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Nel linguaggio comune la parola scuola assume diversi significati come,
per esempio, edifici, scolaresche e docenti , attività didattiche e infine,
correnti letterarie o di pensiero.
Nelle scienze sociali per scuola si intende l’istituzione scolastica
volta a educare, nello specifico, le
nuove generazioni.
La scuola nasce nell’età moderna, con l’avvento del movimento
illuminista, ma si afferma solo nella metà dell’ Ottocento, quando in Europa,
in particolare, si aprì un dibattito tra
chi era favorevole a politiche di diffusione dell’istruzione e chi era
contrario: i favorevoli dicevano che un popolo istruito si gestisce meglio, i
contrari che sfugge al controllo.
Nella fase di scolarizzazione, accrebbero le aspettative della gente
circa l 939e41j ’utilità della scuola, in quanto si era diffusa la convinzione che per
stare al mondo era necessario avere istruzione per far fronte alle aspettative
del mondo del lavoro e della società, e per avere un maggiore benessere.
La scuola con il passare del tempo ha subito diversi cambiamenti:
autoritaria prima, flessibile e pronta ad accogliere intelligenze alternative e
creatività, oggi.
Ovviamente il processo evolutivo della scuola ha incontrato molte
difficoltà, e soprattutto molte teorie hanno dato voce al cosiddetto “sistema
scolastico”.
Le teorie scolastiche sono sistemi di convinzioni e atteggiamenti che
tendono a descrivere tale realtà e
chiarirne le dinamiche.
Spesso quelle scolastiche sono ideologie di sostegno e conservazione
che tendono a legittimare la scuola così com’è.
Però sono comuni anche le ideologie di contestazione e innovazione,
tese a giustificare interventi di cambiamento, e le utopie, essenzialmente
critiche, ma prive di proposte alternative realizzabili.
Tali ideologie, sono diverse da un paese all’altro e cambiano nel corso
del tempo a causa delle trasformazioni sociali o da specifici avvenimenti.
Le ideologie scolastiche presentano, inoltre, dei contenuti analoghi,
come le credenze sull’utilità della scuola, che vanno essenzialmente in due
direzioni: dell’efficienza e dell’umanizzazione.
La prima crede che la scuola possa essere un luogo che offre
all’individuo gli strumenti necessari per affrontare società sempre più
complesse e inoltre, le persone più istruite sono capaci di affrontare con più
entusiasmo il lavoro, di padroneggiare meglio i mezzi di tecnologici e infine,
di adattarsi ai cambiamenti e a nuove esigenze.
Avere masse istruite rappresenta per una società un immenso patrimonio.
D’altra parte, nella linea dell’umanizzazione, si pensa che
l’istruzione possa dare un volto umano alla società e possa dare risposte ai
problemi sociali, dalla devianza alla tossicodipendenza, al razzismo e alle
organizzazioni mafiose.
Troviamo tra i contenuti, inoltre,
le opinioni sul metodo scolastico, strettamente legato alla formazione dell’alunno.
La scuola dovrebbe formare l’alunno in base alle sue capacità e alle
sue competenze, dovrebbe collocarli in base al posto che merita in società,
deve essere in grado di capire le differenze e le difficoltà, arrivando a
recuperare tutti.
Ovviamente tali ideologie sono frutto di tendenze e influenze
politiche, e molti pensieri riguardo la scuola potrebbero risultare dubbie o
addirittura errate, in quanto tali ideologie mirano al controllo e alla
mobilitazione sociale, non alla mera conoscenza della verità.
Le ideologie scolastiche vanno distinte dalle teorie scolastiche, non
solo perché più fondate, in quanto studiate dal punto di vista di molteplici
discipline come, la pedagogia, l’economia e la sociologia, ma soprattutto
perché è diversa l’ottica con cui vengono prodotte e le metodologie sono assai
più concrete e riscontrabili nella realtà.
Le teorie della scuola fanno emergere dei programmi educativi che si
affrontano nella scuola, che rispondono a dei programmi latenti che pur non
essendo espliciti circolano nelle scuole.
