In un campione di oltre cento macachi sono stati identificati i
portatori di un corredo favorevole al ricambio della serotonina
cerebrale e i portatori di un gene sfavorevole con conseguente deficit
di produzione di essa (la serotonina è un neurotrasmettitore correlato
con i comportamenti aggressivi e autolesivi anche negli uomini; su di
essa agiscono i farmaci ISRS, inibitori selettivi della ricaptazione
della serotonina). Al termine dello svezzamento sia i portatori del gene
sfavorevole che i sani sono stati posti, e per sei mesi, in due
condizioni differenti, metà sono rimasti con la madre e l'altra metà
aveva contatti solo coi propri pari. Finiti i sei mesi, il campione che
era stato separato dalla madre aveva valori diversificati di
concentrazione dei metaboliti della serotonina (acido
5-idrossi-indolacetico) nel liquor cefalorachidiano: come era da
aspettarsi era molto bassa nei macachi con gene sfavorevole, mentre era
elevata in quelli sani. Il campione che era stato allevato dalla madre
non aveva concentrazioni differenti: sorprendentemente sia i piccoli con
gene sfavorevole che i sani si erano uniformati: sembra una prova
clamorosa delle interazioni geni/ambiente nella modulazione dei
neurotrasmettitori.
Questo esperimento di Bennett, Lesch, Heils et al. (in preparazione),
citato da Suomi (Suomi, 1999), è uno dei tanti che supporta l'importanza
dell'orientamento relazionale, comune forse a tutti noi.
Le neuroscienze umane ed animali ci aprono la strada, ma ci chiamano
anche in causa. Come deve essere questa relazione per cambiare e
sviluppare al meglio il nostro cervello? La risposta sta nel voler bene,
ma sappiamo anche quanto i genitori sono coinvolti nel voler bene ai
propri figli e ciononostante questo non ha impedito che siano cresciuti
con problemi. Che fare allora?
I contributi dell'Infant Research possono fornire indicazioni. Traccerò giocoforza densamente i seguenti punti:
1 - farò una premessa sui cambiamenti metodologici che avviarono questo filone di studi,
2 - descriverò gli sviluppi metodologici e teorici successivi,
3 - illustrerò qualche ricerca sulla relazione diadica pertinente alla domanda che ci siamo fatti,
4 - concluderò con i campi che si aprono.
1 - Premessa sul rinnovamento metodologico.
A mio avviso le conoscenze sul bambino hanno un potenziale che cambia il
mondo, perché influiscono sulle nostre concezioni educative e sulla
nostra visione dell'uomo.
Dopo una prima rivoluzione sulle conoscenze del bambino avvenuta con
Freud, dagli anni '70 si è prodotto una conoscenza dello sviluppo del
bambino senza precedenti, favorita secondo Daniel Stern (Stern, 1985) da
due cambiamenti nei metodi sperimentali.
Il primo è stato su come farci le domande; il chiedersi se il neonato
odora, sente, vuole, pensa comporta il trovare un modo per
"chiederglielo". Per esempio MacFarlane (MacFarlane, 1975) ha utilizzato
il girare la testa per "chiedere" a neonati di tre giorni se odorano e
se sanno distinguere l'odore del latte della mamma ponendo a un lato
della testa dei tamponi impregnati dell'odore del seno della madre e
all'altro lato della testa dei tamponi impregnati dell'odore del seno di
altre donne che allattavano. In modo significativo i neonati giravano
la testa verso il tampone della mamma, cioè ci hanno risposto
indirettamente che sanno distinguere l'odore del latte materno.
Il secondo è stato nello sfruttare l'osservazione di Wolff (Wolff, 1966)
che i bambini non sono solo impegnati dal dormire, mangiare, piangere,
ma fin dalla nascita durante la veglia stanno a tratti in uno stato
detto di inattività vigile: una condizione ideale per scopi di ricerca
sperimentale perché il neonato non è distratto da altro.
Queste procedure hanno ampliato le nostre conoscenze su abilità insospettate dei bambini.
Fin dalla prima mezz'ora di vita troviamo competenze sorprendenti.
