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UN APPROCCIO CON L'ADOLESCENTE: COMPITI EVOLUTIVI E CRISI ADOLESCENZIALE di Maurizio D'Agostino
lunedì 06 giugno 2005
L’adolescenza è l’età del cambiamento, come la stessa etimologia della parola implica: "adolescere" significa in latino "crescere". Tra l’infanzia e l’età adulta, l’adolescenza è un passaggio (1). Non è una malattia, ma una stagione della vita, fatta di turbolenze e di stagnazioni, di progetti che rimangono sogni. L’adolescenza termina ma non passa mai. La sua memoria o il suo strascico si prolungano nelle grandi tappe dell’esistenza...
Introduzione

 

L’adolescenza è l’età del cambiamento, come la stessa etimologia della parola implica: "adolescere" significa in latino "crescere". Tra l’infanzia e l’età adulta, l’adolescenza è un passaggio (1). Non è una malattia, ma una stagione della vita, fatta di turbolenze e di stagnazioni, di progetti che rimangono sogni. L’adolescenza termina ma non passa mai. La sua memoria o il suo strascico si prolungano nelle grandi tappe dell’esistenza.

L'adolescenza come periodo del ciclo di vita ha inizio con la pubertà - intorno ai 10-11 anni - e dovrebbe risolversi verso i 15 - 16 anni con il raggiungimento della capacità di procreare. P. Male distingue tra crisi puberale e crisi giovanile propriamente detta. Nelle ragazze la comparsa dei flussi mestruali data apparentemente con precisione la crisi puberale; nel ragazzo l’esordio è più difficile da definire. La crisi adolescenziale o giovanile propriamente detta fa seguito al periodo di crisi puberale. La sua durata è molto variabile e può arrivare fino ai 25 anni e più (2).

Non sempre, infatti, i cambiamenti somatici e fisiologici coincidono con la ristrutturazione dell'immagine di sé, con le modificazioni cognitive ed emotive e il raggiungimento del pensiero logico formale e autoriflessivo. I tempi della crescita possono variare da individuo ad individuo per una complessità di fattori familiari, socio-culturali e personologici (3).

La crisi adolescenziale può aver luogo anche in età adulta, o non esserci per tutta la vita. In questo caso l'individuo non emergerà da quello stato di dipendenza che caratterizza il periodo dell'infanzia (4).

L’adolescente è, per definizione, "chi non è più ma non è ancora" e il nucleo della personalità è ancora disperso, frammentario e fragile. La percezione di sé è segnata dalla velocità della trasformazione e dalla disarmonia del cambiamento fisico. Per la prima volta nella propria storia l’individuo è capace di vedere il cambiamento che lo riguarda e ne sente la portata (5).

E’, quella dell’adolescenza, una fase costruttiva contrassegnata dal bisogno di darsi coerenza, unità, senso di sé. Le accresciute capacità cognitive consentono al soggetto di proiettarsi nel futuro e di vedersi in modo più realistico. Ma può darsi anche che queste nuove abilità facciano luce su una presunta insormontabilità del limite e mantengano lontani dall’esperienza della frustrazione e della sofferenza: questa è la sfida di ogni cambiamento, quando ognuno lascia il noto per l’ignoto e misura le sue aspettative con la prova della realtà. In questo senso, aiutare l’adolescente significa reggere la sospensione.

L’adolescenza va vista nell’accezione di processo di sviluppo, inteso come un procedere per tappe, caratterizzato dal transito dalla fase precedente (infanzia) a quella successiva (età adultà), ma l’adolescenza va vista anche come un periodo che non termina, per passare definitivamente a un’età matura senza problemi e senza crisi, ma che tiene invece aperti sul resto della vita gli apprendimenti della crisi stessa (6).

L’adolescenza sarà allora descrivibile come qualcosa di cui si partecipa profondamente, un’età che non è mai stata abbandonata in modo definitivo e che interroga l’adulto perché parla di desideri e di paure che ci accompagnano per l’esistenza. I problemi che si incontrano per la prima volta nell’adolescenza: scelte, dilemmi, rapporti coi cambiamenti continui, non vengono superati nell’adolescenza ma iniziano di lì a far parte del panorama esistenziale di ognuno. Più che tappa o fase da superare, l’adolescenza si configura anche come una iniziazione ai molteplici colori della vita: piacere, dolore, vicinanza e distacco, contatto e chiusura, incertezza e determinazione, perdita e conquista, insicurezza e certezze.

Il mantenimento dell’identità, la responsabilità, la capacità di lavoro produttivo e di relazioni durevoli, lungi dall’essere mete della maturità, acquisite una volte per tutte con l’esaurirsi dell’adolescenza, rappresentano per la durata della vita il risultato di un continuo movimento di costruzione e decostruzione dell’identità personale.

La crisi va attraversata e non può essere elusa. Va vissuta in tutta la sua drammaticità, con la consapevolezza che si tratta di un dramma necessario.

 

 

1. Adolescenza come "crisi per eccesso"

 

 

Bara e Mattei (1996) definiscono questo periodo della vita il periodo della "crisi per eccesso": vale a dire una percezione "esagerata" che l’adolescente ha insieme dei propri bisogni e della realtà. Improvvisamente il bambino sia nei tratti somatici sia fisiologici cambia completamente, si trasforma completamente. "Crisi per eccesso" perché le situazioni che deve affrontare gli appaiono non solo enormi ma catastrofiche. Gli adolescenti hanno dei progetti di vita esasperati ed impossibili che nei casi sfortunati si trasformano in progetto di morte, come nel caso della tossicodipendenza.

L’adolescente in particolare ha un problema di limite, appunto si diceva "crisi per eccesso" perché non ha limiti, il confronto con le frustrazioni è enorme.

Quando non riusciamo più a sopportare quell’intervallo tra i desideri e la loro soddisfazione. Ciò può riguardare non solo l’adolescente ma tutti quanti noi. L’annullamento dell’intervallo tra il desiderare e l’ottenere.

Naturalmente la capacità di confrontarsi e sopportare le frustrazioni è una questione chiave, non solo con gli adolescenti o con i tossicodipendenti dove è un fatto evidentissimo, ma vale per tutti.

Porto il caso di un cliente che aveva 35 anni, quindi non era più un ragazzino, aveva tutta una rabbia perché lui aveva chiaro quello che voleva; voleva determinate cose ma non le aveva, e quindi era arrabbiato; era arrabbiato con me, era arrabbiato con la terapia, con la vita, col mondo, con se stesso. Per lui solo il fatto d’avere chiaro solo quello che voleva significava poterlo avere, e se non l’aveva era capace di stare molto male con questo problema. In questo caso, il punto era di lavorare sul principio di realtà e quindi sulla capacità di affrontare le frustrazioni. Quindi il sintomo è che non sopporta le frustrazioni, cioè lei si arrabbia e si deprime pensando che non riesce o non può ottenere quello che è chiaro per lui, questo è il sintomo. Ma dal sintomo bisogna risalire a livello della problematica che è la sua incapacità a convivere con le frustrazioni e salendo ad un livello più alto l’immagine inadeguata che lui ha di sé e della realtà, cioè sul principio di realtà, cioè sulla discrepanza che c’è tra l’ideale e la realtà.

Questa persona si deprime col pensiero "io non ho quello che voglio; come, io ho chiaro tutto e non ho quello che voglio!". Con questi pensieri e con tale percezione ha sentimenti depressivi (ma potrebbero essere sintomi ansiosi, tossicodipendenza). Questa persona è incapace di convivere con le frustrazioni, quindi incapacità di limite, in altre parole per lui deve essere "tutto e subito".

