Psicologia dello sviluppo
Cos’è
la psicologia dello sviluppo?
Prima si
chiamava psicologia dell’età evolutiva, per indicare per indicare le fasi
dell’età della vita più soggette a cambiamenti, ad evoluzioni.
Copre le fasi
che vanno dalla nascita (anni 0) all’adolescenza e all’età giovanile.Sviluppa
le tematiche dell’ambiente ecologico, dello sviluppo cognitivo, emotivo e le
aree d’interazione tra gruppi, tra figure, più l’area delle modalità tramite
cui il bambino acquisisce modalità di pensiero sempre più complesse fino ad
attuare un cambiamento radicale, in pratica a raggiungere una compiutezza delle
facoltà intellettive nell’adolescenza.
Per ciò
emotivamente e cognitivamente un adolescente e un adulto sono uguali, la
differenza sta solo nella qualità.
È cambiata
l’immagine del bambino piccolo. Si è notato come le prime relazioni che
quest’ultimo intrattiene sono tali da contribuire fortemente all’orientamento
della personalità futura, in altre parole come sarà la sua vita adulta, anche
se non in modo deterministico.
Prima si
pensava che queste relazioni fossero predittive, ora invece si è più elastici,
anche se in ogni caso si ritiene che siano molto importanti. L’essere umano non
è capace di conquistare la propria autonomia da solo, ha bisogno di cure iniziali,
d’attenzioni, altrimenti muore. Egli dipende inizialmente dagli altri, sia per
la sopravvivenza fisica sia psicologica.
È importante,
in primo luogo, la qualità delle cure, ma è basilare anche la quantità, in
pratica se al bambino vengono a mancare figure.
Anni fa era
ancora possibile osservare queste forme negli orfanotrofi.
La relazione
affettiva del bambino si basa su sottili forme di relazione; legami che si
compongono su una predisposizione del bambino alle relazioni. È come se
l’essere umano nascesse con uno spirito di relazione verso gli altri.
Il bambino ha
prerequisiti per il riconoscimento del volto umano, ma più ancora è predisposto
in maniera selettiva ai suoni, alla voce umana. In passato si pensava che
riconoscesse le cose, e dopo il volto della madre; ora invece si sa che
riconosce precocemente i suoni, e la voce umana, ma anche suoni privi di
significato.
Per questo il
ruolo dell’adulto è essenziale come cocostruzione di competenze. In passato si
credeva che il bambino fosse egoista, in altre parole improntato al piacere
personale e bisognava indurlo alla relazione; oggi, invece, si ritiene che il
bambino abbia spinte presociali, altruistiche.
Anche
l’emozione EMPATICA si ritiene presente nei bambini. Per emozione empatica
s’intende spinte determinanti verso il comportamento volto a sollecitare, a
valorizzare la cooperazione.
Nei bambini
che non sono stati abba 555c24f stanza curati da piccoli l’emozione empatica è <. Più
il bambino è curato, più è, e sarà, altruistico e viceversa.
L’emozione
empatica manca a chi ha avuto gravi carenze, danni alla propria identità, e
addirittura arrivano a non reagire davanti alla sofferenza altrui, fino a
livelli estremi di sadismo.
Il bambino
che ha ricevuto violenza mette in atto dei meccanismi di difesa, uno tra i
tanti è quello di negare a se stesso di provare dolore, rimovendo così
l’emozioni connesse all’evento doloroso.
Il fatto però
di non provare più dolore, porta il bambino non solo a non provare più il suo
dolore, ma anche di diventare incapace di provare quello degli altri.
Egli,
infatti, vorrebbe provare a non sentire più dolore ma, non riuscendoci,
compromette altri aspetti positivi, e non prova più neanche il dolore per gli
altri, senza accorgersene fino a portarlo ad atti di crudeltà verso altri bambini
o animali.
Egli non
elimina l’empatia, ma la sopprime. Questo ha significati diversi rispetto alla
crudeltà “normale” dei suoi coetanei; si rifà su chi è più debole di lui.Ma se
questo bambino è aiutato a capire ciò che fa e a ripercorrere ciò che gli è
successo allora potrà recuperare la dimensione empatica.
È una
soluzione (quella apportata al bambino) controproducente perché col tempo
rischia di compromettere il piano psicologico.
(TEORIA
DELL’ATTACCAMENTO DI BOWLBY)
Non si può
dire con certezza che se il bambino non acquisisce certe competenze a certe età
(mesi) allora poi non possa recuperare.
Segnali
significativi:
Non
verbale à pianto
Ø Riso – segnale che attira
l’affetto, relazioni positive; diverse
Articolazioni. Può essere un indicatore di
sviluppo.
I primi
giorni il bambino sorride, ma non per intenzione, bensì per benessere. Non è
sociale, ma secondo gli etologi ha funzione relazionale è sollecita certi comportamenti
d’accadimento / protezione da parte dell’adulto. (nonostante non parli trova
altri modi per comunicare)
Malessere: lo manifesta con il pianto. Serve per
comunicare con l’adulto. Forza relazionale. Mira alla protezione. Implica
avvicinamento.
Alcuni adulti
non sopportano il pianto del bambino e cercano di allontanarlo.
Pianto –
sorriso, sono soggetti
ad interpretazione da parte dell’adulto (ci sono diversi tipi di pianto).
Wolf ha
compiuto l’esame del pianto con lo spettrografo.
Pianto è segnali svariati e differenziati tra loro. Tre diversi
tipi di pianto: per fame, per collera, per dolore.
FAME à È caratterizzato da un inizio lento e
sommesso, non ritmico, ma si fa via via più intenso e più ritmato.
DOLORE
à Intenso sin dall’inizio. Grido
improvviso intenso e prolungato. Dopo l’urlo c’è l’apnea. Quando l’apnea cessa
abbiamo inspirazioni affannose seguite da singhiozzi espiatori.
COLLERA à Assomiglia al pianto del dolore. Ma è
più rapido e squillante. Caratteristiche sequenziali (brevi).
Es: al 3°
mese può soffrire di colica, ma il suo pianto può essere confuso per fame.
EFFETTO
PIGMALIONE è le aspettative orientano i comportamenti. I
pregiudizi che sono fatti (positivi o negativi) possono orientare l’educazione
del bambino. Es: incentivare il suo sviluppo intellettivo, come interpreta a
prova gioia….Quando nasce il bambino non sa cosa sia la gioia. È l’influenza
dell’ambiente che è determinante.
Ci sono altri
aspetti: rapporto SENSORIALE – tono muscolare, ritmo con cui un bimbo è tenuto
in braccio.
Accumulo à bisogni primari.
Scarica à soddisfare questi bisogni.
Tramite il
canale sensoriale, l’adulto trasmette informazioni al bambino (che è
consapevole di avere un corpo). Da come il bambino è toccato, accarezzato, gli
permette d’avere consapevolezza d’avere consapevolezza di se stesso, del
proprio corpo.
Il rapporto
sensoriale è ancora più importante del cibo. L’etologo Arlow
studiò le scimmie per capire se il cibo fosse il bisogno primario. Prese due
scimmie, una di gomma piuma, senza latte e una di filo di ferro con il latte.
Le piccole
scimmie si affezionavano alla scimmia di gomma piuma à non è il cibo l’elemento principale per
legarsi ad un adulto.
Quando
avevano proprio fame andavano dal biberon, ma solo per mangiare. È importante
il bisogno di calore per la relazione.
Gli studi
sull’etologia hanno dato altri contributi:
Il tempo à periodo critico in cui si formano
legami.
Ci sono fasi
della vita più importanti di altre (imprinting). Per il bambino il più
importante è il 1° anno di vita; se non sono sviluppate determinate categorie il
bambino avrà dei problemi relazionali.
LORENZ à oche. è Il comportamento animale è rigido per la
sopravvivenza (non avviene nello stesso modo per gli uomini). Le oche nelle
prime 12h. imparano a riconoscere una figura di riferimento un importante
scoperta per l’imprinting sessuale. Le oche seguivano lui da piccole come
figura di riferimento, e lo avrebbero poi cercato come compagno \ a.
Etologia à contributo per la comprensione delle
caratteristiche del bambino che sollecita il comportamento d’accudimento.
L’etologia
studia le caratteristiche del bambino atte a favorire determinati comportamenti
da parte dell’adulto. Sono caratteristiche fisiche, intrinseche à promuovono la cura della prole.
(testa:
fronte, dita, arti più corpo hanno una parte adiposa che sollecita cura più
alcune caratteristiche sono dette “canine”).
Queste
caratteristiche servono per “sensibilizzare” l’adulto; questo per la specie
umana raggiunge l’indipendenza molto tardi rispetto alle altre specie
animali.Anche i giochi sono fatti rispettando le caratteristiche del bambino à per facilitare le relazioni. Il compito
dell’adulto diventa quindi particolarmente difficile se il bambino ha dei
deficit. l’adulto deve farsi piacere un bambino che non è piacevole. Manca uno
stimolo esterno che spinge l’adulto ad occuparsene.
RIFLESSI
DEL NEONATO
Scompaiono,
es. un neonato ha il riflesso di camminare che poi perde per riacquistarlo come
una vera e propria capacità.
Riflessi: risposte involontarie del bambino,
alcune sono importanti, altre non servono (sono legate all’evoluzione
dell’uomo, forse si estingueranno).
Es. chiudere
gli occhi ad una forte luce à protezione.
Riflesso
suzione: serve alla
sopravvivenza. Movimento delle labbra presente anche quando non c’è cibo.
Riflesso
(automatico) cercare la fonte dell’alimentazione. È capace di cercare il seno materno.
Riflesso
dell’afferrare à parte il medio, seguono le altre dita e
per ultimo il pollice. Sono riflessi adattivi, che scompaiono per lasciare
spazio all’acquisizione da parte del bambino di afferrare ciò che vuole (non
tutto ciò che gli capita).
Afferrare à importante, forse, perché il bambino si
afferrava ai capelli della madre (uomo primitivo) perché questa era occupata
dalla ricerca del cibo, ed avere quindi bisogno di entrambe le mani. à È solo un’ipotesi.
È un riflesso
che oggi va spegnendosi perché non più utile. Inoltre il bambino è anche capace
di reagire a stimolazioni à riflesso del trasalimento.
Caratteristiche che pian piano gli permettono di adattarsi.
Riflesso
natatorio à appena nato è capace di nuotare (forse
per garantirgli la sopravvivenza in epoca primitiva). È un riflesso che
sparisce dopo 4 \ 5 mesi.
FILMATO: 1 mese
di vita.
Neonato à tende a camminare a
gattoni; seduto gli dondola la testa; poggia il piede se messo in piedi;
percepisce suoni e rumori; afferra se gli si accarezza la mano.
1 mese à messo prone striscia e cerca di tirare
su la testa per alcuni secondi.Questa posizione è la migliore per respirare,
dormire perché è difficile soffocare. Il giaciglio deve essere duro. Già a
quest’età ha un suo temperamento (calmo, nervoso) se non tende a sollevare la
testa può essere sintomo di disturbi.
Bisogna
sempre osservare le gambe quando è supino. Devono flettersi. La testa deve
flettersi un po’ da un lato e un po’ dall’altro. La preferenza di un solo lato
può provocare disturbi alla schiena. Se da supino il bambino si mette seduto,
la testa deve essere dritta, la schiena rimane arcuata, le braccia non si
flettono interamente nonostante ciò mostra resistenza su gambe e braccia.
Farlo stare
in piedi à il riflesso di camminare o è molto tenue
o è scomparso; non accenna passi. Il camminare sembra in regresso, ma è una
cosa solo apparente e in questa fase che si sta sviluppando il camminare.
L’afferrare è
un riflesso che tende a scomparire. Le mani stanno anche aperte, il riflesso è
attuato se è messo un dito nella mano del neonato. Molti bambini però tengono
sempre le mani chiuse.
Questo
riflesso proviene dalla preistoria.
Organi
sensoriali: fin dalle prime settimane è capace di osservare un oggetto che si
muove (preferiscono i colori luminosi: rosso).
È un gioco
che va fatto con molta pazienza perché non sempre riesce : bisogna tenere la
testa del bambino ferma e dritta e controllare i movimenti oculari à se riesce il bambino e già in grado di
vedere cose diverse dalla luce e dal buio.
Emissioni di
suoni à grida, fame sonno, freddo.
Sono pianti
diversi; pianto + grida sono suoni che sono emessi per attirare l’attenzione
dichiarando una situazione di disagio. Se è stanco à pianto lamentoso.
I suoni che
produce nel primo anno di vita sono preparazioni per quando parlerà. Parlare al
bambino per vedere i suoi umori. È solo attraverso la pelle che riesce a
ricevere distintamente sensazioni. Si calma se preso in braccio perché attraverso
la pelle riceve l’affetto materno.
Il bambino
mostra preferenza per i suoni e i volti umani; specialmente quello della madre.
Quando
comincia a riconoscere il volto della madre:
- tempo fa si
pensava che solo dopo tre mesi riconoscesse il volto della madre.
-
recentemente si pensa (anche se non è ancora accertato), che riconosce il volto
poco dopo la nascita. Percepisce diverse caratteristiche del volto.
L’immagine
del bambino è molto cambiata; la psicanalisi ha trattato anche delle fasi di
sviluppo del bambino, ha dato dei contributi significativi alle fasi normali di
sviluppo.
All’interno
di questo filone alcuni hanno concentrato la loro attenzione nello sviluppo
dell’io, soprattutto Renè
Spits che
ha dato importanza alla dimensione relazionale, parlando del ruolo dell’adulto
nel rapporto adulto \ bambino.
All’epoca
Renè Spits si contrappone alle altre scuole che facevano riferimento per lo più
al mondo fantasmatico del bambino.
RAPPRESENTAZIONE OGGETTUALE
Qualcosa che
si costituisce tramite la elaborazione del vissuto (passato) del bambino.
Alcuni davano più peso a questa rappresentazione,altri davano più peso ai
fatti.
Spits non
credeva che tutto fosse frutto del mondo interno, per formare l’io. Egli ha
analizzato 360 bambini in diversi ambienti, con osservazioni prolungate per due
anni, con prove, filmati, e da tutto ciò trasse elle conclusioni che si
riferivano alla definizione di 3 stadi diversi di sviluppo nelle relazioni
oggettuali.
1) PRE – OGGETTUALI à fino a tre mesi di vita.
2) FASE DELL’OGGETOPRECURSORE à dai tre agli otto mesi.
3) FASE DELL’OGGETTO
PROPRIAMENTE DETTO à dagli otto ai dodici mesi.
Secondo Spits
il bambino fino ai tre mesi è in una fase di totale indifferenziazione. Come se
il bambino avesse reazioni solo in funzione della percezione dei bisogni
fisiologici. È la fase dove il bambino vive in una totale simbiosi con la
persona adulta. Simbiosi = non distingue lui dall’altro (persona adulta). La
tonalità effettiva dei primi mesi è per lo più quella spiacevole. Il bambino
non reagisce agli stimoli esterni, è tutto concentrato ai suoi stimoli interni.
Intorno ai due mesi per il bambino assume funzione particolare la funzione
umana.
Quando un
essere umano del suo ambiente si avvicina a lui nell’ora della poppata, mentre
il bambino piange, egli tende a smettere e ad aprire la bocca à il bambino risponde sempre ad uno
stimolo interno in funzione ad un suo bisogno insoddisfatto. Più tardi seguono
il movimento del volto dell’adulto con un certo interesse e pian piano
osserverà e riconoscerà contorni del viso umano.
Il bambino
uscirà da questa fase solo quando intorno al terzo mese reagisce al volto
umano, ma non perché lo riconosce o lo distingue, ma perché il suo sviluppo
percettivo si è abituato e vedere il volto durante l’allattamento e dalla
regolarità con cui egli risponde. Il profilo non suscita risposte, di fronte
sì.
Egli la
chiama RISPOSTA SORRISO. È nota all’interno della psicologia perché è considerata una
risposta che segna il passaggio da una fase in cui non c’era relazione con il
mondo esterno a una fase dove pian piano il bambino costruisce in lui tracce di
memorie significative di una progressione \ sviluppo.
Spits chiama
la risposta sorriso PRIMO ORGANIZZATORE PSICHICO.
La risposta
sorriso è la tendenza che il bambino ha di rispondere con un sorriso ad un
volto che si presenta a lui di fronte, e quest’ultima tendenza si può osservare
sia si tratti di un volto umano sia di una sagoma.
È una
risposta ad una forma, non perché riconosce il volto. È un primo elemento di
sviluppo che non permette ancora di differenziare.
Spits crede
che un altro mese importante sia il sesto mese di vita. Ciò è quello che ha
chiamato la risposta che progressivamente si manifesta nel bambino il sesto
mese, ma più rilevante ancora nell’ottavo mese, e consiste nella progressiva
scoperta della differenza delle persone.
