambiamenti fisici favoriscono la nascita di stati d’ansia e un forte senso di responsabilità per le condizioni di salute del bambino e soprattutto il timore che i propri comportamenti, stati d’animo e le situazioni di stress possano avere ripercussioni e arrecare danni al feto. Si consideri inoltre, che nel tempo, è notevolmente migliorata la qualità dell’intervento medico che ha portato a esiti molto meno rischiosi sia per la madre che per il bambino. D’altro canto, però, lo sviluppo delle conoscenze mediche e l’aumento di controllo tramite tecniche più o meno invasive hanno trasferito il potere dalla donna al medico (cfr. Scopesi, 2003). Spesso, infatti, l’intervento è focalizzato solo sulle componenti fisiologiche mentre la gestante, che necessita di un “contenitore” per dare voce ad ansie e bisogni, si trova ad essere considerata solo una “paziente”.

Date queste premesse, la presente ricerca si è proposta di evidenziare le aspettative, le ansie, le emozioni e soprattutto le reali esigenze delle gestanti; il tentativo è di dare la giusta importanza e analizzare attentamente i vissuti al fine di offrire uno spazio in cui il confronto, il supporto emotivo e cognitivo facciano vivere l’esperienza della maternità pienamente e serenamente, dando voce sia alle esigenze della madre che alle emozioni della donna. Tra le domande di ricerca ci si è posti la necessità, inoltre, di comprendere se vi sono differenze, sul versante emotivo, tra coloro che hanno frequentato e coloro che non hanno frequentato un corso di preparazione alla nascita; infine è stata considerata anche l’ipotesi di estrapolare direttamente dalla narrazione delle gestanti precisi indicatori per la creazione di servizi e la realizzazione di interventi efficaci.
È stata utilizzata una metodologia qualitativa, che ha previsto l’utilizzo di interviste semi-strutturate. Il modello teorico cui ci si è riferiti è, infatti, quello narrativo in quanto, come Stern (1985) ha evidenziato, la narrazione si lega, in una prospettiva evolutiva, al costituirsi di un Sé narrativo che consente di tradurre in termini linguistici la propria esperienza personale, sedimentata nel mondo rappresentativo. Sono state coinvolte 53 primipare incontrate in tutti gli ospedali della città di Palermo. L’analisi dei dati, che metodologicamente va ricondotta all’approccio qualitativo della grounded theory, si è concentrata sul contenuto delle interviste attraverso il supporto informatico ATLAS.TI e ha consentito di appurare che la gestazione è attraversata da una miscellanea di emozioni e sentimenti che oscillano da condizioni di intensa preoccupazione per qualsiasi cosa potenzialmente nociva per la salute del nascituro a momenti di gioia e tenerezza dovuti alle fantasie e le rappresentazioni sul proprio bambino. Non mancano certamente le differenze tra chi frequenta e chi non partecipa invece ai corsi di preparazione alla nascita; in generale la possibilità di analizzare direttamente “sul campo” i bisogni di chi vive la gravidanza in prima persona ha permesso di tracciare in maniera certamente più puntuale le linee guida per l’implementazione di servizi in grado di accogliere sotto più aspetti le esigenze delle future madri, sia dal punto di vista informativo e di sensibilizzazione che sul versante emotivo e psicologico.


Il corpo della donna e la “medicina del desiderio”. Una riflessione storico-culturale
- Rubén Araya Krstulovic*, Elena Garritano**
* Dottorando presso il Laboratoire de “Psychopathologie Clinique et Psychanalyse”, Université de Provence Aix-Marseille I
** Dottoranda in “Studi di Genere”, XXIII ciclo, Scuola di Dottorato in “Scienze Psicologiche e Pedagogiche”, Università degli Studi di Napoli “Federico II”

Negli ultimi anni, le tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) hanno conosciuto un rapido sviluppo, che ha radicalmente modificato il senso simbolico profondo della procreazione umana (Nunziante Cesàro, 2000). L’inserimento all’interno di una cornice più ampia che tenga conto delle recenti trasformazioni culturali e storiche della società occidentale potrebbe aiutare a capire “come mai solo ora sia divenuta intellettualmente pensabile e moralmente accettabile l’estensione di tecniche veterinarie alla specie umana.” (Vegetti Finzi, 1997).

In un’epoca post-illuminista e post-moderna, la scienza della società capitalista occidentale è l’espressione di un desiderio di onnipotenza e di eternità. L’uomo è il nuovo dio, sistemico, complesso (Haraway, 1985) e disperso (Braidotti, 1994) in una realtà virtuale e relativa, che prova a penetrare a fondo nella natura, fino all’origine della vita, grazie alla “medicina del benessere e del desiderio” (Frydman, 1986).
Il controllo biopolitico (Foucault, 1984) agisce principalmente sul corpo femminile: come giustificare allora “l’arrendevolezza delle donne alla domanda dei medici e la disposizione masochistica a compiacerli” (Fiumanò, 1996)? In verità, esiste un legame importante tra i movimenti femministi e il successo della medicina della procreazione (Atlan, 2007). Per liberarsi dalla propria alienazione, infatti, la donna del secolo scorso ha rivendicato i suoi diritti, a cominciare dallo spazio privilegiato della maternità (Chatel, 1993; Nunziante Cesàro, 1996). La medicina della procreazione sembra aver dato, in modo perverso, una mano a questa ideologia del progresso, fornendo gli strumenti per favorire la realizzazione individuale, dalla contraccezione all’aborto, fino alle tecniche di procreazione assistita. Il prezzo di questa libertà, comunque, si è rivelato considerevole per la donna: il senso di consapevolezza e responsabilità del proprio corpo che si è trasformato in colpa; la riduzione della gravidanza a una sorta di malattia, altro esempio di un’estrema medicalizzazione dell’esistenza (Gori e Del Volgo, 2005); infine, le tecniche di PMA, che appartengono ad una logica “mercantile e veterinaria” (Testart, 1986; 1993) dove è l’offerta di una medicina soggettivamente sterilizzante a incoraggiare la domanda.
L’identità individuale scompare, come è tipico di una società liberale e virtuale (Preta, 1999), mentre in un’ottica collettiva, il sintomo dell’infertilità può essere considerato un’espressione del disagio della civiltà, cioè della riduzione alla responsabilità individuale di esigenze comuni un tempo condivise attraverso riconoscimenti rituali e mitici. Qualunque malattia, infatti, combina singolo e cultura, storia personale e sovradeterminazione storica e la maternità, “grande rimosso della contemporaneità” (Vegetti Finzi, 2005, in Di Pietro e Tavella, 2006), chiama in causa anche le dinamiche economiche e politiche (la libertà femminile è fortemente caratterizzata dalle logiche del mercato neoliberale).
Sarebbe allora auspicabile che la donna, con la sua esperienza particolare del limite, il pensiero libero e la parola aderente all’organismo, divenisse capace di scoprire il sintomo come portatore di un sapere che la riguarda, e si rendesse responsabile di una riflessione nuova, capace di dar voce all’altro (Irigaray, 1974), opponendo dialetticamente la differenza non all’uguaglianza ma all’identità.


La gravidanza in Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). L’esperienza oltre lo strumento
- Elena Garritano*, Nicole Miriam Scala**, Anna Tramontano***, Riccardo Galiani****
* Dottoranda di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Relazionali “G. Iacono”, Università degli Studi di Napoli “Federico II”
** Psicologa dei Processi Cognitivi e del Recupero Funzionale
*** Psicologa Clinica e dello Sviluppo
**** Professore Associato di Psicologia Dinamica, presso il Dipartimento di Psicologia, Seconda Università degli Studi di Napoli

Se la gravidanza si configura come un momento cruciale nella vita di una donna (Bibring, 1959; 1961; Ferraro e Nunziante Cesàro, 1985), comportando una serie di cambiamenti profondi che coinvolgono anche il partner e le rispettive famiglie d’origine, cosa succede quando la gravidanza è l’esito di un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)? La nostra ricerca ha tentato di confrontare le rappresentazioni consapevoli di 60 gestanti primipare al 4°-5° mese di gravidanza, equamente suddivise per il tipo di fecondazione (30 naturale e 30 PMA), mediante la somministrazione di un’Intervista semi-strutturata sulle Rappresentazioni Materne in Gravidanza, l’IRMAG (Ammaniti et al., 1990; 1995). I risultati ottenuti dalle indagini statistiche hanno evidenziato che in generale le gestanti focalizzano le loro descrizioni più su di sé che sul nascituro. In particolare, per le donne in PMA tale dato tende ad ampliarsi, risentendo anche di una maggiore influenza esterna esercitata dal contesto sociale. Nonostante le analisi statistiche abbiano fornito spunti utili e ricchi su cui riflettere, la natura quantitativa delle analisi non permette di valorizzare quegli elementi psicologici che solo l’esperienza diretta del colloquio con le gestanti può fornire. Questa comunicazione allora, diventa l’occasione da un lato per dar voce alle dirette parole delle donne incinte, dall’altro per riflettere sulle reazioni delle stesse psicologhe intervistatrici.