Riporto le parole di Sander (Sander, 2000) per illustrare questa ricerca
bellissima (pag. 12):
"Una drammatica dimostrazione di quanto noi non conosciamo di questo
iniziale periodo è la scoperta e l'indagine dei ricercatori svedesi
dello strisciare del neonato per raggiungere e cominciare a succhiare il
seno della madre eseguito interamente da solo (Widstrom et al., 1987).
Se adagiato pelle contro pelle sull'addome della madre e più sotto al
seno e per un breve tempo dopo la nascita, il neonato rimane serenamente
in uno stato vigile per 20-30 minuti, poi inizia una sequenza, uniforme
nel campione, che comincia con lo schioccare delle labbra e poi con il
perdere la bava dalla bocca. Come il bambino si muove in avanti verso il
seno non lavato, la sua testa si gira da una parte all'altra, fa
rimbalzare il suo naso sul seno della madre spostandosi verso il
capezzolo, apre abbondantemente la bocca quando si trova strofinandolo
in modo che l'areola diviene gonfia, tira dentro profondamente il
capezzolo in una posizione che è ottimale per iniziare la poppata. Se il
neonato comincia questa poppata entro la mezz'ora dopo la nascita,
avviene una secrezione di ossitocina che determina una vasocostrizione
nella madre, questo controlla l'emorragia postpartum e riduce il dolore.
La secrezione di ossitocina, così stimolata, avviene dentro la matrice
intercellulare del cervello, tanto che le iniezioni di ossitocina da
sole non producono gli stessi effetti.
E' inutile dire che l'effetto sulla madre dello sperimentare la
competenza innata del suo bambino è assai profonda. E' tale da
comunicare quanto è vero che il suo bambino è un essere agente che sa
iniziare la propria autoregolazione e la propria auto-organizzazione -
un elemento cruciale nell'iniziare il processo di differenziazione che
sarà negoziato nei mesi a venire".
L'elenco delle capacità neonatali documentate è ormai noto. Per dirne
qualcuna, si sa che sanno apprendere già dalla vita intrauterina, sanno
individuare i caratteri di una superfice anche se l'hanno solo toccata,
sanno distinguere la voce, l'odore, il volto della loro mamma, sanno
discriminare se stessi dagli altri riconoscendo le proprie
vocalizzazioni ecc. Per i curiosi segnalo, oltre al libro di Stern, un
articolo di Beatrice Beebe (Beebe, Lachmann, & Jaffe, 1997),
pubblicato su Ricerca Psicoanalitica, un'ottima rivista italiana.
In sintesi è stato un fiorire straordinario di scoperte che hanno
fornito una mole di dati su cui bisognava anche fare ordine, un
contributo che partì da Louis Sander.
2 - Gli sviluppi metodologici e teorici successivi.
Gerald Stechler (Stechler, 2000) ha descritto il momento del primo di
questi sviluppi (siamo negli anni sessanta alla Boston University School
of Medicine, Stechler collaborava con Louis Sander ed entrambi erano
psicoanalisti):
"La nostra ricerca longitudinale sul primo sviluppo del bambino ci
condusse a creare una revisione del modello psicoanalitico. Lou (Sander)
era profondamente colpito dai dettagli intimi del coinvolgimento
interattivo momento per momento tra madre e bambino (corsivo mio). Il
senso di una formazione e regolazione reciproca risaltava come il motivo
dominante attraverso cui capire e semplificare la complessità
preoccupante dei dati che erano catalogati. La sua lettura debordava
dalla psicoanalisi portandolo verso i teorici della teoria dei sistemi
generali biologici e verso gli etologi evoluzionisti che fornivano il
solo rilevante modello per il materiale che si stava osservando.
La sua genialità proveniva dalla sua intuizione che c'era un ordine
sottostante alla combinazione del potente svolgimento del programma
evolutivo del bambino e dei modi interattivi introdotti dalle
costruzioni della madre nel divenire del bambino. Egli sapeva che le
risposte non erano nella letteratura disponibile e che doveva resistere
alle pressioni interne ed esterne di infilare a stento tutto il
materiale dentro l'esistente teoria psicoanalitica.
Attraverso un attento e creativo approccio a questo problema, egli
costruì il cuore del suo durevole contributo allo sviluppo umano e alla
psicoanalisi. Il modello della sequenza della vicenda interattiva
(Sander, 1962) descriveva, organizzava e dava coerenza teorica alla
massa di disparate osservazioni e interviste che aveva raccolto." (pag.