Questi insegnano ai ragazzi la disciplina, il rispetto per l’autorità e
la sottomissione al potere formale. Eppure i programmi di oggi di solito non
accennano a questi obbiettivi, piuttosto lontani dall’ideale corrente di
educazione.
Quando la sfiducia nelle
ideologie scolastiche di sostegno supera determinate soglie, possono nascere
ideologie di contestazione o di innovazione, alle quali si possono ispirare
pedagogisti e studiosi della scuola, elaborando teorie nuove.
Teorie sociologiche
della scuola
Funzionalismo: la scuola trasmette bisogni e conoscenze
tra nuove e vecchie generazioni, rispondendo a precisi bisogni della società: è
un’ istituzione utile alla sopravvivenza della società.
Secondo l’ottica funzionalista la scuola assume compiti specifici
all’interno della società:
trasmissione di conoscenze
e promozione culturale:
la funzione della società è quella di trasmettere alle nuove generazioni
sapere e tradizione.
La scuola non si limita a tramandare conoscenze ma è luogo di
conoscenze nuove acquisite, anche se spesso questa tende a scoraggiare
l’iniziativa degli alunni in quanto ci sono determinati sistemi che non
funzionano. Essa d’altra parte, fa maturare all’interno dell’individuo
curiosità, pensiero critico e autonomo.
La scuola dovrebbe mantenere un equilibrio tra conservazione e
innovazione, in quanto è bene che trasmetta l’esistente, e quindi i fatti
reali, in quanto deve misurarsi con le novità culturali e tecnologiche, per
evitare la dissoluzione della cultura. Si dice che la scuola è ciclica e allo
stesso tempo contro ciclica, in fase con l’andamento della novità e in
controtendenza.
Socializzazione: secondo Parsons, sostenitore e teorico funzionalista, la scuola ha il
compito di socializzazione intermedia in quanto deve educare il bambino, che è
appena uscito dall’ambiente famigliare, ad affrontare rapporti sempre più
neutrali e universali. La scuola deve insegnare al bambino che nel mondo ci si
fa strada da soli, con le proprie capacità, meriti e impegno.
Selezione e allocazione
nel sistema sociale: la selezione è uno strumento
che utilizza la scuola attraverso la bocciatura o promozione, e quindi, il
formatore, seleziona l’alunno in
base alle sue capacità e all’impegno. L’allocazione è la competenza che
l’individuo deve possedere per raggiungere un posto nella società.
Ciascuno quindi, finisce per occupare un posto nella società. La scuola
fa da filtro, perché spinge le nuove generazioni a scolarizzarsi in massa e poi
ferma gli individui a diversi livelli di scolarità. L’attività scolastica
funziona anche da orientamento. Durante il cammino la scuola smista gli
studenti incanalandoli in un tipo di formazione piuttosto che in un'altra.
Controllo sociale: secondo Durkheim, padre fondatore del funzionalismo, l’istituzione
scolastica è necessaria alla sopravvivenza della società. La scuola crea
coesione tra gli individui e gruppi gettando le basi per mantenere l’ordine
sociale.
Essa offre una sorta di controllo interno, in quanto agisce sulle
coscienze in modo che gli individui interiorizzino valori e norme e maturino
una visione comune, di conseguenza i membri della società finiscono per
sentirsi uniti e riescono a controllarsi per proprio conto.
In realtà il controllo sociale operato dalla scuola consiste in una
combinazione di controllo interno ed esterno che interagendo si potenziano reciprocamente, generando
meccanismi particolarmente raffinati ed efficaci.
Nella loro vita i ragazzi sperimentano un sistema di premi e punizioni,
che non solo servono a plasmare le loro menti ma anche a irrigidirli. La
scuola, dunque, non è un oasi formativa ma è già società che disciplina e
massifica con tutta la durezza delle sue regole.