Intorno al
sesto mese si costruisce l’altro come un po’ diverso da se. à L’io si stacca pian piano dall’altro.
Intorno a questi mesi separare il bambino dalla mamma e pericolosissimo perché
il bambino percepisce l’importanza dell’altro.
L’ANGOSCIA
DELL’OTTAVO MESE
(SECONDO
ORGANIZZATORE PSICHICO).
Il bambino
nell’ottavo mese piange quando è separato da chi conosce e prova angoscia
tramite comportamenti di lamento con segnali di disagio quando è messo a
contatto con estranei. Se di forza è messo a contatto con estranei piange e ha
paura. Ciò è un segnale fisiologico, non una reazione negativa ed è presente in
tutti i bambini.
Qui riconosce
la madre da chi non ha mai visto. Capacità di differenziare amici \ nemici,
noti \ sconosciuti.
È la
costituzione del TERZO ORGANIZZATORE PSICHICO, LA RISPOSTA DEL NO, che definisce l’acquisizione di una propria identità (in
formazione).
Il bambino
capisce che esiste un se stesso diverso dall’altro e non un tutt’uno, e questo
avviene intorno ai 12 \ 14 mesi di vita. La risposta del no si verifica quando
il bambino inizia a camminare, a muoversi da solo.
Fino allora
aveva costantemente bisogno di un altro per qualunque attività; poteva solo
tramite segnali far capire di volere qualcosa.
Iniziando a
camminare, invece, inizia a esplorare il mondo, vedere, decidere se qualcosa
piace, farsi male allontanarsi dall’oggetto, e tutto senza che qualcuno gli
avvicini gli aggetti.
Questa fase è
talmente ricca di stimoli (spinta intrinseca alla scoperta) che difficilmente
può essere contenuta o controllata.
Il suo
bisogno è paragonabile al bisogno di cibo, questo (quello di camminare \
scoprire) è un bisogno fisiologico. È una spinta all’autonomia à contrastarla equivale a togliere
qualcosa di vitale e farebbe nascere frustrazioni.
Il bambino
tocca tutto ciò che viene a contatto con lui, non valuta il pericolo, il suo
bisogno è solo quello di misurarsi; le persone che lo circondano cominciano,
così, a dirgli : “No, lì non si tocca!!”, “No, qua non si va!” ecc. ecc. Le
persone per tutelarlo dicono, NO.
La parola no
è dotata di un significato simbolico, perché non è solo il risultato di una
imitazione dell’adulto, ma è come se dicesse questo a se stesso.
Questo no è
frutto di una elaborazione interna complessa che nasce dall’aver risolto un
conflitto. È il primo meccanismo di difesa. Mette insieme il buono e il
cattivo, il bene e il male.
Il bambino si
trova di fronte ad un adulto che egli ama, su cui ha fatto un investimento affettivo,
ma è al contempo colui che proibisce.
Si trova di
fronte ad un bivio: amore \ odio.
Per Spits
questo sarebbe il primo momento in cui il bambino sperimenta due sentimenti
opposti verso una stessa persona. Avviene allora un meccanismo di difesa, cioè
diventare = a colui che gli proibisce le cose.
L’io comincia
ad organizzarsi nei rapporti con il mondo, con i meccanismi di adattamento.
È un
meccanismo di difesa positivo. Si passa così da un essere indifferenziato ad un
essere differenziato.
Il 1° organizzatore
psichico è nella seconda fase.
Il 2° e il 3°
sono a cavallo nella terza fase.Secondo Spits l’assenza di questi organizzatori
è una difficoltà per mettere i presupposti nel passaggio da una fase all’altra.
Se non c’è
l’organizzatore nell’ottavo mese è molto preoccupante.
FILMATO: 3 mesi
di vita.
Cammina: ginocchia, piedi, anche, flesse.
Cammina a passi; solleva con enfasi una gamba , ma non può sostenere il peso
del corpo.
Mani : si dovrebbero aprire agevolmente. Il
riflesso dell’afferramento si è fatto più debole per entrambe le mani. Se gli
si da un oggetto in mano lo mettono subito in bocca à serve per conoscere gli oggetti.
Occhi : ha sempre maggior sicurezza
nell’osservare un oggetto che si muove, in qualunque direzione. Se è felice, le
mani si agitano. La percezione dipende anche dalla capacità di movimento del
bambino.
Percezione : suoni, rumori. Al 3° mese cerca la
provenienza del suono, ma non riesce a girare del tutto la testa.
Suoni
infantili : suoni simili
a gargarismi. Ripetono spesso la “rrrrr”. Lo sviluppo del linguaggio dipende
dall’umore del bambino. (I primi due mesi sono casuali. Fondamentale il
rapporto degli adulti che gli parlano.) .
I suoni del
primo anno di vita anche se sembrano incomprensibili sono la manifestazione di
tutte le conoscenze del bambino. Lo sviluppo del linguaggio è fondamentale per
lo sviluppo sociale futuro. Il bambino è felice se gli si parla movendo la
testa. Il bambino si rallegra anche se gi si avvicina un viso sconosciuto che
gli sorride à sorriso sociale.
Quest’ipotesi
di Spits sembra affermare che il bambino non riconosce i vari volti
confondendoli.
In realtà
oggi si è scoperto che il bambino riconosce i vari volti e li distingue.
è Il bambino non sorride agli oggetti.
Risponde anche con una maschera, mentre non risponde alla sua immagine riflessa
alo specchio, anche se la osserva.
Il sorriso
del bambino da un impulso sempre nuovo all’affetto della madre.
Allattamento: rafforza l’unione madre – figlio, il
rapporto col seno della madre da sicurezza al bambino. Allattare in un ambiente
buio perché permette al bambino di concentrarsi sulla sua attività. Le carezze
che si scambiano in questi momenti sono molto importanti.
SPITS : RELAZIONI
MADRE – BAMBINO NEL PRIMO ANNO DI VITA .
Il bambino è
un’unità psicosomatica con la madre. Nel bambino non esiste ancora una psiche.
Tutto ciò che lo fa soffrire si trasforma in una malattia fisica. Non c’è
distinzione tra psiche e soma.
Per un
bambino più grande o un adulto è diverso: malattie fisiche, psichiche, psicosomatiche
à malattie di origine psichica che si
manifestano a livello somatico. (Es gastrite)
Disturbi
funzionali possono anche essere d’origine psicosomatica. Es mal di stomaco,
iper nervosismo. Non si vede con gli strumenti medici, è una via intermedia.
Le difficoltà
cui il bambino può essere sottoposto nel primo anno di vita si manifestano come
malattie somatiche. Hanno origine psichica (es. la colica del terzo mese à non ha origine fisica, non è definibile
con agenti organici.).
Malattia
psicosomatica à ha origine psichica. Si trasferisce sul
soma i problemi fisici. Non si sa ancora perché, alcuni lo fanno, altri No.
Spits ha
distinto due malattie:
A – TURBE PSICOTOSSICHE. ( terminologia medica).
Insieme di
relazioni madre – bambino inadeguate.
Relazioni oggettuali
(madre come oggetto di trasferimento affettivo). La qualità della relazione
è deformata, danneggiata.
La madre non
offre al bambino una relazione adeguata. La madre rappresenta un elemento
patogenoàdiventa come una tossina per il bambino.
Non è tutta
colpa della madre, ci sono elementi temperamentali, o costituzionali del
bambino, che da soli non producono difficoltà, ma incontrandosi con la madre
producono turbe. Per avere problemi devono essere presenti entrambe le
condizioni. (la madre da sola non basta).
B – AVITAMINOSI
(malattie psichiche dl bambino causate da insufficienti relazioni con la madre.
È come se al bambino venissero a mancare strutture vitali (come le vitamine).
Interruzioni
del legame del rapporto per un determinato periodo à conseguenze del bambino chiamate “turbe
da carenze affettive”, che possono essere totali o parziali.
Questo
avviene nel primo anno di vita. Spits ha individuato specifiche sindromi
dedotte dall’osservazione, caratterizzate da un rapporto madre – bambino inadeguato,
e dalla presenza nel bambino di caratteristiche intrinseche genetiche
temperamentali in assenza delle quali il sintomo non si manifesta.
PRIMA
MALATTIA PSICOTOSSICA à RIFIUTO PRIMARIO DEL RAPPORTO CON LA MADRE.
Spits non
dice l’elemento temperamentale, dice solo che c’è una difficoltà nel processo
di suzione, manca proprio la spinta per questo riflesso.
Il rifiuto
primario è della madre, questa tra un atteggiamento di non accettazione, di
rifiuto suo della maternità, suo della gravidanza, suo del bambino. Questo è un
atteggiamento tipico di ragazze madri, di persone che hanno subito violenza (il
bambino è frutto di questa violenza), oppure condizioni familiari dove la
gravidanza non è un evento lieto.
Si chiama
“rifiuto primario” non perché riguarda l’atteggiamento della madre verso il
bambino, legata al bambino, ma è un rifiuto che c’è prima ancora che nasca il
bambino; nasce dal fatto di dover diventare madre.
Questo
produce una difficoltà più o meno grave del bambino ad attaccarsi al seno
difficoltà ad ottenere il riflesso di suzione e una tendenza a vomitare il
cibo. Spits dice che mentre la mamma allatta il bambino, questa ha un
comportamento rigido distaccato, manca di calore à il bambino risponde cadendo in uno stato
di torpore, manifestando le difficoltà di contatto con la madre attraverso il
rifiuto del cibo. Spits ritiene che questo rifiuto sia per il bambino come il
rifiuto di voler vivere, che sarebbe sovrapponibile al rifiuto della madre
nella gravidanza e nel momento in cui nasce.
C’è nell’atteggiamento
della madre una rabbia per la propria condizione esistenziale. Questo avviene
nei primi 4 \ 5 giorni di vita del bambino.
SECONDA
MALATTIA
PSICOTOSSICA: PREOCCUPAZIONE PRIMARIA ANSIOSA DELLA
MADRE à COLICA DEL TERZO MESE O COLICA DEL LATTANTE.
Madre
ansiosamente esagerata. E’ chiamata colica del terzo mese perché sparisce nel
terzo mese. È una forma che insorge nei primi tre mesi e dopo il terzo
scompare. Si manifesta in questo modo: il bambino dopo la terza settimana di
vita e fino a tre mesi circa, comincia a piangere e a gridare per lo più nel
pomeriggio. Si può tranquillizzare temporaneamente dandogli da mangiare. (la
madre crede che il bambino pianga per fame).
Si ha
l’impressione che il bambino abbia dolori colici, ma l’esame delle feci non ha
nulla di patologico. Verso il terzo mese il disturbo scompare.
Questo
sintomo è assente nelle condizioni in cui l’alimentazione del bambino è
regolata secondo ritmi precisi. Infatti, è assente nei bambini ospedalizzati, o
dove le mamme seguono un protocollo alimentare secondo aree precise.
Questo
sintomo per verificarsi ha bisogno che il bambino abbia:
1)
un’ipertonia muscolare à tono muscolare più sostenuto per lo più negli
addominali.
2) che sia
allevato da una madre ansiosa che si preoccupa eccessivamente per il bambino.
La madre a
causa dell’ansia è portata a voler dare subito una risposta alle diverse
situazioni del bambino e finisce per sovraccaricare il bambino di cibo; in
realtà il bambino non ha bisogno di mangiare. Egli dopo il cibo si calma e la
madre interpreta ciò come se avesse risolto il problema, ma il bambino si calma
solo perché ha avuto un rilassamento dei muscoli addominali. Inizia così un
circolo, e il bambino è iperalimentato. Scompare al terzo mese perché il
bambino ha più possibilità di muoversi e perciò di scaricare la tensione.
L’uso della
tettarella permette attraverso la saliva che arriva allo stomaco di risolvere
il problema.
L’ansia della
madre non permette di capire la differenza tra pianto per fame, e pianto di
dolore.
TERZA
MALATTIA PSICOTOSSICA: OSTILITÁ MATERNA MASCHERATA DA STATI ANSIOSI à per il versante della madre.
Sono emozioni
ostili che la madre non vuole provare o accettare, allora si preoccupa
eccessivamente à e questo è il contrario di quello che
inconsciamente vorrebbe.
Spits lo
deduce da alcune elementari osservazioni nel bambino:
- dermatite
atopica à (senza luogo preciso) si manifesta nel
secondo semestre del primo anno di vita. à per questo si può essere predisposti.
-
disposizione d’eccitabilità cutanea più sviluppata.
- fattore
psicologico madre \ bambino.
Nel secondo
semestre perché è necessario che la relazione con la madre alimenti
l’eccitabilità.
La madre è
una che ha un rapporto con il bambino caratterizzato dal fatto che vi è una
prima tendenza a non toccare il bambino. Madri che lo toccano poco perché
pensano che sia troppo fragile. Nella realtà queste madri hanno quest’idea, ma
sono coloro che per prime espongono i bambini ai rischi ( magari lasciandoli
soli sul divano ecc.).
Hanno
un’ostilità verso il bambino, ma la mascherano. Tante possono essere le cause
di quest’ostilità. La madre non da al bambino le attenzioni necessarie e quindi
il bambino sembra concentrare tutti i suoi investimenti libidici e affettivi su
se stessi.
La dermatite,
che è fastidiosa, diventa un segnale che trasmette al bambino l’idea che la sua
corporeità esiste, la dermatite fa sentire più vivacemente una parte del suo
corpo.
La madre
allora porta il bambino dal dermatologo che sicuramente darà lei una pomata,
così lei sarà costretta a toccare il bambino. Da questo momento in poi qualcosa
cambia.
(la nevrosi
sperimentale è una forma sperimentata da Pavlov. Tramite il condizionamento
Pavlov ha reso nevrotico un acne. es. se il cane vedeva un cerchio doveva
scodinzolare, se vedeva un quadrato doveva alzare una gamba.
Per rendere
il cane nevrotico, P. fa vedere prima il cerchio, poi fa sì che il cerchio pian
piano si trasformi in un quadrato. Nel tempo che intercorre il cane va in
confusione e si comporta in modo nevrotico. Una certa percentuale di questi
cani ha poi presentato una dermatite o un eczema.)Da questo Spits deduce che
l’eczema del bambino non è dovuto solo al fatto che la madre non lo tocca, ma
anche al fatto che la madre è contraddittoria con lui. à non lo tocca quando fa il bagno o lo
cambia, ma ogni tanto lo abbraccia forte e lo bacia.
QUARTA
MALATTIA PSICOSOMATICA. LA MADRE HA GRAVI DISTURBI CHE S’ESPRIMONO CON UNA OSCILLAZIONE
D’UMORE CICLICA AD ONDE LUNGHE.
Sono madri
che presentano gravi malattie psicotiche o che hanno una depressione con fasi
maniacali.
Queste madri
hanno periodi lunghi dive sono abbattute, depresse in cui non fanno niente,
stanno chiuse in casa ecc., e periodi dove invece sono maniacali, cioè fanno
tutto in casa, grandi pulizie; sono iperattive.
Sono madri
che determinano nel bambino dei comportamenti di difficoltà semipsicotici.
(mangiano addirittura le proprie feci).
Il bambino ha
così periodi in cui ha più relazioni oggettuali con la madre e periodi di
distacco improvviso. Sono bambini che vivono in una continua oscillazione à il bimbo allora introietta oggetti dal
punto di vista psicologico che si trasformano in comportamenti psicotici di
regressione alla fase orale, e disturbi di relazione con cose e persone.
FILMATO: 4 mesi
di vita.
Corpo
posizione prona: non più
flessa, anche, braccia e gambe sono stese. Può così facendo rotolare su se
stesso.
Cercano di
cambiare posizione con movimenti bruschi à nuotare. Fa molti esercizi per sviluppare i
muscoli. Servono spazi grandi. La felicità di potersi muovere lo porta ad
emettere grida e versi.
Seduto: trazione (con l’aiuto della madre può
stare seduto per alcuni secondi). Si aiuta con gli arti. Le scapole lo aiutano
a sostenere la testa. Se inclinato indietro farà fatica a sostenere la testa
dritta.
Un bambino
sano sviluppa i suoi movimenti con ritmi propri.
Stare in
piedi, camminare: non
molti sviluppi rispetto al terzo mese. Non è sufficientemente forte per
sostenere il suo peso. Le gambe non sono ancora completamente flesse. Tende ad
accovacciarsi. Fa molti tentativi d’estensione.
Anche: quando il tronco si piega le gambe si
flettono.
Pressione: capacità di muovere la mano verso un
oggetto. Cominciano a provarci. Non possono ancora controllare l’apertura e la
chiusura della mano. Terrà più forte un oggetto se n’è interessato. È capace di
tenere le mani aperte e di afferrare un oggetto per portarlo alla bocca (è
un’azione intenzionale).
