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di Anna Della Vedova*
Riassunto: Il termine “attaccamento prenatale” è stato
creato per definire il particolare legame che i genitori sviluppano
verso il feto durante la gravidanza. Da quando Winnicott, con il
concetto di “preoccupazione materna primaria”, ha descritto la rilevanza
dell’investimento affettivo della gestante verso il feto, la qualità
del legame prenatale gentori-bambino viene considerata particolarmente
importante per il successivo sviluppo della relazione di attaccamento e
per lo sviluppo psichico infantile.
Nel 1981 la Cranley ha definito il costrutto dell’”attaccamento
materno-fetale” ed ha creato un strumento per misurarlo. Al momento
attuale è possibile affermare che uno specifico campo di ricerca sul
legame di attaccamento che i genitori sviluppano verso il bambino che
attendono sta progressivamente sviluppandosi. Questo lavoro considera
alcuni aspetti delle conoscenze attualmente raggiunte sullo sviluppo
dell’attaccamento prenatale e le implicazioni relative ad un basso
attaccamento prenatale rispetto ai rischi che ciò comporta per il feto.
Il legame di attaccamento prenatale
Negli ultimi 50 anni gli studi sullo sviluppo psichico infantile hanno
documentato il ruolo fondamentale delle relazioni tra genitori e bambino. A
partire dal pensiero di Winnicott (1958) e di Bowlby (1969), che con la teoria
dell’attaccamento ha descritto la tendenza innata del bambino a ricercare
la vicinanza, l'attenzione e le cure dell’adulto e dimostrato l’importanza
della qualità del legame che il bambino sviluppa verso le figure di riferimento
affettivo, le relazioni precoci tra neonati e caregivers sono considerate di
straordinaria rilevanza per lo sviluppo psichico infantile.
''La ricerca sulle prime relazioni genitori-bambino ha evidenziato nei neonati
insospettate competenze percettive, motorie, comportamentali e notevoli capacità
di attivarsi verso le figure di accudimento in modo tale da contribuire alla
co-regolazione delle interazioni (Stern, 1995; Fivaz-Depeursinge &
Corboz-Warnery, 1999). Del resto gli studi sullo sviluppo fetale hanno mostrato
un feto attivo, sensibile, in grado di apprendere e di interagire con gli
stimoli provenienti dal corpo materno e dall’ambiente a partire dal secondo
trimestre di gravidanza (Piontelli, 1992; Della Vedova & Imbasciati, 1998;
Manfredi & Imbasciati, 2004; Della Vedova & Imbasciati, 2005).
Alla luce di tali evidenze, l’area dell’esperienza prenatale che si viene a
creare nei primi rapporti dei genitori con il feto, divenuta di grande
interesse. Ma, ci si potrebbe chiedere, quando e come comincia a svilupparsi
una relazione tra genitori e bambino? Winnicott (1958), con il concetto di preoccupazione
materna primaria e con le osservazioni sui primissimi stati mentali, per la
prima volta mise in evidenza come la relazione genitori-bambino prenda origini
nelle fasi precedenti alla nascita nell'impegno affettivo che la mente
genitoriale sviluppa verso il bambino atteso. Bowlby (1969), descrisse la
tendenza all'attaccamento del bambino e la necessità che in corrispondenza di
questa nel genitore si sviluppi una pari tendenza e disponibilità all'attaccamento
verso il bambino. Che tale disposizione parentale si origini nell’investimento
emotivo che i genitori fanno verso il bambino prima della sua nascita è
dimostrato dalla reazione di lutto e nei frequenti episodi depressivi
riscontrabili nei genitori negli sfortunati casi in cui la gravidanza venga
interrotta e il bambino non sopravviva (OLeary, 2004). In questo senso divenuta
di notevole interesse l’area di studio sulle fasi prenatali dello sviluppo con
particolare riferimento al rapporto che i genitori sviluppano, in un area
intermedia tra fantasia e pensiero, verso il bambino atteso (Palacio Espasa,
1991; Soul, 1982; Lebovici, 1983). Negli ultimi ventanni si sviluppata una
specifica area di indagine che esplora il complesso di atteggiamenti,
comportamenti, rappresentazioni cognitive e fantasie che si sviluppano nella
mente dei genitori nei confronti del feto, definito come attaccamento
prenatale. Il costrutto dell’ attaccamento prenatale stato creato
dalla Cranley (1981) per descrivere le caratteristiche del legame che i
genitori sviluppano durante le fasi della gravidanza verso il bambino che
attendono. Attualmente tale costrutto viene studiato nell’ipotesi che la
qualità dell'investimento affettivo prenatale influisca sui processi della
gravidanza, del parto, sulla successiva relazione di attaccamento genitori
bambino e sullo sviluppo psichico infantile.
