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Per operatori
Una relazione “rogersiana” a favore del bimbo prenatale
Un ruolo importante del prenatal tutor (operatore
ANEP) è favorire la buona relazione tra i genitori, gli alloparenti
e il bimbo prenatale. Si trattano i temi dell’educazione all’ascolto
empatico (attivo-emotivo); dei ruoli dell’operatore, derivati
dall’applicazione dell’analisi transazionale, di genitore normativo
positivo e di genitore affettivo positivo; e, alla base di tutto
ciò, c’è sempre la ricerca di quei comportamenti che veicolino,
nella famiglia in attesa, riconoscimento del bisogno, fiducia e
comprensione per le difficoltà, valorizzazione del positivo,
conferma, empatia.
Non si tratta quindi solo di fornire un aiuto che permetta ai
genitori e alle famiglie di organizzarsi in funzione del nuovo
progetto di vita ma anche che vi sia identità fra forma e contenuto
in quanto il prenatal tutor diventa, agli occhi dei neogenitori, la
figura parentale di riferimento i cui ruoli potrebbero essere
riproposti dal genitore nella relazione con il figlio.
Le tre condizioni “rogersiane” per una buona relazione tra counselor
e cliente possono qui venire riprese e agite sia nel rapporto
prenatal tutor – famiglia in attesa che nel rapporto famiglia in
attesa – bimbo prenatale.
La prima condizione: empatia
Empatia è quella particolare sensazione profonda che va oltre alle
connotazioni positive o negative di simpatia o antipatia, è
l’emozione che “sta sotto”. Da qui deriva l’ascolto empatico,
caposaldo dell’educazione prenatale, l’ascolto di ciò che arriva sul
piano emozionale alla ricerca di ciò che fa vibrare le corde del
profondo. Da questo ascolto sono esclusi il giudizio, il consiglio,
la tensione di doversi “dar da fare” per risolvere il problema
dell’altro.
Ascoltando empaticamente si ricava un arricchimento personale e si
potrà sostenere l’interlocutore perché trovi da solo le risposte
alle sue domande.
L’ascolto attivo-emotivo dà la possibilità all’interlocutore di
esprimersi senza incomprensioni, di accettare i propri limiti, di
esporsi sentendosi in grado di poterlo fare.
Le nostre abitudini di ascolto sono state in qualche modo
influenzate da modelli appresi da bambini e dal modo in cui abbiamo
relazionato fin dall’età gestazionale. Adeguati feedback ricevuti
fin dal concepimento saranno importantissimi per la formazione della
capacità di ascolto in età adulta.
Il prenatal tutor, sollecitando il contatto empatico dei genitori
con il proprio figlio diventa egli stesso empatico nella sua
relazione con loro cercando di promuoverne la “tendenza
attualizzante”, la tendenza innata al suo star bene, a realizzare il
proprio se.
Ogni genitore tende ad essere un buon genitore nel suo intimo ed
ogni bimbo tende ad essere amabile. Addirittura l’aspetto fisico del
cucciolo d’uomo spinge a confermare la tendenza del bambino ad
essere amato e protetto, stimolando quell’ascolto emotivo nel
genitore che lo porta a rispondere, quando questi non è “disfunzionale”,
con atteggiamento protettivo e affettuoso.
È il “terreno facilitante” che permette al genitore e al bimbo
(anche prenatale) di essere “al meglio”, efficace nella propria
comunicazione. Il terreno però è spesso contaminato da quei vissuti
passati, dalle regole sociali o famigliari alle quali siamo stati
abituati, eccetera.
La tendenza attualizzante ad essere una “buona madre” trova suo
“terreno facilitante” anche nel dialogo ormonale che si svolge a
livello profondo tra lei e il suo bambino fin dal concepimento; nel
padre in attesa anche si modificano i valori ormonali che lo portano
ad un comportamento materno e contenitivo nei confronti della
compagna e del figlio in arrivo. Questi genitori profondi che già
sanno, rispondendo alle loro parti più intime, quale atteggiamento
avere per promuovere l’ingresso nel loro ruolo.
