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Accettazione e rifiuto materno del bambino:
che cosa mette veramente a rischio l’equilibrio psico-fisico dl
nascituro?
Negli ultimi anni una serie di studi ha documentato i
rischi di patologie durature nei bambini esposti a stress materno
eccessivo, ansia e depressione durante la vita intrauterina. I
ricercatori hanno scoperto che:
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È verosimile che le madri di figli schizofrenici
abbiano avuto una forma di depressione durante il sesto o il
settimo mese di gravidanza (due volte superiore alle altre);
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I bambini le cui madri erano sottoposte a stress
durante la gravidanza possono andare incontro ad un rischio
maggiore di iperattività, problemi motori e deficit
dell’attenzione rispetto ai bambini di madri tranquille;
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I bambini che vengono sottoposti ad ecografia
durante l’amniocentesi (situazione altamente stressante)
mostrano maggiori movimenti fetali rispetto a quelli sottoposti
ad ecografie di routine (senza amniocentesi);
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Madri emotivamente disturbate danno vita a
bambini con elevato rischio di turbe del sonno, problemi
digestivi ed irritabilità.
Le sensazioni e gli stati d’animo materni sono legati
ad ormoni e neurotrasmettitori che viaggiano attraverso il flusso
sanguigno e la placenta verso il cervello del nascituro.
Un’esposizione prolungata ad ormoni dello stress, inclusa adrenalina
e cortisolo, istruiscono il cervello in fase di formazione a reagire
secondo la risposta della “lotta e fuga” anche in casi
inappropriati, per tutta la vita. Il pensiero della madre sulla
gioia e sull’amore inonda il cervello di endorfine buone e di
neurormoni come l’ossitocina, in grado di fornire benessere
duraturo.
Le nuove scoperte mostrano come le emozioni materne e persino i suoi
pensieri influenzano direttamente l’impianto cerebrale.
Lo stress può modificare la relazione madre-bambino:
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Durante il periodo della creazione
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Durante il periodo del concepimento
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Durante il periodo embrionale
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Durante il periodo fetale
Stress durante il periodo della creazione
Gli psichiatri e gli piscoanalisti insistono sull’importanza del
desiderio di un figlio e sulla realtà di un’interazione molto
precoce fra l’amore dell’uomo per la donna e per il bambino
desiderato. Il bambino appare come la materializzazione di un amore
totale fra due esseri complementari che si esprimono a livello
comportamentale (corpo, voce, scambi sensitivo-sensoriali, parole,
sguardi), a livello affettivo (tonalità affettiva globale, capacità
di essere in risonanza), a livello fantasmatico (cosciente,
pre-cosciente, inconscio; prospettiva transgenerazionale dominata
dall‘inconscio). Le conseguenze di questo stress sono molteplici, la
più evidente è l’impossibilità di avere una gravidanza.
Stress durante il periodo del concepimento e dell’impianto
È il momento dell’incontro tra l’ovulo e o spermatozoo che avviene
nelle tube di Falloppio. Nei cinque giorni che seguono l’ovulazione
si può individuare un’azione sull’ovulo attraverso la secrezione di
specifiche proteine a catena lunga e di elevato peso molecolare,
differenti per ogni giorno post ovulatorio e attive nel momento
dell’impianto; sullo spermatozoo attraverso la conservazione della
mobilità e sull’ovulo fertilizzato attraverso il ruolo attivo della
divisione, crescita e attivazione del genoma. Sulla superficie
dell’ovulo ci sono specifici recettori per le porteine IGF1 e IGF2.
La distribuzione dei recettori varia in accordo con il tempo della
ovulazione-concepimento e dell’impianto sulla mucosa uterina. Victor
Han riconosce che uno stress materno al momento della fecondazione
può modificare l’equilibrio di tali recettori.
Stress durante il periodo embrionale
Questo periodo inizia nel momento dell’impianto dell’ovulo fecondato
sulla mucosa uterina e dura fino all’8a settimana dopo l’ovulazione.
Questa esplosione di cellule è sensibile all’ambiente attraverso la
placenta che si trova sotto il controllo della IGF2.
In questo periodo una buona disponibilità psicologica della madre
(uno stress può modificare l’organizzazione placentare) è importante
per la prevenzione del ritardo di crescita intrauterino (R.C.I.U.),
del deficit mentale e della prematurità.
Stress durante il periodo fetale
In questo periodo della gravidanza abbiamo una grande quantità di
dati clinici sull’influenza dello stress materno sul comportamento e
sullo sviluppo del cervello del feto.