Mentre ciò è tipico dell’adolescente, non è funzionale se continua ad essere nell’età adulta. Queste sono le conseguenze del problema, non sono il problema. Andando più a monte nella terapia (cioè andando oltre le conseguenze), il problema vero sta nella percezione della realtà.

Imparare a gestire le frustrazioni significa imparare ad avere un migliore adattamento alla vita. Questo vale per tutti.

L’adolescente rischia. La crisi per eccesso come dicevamo. L’adolescente rischia la vita quando corre con la macchina, col motorino, con la bicicletta, rischia anche quando si affida a dei "falsi capi" che in genere sono molto più grandi di lui, o a dei gruppi o si affida a sette o ad organizzazioni che lo trascinano in qualche modo al fallimento.

 

 

2. I compiti evolutivi dell’adolescenza

 

 

Che cosa dobbiamo tenere presente nel processo psicologico di un adolescente? Dobbiamo tenere presente che l'adolescente deve effettivamente confrontarsi con molteplici sfide evolutive, tutte difficilissime, che gli permetteranno, se adeguatamente affrontate, di arrivare all'età adulta realizzato e ben funzionante.

Oggi si tende a descrivere l’adolescenza come una fase del ciclo vitale caratterizzata da compiti evolutivi e dal modo dell’adolescente di farvi fronte (coping). I compiti evolutivi, serie di tappe che l’adolescente deve affrontare e superare per poter passare dalla condizione di bambino a quella di adulto, sono stati variamente definiti (7):

       

    • La capacità di separarsi dalla famiglia e di individuarsi, costruendo una propria immagine di sé;

       

    • L’inserimento nel gruppo dei coetanei;

       

    • L’integrazione della sessualità nell’immagine di sé, con la costruzione di un ideale di ruolo sessuale;

       

    • Lo sviluppo di un’identità sociale;

       

    • L’avvio di relazioni sentimentali o sessuali.
I compiti evolutivi vanno collocati nel contesto sociale e familiare dell’adolescente.

Ogni adolescente trova il proprio modo e i propri tempi per affrontare questi compiti. Alcuni possono essere in difficoltà in una sola di queste aree di sviluppo, altri possono ritrovarsi bloccati in più d’una di esse. Quando il blocco è generalizzato o persistente ci si trova di fronte non solo ad una perturbazione dello sviluppo, ma ad un vero e proprio disturbo.

In questo saggio mi atterrò allo schema dei compiti evolutivi elaborato da Anna Gagliardi Iorio (8), la quale descrive 4 compiti evolutivi fondamentali:

       

    1. La differenziazione dai genitori e la conquista dell’autonomia;

       

    2. La ricerca dei valori sociali;

       

    3. L’identificazione col proprio sesso;

       

    4. Le scelte per il proprio futuro.

 

2.1 La differenziazione dai genitori e la conquista dell’autonomia

 

 

Il primo e, forse, il più difficile compito evolutivo per l'adolescente è quello della ricerca dell'autonomia, la differenziazione dal genitore che dovrà necessariamente essere disinvestito di quell’onnipotenza e onniscienza di cui il bambino lo aveva investito in quanto necessaria alla sua sicurezza e, quindi, al proprio benessere e alla propria sopravvivenza (9).

Il bambino è "satellizzato" attorno ai genitori, ossia cerca uno status derivato dalla loro accettazione e fonda la stima di sé su quest’accettazione. Questa soluzione tuttavia non è possibile per i bambini che sono rifiutati dai loro genitori o che sono strumentalizzati da essi e non accettati per sé. Lo sviluppo si indirizza quindi in direzioni diverse in funzione della "satellizzazione" o della "non satellizzazione". Quest’ultima predispone l’individuo a contrarre più tardi disordini specifici della personalità. Per accedere allo status adulto, il bambino satellizzato deve diventare autonomo dai suoi genitori. Questo processo di autonomizzazione, chiamato da Ausubel "desatellizzazione" è il compito principale dell’adolescenza. Richiede un capovolgimento della struttura della personalità e la conquista di uno status autonomo, fondato non più sull’accettazione da parte dei genitori ma sulle realizzazioni del giovane. (10)

La ricerca d’autonomia passa attraverso la ribellione al genitore e si esprime attraverso atteggiamenti di protesta esplicita - a volte aggressiva - o di protesta silenziosa e/o mascherata come: l'isolamento, la chiusura in se stesso, disturbi psicosomatici. La ribellione dell’adolescente è progetto di vita.

Gli stati dell'umore dell'adolescente sono fluttuanti e discontinui, come i comportamenti che spesso appaiono incoerenti e bizzarri. Non c'è da meravigliarsi, ma spesso ci si meraviglia, se atteggiamenti di sprezzante sicurezza sono alternati a comportamenti di grande insicurezza e bisogno di protezione.

L'apatia, l'esaltazione, l’originalità, la svogliatezza, la confusione, sono tra i tratti tipici dell'adolescente e inducono nei genitori o troppo autoritari, che provocano nel figlio risentimento e gli inibiscono la fiducia in se stesso - o troppo permissivi - che creano ambiguità e confusione rispetto alla percezione di se stesso, degli altri, della realtà e impediscono di diventare agente responsabile delle proprie scelte.

Il processo di disinvestimento e differenziazione mettono in gran crisi il genitore. Crisi d'altronde necessaria ed indispensabile per l’evoluzione del bambino e per la sua differenziazione.

Secondo Ausubel, molti fallimenti che si verificano nel processo di emancipazione sono ascrivibili in gran parte ad atteggiamenti educativi errati dei genitori nel tempo precedente l’adolescenza quali l’iperprotezionismo, la sottovalutazione, l’iper- o sottodominazione (11).

Il distacco dai genitori si manifesta anche nel rifiuto di corrispondere alle loro ambizioni e può spingere, come afferma Erikson (12) all’assunzione di una "identità negativa". L’adolescente diventa proprio ciò che i genitori meno sopportano, un deviante, un tossicodipendente, ecc. La conquista dell’autonomia può richiedere anche una deidealizzazione dei genitori che si esprime nella critica, nella presa di coscienza dei loro difetti e limitazioni, la costruzione di un proprio sistema di valori (13).

Potete capire quanto la facilitazione o meno di questa differenziazione e autonomizzazione da parte dei genitori, favorirà o ritarderà o addirittura impedirà la crescita del ragazzo. Il genitore ha veramente un ruolo molto importante, perché non solo dovrebbe avere queste nozioni ma dovrebbe essere capace di facilitare il ragazzo mentre attraversa questa crisi.

Sarebbe auspicabile che i genitori avessero un ruolo autorevole e assertivo e che nella relazione con il figlio fosse attivo il sistema motivazionale della reciprocità con il quale affrontare i conflitti più o meno gravi che si possono presentare. La modalità di confronto paritetico è più funzionale al processo evolutivo del figlio (14).

Anche i ruoli che la coppia genitoriale gioca all'interno della famiglia sono importanti nel processo d’identificazione dei figli: questi, infatti, possono identificarsi in ruoli scelti per contrasto (il figlio di un padre persecutore potrebbe scegliere di diventare il "salvatore dell'umanità") o per emulazione sia del genitore dello stesso sesso che del sesso opposto, determinando in positivo o in negativo la sua vita futura.

L'assenza delle figure parentali è altrettanto responsabile d’eventuali disfunzioni nella vita relazionale dell'individuo.