Ciò che ci ha maggiormente colpiti, in questa singolare esperienza, è stato un coinvolgimento delle gestanti dai toni spesso negativi, che lascia trasparire le ansie (McMahon et al., 1997) e le paure che accompagnano la specifica modalità di concepimento, al di là del suo successo concreto. La gravidanza viene considerata non solo più faticosa ma anche eccezionale (Van Balen et al., 1996), come se fosse un “dono di Dio”, che giunge per opera del ginecologo, un “uomo speciale” nei confronti del quale le donne sembrano avere quasi un inconsapevole senso di sottomissione. Altre volte la gravidanza appare inaspettata: l’accento frequentemente posto sulla “speranza”, sembra voler attenuare il peso del lungo iter sostenuto con impegno, quando non con fatica e sofferenza.
In tale dinamica, il parto assume il valore non solo di unica dimostrazione certa delle indagini ecografiche e di risposta ad interrogativi angosciosi, ma anche di evento in grado di annullare il periodo di gravidanza, vissuto in alcuni casi come un prolungamento del vuoto aperto dall’infertilità. Appare però, con gran evidenza, il bisogno di raccontare il percorso personale che ha visto protagonista il corpo, prima rappresentato come malato e disprezzato e poi offeso da cure dolorose ed invadenti. La centralità dell’iter terapeutico, lascia poco spazio alla sfera psichica, impoverendo i contenuti rappresentativi della maternità: il basso livello di vita fantasmatica potrebbe essere specchio di un vuoto rappresentativo rispetto al feto e all’immagine genitoriale (Andreotti et al., 1999). I sogni delle intervistate, ad esempio, sono rari e per lo più rivelano ansie e paure, appaiono, infatti, confusi e spesso si configuravano come veri incubi.
Un altro aspetto emerso dai colloqui è il forte bisogno di appoggio delle gestanti in PMA nei confronti del partner e dei genitori ed, infine, il fatto che dietro un apparente desiderio, singolo o di coppia, di avere un bambino, si nasconda talvolta la forte pressione esercitata dal contesto, in primis dalla famiglia di origine, che chiede un erede che continui a tessere il proprio “romanzo familiare” (Aulagnier, 1975).


La sterilità quale interdetto psicosomatico a generare
- Adele Nunziante Cesàro*, Elena Garritano**
* Professore Ordinario di Psicologia Clinica, Università degli Studi di Napoli “Federico II, Direttrice del Dipartimento di Scienze Relazionali “G. Iacono”, Via Porta di Massa 1, 81033, Napoli
** Dottoranda in “Studi di Genere”, XXIII ciclo, Scuola di Dottorato in “Scienze Psicologiche e Pedagogiche”, Università degli Studi di Napoli “Federico II”

Negli ultimi decenni, la messa a punto delle tecniche di procreazione assistita ha aperto importanti riflessioni che intrecciano medicina e psicoanalisi. La mutazione culturale prodotta dalla diffusione delle biotecnologie, introduce nell’immaginario sociale la de-simbolizzazione della sessualità. Ciò accade con il contributo di una pratica medica oggettivante e asettica, che misconosce la soggettività (Preta, 1999) e riduce l’essere umano ad un corpo-macchina, alimentando l’illusione che tutto sia possibile (Bayle, 2003). Sostiene posizioni radicalmente diverse la psicoanalisi: la filiazione, in quanto discendenza simbolica, è irriducibile alla sua dimensione biologica (Aulagnier, 1975) e l’enigma della propria nascita e delle proprie origini è una componente evolutiva essenziale (Freud, 1905; Ciambelli, 1999; Nunziante Cesàro, 2000).

Se la medicina asseconda la richiesta ufficiale di un figlio cercando di reprimere l’infecondità come un ostacolo, la psicoanalisi, consapevole del senso comunicativo del sintomo, può evidenziare che dietro la domanda ufficiale di un bambino à tout prix (Delaisi de Parseval-Janaud, 1983), c’è spesso un desiderio che non le somiglia affatto. Il concepimento non è una questione puramente meccanica, che può escludere il desiderio e la soggettività, ma va inserito nella storia personale e di coppia, in particolare nel percorso di crescita della donna. Le donne, infatti, considerano spesso inscindibili femminilità e maternità (Fiumanò, 2000). Lo dimostrano bene i casi di infecondità resistenti alla cura, in cui il corpo sembra porsi come scenario che la mente sceglie per le sue rappresentazioni (Nunziante Cesàro-Palmisano, 2001).
Quando una donna progetta di avere un figlio, riattiva i fantasmi sulla propria nascita e ripercorre le tappe della sua crescita e sessuazione, soprattutto la relazione con la madre entra in primo piano (Ferraro e Nunziante Cesàro, 1985). La gravidanza, infatti, costituisce per le donne un’esperienza psicofisica del tutto particolare che unisce un bisogno primario di procreazione all’irriducibile opposizione al proprio destino, ed essa, peraltro, non rappresenta necessariamente un percorso evolutivo, nella costruzione dell’identità femminile. Se, quindi, la componente biologica (lo spazio cavo quale dato originario della femminilità) risulta fondante, è nella relazione con la propria madre prima e con il futuro bambino poi, che si sperimenta quella condizione narcisistica che può spingere a ripristinare in modo coatto, sul registro del bisogno piuttosto che del desiderio, l’indistinzione originaria (Ferraro e Nunziante Cesàro, 1985). La nostalgia dell’esperienza fusionale, la fantasia di autarchia, il fantasma del Doppio, il lavoro del lutto per il nuovo stato, colorano in modo ambivalente l’esperienza gestazionale, mentre il fatto che l’identità femminile sia segnata dalla possibilità fattuale e perenne di ripristino della relazione primaria può contenere un rischio, uno scacco implicito verso altre modalità evolutive e creative con gli oggetti (Nunziante Cesàro, 1996).
La nostra ipotesi, costruita negli anni, in una stretta relazione tra teoria psicoanalitica e esperienza clinica, è che l’infecondità, in particolare quella psicogena, esprima un interdetto psicosomatico a generare, un conflitto, cioè, radicato nel soma e che simbolizza il non-desiderio/paura di maternità, latente e incistato nel corpo, in presenza di un desiderio manifesto di filiazione (Nunziante Cesàro, 2000). L’infecondità potrebbe essere un campanello di allarme che segnala la difficoltà della donna a collocarsi in termini evolutivi e creativi nel percorso di crescita individuale: l’impossibilità a staccarsi dal rapporto fisico e parassitante con la madre, fatto di un senso di rapimento e insieme di inevitabile rovina (Chatel, 1993), l’assenza della trasmissione di un debito di vita (Bydlowski, 1997), che la collochi nella sequenza generazionale, una disfunzione affettiva di coppia, la problematicità di lasciarsi fecondare dal desiderio dell’Altro, riconoscendo l’esistenza del terzo, la difficoltà di investire l’interno del proprio corpo sconosciuto e perturbante, affidandosi alla possibilità che non sia mortifero, ma creativo. Sono queste solo alcune delle ipotesi possibili, ricavate da un lungo lavoro clinico con coppie sterili dove le donne erano le principali portavoci del desiderio di genitorialità.