La relazione genitori-bambino prima della nascita
Ben prima che venisse formalizzato il costrutto di attaccamento prenatale,
la letteratura psicoanalitica aveva preso in considerazione quanto avviene nella
mente dei genitori in attesa, ritenendo che la relazione di attaccamento
neo-natale cominciasse nelle fasi prenatali, originandosi nell'investimento
affettivo del genitore verso il bambino atteso.
La relazione tra gestante-feto stata il primo oggetto di riflessione, con
particolare riguardo alle trasformazioni corporee e psicologiche della donna
nel primo rapporto con feto che si sviluppa (Deutsch, 1945; Bibring, 1959;
Benedek, 1959; Pines, 1972). La prima vera descrizione del definirsi di un
investimento affettivo specifico verso il bambino atteso, si deve a Winnicott
(1958) che definì preoccupazione materna primaria quello speciale tipo
di coinvolgimento esclusivo, e cos intenso da sembrare una forma passeggera di
follia, che le madri sviluppano verso i loro bambini. L'importanza delle fasi
prenatali secondo Winnicott era decisiva dal momento che riteneva che tale
coinvolgimento cominciasse a formarsi quando una donna apprende di essere
incinta. Egli osserva inoltre come la preoccupazione materna primaria si
sviluppasse in entrambi i genitori (Winnicott, 1969) attraverso un focalizzarsi
dell'attenzione, dei pensieri e delle fantasie verso ogni cosa riguardante il
bambino in via di sviluppo ed escludendo in gran parte il resto.
L’area di studio che si occupa processi psicologici che avvengono negli
individui che si apprestano a divenire genitori ha evidenziato particolari
dinamiche della psiche genitoriale attraverso le quali si forma una
rappresentazione mentale del bambino atteso (Palacio Espasa, 1991). Si visto
che, in condizioni normali, nella mente dei genitori in attesa si verifica una
vera e propria fioritura di pensieri, emozioni, sentimenti, fantasie, desideri
e idealizzazioni verso il bambino che si sta sviluppando. Attraverso tale
rappresentazione mentale, definita rappresentazione del “bambino immaginato
(Soul, 1982; Lebovici, 1983), i genitori cominciano a prendere contatto e a
formare un legame con l’immagine di un bambino che comprende aspetti di
fantasia e di proiezione misti ad aspetti reali dovuti all'interazione che
comincia a verificarsi con il feto. La qualità del legame che i genitori
sviluppano verso il feto, come evidenziato dalla teoria dell'attaccamento, è
inoltre condizionata dalle esperienze affettive vissute dai genitori stessi nella
famiglia di origine. La rappresentazione mentale delle prime relazioni vissute
dall'individuo, descritta da Bowlby nel concetto di modello operativo
interno (1969), si dimostra infatti influente sul tipo di legame di
attaccamento che i genitori saranno in grado di formare con il loro bambino
(Fonagy & Target, 2001).
L'attaccamento prenatale e gli strumenti di misura dell'attaccamento
prenatale
Negli ultimi vent’anni l'attaccamento dei genitori verso il feto stato
studiato in modo sempre pi preciso e sistematico fino ad arrivare alla
definizione del costrutto dell'attaccamento prenatale e di un’area specifica di
studio. Negli anni 70 cominciarono le prime ricerche qualitative sulle
rappresentazioni e fantasie che la donna in gravidanza sviluppa verso il feto.
In uno dei primi studi Lumley (1972) indaga il formarsi dell'immagine mentale
del feto lungo il corso della gravidanza intervistando trenta primipare.
Emersero due aspetti: il primo fu che con il progredire della gravidanza il
feto viene pensato progressivamente sempre pi come persona, il secondo che le
madri stabiliscono precocemente un legame di attaccamento con il feto. Nello
stesso periodo il rapporto madre-feto stato studiato dalla Rubin (1975) che
descrisse “i compiti fondamentali della gravidanza come un impegno particolare
della donna verso il feto nel: 1) realizzare un passaggio sicuro attraverso le
fasi della gravidanza fino al parto, 2) assicurarsi che il bambino sia
accettato dalle persone significative della famiglia, 3) sviluppare un legame
affettivo verso il feto, 4) essere in grado di fare dono di s al bambino.