Usano senza
differenza entrambe le mani. Azione congiunta occhio – mano, mano – bocca.
Si
allargano le conoscenze legate alla percezione: vista e tatto servono per la conoscenza. Tutto
ciò che ha in mano sarà messo in bocca. Se le è suonato un campanello vicino
all’orecchio smette ciò che sta facendo e gira la testa.
La vista
comunque è molto più progredita degli altri sensi.Ciò che le interessa del
campanello è la forma. Possono prestare attenzione solo per un breve periodo.
Parlare: labbra e lingua contribuiscono a
formare suoni.
Cominciano a
sentire la differenza tra le persone ( non capita a tutti i bambini).
Anche il
padre deve cominciare a “partecipare” del figlio, accarezzandolo, giocandoci.
Sorridere indiscriminatamente ad ogni volto si protrarrà fino al quinto, sesto
mese.
Non osserverà
solo i volti ma anche altri oggetti; è ancora importante muovergli la testa e
parlare con il bambino. Si svolgono i primi discorsi tra bambino e madre. Il
bambino partecipa con tutto il corpo. Tanto più spesso si parla con il bambino
più spesso sorriderà.
FILMATO: 5 mesi
di vita.
Prono: estensione braccia e tronco. Si appoggia
sulle mani, torace sollevato dal supporto, pancia ancora appoggiata. Cosce
estese, gambe che scalciano. Volge la testa in ogni direzione. Sposta
equilibrio ora su un braccio, ora sull’altro. Un braccio può essere sollevato e
rimanere in equilibrio sull’altro. Può oscillare sulla pancia.
Supino: le gambe si possono flettere sulla
pancia. Il bambino può rotolarsi e ripiegarsi di lato.
Seduto: flette braccia, testa inclinata in
avanti. Le gambe non devono rimanere inerti sul supporto. La testa può essere ritirata
nelle spalle. Posizione eretta anche quando è inclinato in ogni direzione.
Usare braccio
per appoggiarsi à capacità del 7° mese.
In piedi: può sostenere il peso per alcuni
secondi. Le gambe sono estese. Si può puntare sulle punte dei piedi. L’estensione
del piede è esagerata à fenomeno del piede appuntito. Si muove sulla
punta dei piedi. Testa completamente eretta.
SPITS – RELAZIONI
MADRE – BAMBINO INSUFFICIENTI
Carenze affettive parziali: depressione anaclitica.
Carenze affettive totali: marasma.
Difficoltà
dovute a diverse condizioni, dove la madre viene a mancare e il sostituto non è
soddisfacente.
La DEPRESSIONE ANACLITICA si manifesta dopo il sesto mese. Prima dei sei mesi il bambino non
ha ancora interiorizzato una figura di preferenza. Ha un legame à relazione oggettuale non ancora
interiorizzato.
I bambini che
nei primi sei mesi di vita hanno avuto un buon rapporto con la madre, e poi per
molti casi la madre che non c’è più e la figura di riferimento non è
soddisfacente, e cominciano a presentarsi conseguenze.
Al settimo
mese diventa piagnucoloso, richiede sempre più attenzioni.
All’ottavo
mese arresto nello sviluppo, introverso, depressione, perdita di peso.
Nel nono mese
perdita di peso, di vitalità, sta sempre fermo, diventa rigido.
Se dopo tre
mesi di questa situazione il bambino può tornare dalla madre, allora questi
sintomi scompaiono sorprendentemente.
Se ciò non
avviene il bambino cade in MARASMA cioè aggravamento dei sintomi della
depressione anaclitica.
à grave situazione psichica, proseguimento
di mancanza di cura quantitativa. Prima il bambino attraversa tutti gli stadi
della depressione anaclitica. Se mai si risolve il bambino avrà poche difese
immunitarie; potrebbero arrivare malattie gravi che partono alla morte:
difficoltà a resistere alle malattie, non camminerà, non imparerà a parlare.
Hanno
problemi anche livello evolutivo (comunicare, parlare). Il bambino risolve
tutte le pulsioni aggressive su se stesso; capita soprattutto nei bambini negli
orfanotrofi, dove ci sono anche molti bambini e pochi educatori.
Riceve solo
cure fisiche e non affettive.
DOMANDE
1) A quale età i bambini riconoscono il volto della madre?
2) A quale età i bambini riconoscono i suoni umani e quelli
non umani?
3) Quando sono capaci di differenziare le espressioni
facciali (emozioni)?
RISPOSTE
1) Oggi si ritiene che il bambino sia già alla
nascita dotato di una serie d’abilità che rappresentano i prerequisiti
necessari per l’interazione sociale. Sono visioni che contravvengono alla
visione di Spits, dove il bambino era visto quieto, attento solo su di se.
Oggi à predisposizione all’azione sociale.
Il bambino ha
una preferenza per i suoni, volti umani; è specifico dell’essere umano. Una
delle caratteristiche peculiari:
riconoscimento
del volto umano à il bambino è molto interessato. Già alla
nascita il bambino può entrare in rapporto all’ambiente, grazie agli odori,
sapori. È sensibile, preferisce quelli dolci al gusto. Sono capacità del
bambino.
Sensibilità
spiccata per il volto umano, anche se non vede bene ( il cristallino non si è
ancora stabilizzato, non vede altre i 20, 30 cm.).
Via via
questa sensibilizzazione per i volti umani matura nei mesi. Primi due mesi à ricerche sull’attenzione del bambino per
il volto umano. Sono stati dati stimoli diversi à il bambino è particolarmente attratto
dal volto umano.
Esperimenti
del genere sono stati durante le prime ore di vita à il bambino preferisce il volto umano
anche se schematizzato. Sono cose che non può avere appreso è predisposto.
Una cosa del
volto attrae il bambino? Il volto è fatto in modo da avere contorni nitidi ( è
contornato dai capelli), è tridimensionale, ed ha possibilità di movimento.
Quando il bambino esplora un volto muove gli occhi, le cose che analizza sono:
volto, fronte, capelli, mento vestito. Quando il bambino mostra interesse per
qualcuno à esperimento della TETTARELLA NON
NUTRITIVA. Tettarella collegata a meccanismi. Quando è interessato a qualcuno e
lo osserva comincia contemporaneamente a succhiare.
Un altro
esperimento è attraverso i movimenti oculari. Si è giunti ad un accordo su come
il bambino osserva l’altro:
a) preferisce
qualcosa che assomiglia ad un volto. Se uno stimolo interessante per il bambino
è mostrato insieme con un volto, preferisce il volto.
b)
interessante è il contorno del volto ( un mese à il bambino focalizza l’attenzione sul
contorno). Parte dal mento ed arriva alla parte superiore del volto. Movimento à il movimento del volto è preferito dai
bambini piccoli (parole, espressioni, movimenti) rispetto ad un volto fermo.
Tridimensionalità
à tra due volti, piatto e tridimensionale,
il bambino preferisce quello tridimensionale. à è sicuro che il bambino preferisce il
volto umano. Verso i due mesi i bambini imparano a fissare gli elementi interni
del volto. Nel secondo mese avviene quindi un cambiamento importante à prende in considerazione un numero
elevato di caratteristiche.
È
particolarmente attratto dagli occhi. Iniziano a sostenere dei veri e propri
contatti visivi. Condivisione di uno sguardo à importanza fondamentale. Più avanti imparerà a dirigere lo sguardo
verso lo sguardo della madre. Assume tutte le caratteristiche di una vera e
propria interazione.
Importanza
anche della bocca. Intorno al terzo mese capacità di distinguere il volto
della madre da quello d’altri familiari.
Riconosce la
madre già alla nascita attraverso odore e voce. Le altre persone note, le
differenzia al secondo, terzo mese. Capacità di distinguere i volti tra di
loro. Verso i tre mesi differenzia il volto della madre da quello di un’altra persona
grazia alla vita e non gli altri sensi. Differenzia volti diversi.
Condivisione
dello sguardo à il bambino intrattiene una relazione
ritmica con la madre ( secondo mese).
2) Il bambino è più sensibile ai suoni umani che a
quelli non umani. Sembra che sia in grado di distinguere i suoni già alla prima
settimana. Sono più sensibili ai suoni strutturati à come il linguaggio umano, che ha suoni
puri.
Ma quando
differenzia? Forse anche prima della prima settimana. Forse perché gia sente
suoni e musica durante la gestazione à forse riconosce prima la madre, ma non è del
tutto sicuro, perché la voce è modificata dal liquido amniotico. Il bambino è
anche più interessato, fin dai primi giorni di vita, a reagire con movimenti
(del corpo, volto)a discorsi della voce mostrando sintonia interattiva. Se cioè
al bambino nei primi giorni di vita è fatta sentire una voce, si muove con
movimenti sincroni alla voce.
È come se si
fosse preferenza per un linguaggio ritmico. Capacità di discriminare tra voci
diverse. È già presente nei bambini di tre settimane. Si è scoperto facendo
esperimenti con la tettarella non nutritiva. Ai bambini erano presentate due
voci diverse ( estraneo + madre). Preferiscono la voci intonate rispetto a
quelle inespressive (senza ritmo…..es. la voce di una madre depressa à madre che caratterizza la voce). Voce
intonata: ritmica, con cadenza, espressiva…….
Ritmo:
suzione, sguardo.
SUZIONE,
micro ritmo ad alta frequenza, sembra che segua una sua periodicità (es. se ad
un bambino è tolto il ciuccio continua il suo corso finché non raggiunge un
numero normale di suzione).
Nessun
mammifero ha una frequenza ritmica della suzione come quella del bambino. Le
succhiate vanno da quattro a dieci e ognuna dura un secondo e ci sono pause di
10,15 sec. tra una fase e l’altra. Regolarità ritmo: non si sa perché, ma si sa
che è tipico dell’essere umano.
Dopo una
settimana avviene interazione tra madre e figlio. Anche questo è caratteristico
dell’uomo à la madre stimola il piccolo dopo la
pausa. È una interazione peculiare in cui entrambi sono attivi. È la madre che
si adegua al ritmo del bambino; la madre può intervenire.
Scansione
ritmica à sonno – veglia.
Se dopo la
pausa la stimolazione è breve à riprende l’attività. Se lunga à interrompe l’attività, perché non entra
in modo adeguato nel ritmo del bambino.
La suzione
ricomincia quando finisce l’intervento della madre. Sono cose che non avvengono
in modo consapevole.
Già nella
suzione ci sono comportamenti legati tra madre e figlio, sono comportamenti
contingenti = DIADE.
Il bambino
non è passivo. Si regolano sui messaggi che ricevono dall’altro. Fin
dall’inizio la relazione non è tutta a carico della madre o del figlio. Il
bambino impone dei ritmi cui la madre deve adeguarsi.
SGUARDI
2 mesi à sguardi reciproci, sono qualcosa di
molto desiderato. Basta un semplice atto motorio dello sguardo che cambia
subito l’attenzione. Grande VERSATILITÁ SGUARDO à non necessariamente il guardare costante
di un bambino significa attenzione. I bambini non fissano in modo costante.
Distolgono spesso lo sguardo per poi riportarlo sull’oggetto della loro
attenzione à pensano, assimilano lo stimolo.
Il guardare e
il distogliere lo sguardo hanno una loro CICLICITÁ. Ad un aumento del fissare –
diminuzione del distogliere lo sguardo. La regolarità nel ritmo resta uguale.
Distogliere lo sguardo à funzione d’elaborazione d’informazione.
Si ritorna
poi ad osservare la fonte dell’osservazione.
Quando i bambini sono capaci di
riconoscere le espressioni facciali?
Stati emotivi
à gioia, tristezza, paura, rabbia….Ci si
riferisce implicitamente al tema delle emozioni, non ci riferisce al
riconoscimento delle emozioni, ma solo delle espressioni.
Sappiamo che le espressioni delle emozioni primarie sono riconoscibili
e identificabili da specifici elementi detti “pattern mimici” e già Darwin riteneva che fossero
universali; esse sono uguali in diverse culture, distinte l’una dall’altra, sia
presso popolazioni letterate (asiatiche) sia presso popolazioni pre-letterate
(tribù).
Questo spiega
che emozioni primarie (gioia, tristezza, paura, collera, sorpresa, disgusto,
interesse) essendo uguali in tutte le culture, sono innate.
Il bambino è
capace di fare espressioni, smorfie, ma non è ancora in grado di riconoscerle.
Il
riconoscimento avviene a partire dai 2\3 mesi.
In relazione
ci si occupa di due temi:
uCom’e in quale sequenza il bambino
esprime, produce espressioni derivanti dalle emozioni.
vQuando le riconosce.
Non siamo
sicuri che la capacità di riconoscere le emozioni sia innata. Non ci sono prove
né conferme.
Intorno ai 2
mesi il bambino è in grado di discriminare 3 emozioni: GIOIA, TRISTEZZA, COLLERA.
In questa
ricerca uno sperimentatore ha messo la madre vicino al bambino facendo in modo
che ella esprimesse emozioni è
Già dopo 10
settimane il bambino esprime gioia alle espressioni della madre come il
sorriso, inarcava le sopracciglia alla reazione di collera, masticava a vuoto e
sbavava in caso di tristezza.
Intorno ai 3
mesi i bambini sono già capaci di distinguere le diverse espressioni in fotografia;
distinguono anche la sorpresa.
Questo è il
primo riconoscimento segnato alla risposta congrua del bambino, sensibile ai
mutamenti emotivi delle espressioni del volto.
ESPERIMENTO
madre e bambino sono in comunicazione attraverso il monitor, e il bambino è
sensibile alle emozioni della madre; ad un certo punto il collegamento per il
bambino è modificato, cessa la registrazione diretta e gli è mostrato un pezzo
precedente: Il bambino è sensibile al mutamento dell’espressione della madre.
Il bambino è
sensibile alle trasformazioni espressive all’interno di una relazione, e
sollecita anche le risposte della madre.
Si è pensato
che il bambino possegga fin dalla nascita un istinto, identificato come capacità
empatica di accorgersi della
risonanza emotiva dell’altro.
Una EMPATIA GLOBALE, il bambino sente
precocemente le emozioni dell’altro, coglie la qualità della relazione con la
madre.
È un comportamento presociale. Il bambino riconosce dal 3° mese le
emozioni in fotografia.
Quali sono e come emergono le espressioni
emotive del bambino
Dalla
nascita ai due mesi: esprime
piacere e disgusto
e trasalimento fin
dalla nascita. Sconforto e
interesse dalla nascita fino ai due mesi.
Dalla
fine del secondo mese ad un anno:
Piacere ( sorriso sociale, non selettivo tra la 5° - 8° settimana).
Sorpresa 6 \ 10 settimane.
Gioia e tristezza nel modo del tutto appropriato 3 \ 4 mesi.
Rabbia e collera 4 – 5 mesi.
Paura e circospezione 5 \ 9 mesi
Lo studio
della circospezione è fatto tramite l’esperimento del baratro visivo; c’è una
sbarra di cristallo sotto la quale tridimensionalmente è disegnata una
scacchiera che sembra un baratro. I bambini devono camminare su questa sbarra,
e quando arrivano al punto che sembra un baratro i più piccoli proseguono
perché non hanno paura, mentre quelli dai 5 ai 9 mesi si fermano perché hanno
paura.
Dopo
il primo anno: LE EMOZIONI sociali.
Colpa, vergogna, timidezza 12 mesi.
Disprezzo 15 mesi.
Le emozioni
sociali dipendono dalla cultura e dalle pratiche e questo vale anche per le
emozioni miste. Le emozioni sociali non sono più primarie, ma dipendono dalla
società, cioè da diversi fattori.
La timidezza
viene un po’ prima della colpa e della vergogna e dipendono dai primi segni di
consapevolezza di sé che il bambino ha.
Queste
emozioni nascono più in là, nascono dal fatto che il bambino deve avere
standard di riferimento sociale, devono, per potersi sentire colpevoli, avere
la consapevolezza di una norma esterna o interna.
DIFFERENZA TRA COLPA E VERGOGNA.
La vergogna è
considerata una emozione che può avere un effetto negativo sullo sviluppo
dell’uomo se provata massicciamente.
Sono entrambe
presenti nell’evoluzione psicopatologica; più grave è la vergogna per gli
effetti che provoca.
Se un individuo prova vergogna mette
l’accento sul sé;
se invece prova colpa mette
attenzione sul comportamento fatto, non sul modo di essere sbagliato. La
vergogna tocca direttamente l’identità.
La vergogna è
più grave della colpa, ci si ritira, ci si sente incapaci.