Conflitti e integrazione
alla marginalità: in ogni società si creano
tensioni e contrasti tra gruppi. Si affida alla scuola il compito di gestire i
conflitti e di integrare le presenze marginali. Qui si sottovaluta però le
ingiustizie che in realtà, vengono a crearsi all’interno del sistema scolastico
creando oggettive disuguaglianze (x es: il primo della classe). Inoltre, si
tende a sottovalutare i conflitti che spesso sono generati dagli obbiettivi e i
valori che vengono generati dalla scuola e che vanno contro quelli della
famiglia o del gruppo dei pari. Quindi non è vero che la scuola svolge un ruolo
di intermediazione in perfetto accordo con le altre agenzie di socializzazione.
Teorie
del conflitto: la società è
teatro di divisioni divisione e oppressione con gruppi che finiscono per
dominare su altri. La scuola è coinvolta nelle divisioni e nelle lotte sociali
ed è un mezzo di perpetuazione di potere e di disuguaglianze.
La scuola riproduttore di
rapporti di dominio: secondo Marx, padre delle
teorie del conflitto, la forma che la società assume e la cultura sono
sovrastrutture, che prendono le basi strutturali dalla civiltà, costituita
dall’organizzazione economica, cioè il modo di produrre e il criterio con il
quale poi vengono sfruttate le risorse materiali.
Queste sovrastrutture sono al tempo stesso importanti perché assicurano
e rendono possibile un ordine economico. La scuola e l’educazione sono
importanti perché fanno proprie le nozioni socio-culturali tramandandole di
generazione in generazione. Cosi i grandi sistemi economici possono esistere
nel tempo finché si verificheranno grandi cambiamenti nei modi di produzione.
Per Marx, la scuola può essere sfruttata per fini rivoluzionari, in
quanto crede che questa possa risvegliare le coscienze portando la civiltà ad
un assetto nuovo.
Produzione di ideologie e
cultura: la scuola non è neutrale, ma schierata
dalla parte dei gruppi dominanti, i quali non solo detengono il potere e le
risorse, ma a cui appartengono le idee e i valori insegnati nella scuola.
Produzione di
forza-lavoro, sottomissione e consenso: la scuola
si presta a reclutare forza lavoro per l’apparato produttivo, subordinandosi
agli interessi imprenditoriali. Per questo masse di giovani vengono sottoposti
a un processo di formazione tutto orientato al sistema produttivo.
Sociologie
comprendenti: il presupposto
di tali teorie è che i fenomeni si studiano dall’interno se si vuole davvero
capirli. Occorre entrare dentro la vita scolastica, e mettersi nei panni degli
studenti e guardare le cose dal loro punto di vista. Il risultato della scuola
sta nel vissuto scolastico degli studenti.
La scuola finte di risorse
di dominio: secondo Weber, maestro della
sociologia, la società è fonte di lotte, ma il predominio d un gruppo sull’altro
non dipende solo da un fattore economico, come pensava Marx, ma, si lotta per
uno status più elevato che è caratterizzato dal controllo delle risorse
materiali, dal prestigio, e con l’appartenza a un gruppo che ha un identità
contrapposta all’identità di altri.
La scuola distribuisce risorse di dominio, cioè mezzi che consentono di
porsi al di sopra degli altri, quest’ ultime
hanno un valore essenzialmente simbolico, tanto che spesso sono prive di
utilità pratica.
La vita interna alla
scuola: le sociologie comprendenti hanno cercato
di guardare all’interno della scuola scendendo in un o studio micro sociologico
dell’interpersonalità e dei vissuti individuali. Hanno adoperato metodi come,
l’osservazione partecipante e le storie di vita.
i sistemi scolastici
nei paesi avanzati
il sistema scolastico in ciascun paese è caratteristico e può essere
compreso solo con un esame dettagliato, che tenga conto della sua struttura,
del suo funzionamento e del suo sfondo
culturale e storico in cui si inserisce.