Dal corso di psicoprofilassi al parto al sostegno nel puerperio: un utile intervento con madri e padri, di educazione alla salute e prevenzione primaria nella continuità del percorso nascita
- Fagliano Cristina*, Giacosa E.**, Angilletta C.***
* Psicologa Psicoterapeuta Dirigente I liv. c/o S.C. Psicologia ASL To5 Chieri (To) cristinafagliano@alice.it
** Medico Pediatra, Dirigente I liv. c/o S. C. Pediatria, U.O.A. Nido Presidio Ospedaliero di Chieri ASL To5
*** Psicologa Borsista, Specializzanda in Psicologia della Salute c/o S.C. Psicologia ASLTo5 Chieri (To)

Introduzione

La gravidanza ed il puerperio sono tra i più importanti e significativi momenti del ciclo di vita e rappresentano un’esperienza emotiva intensa per la donna, il partner, il neonato. La gravidanza è un periodo di cambiamento fisico e psicologico, che determina vissuti emotivi ambivalenti sia nella madre, che nel futuro padre (Ammaniti, 1995). Daniel Stern indica come ‘costellazione materna’ una nuova organizzazione psichica, caratterizzata, durante la gravidanza e il primo anno di vita, da azioni, fantasie, paure e desideri. Nell’uomo, con l’annuncio della gravidanza, la prima fase di coinvolgimento è di natura sostanzialmente mentale. Fa seguito un periodo in cui il padre, pur continuando a rimanere uno spettatore, compartecipa alla gravidanza condividendo gli stati mentali della sua partner. Con l’imminenza del parto, sente decisamente più concreto il proprio coinvolgimento, che interpreta nei termini di nuove responsabilità da assumere verso il bambino, che sta per arrivare. Osserviamo, dunque, una vera e propria ‘costellazione genitoriale’.
Riteniamo che la possibilità per la madre ed il padre di esprimere, all’interno di un gruppo condiviso, sia in coppia che individualmente, nel gruppo dei pari, le proprie emozioni, fantasie e pensieri, relative al parto, alla nascita ed al puerperio, permetta di costruire uno spazio mentale per pensare alla genitorialità, favorendo un valido ed adeguato rapporto con il nascituro.
Contesto
Presso la ASLTo5, sede di Chieri, si tengono incontri di preparazione alla nascita, che prevedono l’intervento di vari operatori sanitari. Da circa due anni, per iniziativa del Servizio di Psicologia, si effettua inoltre, un incontro individuale con le neomamme, durante il ricovero e un incontro con il gruppo di coppie genitoriali, nel puerperio. Da un anno, nel puerperio, alla figura della psicologa si è affiancata la pediatra del Nido, garantendo, un intervento più ampio e completo.
Recentemente si è cominciato a proporre una serie di incontri per soli padri, che ha l’obiettivo di: agevolare organizzativamente la loro presenza, valorizzare il loro ruolo ed il loro coinvolgimento nella gestione del figlio, far superare eventuali sentimenti di estraniazione e gelosia rispetto alla coppia esclusiva madre-bambino, prevenire problematiche di depressione post-partum, riprendere e trasmettere nozioni di prevenzione rispetto alla sicurezza domestica.
Metodologia
Durante l’incontro antecedente il parto ed in quello del puerperio, viene somministrato alle coppie un questionario rivolto a valutare alcune tematiche relative alla gravidanza e al puerperio e il grado di soddisfazione all’incontro.
1. (Questionario pre-parto): condizioni psico/fisiologiche della coppia in gravidanza, il cambiamento dello stile di vita della coppia, la rappresentazione del dolore del parto, le aspettative rispetto all’incontro.
2. (Questionario post parto): la percezione emotiva del parto, il dolore esperito, la degenza nei reparti dell’ostetricia e del nido, la dimissione e l’allattamento.
Risultati
Dai questionari del corso pre - parto emerge:
q La rappresentazione del dolore è diversa nell’uomo e nella donna; tale percezione risulta maggiore nella donna sia nell’immaginario che nell’esperienza vissuta.
q I cambiamenti dello stile di vita delle future mamme sono relativi all’alimentazione, l’attività fisica; nei papà si riferiscono all’attività fisica, le relazioni sociali e l’orario di lavoro.
q Le coppie risultano essere soddisfatte rispetto all’incontro con la psicologa, verbalizzando l’esigenza di altri momenti di incontro.
Dai questionari del corso post - parto emerge:
q Un vissuto positivo rispetto alla degenza in ospedale.
q Un senso di ‘inadeguatezza’ relativamente alle dimissioni.
q La soddisfazione relativa all’incontro risulta essere alta. A conferma di ciò le mamme partecipano a più incontri.
Negli incontri relativi al puerperio, le coppie: “raccontano” il parto, esprimono i propri vissuti rispetto al dolore durante il travaglio, e ciò pare un modo di mettere in parole un’esperienza significativa, ed indicativa per favorire la cogenitorialità.
I temi più affrontati sono l’allattamento, il ritmo sonno-veglia del bambino, lo sviluppo psicomotorio e sociale del bambino, sino allo svezzamento ed alla ripresa del lavoro della mamma.
Conclusioni
Riteniamo fondamentale, a conferma delle recenti ricerche, in un’ottica di prevenzione primaria, accompagnare la coppia, valorizzando individualmente anche la figura paterna, durante la fase di gravidanza, parto e puerperio per promuovere il benessere bio-psico-sociale della famiglia. Il periodo gestazionale, la nascita, e l’esogestazione devono essere considerati come un continuum di crescita, in cui hanno luogo svariati processi di apprendimento, nei genitori e nel figlio. Inoltre favorire la base di un attaccamento sicuro, risulta indispensabile per costruire nuovi legami da interiorizzare ed assumersi in futuro il proprio ruolo genitoriale.


Quando il sogno del bambino immaginato s’infrange. Consulenza e sostegno alla relazione fra genitori e bambini con deficit visivo con eventuale pluridisabilità presso la Fondazione Robert Hollman
- Gloriana Bartoli*, Monica Soni**, Roberta Ceroni***
* Psicologa – Psicoterapeuta
** Psicologa
*** Tirocinante Psicologa. Fondazione Robert Hollman
e-mail: cannero@fondazioneroberthollman.it

Introduzione

Quando il sogno del bambino immaginato s’infrange i genitori si trovano ad affrontare l’incertezza del futuro dello sviluppo del proprio bambino. La comunicazione della diagnosi viene vissuta con profonda angoscia, rabbia e confusione. In questa fase i genitori reagiscono a tali sentimenti attraverso la ricerca di risposte concrete per recuperare o salvare il bambino “immaginato”, così diverso da quello “reale”.
La Fondazione Robert Hollman, nelle sue sedi di Cannero Riviera (VB) e Padova, si occupa di consulenza e sostegno allo sviluppo del bambino con deficit visivo con eventuale pluridisabilità, problematiche che compromettono l’instaurarsi di uno scambio relazionale genitori-figlio nella sua espressione più comunicativa, affettiva e spontanea.
Metodologia
L’approccio proposto è quello dell’“intervento precoce”, che si sviluppa attraverso un percorso di accompagnamento durante le prime fasi dello sviluppo che aiuti i genitori a individuare nel proprio bambino le potenzialità e le risorse, accanto ai limiti, individuando per questi gli interventi abilitativi/riabilitativi più indicati.
La modalità di lavoro prevede interventi ambulatoriali e/o residenziali di valutazione/monitoraggio dello sviluppo, attraverso l’azione di un’équipe multidisciplinare, coordinato dallo psicologo, che ha anche il ruolo di sostenere i genitori attraverso colloqui individuali e incontri di gruppo.
Nella fascia di età 0-4 anni l’intervento elettivo presso la sede di Cannero Riviera (VB) è quello residenziale, che prevede un primo soggiorno di tre settimane, rivolto contemporaneamente a sette bambini con rispettivi genitori, seguito da successivi incontri più brevi. Il contatto con le strutture territoriali di provenienza delle famiglie permette la condivisione degli obiettivi di lavoro concernenti il bambino e il suo nucleo familiare.
Risultati
La residenzialità offerta dal soggiorno consente ai genitori di sentirsi accolti ed ascoltati. Attraverso la partecipazione in prima persona alle attività proposte si creano spazi adeguati per “fermarsi a pensare”, promuovendo un processo di elaborazione in cui si attiva un’immagine genitoriale capace e funzionante, partendo dalla consapevolezza della propria sofferenza.
Inoltre, la condivisione con altri genitori facilita il confronto ed il sostegno reciproco, soprattutto rispetto al forte vissuto di solitudine e di diversità legato alla situazione del bambino.
Il lavoro integrato dell’èquipe permette invece al bambino di far emergere le sue potenzialità e nel contempo di sentirsi compreso nelle sue difficoltà. La collaborazione con le realtà territoriali facilita la creazione di una rete di professionisti che supporta e sostiene la famiglia.
Conclusioni
L’approccio proposto dalla Fondazione Robert Hollman ai bambini con deficit visivo con eventuale pluridisabilità ed ai loro genitori prevede l’attivazione di un “intervento precoce” inteso come la costruzione di un sostegno ai genitori per aiutarli a comprendere i bisogni del bambino e sostenere così la relazione genitori-bambino e favorire il suo sviluppo.