76-77).
Ricordiamoci che in quel periodo dominava la Psicologia dell'Io e negli
USA apparivano i primi scritti di Kohut, mentre in Europa era presente
anche la teoria delle relazioni oggettuali. Quando Stechler allude a
Sander che doveva resistere alle pressioni esterne, credo alludesse a
questo contesto culturale.
Il concetto di oggetto e quello di sé allora in elaborazione avevano
posto il problema delle loro rappresentazioni mentali come
rappresentazioni del sé e dell'oggetto. Questi concetti erano sviluppati
su ipotesi che nascevano dall'osservazione nella pratica clinica con
adulti e bambini. Venivano fatte inferenze sui processi di sviluppo del
sé e dell'oggetto dalla nascita, ma i bambini in trattamento erano di
età superiore a quella dei processi mentali che venivano ipotizzati ed
inoltre erano bambini di un campione clinico. La rappresentazione
mentale poi era identificata con la rappresentazione simbolica, non
c'erano conoscenze sulle rappresentazioni presimboliche, salvo
l'intuizione di Freud di processo primario, costrutto da chiarire. Le
teorie e le applicazioni cliniche di quelle scuole, quindi, si sono
sviluppate sulle conoscenze di allora, conoscenze che, da parte non solo
della psicoanalisi, ma anche dei vari ambiti della psicologia, erano
orientate, come paradigma scientifico, a vedere i fenomeni delle
attività mentali in se stesse e a pensare il bambino come essere che
subisce l'influenza ambientale, cioè senza essere interattivo. Per
esempio il sorriso era visto prevalentemente come risposta.
Negli anni settanta, invece, si fece una svolta. I ricercatori non si
limitarono a campioni clinici, ampliarono l'oggetto di studio ai
processi normali, introdussero metodologie osservative nuove e
studiarono i bambini direttamente nelle loro reali età dalla nascita.
Questo fu il movimento dell'Infant Research a cui Sander fornì il primo
modello interpretativo.
Sander (Sander, 1977; Sander, 1985, 1995) ha descritto il ruolo chiave
dell'autoregolazione nello scambio diadico sostenendo che il bambino non
è attivato dalla madre, ma da una primaria attività endogena, che deve
coordinarsi con quella materna, ossia il bambino, in armonia con una
delle funzioni base del cervello di scoprire e ordinare le informazioni,
ha una motivazione intrinseca a ciò, è automotivato a scoprire le
regolarità, a generare aspettative ed agire in base ad esse.
Da quando egli concettualizzò in termini di sistema diadico il rapporto
madre-bambino, si sono inventati metodi per osservare la relazione
simultanea dei due partners nella regolazione del rapporto
interpersonale, inaugurando così un nuovo paradigma scientifico, quello
in cui anche il bambino è interattivo. Il concetto di relazioni
oggettuali, o la concezione interpersonale di Sullivan, che pure
prendevano in considerazione la relazione, non prevedevano il concetto
di co-costruzione della relazione insito invece nel sistema diadico
bidirezionale di cui stiamo parlando.
Un secondo sviluppo di questo decennio è lo spostamento da una teoria
dei sistemi, introdotta nell'Infant Research da Sander, verso una sua
nuova versione che ha le fonti soprattutto in Thelen E., Smith L.
(1994), e Fogel A., (1992a, b , 1993).
Nei modelli di sistemi, come in Sander, ogni interazione è cocostruita,
ma in termini di gamma di autoregolazione e di aspettative stabilite in
precedenza. I processi interni sono quindi organizzati da
autoregolazione e da regolazione interattiva. Quì c'è una incomprensione
potenziale con i modelli "relational" quando significano "essere
schiavi dell'ambiente", ossia che l'altro determina il nostro
comportamento.
Questa teoria, fondandosi su come il cervello percepisce (Fogel, 1992a,
1992b; Freeman, 1994; Thelen & Smith, 1994; Tononi, Sporns, &
Edelman, 1994), ossia su come le connessioni nervose dipendono
dall'esperienza di ognuno (Schore, 1994) modifica qualcosa sulla
rappresentazione.