Sistemi democratici e di
èlite: i sistemi elitari privilegiano una fascia
della popolazione offrendo un’ istruzione di maggior qualità e prestigio,
mentre i sistemi democratici tendono ad offrire pari opportunità a tutti. Di
fatto il tipo di alunni che vanno avanti e si incanalano nelle vie migliori
corrisponde in larga misura ai delle classi dominanti o dei gruppi che
detengono il potere. I sistemi scolastici democratici hanno caratteristiche
opposte: differenze meno accentuate tra percorsi formativi, incanalamento
tardivo, filtri meno severe, minore tendenza a riprodurre disuguaglianze nelle
carriere scolastiche.
Unificati e differenziati:
questi tipi di sistemi si sforzano di creare
scuole uguali per tutti. D’altra parte presentano vantaggi e svantaggi, in
quanto mettendo insieme studenti di tradizioni , culture, lingue diverse si rischia di rinnegare le identità di origine
e creare un’unita forzata.
Centralizzati e decentrati:
il controllo dell’attività scolastica può essere
accentrato nelle mani dello stato o delegato in parte agli enti locali o a
organismi scolastici locali. Conviene distinguere un controllo economico,che si
esercita attraverso l’erogazione di fondi, e un controllo decisionale, che
consiste nella facoltà di operare scelte in vari campi importanti per la
definizione dell’attività scolastica.
A gestione statale e mista:
nel mondo ci sono paesi dove l’istruzione è interamente
gestita dallo Sato e altri a gestione mista, in parte statale, in parte
privata. La gestione strettamente statale è poco democratica. Espone al rischio
che chi detiene il potere, cioè lo stato, pieghi ai propri disegni
l’istruzione. Inoltre non lascia che la pluralità dei soggetti presenti nella
società si esprima, dando vita a scuole diverse e contribuendo alla promozione
culturale, all’innovazione pedagogica e al miglioramento del sistema.
Orientamento
tecnico-professionale e formativo-generale: la
scuola può preparare in vista del lavoro,
insegnando nozioni pratiche presupponendo però delle basi miste solide che
possano contribuire alle esperienze tecnico-professionali.
La scolarizzazione
Per scolarizzazione s’intende quel fenomeno tipicamente sociale attraverso cui una popolazione viene
sottoposta a istruzione.
I governi promuovono varie strategie affinché l’istruzione sia
accessibile a tutti: istruzione gratuita, obbligo scolastico e di formazione
anche per chi lavoro. Spesso ad ampliare il fenomeno della scolarizzazione di
massa è anche la richiesta che viene dal basso, dalla presenza, quindi, di
individui che si iscrivono e premono per acquisire competenze e titoli. A
tutelare tale diritti, nasce nel 1946 l’UNESCO, che contribuisce al
mantenimento della pace, rafforzando la cooperazione delle nazioni, favorendo
l’educazione, la scienza e la cultura.
Indicatori
di alfabetizzazione assoluti
Analfabetismo e
alfabetismo: sono le scuole inferiori ad essere
impegnate alla lotta all’analfabetismo. Il tasso di alfabetizzazione e
alfabetizzazione indicano quanto è incisiva la scolarizzazione di base,
Struttura della
popolazione per grado ritorno: rappresenta la
distribuzione dei vari livelli d’istruzione nell’intera popolazione. È un
indicatore che ci dà l’idea di quale tipo d’istruzione caratterizza un
determinato paese allargato a tutte le fasce d’età.
Durata della
scolarizzazione: sono gli anni di obbligo
scolastico. Ovviamente in tutti i paesi questo è soggettivo, in quanto dipende
dalla domanda d’istruzione dalle classi più basse.
Pubblicazioni: la scolarizzazione di un paese dipende dall’editoria, dai libri, dalle
riviste e dai giornali che vi si pubblicano, in quanto tanto più verranno
letti, tanto più sarà sviluppata l’istruzione.