1. Stress acuto emozionale o
psico-sensoriale-affettivo
Nella donna uno stress psico-sensoriale affettivo viene molto
frequentemente seguito da un’angoscia o da uno stato di ansietà
sub-acuta originata da una forma di “abbandono” estremamente
deleteria per il feto. Myers si interessa dello stress emozionale
acuto nella scimmia femmina raccogliendo i segni della SFA
(sofferenza fetale acuta) dopo aggressioni psico-affettive
fetali/materne; durante questi studi egli ricorda le osservazioni
sui soggetti umani in cui l’angoscia cronica porta a ritardi nella
crescita intrauterina (R.C.I.U.), come pure anomalie della
morfologia e della vascolarizzazione placentare; cita i lavori di
Grimm sull’importanza delle indagini psicologiche sulle madri con
ripetute precoci interruzioni di gravidanza. Dal 1972, Myers porta
l’attenzione sull’anomalia precoce dell’interazione madre-feto nel
determinismo di lesioni vascolari placentarie che si manifestano
solo più tardi sotto l’aspetto di R.C.I.U. o di ipertensione
gravidica o di tossiemia.
Si rimane impressionati dall’osservazione delle anomalie dei
dermatoglifi, causate dallo stress materno nel secondo trimestre di
gravidanza (Newel-Morris: in seguito a stress materno psico-sociale,
i neonati presentavano un’asimmetria dei dermatoglifi tra mano dx e
mano sx. Bracha: consente di spiegare le interazioni epigenetiche
dell’ambiente e della genetica nella determinazione della
schizofrenia, ricordando che il secondo trimestre di gravidanza è un
periodo importante per la massiccia migrazione dei neuroni verso il
cortex, nello stesso periodo migreranno le cellule dermiche delle
papille delle dita per formare i dermatoglifi).
Huttunen e Niskanen hanno mostrato che adulti il cui padre era
deceduto prima della nascita, contavano in maggior numero atti
criminali e patologie psichiatriche gravi rispetto a quelli in cui
il padre era morto l’anno successivo alla nascita.
Lo stress materno, quindi, non solo influenza lo sviluppo del feto,
ma a volte questa influenza può essere definitiva. È così che certe
patologie psichiatriche possono trovare la loro origine in
un’anomalia grave della relazione madre-bambino a causa di
un’angoscia materna acuta durante la gravidanza. Huttunen insiste
circa la gravità di traumi sopravvenuti tra il terzo e il quinto
mese di gravidanza, data dell’instaurarsi del talamo che sarebbe per
Trevarthen un centro iniziale dell’emozione. La madre sana mantiene
comunque un ruolo protettore, è dimostrato da gravidanze
sopravvenute in particolari condizioni, malgrado l’angoscia
sub-acuta delle coppie, la donna metteva al mondo un figlio sano (ad
es in guerra).
2. Lo stress cronico o sub-acuto
1941, Sontag: fu il primo a stabilire la relazione tra lo stress
materno in gravidanza e il R.C.I.U.
1957, Stott: ritardo mentale in bambini nati da madri stressate
1965, Sontag: maggior frequenza di reflusso gastro-esofageo in
bambini nati da madri ansiose
1970 Shaw e 1984 Newton: rapporto inverso tra ansietà materna e peso
del corpo
1973, Stott: aveva dimostrato che i disturbi pediatrici erano in
relazione a stress emozionali vissuti dalla madre in gravidanza,
mentre l’esistenza di una patologia ostetrica non aveva alcuna
incidenza sul sopraggiungere dei suddetti disturbi.
1982 e 1985, Choquet: rapporto fra lo stato globale del bambino a
tre anni e quello della madre e dei genitori durante la gravidanza.
I bambini nati da gravidanze “turbate” soffrivano di maggiori
disturbi riguardanti: il sonno, il carattere, l’alimentazione, la
digestione, l’apparato O.R.L.
1990, S. Richard, clinica di maternità universitaria di Tours: ha
esaminato tre gruppi di madri. Un gruppo senza anomalia psicologica
o psicologica affettiva grave, un gruppo con anomalie
psico-affettive “compensate” e un gruppo con gravi disordini
psico-affettivi (angoscia, rifiuto del bambino, abbandono, decesso).
I bambini del terzo gruppo erano spesso soggetti a nascita
prematura, difficoltà di parto, difficoltà neonatali, difficoltà
alimentari nella prima settimana di vita e a un anno presentano
spesso difficoltà di sonno, alimentari, problemi ORL, spasmi di
singhiozzo, temperamento “difficile”. “Ogni influenza negativa come
l’ansietà materna, rischia di nuocere alla sottigliezza
dell’interazione in seno alla diade madre-bambino. Fra altri
fattori,i turbamenti emozionali vissuti dalla madre durante la
gravidanza possono contribuire a mantenere viva l’ansietà materna
anche dopo la nascita e continuare un investimento affettivo
conflittuale”.
Nel campo delle gravidanze patologiche appare come comune
denominatore l’angoscia della madre, qualunque ne sia l’origine.
Spesso questa ansietà è nascosta dalla disciplina imposta
dall’educazione che la madre ha ricevuto; purtroppo l’assenza di
manifestazioni esteriori non è equivalente all’angoscia equilibrata,
compensata e quindi meno aggressiva.