La depressione pre e postpartum: analisi e valutazione del trattamento integrato ospedale-territorio in una ricerca-intervento
- Paola Lombardo*, Alessandra Maghini**, Manuela Fontana***, Marina Farri****
* Dirigente Psicologo, SC Psicologia ASLTO5 Piemonte
** SC Psicologia ASLTO5 Piemonte
*** SC Psicologia ASLTO5 Piemonte
**** Direttore f.f. SC Psicologia ASLTO5 Piemonte

Introduzione

In un’ottica di presa in carico dell’individuo nella sua globalità, la ASL TO5 ha in attivo una rete all’interno del Percorso Nascita tra gli operatori della fisiologia (Punto Nascita e territorio) e gli specialisti,mirante all’individuazione precoce, al sostegno e alla presa in carico delle situazioni di disagio psichico. L’esemplificazione presentata testimonia un modello assistenziale di attivazione della rete attraverso un caso clinico con trattamento integrato tra operatori dell’Ospedale S. Croce di Moncalieri e Servizi Consultoriali e territoriali.
Scopo
Illustrare l’efficacia del modello operativo multidisciplinare e multi professionale nell’ottica della continuità assistenziale ospedale-territorio. In un’ottica di prevenzione secondaria, la descrizione del percorso psicologico effettuato da Luisa, puerpera trentenne, segnalata per un disturbo organico insorto durante l’avvio dell’allattamento (candida al seno resistente al trattamento farmacologico) evidenzia l’importanza dell’intervento integrato precoce ai fini del contenimento del disagio psicologico e della remissione del sintomo fisico.
Metodologia
Coordinamento periodico tra gli operatori della rete di sostegno al disagio psichico nel percorso nascita, iniziale sostegno all’allattamento presso il Consultorio Pediatrico, sostegno psicologico individuale e di coppia, osservazione madre-bambino.
Risultati
Attraverso la presa in carico psicologica della signora si è osservata la completa e sorprendente remissione della sintomatologia organica, a fronte di una progressiva presa di coscienza del disagio intrapsichico con risvolti depressivi tali da inibire l’avvio della relazione madre-bambino, mettendo in crisi la coppia genitoriale. Nel corso dell’anno di trattamento si è osservato il buon avvio della relazione madre-bambino, con conseguente attivazione del processo di attaccamento e di allattamento al seno, che tuttora prosegue, insieme al lavoro psicologico sulla coppia genitoriale.
Conclusioni
Il caso illustrato mostra l’efficacia del modello assistenziale integrato in rete, che ha permesso l’emergere di contenuti conflittuali pregressi della signora, attraverso i quali ha avviato una migliore individuazione di sé, prevenendo disfunzioni relazionali relativi alla genitorialità.


Elaborazione e sviluppo di iniziative preventive di riconosciuta efficacia per individuare e prevenire la depressione post partum. Studio esplorativo con griglia di codifica.
- Lorenza Donati, Tania Busetti, Tiziana Carmellini, Francesco Reitano
Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia Autonoma di Trento U.O. Psicologia N.2

Introduzione

Il presente lavoro è relativo a un Progetto Ministeriale di Ricerca più complesso e articolato dal titolo “Elaborazione e sviluppo di iniziative preventive di riconosciuta efficacia per individuare e ridurre il rischio di suicidio, tentato suicidio e di depressione post partum”. Del Progetto fanno parte l’Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio, che lo coordina, l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, i quali si occupano della parte sull’individuazione e la prevenzione del rischio di suicidio e tentato suicidio e l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento alla quale compete l’individuazione e la prevenzione della depressione post-partum. Il coordinatore istituzionale è il dr. Francesco Reitano e il coordinatore scientifico la dr.ssa Lorenza Donati dell’Unità Operativa di Psicologia N.2. I lavori di tale progetto hanno preso avvio nell’anno 2008 e termineranno indicativamente all’inizio del 2010.
La depressione post partum, generalmente riconosciuta come uno dei disturbi più comuni nelle donne durante la gravidanza e nel primo anno dopo il parto. Le stime di prevalenza e incidenza variano in letteratura dal 5 per cento a più del 25% tra le donne gravide e le neomamme (Gaynes, 2005).
La depressione nel post-partum non differisce dalle forme depressive che si presentano in altri periodi della vita; essa, tuttavia, ha evidenti conseguenze sul neonato e sulla relazione madre-bambino (Poobalan et al. 2007). Spesso non è riconosciuta né dalla madre, né dal partner, né dal medico e quindi non è trattata, come risulta da precedenti ricerche e sperimentazioni cliniche:
&Mac183; nel 50% dei casi non è diagnosticata e solo il 49% dei soggetti che ne avvertono i sintomi cerca aiuto (Ramsay, 1993);
&Mac183; i sintomi che compaiono in questo periodo sono frequentemente sottovalutati e trascurati sia dalle pazienti sia dai clinici (Evins et al, 2000);
&Mac183; i ginecologi diagnosticano solo una parte delle depressioni post-partum (16%-22%) e non riconoscono adeguatamente le depressioni a rischio suicidario (Morris, Rush et al, 2003).
Similmente, la depressione puerperale è spesso sottodiagnosticata. L’ansia o lo stress materno prima della nascita possono rappresentare un rischio significativo per la futura madre e per lo sviluppo del bambino. L’ansia è frequentemente in comorbidità con la depressione, ma viene trascurata negli studi riguardanti la gravidanza e il periodo post-natale pur risultando spesso associata a depressione post-partum (Austin, 2004), disturbi di sviluppo e attività fetali, basso peso alla nascita, difetti fisici nel bambino e problemi comportamentali ed emozionali (Brockington, 2004).
Obiettivo
1. Creare e valutare l’appropriatezza organizzativa di un percorso assistenziale rivolto all’assistenza della donna in gravidanza e nel periodo post partum, diretto alla prevenzione e al riconoscimento tempestivo della depressione post partum.
2. Fornire agli operatori del SSN gli indicatori immediatamente valutabili del rischio di insorgenza della DPP nelle donne in gravidanza e nel periodo post partum.
3. Valutare sul campo l’efficacia di trattamenti psicologici prima e dopo il parto nella riduzione dell’insorgenza del rischio e dell’instaurazione di una DPP vera e propria.
Metodo
Si sono reclutate una coorte di circa 326 donne in gravidanza e nel puerperio che non presentassero: a) problematiche psichiatriche di tipo psicotico o gravi disturbi di personalità o tossicodipendenza/alcolismo in atto; b) gravi limitazioni di comunicazione verbale o scarsa conoscenza della lingua italiana; c) eventuali complicanze ostetriche.
La raccolta dei dati è avvenuta in modo prospettico ed è stata condotta da personale psicologo presso le sedi dei Consultori, delle Unità Operative di Psicologia e delle Unità Operative ospedaliere di Ostetricia e Ginecologia coinvolte.
Una volta individuati in letteratura strumenti di screening e terapeutici idonei, è stato realizzato un intervento volto al miglioramento della diagnosi precoce dei casi di depressione puerperale in cui sono stati applicati sia strumenti per la valutazione del rischio in chiave clinica (definizione di livelli di gravità prognostica), sia per la valutazione dell’esistenza di aspetti di vulnerabilità (predittori, mediatori e moderatori di esito) familiare, sociale, culturale ed economica in cui la coppia madre-bambino si inserisce, tenendo pur sempre presente che spesso i segni di depressione post-partum si manifestano a distanza dal parto.
Per effettuare lo screening sono stati definiti protocolli di collegamento tra i diversi Servizi e gli operatori per attivare gli spazi di informazione/reclutamento delle partecipanti al Progetto.
Nel disegno del percorso assistenziale proposto alcuni spazi/interventi per sensibilizzare e raccogliere le adesioni sia in fase pre-parto sia in fase post-parto, secondo il seguente schema.
PRIMO ACCESSO:
Spazio di informazione/reclutamento pre-parto dall’ottava alla dodicesima settimana (prevalentemente ambulatoriale condotto da medico/ostetrica).
SECONDO ACCESSO
Spazio di informazione/reclutamento pre-parto dalla ventottesima settimana, in occasione della partecipazione ai Corsi di preparazione alla nascita e genitorialità (condotto prevalentemente dallo psicologo o da personale ostetrico/ginecologo).
TERZO ACCESSO
Intervento di carattere informativo, in ospedale subito dopo il parto, dove viene ulteriormente presentata l’opportunità di partecipare al Progetto (da parte delle psicologhe borsiste).
Per le donne reclutate, che hanno dato l’adesione, nelle tre fasi d’accesso sono previsti anche due incontri nel post-partum:
ß al secondo mese di vita del bambino;
ß dal nono al dodicesimo mese di vita del bambino.
Le donne sono contattate dalle psicologhe borsiste.
Lo screening è stato condotto su tutte le donne che hanno accettato la proposta di partecipazione. Esso è consistito in un colloquio psicologico in cui è stata somministrata un’intervista semi-strutturata creata ad hoc basandosi sull’analisi dei fattori di rischio individuati da Cheryl Tatano Beck (2001, “Revision of the Postpartum Depression Predictors Inventory”) e sulla auto somministrazione dell’EPDS (Cox et al. 1996) nel pre e nel post-parto e il PDSS (Beck e Gable) nel post parto. Tutto questo nel rispetto delle norme sulla privacy.
Alla luce degli esiti dell’intervista e della presenza di indicatori raccolti nella revisione sistematica, alle donne risultate “a rischio” prima e/o dopo il parto, è stato offerto un ciclo di psicoterapia breve individuale.
Tutte le donne sono state contattate e informate dalle psicologhe borsiste sugli esiti dell’incontro avuto.
Si intende con questo progetto valutare se uno screening precoce sui sintomi ansiosi e depressivi con una seguente offerta di supporto psicologico (quattro incontri) possa migliorarne gli esiti (Gaynes et al. 2005). Per la valutazione degli esiti degli interventi è stato utilizzato uno strumento, proposto in fase d’accesso e dopo i quattro incontri, validato nella popolazione italiana, che misura l’ampiezza dello stress psicologico in maniera trasversale rispetto ai costrutti “benessere”, “sintomi” e “funzionamento”, il CORE-OM (Evans 2003 – Palmieri et al. 2006). Dal punto di vista metodologico, il sottogruppo delle donne a rischio che non hanno accettato (sia nel pre che nel post parto) la proposta di trattamento psicologico, è stato trattato come una sorta di coorte parallela o “comparison-group” per verificare l’efficacia degli interventi.
Risultati
Ci si aspetta di individuare nel campione di donne studiato i valori di incidenza del disturbo pari a quelli attualmente presenti in letteratura. Si attende, inoltre, che indicatori di depressione pre partum, individuati attraverso l’intervista semistrutturata e l’EPDS, siano predittivi di depressione nel post partum, se non efficacemente trattati. Infine, per le donne, individuate positive alla depressione peri-parto che hanno accettato un intervento di supporto psicologico, ci si aspetta un miglioramento del loro stato di salute psicologica nel dopo parto.
Per avere i risultati definitivi del lavoro bisognerà attendere sino agli inizi del 2010, quando il Progetto terminerà.
Conclusioni
Allo stato attuale della ricerca sono state reclutate 326 donne delle quali: 17 in ‘primo accesso’, 103 in ‘secondo accesso’ e 206 in ‘terzo accesso’. Il percorso di valutazione è ancora in corso per la maggior parte delle donne, pertanto non si possono ancora fornire i dati sull’andamento del Progetto.
L’individuazione, attraverso l’intervista semistrutturata, dei fattori di rischio per lo sviluppo della depressione post partum, specifici per ogni donna, permette di offrire alla puerpera o neomamma un intervento efficace e mirato per la promozione della sua salute psicologica. In particolare, data la presenza di depressione prenatale come uno degli indici predittivi più forti della depressione post partum, si inviteranno le donne a cogliere l’opportunità di avere un percorso di supporto psicologico prima della nascita dei loro bambini.
L’importanza di uno screening precoce dei fattori di rischio legati alla depressione post partum, risulta di fondamentale importanza nella prevenzione e promozione della salute psicologica della puerpera e del suo bambino, per un sano sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo dello stesso.