La colpa
invece provoca tensione e rimpianto.
|
colpa
|
vergogna
|
|
- grave.
|
+ grave.
|
|
Accento sul comportamento
|
Accento sul sé
|
|
Rimorso, rimpianto, tensione
|
Ritirasi, sentirsi
incapaci
|
|
Si preoccupa dell’effetto che può fare sugli altri.
|
Il soggetto osserva se
stesso, tende a scindere il sé osservante e il sé osservato.Prova
preoccupazione per come gli altri possono valutarlo.
|
|
Si tende a eliminare la parte del comportamento.
|
Si tende a eliminare la
parte di sé troppo vergognosa.
|
|
Desiderio di confessarsi, scusarsi, riparare.
|
Desiderio di nascondersi,
scappare…non dice non racconta, non si confida.
|
È importante
che il bambino provi colpa se ha fatto qualcosa di sbagliato, ma non eccesso di
colpa per cose che non ha fatto, e nemmeno mancanza del senso di colpa.
Il bambino a
contatto con una madre paziente psichiatrica si sente in colpa, perché non
riesce ad aiutarla. Il bambino che si sente in colpa va aiutato a riparare.
La vergogna è
disfunzionale; l’individuo tende a rinchiudersi, si sente privo di valore e
tende a scappare, a nascondersi, non ha il coraggio di verbalizzare. Il bambino
va aiutato per prima cosa a verbalizzare quello che lo fa vergognare; se ha
paura di essere diverso dagli altri.
Diventa
consapevole della colpa e della vergogna verso i 6\7 anni, prima non le
distingue cognitivamente, le provano e basta, non sono capaci di elaborarla,
non riescono a rifletterci sopra.
L’emozioni
non primarie nascono dai rapporti che il bambino instaura con gli altri. Il
bambino a contatto con una madre triste avrà un repertorio ridotto di emozioni
e questo determina anche modalità di comportamento con gli altri. Incomincerà
da solo a capire che prova sentimenti di vergogna e di colpa.
Senso di
colpa eccessivo à casi di colpa empatica forma di
condizione che rende difficile la vita. Colpa che il bambino prova quando sente
di non farcela ad aiutare persone cui è legato che si trovano in difficoltà.
Il bambino è
adultizzato quando gli sono dati ruoli che non può sostenere. es. figli di
genitori trascuranti à bambino più gran cura il bambino più piccolo. Adulto
che deve fare qualcosa per la famiglia d’origine.
Spesso si
accompagna anche alla vergogna. Assenza di colpa fa star male dal punto di
vista sociale, mentre l’eccesso di colpa crea problemi psicologici.
Il bambino
che si sentiva colpevole per il maltrattamento non ha mai chiamato con il nome
giusto l’emozione che provava. Non prova rabbia per la persona giusta. La
rabbia si scaglia contro chi non ha colpa.
Di BOWLBY, ma
ampliata anche da altri autori.
È oggetto di
molto interesse da diversi autori à legami di attaccamento madre figlio influiscono
sullo sviluppo anche cognitivo del bambino.
Bowlby ha
preso spunto da: psicanalisi, cibernetica, etologia.
B. ha
rivoluzionato il modo di concepire il legame tra madre e bambino e il suo
disgregarsi durante la perdita e le separazioni.
Sono concetti
sviluppati anche da Mary Hanswart è Strange situation.
es. la
persona innamorata ricerca attivamente la presenza della persona amata, si
sente vicino a lei mentalmente, si fa confortare, e aiutare da lei \ lui.
Le situazioni
in amore possono essere diverse à la persona può avere scatti di ira e fa
richieste che la persona amata non può dare.
Queste sono
tipologie di comportamento usate per descrivere comportamenti di bambini e
adulti; possono riassumere tipi di relazioni che implicano un forte legame
di attaccamento à si formano nel primo anno di vita e durano per
l’età adulta.
* importanza
dei legami significamene affettivi.
* influenza
sullo sviluppo del bambino del modo in cui è trattato dai genitori, in
particolare dalla madre.
Contributo
dell’etologia
Nasce nel XIX
sec. e si riferisce allo studio del comportamento animale nel suo ambiente
naturale.
Domande
Metodi si differenziano dalla
psicologia.
Concetti
Concetto di
evoluzione attraverso la selezione naturale; l’etologia studia che funzioni ha
un determinato comportamento per la sopravvivenza della specie.
L’etologia si
chiede le cause ultime ( es.biologia del comportamento), come il comportamento
ha contribuito alla sopravvivenza e alla riproduzione della specie e perché il
comportamento è rimasto nel patrimonio genetico; si chiede qual è stato l’iter
del comportamento nell’evoluzione della specie ( es.evoluzione filogenetica).
4 livelli di
analisi che spiegano il comportamento in base alla funzione dei comportamenti
sul piano dell’educazione:
u- cause immediate
v- livello ontogenetico
w- cause ultime
x - cause relative alla funzione
filogenetica (comportamento simile a quello dei primati)
Metodo
dell’etologia: importanza della descrizione di un comportamento è OSSERVAZIONE di un comportamento
naturale.
Non bisogna
selezionare i comportamenti da osservare – non hanno un’ipotesi precostituita o
preconcetti, ricorre a tecniche di osservazione obbiettive e permanenti.
Interpretazione
del comportamento à si formano le prime ipotesi e si procede
alla verifica sperimentale.
Teoria
dell’attaccamento nata con l’osservazione in un contesto naturale e poi
sperimentalmente.
Anni ’50, B.
legge l’opera di Lorenz sulle studio delle oche, che rileva che si può
sviluppare un legame con una qualsiasi figura senza l’uso del cibo. Le oche
seguono la prima figura che vedono in movimento.
Concetto di
imprinting à apprendimento rapido e precoce delle
caratteristiche di un individuo che si può prendere cura dei piccoli della
specie. Le oche stabiliscono un legame in un periodo di tempo preciso (dalla
schiusa al giorno dopo à tempo critico).
Sono messi in
atto schemi fissi di azioni à sequenze stereotipate di comportamenti specifici
in presenza di stimoli. Queste sequenze avvengono in periodi critici in cui le
influenze ambientali hanno un maggior effetto.
Studi di
Hallort à studio sulle scimmie. I piccoli vanno
dal manichino molle piuttosto che da quello di ferro che ha il latte; contatto
fisico e calore aiutano la scimmia a ridurre l’attenzione.
Bowlby
riprende alcuni concetti da Lorenz.
B. indirizza
richieste di accadimento alla persona che si prende cura di lui in un periodo
sensibile ( da 6 settimane ai 3 anni). In questo periodo il bambino organizza i
suoi comportamenti intorno alla figura che si prende cura di lui.
Legame d’attaccamento à è il risultato di un sistema di schemi
comportamentali a base innata (pianto, vocalizzo, aggrapparsi) e il suo
significato adattivo (valori di sopravvivenza e successo riproduttivo) va
rintracciato ) va rintracciato nella protezione dai predatori e dagli animali
feroci.
Fasi di sviluppo dell’attaccamento
1 fase: 0 – 8
settimana. Orientamento e segnali senza discriminanti della persona.
2 fase:
Orientamento e segnali verso persone discriminate e comportamenti verso la
madre 8 sett. – 6 mesi
3 fase: 6 mesi –
3 anni. Repertorio più ampio di comportamenti.
4 fase: dai 3
anni. Rapporto madre – bambino + complesso. Il bambino accoglie emozioni e
desideri della madre.
La relazione
di attaccamento non esaurisce tutta la relazione con la madre à si riferisce alla relazione di
protezione à si attiva solo in particolari situazioni à situazioni di pericolo; si attivano una
serie di comportamenti del bambino verso la figura di attaccamento. Sono schemi
pre – programmati, rimasti nel patrimonio genetico per la protezione.
Il bambino e
la madre uniti in uno scopo: protezione per il bambino e successo riproduttivo
per la madre.
Il sistema di
attaccamento è basato sull’elaborazione delle informazioni provenienti
dall’esterno (influsso della cibernetica).
Il bambino
quando non è in pericolo è sicuro e si allontana dalla figura di attaccamento
per esplorare il mondo; quando è a disagio o in difficoltà scatta
l’attaccamento.
MADRE COME
BASE SICURA à base da cui partire per esplorare
l’ambiente e cui tornare in una situazione di pericolo.
Madre à sensibile ( cioè che coglie e identifica
i bisogni del bambino) e responsiva ( cioè capace di rispondere in modo
adeguato alle richieste del bambino) è si sviluppano legami di attaccamento sicuri.
Esempio: una
madre che cerca di giocare quando il bambino è stanco è una madre non
responsiva.
Per il
bambino la situazione di pericolo non è solo una situazione che mette in crisi
la sopravvivenza, ma anche la situazione di stress o di stanchezza, paura, può
anticipare mentalmente che non gli sarà offerto l’aiuto della madre in una
futura situazione di pericolo.
Nei bambini
insicuri, il sistema di attaccamento è sempre attivo anche in situazioni
apparentemente normali.
Madre che può
rifiutare aiuto al bambino à madri evitanti.
STRANGE SITUATION
Anni ’70.
Applicata anche ai giorni nostri. Si usano bambini di 1 o 2 anni. Procedura di
osservazione in laboratorio, video registrata che dura 20 minuti.
3 diversi stili di attaccamento:
* SICURO
* ANSIOSO AMBIVALENTE
* EVITANTE.
Solo negli
anni ’80 negli studi di Main si è discriminato un altro stile di attaccamento à DISORGANIZZATO àbambini che subiscono maltrattamenti o
che hanno madri depresse o con psicopatologie.
Il bambino si
trova in un luogo estraneo con una figura estranea ed è lasciato solo è situazione in cui il bambino può attuare
l’attaccamento.
La procedura
si basa su 8 episodi:
1 – madre e
bambino sono in una stanza di laboratorio.
2 – il
bambino esplora i giochi.
3 – Un
estraneo entra nella stanza e gioca con il bambino.
4 – la madre
si allontana e il bambino rimane solo con l’estraneo.
5 – la mamma
torna à 1°episodio di riunione.
6 – la mamma
esce e il bambino rimane da solo.
7 – ritorna
l’estraneo.
8 – torna la
madre à episodio finale di riunione.
Sono
importanti gli episodi della riunione. Il bambino prova stress ed è giusto che
esprima il suo conforto con il pianto e la ricerca della madre.
Il bambino sicuro andrà facilmente verso la
madre e sarà facilmente consolato (drammi a lieto fine). Ci sono anche bambini
che non guardano la madre quando lei torna à bambino che si concentra sui giochi perché ha sperimentato la madre
evitante in altre situazioni, è una modalità che ha già imparato.
Ci sono bambini che hanno scoppi d’ira
perché sono arrabbiati à non
accolgono l’aiuto della madre perché lei non c’è sempre quando loro hanno
bisogno.
Nato nel
1907. Il padre era chirurgo reale. Quarto di sei figli avviato agli studi di
medicina. Morto il padre lavorò in una scuola di disadattati. Lavorò con una
psicanalista nella soc. di psicanalisi inglese.
Due filoni:
Anna Freud (teoria di Edipo come punto di partenza della nevrosi), e Klein
(fantasia, primato dell’istinto di morte per l’aggressività).
Bowlby sosteneva
l’importanza del ruolo dell’ambiente nella genesi della nevrosi. Klein non
guardava l’approccio alla situazione del bambino, ma si occupava delle
fantasie, non del trauma reale, come Bowlby.
TRAUMA REALE à adulto come cura il bambino.
Bowlby
individuò nell’esperienza di separazione alcuni elementi che influivano sullo
sviluppo. B. osservò i bambini in clinica dopo le guerre. Si convinse
dell’importanza della separazione lavorando con Hansworth e nel ’70 con
Robertson ( scrisse libri sull’ospedalizzazione infantile, situazioni che
interrompono le relazioni del bambino con i genitori).
Queste teorie
hanno riportato alla riorganizzazione dei reparti pediatrici ( Bow. E Robert.).
Bambini in
ospedale à progressiva reazione caratteristica a
causa della separazione dalla madre a causa dell’ospedalizzazione.
Reazione in
diverse fasi:
* quando la
madre va via, il bambino protesta ( pianto, urla, rifiuta figure sostitutive,
fa capire che il suo desiderio è che ritorni la madre).
* dopo due
settimane à disperazione. L’aspettativa che la madre
si possa fermare diminuisce. Il bambino è meno attivo, piange in modo
silenzioso e si chiude in se stesso.
* negazione o
distacco. Il bambino mostra interesse per l’ambiente ( gioca, socializza,
sembra adattato all’ambiente e diminuisce l’attaccamento verso la madre à sembra che abbia trovato un equilibrio
).
Se non mostra
contentezza per la madre à adattamento che disconnette un legame con la
madre, figura significativa che lo ha deluso. Si affeziona a degli estranei
senza l’aiuto della madre.
Se questa
situazione continuasse a lungo ( ospedalizzazione prolungata) porterebbe dei
problemi al bambino à disagio del bambino
à disagio psicologico per la
separazione
dalla madre.
Ha portato
cambiamenti di organizzazione dei reparti à periodo di critica generale alle
istituzioni psichiatriche.
La teoria
dell’attaccamento è ancora attuale. Si applica sia ai bambini sia agli adulti.
Strange
situation à simula in laboratorio una situazione
reale. Osservazioni fatte hanno individuato 3 diversi modelli di attaccamento (
stili di attaccamento). Ogni modello ha una sua coerenza.
1 – insicuro – evitante
2 – sicuro
3 – ansioso ambivalente.
Tre modelli
organizzati che indicano una modalità di
relazione con la figura di attaccamento peculiare ai 3 diversi stili.
*Alcuni
bambini al momento della separazione non protestavano, non piangono, continuano
a esplorare la stanza. Quando la madre torna, il bambino la evita, continua a
giocare, distoglie lo sguardo, s’irrigidisce se la madre lo prende in braccio,
rivolge l’attenzione ai giochi, mente segnali di stress, non mostra reazioni
emotive. (
bambini del primo stile ).
* Alcuni
bambini quando la madre se ne va, piangono, protestano vivacemente, la
separazione li disturba.
Quando la
madre torna, sono capaci di farsi consolare dalla madre, e accolgono
l’abbraccio della madre.(bambini del secondo stile).
*Alcuni bambini
piangono, protestano. Quando la madre torna non si fanno consolare, reagiscono
attivamente al conforto, e continuano a manifestare segni di protesta. (bambini del terzo
stile).
I bambini che
per tutto il primo anno di vita hanno determinate caratteristiche nelle
relazioni con figure significative, mostrano comportamenti diversi.
1° stile à madre
insensibile che
rifiuta il contatto soprattutto quando il bambino è in difficoltà. A causa
delle esperienze reali, non manifestano paura o bisogno di essere accuditi; i
bambini imparano che dalla relazione con la madre possono ottenere poco e si
concentrano su altre cose, mostrando un eccesso di autonomia.
Studi
fisiologici hanno dimostrato che mentre il bambino mostra un atteggiamento
distaccato, provano stress pur non dimostrandolo. Sviluppano un atteggiamento
organizzato spostando l’attenzione su qualcos’altro così non ricevono
delusioni. Il bambino si difende dalle emozioni che impara a disattivare.
Bambini un po’ adultizzati.
2° stile à questi
bambini hanno una madre responsiva e sensibile ai loro bisogni.sensazione
di poter avere una base sicura. Trasformano una sensazione di sicurezza in
un’azione che fa sentire il bambino sicuro.
I bambini
sono capaci di esplorare l’ambiente perché sanno di poter contare sulla madre in caso di bisogno. Sono bambini che
piangono meno.
3° stile àmadre imprevedibile nelle risposte, nell’agire quando il bambino è in
difficoltà à manifesta un comportamento affettuoso
non quando il bambino ha bisogno, ma quando lei ne ha bisogno. I bambini
strutturano un legame ambivalente, non hanno una base sicura, ma hanno anche
sperimentato un atteggiamento affettuoso e sono ansiosi perché lo sperano;
scaricano la rabbia sulla madre; mostrano una rabbia disfunzionale à non possono fidarsi della madre.
Tutte e tre
le forme, hanno un focus relazionale:
|
Primo stile
|
Attenzione per l’ambiente
|
|
Secondo stile
|
Attenzione per la madre
|
|
Terzo stile
|
Attenzione sulla madre, bambino organizza il comportamento di
attaccamento alla madre.
|
Non c’è organizzazione mentale e affettiva nella relazione con la
madre. Non c’è strategia (invece è presente nei primi tre). Tutti e tre gli
stili sono possibili in diverse culture.
Attaccamento à bambini con madre maltrattante o con madre
traumatizzata. La madre spaventa il bambino e lo disorganizza. Il bambino si
attacca perché ha una spinta biologica ad attaccarsi quando ha paura.