Un esempio viene dalla ricerca su come il cervello di un coniglio crea
una mappa dell'odore di segatura (Freeman, 1987). Il bulbo olfattorio
aveva 60 punti di registrazione EEG e l'identità dell'odore era trovato
nel modello di ampiezza dell'EEG da ogni punto di registrazione. Per lo
scopo dello studio, il coniglio fu poi esposto all'odore di una banana e
ancora all'odore della segatura. Si scoprì che la mappa dell'odore di
segatura era cambiata in funzione dell'odore di banana interposto. La
ricerca mostra che la mappatura è continuamente riassemblata a causa dei
nuovi dati, che l'esperienza interviene su questo processo e quindi che
la mente è intrinsecamente relazionale.
La rappresentazione mentale è vista ormai da molti studiosi come un
"processo" e non un dato fisso (Beebe & Stern, 1977) (Beebe &
Lachmann, 1988, 1998; Beebe & Lachmann, 1994) (Fogel 1992a, b)
(Stern, 1985) (Stern, 1994) (Piaget, 1937), ma nella prospettiva di
Thelen E. e Smith L. (1994), più che processo, è un continuo
riaggiornamento in funzione del contesto e del compito. Questi
aggiornamenti suggeriscono che la rappresentazione deve essere
riconcettualizzata come processo che cambia in continuazione e che il
paradigma di bidirezionalità e cocostruzione deve includere questa idea
di riassemblamento e di organizzazione emergente per mettere in evidenza
la qualità continuamente trasformazionale.
Un modello dei sistemi usa assunzioni costruttiviste della percezione e
della rappresentazione. Invece di considerare le rappresentazioni come
copia dell'ambiente, che è una visione positivista con corrispondenza
uno-a-uno di percezione e realtà, il costruttivismo sostiene che non ci
sono puri eventi sensoriali, perché noi vi includiamo le nostre
categorie, ad esempio il bambino ha preferenze innate, capacità
autoregolative e aspettative stabilite dall'esperienza relazionale.
Un terzo sviluppo è costituito da un nuovo filone di studi. Le ricerche
avviate sui processi rappresentazionali hanno portato ad accorgersi che
le rappresentazioni mentali che precedono il linguaggio sono di natura
diversa di quelle simboliche. Quest'ultime non cominciano ad operare
dalla nascita, ma dal diciottesimo mese in poi come risultato di
processi neurobiologici e di esperienze chiave che le precedono.
L'attenzione è attratta oggi sia dallo studio di questi processi
presimbolici che dallo studio del sistema diadico, di cui ora
illustriamo qualche ricerca.
3 - Illustrazione di ricerche sulla relazione diadica pertinente alla domanda che ci siamo fatti.
Il campo della microanalisi dell'interazione vis-à-vis madre-bambino
iniziò negli anni '70 (Brazelton, Kozlowski, & Main, 1974) (Lewis
& Rosenblum, 1974) (Stern, 1971) (Trevarthen, 1974) ed abbiamo visto
che in quegli anni si andava modificando il paradigma
dall'influenzamento "a una via" (il genitore plasma il bambino) a quello
bidirezionale. I ricercatori, inebriati dalle crescenti possibilità di
documentare questo cambiamento, pensavano che la regolazione
bidirezionale in se stessa era una garanzia di un processo evolutivo
ottimale.
Ma le cose non stavano così. Per esempio le ricerche di Tronick
(Tronick, Als, Adamson, Wise, & Brazelton, 1978), rimaste famose col
nome di esperimenti del volto immobile (still face paradigm), ci fecero
conoscere inaspettatamente che le regolazioni sintoniche madre-bambino
di 3-4 mesi sono normalmente solo il 30%. Come mai? Vedremo fra poco.
Beatrice Beebe e colleghi (Beebe et al., 1997) hanno studiato il
rispecchiamento facciale della diade (facial mirroring studies), in cui
vengono codificati gli scambi tipo espressione accigliata, labbra
serrate, bocca che si apre, sorriso aperto ecc. filmando con 24
fotogrammi al secondo.
La scoperta più particolare sta nell'osservazione della rapidità
eccezionale in cui avvengono gli scambi, poichè l'evento più breve
osservato era di 1/6 di secondo, cosa rilevabile solo dai fotogrammi.