Un intervento di ricerca-formazione-azione per l’umanizzazione e l’accompagnamento della famiglia nel percorso territorio-ospedale-territorio della nascita e del puerperio: il progetto “Il filo di Arianna”
- Pasquale Fallace
Psicologo psicoterapeuta - Responsabile Educazione alla Salute ex ASL NA 2

Il presente lavoro descrive un progetto d’intervento per la tutela della salute della madre e del bambino e di sostegno alla genitorialità in senso più ampio attraverso il miglioramento dei percorsi di integrazione territorio-ospedale–territorio con i seguenti obiettivi generali:

- stimolare e valorizzare le risorse emotivo/intellettuali proprie della donna e della coppia
- sollecitare una riflessione sulla possibilità di creare un diverso modello assistenziale dell’evento nascita volto all’umanizzazione delle diverse fasi del percorso: accoglienza/ricovero, travaglio, parto/nascita, dimissione e successiva accoglienza nei servizi territoriali.
La fragilità e le difficoltà della famiglia esigono un’adeguata azione di sostegno da parte della comunità. Ma l’attuale abbandono dell’ottica consultoriale dei percorsi “procreazione”, non sempre consente di fornire una risposta efficace agli individui e alle coppie. Di contro il territorio dell’ASL NA 3 è caratterizzato da fenomeni di sessualità molto precoce, scarse conoscenze dei più basilari presidi di contraccezione per una procreazione consapevole, ecc. Fenomeni che vengono registrati solo quando giungono ai servizi sociali sotto forma di disagio sociale. La tipologia delle richieste emergenti indica la necessità di presidiare l’intero circuito cognitivo-affettivo che conduce alla costruzione e alla “conduzione” della famiglia. Questo è un ambito in cui si avverte una forte esigenza di moltiplicare interventi di promozione della salute che favoriscano l’acquisizione di una maggiore consapevolezza della propria vita sessuale ed affettiva ed una maggiore capacità di gestire le proprie relazioni interpersonali, quale che sia la propria fascia sociale di appartenenza. I bisogni informativo-educativi sono quelli di costruire individualità solide nell’autostima e serene nei rapporti, consapevoli del proprio corpo e delle sue funzioni, informate sui Servizi che il territorio mette a disposizione.
È un complesso sistema di possibili ambiti di intervento. Ogni fenomeno di disagio espresso rappresenta il frutto di tutto ciò che lo ha generato e alimenta l’intera catena a valle. Un sistema in cui ogni momento richiede interventi ad hoc in un circuito in cui la scelta di dove sia più opportuno iniziare l’intervento è solo una questione di punteggiatura.
Questa consapevolezza ha indotto la scelta di fissare la nascita del nostro intervento di ricerca- formazione-azione sul momento nascita con l’intento di poter favorire l’avvio di più funzionali circuiti volti, in primo luogo, a migliorare le conoscenze dei vissuti emotivi delle coppie genitoriali reclutate in occasione del ricovero ospedaliero e, successivamente, di poter influire positivamente sulla creazione di un percorso di salute inerente l’evento parto/nascita che prosegua anche dopo la dimissione con la consegna al territorio.
Il Progetto prevede tre azioni correlate:
un’azione di ricerca rivolta ad un campione di coppie genitoriali con la finalità di migliorare la conoscenza:
a) dei bisogni informativi/educativi che emergono nelle diverse fasi del percorso gravidanza/post-nascita;
b) dei loro vissuti emotivi nelle varie fasi di tale percorso;
c) del grado di soddisfazione degli interventi ricevuti con particolare riferimento ai bisogni informativi/educativi e di natura emotiva.
la realizzazione di un corso di formazione rivolto agli operatori dei Distretti e del Punto Nascita coinvolti nel progetto. Il corso si prefigge di restituire i risultati della ricerca e migliorare le capacità operative in merito agli aspetti di:
a) integrazione tra operatori/strutture
b) comunicazione tra operatori e coppia genitoriale
c) lettura dei bisogni di natura informativa/educativa ed emotiva/affettiva della coppia genitoriale e la qualità delle risposte.
l’attivazione di interventi, nell’ottica di promozione e educazione alla salute:
a) una campagna di comunicazione sui diritti delle donne/coppie relativi alla maternità/paternità, con particolare attenzione alle coppie in formazione, alle donne in particolari condizioni di marginalità sociale, alle donne immigrate e alle nuove generazioni per promuovere una sessualità responsabile, attraverso la produzione di strumenti e percorsi informativi ad hoc;
b) incontri informativo/educativi, sia individuali che rivolti a gruppi di donne/coppie, corsi di accompagnamento alla coppia, organizzati nei contesti territoriali e nei punti nascita, per rafforzare le capacità/competenze dei genitori a saper effettuare scelte consapevoli nell’adottare idonei comportamenti genitoriale.
Partner del progetto è l’Università Federico II di Napoli - Dipartimento di Scienze Relazionali “Gustavo Iacono” che garantisce qualificata consulenza e supporto metodologico per:
- elaborazione e realizzazione dell’azione di ricerca;
- elaborazione della metodologia e degli strumenti di valutazione;
- elaborazione del programma e attività didattica del corso di formazione.