In tutti e tre i casi precedenti, la madre non
dimostra paura, invece nel quarto il bambino esprime sentimenti di paura e
riceve sentimenti di paura à
il bambino non può organizzare una risposta sul piano comportamentale.
La madre esprime rabbia e aggressività.
Il bambino si vede rispecchiato addosso le paure
che ha mostrato à
si disorganizza la possibilità del bambino di formulare un legame di
attaccamento; può stimolare molteplici risposte.
Questa quarta tipologia è la più recente,
elaborata alla fine degli anni ’80 da una studiosa che ripreso Bowlby, cioè
Mary Main e per lo più il modello di attaccamento dell’adulto.
Questo modello di attaccamento dell’adulto è un
modello molto diffuso perché l’analisi avviene sulle categorie di contenuto e
sulle variazioni. Il processo consiste in un colloquio, dove l’adulto deve
rispondere a delle domande. Il tutto è registrato su delle cassette. Le
cassette registrate sono poi sbobinate perfettamente; si tiene conto di tutto (
di quanto tempo l’adulto ha impiegato a rispondere, le pause di silenzio, ogni
minimo particolare).
E’ poi fatta un’analisi delle caratteristiche
formali del discorso, ed è poi definito il ruolo di attaccamento dell’adulto.
Non è un questionario semplice, infatti, non è ancora
uscito.
Mary
Main, insieme con un'altra studiosa, ha constatato che le tre tipologie
precedenti erano insufficienti per spiegare i comportamenti rilevanti in
bambini che erroneamente erano classificati in una delle tre, ma che in realtà
non rientravano in nessuna categoria.
Hanno visto come bambini vittime di
maltrattamenti manifestavano un attaccamento disorganizzato.
Sono state individuate alcune categoria guida che
permettono di collocare i bambini nella categoria giusta di attaccamento
disorganizzato.
1 – IN SEQUENZA à Pattern di comportamento contradditori:
il bambino ha una forte emozione di
attaccamento, ma subito dopo manifestano un comportamento di esitamento.
2 – SIMULTANEO à
Pattern di comportamento contraddittorio: restano in braccio alla madre, ma
continuano a guardarsi intorno scontrosi e storditi.
(in questi casi il bambino o cerca di avvicinarsi
alla madre, o le sta già vicino, ma contemporaneamente ha comportamenti
contrari, non risponde al genitore in modo totale, ma non riesce neanche a
distogliere l’attenzione da quest’ultimo totalmente)
3 – ATTEGGIAMENTO AGGRESSIVO, MA INCOMPLETO: il
bambino alza la mano come per dare uno schiaffo al genitore, ma la lascia poi
cadere lentamente.
4 – STEREOTIPI O MOVIMENTI ASIMMETRICI (POSTURE
ANOMALE): I bambini hanno comportamenti come tirarsi le orecchie, battere la
testa contro il muro, o le mani sulla faccia ecc. Questi sono anche elementi
che segnano la paura del bambino, come un sorriso con un’espressione di paura;
si avvicina all’adulto ma con paura; espressioni al rallentatore.
A tutto aggiunto anche il disorientamento dei
bambini, cioè la difficoltà del non sapere cosa fare, o la confusione.
Nelle stereotipi,
bisogna anche stare attenti ad analizzarli perché quegli atteggiamenti li hanno
anche i bambini con danni neurologici.
Il comportamento
disorganizzato è dovuto al fatto che il bambino ha una sensazione di spavento.
L’emozione della paura interpretata in chiave di attaccamento spiega come il
bambino si possa sentire.
Questi studi hanno
dimostrato che l’80% dei bambini maltrattati, o con una madre che durante
l’infanzia o l’adolescenza ha subito un trauma che non ha ancora elaborato, ha
un comportamento disorganizzato. Il genitore che maltratta è fonte di paura à il
bambino si allarma e rimane senza una strategia organizzativa.
Mary Main dice che i
bambini si trovano come in uno stato dissociato di trance. Anche il genitore
che maltratta ha leggere manifestazioni di trance nella coscienza, che si
manifestano nel bambino.
COME SI SPIEGA LA
TEORIA DELL’ATTACCAMENTO? COME VIENE
SPIEGATO CHE L’ATTACCAMENTO DURA NEL TEMPO, OLTRE I PRIMI ANNI DI VITA?
Le forme di
attaccamento hanno continuità nel tempo. La teoria dell’attaccamento non nega i
legami multipli, ma non sa ancora come loro influiscono e determinano delle
caratteristiche particolari nell’individuo.
L’emozione della paura
è quella che caratterizzata il comportamento disorganizzato. La teoria
dell’attaccamento tende a ritenere che
siano soprattutto due principali modalità che determinano la costanza
nel tempo, la permanenza.Già a 14 mesi, nella strange situation il bambino
dimostra nel suo comportamento quello che è attribuito all’una o all’altra
categoria di attaccamento. COME PUÓ QUELLO CHE APPARE A QUELL’ETÁ PERGIURARE
ANCHE PER TUTO IL RESTO DEL TEMPO, ADDIRITTURA ANCHE NELL’ETÁ ADULTA, NELLA
RELAZIONE SOPRATTUTTO QUELLA CHE EMERGE QUANDO SI RICHIEDE UN ATTACCAMENTO? La
teoria dell’attaccamento non dice che noi diventiamo in un certo modo, in base
al tipo di legame, ma dice che il tipo di legame di attaccamento ha un suo
effetto soprattutto quando devono entrare in azione i meccanismi
dell’attaccamento. Bowlby spesso parla
di tre principali legami di, condizioni che fanno emergere legami di
attaccamento:
- la relazione del figlio con i genitori
- il legame affettivo con il patner
- il legame con i propri figli.
Il sistema di
attaccamento diventa evidente soprattutto con queste tre relazioni; sono
modalità antiche che entrano in azione quando si hanno legami importanti come
questi tre. Che cosa e quali
elementi sono ritenuti significativi? La teoria dell’attaccamento
inizia attraverso il comportamento
reale che il genitore ha nei suoi confronti; il bambino interiorizza una
serie di comportamenti che vengono a far parte della memoria episodica. Progressivamente nella
memoria del bambino si imprimono episodi significativi della relazione con gli
adulti ma contemporaneamente, questi episodi sono interpretati in un certo modo
perché entra a far parte anche la memoria semantica. I due meccanismi della memoria episodica e
della memoria semantica fanno sì che l’individuo attribuisca un certo significato nella
percezione di sé e nella percezione degli altri alle singole unità
comportamentali che entrano a fare parte e che costituiscono, nel loro
complesso, quello che l’adulto trasmette al bambino, e quello che poi, col
tempo, diventa la relazione di attaccamento.
FILMATO 11 mesi di vita
CAMMINARE:
Il bambino dovrebbe
essere capace di portare in avanti i suoi arti con un’alternanza ritmica: al
braccio destro segue la gamba sinistra, e al braccio sinistro la gamba destra.
La capacità dell’atto
quadrupedico è la tappa finale dello sviluppo di andare a carponi.
NB se alla fine
dell’undicesimo mese il bambino non è ancora in grado rimuoversi sulle mani e
sulle ginocchia bisogna interpellare un pediatra.
STARE SEDUTI:
esaminando l’equilibrio del lattante vediamo che non cade più indietro o di lato.
Il bambino si protende in avanti con le braccia o con il tronco, oppure si
appoggia ad un braccio per non cadere.
Ha una padronanza
sicura del suo equilibrio e sta seduto con il dorso dritto. Con ciò lo sviluppo
dello stare seduto ha raggiunto il suo
completamento.
Anche quando il bambino
è occupato a giocare con un giocattolo l’equilibrio è sempre tenuto sotto
controllo per evitarne la perdita.
NB: a 11 mesi tutti i
lattanti devono stare seduti con sicurezza e per un tempo piuttosto lungo; la
superficie più sana è un pavimento duro ma non freddo.
STARE IN PIEDI E
CAMMINARE: la posizione eretta che il bambino può assumere con le proprie forze
e tutte le volte che vuole è una caratteristica dell’essere umano e di nessun
altra creatura viva.
Lo sguardo è diretto in
avanti, il tronco è eretto, il peso poggia sulle piante dei piedi. Le reazioni
di equilibrio devono proteggere il piccolo dalle cadute in qualunque posizione
si trovi il corpo.
Basta anche un piccolo
sostegno per evitare al bambino l’insicurezza dei suoi primi passi. Moltissimi
bambini fanno i loro primi passi di lato, tenendosi attaccati a un mobile
spostando il peso da una gamba all’altra.
Nel camminare, mentre
una gamba è stesa e sostiene tutto il pesi corporeo, l’altra è già sollevata.
La testa e il busto seguono le gambe facendo determinati movimenti di
compensazione.
La maggior parte dei
lattanti a 11 mesi riesce non solo a fare passi di lato, ma anche in avanti
quando sono condotti per mano.
Si può parlare di passi
solo dal momento in cui il bambino soleva con
le proprie forze la gamba su cui si appoggia e la sposta in avanti.La
posizione del corpo in avanti è tipica.
Il bacino è nettamente
spostato in avanti tutto il peso grava sulla pianta del piede. I passi
inizialmente sono ancora esitanti e a gambe divaricate.
Solo la metà dei
lattanti sani è in grado di muovere i primi passi a 11 mesi senza bisogno di
appoggio.
NB se il bambino a
quest’età no è ancora in grado di camminare correttamente non è ancora il caso
do preoccuparsi.la cosa migliore è fare camminare il bambino scalzo, ma se il
pavimento non è troppo freddo.
L’arrestarsi nel primi
passi è difficile quanto lo spostarsi.
Il camminare in un
bambino dipende da: il suo ritmo di sviluppo, il peso e dal comportamento dei
genitori.
L’importante è che a 11
mesi il bambino sappia camminare a carponi in modo sciolto.
PRENSIONE: la prensione
è sempre più sviluppata, addirittura riescono a raccogliere piccole briciole
dalla tavola. L’indice è flesso e insieme al pollice forma una specie di tenaglia.
NB se il bambino non è
ancora in grado di afferrare a pinza è perché forse i genitori non glielo hanno
ancora dato l’occasione facendogli prendere piccoli oggetti.
Ormai il bambino può
essere messo a giocare a tavola seduto su di un seggiolone, perché nonostante
non abbia tutta la libertà di movimento che aveva per terra è però più
concentrato al gioco.
Il prendere e il
lasciare andare sono organizzati benissimo tra loro.
PERCEZIONI: era già
emerso dagli ultimi mesi che la percezione non può essere considerata come una
funzione singola. Si verifica nel quadro del gioco.
Le funzioni sensoriali,
le prestazioni della memoria, e le funzioni del pensiero sono collegate tra
loro. giocare a nascondere qualcosa diverte molto i bambini da quando sono
lattanti e per molto tempo dopo ancora.
La madre deve sempre
condividere la gioia del bambino quando vede che quest’ultimo si diverte nel
fare un gioco.ora i bambini non si accontentano più dei vecchi giochi ma
vorrebbero sperimentare qualcosa di nuovo.
Il bambino ora scopre
che si possono raggiungere giocattoli anche se non sono direttamente a portata
di ano ad esempio con l’aiuto di una corda.
LINGUAGGIO: il lattante sa dire qualche parola
infantile con la quale intendono designare qualche cosa di determinato. La maggior
parte dei bambini a11mesi è già in grado di comprendere una richiesta semplice.
La comprensione delle parole emerge chiaramente quando al bambino è invitato a
compiere un gesto che già conosce. Noi con alcuni gesti esprimiamo determinato
concetti.
Il gesto “ciao ciao”
fatto con la mano significa commiato. Alcuni gesti possono determinare giochi,
ad esempio le mani sugli occhi, il gioco della nascondarella.
Il lattante reagisce a
singoli divieti che sono ripetuti spesso.
I bambini amano fare ciò che è proibito.NB proibite al bambino solo
quando ciò è necessario, ma una volta che lo avete pronunciato rimanete fermi
sul divieto.
SPIRITO SOCIALE:
cominciano a fare le prime cose da soli, come bere, andare sul vasino…anche il
magiare con la propria mano può farlo basta dargliene l’occasione, come con
i biscotti.mangiare con la mano è più
facile di bere da una tazza, perché il bere da una tazza richiede una buona
azione congiunta di entrambe le mani.
NB per sviluppare le sue capacità il bambino ha
bisogno di incoraggiamento.Qualunque cosa lui fa lo fa giocando.
Il bambino con il comportamento non mostra quale
attaccamento ha strutturato, perché tutte le fonti emozionali, e i segnali non
verbali sono elaborati dal bambino in un
modo che è per noi ignoto.
( la teoria dell’attaccamento ha contribuito strutturare un immagine
di sé).
Sebbene si pensa che l’adulto abbia un ricordo di quand’era bambino,
si è scoperto che al massimo si può arrivare a 3 o 4 anni di vita, prima
ricordarsi è molto difficile.
Che cosa accade nel primo anno di vita nel campo delle emozioni?
Ancora con certezza non si sa, ma evidentemente se il comportamento è stato
modificato vuol dire che qualche emozione ha provato.
La teoria dell’attaccamento ritiene che il tipo di legame che il bambino
struttura dipende sia dai singoli episodi diversi, sia dal significato globale
complessivo sia il bambino attribuisce all’insieme di questi episodi.
Abbiamo due tipi di memoria:
Memoria episodica:
Organizza soprattutto i dati autobiografici,la storia
dell’individuo: cosa egli ha fatto, percepito, conosciuto, privato
emotivamente: le varie informazioni sono collocate in un contesto spaziale e
temporale. Episodi datati cronologicamente.
Memoria semantica:
Le informazioni sono organizzate per definizioni, secondo il nostro
modo di vedere le cose che deriva o dall’esperienza personale, o
dall’apprendimento derivato da altri o da entrambe. É più logica e meno
vincolata ai contesti spazio – temporali.
Mentre i singoli episodi del bambino con la madre sono immagazzinati
e recuperati in base alla memoria episodica, il significato, cioè le idee
generali e le considerazioni emotive concernenti il padre, la madre, e se
stesso, saranno immagazzinate in modo semantico.
La memoria episodica e semantica insieme contribuiscono a
organizzare:
B – attaccamento sicuro
Modello FDA è
disponibile e sensibile.
Modello
del sé è
persona degna d’amore, affetto e conforto.
A – attaccamento evitante
Modello
FDA è
Non disponibile, distante, rifiutante, ostile.
Modello
del sé è
Persona non degna d’amore affetto e conforto.
C – attaccamento ambivalente
Modello
FDA è Non
disponibile, distante, rifiutante, ostile, disponibile e sensibile.
Modello
del sé è
Persona degna d’amore affetto e conforto, e non degno di tutto ciò.
Questo modello di
attaccamento è tipico di una persona gelosa.
ATTACCAMENTO
DISORGANIZZATO E DISORIENTATO.
Modello FDA
: 1- potenzialmente disponibile.
2-
misteriosamente minaccioso.
3-
vittima.
4-
vittima indifesa di fronte ad un pericolo esterno.
5-
debole e indifeso.
Modello Sé :
1- accettabile.
2- vittima.
3- pericolo mostruoso
4- vittima indifesa di fronte ad un
pericolo esterno.
5-
6- incapace, inefficace, colpevole.
Il modello operativo interno si compone di tre
punto principali:
1 – previsione dell’esito del rapporto.
2 – modo di spiegare questo esito.
3 – strategie comportamentali utilizzabili per
massimizzare la prevedibilità del rapporto.
Il modello operativo interno è un insieme di
pensieri, emozioni, ricordi, un impressione che la persona ha di avere successo
o fallire sulla base di una aspettativa di essere accettato o rifiutato e di
poter prevedere una relazione positiva con gli altri.
È un’emozione primitiva dell’accettazione o del
rifiuto. Forma del rapporto al sé che il bambino ha ed è quella più profonda.
Questa è un emozione di fondo, la più antica e la
più difficile che cambia; un livello superiore che è la spiegazione dell’esito
del rapporto, cioè il bambino riflette su di sé come essere amabile o non
amabile e da qui prevede l’esito del rapporto.
IL BAMBINO SVILUPPA PRIMA UN MODELLO DELL’ALTRO E
POI UN MODELLO DI SÉ.
Il modello che il bambino ha dell’altro è quello
più importante per l’immagine che il bambino ha di sé.
Il bambino può darsi molte spiegazioni del perché
è o meno accettato; e può anche portarlo a capire che non è lui che non va , ma
l’altro.
La spiegazione che si da si innesta sul come si
sente, e lo può modificare, È più facile modificare il secondo livello che il
primo.