 

 

2.1.1 La comparsa del "falso capo"

 

 

L'adolescenza è il periodo della comparsa del "falso capo": una figura sostitutiva del genitore, un altro "satellite" (un ragazzo più grande, un mito, un gruppo, un'ideologia) che il giovane adolescente investe di quell'onnipotenza di cui, nell'infanzia, aveva investito il genitore e nel quale cerca quella sicurezza che non ha ancora trovato in se stesso. Ma, anche in questo caso, la delusione sarà inevitabile quando scoprirà che il suo "idolo" non è all'altezza dell'onnipotenza attribuitagli.

Mentre nell’infanzia il genitore fungeva da "base sicura" (quando le cose sono andate per il meglio), nel momento in cui disinveste il genitore, la "base sicura" viene a mancare. Bowlby (15) afferma che la "base sicura" è necessaria all’uomo dalla nascita alla morte. Cambia solamente la tipologia della "base sicura", cioè il rapporto, che per l’adulto è fatto di reciprocità, mentre per il bambino è fatto d’accudimento.

Quando il ragazzo disinveste, naturalmente viene meno la "base sicura" ma così non potrebbe vivere, perciò va alla ricerca di un’altra "base sicura", in cui porre la stima e la fiducia che prima riponeva nel genitore; da solo non ce la può fare ancora. Nella foga di questa ricerca di solito, ma non necessariamente, lui investe in quelli che sono definiti "falsi capi". Per "falsi" non s’intende che per forza devono essere tutti cattivi o vigliacchi ma perché il giovane da, di fatto, al nuovo referente quell’onnipotenza che nessun essere umano può avere. A questo punto le frustrazioni sono inevitabili, anche se tutto va bene, cioè trova la persona adatta ma è un essere umano.

In queste circostanze, avvengono cose drammatiche nelle famiglie. Non solo il ragazzo prende le distanze dai genitori ma anche l’aver scelto ed eletto a loro sostituti persone che loro come genitori non ritengono efficaci, fanno andare in crisi anche i genitori, perché hanno perso il loro potere. Quindi il ragazzo che si trova a fronteggiare questo periodo della delusione, dovrà anche difendersi dalle minacce, dalle accuse, dai rimproveri, dai rinfacci degli adulti.

Questa è il momento della scoperta della fallibilità dell’essere umano. Ma immaginate se un ragazzo non avesse la possibilità, attraverso tanta sofferenza, di scoprire la fallibilità dell’essere umano. Quello che succederebbe all’adolescente sarebbe di credere nella sua infallibilità, quindi avere una percezione di sé inadeguata per eccesso o per difetto. Penserebbe o d’essere onnipotente o di non valere niente se fallisce un compito, non è accettato da qualcuno; avrebbe un’aspettativa disfunzionale nei suoi riguardi. Questa scoperta della fallibilità dell’essere umano comincia a dargli la percezione del principio di realtà (16). Quindi si svolge un processo da una percezione inadeguata a percezioni più evolute e funzionali.

In genere gli adolescenti, sia maschi sia femmine, scelgono capi più grandi di loro. Si vede se questi capi hanno assunto un ruolo di "base sicura" da cosa dicono gli adolescenti, nel senso che si sentono sicuri, si affidano, ecc.

Il tossicodipendente è colui che ha investito troppo in un’organizzazione fallimentare. In questo caso, l’investimento è indirizzato a persone o situazioni a priori del tutto fallimentari, cioè pericolose, disfunzionali; quindi è un fallimento annunciato.

Anche l’adolescente in generale va soggetto a grandi delusioni e frustrazioni perché investe troppo in questo "falso capo". La differenza che passa tra un adolescente in generale ed un adolescente disfunzionale o un ragazzo tossicodipendente è la scelta del "falso capo", ma tutti cercano un capo, che poi è chiamato "falso" a priori perché risulta falso. Nel caso del tossicodipendente il "falso capo" è il gruppo, non tanto la droga. Anche un’organizzazione come "Comunione e liberazione" può fungere da "falso capo", certamente è sempre meglio di un gruppo di tossicodipendenti. Ciò dipende non dalla positività o negatività dell’organizzazione ma perché l’adolescente investe troppo.

Qualunque cosa può fungere da "falso capo", come può essere una persona (ad es. anche il fidanzato vissuto come l’amore unico al mondo) e ciò per l’eccesso d’onnipotenza attribuita. Il bambino pensa che il genitore sia onnisciente, onnipotente, onnipresente, tutto. Il bambino non capisce che il genitore è un essere umano, pensa che è dio. Infatti nella clinica si riscontra che i bambini che hanno avuto grosse persecuzioni da parte dei genitori (non solo fisiche ma anche psicologiche) non lo riconoscono, lo negano, anche da adulti (17). Dicono "sì, sì però mio padre mi amava", perché il bambino è ancora in una condizione di percezione della realtà inadeguata. Per il bambino è indispensabile dire, anche se il genitore lo chiude a chiave nella stanza, che suo papà lo vuol bene; comunque il genitore lo deve giustificare, lo deve salvare. Molti bambini si colpevolizzano, pensano che sono loro i cattivi, cioè sviluppano una percezione di sé di inadeguatezza e di non amabilità. Il paradigma è questo: il genitore mi ama, se mi picchia significa che io sono cattivo, quindi io non valgo nulla. Quindi una non amabilità sua e una capacità di amare il genitore… Ma questo è funzionale alla sopravvivenza del bambino, perché se il bambino non pensasse così gli verrebbe a mancare la "base sicura" e lui morirebbe (18). Il problema nasce quando questa percezione funzionale all’età infantile continua fino all’età adulta.

Quando l’adolescente fa quest’investimento su altri e poi un po’ alla volta si rende conto che ha fallito perché non era possibile, torna da sé. Dalla crisi e dall’illusione passa alla delusione; il conflitto che avrà è non solo inevitabile ma è salutare. Cioè tutte queste delusioni e queste crisi sono funzionali al disinvestimento, ancora una volta, dell’onnipotenza dell’altro e alla ricerca della propria identità, alla fiducia nel proprio potere personale; perché quando mamma e papà non sono più buoni, e neppure l’ambiente e il mondo, allora resta solo lui stesso e torna da sé. Ecco perché è molto importante che i genitori stiano vicini e facilitino questo processo di ricerca d’identità. Qui comincia il lavoro sulla propria identità, identità sociale, fisiologica ecc.

Nella letteratura psicologica si è parlato di "identità infranta" rifacendomi anche a quella bellissima immagine che Lacan (19) dà dello specchio infranto, quando lui afferma che se il genitore non riesce a fare da specchio al bambino rimandandogli la sua unità completa, totale, non frantumata questa persona avrà difficoltà a trovare la sua unità, la sua identità sarà infranta.

Allora il senso di fallibilità delle figure di riferimento da al ragazzo molta sofferenza e dolore, però da anche la percezione realistica di se e della realtà.

Tuttavia, per dolorosa che sia, questa delusione è funzionale alla differenziazione e all'evoluzione dell'adolescente, che inizierà così la ricerca della propria identità e autonomia.

Va sottolineato che, in questa fase, la conflittualità è la strada maestra per un'autonomia responsabile e consapevole e che evitare la frustrazione (come molti genitori fanno) può provocare seri disagi e difficoltà nel passaggio alla maturità e nella maturità stessa (ammesso che si raggiunga). Ne consegue che la modalità di comportamento più funzionale di un genitore deve essere quella di un sano attaccamento e di un flessibile accudimento (cioè offerto solo quando richiesto) e di una rispettosa reciprocità (20).

 

 

2.2 La ricerca dei valori sociali

 

 

Il secondo compito evolutivo, anche questo molto difficile, che l'adolescente deve affrontare è quello di acquisire modelli morali accettabili e adatti alla società in cui vive, ma anche accettabili e adatti al suo mondo.