In uno studio qualitativo che indagava per la prima volta il legame di
attaccamento madre-feto in un gruppo di diciannove primipare, Leifer (1977) risconta
un dato interessante e in un certo senso nuovo: una certa percentuale di donne
manifestava un basso investimento affettivo rispetto al feto. Nel suo campione,
infatti, un quarto delle donne manifestava basso attaccamento al feto e, le
stesse, a sei mesi di distanza dal parto evidenziavano il persistere di un
basso attaccamento verso i bambini. Con l’avanzare delle ricerche sembrava
dunque evidenziarsi come la qualità del legame di attaccamento prenatale
potesse essere rilevante e acquisire una certa validità prognostica rispetto
alle successive relazioni madre-neonato. Nel 1981 Mecca Cranley, una studiosa
particolarmente interessata al rapporto gestante-feto, definì per la prima
volta il costrutto dell'attaccamento materno-fetale come “la misura in
cui la donna manifesta comportamenti che rappresentano interazione e
coinvolgimento affettivo verso il bambino che attende“. Attualmente in
letteratura esistono tre strumenti che misurano il costrutto dell'attaccamento
prenatale rispettivamente: MFAS di Cranley (1981), MAEAS di Condon (1993), PAI
di Muller (1993). Si tratta di scale tipo Likert costituite da una serie di
affermazioni, a cui i soggetti assegnano un punteggio su dimensioni di accordo
o frequenza, che rilevano la presenza di comportamenti, atteggiamenti, emozioni
e affetti come indicatori del formarsi di rappresentazioni cognitive del
bambino che si sta sviluppando e di un investimento affettivo dei genitori
verso il feto. (Della Vedova, in stampa).
Gli studi sull'attaccamento prenatale
Grazie all'utilizzo delle scale di misura dell'attaccamento prenatale l’area
dei vissuti genitoriali verso il bambino atteso comincia ad essere indagata
sistematicamente. Ad oggi molte ricerche sono state svolte e si conosce meglio
il ruolo di alcuni fattori sullo sviluppo dell'attaccamento prenatale, anche
se, per il momento, la maggior parte delle ricerche ha esplorato l'attaccamento
materno fetale mentre l'attaccamento paterno-fetale risulta ancora poco
indagato.
Lo studio longitudinale dell'attaccamento materno-fetale lungo il primo, secondo
e terzo trimestre di gravidanza, ha evidenziato un andamento tipico per cui le
donne risultano divenire progressivamente pi attaccate ai loro bambini man mano
che la gravidanza procede (Laxton-Kane & Slade, 2002; Cannella, 2005).
Indipendentemente dallet materna, la maggior parte delle donne manifesta un
aumento dell’attaccamento a partire dal secondo trimestre, in particolare l'incremento
si collega alla percezione dei primi movimenti fetali. E interessante il dato,
ripetutamente confermato nelle ricerche, per cui le donne pi sensibili ai
movimenti fetali sono anche le stesse che ottengono i maggiori punteggi nell'attaccamento
verso il feto (Heidrich & Cranley, 1989). Come previsto dalla letteratura
psicoanalitica, l'attaccamento materno non sembra dipendere dalla percezione
fisica del feto, ma essere legato un coinvolgimento psicologico che si diparte
dal concepimento, come si potuto evidenziare in uno studio su donne che si
sottoponevano a diagnosi prenatale in cui si riscontrata la presenza di attaccamento
prenatale materno a dieci settimane di gestazione (Caccia et all. 1991). Per
quanto riguarda lo sviluppo dell'attaccamento paterno-fetale in un recente
studio italiano (Righetti et al., 2005) emerso che, diversamente
dall’attaccamento materno-fetale che si incrementa con il progredire della
gravidanza, nella popolazione maschile l'attaccamento al feto si sviluppa nel
primo trimestre e poi si mantiene ad un livello costante fino alla fine della
gravidanza.