L’operatore ANEP prenatal tutor dovrebbe essere facilitatore di
queste tendenze attualizzanti, utilizzando empatia ma anche
accettazione incondizionata positiva e congruenza, le altre due
condizioni della relazione “rogersiana”.
La seconda condizione: accettazione incondizionata positiva
È il concetto legato al riconoscimento e al rispetto delle altrui
differenze, accettare le diversità dell’altro anche senza
approvarle. È sentire ciò che per l’altro è importante cercando di
restituirgli ciò che a lui potrebbe essere utile per realizzare il
suo se, la sua tendenza attualizzante.
Nel percorso legato all’educazione prenatale la gestante, oltre a
scoprire il suo corpo emozionale e la reciprocità della
comunicazione psico-tattile con il suo bimbo, entra nel suo ruolo
genitoriale ed inizia un processo di mutazione che la porterà alla
consapevolezza dell’unicità della sua relazione con il figlio e al
distacco da modelli appresi, ma non interiorizzati, dalla mamma,
dall’ambiente, dal sostrato socio-culturale di cui fa parte.
In tutto ciò è importantissimo che sia libera di esprimere ciò che
ritiene importante per se e per il nascituro, senza sentirsi
giudicata o “etichettata”; necessita dunque di un terreno
facilitante e di un’accettazione incondizionata positiva che le
permetterà di non essere giudicante né etichettante nei confronti
del suo bimbo.
Un esempio.
Gestante: - Mia madre dice che sono pigra e mi sa tanto che questo
qui (toccandosi la pancia) ha preso da me. Non ha voglia di giocare
mai! (riferendosi ai giochi del bonding) – Il tono è un po’ triste.
In questo caso la gestante ha già attribuito al suo bimbo un’eredità
legata ad un giudizio a lei riferito che evidentemente la faceva
soffrire e ne ha condizionato i comportamenti. Il prenatal tutor,
dopo aver ascoltato la donna, potrebbe rimandarle l’impatto di
sofferenza legato alla frase pronunciata e in questo modo riportarla
dentro alle sue emozioni e alla riflessione sull’utilità o meno di
agire una simile ‘ripetizione’ nei confronti del suo bimbo
prenatale.
Non esistono empatia ed accettazione incondizionata positiva se non
c’è congruenza.
La terza condizione: congruenza
La congruenza non è per forza traducibile con “autenticità”, è la
restituzione di ciò che all’altro possa servire dopo il
riconoscimento di quello che, delle sue parole, ha impattato in me.
Essere congruenti non vuole dire pronunciare verità ad oltranza ma
essere autentici anche solo nel rimando di una piccola parte di me.
L’operatore ANEP prenatal tutor, nel momento in cui agisce con la
coppia, deve essere molto attento e rimandare alla stessa
comportamenti che non rafforzino le convizioni negative della stessa
(rifiuto, abbandono, distacco critico, svalutazione); in questo modo
avrebbe come risposta sentimenti di rabbia o di ritiro emotivo che
perpetuerebbero un circolo vizioso. Dovrà invece leggere, della
famiglia in attesa, le tendenze positive e valutarle in modo da
rafforzare la convizione di essere in grado, abili, capaci,
efficaci.
L’educatore prenatale che abbia portato la neo famiglia nel terreno
più fertile a far germogliare i propri ruoli avrà dato al figlio che
nascerà l’opportunità di avere genitori empatici, congruenti,
accettanti che con i loro feedback gli regaleranno maggiore
autostima e migliore capacità di relazione ed ascolto.
Per dirla con Rogers “è tutta una questione di amore… liberi di
trattare gli altri in maniera affettuosa. È cercare di trasmettere
l’amore quando si tratta di aiutare”, considerando l’unicità
dell’operatore, dei genitori, degli alloparenti e del bimbo
prenatale.
Riferimenti Bibliografici:
- Gabriella Arrigoni Ferrari “La comunicazione e il dialogo dei
nove mesi” Ed. Mediterranee
- Appunti e dispense corso di formazione di counselling centrato
sulla persona, biennio 2006-2007, Genova 4
GROUNDING INSTITUTE
DOTT. Maurizio D'Agostino
Via Asiago, 35 Catania
www.bioenergetic.it
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