L'influenzamento sembra pressochè simultaneo. Come è possibile? E'
possibile perché, come è stato verificato (Haith, Hazan, & Goodman,
1988), il bambino a tre mesi e mezzo è capace di elaborare
anticipatamente l'informazione visiva creando una continua previsione
spazio-temporale delle sequenze, ossia risponde ad un evento non solo in
quanto discreto, ma anche in quanto elemento di una serie prevedibile.
Inoltre sappiamo dagli studi sulla percezione (Gregory, 1998) che noi
non vediamo semplicemente con l'informazione dell'occhio, ma col
cervello, il quale interpreta lo stimolo visivo calcolando la sua
probabilità di attendibilità in varie maniere, come è risultato dallo
studio sulle illusioni ottiche.
Quindi fin dalla nostra infanzia noi elaboriamo lo scambio in tempi
quasi simultanei, usando la vista, ma non ci accorgiamo di questa
rapidità, anche coi nostri pazienti.
Con le ricerche di Tronick e della Beebe ci troviamo di fronte a fatti
non immediatamente intuitivi: da un lato la sintonizzazione è inferiore
al previsto, dall'altro la rapidità degli scambi è invece superiore. Per
il primo quesito abbiamo delle risposte dalle ricerche sul ritmo
vocale, per il secondo dobbiamo ricorrere al più recente filone degli
studi sulle rappresentazioni presimboliche.
Beatrice Beebe e colleghi (Beebe et al., 2000) hanno studiato la
relazione di 82 diadi attraverso il coordinamento del ritmo vocale
(riguarda l'interruzione, la turnazione, il tasso di parlata, il
cambiamento della pausa tra i turni, la sua durata ecc.). Le diadi erano
formate da madre-bambino, straniero-bambino, madre- straniero e furono
valutate in due periodi di età del bambino, a quattro e a dodici mesi e
in due contesti, a casa ed in laboratorio.
Fra i vari risultati, il ritmo del dialogo preverbale è
sorprendentemente simile a quello verbale adulto, impariamo prima il
ritmo e poi arriviamo all'uso della parola che sarà scandita su un ritmo
di emozioni appreso nella relazione delle reciproche negoziazioni.
Un secondo dato si riferisce al contesto. Le sue variazioni di
incremento di novità (da madre/bambino in casa a straniero/bambino in
laboratorio) si correlavano in modo lineare a variazioni che
intensificavano la reciproca influenza. Ciò si può interpretare come un
indice del grado di sforzo per rendere prevedibile l'interazione, più
grande è l'incertezza data dalla novità, più grande la necessità di
renderla predicibile, anche con lo stesso partner. La relazione in
generale, quindi, non ha uno stile costante, ma è dipendente da un
contesto, cosa che implica distinzioni fra i costrutti che noi trattiamo
come fissi.
Un terzo dato è illuminato dal mettere in correlazione i gradi di
coordinamento vocale con gli stili di attaccamento a dodici mesi
(Ainsworth, Blehar, Waters, & Wall, 1978) (Maine & Salomon,
1990) (B, sicuro con madre sicura, A, insicuro-evitante con madre
distaccata, C, insicuro-resistente con madre irretita, D, disorganizzato
con madre probabilmente traumatizzata). Si è dimostrato, contrariamente
all'idea che elevato coordinamento sia indice di diadi in buona
relazione, come si sarebbe indotti a credere, che i più alti gradi di
coordinamento vocale a quattro mesi predicono invece gli attaccamenti
più insicuri e i più bassi gradi predicono gli evitanti, mentre i sicuri
si posizionano nei gradi intermedi. I risultati bassi sono interpretati
come relativa inibizione del coinvolgimento, quelli alti come eccesso
di autocontrollo, mentre i bambini sicuri hanno possibilità di
iniziative non sintonizzate con una madre che le permette senza
intransigenze o intrusioni ingiustificate. Noi costruiamo ritmi come
modi per definire emozioni, modi di "essere con", modi di fare
esperienze di relazione, che nell'insieme sono modelli di aspettative di
coordinamento del ritmo.
Questi dati spingono ora ad una revisione del modello di mutua regolazione.
Pensare che la regolazione bidirezionale in se stessa era una garanzia
di un processo ottimale non è sufficiente. Anche la ricerca sul ritmo
vocale con bambini di 4 mesi avrebbe predetto che una reale presenza di
bidirezionalità nella diade sarebbe stata indice di attaccamento sicuro.
Non l'influenza reciproca, ma il grado di coordinazione (o di influenza)
è predittivo dell'attaccamento a 12 mesi. La mutua regolazione, quindi,
può essere eccessiva o inibita ed è ottimale solo nei gradi intermedi,
la patologia sta nella perdita di flessibilità.
A questo punto possiamo riesaminare l'interrogativo sul 30% di
regolazioni positive e sulla domanda iniziale su come deve essere questa
relazione per cambiare e sviluppare al meglio il nostro cervello che
aveva già una risposta nel voler bene. Le regolazioni positive sono
poche perché il rapporto madre sicura e bambino sicuro include una buona
percentuale di regolazioni negative (che sono "riparate" nel giro di
due secondi) e il voler bene pure. E' il cronico eccesso di sintonia o
di sua cronica carenza la fonte in cui cercare il disturbo.
Adesso sembra quasi ovvio, eppure è un tema abbastanza dibattuto.
Per rispondere alla rapidità e alla quasi simultaneità degli scambi
servono informazioni dagli studi sulle rappresentazioni presimboliche.
4 - Alcune considerazioni sui campi che si aprono.
Detto sinteticamente c'è una distinzione fra livello rappresentazionale
simbolico (discreto, categoriale, dichiarativo) e livello di
percezione-azione (non simbolico, continuo, implicito, procedurale).
Molta letteratura evidenzia la capacità di rappresentare presimboliche
sequenze di azioni associate ad emozioni (Emde, Biringen, Clyman, &
Oppenheim, 1991) (Fagen, Morrongiello, Rovee-Collier, & Gekoski,
1984) (Meltzoff, 1985) (Meltzoff & Gopnik, 1993) (Shields &
Rovee-Collier, 1992) (Stern, 1985) (Stern, 1994). La memoria procedurale
si riferisce a sequenze di azioni codificate presimbolicamente,
diventano automatiche con la ripetizione e influenzano i processi
organizzativi alla guida del comportamento. I due sistemi, l'implicito e
l'esplicito, sono potenzialmente dissociabili. Negli adulti le memorie
procedurali sono libere di contenuto, ossia implicano più
l'apprendimento di processi che di informazioni (Grigsby & Hartlaub,
1994).
Contrariamente alla visione tradizionale che considera le
rappresentazioni simboliche alla guida del comportamento sociale, la
prospettiva del livello di percezione-azione o procedurale sostiene che
il controllo del comportamento sociale è fuori della consapevolezza,
poggia sulla relazione organismo-ambiente, che ha insita l'informazione
sufficiente a strutturare l'azione (Fogel, 1992b) (Fogel, 1993)
(Newtson, 1990).
Ciò è compatibile con la teoria dei sistemi non lineari. Piuttosto che
vedere l'informazione come una realtà non psicologica finché non è
rappresentata, si considera che l'azione contiene una informazione come
una oggettiva proprietà. L'azione è vista come un sistema dinamico, come
prodotto dell'interazione organismo-ambiente, continuamente
riorganizzata e altamente rispondente al contesto. Il comportamento
sociale è regolato a livello di percezione-azione in una frazione di
secondo. Questa rapidità e densità di informazione non permette un
controllo centrale cognitivo (Newtson, 1990). Così diventa più
comprensibile la rapidità degli scambi.
Tuttavia, l'informazione del livello di percezione-azione, di cui un
esempio è il ritmo vocale, può essere rappresentato simbolicamente e
così potrebbero integrarsi i due livelli che si influenzano
reciprocamente (Beebe & Lachmann, 1998).
I membri del Process of Change Study Group di Boston (Stern et al.,
1998), Stanley Greenspan (Greenspan, 1997) e Wilma Bucci (Bucci, 1997)
hanno proposto dei livelli dei processi mentali presimbolici ed hanno
elaborato stimolanti applicazioni cliniche che vedono nella lotta per la
simbolizzazione uno degli scopi della psicoanalisi.
Grazie per l'attenzione.
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