In una lettura psicoanalitica relazionale della salute mentale dell'individuo,
si considera di grande importanza il ruolo dei fattori di sostegno affettivo,
emotivo e concreto presenti nel contesto di vita della gestante. Questo aspetto
confermato da diverse ricerche in cui alcuni fattori del contesto psicosociale
risultano correlati con l'attaccamento materno-fetale (Cranley, 1981; Condon
& Corkindale,1997). La presenza di relazioni affettive adeguate si rivelata
importante per lo sviluppo del legame di attaccamento prenatale; in un campione
di gestanti adolescenti, per esempio, si è potuto riscontrare come una buona
relazione con la propria madre fosse correlata con la possibilità delle giovani
gestanti di sviluppare un adeguato legame di attaccamento verso il feto
(Wayland & Tate, 1993; Bloom, 1995). Allo stesso modo, il clima famigliare,
ove le relazioni siano connotate da capacità di empatia e sostegno tra
famigliari, risulta positivamente correlato con l'attaccamento delle gestanti
al feto (Fuller e al. 1993; Wilson et al. 2000).
I fattori correlati ad un basso attaccamento prenatale e loro
implicazioni
Riprendendo la concezione di preoccupazione materna primaria (Winnicott,
1958), se si considera lo sviluppo nella psiche genitoriale di un’area di
attenzione, cure, pensiero, emozioni, sentimenti e fantasie verso il feto, come
base della futura relazione di attaccamento tra genitori e bambino, diviene
allora importante esaminare quali fattori possono essere correlati allo
sviluppo di un basso attaccamento genitoriale verso il feto e le sue eventuali
conseguenze.
Numerosi studi hanno cercato di chiarire quale impatto possono avere sullo
sviluppo del legame di attaccamento prenatale aspetti quali: fattori legati
alla psicopatologia dei genitori, come sintomi depressivi, disturbi della personalità,
dipendenze patologiche; fattori legati al contesto psicosociale e affettivo,
come basso sostegno sociale, isolamento e violenza famigliare; fattori legati a
precedenti aborti o morte perinatale (per una rassegna Laxton-Kane & Slade,
2002; Cannella, 2005; Della Vedova, in stampa).
Si potrebbe pensare che uno stato depressivo determini un basso attaccamento
materno ma i risultati sono discordanti: in uno studio su 238 gestanti Condon
& Corkindale (1997) hanno riscontrato una correlazione inversa tra sintomi
depressivi e punteggio globale dell’attaccamento materno fetale, mentre Honjo e
collaboratori (1993), in uno studio su 216 donne tra i tre e i sei mesi di
gestazione, non hanno potuto riscontrare alcuna associazione tra sintomi
depressivi e attaccamento materno-fetale. Altri studi hanno evidenziato
addirittura un andamento opposto, Priel & Besser, (1999), in uno studio su
73 donne nell'ultimo trimestre di gestazione e nelle prime otto settimane
post-partum, hanno riscontrato come un alto attaccamento materno-fetale fosse
associato a sintomi depressivi.
Rispetto agli stati d'ansia o di stress materno, da alcuni studi emerge il dato
che siano predittivi di un basso attaccamento materno-fetale (Gaffney, 1986;
Cranley,1981) ma altri studi non hanno rilevato questo andamento (Cannella,
2005). Gli aspetti di devianza e i disturbi della personalità genitoriale
sembrano essere maggiormente correlati con un basso sviluppo dell'attaccamento
prenatale. Uno studio su un campione di donne devianti, inviate dai servizi
sociali per una valutazione psicologica delle capacità genitoriali, ha
evidenziato in questi soggetti una diffusa presenza di disturbi della personalità
e parallelamente un attaccamento verso il feto notevolmente pi basso rispetto
alla popolazione normale: su quaranta donne solo due avevano un attaccamento
adeguato al feto e molte affermavano di provare insofferenza e aggressività
verso il feto (Pollok & Percy, 1999). L'aspetto più allarmante rispetto a
quanto rilevato in questo campione di gestanti, che provenivano da una
situazione sociale svantaggiata e da ambienti spesso connotati da violenza e
isolamento sociale, fu che molte affermarono di provare insofferenza e rabbia
verso il feto, alcune ammisero che avrebbero desiderato punire il feto e che
sentivano che in futuro avrebbero spesso potuto perdere il controllo con il
bambino (Pollok & Percy, 1999). Anche gli studi su gestanti
tossicodipendenti hanno evidenziato bassi livelli di attaccamento al feto
(Mikhail et al. 1995). Ma l'aspetto pi preoccupante, riscontrato in studi
recenti, stato che, ove ci fosse la tendenza all’uso di sostanze durante la
gravidanza, la capacità materna di sviluppare un attaccamento post-natale al
bambino risultava diminuita (Quinlivan & Evans, 2005). Questi dati in un
certo senso non stupiscono, dal momento che l'abuso di sostanze in gravidanza
evidenzia una difficoltà materna a tenere conto del benessere del feto. Cos
risulta infatti da uno studio sugli atteggiamenti verso la salute, propria e
del feto, nelle gestanti (Lindgren et al. 2001) che ha evidenziato come
l'attenzione alle cure prenatali e agli aspetti di tutela verso la salute del
feto correli positivamente con alti livelli di attaccamento materno-fetale.