Il modo in cui il bambino è stato trattato lascia
un segni indelebile. “sono un essere degno o indegno?”. L’individuo si
costruisce un motivo del perché non è degno, o degno, e questa idea nasce dal
riflesso del come è stato trattato, e le spiegazioni possono essere relativo
del come è lui o dal come è l’altro.
Il livello di spiegazione è più accessibile
all’elaborazione rispetto al primo, e può cambiare nell’individuo o il modo di
vedere se stesso, o il modo di vedere l’altro.
Questo bambino per ciò e probabile che guarisca ,
ma potrà avere anche dei momenti di crisi.
Il modello operativo è un complesso di strategie
comportamentali utilizzabili per mantenere il maggior grado di vicinanza
compatibile con i modelli comparativi.
Il terzo livello stabilisce il comportamento che
una persona assume, e queste strategie si possono riferire a due polarità:
- modalità di controllo
- modalità di distacco.
Servono per mantenere la relazione.
CONTINUITÁ DELL’ATTACCAMENTO E COME I
TIPI DI ATTACCAMENTO SI CONSERVANO NEL TEMPO
Quello che la teoria dell’attaccamento ha cercato
di spiegare è la continuità nel tempo dei modelli
operativi interni.
Parte dal presupposto che questa relazione non si
esaurisca nella semplice osservazione del comportamento, ma trattandosi di una
relazione continuativa,intima, significativa e soprattutto biologicamente
rilevante, (perché ha la funzione di permettere la sopravvivenza, e nasce da
una progressione del bambino biologica d’attaccarsi), questa è una relazione si
caratterizza per il fatto che è costituita da tante interazioni che
quotidianamente il bambino con le figure di attaccamento.
Questa relazione potrebbe finire per definire in
che modo il bambino percepisce gli altri e percepisce se stesso, fino a dare
una sorta di unitarietà al suo modo di interpretare il mondo, che sono i famosi
modelli operativi interni, che nascono dai diversi episodi realmente vissuti di
memorie episodica, dal significato che viene ad essi attribuito, e che in
sostanza, determinano tre grossi nuclei:
·
Un nucleo originario, e profondo, di come l’individuo si sente.
·
Un nucleo di come l’individuo interpreta le coda che gli sono
accadute.
·
Un nucleo più superficiale di comportamento.
Proprio queste caratteristiche del modello
operativo interno fanno sì che il bambino tende, a questo punto, nello sviluppo
successivo, a mantenere un immagine degli altri e di sé, un po’ modellate sulla
qualità e sulle caratteristiche di queste prime relazioni; quindi in qualche
modo analizzabile ancora attraverso le tipologie dell’attaccamento.
È vero questo? Sono tante le ricerche che hanno cercato di
capire com’è l’attaccamento nell’età più avanzate; evidentemente gli strumenti
non possono più essere gli stessi, perché noi non possiamo mettere un bambino
di 5 anni a fare la strange situation, perché non è più la situazione di separazione
quella che diventa indicativa di un piccolo trauma legato alla condizione di
distacco dalla figura di attaccamento.
Un nuovo strumento si chiama : SAT Þ Separation
Anxiety Test.
Un test che parte analizzando i livelli di
percezione, di ansia, di concettualizzazione che il bambino fa della
separazione. Ci sono delle vignette, di diverso tipo, in cui ci sono delle
separazioni brevi, più lunghe; un bambino che è lasciato la sera con la zia
mentre i genitori vanno al cinema; un bambino che è accompagnato in un collegio
dove deve restare per un certo periodo di tempo.
Diverse situazioni, sempre di separazione, in cui
il bambino è già più grande (4 o 5 anni) deve raccontare che cosa vede in
quella situazione, come la percepisce, come si sente il bambino, come si sente
la mamma, il papà; deve raccontare che cosa vede in quelle vignette.
E proprio ancora proponendo condizioni di
separazione è possibile, sulla base delle verbalizzazioni definire che tipo di
attaccamento ha.
Quei modelli che noi abbiamo descritto sul piano
del comportamento non verbale, come il pianto, si trasformano anche in un modo
di percepire se stesso e gli altri; quindi il
bambino evitante dirà che sta bene da solo (estremizzando); il bambino sicuro dirà che gli dispiace che i
genitori vadano via, però, in fondo la zia è una persona che conosce, per ciò
sentirà la mancanza dei genitori, però resterà bene anche con la zia ecc.
Le prove sembrano dimostrare che esiste una
qualche continuità nell’attaccamento.
In una ricerca fatta su bambini di età scolare
che erano stati precedentemente analizzati quando erano piccoli con la strange
situation,( quindi era già possibile sapere che tipo di attaccamento avevano
quei bambini ) sono stati riesaminati in età scolare attraverso diverse misure:
un disegno, vignette, hanno mostrato, per esempio, la continuità del modello di
attaccamento nel 95% dei casi.
Un po’ tutte le ricerche tendono a dimostrare
questo. Da cosa dipende?
Dipende dal fatto che questi studi longitudinali
( Sono quegli studi che prendono un campione e lo osservano con misure ripetute nel tempo) hanno
dimostrato che in generale non cambia il modo in cui i genitori trattano i
figli, nel bene o nel male; ogni schema di comportamento tende ad autoperpetuarsi,
così per esempio un bambino sicuro è un bambino che da meno preoccupazioni al
genitore, perché piange meno.
Negli anni passati c’era un teoria che diceva:
“lasciate piangere il bambino quando esprime capriccio quando è piccolo, perché
se lo prendete in braccio quando piange, non estinguete la risposta dl pianto,
ma tendete a rinforzarla. Perciò lasciatelo piangere nel lettino finché non
smette, e di fatto questo estingue la risposta del pianto”.
Questa teoria si è poi rivelata falsa; la teoria
dell’attaccamento non ha mai usato questo tipo di categoria, ma dice
fondamentalmente il contrario: più un bambino è curato, prontamente seguito,
aiutato quand’è in difficoltà più si sente sicuro e meno avrà bisogno di
piangere.
Anche perché la sua risposta emotiva è una
risposta che è regolata dal punto di vista delle emozioni e quindi se noi lo
lasciamo piangere gli rinforziamo, viceversa, l’emozione di pianto, di rabbia,
e lui tenderà a riprovare dolore nelle situazione , invece di abituarsi a
capire che il suo dolore può essere solo momentaneo e quindi a calmarsi.
La teoria dell’attaccamento dice che proprio i
bambini sicuri sono quelli che danno meno problemi dei genitori e sono bambini
che già da subito si vede, già dai primi mesi piangono meno degli altri, per
esempio.
Il pianto dal punto di vista etologico serve per
far sì che l’adulto si avvicini, e quindi è inutile lasciare che questa
risposta venga più e più volte emesso, perché meno è soddisfatto e più tenderà
ad emetterlo.
Questo segnale è più forte nei bambini meno
curati, meno accuditi o che trovano dei genitori che sono delle persone che
preferiscono seguire un tipo di accudimento di tipo evitante.
Da un lato entrambi i genitori tendono a adottare
uno stesso schema comportamentale, dall’altro lato dato che lo schema di
adattamento comportamentale tende a perpetuarsi, un bambino sicuro è meno
esigente di un bambino ansioso.
Il modello operativo interno tende ad
organizzarsi in modo da definire l’esperienze esterne alla famiglia. Quindi un
modello operativo interno sviluppato i
rapporto con una figura di attaccamento
è poi proposto anche nel rapporto con una educatrice nell’asilo nido,
nella scuola materna.
Il modello operativo interno che si costruito in
rapporto con la madre tende ad essere proposto dal bambino anche nel rapporto
con gli altri adulti; questo modello, quindi, diventa un organizzatore anche di esperienze relazionali esterne alla
famiglia, cioè definisce e organizza il modo in cui il bambino si comporta con
l’insegnante, con i coetanei.
COME SONO QUESTI BAMBINO QUANDO DIVENTANO
UN PÓ PIÚ GRANDI?
Diventano dei bambini capaci, per esempio, nel
caso di bambini sicuri di una più elevata
competenza sociale, che manifestano meno ansia dei coetanei di fronte ai
piccoli ostacoli nelle relazioni,piccoli rifiuti, dotati di aspetti più
positivi, più fiduciosi nel risolvere i problemi e risultano dei bambini più
disposti ad appoggiarsi agli insegnanti; sono abituati a chiedere, sono
abituati ad essere certi che le loro richieste saranno ascoltate e sono quindi
nel complesso meglio capaci di rapportarsi con un adulto e anche più socievoli
e pieni di amici e di relazioni profonde. Sono anche più capaci degli altri di
negoziare con i compagni. Non significa che questi bambini evitino
l’aggressività o evitino di inserirsi in situazioni in cui possono esprimere la
loro rabbia….sono capaci di farlo, ma il loro aspetto più significativo che poi
si manterrà anche nell’età successiva e in quella adulta è che fin da piccoli
imparano a parlare delle proprie difficoltà, cioè raccontano ciò che li fa
stare poco bene e quindi hanno una migliore capacità narrativa.
Come faranno i bambini
evitanti?
I bambini evitanti tendono a non mostrare le loro
emozioni, il loro stato emotivo, soprattutto quando hanno bisogno. Risultano
con maggiori difficoltà nelle relazioni (nell’ambito della norma), sono più
isolati, mantengono una distanza emotiva con i compagni. Sono i bambini che più
degli altri tendono a incolpare gli altri nei conflitti a credere che gli altri
sono “pericolosi”. Sono meno capaci di competenza sociale.
Quelli ansiosi
ambivalenti sono costantemente preoccupati di non avere “abbastanza”,
giocattoli, cibo, affetto. Sono bambini più permalosi, più sensibili
all’ironia, alla critica,sono iperattivi alle piccole frustrazioni. Fanno
sempre dei confronti con gli altri.
Si arrabbiano di più.
C’è tutto un filone di ricerche interessanti in
cui per esempio si mette a confronto, l’insegnante che diventa una grande
figura d’attaccamento per un bambino, perché passa più tempo con lui, perché
assume molte funzioni, ed è considerata una figura molto importante, perché il
modo in cui lui/lei si comporta non dipende solo da come è il bambino, ma anche
dal tipo di legame di attaccamento che ha lei insegnante. E quindi siccome le
combinazioni nella vita sono molto difficili da prevedere bisogna tener conto
che ci possono essere dei bambini casualmente “sfortunati” ; non stiamo
parlando di insegnati incapaci, ma di insegnati che hanno un certo tipo di attaccamento che quando incontrano
uno stile di attaccamento di quel bambino finiscono per entrare un po’ in
collisione.
Questo entrare in collisione significa che quel
bambino perde l’opportunità di sperimentare un modello alternativo di tema
comportamentale nel rapporto con gli altri e con se stesso.
Perché se il bambino è evitante e trova un
insegnate evitante è confermato che è proprio così che lui è.
Questo legame è così importante che potremmo
metterlo al terzo posto come legame
significativo.
Anche nelle età successive restano delle
caratteristiche che abbiamo già visto in età precedenti. Per esempio di fronte
alle famose vignette i bambini già di età scolare, di 7 anni, sottoposti a
questo test offrono delle soluzioni(i bambini sicuri):
·
Descrivono
in modo corretto quelle emozioni di tristezza quando per esempio il bambino è
separato dalla famiglia, che la vignetta presenta; però rispetto agli altri
bambini sono più capaci di offrire delle soluzioni costruttive, sa cosa quel
bambino potrebbe fare. Sono pieni di risorse.
·
Tendono
a trovare più alternative e anche a
costruire delle storie a lieto fine.
·
I
disegni di questi bambini a 6 anni comprendono i componenti della famiglia ben
individuati con i piedi in terra, e spesso questi disegni includono elementi
del modo reale (casa, bicicletta, macchina ecc.)
·
Quando
al bambino si presenta ad esempio, una fotografia di una famiglia, sorride.
·
L’aspetto
che ha più attratto l’attenzione degli studiosi è il tipo di conversazione che
il bambino con l’adulto, cioè come racconta, in che modo conversa con il
genitore o con l’adulto. Tendenzialmente il discorso si presenta come dialogo,
nel senso che si ha una certa fluidità da parte di entrambi (domanda e
risposta).
Come sono i bambini
evitanti rispetto alle caratteristiche che abbiamo appena descritto?
·
Il
bambino descrive il bambino nella vignetta come bambino triste. Colgono bene le
emozioni, forse le esagerano un po’. Invece di dire che il bambino è triste
dice che si sente male, perché non sa e il papà e la mamma torneranno, quindi l
concezione è pessimistica. Il finale è pessimistico.
·
Sono
bambini inattivi, rispetto a cosa fare in una situazione di separazione.
Tendono a dire “non lo so”.
·
Quando
gli si presenta una fotografia di una famiglia si gira dall’altra parte, non ha
molto piacere.
·
Nel
disegno tendono a disegnare delle figure imprecise che sono a volte prive di
braccia e che sono a volte messe per aria, fluttuano, sono distanti l’una
dall’altra.
·
Nella
conversazione tendono a dare risposte minime,non sono fluidi, fanno molte
pause. La conversazione non è bilanciata, l’adulto parla di più.
Come sono i bambini
ansiosi ambivalenti?
·
Manifestano
un comportamento infantile. Restano più attaccati al genitore.
·
Cercano
di dibattersi per allontanarsi di colpirlo con un giocattolo e poi gli si
riattaccano.
·
Tendono
a disegnare delle figure familiare poste in modo irrisorio l’una dall’altra e o
troppo grandi o troppo piccole.
·
Nel
raccontare delle storie fanno frequentemente delle regressioni . Il filo della
storia è costantemente interrotto (in relazione alle capacità di quest’età, perché
un po’ tutti i bambini raccontano storie in modo interrotto).
Quando il bambino prende consapevolezza
delle intenzioni dell’altro? Questo permette la relazione sociale e permette di
sviluppare l‘intelligenza in termini di rappresentazione.
L’intenzione dell’altro in che rapporto è
con la consapevolezza di sé ?Quando lui bambino diventa consapevole di sé?
Gli psicologi hanno risolto ciò tramite
l’analisi di caratteristiche che indicano la consapevolezza di sé per mezzo:
·
Reazione
emotiva di timidezza, colpa o vergogna.
·
Da
quando il bambino riconosce se stesso allo specchio.
Se poi la conoscenza di sé precede la
comprensione delle intenzioni degli altri o se questa premette l’altra, ancora
non si sa. Forse si strutturano insieme.
(nella teoria dell’attaccamento il
bambino percepisce se a seconda di come ha percepito l’altro). La
consapevolezza di sé emerge tramite lo specchio attraverso i 18 mesi. Il
bambino è fatto giocare in una stanza; poi si prende una bambola con un puntino
rosso sul naso e si dice al bambino di pulirla à il bambino esegue. Dopo si ricomincia a
giocare e si attacca senza che il bambino se n’accorga una macchiolina rossa
sul naso. Gli si da uno specchio e si dice di pulirla (senza dire dove la
macchia si trova). Se pulisce lo specchio, non ha consapevolezza di sé, se
pulisce se stesso sì.
Il bambino ha una percezione di una
propria immagine corporea, ma capisce le intenzioni e i desideri dell’altro + o
– in contemporanea, intorno al secondo anno di vita.
Comprende gli stati d’animo altrui che è
più semplice rispetto alla comprensione di pensieri dell’altro.
È una teoria che si è imposta negli anni
’80. LA TEORIA DELLA MENTE, quando il bambino attribuisce gli stati d’animo
mentali altrui.
Il bambino comprende sia capire cosa
vuole qualcun altro o lui stesso, sia attività più astratte come pensare,
credere, o conoscere. A 2 anni il bambino comprende lo stato mentale altrui,
anche se non completamente, e si comporta di conseguenza è DISPETTI.
Il ragionare nei panni dell’altro avviene
dopo. Prima c’è la comprensione di ciò che gli altri desiderano, e poi ciò che
gli altri credono.
In una ricerca sui fratelli, Julie Dan,
vede che a 2 anni il bambino prevede i sentimenti altrui à comportamento dispettoso.
Se il bambino provoca e poi è punito si
lamenta di meno, se vittima si lamenta di più.
Intorno ai 2 anni i bambini cominciano a
fingere, a capire la differenza tra realtà e finzione.
Intorno ai 4/5 anni il bambino comprende
i pensieri e le credenze altrui. La capacità si rileva tramite test à si riferisce all’ipotesi della falsa credenza.
Capire quando il bambino riesce a
prevedere il comportamento di qualcuno. Si basa su due alternative:
1) si comporta su cosa lui sa e ha visto.
2) cosa il bambino ritiene che il
personaggio della storia farà.
Il bambino, pur conoscendo i fatti,
s’immedesima nel personaggio che ancora non li conosce, penserà quindi come
lui. Differenti modi di percepire la realtà; diverse esperienze di percepire le
situazioni possono dare interpretazioni differenti.