Anche nello svolgimento di questo compito è particolarmente attivo il sistema motivazionale interpersonale dell'agonismo che, se funzionalmente e adeguatamente confrontato dal sistema motivazionale innato della reciprocità dell'adulto, faciliterà il compito, non solo, ma sarà la premessa fondamentale per le future relazioni (21).

La lotta degli adolescenti è integrare i modelli morali che avevano ricevuto in famiglia con il loro mondo: si pensi all’uso dello spinello come condivisione fra gli adolescenti, il farsi crescere i capelli lunghi, il body pirsing, il modo di vestire eccentrico, gli atteggiamenti stravaccati, ecc.

Il quindicenne con i capelli lunghi alle spalle, i jeans laceri, l'orecchino all'orecchio, che viene apostrofato con frasi ironiche, svalutanti la sua persona, o giudicanti il suo valore morale, può incorrere in una confusione di valori e di identità e - in casi estremi - entrare in discontinuità della coscienza.

 

 

2.3 L’identificazione col proprio sesso

 

 

Il terzo compito evolutivo è quello del processo d'identificazione con il ruolo del sesso cui appartiene, ruolo non solo biologico ma socio-culturale. Vale a dire la società impone al maschio o alla femmina: " un vero uomo deve…", "una vera donna deve…".

L’identificazione col proprio sesso dipende molto dai ruoli sociali che fungono da modello e dalle relazioni con i propri genitori. Molto dipende dalla struttura di personalità dei genitori perché nelle famiglie in cui la mamma è vittima del padre, il figlio difficilmente s’identifica con lui. Perché il modello è, "gli uomini fanno sempre soffrire le donne", così la femmina non s’identificherà mai nella mamma se subisce, perché il modello sarà, "le donne subiscono i comportamenti dei maschi". Quindi va anche ascoltata la storia della famiglia ed in particolare quella dei genitori.

Il ruolo della coppia genitoriale all’interno di questa crisi è importante. E’ più importante il "come" i genitori ci sono o "come" non ci sono (ad es. nella vita dei genitori separati). La cosa molto importante e significativa non è la presenza, ma la qualità della presenza (22).

I ruoli della coppia genitoriale che giocheranno all’interno della relazione col figlio avranno una grossa importanza perché avranno le seguenti funzioni: il genitore eterologo, vale a dire quello dell’altro sesso, determinerà o influenzerà la qualità di tutte le relazioni future del figlio; mentre il genitore omologo, vale a dire quello dello stesso sesso, favorirà la crescita del figlio per contrasto. Cioè lui confrontandosi potrà avere un modello che se gli piace può seguire, se non gli piace si può opporre. E’ necessario che il giovane non sia ostacolato, non sia punito, non sia giudicato affinché possa fare la sua scelta.

Se i genitori sono assenti nella vita dei figli è un dramma perché loro non avendo questi modelli hanno maggiori difficoltà a trovare la loro identità, perché questo confronto non esiste, però se ci sono e funzionano male anche lì è problematico, per questo dicevo, è importante la qualità della presenza. Devono fare più fatica o devono trovare dei modelli sostitutivi che non sempre funzionano. Tutto ciò determinerà in positivo o in negativo le sue relazioni future.

Nella scelta dell’omosessualità spesso è presente un rifiuto del genitore omologo, cioè nella scelta ci può essere un rifiuto totale della parte maschile. Ma la scelta della parte femminile ha una sua identificazione nella madre e un rifiuto totale del maschile (per atteggiamenti violenti, di sopruso ecc.). Quindi fra le due parti di noi ci identifichiamo, facilitiamo lo sviluppo di una parte del femminino o del mascolino a seconda delle circostanze.

La paura del sesso opposto si sviluppa perché non c’è abbastanza fiducia nella parte propria di ruolo che c’è stata destinata dalla natura; allora non è perché si ha paura dell’altro sesso, così come per la donna omosessuale si dice che ha paura degli uomini. E’ soltanto che ci si è costruito una propria identità basandosi su una figura maschile che è stata carente, che ha contribuito ad un’insicurezza di me, ad una percezione di me d’inadeguatezza, quindi basata su una bassa autostima.

Se io ho visto, per esempio, mia madre sempre vittima e mio padre come uno sfruttatore, un soverchiatore ecc. io posso avere paura di diventare come mio padre e quindi scelgo il ruolo di mia madre, quindi m’identifico di più in mia madre.

Quindi il ruolo del genitore è fondamentale. Il dramma poi è se gli stessi genitori sono stati vittime di un contesto e di un’altra coppia genitoriale con problemi simili.

 

 

 

 

2.4 Le scelte per il proprio futuro

 

 

Il quarto compito evolutivo riguarda le scelte per il proprio futuro (scelte professionali, lavorative, ecc.). "Cosa farò da grande?". Questo è sempre stato uno dei compiti più difficili nella scelta dell’identità sociale, del ruolo sociale che il ragazzo andrà a scegliere e oggi più che mai tale scelta è difficile (23):

1°) per la precarietà e carenza di esperimenti concreti nel campo lavorativo generale;

2) per i modelli disfunzionali che vengono offerti ai ragazzi, per cui per i maschi questa ricerca si pone nei termini di modelli di potenza (per es. il mafioso, la Parigi Dakar, ecc.), e per le femmine la cantante, la ballerina, ecc. che poi per la difficoltà contestuale della società in cui vivono questo ruolo, l’assunzione di questa scelta di ruolo sociale diventa difficilissima.

Anche nella realizzazione di questo compito gioca molto il ruolo del genitore, che può essere pieno di pregiudizi o facilitante per il processo del ragazzo.

E' questo un compito non meno difficile degli altri, ma che risulterà meno gravoso se l'adolescente può contare su una "base sicura" che gli assicuri fiducia, rispetto e comprensione che fungeranno da effetto Pigmalione, favorendo la fiducia in se stesso, l'autocomprensione e l'autoregolazione.

E' importante che, anche in questo caso, il genitore sia presente con tutto il rispetto e l'accettazione di cui è capace per aiutarlo a trovare strumenti adeguati alla sua realizzazione e ad integrare i vari frammenti d’esperienza per la costruzione di un sé coeso e unitario.

Nello svolgimento di questi compiti potete capire il ruolo importante e nello stesso tempo difficile che hanno gli adulti, perché i ragazzi hanno comportamenti variabili nell’umore, fluttuanti nelle scelte, dicono una cosa e ne fanno un’altra. Portando tutto all’eccesso appaiono agli adulti inaffidabili. Di fatto, i loro comportamenti autorizzano gli adulti a ritenerli inaffidabili o poco concreti, se non addirittura disfunzionali.

Una difficoltà con cui si deve confrontare l’adulto è il passaggio spesso da stati d’euforia a stati depressivi o d’abbandono. Spesso il genitore di fronte a questi stati in parte si preoccupa ma in parte non approva questi comportamenti fino ad arrabbiarsi.

Gli adolescenti sono in una continua altalena fra progressione e regressione. Quest’altalena si nota nel passare dalla troppa autonomia che in certi momenti vogliono ad una forte dipendenza. I genitori di fronte a quest’altalena ritengono i figli lunatici, capricciosi, incostanti.

In termini teorici possiamo affermare che gli adulti guardano partendo dal loro "sistema di riferimento interno" e non da quello del ragazzo (24). In altre parole, siamo noi che vediamo i ragazzi inadeguati e non capiamo che sono loro che si sentono inadeguati. La realtà è che non è che i ragazzi sono inadeguati come noi li vediamo ma si sentono inadeguati perciò danno quest’immagine. I ragazzi si sentono inadeguati perché il loro concetto di sé è carente, l’autostima è bassa per le difficoltà dei compiti evolutivi che devono affrontare, per i vacillamenti e i fallimenti cui vanno incontro.