Un fattore notoriamente legato alla difficoltà per i genitori di instaurare un
adeguato legame di attaccamento con il bambino che attendono riguarda
esperienze precedenti di aborti o morte perinatale. L'esperienza di avere
investito emotivamente in un legame che si spezza bruscamente con la perdita
del bambino, lascia i genitori in una situazione di perdita e lutto che non
sempre riesce ad essere pensata dai genitori stessi e riconosciuta dal contesto
affettivo di appartenenza. Come evidenziato dalla clinica e dalla ricerca
(OLeary, 2004) il lutto per la perdita di un bambino atteso lascia le sue
tracce per anni e necessita di una lunga elaborazione mentale. In assenza di ci
il lutto, non solo non risolto dall'arrivo di un altro bambino ma rischia di
complicare la relazione tra i genitori e il bambino in arrivo. Per questo sarebbe
necessario che, genitori che hanno vissuto perdite di questo genere, possano
ricevere dalle strutture preposte alla nascita un sostegno psicologico per
affrontare adeguatamente il corso di una nuova gravidanza. A riprova di quanto
emerge dalla clinica, in uno studio su gestanti con esperienze di aborti,
Armstrong & Hulti (1998) hanno riscontrato un minore livello di
attaccamento materno-fetale nelle gestanti che avevano perso un bambino
rispetto al gruppo di controllo.
I risultati di questi studi sottolineano l’impatto dei fattori psicologici e
psicopatologici, non solo della gestante ma anche del contesto famigliare in
cui essa vive, sulle possibilit di sviluppo di un adeguato attaccamento
materno-fetale. I sintomi depressivi non sembrano essere sempre correlati a
basso attaccamento, mentre alcune problematiche di personalità sembrano
determinare un basso attaccamento materno fetale. In particolare dati come
quelli che emergono da questi studi ribadiscono l’importanza di sostenere
gestanti con problematiche psicologiche, la necessità di interventi di sostegno
ove le relazioni nella coppia o il contesto affettivo di riferimento siano
carenti o connotati da violenza, e la rilevanza del sostegno alle coppie che si
accingono ad una nuova gravidanza dopo avere perso un bambino.
I fattori correlati all'attaccamento post-natale e programmi di
intervento
Un ambito di grande interesse riguarda lo studio delle ricadute che la qualità
e le caratteristiche dell'attaccamento materno fetale possono avere rispetto
allo sviluppo successivo della relazione di attaccamento. Vi sono infatti
sempre maggiori evidenze di come la qualità dell'attaccamento prenatale, in
particolare l'attaccamento materno-fetale, si mantenga nella successiva
relazione con il neonato, ed opinione condivisa tra gli studiosi che una buona
relazione madre-neonato e padre-neonato costituisca una condizione di base per
la prevenzione dei disagi dello sviluppo psicofisico del bambino.
In uno studio longitudinale, il legame gestante-feto (Siddiqui & Hagglof,
2000) si dimostrato correlato al tipo di relazione madre-bambino a dodici
settimane di et. Durante le osservazioni delle interazioni madre-bambino, le
madri che avevano fatto registrare alti punteggi alle scale dell’attaccamento
materno-fetale, si rapportavano al loro bambino in modo pi ricco e coinvolgente
delle madri con basso attaccamento materno-fetale, facendo registrare un
maggior numero di sguardi e di interazioni con il bambino. Quello che pare
emergere da questi studi che un attaccamento prenatale caratterizzato da alti
punteggi sia prevalentemente associato ad una migliore qualità della successiva
relazione madre-bambino.