Si rendono conto che una persona che
conosce alcune informazioni agirà in base a quello che conosce e che pensa, e
non in base a ciò che è empiricamente vero. J. Dan afferma che gli ambienti
familiari dove i bambini sono sollecitati a pensare, sono quelli che stimolano
di più questa capacità, per lo più in relazione a fratelli.
La teoria della mente è una scoperta
dell’abilità del bambino che anticipa ciò che dirà Piaget.
L’applicazione del modo di concepire il bambino autistico in chiave
della teoria della mente.
Lo studio di tali aspetti permette di
capire il comportamento degli altri. Noi non abbiamo bisogno quando ci
rapportiamo con gli altri della relazione vera, reale, ma ci basiamo sulle
intuizioni.
L’inferenza nasce da una
comprensione degli eventi basata sulle deduzioni.
AUTISMO à un comportamento gravemente disturbato
che si presenta nel bambino. Può essere diagnosticato solo quando questa
malattia si è instaurata (dopo i 30 mesi di vita); è un disturbo di cui non si
conosce la causa, e provoca l’incapacità di entrare in relazione con gli altri.
L’indicatore vero è descritto nel manuale
DSM4 dove sono descritti i sintomi di tutte le malattie mentali. L’autismo deve
precludere anomalie gravi nella colonna vertebrale, mancanza di parole o frasi
o articolazione sbagliata.
Bambino che ha un parlare monotono ed
ecodico, con un repertorio comportamentale ristretto; mancanza di gioco
simbolico. Fa sempre le stesse attività, mancanza di reciprocità emotiva.
Il bambino autistico non ha capacità
eccezionale, dipende solo dalla ripetizione frequente di una cosa.
Non si conoscono le cause à non possono essere curati. I teorici
della mente si sono accorti dell’inferenza con bambini autistici dopo avergli
fatto il test. Hanno comparato bambini autistici con bambini di = età
cronologica e altri gruppi è hanno verificato che i bambini autistici non
avevano la capacità di comprendere le azioni degli altri. Sono stati comparati
con bambini Down con età mentale superiore, ma gli unici a non riuscire a
risolvere la scenetta erano i bambini autistici.
Ma i bambini autistici riuscivano a fare
i test d’intelligenza. Questi riescono a fare quello che fanno tutti gli altri
bambini con la stessa età mentale.
I bambini autistici, pur possedendo
capacità d’intelligenza come gli altri bambini, non riuscivano a fare le prove
d’intenzionalità.
Egli non sa mettersi nei panni
dell’altro.
Elementi in gioco: i bambini autistici
sono incapaci di seguire i passaggi? No. sono state fatte delle prove con tre
storie:
·
STORIA
MECCANICISTICA: mettere in sequenza 4 cartoncini.
·
STORIA
COMPORTAMENTALE.
·
STORIA
METALISTICA.
I bambini autistici mettono in sequenza
le prime due storie, la terza non perché richiede un pensiero sull’intenzione.
I bambini autistici sono dei
comportamentalisti, ma non sono capaci d’attività psicologica.
Concludendo:
- tutti i suggerimenti ai genitori volti
a cercare di sollecitare la riflessione e il pensiero mettono in ansia il
bambino, il quale reagisce senza intenzione; risponde alla lettera, non fa
risposte di convenienza.
- l’adulto a volte pensa che il bambino
stia male seconde sue supposizioni, ma differente è la base del comprendere.
Intelligenza à adattamento creativo ed intelligente
all’ambiente. Gli studi di Piaget sono a fondamento di prove sullo sviluppo
mentale.
Piaget vedeva l’attività cognitiva umana come una
forma specifica d’adattamento biologico in virtù della quale un organismo
complesso si adatta ad un ambiente complesso. Gli esseri umani interagiscono in
continuazione con l’ambiente, conferiscono un’organizzazione alle esperienze
che fanno e sviluppano strutture organizzative nuove in risposta alle
esperienze nuove.
Questo processo
d’adattamento avviene grazie all’azione di due processi complementari: assimilazione e accomodamento.
ASSIMILAZIONE:
Piaget intende “le iniziative prese dall’individuo per cercare di integrare
l’ambiente nelle strutture già esistenti nel proprio organismo, per così dire
incorporandolo”. Gli oggetti nuovi o le
idee nuove sono compresi interpretandoli alla luce delle idee o dei concetti
già acquisiti.
ACCOMODAMENTO:
il processo complementare all’assimilazione, accade quando le caratteristiche
dell’ambiente non si armonizzano bene con i concetti già esistenti nel singolo.
L’accomodamento consiste nel modificare i propri concetti in risposta alle
esigenze poste dall’ambiente.
L’assimilazione e
l’accomodamento operano sempre insieme. Dapprima il bambino tenta di
comprendere un’esperienza nuova ricorrendo a idee e soluzioni vecchie
(assimilazione); qualora queste non funzionano, il bambino si trova obbligato a
modificare la propria struttura o modo d’interpretazione della realtà
(accomodamento).
Così attraverso
assimilazione e accomodamento il bambino acquisisce una serie di capacità per
adattarsi all’ambiente. Questo processo è diviso in fasi gerarchicamente
ordinate.
INTELLIGENZA SENSO – MOTORIA.
Da 0 a
18 mesi. Il bambino acquisisce delle capacità per adattarsi all’ambiente. Il
bambino ha bisogno d’oggetti per esercitare l’intelligenza à
successivamente è capace di cercare l’oggetto nascosto; si è mentalmente
rappresentato l’oggetto. INTELLIGENZA
RAPPRESENTATIVA.
Da 2 ai 4 anni. Il
bambino gioca, imita, è capace di linguaggio verbale à
l’oggetto esiste nella mente anche quando non c’è nella percezione vicina.
Imitazione è differita à il
bambino imita qualcosa che ha visto fare il giorno prima, (prima imitava solo
quello che vedeva poco tempo prima); imitazione è interiorizzata, non
meccanica. Parola à
suscita un’immagine mentale; parola sta a significare qualcosa, è un simbolo.
Gioco è funzionale per
capire come sono le cose. È capace di staccarsi dall’elemento vocativo à fa
dei giochi simbolici.
Presenza mentale di
qualcosa: capacità d’immaginarsi l’oggetto, di imitare e di esprimersi
attraverso il linguaggio.
Acquisisce un numero
notevole di vocaboli. Non ha concetti, ma preconcetti. Non distingue gli
elementi dalla classe che si rappresentano è usano
indifferentemente singolare e plurale.
Usa i simboli in modo
indifferenziato.sono capaci di risolvere determinati problemi solo su una base
di pura casualità ed intuizione. Il bambino sa cogliere intuitivamente
l’uguaglianza tra due fili di perle, ma se si sposta qualcosa in modo che le
due file non sono più parallele il bambino non dirà più che sono uguali.
La risposta è data da
un’intuizione. Pensiero si basa sulla percezione del dato percettivo, sulla
forma.
Pensiero è
egocentrico à
dal punto di vista mentale à
modo di pensare segue una sua logica che lo porta a concepire il mondo sul
modello di come funziona lui stesso.
Fino a 5 anni ( e il
50% dei bambini fino ai 7), i bambini hanno il pensiero egocentrico.
Piaget pena che il
bambino non percepisce il punto di vista dell’altro, ma non è così.
Caratteristiche secondo
Piaget:
ANIMISMO à
bambino che pensa ce gli oggetti che lo circondano sono animati, hanno
intenzionalità e volontà. Attribuisce al mondo la sua volontà.
ARTIFICIALISMO à
concezione secondo cui quello che c’è intorno a lui, è stato costruito
dall’uomo.
FINALISMO à
bambino è convinto che tutte le cose hanno uno scopo. Oggi si pensa che i
bambini acquisiscono prima delle capacità che secondo Piaget acquisiscono
quando sono più grandi.
Piaget ha studiato solo
il modo in cui i bambini si relazionano con gli oggetti del mondo, e non con le
persone. Il bambino è concentrato sugli aspetti d’immediata evidenza, anche per
i giudizi morali e sociali. I bambini sono capaci di giudicare solo in base
all’effetto, ma non sulle intenzioni. Giudica l’entità dal danno.
INTELLIGENZA OPERATORIA – CONCRETA.
Dai 7 agli 11 anni.
Il bambino possiede una
maggiore capacità d’astrazione. Possiede la funzione mentale aggregante, capace
di unire le informazioni e di differenziare parametri di riferimento à il
pensiero è più complesso. Concetti sono tutti acquisiti in questa fase.
Il bambino comincia ad
acquisire anche diverse nozioni:
- invarianza di numero.
- “
di lunghezza.
- “
area. Rispetto ad una
sostanza liquida.
- “
sostanza Rispetta ad una
sostanza solida.
-
invarianza di peso (intorno agli 8 /10
anni).
-
invarianza di volume (intorno ai 11 / 10 anni).
Nell’adolescenza
si forma il pensiero ipotetico deduttivo.
Capacità di staccarsi dal dato ipotetico,
si formano preconcetti per compiere processi di logica, di deduzione.
Adolescenza
prova un’ebbrezza ed un senso d’impotenza che caratterizza la sua vita emotiva à
sensazione di poter fare tutto.
A 16
anni ha le stesse capacità intellettive di un adulto.
I
bambini molto piccoli sono moto sensibili à
importanza COMUNICAZIONE NON VERBALE. Influenza il suo comportamento con i
coetanei. Il bambino sicuro = popolare. Legge in modo significativo le
relazioni. È generoso, ma mantiene comunque un suo atteggiamento deciso à senza
essere prepotente.
Questi
bambini mantengono queste caratteristiche anche nella scuola elementare.
Tipologie generalizzabili:
- bambini dominanti aggressivi à
possono essere confusi con i bambini leader perché hanno un seguito. In realtà
ci sono sostanziali differenze: il bambino dominante è brusco nei movimenti ed
instabile nelle occupazioni; ha difficoltà a concentrarsi per tempo superiore a
5,6 minuti su una stessa attività. Disorganizzano le attività degli altri.
Fanno piangere e disorientano gli altri bambini. Hanno però capacità di
aggregare bambini intorno a sé nei giochi di movimento. Sono bambini con una
buona vitalità. Sanno trascinare, sono seguiti ed incitati dagli altri.
Con
questa loro capacità di creare un gruppo: doppia attività
Attirano giocano per poco tempo
Sono un polo di
riferimento, di forza. Sono seguiti da bambini dominanti. Sono definiti capi,
no leader. Se c’è un altro bambino come loro, gli altri bambini lo lasciano,
perde seguito. Non ha vere relazioni affettive. Non mantiene un suo gruppo di
riferimento. Tendono a creare disaccordi e liti. Non mantengono un gruppo
d’amici di riferimento.
_ bambini leader à
quando vede qualcosa che gli interessa in mano ad un altro bambino, raramente
si catapulta verso l’altro bambino con un segno di minaccia. Agiscono diversamente;
si avvicinano tranquillamente, toccano serenamente l’oggetto, sorridono al
bambino, piegano leggermente la testa di lato, toccano il compagno. Nel 70% dei
casi il compagno gli dall’oggetto che ha in mano. Non mettono mai in campo
segni di minaccia. Anzi tranquillizzano il compagno. Non lo tiene per sé, anzi
dopo un po’ glielo ridà, lo fa per tranquillizzare il compagno.
- bambino aggressivo à apre
bocca, tende le braccia, brusco avanzamento del busto, aggrottamento delle
sopracciglia.
- bambino leader
à
ha pochissimi stili accompagnati da minaccia. Tende a rassicurare. La testa di
lato è un comportamento etologico, gli animali lo fanno per mancare la resa. È
un comportamento non verbale ritualizzato. Gli animali mostrano la giugulare
per indicare le rese à
mostrano il loro punto più debole, “sono nelle tue mani”. Così l’altro animale
finisce di combattere.
Quello del bambino è un segnale molto
antico, significa “non sono aggressivo”. Tende ad accogliere gli altri quando
piangono. Si avvicinano ai bambini in difficoltà, indipendentemente dal
rapporto di amicizia che hanno con loro. Si avvicinano agli isolati per giocare
con loro. Riduce i tempi dell’isolamento degli altri bambini. Organizzano in
modo creativo l’attività. Hanno tempi più lunghi di concentrazione. Hanno
bambini che si avvicinano a loro. I bambini leader sono bambini di cui ci si
può fidare. Non sono incapaci di difendersi. Hanno consapevolezza di ciò che
vogliono. Sono generosi ed empatici à
capiscono il disagio di un altro bambino. Questo è un forte segnale perché si
possono organizzare i comportamenti di altruismo, volti verso l’altro. Capacità
di cogliere i sentimenti d un’altra persona ed agire di conseguenza à è un sentimento che attiva un comportamento.
Per i bambini questa capacità non è
cognitivamente elaborata. I bambini questa capacità non è cognitivamente
elaborata. I bambini di circa 1 anno vedono se un altro bambino è in
difficoltà, ma non sanno ancora come agire à rispondono al disagio dell’altro in modo
buffo (se hanno in bocca un ciuccio glielo mettono in bocca. Pensano che ciò
che rende felici loro può rendere felice anche gli altri). Solo verso i due
anni riescono a capire cosa piace o meno
all’altro. È una capacità che va affinandosi.
Ci sono poche forme di comportamento altruistico
à dare gioia agli altri senza trarne
giovamento per se stessi. Comportamento presociale à da un vantaggio agli altri
indipendentemente dalle intenzioni (poso
fare una cosa per ottenere qualcos’altro).
I piccoli hanno una minore gamma
cognitiva, non fanno calcoli di vantaggio. I bambini che sono soggetto di
sopruso non hanno comportamenti empatici. Non sopportano veder soffrire perché questo gli ricorda le loro
sofferenze. Anzi, se vedono un bambino che piange lo strattonano…perché la
smetta.
- bambini dominATI:
Dominato timoroso àsi ritirano nell’interazione ed interrompono
l’attività che stanno facendo quando sono minacciati. Sono molto sensibili.
Piangono tanto e s’isolano. Quando escono dall’isolamento si accodano ai
bambini aggressivi. Sono bambini ansiosi. Hanno talvolta disturbi del sonno.
Quando sono accettati nel gruppo hanno comportamenti molto positivi nei
confronti dell’altro. Sono pacifici, tranquilli. Tendono a mantenere buoni
rapporti, e non avare rapporti aggressivi. Però non sono capaci di far fronte
alla competizione e al conflitto. Si spaventano e piangono. Non si sanno
difendere e non difendono gli altri.
Dominato aggressivo à sono i bambini più difficili. Aggressioni senza
ragioni apparenti. S’isolano per 15, 30 minuti. Sono fatti interventi sulla
madre per cercare le cause. Si buttano nelle competizioni. Sequenze non verbali
di minaccia. Prendono gli oggetti dagli altri. Dopo essersi buttati nella
competizione si mettono da lato. Sono imprevedibili. Forse hanno avuto madri
trascuranti. Sono forme che in modo più accentuato si riscontrano nei bambini
maltrattati che arrivano a forme di autolesionismo. Difficoltà del bambino a
concentrarsi sulle cose. Non sa cogliere il disagio che c’è nell’altro bambino.
FAMIGLIE DEI BAMBINI
Importanza del
comportamento non verbale.
Atteggiamento madri nel bambino leader à lo accarezza e poi gli lascia il tempo di
salutare gli amici e di prepararsi. Non da proibizioni al bambino ma decide
poche regole di comportamento e su quelle mantiene un atteggiamento ferreo. Non
da importanza a quali siano le regole, l’importante è che non tentenni. È la
stessa cosa che fa il bambino. Su alcune cose non transige. Rimprovera
raramente, ma quando lo fa mantiene una posizione decisa.
Atteggiamento madri bambini aggressivi à non si accovacciano, ma si piegano con il busto.
Atteggiamento etologico di aggressione.
Atteggiamento madri bambini dominanti à hanno madri superprotettive che vedono
nell’ambiente esterno qualcosa di minaccioso. Madri che hanno un atteggiamento
di vittima. Tendono ad isolarsi. Sono stimolati ad andare, ma sempre con la
paura che gli altri gli siano ostili.
Atteggiamento madri di bambini dominanti e aggressivi à genitori intellettualmente elevati con
fortissime aspettative nei confronti del figlio. Sono molto “scandite” à bambini sollecitati.
Lo sollecitano a saper
fare sempre delle cose. Scaricano l’aggressività e poi s’isolano. Non riescono
ad avere un comportamento equilibrato.
Ciò che rende lo sviluppo
di un soggetto problematico sono le costanti negative delle diverse fasi della
vita. Le persone con difficoltà à forse cause: traumi d’infanzia.
Il persistere immutato del
persistere delle cose = caratteristiche determinate, qualità negative perché
non sono mai compensate da altri fattori.