Quindi la facilitazione del genitore, ma anche eventualmente dello psicologo, è quella di agevolare a trovare strumenti adeguati alla loro realizzazione, affinché poi possano acquisire una buona autostima.

Il superamento felice di questi passaggi permetterà il raggiungimento di un equilibrio adulto ben funzionante ed una congruenza con la propria tendenza attualizzante (25).

 

 

3. Alcuni elementi peculiari nell’approccio con gli adolescenti

 

 

Nei colloqui con gli adolescenti un elemento importante e difficile nello stesso tempo è essere in grado di mantenere la "distanza critica" tra sé e l’altro (26). Distanza che va misurata attentamente.

Ci vuole una grande disponibilità e, nello stesso tempo, una notevole capacità di porre dei limiti. Praticamente, ad esempio, essere disponibili significa dire all’adolescente che mi può telefonare anche di notte se è necessario, perché bisogna diventare per l’adolescente una "base sicura". Oppure alla fine della seduta di 50 minuti vi trattenete dicendo che vi state fermando di più in seduta perché è il tempo di farlo dato che sentite che in quel momento c’è qualcosa d’importante che volete lasciare finire di esprimere (27).

Questa disponibilità però va anche misurata mettendo delle regole.

Non bisogna temere o combattere quello che sente l’adolescente, ma quello che fa. A questo riguardo bisogna fare dei contratti chiari con l’adolescente. Se l’adolescente dice "io non voglio vivere, non ho voglia di far niente, mi sento triste, mi sento sfiduciato, mi sento inadeguato", non bisogna aver paura di questo, come fanno i genitori, ma bisogna invece "temere" quello che fa, che è un campanello d’allarme. E’ estremamente importante il contratto e la congruenza dello psicologo (28).

Porto il caso di un adolescente che sentendosi molto inadeguato, triste, annoiato afferma che era stato bene il giorno prima, che aveva trovato una soluzione cioè si era ubriacato. Allora alla seconda volta che lui mi raccontava cose di questo genere espressi la mia paura per questo e affermai che era liberissimo di ubriacarsi però se voleva fare terapia con me, doveva smettere d’avere quello che lui chiamava il suo "alleato".

Se nei racconti gli adolescenti dicono cose di questo tipo si può fare un contratto, perché sono comportamenti autodistruttivi ed è questo che è pericoloso. Allora si possono esprimere le proprie paure ed angosce per questi comportamenti autodistruttivi ridefinendo il contratto, dicendo "tu hai una settimana di tempo per pensarci, puoi continuare a venire oppure smettere, questa è la regola".

All’inizio può essere utile fare un contratto chiaro perché gli spiego che lui può andare incontro a comportamenti sotterranei d’autodistruzione, che può agire involontariamente comportamenti autodistruttivi. Questo lo dico all’inizio nel contratto poi mi occupo della relazione. Se poi viene fuori una cosa del genere io ridefinisco il contratto.

L’altra cosa, cui ho accennato prima, è quella di dare molta disponibilità; quindi non avendo un setting molto rigido, la mia disponibilità è in particolare quella di dire che mi può chiamare quando e come vuole.

Un altro elemento cui bisogna fare attenzione è la congruenza ma anche la trasparenza del facilitatore (29). La trasparenza è preferibile soppesarla con gli adolescenti. Nel senso che potrebbero emergere delle antipatia in certi momenti nel rapporto con lui, ma a differenza che nel lavoro con gli adulti dove ci si può lavorare in prima istanza, con gli adolescenti non è consigliabile.

Un altro punto è quello di trovare i punti forti dell’adolescente, che possiamo conoscere dal racconto che fa, e allearsi con loro (30). Trovare i punti forti significa, per es., che una persona che va malissimo a scuola può però essere bravissima nel calcio. Allora bisogna interessarsi molto a tali cose dove riesce bene ed ha interesse. In questo modo mi "alleo" con i suoi punti di forza, facendomi coinvolgere in queste cose.

La conferma comportamentale e la fiducia portano all’autocomprensione e all’autoregolazione per poi costruire attraverso l’accettazione di sé incondizionata l’autostima.

All’inizio della relazione terapeutica lo psicologo si trova in una situazione simile a quella del genitore quando il bambino è piccolo: quando il bambino è bisognoso attiva il suo sistema motivazionale dell’essere accudito e il genitore dell’essere accudente. Un cliente va in terapia perché sente che ha bisogno di essere accudito. Ma quando il bambino comincia ad avere 6-7 anni, secondo le sue capacità e la sua autonomia, deve essere investito di quella fiducia per poter cominciare a diventare veramente autonomo. Così è per il cliente, se non si basa il rapporto sulla fiducia.

Il cliente penserà, se lo psicologo continua ad accudirlo, che è quest’ultimo ad avere il potere, che è lui a dover accudire, che lo proteggerà, che lo salverà e ciò è un guaio. Allora è importante che il terapeuta sia consapevole di come funzionano i suoi sistemi motivazionali innati. Un facilitatore efficace deve arrivare ad attivare il sistema motivazionale innato della reciprocità.

Un’altra cosa importantissima da tenere presente è la capacità di allearsi col genitore senza perdere l’alleanza col figlio (31). La maniera migliore per allearsi col genitore è mettere dei limiti e delle regole quali, per esempio:


     

  • Non ascoltare mai i genitori senza il permesso del figlio;

     

  • Poter essere disponibile ai colloqui con i genitori, chiedendo al figlio di fissare lui quando e come crede opportuno l’appuntamento col genitore;

     

  • Se il genitore telefona non comunicare informazioni né spiegazioni e riferirlo al figlio;

     

  • Chiedere al figlio di invitare, quando si sente, il genitore a partecipare al colloquio.

     

  • I genitori devono avere delle informazioni e delle spiegazioni che non siano valutazioni del ragazzo e possono essere coinvolti non facendo loro perdere il loro ruolo di genitori, condividendo le loro preoccupazioni, quindi dando loro delle spiegazioni, rassicurandoli per i comportamenti del figlio. Mantenere il ruolo genitoriale significa dare ai genitori dei compiti che non sfruttano il ragazzo e che gli fanno sentire d’avere ancora una continuità col ragazzo.


In genere è il genitore, preoccupatissimo, che chiede l’intervento e lo psicologo deve avere l’abilità di "agganciare" il ragazzo. E’ importante che dopo aver ascoltato i genitori si inviti il ragazzo al colloquio e poi stabilire chi va trattato.

E’ importante anche se si lavora con l’adolescente che il genitore non sia escluso, perché il ragazzo tende ad escludere il genitore, anche se ne soffre pure. Un modo per coinvolgere il genitore è quello di chiedere al ragazzo "che cosa ti piacerebbe che tua madre o tuo padre facesse, che cosa ti aspetti, che cosa vorresti…".

Circa il concludere la seduta, la richiesta dell’adolescente di continuare a parlare quando il tempo è scaduto va analizzata volta per volta se è una provocazione, un gioco di potere, un ricatto oppure se è veramente che il ragazzo ha bisogno. Ci vuole molta disponibilità e flessibilità ma, a volte, anche molta fermezza.

Aiutare un adolescente con una famiglia disfunzionale significa dare un compito molto grande al ragazzo, colludendo con la sua parte onnipotente. Nel senso che quando la crisi adolescenziale avviene all’interno di una famiglia disfunzionale è bene occuparsi della famiglia disfunzionale e non solo dell’adolescente.