Diversamente, l’attaccamento post-natale può essere minato da situazioni di
contesto che causino malessere psicologico nella gestante, come l'assenza di
supporto emotivo-affettivo nell'ambiente famigliare o la presenza di violenza nell'ambiente
domestico. In uno studio longitudinale, in cui venivano monitorate gestanti
esposte a violenza nell'ambiente famigliare (Quinlivan & Evans, 2005) e il
temperamento dei loro bambini dopo la nascita, si visto che, nelle gestanti
esposte a violenza, l’attaccamento post-natale ai bambini risultava
significativamente pi basso rispetto a quello delle gestanti del gruppo di
controllo. L'osservazione successiva dei bambini ha inoltre evidenziato come i
figli delle donne esposte a violenza avessero una probabilità doppia di essere
classificati difficili rispetto ai bambini del gruppo di controllo. In queste
situazioni particolarmente critiche la possibilità di predisporre programmi di
intervento a sostegno delle gestanti che vivono in ambienti domestici connotati
da violenza o socialmente deprivati si dimostrata un elemento prognostico
positivo per l'evoluzione della gravidanza e per lo sviluppo del bambino
(Quinlivan & Evans, 2005).
L'aumento delle conoscenze sulle modalità di sviluppo del legame prenatale ha
dunque permesso di strutturare programmi di intervento a sostegno dello
sviluppo dell'attaccamento materno-fetale attraverso quei fattori che sono
risultati a questo positivamente correlati. Si è infatti potuto constatare che l'attaccamento
verso il feto può essere incrementato favorendo nelle madri un aumento della
consapevolezza dell’esistenza del feto (Koniak-Griffin & Verzemnieks, 1991).
In alcuni studi si ottenuto un incremento dell'attaccamento al feto attraverso
appositi programmi educativi semplicemente mirati all'aumento delle conoscenze
dei genitori rispetto allo sviluppo fetale o ad incrementare la percezione
materna del feto. In uno studio (Mikhail et al., 1991) si richiedeva ad alcune
gestanti del campione di contare i movimenti fetali per alcuni giorni. Ad un
primo gruppo di gestanti si richiedeva di contare i movimenti fetali secondo il
metodo Sadovsky, ad un secondo gruppo di contare secondo il metodo Kardoff e ad
un terzo gruppo, gruppo di controllo, non veniva data alcuna consegna. Il
confronto successivo evidenzi che le madri di entrambi i gruppi che avevano
contato i movimenti fetali raggiungevano punteggi di attaccamento
significativamente maggiori rispetto al gruppo di controllo, come se di fatto
un aumento della consapevolezza dell'esistenza autonoma del feto si correlasse
ad un aumento dell'attaccamento.
Questo interessante dato e i contributi della ricerca qui brevemente esaminati,
sembrano confermare gli assunti del costrutto dell'attaccamento materno-fetale
per cui, un’attenzione al feto, evidenziata dal desiderio di conoscenza e
curiosità unitamente a una preoccupazione tesa alla protezione del benessere
fetale, sarebbe indice del formarsi di un area di pensiero verso il feto e di
un investimento affettivo dei genitori verso il bambino atteso.
Conclusioni
In questa breve rassegna sono stati presi in considerazione alcuni
contributi teorici e di ricerca sull’area delle relazioni fantasmatiche e dell'investimento
emotivo che i genitori sviluppano verso il bambino prima della nascita.
Considerando paradigmatica la concezione di preoccupazione materna primaria
(Winnicott, 1958), stata descritta la genesi prenatale di un legame particolare
tra genitori e feto che può essere definito attaccamento prenatale. Attraverso
l'esame della letteratura scientifica del settore, si proposto che la qualità
del legame di attaccamento prenatale possa grandemente influire sulle relazioni
successive tra genitori e bambino e sul tipo di attaccamento che il bambino
svilupperà. Poiché questi elementi sono correlati allo sviluppo psichico e
somatico del bambino l'importanza della qualità dell’attaccamento prenatale
diviene sempre pi rilevante, cos come le possibilità di poterne monitorare e
favorire uno sviluppo adeguato anche attraverso programmi di prevenzione
primaria.
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*Anna Della Vedova
Position : researcher
Università degli Studi di Brescia.
Cattedra di Psicologia Generale, Facoltà di Medicina e Chirurgia
Viale Europa, 11, 25123 Brescia
030-3717276 fax 030-3717207
e-mail dellaved@med.unibs.it
Grounding Institute
Via Asiago, 35 Catania
www.bioenergetic.it
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