Attaccamento prenatale e fattori psicosociali
- Anna Della Vedova*, Benedetta Ducceschi**, Nicoletta Pelizzari***, Antonio Imbasciati****
* Ricercatore Confermato di Psicologia Generale - Università di Brescia
** Psicologa – Università di Brescia
*** Psicologa
**** Professore Ordinario, direttore della Sezione di Psicologia - Università di Brescia

Introduzione. Con il termine “attaccamento prenatale” (Cranley, 1981; Condon, 1993; Muller, 1993) ci si riferisce a quel particolare investimento affettivo che i genitori sviluppano nei confronti del loro bambino durante il periodo della gravidanza. Muller (1993) ha definito l’attaccamento prenatale come “unica e affezionata forma di relazione che si sviluppa tra la madre e il suo feto”. E’ noto in letteratura che la relazione tra una madre e il suo bambino si origina ben prima della nascita ed influenza la qualità della relazione post natale (Muller, 1996; Siddiqui et al., 2000). L’attaccamento prenatale è inoltre considerato un indicatore della competenza della madre nel prendersi cura del proprio bambino e della sua sensibilità nell’interazione (Della Vedova, 2005, 2007). Poiché l’attaccamento prenatale materno è definito come la misura di quel particolare investimento emotivo e immaginativo che una madre sviluppa verso il proprio bambino non ancora nato, è interessante valutare come tale processo psicologico si associ a diverse caratteristiche relative alla personalità della donna, al suo benessere psicologico, alla qualità delle sue relazioni affettive del presente e del passato, a fattori di contesto, al supporto sociale ed eventuali fattori di stress.

Obiettivo. Scopo dello studio è di esplorare la relazione tra attaccamento prenatale materno e depressione, ansia, alessitimia, qualità del supporto sociale e aspetti significativi del contesto di vita della donna.
Metodo. Si tratta di uno studio trasversale su di un campione consecutivo di donne, primipare, maggiorenni, tra la 28esima e 36esima settimana di gestazione, con gravidanza a basso rischio, individuate presso i corsi di accompagnamento alla nascita degli Spedali Civili, Ospedale S. Orsola, consultori ASL e Civitas di Brescia. Strumenti: questionario appositamente costruito per la rilevazione di variabili sociodemografiche, relative alla gravidanza, alla salute, stress e life events; CES-D (Radlof, 1977; Fava, 1981); S.T.A.I. forma Y (Spielberger, 1983; O.S. 1989); TAS-20 (Bagby et al. 1994; Bressi et al. 1996); PBI (Parker, et al., 1979; Scinto et al. 1999); PAI (Muller, 1993; Della Vedova et al. 2008); MSPSS (Zimet et al. 1988; Prezza, Principato, 2002). Analisi statistiche: hanno compreso il calcolo della statistiche descrittive, statistiche Mann-Whitney, Chi-Quadro e l’analisi della correlazione Spearman’s rho.
Risultati. Le scale applicate hanno evidenziato una buona consistenza interna e statistiche descrittive sovrapponibili ai valori riportati in letteratura. L’analisi della correlazione evidenzia che il totale PAI correla positivamente con il totale MSPSS (p=.004) e rivela una moderata correlazione negativa con il totale STAI ansia di stato (p=.024). Non si sono evidenziate altre associazioni significative con le altre variabili in studio.
Conclusioni. Questo studio evidenzia come la versione Italiana del Prenatal Attachment Inventory mantenga le caratteristiche dello strumento originale e risulti affidabile. Il dato che emerge è la rilevanza dei fattori psicosociali nello sviluppo dell’attaccamento prenatale. In accordo con la letteratura recente si rileva una correlazione positiva tra attaccamento prenatale e supporto sociale, sembra inoltre evidenziarsi una moderata relazione inversa tra attaccamento prenatale ed ansia. Tale risultato mette in evidenza l’importanza delle relazioni affettive e del supporto emotivo e pratico che il contesto fornisce alla donne nel delicato periodo della gravidanza. In particolare, in situazioni di diminuito supporto sociale, un aumento dell’ansia potrebbe interferire con quanto previsto dal costrutto dell’attaccamento prenatale ovvero la possibilità della madre di sintonizzarsi affettivamente con il bambino che attende, attraverso l’emergere di aspetti psicologici, in particolare fantasie e sentimenti rivolti al bambino immaginato, che sono la base del lavoro psichico della maternità. Dal momento che alcune ricerche hanno mostrato una correlazione tra attaccamento prenatale e qualità della relazione madre-neonato, i risultati del presente studio sembrano ribadire l’importanza di verificare la qualità del supporto sociale sul quale la gestante può contare e di implementare gli interventi di supporto alla donna non solo nel post partum ma anche nel periodo della gravidanza.

 

tratto da http://www.psychomedia.it

Grounding Institute

Via Asiago, 35 Catania

www.bioenergetic.it

 

 

 
englishitalian

Login Form






Password dimenticata?

Libri Consigliati

bioenergetica-manuale_copy.jpgchiave_per_lo_zen.jpg
CORSO BASE TECNICHE RAPIDE DI INDUZIONE IPNOTICA -

Per psicologi, medici, counsellors, pedagogisti, infermieri ed altri esperti nella relazione d'aiuto e a tutti gli appassionati. Numero massimo 20 persone. Per Info 3923800864.



INTENSIVI di REBIRTHING/VIVATION - Sabato e/o domenica ore 10.00-18.30 conduttore M. D'Agostino - In questo ciclo di Workshops intensivi non residenziale si farà un lavoro col respiro (rebirthing e vivation) integrato se opportuno con la terapia bioenergetica.Verranno sperimentate varie modalità di lavoro col respiro ( a secco, eyegaze vivation, vivation allo specchio ecc.).Gli orari di lavoro saranno sabato e/o domenica dalle 10 alle 18.30.

CORSO ORTO CON PIANTE AROMATICHE E MEDICINALI condotto da Antonio D'Amico - 23 aprile 2017 -

COME FARE UNA PROPRIA FARMACIA NATURALE. 

Il corso teorico-pratico è rivolti a chi desidera sviluppare uma corretta realizzazione di un orto con piante aromatiche e medicinali e imparare le principali tecniche colturali.

Per info chiamare al 3923800864 

 Jacaranda Center 
Via Ramondetta, 21 Valverde (Catania)

 




CALENDARIO 2017 - INTENSIVI DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO conduttore dr. Maurizio D’Agostino -

Calendario Gruppo di terapia bioenergetica

29 gennaio 

19 febbraio

12 marzo

9 aprile

7 maggio

11 giugno

9 luglio

17 settembre

15 ottobre

19 novembre

3  dicembre 

 

Per info: 3923800864

www.jacarandacenter.it 



Amicizia con me stesso, amicizia con gli altri Percorso di quattro incontri Offerto dal monaco Zen -

Amicizia con me stesso, amicizia con gli altri

Percorso di quattro incontri
Offerto dal monaco Zen Phap Ban


Cari amici, sono molto felice di tornare in Sicilia e di poter praticare nella natura del nuovo centro di Valverde. 
Qui in Salento abbiamo appena concluso un percorso di quattro mesi.
Abbiamo provato a coltivare una nuova relazione con noi stessi, una relazione di ascolto e di rispetto, di amicizia. Forse il tema che più ci ha ispirato è stato la frase di Thay : "Sentire è già amare". 
Ogni volta mi stupisco dei frutti che regala una pratica continuata. Come sapete non sono né un maestro né una guida ( cadremmo tutti in un fosso ) ma un secchione e mi piace creare momenti di pratica, sento molto prezioso questo nostro stare insieme nell'ascolto, nella presenza.
un abbraccio, a prestissimo
fratello claudio