 Nelle
fasi dello sviluppo fattori rischio
Protezione.
RISCHIO Œ
VULNERABILITÁ
Æ _
FATTORI DI STRESS Ž
(amplificazione
rischio) FATTORI
PROTETTIVI
In alcune situazioni della vita ci sono fattori d
rischio à fanno parte della vita delle persone
(Es. estrema povertà di una famiglia à ha molte conseguenze, può determinare la carenza
di beni primari). Es. Psicopatologia di uno o entrambi i genitori. Il bambino
che nasce in tale famiglia si trova in una situazione di rischio. Isolamento
sociale, come famiglie immigrate, hanno carenza dovuta a scarsa integrazione
sociale. Hanno meno reti di supporto. Es basso livello di istruzione dei
genitori che gli impedisce di stimolare il bambino, può essere un fattore di
rischio:
- non ricordano
scadenze.
- non prestano
attenzione a determinate modalità di alimentazione.
- rischio per la salute
psico/fisica del bambino.
Per ogni singola
condizione ci sono fattori di rischio specifici.
Certe condizioni di
rischio non sono più collegate al disadattamento, si pensi alla vulnerabilità.
Può creare disagi. Mediatore tra fattori di
rischio un po’ lontani dall’esperienza quotidiana, questo per l’effetto che
hanno sulle conseguenze = fattori distali. Può creare un certo esito indiretto.
Predetermina condizioni particolari. Fattori prossimali = sono più vicini alla
causa del disagio.
 La vulnerabilità è un
mediatore tra protettivi
Rischio.
Condizioni che colpiscono l’individuo nel corso
dello sviluppo, come per esempio: perdite, lutti, carenze, separazioni
prolungate…sono eventi più specifici per quell’individuo. Sono quelli che
riguardano più da vicino quel singolo bambino. Tendenzialmente incidono sullo
sviluppo di quel singolo individuo.
Sono fattori che aumentano (+) la vulnerabilità.
Rendono ancora più potenti i fattori di rischio.
I fattori protettivi inducono meno (-) la
vulnerabilità. I fattori di rischio incrociano altri eventi che possono
aumentare o diminuire la vulnerabilità à il modo in cui entrano in contatto è dinamico.
Interagiscono in modo unidirezionale.
Es: situazione bambino numero > fattori a
rischio + stress à si rischia di percepire solo le cose che
non funzionano. Non si può dare un giudizio generale. Possono esserci fattori
protettivi di cui non mi sono accorto, che non ho preso in esame. Le persone
reagiscono in modo diverso. Possono uscire fuori anche da situazioni molto
difficili. Questo modello fu applicato anche allo sviluppo: VERNER.
Ha tentato di capire
quali sono, nelle fasi di sviluppo i fattori di rischio alla nascita (povertà,
disturbi della nascita) è
creano vulnerabilità che può essere aumentata o diminuita durante l’infanzia.
Es. i fattori protettivi possono derivare sia dal bambino sia dall’ambiente di
cura (lavoro stabile; coerenza valori; amicizie coetanei; accesso ai servizi
sociali e educativi).
Fattori di stress
(separazioni prolungate; nascita di un fratello nei primi due anni di vita;
molte malattie; no papà, no lavoro; trasferimenti casa e scuola).
Fattori protettivi
individuali: tappe dello sviluppo che si seguono con regolarità rispetto
all’età. autonomia, primogenito/a, orientamento positivo, capacità senso
motorie alte, interessi, buona stima di sé.
Cure inadeguate nel
primo anno di vita à
condizioni di rischio, ma non possono essere considerate da sole le cause di
ciò che avverrà dopo.
Importanza interazione
veri elementi: il fattore protettivo entra in azione quando mancano fattori per
lo sviluppo, non quando ci sono. Es se viene a mancare un genitore un altro
parente diventa molto importante altrimenti non incide sullo sviluppo del
bambino.
Importanza che riveste
una società civile verso le persone che sono in difficoltà à
assumono un ruolo di protezione.
Essere primogeniti à
fattore positivo perché attrae molto le attenzioni, l’entusiasmo della
famiglia. Ci sono aspettative positive. Nel primo anno di vita il bambino ha
maggiori responsabilità, quando poi ci sono fratelli, si ha un maggior grado di
responsabilità e gratificazione. Da una serie di possibilità in più.
Ma ciò non significa
che chi nasce dopo vive situazioni di stress. Si ha una maggiore tendenza
all’autostima, porta ad essere più competente in molte circostanze con i
fratelli.
Avere un figlio con
handicap influisce sugli altri figli perché ci sono ritmi diversi, gli altri
figli si sentono trascurati, si sentono a disagio. Non deve per forza essere un
handicap, può essere anche un disturbo che insorge nel tempo e cambia per un
determinato periodo i ritmi della famiglia. (es. sorella anoressica). Questo
disagio non può essere verbalizzato poiché si vede il disagio di chi sta peggio
di loro.
Fattore di stress può
essere anche la nascita di un fratello nei primi due anni di vita; o la
separazione dai genitori, o genitori che vivono insieme in discordia cronica.
Il bambino reagisce
meglio al divorzio quando è piccolo, più di quando è grande. Il bambino
reagisce alla situazione di discordia cronica non perché gli mancano
informazioni sul conflitto. Se i genitori spiegassero ciò che accede il bambino
capirebbe. La discordia si accompagna al coinvolgimento nel conflitto. Non solo
è coinvolto, ma si coinvolge. Si pone delle domande cui risponde da solo quando non trova risposte
adeguate, o si fa un’idea parziale à
in questi casi pensa o di essere la causa delle liti o che qualcosa ne sia la
causa.
Nascono atteggiamenti
di aggressione o verso se stessi o verso chi giudicano colpevole.
È la mente che guida le
emozioni e le dirige vero la certa persona à
aggressivo
Ø
depresso (perché si colpevolizza per la lite dei genitori).
Quando
il conflitto è cronico il bambino subisce danni. Può essere superata se il
bambino non è stato coinvolto in terribili conflitti.
Fattore
protettivo: lavoro stabile della madre, routine stabile.
Fattori
di rischio: bassa istruzione della madre.
Il
fatto di avere un lavoro fuori casa da stabilità.
Fattori
protettivi: coerenza dei valori educativi.
Connessioni
tra adolescenti (loro disagio) e fatti concreti di violenza / maltrattamenti
subiti.
Forme
di violenza ai danni del bambino. Esistono diverse tipologie:
1 -
maltrattamenti fisici.
2 -
trascuratezza.
3 –
maltrattamento psicologico.
4 –
abuso sessuale.
Il
bambino se non è coinvolto direttamente nelle categorie precedenti, lo è
indirettamente. È comunque un soggetto a rischio. Sono maltrattamenti
psicologici (es liti tra genitori, violenze su fratelli).
1 =
tutto ciò che danneggia fisicamente il bambino. Atti, comportamenti.
Questi sono scoperti da una pediatra che
si accorge che le ferite riportate dai bambini non corrispondevano alla storia raccontata
dai genitori. Anziani da parte di adulti che maltrattano i bambini. Il pediatra
è tenuto a fare diagnosi differenziali (trovare cioè qual è la causa vera.).
la
mentalità che sostiene il maltrattamento fisico si basa sul fatto che affermano
che per educare servono le punizioni à
è la giustificazione che danno i genitori.
2 =
può assumere molte forme:
EMOTIVA,
costante atteggiamento di disamore nei confronti del bambino.
MEDICO
– SANITARIA, genitori che non curano, non vaccinano il bambino.
EDUCATIVA,
genitori che non mandano i bambini a scuola.
Queste
forme sono spesso compresenti. È la forma di violenza più diffusa negli USA.
3 =
comportamento, emozione negativa nei confronti del bambino. Si denigra tutto
ciò che fa e come lo fa. È un costante atteggiamento di denigrazione. Porta il
bambino ad essere oggetto di qualcosa che non va. Sul piano dl comportamento
verbale (non fisico).
Anche
il bambino che è invischiato in liti tra genitori, o quando le persone che lui
ama sono minacciate (una verso l’altra), anche se lui non è l’oggetto della
lite.
4=
implica sempre violenza. Abuso sessuale che è esercitato con violenza o con
seduzione, passione travolgente.
La
violenza esiste comunque. Abuso sessuale implica molti aspetti, non indica solo
l’atto sessuale completo verso il bambino.
Sindrome
di Münchausen à
è molto insidiosa e difficile da scoprire. Quando un adulto soprattutto la
madre (per patologie) manifestano una tale ansia nei confronti del bambino,
fino a farlo ammalare con medici non prescritti o facendogli continuamente
cambiare medico fino a volere farlo operare Questa preoccupazione prima
l’avevano per se stesse, ma poiché nasce il bambino trasferiscono su di lui
tutte le sue malattie.
Appaiono
come persone molto premurose. Se il bambino sta bene loro stanno male. Per
confermare questa loro idea danno farmaci non consigliati. I medici se
n’accorgono quando durante un ricovero scoprono nel bambino sostanze che non
avrebbero dovuto esserci. Non riuscivano a capire come e quando la madre
somministrava medicine.
È
difficile fermare queste madri, perché continuano a cambiare medico e ospedale.
Sindrome
IPERCURA à
sono forme di violenza nei confronti del bambino. Queste diverse forme sono
intrinsecamente diverse l’una dall’altra. Quando il bambino comincia a capire,
se maltrattato fisicamente comincia a capire ciò che gli sta succedendo, ma un
bambino trascurato non riesce a capire ciò che gli accade.
Solo
con un rapporto prolungato con una figura che si prende cura di lui riesce
a capire cosa era successo.
Ma
questo come per il maltrattamento psicologico portano le loro conseguenze
nell’età adulta.
Conseguenze
caratterizzate da continuità e oggettiva gravità del danno.
Se
l’abuso non è ripetuto è difficile affermare che si avranno conseguenze a lungo
termine.
In
ricerche su come il bambino percepisce il conflitto, egli emerge attivo à non è
solo coinvolto ma reagisce emotivamente, cioè si aspetta di fare qualcosa
strettamente collegato a emozioni e comportamenti.
Se il
bambino pensa di poter fare qualcosa (aspettative alte) mette in atto un comportamento di coping per far fronte agli stati
in cui si trova.
Se le
aspettative sono basse si sentirà smarrito e impotente e le aspettative di fare
qualcosa di buono saranno meno consistenti.
Queste aspettative di efficacia portano
il bambino ad entrare nel conflitto, a coinvolgersi. Se il bambino pensa che la
causa del conflitto è attribuibile al comportamento di uno dei genitori tenterà
di fare qualcosa perché quel genitore modifichi o elimini la causa che lo ha
portato ad agire contro l’altro genitore.
Se pensa che la causa sia lui, avrà delle
aspettative di efficacia nei confronti di se stesso, e per ciò tenterà di
cambiare il suo comportamento.
Le
aspettative sono più alte tanto più se nel passato lo stesso comportamento ha
avuto successo.
Es: se
il bambino pensa che se lui sta male i genitori litigano meno, starà male. Se
ha sperimentato che mostrandosi accondiscendente, o meno ribelle può modificare
il comportamento dei genitori, lo metterà in pratica.
In
conflitti familiari cronici il bambino diventa a volte alleato di uno di due
genitori, e può nutrire sentimenti negativi verso l’altro genitore; o può porsi
in una prospettiva parziale.
Questo avviene non solo perché i genitori
coinvolgono il bambino, ma perché lui stesso ha delle aspettative di poter fare
qualcosa perciò si lascia anche lui coinvolgere.
Questa
è detta CAPACITÁ DI COPING.
Le
aspettative di efficacia sono articolate in relazione all’età. sappiamo che
fino a 6 anni il bambino vive intensamente le emozioni ma ancora non è in grado
di strutturare una strategia. Più grande invece, verso 7/9 anni entra in campo,
e mette in pratica strategie di coping.
In questa età sono molto sensibili perché le strutture di coping rischiano di
essere originate dal bambino su una base di prospettiva parziale.
Verso
i 10/11 anni i bambini sono più capaci di differenziare meglio le
responsabilità e per ciò si lasciamo meno coinvolgere nel conflitto. Prendono
più le distanze.
In
tutte le ricerche emerge che vi è una differenza tra M e F. Le femmine sono più
propense ad elaborare il problema; riflettono di più e pensano di più.
I
bambini più grandi hanno una visione più realistica del conflitto dei genitori,
mentre i bambini più piccoli pensano di avere un’idea magica, cioè che con il
loro comportamento potranno cambiare le cose.
Il
conflitto tra i genitori, le separazioni, sono meno dannose quando i bambini
sono molto piccoli; diventano più gravi quando il bambino ha tra i 5/9 anni;
mentre dai 10 anni insù hanno maggior capacità di pensiero e riescono a
prendere le distanze.
Questo
però non vuole assolutamente dire che non provino emozioni di dispiacere ecc.
Gli
adulti non hanno il tempo di spiegare la causa dei ,oro conflitti, così il
bambino vive e tenuto in uno condizione di scarsa informazione à porta
a conseguenze sulla base ciò che lui vede e non su ciò che gli è spiegato.
Quando
la condizione di conflitto diventa cronica, e i livelli di rabbia portano a
rivolgere all’altra persona minacce di
morte o picchiare l’altro, questo si configura come una condizione traumatica.
Assume cioè le caratteristiche di un evento traumatico.
Solo
in anni recenti il conflitto è stato paragonato al trauma. In passato il trauma
è stato applicato solo a vittime di guerra, sopravvissuti da torture,
l’olocausto ecc.
Il
concetto di SINDROME POST TRAUMATICA DA
STRESS era ritenuto sintomo solo da chi viveva esperienze
estreme , non comuni.
Il trauma = eccezione, ciò che avviene nella mente, come
conseguenza di ciò che turba l’ambiente di vita, che lo modifica. Evento che
implica, morte, minaccia di morte, percezione di pericolo, di lesione
all’integrità corporea, fisica.
Di
fronte ad eventi così, la persona prova pura, si sente impotente.
In
passato la SPTDS non era attribuita a tante condizioni che pure avevano queste
caratteristiche, che non erano eventi
eccezionali.
Negli
anni ’80 si è visto che bambini maltrattati, donne vittime di violenza, di
stupro, condizioni in cui si è in pericolo, come ad esempio, solo un rapina, o
ladri che hanno rubato in casa, sono attribuibili alla SPTDS .
Nell’ultima versione del DSM4 si parla di
un evento che implica morte o minaccia di morte. Il DSM4 ci da dei sintomi
standard, necessari perché ci possono dire se c’è il disturbo, anche se il modo
in cui l’individuo lo vive è diverso a seconda del tipo di aggressione
subita.(es: se è stato per un terremoto à causa naturali, non volontario ma casuale. Se è
stato un uomoà è peggio; e ancora peggio se a quella
persona eravamo legati affettivamente).
DISTURBO ACUTO è I sintomi durano per un periodo inferiore a tre
mesi.
DISTURBO CRONICO è i sintomi durano per un periodo superiore ai tre
mesi.
DISTURBO RITARDATO è i sintomi compaiono sei mesi dopo l’vento
stressante.
Non tutte le persone reagiscono ad eventi
traumatici come vedremo, ma più della metà sì.
SINTOMI DI UN DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS:
1° Gruppo à Tendenza a rivivere
persistentemente l’evento traumatico. (Es: rapina in ascensore à la persona metterà un po’ di tempo prima
di entrare di nuovo in un ascensore).
La persona rivive continuamente l’evento:
·
attraverso
ricordi spiacevoli, intrusivi, improvvisi, composti di immagini pensieri e
percezioni. Nel bambino avviene tramite la presenza di giochi ripetuti in cui è
espresso qualcosa che ricorda l’evento traumatico (es: far sbattere 2
macchinine una contro l’altra).
·
Attraverso
sogni spiacevoli ricorrenti che possono somigliare all’evento traumatico.
·
Agire
o sentire che l’evento traumatico si ripresenta tramite flash back, illusioni,
allucinazioni che durano frazioni di secondo.
·
Disagio
psicologico.
·
Reattività
fisiologica all’esposizione di fattori scatenanti(esterni o interni) il trauma.
2° Gruppo à sintomo
di evitamento degli stimoli associati al trauma.
·
Sforzi
per evitare luoghi, pensieri ed azioni che gli ricordano il trauma subito.
·
Cerca
di evitare le conversazioni che riguardano il trauma.
·
La
persona che subisce un trauma può anche non ricordare un aspetto o più del
trauma. (se raccontasse il trauma, anche per iscritto, e sotto forma anonima,
potrebbe giovargli sia per se stesso, sia perché lo aiuterebbe a ricordarlo
meglio). Se non lo racconta, lo dimentica à danno + danno.
Tratto da www.inftube.com
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