Nel lavoro di gruppo con adolescenti non cambia assolutamente niente rispetto alle sedute individuali, solo che con gli adolescenti è più facile che si venga meno al contratto. Quindi la ridefinizione delle regole del contratto con l’adolescente è molto importante. In particolare con l’adolescente si deve ridefinire il contratto specialmente riguardo al setting: ad esempio, se c’è un acting aut o il ragazzo può alzarsi e andarsene ecc. Bisogna comunicare che non possono agire i sentimenti ma solo verbalizzarli. A volte è necessario con gli adolescenti che si ripetano le condizioni del setting.

Queste sono le condizioni al gruppo d’incontro con gli adolescenti. Poi è esattamente la stessa cosa dei gruppi d’incontro con gli adulti.

 

 

4. Il genitore ideale

 

 

Tipicamente gli atteggiamenti del genitore sono o troppo autoritari o troppo permissivi. E’ difficile che un genitore riesca ad essere autorevole senza essere autoritario. Il genitore ideale sarebbe il genitore autorevole (32).

Gli atteggiamenti troppo autoritari inducono risentimento nel ragazzo e inibiscono la fiducia in se stessi.

Gli atteggiamenti troppo permissivi creano, invece, nel ragazzo ambiguità e confusione, perché non si capisce qual è il loro ruolo, ed in particolare confusione rispetto alla percezione di sé, perché o si sentono onnipotenti, tutto gli è dovuto, o non sanno dove cominciano e dove finiscono i loro limiti, le loro possibilità; quindi la confusione rispetto alla percezione di se stessi ma anche rispetto agli altri ed alla realtà.

Si capisce che a queste condizioni è difficilissimo diventare agente responsabile delle proprie scelte, perché una scelta responsabile va fatta conoscendo i propri limiti e le proprie responsabilità (ad es. io posso scegliere liberamente di comprarmi una macchina di 20 milioni se io so che 20 milioni li posso pagare).

Un caso di difficoltà con i limiti e le possibilità è quello di un padre che ha comunicato al figlio il messaggio "tu puoi tutto". Questo può facilitare per alcuni versi ma fa pagare dei prezzi altissimi nella vita, perché così da’ al ragazzo, sì il coraggio di fare però anche fare senza porre dei limiti alle sue possibilità, cioè sentendosi onnipotenti (per es. in una giornata può fare Catania-Roma, Roma-Catania, ecc. e prendere impegni come se non fosse niente, cioè non mette limiti; ci deve pensare, se no può arrivare a non sentire la stanchezza).

E’ importanza dare il limite, se no il genitore può diventare confusivo per il figlio. Quindi l’importante è che il genitore abbia un ruolo autorevole che significa assertivo, e che quindi sappia mettere dei limiti.

Nella relazione è importante che il genitore attivi il sistema motivazionale della reciprocità. Quando il genitore è troppo autoritario attiva il sistema motivazionale agonistico o della competizione, quando il genitore è permissivo attiva troppo il sistema motivazionale dell’accudimento (33).

Un genitore funzionante è consapevole di attivare il suo sistema della reciprocità che gli servirà poi anche per la risoluzione dei conflitti. Nella risoluzione dei conflitti se il genitore è autoritario li risolverà in maniera autoritaristica (sistema 1° "vincitore-perdente"); se è permissivo non verranno risolti affatto, verranno negati (sistema 2° "perdente-vincitore"). Se invece il genitore è autorevole saranno affrontati in maniera adeguata, cioè col sistema 3° "vinvi-vinci", detto anche "senza perdenti". Rogers e Gordon condividono la logica del "vinciamo insieme", cioè che la risoluzione dei conflitti è affrontata efficacemente se si risolve senza perdenti (34).

La condizione educativa ideale, secondo il paradigma rogersiano, è quella in cui rispetto, attenzione all’altro, autenticità e congruenza sono la garanzia di accettazione e sicurezza necessarie per tentare l’attualizzazione. Il bambino e poi il giovane può sintonizzarsi sul suo interno processo formativo e mettere tutto il suo personale impegno e tutta la sua creatività e capacità di iniziativa a servizio della sua formazione.

Compito dei genitori è allora soprattutto quello di creare un clima di rispetto e di accettazione che escluda la minacciosità dei giudizi e rinunci all’uso coercitivo del potere, senza per questo sfociare nel disinteresse e nel permissivismo che renderebbero ancora più insicuro e confuso il bambino o il giovane.

I genitori possono concretamente apprendere a coniugare libertà e disciplina facendo riferimento al paradigma di una profonda accettazione del diritto di ogni individuo a seguire la propria tendenza formativa verso l’autorealizzazione (35).

 
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Libri Consigliati

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INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA "DISTACCHI" conduttore Dr. Maurizio D'Agostino -

SABATO 3 E DOMENICA 4 GIUGNO 2017 

 

JACARANDA CENTER

VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE

PER INFO: 3923800864 

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CORSO DI IPNOSI - TECNICHE DI INDUZIONE E APPLICAZIONE CLINICHE -

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ATTENZIONE. AVVISO IMPORTANTE - CAMBIAMO SEDE -

Dal 1 GENNAIO 2016 ci siamo trasferiti nella nuova sede sita in Via RAMONDETTA, 23 VALVERDE

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INDICAZIONI PER RAGGIUNGERE LA NUOVA SEDE DI VALVERDE 


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CALENDARIO 2017 - INTENSIVI DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO conduttore dr. Maurizio D’Agostino -

Calendario Gruppo di terapia bioenergetica

29 gennaio 

19 febbraio

12 marzo

9 aprile

7 maggio

11 giugno

9 luglio

17 settembre

15 ottobre

19 novembre

3  dicembre 

 

Per info: 3923800864

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ATTIVITA' AL JACARANDA CENTER -

- Ogni mercoledì CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI ore 19.30-20.45 - conduttore: dr. Maurizio D'Agostino 

- ogni mercoledì MEDITAZIONE ZEN ore 21-22.30
- Ogni giovedì KUNDALINI YOGA ore 18-20 - conduttrice: Lucia Zahara

- Ogni giovedì BIODANZA ore 20.30 - conduttrice: Zaira De Luca 
- ogni Lunedì PRANIC HEALING ore 20-22.00

- ogni Lunedì e venerdì TAI CHI ore 19-20.30 - conduttore: Maestro Nazzareno Russo
- Domenica 30 aprile DANZA DEL RISVEGLIO ore 10-14  - conduttrice: Lucia Zahara

- Domenica 28 maggio DANZA DEL RISVEGLIO ore 10-14  - conduttrice: Lucia Zahara

- Una domenica al mese Intensivo di Analisi Bioenergetica di Gruppo ore 10-18.20 (vedi sotto programma Intensivi)

- Un weekend (Sabato e Domenica) al mese Intensivo di Analisi Bioenergetica di Gruppo, Rebirthing, Ipnosi regressiva orario 10-19.30

Per info : tel. 3923800864
Jacaranda Center, via Ramondetta, 21 Valverde

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INTENSIVO DI CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI conduttore Dr. Maurizio D'Agostino -

"ARRENDERSI AL CORPO"

Sabato 22 aprile 2017 ore 10.00-17.30

 

Jacaanda Center

Via Ramondetta, 21 Valverde (CT)

Per info chiamare: 3923800864 

www.bioenergetic.it  

www.jacarandacenter.it  



Amicizia con me stesso, amicizia con gli altri Percorso di quattro incontri Offerto dal monaco Zen -