Il Percorso inizierà sabato 16 e si svilupperà in quattro incontri: ( siate puntuali per favore )

1 Radicamento nel sentire, abitare il corpo, il respiro sabato 16 inizio h 19.00 -21 (Siracusa)

2.Apertura, affidarsi, perdono domenica 17 inizio h 11 -17 (punto di ritrovo Milo ore 9.30) Monti Sartorius - Etna 
3.Amicizia con se stessi mercoledì 20 inizio h 21 -22.30 Valverde

4.Amicizia con gli altri. venerdì 22 inizio h 19.00 -21.00 Valverde

JACARANDA CENTER
VIA RAMONDETTA 21 Valverde (CT)
Per info: 3923800864

Ecco il testo che vi propongo come riferimento durante la nostra pratica:

"Fare Pace con Se Stessi" di Thich N Hanh ed. Ubaldinihttp://www.ilgiardinodeilibri.it/…/__fare-pace-con-se-stess…

Se potete portate con voi penna e taccuino che useremo anche come diario di pratica personale in questa settimana di pratica
Un abbraccio e a presto
fratello phap ban



INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA "DISTACCHI" conduttore Dr. Maurizio D'Agostino -

SABATO 3 E DOMENICA 4 GIUGNO 2017 

 

JACARANDA CENTER

VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE

PER INFO: 3923800864 

WWW.JACARANDACENTER.IT 



ATTENZIONE. AVVISO IMPORTANTE - CAMBIAMO SEDE -

Dal 1 GENNAIO 2016 ci siamo trasferiti nella nuova sede sita in Via RAMONDETTA, 23 VALVERDE

PER INFO: 3923800864

INDICAZIONI PER RAGGIUNGERE LA NUOVA SEDE DI VALVERDE 


https://www.google.it/maps/place/GROUNDING+INSTITUTE+-+DR.+MAURIZIO+D'AGOSTINO/@37.5919769,15.1177059,16z/data=!4m7!1m4!3m3!1s0x1313fea890289751:0x9ad46442550ad6ad!2sGROUNDING+INSTITUTE+-+DR.+MAURIZIO+D'AGOSTINO!3b1!3m1!1s0x1313fea890289751:0x9ad46442550ad6ad?hl=it



CORSO DI IPNOSI - TECNICHE DI INDUZIONE E APPLICAZIONE CLINICHE -

per laureati e laureandi in Medicina e Chirurgia, Psicologia, Scienze dell’Educazione, Sociologia, e ai diplomati con laurea triennale in Psicologia, nonché a tutti gli operatori sanitari con laurea. Profilo di uscita: Esperto in Tecniche di Induzione Ipnotica.

Il corso prevede 40 ore di attività didattica teorico-pratica, ed è articolato in 2 week-end.

Per Informazione telefonare al cell. 3923800864



Intensivi di IPNOSI REGRESSIVA, REBIRTHING, BIOENERGETICA condotti dal dr. Maurizio D'Agostino -

Calendario degli incontri per il 2016 

 

20 marzo 2016 Intensivo di Rebirthing ad approccio bioenergetico-transpersonale

23-24 aprile - Intensivo di meditazione zen e Rebirthing con Phap Ban e Maurizio D Agostino 

29 maggio - Intensivo di Ipnosi Regressiva a vite precedenti e Rebirthing 

18-19 giugno - Intensivo residenziale di Rebirthing ad approccio bioenergetico-transpersonale - Castel di Tusa (ME) (presso Museo albergo Atelier d'arte sul mare)

26 giugno - Intensivo di Ipnosi Regressiva a vite precedenti

24 luglio Intensivo di analisi bioenergetica 

21 agosto Intensivo di analisi bioenergetica "Lasciare andare le resistenze e l'atosabotaggio"

22 settembre  Intensivo di analisi bioenergetica "Arrendersi al corpo: dalla paura alla fiducia"

25 settembre  Intensivo di analisi bioenergetica "Decondizionare la propria infanzia" 

22-23 ottobre   Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "LIbera il tuo bambino interiore"

26-27 novembre   Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "LIbera il tuo bambino interiore" 

17-18 dicembre  Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "Padroneggia il tuo bambino interiore"

 

 

Per informazioni chiamare il conduttore degli intensivi Dr Maurizio D Agostino

cell 3923800864

(il programma può subire variazioni con aggiunte di date)

 

Jacaranda Center 
Via Ramondetta, 21 Valverde (Catania)

 


http://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.bioenergetic.it%2F&h=ZAQG2JS5MAQFsGDDjZWvGCZvTEsvNXcdFrf0ysXPxqXE1RA&enc=AZOY8icU6R047kL8JHdJ6gyJtxsGgOjrf_oTlLXJiLA4LUA2nx_mX69zeOhNX9zcsJW2OgzzcCDk9S8UiPCl-UcLtJPtrzUvqRbqnKvu-Z_bolVWRFbW4d2uW2Pq7BsDrOO5vjppgijHDvvRYfXZ4fclufmWSUg-z8rm_F4CLs4fv1s7al1bBzj6KCNb9RSrGRlmQzsnm5E6anxTwEfLTuTn&s=1

 

 

 

 

 

 



ATTIVITA' AL JACARANDA CENTER -

- Ogni mercoledì CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI ore 19.30-20.45 - conduttore: dr. Maurizio D'Agostino 

- ogni mercoledì MEDITAZIONE ZEN ore 21-22.30
- Ogni giovedì KUNDALINI YOGA ore 18-20 - conduttrice: Lucia Zahara

- Ogni giovedì BIODANZA ore 20.30 - conduttrice: Zaira De Luca 
- ogni Lunedì PRANIC HEALING ore 20-22.00

- ogni Lunedì e venerdì TAI CHI ore 19-20.30 - conduttore: Maestro Nazzareno Russo
- Domenica 30 aprile DANZA DEL RISVEGLIO ore 10-14  - conduttrice: Lucia Zahara

- Domenica 28 maggio DANZA DEL RISVEGLIO ore 10-14  - conduttrice: Lucia Zahara

- Una domenica al mese Intensivo di Analisi Bioenergetica di Gruppo ore 10-18.20 (vedi sotto programma Intensivi)

- Un weekend (Sabato e Domenica) al mese Intensivo di Analisi Bioenergetica di Gruppo, Rebirthing, Ipnosi regressiva orario 10-19.30

Per info : tel. 3923800864
Jacaranda Center, via Ramondetta, 21 Valverde

www.bioenergetic.it
www.jacarandacenter.it
www.zenquieora.org



GRUPPO DI MEDITAZIONE ZEN - Ogni mercoled́ alle ore 20.30 -

secondo la tradizione di Thich Nhat Hanh. Ingresso libero.

Sede: Grounding Institute Via Asiago, 35 1° Piano a sinistra.



INTENSIVO DI CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI conduttore Dr. Maurizio D'Agostino -

"ARRENDERSI AL CORPO"

Sabato 22 aprile 2017 ore 10.00-17.30

 

Jacaanda Center

Via Ramondetta, 21 Valverde (CT)

Per info chiamare: 3923800864 

www.bioenergetic.it  

www.jacarandacenter.it  



CALENDARIO DEGLI INCONTRI - Grounding Institute -

GRUPPO DI ANALISI BIOENERGETICA 

 condotto dal dr. Maurizio D’Agostino - ANNO 2017

29 GENNAIO  - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

19 FEBBRAIO  - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

12 MARZO - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

9 APRILE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

7 MAGGIO INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

11 GIUGNO-  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

9 LUGLIO -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

17 SETTEMBRE INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

15 OTTOBRE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

19 NOVEMBRE  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

3DICEMBRE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO)  orario: 10.00-18,30

 

brethe.jpg

 

 

INTENSIVI DI REBIRTHING BIOENERGETICO-TRANSPERSONALE

(CATANIA - GENOVA - LECCE - LONDRA - PORT LUIS (MAURITIUS) - 2015

 

 

  

SABATO FEBBRAIO 2016- VALVERDE (CT) INTENSIVO DI REBIRTHING condotto dal dr. Maurizio D'Agostino

14-15 MARZO - GENOVA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

25-26 APRILE - LECCE - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban  

 PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVERE O TELEFONARE  A assunta.desantis@gmail.com – tel. 3456425834