Alcune équipe hanno provato che nel corso di angosce croniche esiste
una secrezione anormale di catecolamine e che esiste una relazione
fra l’importanza di tale secrezione in forma cronica sullo sviluppo
fisico del bambino e sul suo comportamento verso la madre.
3. Lo stress ambientale
In occasione delle “Journées nationales de néonatologies” (1996,
Parigi) Jacques Battin fece accenno all’importanza “genomica ed
ambientale precoce sul futuro dell’individuo”. Le impronte che
possono influenzare l’avvenire dell’individuo sono numerose: quelle
che derivano dall’ambiente socio-educativo, dal vissuto emozionale,
dai messaggi genitoriali di permesso o di divieto che esercitano la
loro influenza sulla condotta comportamentale e quelle che rientrano
nell’impronta genomica e negli effetti precoci dell’ambiente che si
ripercuoteranno sullo sviluppo e sulla morbosità dell’adulto.
Vari tipi di influenze, soprattutto nutrizionali, possono alterare
lo sviluppo di certi tessuti o sistemi, le cui ripercussioni si
manifesteranno solo più tardi, durante la vita adulta.
Gli studi epidemiologici di David Barker circa gli effetti
dell’ambiente intrauterino dimostrano che l’ipertensione arteriosa,
i disturbi lipidici, il diabete mellito non insulino-dipendente, l’iperfibrinogenemia,
vengono programmati durante la vita fetale e costituiscono la
lontana conseguenza di un cattivo ambiente precoce, che si traduce
in un R.C.I.U. e in un basso peso sia alla nascita che fino ad un
anno di età. L’équipe di Barker segnala che tutti gli adulti con
anomalie dei dermatoglifi sono testimoni di un’anomalia se non di
uno stress sopravvenuto nel corso della vita uterina (come
Newell-Morris).
Irvine scoprì che, nel terzo trimestre di gravidanza,
il nascituro era più incline a reagire a stimoli ripetuti, rilevati
attraverso il battito cardiaco. Alla luce degli studi che dimostrano
che un’eccessiva esposizione a fonti di stress influisce sulla
fisiologia cerebrale (distruzione ed inibizione della crescita di
neuroni e sinapsi nell’area dell’ippocampo, diminuzione della
produzione di alcuni neurocettori) trova significato la scoperta che
i nascituri con madri tranquille, tendevano ad abituarsi ad una
ripetuta esposizione ad uno stimolo determinato, reagendo in modo
sempre meno accentuato con il passare del tempo .
Stress materno e orientamento sessuale
Una delle principali scoperte della neuroscienza dello sviluppo è
stata quella secondo cui una sovrabbondanza di ormoni dello stress
può influenzare la sessualità del cervello il quale assume, insieme
al corpo, la sua natura sessuale in parte attraverso l’esposizione
ad una giusta dose di ormone androgeno sessuale durante un periodo
sensibile ben preciso prima della nascita. Ogni individuo possiede
il circuito allo stadio iniziale di entrambe i comportamenti
femminile e maschile. Gli ormoni della crescita agiscono in
concomitanza con i geni durante il periodo sensibile nell’utero e
poi durante la pubertà per fare emergere comportamenti sessuali
diversi da individuo a individuo. L’inclinazione alla sessualità
tiene conto di molte tipologie intermedie all’interno del suo range
ed è qui che cade la maggioranza degli individui. Jaak Panksepp ha
ipotizzato l’esistenza di quattro sessi a seconda del flusso di
ormoni steroidei attraverso il cervello del feto. Ne emerge che
l’ormone androgeno è quello che dà il calcio di inizio ad una
cascata di eventi formativi che coinvolgono due steroidi allargati,
estrogeni e DHT (diidrotestosterone). Sebbene l’estrogeno sia
riconosciuto come l’ormone femminile per eccellenza, nell’utero
viene mascolinizzato. È solo quando il testosterone si trasforma in
estrogeno che il cervello fetale riceve il segnale definitivo che lo
porta ad assumere una struttura mascolina. Analogamente il
testosterone deve convertirsi in DHT prima che il corpo fetale
completi il suo viaggio verso la femminilità.
Studi eseguiti sui topi hanno evidenziato che l’equilibrio ormonale
può venire rovesciato da difetti genetici, tossine ambientali e
dallo stress materno.
Sebbene il sesso sia determinato geneticamente, il centro sessuale
del cervello, così come l’orientamento sessuale, emerge da
un’interrelazione tra genetica ed ambiente all’interno dell’utero.
Riferimenti bibliografici:
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Thomas Verny, Pamela Weintraub “Bambini si nasce”, Bonomi
Editore
- Jean-Pierre Relier “Conseguenze dello stress materno sulla qualità
della vita fetale”, Atti del Congresso “Impatto della vita prenatale
sull’evoluzione dell’individuo, della cultura e della società”,
Milano 9 e 10 giugno 2001.
tratto da www.gravidanzaonline.it
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