Amicizia con me stesso, amicizia con gli altri

Percorso di quattro incontri
Offerto dal monaco Zen Phap Ban


Cari amici, sono molto felice di tornare in Sicilia e di poter praticare nella natura del nuovo centro di Valverde. 
Qui in Salento abbiamo appena concluso un percorso di quattro mesi.
Abbiamo provato a coltivare una nuova relazione con noi stessi, una relazione di ascolto e di rispetto, di amicizia. Forse il tema che più ci ha ispirato è stato la frase di Thay : "Sentire è già amare". 
Ogni volta mi stupisco dei frutti che regala una pratica continuata. Come sapete non sono né un maestro né una guida ( cadremmo tutti in un fosso ) ma un secchione e mi piace creare momenti di pratica, sento molto prezioso questo nostro stare insieme nell'ascolto, nella presenza.
un abbraccio, a prestissimo
fratello claudio

Il Percorso inizierà sabato 16 e si svilupperà in quattro incontri: ( siate puntuali per favore )

1 Radicamento nel sentire, abitare il corpo, il respiro sabato 16 inizio h 19.00 -21 (Siracusa)

2.Apertura, affidarsi, perdono domenica 17 inizio h 11 -17 (punto di ritrovo Milo ore 9.30) Monti Sartorius - Etna 
3.Amicizia con se stessi mercoledì 20 inizio h 21 -22.30 Valverde

4.Amicizia con gli altri. venerdì 22 inizio h 19.00 -21.00 Valverde

JACARANDA CENTER
VIA RAMONDETTA 21 Valverde (CT)
Per info: 3923800864

Ecco il testo che vi propongo come riferimento durante la nostra pratica:

"Fare Pace con Se Stessi" di Thich N Hanh ed. Ubaldinihttp://www.ilgiardinodeilibri.it/…/__fare-pace-con-se-stess…

Se potete portate con voi penna e taccuino che useremo anche come diario di pratica personale in questa settimana di pratica
Un abbraccio e a presto
fratello phap ban



GRUPPO DI MEDITAZIONE ZEN - Ogni mercoledì alle ore 20.30 -

secondo la tradizione di Thich Nhat Hanh. Ingresso libero.

Sede: Grounding Institute Via Asiago, 35 1° Piano a sinistra.



Corso di formazione in Reiki - 1° Livello - domenica a novembre-dicembre - Conduttore: Grazia Puglisi

CORSO ORTO CON PIANTE AROMATICHE E MEDICINALI condotto da Antonio D'Amico - 23 aprile 2017 -

COME FARE UNA PROPRIA FARMACIA NATURALE. 

Il corso teorico-pratico è rivolti a chi desidera sviluppare uma corretta realizzazione di un orto con piante aromatiche e medicinali e imparare le principali tecniche colturali.

Per info chiamare al 3923800864 

 Jacaranda Center 
Via Ramondetta, 21 Valverde (Catania)

 




Corso di formazione professionale in REBIRTHING BIOENERGETICO-TRANSPERSONALE -

In programmazione. 1° modulo in Vivation (o Rebirthing integrativo), 2° modulo Rebirthing bioenergetico, 3° modulo Rebirthing bioenergetico-transpersonale. info: 3923800864



La danza del risveglio 28 maggio 2017 -

Per informazioni vedere sul nuovo sito www.jacarandacenter.it



CORSO BASE TECNICHE RAPIDE DI INDUZIONE IPNOTICA -

Per psicologi, medici, counsellors, pedagogisti, infermieri ed altri esperti nella relazione d'aiuto e a tutti gli appassionati. Numero massimo 20 persone. Per Info 3923800864.



INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA E REBIRTHING " Verso il Sè profondo: respiro, voce, contatto" -

CONDUTTORE: DR. MAURIZIO D'AGOSTINO

 

SABATO 13 E DOMENICA 14 MAGGIO 2017

 

JACARANDA CENTER

VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE

CELL. 3923800864

www.jacarandacenter.it  



Vesak - Incontro di pratica di meditazione zen - Venerdì 22 aprile 2016 -

L'incontro sarà facilitato dal monaco zen Phap Ban 

In tutto il mondo, in questi giorni, nella tradizione buddhista celebrano il Vesak, ovvero la festa sacra che rievoca la nascita, la morte e il Nirvana, l'illuminazione di Buddha.

Il Vesak è una delle feste religiose più importanti del calendario buddhista ed è una occasione per ricordare i precetti, la vita e l'insegnamento di Buddha nel mondo. Cade normalmente nel giorno del plenilunio di aprile o maggio anche se tutto il mese ed in particolare i giorni intorno al plenilunio sono considerati importanti.

A Plum Village si è soliti festeggiare questa giornata costruendo un piccolo ponte nel laghetto di uno stagno coperto di fiori di loto. Uno ad uno i presenti percorrono il ponte al cui centro è stato posta una piccola statua del Buddha bambino e mentre viene intonato un canto aspergono con acqua mista petali di fiori l'immagine del bambino.

Proprio con questo spirito festeggeremo con voi questa giornata che ci ricorda la libertà immensa che portiamo in noi, libertà che nessuno può darci e nessuno può toglierci.

Venerdì ore 19.00 (arrivare 18.30)

 

Jacaranda Center

Via Ramondetta, 21 Valverde

Per info e partecipazione chiamare o mandare un SMS al 3923800864

 

(Attenzione: Se il navigatore vi porta a via Ramondetta 21 di Aci Bonaccorsi allora scendendo prendere la prima a sinistra e poi la prima a destra (e già siete su via Ramondetta di Valverde) e dopo 50 metri trovate i 3 cancelli. Prendere il primo cancello a sinistra e percorre la strada sterrata fino alla fine.



INTENSIVI di REBIRTHING/VIVATION - Sabato e/o domenica ore 10.00-18.30 conduttore M. D'Agostino - In questo ciclo di Workshops intensivi non residenziale si farà un lavoro col respiro (rebirthing e vivation) integrato se opportuno con la terapia bioenergetica.Verranno sperimentate varie modalità di lavoro col respiro ( a secco, eyegaze vivation, vivation allo specchio ecc.).Gli orari di lavoro saranno sabato e/o domenica dalle 10 alle 18.30.

CALENDARIO DEGLI INCONTRI - Grounding Institute -

GRUPPO DI ANALISI BIOENERGETICA 

 condotto dal dr. Maurizio D’Agostino - ANNO 2017

29 GENNAIO  - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

19 FEBBRAIO  - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

12 MARZO - INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

9 APRILE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

7 MAGGIO INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

11 GIUGNO-  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

9 LUGLIO -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

17 SETTEMBRE INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

15 OTTOBRE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

19 NOVEMBRE  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO) orario: 10.00-18,30

3DICEMBRE -  INTENSIVO DI ANALISI BIOENERGETICA DI GRUPPO (GRUPPO CHIUSO)  orario: 10.00-18,30

 

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INTENSIVI DI REBIRTHING BIOENERGETICO-TRANSPERSONALE

(CATANIA - GENOVA - LECCE - LONDRA - PORT LUIS (MAURITIUS) - 2015

 

 

  

SABATO FEBBRAIO 2016- VALVERDE (CT) INTENSIVO DI REBIRTHING condotto dal dr. Maurizio D'Agostino

14-15 MARZO - GENOVA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

25-26 APRILE - LECCE - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban  

 PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVERE O TELEFONARE  A assunta.desantis@gmail.com – tel. 3456425834

20-21 GIUGNO - LECCE - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

 PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI SCRIVERE O TELEFONARE  A assunta.desantis@gmail.com – tel. 3456425834) 

1-2 AGOSTO - GENOVA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban

     AGOSTO - LONDRA - INTENSIVO DI REBIRTHING condotto dal dr. Maurizio D'Agostino

3 OTTOBRE - CATANIA - INTENSIVO DI REBIRTHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'Agostino e dal monaco zen Phap Ban 

 

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MARATONE  DI ANALISI BIOENERGETICA

 

 

 

 

 

APRILE - MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino  

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30

 

LUGLIO - MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30 

 

OTTOBRE-  MARATONA RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

Inizia Venerdì  alle ore 19.00 e finisce Domenica alle ore 18.30  

 

NOVEMBRE -  MARATONA NON RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

                    SABATO 26  ore 1O.00-19,30  e  Domenica 27 ore 18.30  

 

DICEMBRE -  MARATONA NON RESIDENZIALE DI ANALISI BIOENERGETICA "" condotta dal dr. Maurizio D'Agostino 

                    SABATO 17  ore 1O.00-19,30  e  Domenica 18 ore 10.00 - 18.30  

 

 Intensivi di Analisi Bioenergetica  condotti dal dr. Maurizio D'Agostino 

 

 

 

 

 

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PRANIC HEALING 

 

 

 

 

 

INCONTRO DI PRATICA per gli studenti di PRANIC HEALING del GROUNDING INSTITUTE (gratuito) - ogni lunedì ore 20.00 (telefonare al 392.3800864) 

INCONTRI DI ARHATIC YOGA A CADENZA MENSILE

29 marzo INCONTRO DI SUPERVISIONE di PRANIC HEALING per gli studenti del Grounding institute

     CORSO DI PRANIC HEALING Base (1° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani -  

26-27 giugno - CORSO DI CRISTALLOTERAPIA PRANICA (4° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani 

26-27 settembre -  CORSO DI PRANIC HEALING AVANZATO (2° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani 

     CORSO DI PSICOTERAPIA PRANICA  (3° LIVELLO) conduttore: Maurizio Parmeggiani  

 

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   IPNOSI

 

 

 

Sedute individuali di Ipnosi (ogni pomeriggio da martedì a venerdì) 

Sedute individuali di Ipnosi regressiva (ogni pomeriggio da martedì a venerdì) 

Intensivo di Ipnosi di gruppo ogni mese (escluso agosto) 2016

 


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Corso di Formazione per Conduttore di Classi di Esercizi Bioenergetici e Counselling a indirizzo bioenergetico

Date 1° anno del Corso di Formazione in COUNSELLING a indirizzo bioenergetico

( Società Italiana di Analisi Bioenergetica - SIAB) - direttore: dr. Maurizio D'Agostino
Orario 10.00-17.00 

 

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esercizi bioenergetici per sciogliere le tensioni del viso_n.jpg

 

  CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI 

  ogni MERCOLEDI' ore 19.00

 

 

 

 

INTENSIVI DI CLASSI DI ESERCIZI BIOENERGETICI  - Per info chiamare al conduttore

  CONDUTTORE: Dr. Maurizio D'Agostino

In questo intensivo sarà dato ampio spazio al lavoro con le vibrazioni energetiche, al contatto e al lavoro col respiro. Sarà incentrato sugli ultimi sviluppi metodologici di David Berceli sul Tremore neurogenico.

Per Informazioni e iscrizioni telefonare al 392.3800864

 

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 GRUPPO DI MEDITAZIONE ZEN della tradizione di Thich Nhat Hanh

ogni MERCOLEDI' ore 20.45 (ingresso libero) (subito dopo la classe di esercizi)

 

 

 RITIRO DI MEDITAZIONE CON i MONACi ZEN di PLUM VILLAGE

 (VEDERE SITO WWW.ZENQUIEORA.ORG )

 

iNCONTRi DI MEDITAZIONE ZEN COL MONACO PHAP BAN - dal 14 al 28.aprile 2016

 Arrivare alle ore 19.45 per sistemarsi nella sala. I'incontro inizierà alle ore 20.15. Dopo non si potrà più accedere. Inviare sms o telefonare al 392.3800864 (Maurizio D'Agostino) se si intende partecipare all'incontro.

Luogo: JACARANDA CENTER, VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE   http://www.zenquieora.org/www.zenquieora.org

 Gli incontri di pratica zen con Phap Ban proseguiranno ogni pomeriggio e nel weekend 16-17 aprile ci sarà il ritiro. 

Nel weekend del 23-24 aprile ci sarà il Ritiro di REBIRHING E MEDITAZIONE ZEN condotto dal dr. Maurizio D'AGOSTINO e dal monaco zen PHAP BAN. 

Avvisare se si intende partecipare:

JACARANDA CENTER

VIA RAMONDETTA, 21 VALVERDE 

cell. 3923800864 

Pagina di Facebook: ZEN QUI E ORA - Gruppo di Meditazione Zen di Catania-Sicilia

 

GIORNATA DI MEDITAZIONE ZEN  CON IL MONACO ZEN PHAP BAN  -  4 OTTOBRE 

 

iNCONTRi DI MEDITAZIONE ZEN CON I MONACI DELLA TRADIZIONE ZEN DI THICH NHAT HANH DI PLUM VILLAGE - INVERNO 2016 - VALVERDE

 

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CORSO di SPECIALIZZAZIONE in PSICOTERAPIA BREVE A INDIRIZZO STRATEGICO per psicologi e medici (Istituto per lo Studio delle Psicoterapie - ISP)

  

 BARI, 23-24 maggio

CATANIA  21 FEBBRAIO, 

LAMEZIA TERME, 9-10 maggio,

ROMA, 18-19 aprile

 

PER INFORMAZIONI SU TUTTE LE PROPOSTE

JACARANDA CENTER

Direttore: dr. Maurizio D’Agostino

Cell.  3923800864

Via RAMONDETTA, 21 VALVERDE (CT)

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Intensivi di IPNOSI REGRESSIVA, REBIRTHING, BIOENERGETICA condotti dal dr. Maurizio D'Agostino -

Calendario degli incontri per il 2016 

 

20 marzo 2016 Intensivo di Rebirthing ad approccio bioenergetico-transpersonale

23-24 aprile - Intensivo di meditazione zen e Rebirthing con Phap Ban e Maurizio D Agostino 

29 maggio - Intensivo di Ipnosi Regressiva a vite precedenti e Rebirthing 

18-19 giugno - Intensivo residenziale di Rebirthing ad approccio bioenergetico-transpersonale - Castel di Tusa (ME) (presso Museo albergo Atelier d'arte sul mare)

26 giugno - Intensivo di Ipnosi Regressiva a vite precedenti

24 luglio Intensivo di analisi bioenergetica 

21 agosto Intensivo di analisi bioenergetica "Lasciare andare le resistenze e l'atosabotaggio"

22 settembre  Intensivo di analisi bioenergetica "Arrendersi al corpo: dalla paura alla fiducia"

25 settembre  Intensivo di analisi bioenergetica "Decondizionare la propria infanzia" 

22-23 ottobre   Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "LIbera il tuo bambino interiore"

26-27 novembre   Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "LIbera il tuo bambino interiore" 

17-18 dicembre  Intensivo di REBIRTHING e ANALISI BIOENERGETICA  "Padroneggia il tuo bambino interiore"

 

 

Per informazioni chiamare il conduttore degli intensivi Dr Maurizio D Agostino

cell 3923800864

(il programma può subire variazioni con aggiunte di date)

 

Jacaranda Center 
Via Ramondetta, 21 Valverde (Catania)

 


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