20-21 GIUGNO - LECCE - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

 PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVERE O TELEFONARE  A assunta.desantis@gmail.com – tel. 3456425834) 

1-2 AGOSTO - GENOVA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

     AGOSTO - LONDRA - INTENSIVO DI REBIRTHING condotto dal dr. Maurizio D'Agostino

3 OTTOBRE - CATANIA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban 

 

aztezfractal.jpg

 

 

MARATONE  DI ANALISI BIOENERGETICA

 

 

 

 

 

APRILE - MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino  

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30

 

LUGLIO - MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30 

 

OTTOBRE-  MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30  

 

NOVEMBRE -  MARATONA NON RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

                    SABATO 26  ore 1O.00-19,30  e  Domenica 27 ore 18.30  

 

DICEMBRE -  MARATONA NON RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

                    SABATO 17  ore 1O.00-19,30  e  Domenica 18 ore 10.00 - 18.30  

 

 Intensivi di Analisi Bioenergetica  condotti dal dr. Maurizio D'Agostino 

 

 

 

 

 

pranic-healing_mano_a_sx.jpg

 

 

PRANIC HEALING 

 

 

 

 

 

INCONTRO DI PRATICA per gli studenti di PRANIC HEALING del GROUNDING INSTITUTE (gratuito) - ogni lunedì ore 20.00 (telefonare al 392.3800864) 

INCONTRI DI ARHATIC YOGA A CADENZA MENSILE

29 marzo INCONTRO DI SUPERVISIONE di PRANIC HEALING per gli studenti del Grounding institute

     CORSO DI PRANIC HEALING Base (1° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani -  

26-27 giugno - CORSO DI CRISTALLOTERAPIA PRANICA (4° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani 

26-27 settembre -  CORSO DI PRANIC HEALING AVANZATO (2° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani 

     CORSO DI PSICOTERAPIA PRANICA  (3° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani  

 

tunnel5.jpg

   IPNOSI

 

 

 

Sedute individuali di Ipnosi (ogni pomeriggio da martedì a venerdì) 

Sedute individuali di Ipnosi regressiva (ogni pomeriggio da martedì a venerdì) 

Intensivo di Ipnosi di gruppo ogni mese (escluso agosto) 2016

 


--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

logo_siab.jpg

 

Corso di Formazione per Conduttore di Classi di Esercizi Bioenergetici e Counselling a indirizzo bioenergetico

Date 1° anno del Corso di Formazione in COUNSELLING a indirizzo bioenergetico

( Società Italiana di Analisi Bioenergetica - SIAB) - direttore: dr. Maurizio D'Agostino
Orario 10.00-17.00 

 

-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 

esercizi bioenergetici per sciogliere le tensioni del viso_n.jpg

 

  CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI 

  ogni MERCOLEDI' ore 19.00

 

 

 

 

INTENSIVI DI CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI  - Per info chiamare al conduttore

  CONDUTTORE: Dr. Maurizio D'Agostino

In questo intensivo sarà dato ampio spazio al lavoro con le vibrazioni energetiche, al contatto e al lavoro col respiro. Sarà incentrato sugli ultimi sviluppi metodologici di David Berceli sul Tremore neurogenico.

Per Informazioni e iscrizioni telefonare al 392.3800864

 

 respira sei vivo.jpg

 GRUPPO DI MEDITAZIONE ZEN della tradizione di Thich Nhat Hanh

ogni MERCOLEDI' ore 20.45 (ingresso libero) (subito dopo la classe di esercizi)

 

 

 RITIRO DI MEDITAZIONE CON i MONACi ZEN di PLUM VILLAGE

 (VEDERE SITO WWW.ZENQUIEORA.ORG )

 

iNCONTRi DI MEDITAZIONE ZEN COL MONACO PHAP BAN - dal 14 al 28.aprile 2016

 Arrivare alle ore 19.45 per sistemarsi nella sala. I'incontro inizierà alle ore 20.15. Dopo non si potrà più accedere. Inviare sms o telefonare al 392.3800864 (Maurizio D'Agostino) se si intende partecipare all'incontro.

Luogo: JACARANDA CENTER, VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE   http://www.zenquieora.org/www.zenquieora.org

 Gli incontri di pratica zen con Phap Ban proseguiranno ogni pomeriggio e nel weekend 16-17 aprile ci sarà il ritiro. 

Nel weekend del 23-24 aprile ci sarà il Ritiro di REBIRHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'AGOSTINO e dal monaco zen PHAP BAN. 

Avvisare se si intende partecipare:

JACARANDA CENTER

VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE 

cell. 3923800864 

Pagina di Facebook: ZEN QUI E ORA - Gruppo di Meditazione Zen di Catania-Sicilia

 

GIORNATA DI MEDITAZIONE ZEN  CON IL MONACO ZEN PHAP BAN  -  4 OTTOBRE 

 

iNCONTRi DI MEDITAZIONE ZEN CON I MONACI DELLA TRADIZIONE ZEN DI THICH NHAT HANH DI PLUM VILLAGE - INVERNO 2016 - VALVERDE

 

  ---------------------------------------------------------------------------------------------

logo_isp.png

 

CORSO di SPECIALIZZAZIONE in PSICOTERAPIA BREVE A INDIRIZZO STRATEGICO per psicologi e medici (Istituto per lo Studio delle Psicoterapie - ISP)

  

 BARI, 23-24 maggio

CATANIA  21 FEBBRAIO, 

LAMEZIA TERME, 9-10 maggio,

ROMA, 18-19 aprile

 

PER INFORMAZIONI SU TUTTE LE PROPOSTE

JACARANDA CENTER

Direttore: dr. Maurizio D’Agostino

Cell.  3923800864

Via RAMONDETTA, 21 VALVERDE (CT)

www.bioenergetic.it



Corso di formazione in Reiki - 1° Livello - domenica a novembre-dicembre - Conduttore: Grazia Puglisi

La danza del risveglio 28 maggio 2017 -

Per informazioni vedere sul nuovo sito www.jacarandacenter.it



Corso di formazione professionale in REBIRTHING BIOENERGETICO-TRANSPERSONALE -

In programmazione. 1° modulo in Vivation (o Rebirthing integrativo), 2° modulo Rebirthing bioenergetico, 3° modulo Rebirthing bioenergetico-transpersonale. info: 3923800864



INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA E REBIRTHING " Verso il Sè profondo: respiro, voce, contatto" -

CONDUTTORE: DR. MAURIZIO D'AGOSTINO

 

SABATO 13 E DOMENICA 14 MAGGIO 2017

 

JACARANDA CENTER

VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE

CELL. 3923800864

www.jacarandacenter.it  



Vesak - Incontro di pratica di meditazione zen - Venerd́ 22 aprile 2016 -

L'incontro sarà facilitato dal monaco zen Phap Ban 

In tutto il mondo, in questi giorni, nella tradizione buddhista celebrano il Vesak, ovvero la festa sacra che rievoca la nascita, la morte e il Nirvana, l'illuminazione di Buddha.

Il Vesak è una delle feste religiose più importanti del calendario buddhista ed è una occasione per ricordare i precetti, la vita e l'insegnamento di Buddha nel mondo. Cade normalmente nel giorno del plenilunio di aprile o maggio anche se tutto il mese ed in particolare i giorni intorno al plenilunio sono considerati importanti.

A Plum Village si è soliti festeggiare questa giornata costruendo un piccolo ponte nel laghetto di uno stagno coperto di fiori di loto. Uno ad uno i presenti percorrono il ponte al cui centro è stato posta una piccola statua del Buddha bambino e mentre viene intonato un canto aspergono con acqua mista petali di fiori l'immagine del bambino.

Proprio con questo spirito festeggeremo con voi questa giornata che ci ricorda la libertà immensa che portiamo in noi, libertà che nessuno può darci e nessuno può toglierci.

Venerdì ore 19.00 (arrivare 18.30)

 

Jacaranda Center

Via Ramondetta, 21 Valverde

Per info e partecipazione chiamare o mandare un SMS al 3923800864

 

(Attenzione: Se il navigatore vi porta a via Ramondetta 21 di Aci Bonaccorsi allora scendendo prendere la prima a sinistra e poi la prima a destra (e già siete su via Ramondetta di Valverde) e dopo 50 metri trovate i 3 cancelli. Prendere il primo cancello a sinistra e percorre la strada sterrata fino alla fine.



Realizzazione Siti Web: Studio Insight
pagine viste: