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Allattamento e il senso di colpa del Dott. Jack Newman
sabato 27 novembre 2010

Titolo originale: "Breastfeeding and guilt"

Tradotto da Antonella Sagone e originalmente pubblicato in "L'allattamento moderno" n. 23, estate 1999, bollettino medico-scientifico de La Leche League Italia

Uno degli argomenti più forti, espressi dagli operatori sanitari, dalle strutture pubbliche e dalle industrie del latte artificiale per non promuovere e sostenere l'allattamento materno, è il fatto che noi "non dobbiamo far sentire in colpa le madri che non allattano al seno". Persino alcuni grandi sostenitori dell'allattamento materno si sentono disarmati di fronte a questa scusa del "non far sentire le madri colpevoli". Poiché, in effetti, non è che una scusa. È un'argomentazione che distoglie l'attenzione da quanto gli operatori sanitari siano carenti di aggiornamento e di comprensione del processo dell'allattamento al seno. Questa scusa consente a loro di non sentirsi in colpa per la propria ignoranza su come aiutare le donne a superare le difficoltà dell'allattamento al seno, difficoltà che possono venire superate e che generalmente potremmo prevenire, se solo le madri non fossero così scoraggiate nei loro tentativi di allattare. Questo argomento, inoltre, sembra dare alle industrie del latte artificiale il permesso di distribuire letteratura e campioni gratuiti di latte formulato alle donne gravide ed alle neo-mamme, nonostante sia stato ampiamente dimostrato che tali opuscoli e campioni omaggio diminuiscono l'incidenza e la durata dell'allattamento materno.

Guardiamo in faccia la realtà. Se una donna incinta va dal suo medico a dirgli che fuma un pacchetto di sigarette al giorno, c'è qualche possibilità che lasci lo studio medico senza sentirsi in colpa per aver minacciato la salute del suo bambino ancora in formazione? Se ammette di bere abbastanza spesso un paio di boccali di birra, pensate che non si sentirà in colpa quando lascerà l'ambulatorio? E se dice al medico che tiene il bambino nel letto quando dorme, pensate forse che la maggior parte dei medici non la farà sentire in colpa persino per questo, sebbene noi sappiamo che in realtà questa è la cosa migliore per lei e per il suo bambino? Infine, se andrà allo studio medico con il suo bambino di una settimana e dirà al pediatra che gli sta dando il latte della centrale, quale pensate che sarà la reazione del medico? La maggior parte probabilmente avrà un collasso e gli verranno le convulsioni. E poi, non avrà nessun problema a farla sentire in colpa per aver dato al suo piccolo il latte vaccino, e quindi a insistere perché invece gli dia il latte artificiale (quello materno no, perché - è stato osservato - "non vorrai certo farla sentire in colpa perché non allatta al seno").

Cos'è tutta questa indulgenza per il latte artificiale? La ragione, ovviamente, è che le industrie hanno avuto un tale successo con le loro campagne promozionali, da essere riuscite a convincere la maggior parte del mondo che il latte formulato è altrettanto buono del latte materno, e quindi non c'è bisogno di fare tante storie riguardo alle donne che non hanno allattato al seno. Come ha detto il vice-presidente della Nestlé ad un convegno - così è riportato - "ovviamente, la pubblicità funziona". Questo è anche un balsamo per la coscienza di tanti operatori sanitari che non hanno allattato loro stesse - o le loro mogli: non voglio far sentire in colpa le madri per non aver allattato, perché non voglio sentirmi colpevole per il mio bambino, che non ha ricevuto il latte materno.

Guardiamo un po' più da vicino questo aspetto. In teoria, il latte artificiale è certamente più appropriato per i bambini di quanto non lo sia quello vaccino. Ma, in effetti, non ci sono studi clinici sperimentali che dimostrino che esiste una differenza fra i bambini alimentati con la formula e quelli alimentati con latte di mucca. Nemmeno uno. Il latte materno - e l'allattamento al seno, che non è la stessa cosa che alimentare con il latte materno - ha in teoria molti più vantaggi rispetto a quello artificiale, di quanti ne abbia il latte artificiale rispetto al latte vaccino (o di qualunque altro animale). Stiamo appena cominciando ad apprendere alcuni di questi vantaggi. Se ne scopre uno nuovo quasi ogni giorno. Ma c'è anche abbondanza di dati clinici che mostrano come, persino nei paesi ricchi, i bambini allattati al seno - e incidentalmente anche le loro madri - si presentano meglio di quelli allattati artificialmente. Hanno meno infezioni intestinali e all'orecchio, meno probabilità di sviluppare diabete giovanile e molte altre malattie. La madre ha minori probabilità di avere un cancro al seno o alle ovaie, ed è probabilmente protetta verso l'osteoporosi. E questi sono solo degli esempi.

Dunque, come il nostro approccio può sostenere l'allattamento al seno? Tutte le donne in attesa e le loro famiglie devono conoscere i rischi dell'allattamento artificiale. Tutte devono essere incoraggiate ad allattare, e ricevere il miglior sostegno possibile per iniziare l'allattamento al seno appena il bambino è nato. Perché tutte le buone intenzioni del mondo non aiuteranno gran ché una madre che ha sviluppato un dolore terribile ai capezzoli a causa del cattivo posizionamento del bambino al seno; o una madre a cui è stato detto, quasi sempre inappropriatamente, che deve smettere di allattare a causa di qualche medicinale che sta prendendo o di una qualsiasi malattia sua o del bambino; o, ancora, una madre la cui produzione di latte non si è stabilita a sufficienza perché le informazioni che ha ricevuto erano errate. Non equivochiamo su questo punto: i consigli degli operatori sanitari sono spesso l'unica e più comune ragione per il fallimento dell'allattamento materno!

Se una madre, pur ricevendo le informazioni sui rischi di allattare artificialmente, decide di dare il latte formulato al suo bambino, avrà compiuto una scelta informata. Ma l'informazione non può provenire dalle stesse industrie produttrici di latte artificiale, come accade spesso. I loro opuscoli enunciano qualche vantaggio del latte materno, e poi passano a sottintendere che il loro latte artificiale è senz'altro, di fatto altrettanto buono. Se una donna, dopo aver ricevuto il miglio aiuto possibile per allattare, trova che l'allattamento al seno non fa per lei, non si sentirà angosciata da me. Quello che è importante sapere, è che si può passare facilmente dall'allattamento materno a quello artificiale, specialmente nelle prime settimane o mesi - non c'è difficoltà; ma non è affatto ugualmente facile fare l'inverso, dal biberon al seno. Questo, anche se non sempre, spesso è molto difficile, se non impossibile. Infine, chi dovrebbe sentirsi in colpa per non aver allattato? Non la donna che ha compiuto una scelta informata scegliendo poi il biberon, bensì quella che voleva allattare al seno, ma non c'è riuscita.

Per evitare che le donne non si sentano più in colpa per aver allattato artificialmente, quello che si deve fare è non evitare di promuovere l'allattamento materno, anzi promuoverlo e insieme fornire un sostegno valido, consapevole e competente. Cosa che non sta avvenendo nei nostri paesi in America e in Europa.

Pubblicato con il gentile permesso della La Leche League Italia

Ultimo aggiornamento: gennaio 98

Copyright by Jack Newman MD FRCPC
Può essere stampato per uso personale oppure per scopi educativi senza ulteriore permesso; Per l'utilizzo in altre pubblicazioni si contatti l'autore via e-mail: drjacknewman@sympatico.ca

Traduzione a cura di Angela Sagone
La pagina originale in inglese si trova qui.

 

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