Indicatori
di alfabetizzazione relativi
Tasso di scolarità: è la percentuale di persone che frequentano la scuola nella fascia di
età specifica in cui vi si accede. Possiamo calcolare il tasso globale di
scolarità, prendendo in esame l’intero cammino formativo che la scuola mette a
disposizione o , i tassi di scolarità differenziati, per ivari gradini della
carriera scolastica.
Tasso di riuscita
scolastica: la percentuale di studenti che supera
l’esame finale di un ciclo tra i ragazzi e i giovani della fascia di età di
riferimento.
Scolarizzazione attesa: esprime il numero di anni che uno studente al primo anno di scuola ha
davanti al suo cammino formativo.
L’esplosione scolastica
Nel corso del XX secolo, la scolarizzazione nel mondo ha assunto
proporzioni gigantesche. L’esplosione scolastica è avvenuta in due tempi. In un
primo momento c’è stata la fase di alfabetizzazione, in cui la scolarizzazione
di base si è estesa fino a investire l’intera massa delle nuove generazioni,
con il risultato di ridurre sempre di più l’analfabetismo in seno alla
popolazione arrivando a farlo quasi scomparire.
In un secondo momento c’è stata la fase di scolarizzazione, sempre più
gente si è iscritta a scuole di livello più alto e ha conseguito titoli di
studio avanzato.
In Europa la scolarizzazione di massa si è diffusa più tardi in quanto
erano ancora fortemente presenti sistemi legati fortemente alla tradizionale
istruzione elitaria, e dunque questi
regimi, guardavano con sospetto la l’idea di democratizzare il sistema
scolastico, aprendo la scuola a tutti.
Negli Stati Uniti la diffusione della scolarizzazione e del principio
di democratizzazione dell’istruzione era già un fenomeno largamente diffuso e
condiviso. Qui l’istruzione veniva considerata un bene prezioso di per sé,
qualcosa di fortemente valido, indipendentemente dal fatto dell’importanza di
avere una società scolarizzata.
L’esplosione scolastica è avvenuta essenzialmente grazie a due fattori:
quello industriale e quello religioso.
Il primo trae le sue origini nei cambiamenti del sistema produttivo che
ha creato l’esigenza di forza lavoro più istruita. Nella fase di alfabetizzazione
c’è richiesta di manodopera per l’industria e il personale alfabetizzato è
preferibile a quello non alfabetizzato. Inoltre le persone che sanno leggere e
scrivere, e quindi il lavoratore istruito, sono più capaci di adattarsi ai
cambiamenti ai macchinari e di procedimenti lavorativi e alle continue
innovazioni causate dal progresso tecnologico.
Il processo di alfabetizzazione nasce da necessità diverse, sotto la
spinta della religione, in particolare con il protestantesimo, che ha promosso
tale abilità con l’obbiettivo di far accedere ogni singolo individuo alle sacre
scritture e di diffonderle.
in Italia: l’esplosione scolastica in Italia è arrivata in ritardo e la
popolazione non era ancora scolarizzata ai livelli esistenti altrove. La cosa si
spiega in parte perché da noi l’industrializzazione è avvenuta effettivamente
nel dopoguerra, e in parte a vicende storico-politiche,culturali e ideologiche
e in particolare all’impostazione data alla scuola nelle riforme che si sono
susseguite.
L’analfabetismo si è ridotto a causa dell’evasione e dell’elusione
dell’obbligo. Nonostante già nel 1923
a livello legislativo fosse stato stabilito il vincolo
di frequentare la scuola fino ai 14 anni , di fatto è stato al censimento del
1981 che, per la prima volta, si è riscontrato un tasso di scolarità intorno al
100% sia alle elementari, sia alle medie.
In Italia si registra un ritardo anche nella fase di scolarizzazione di
massa. A partire dagli anni ’50 e’60
sono nate la scuola di massa e l’università di massa. Le sedi
universitarie si sono moltiplicate e il numero degli studenti iscritti alle
superiori e all’università è aumentato.
La dispersione scolastica: un certo numero di studenti, nonostante gli sforzi, restano sottoscolarizzati
o malscolarizzati. Per varie ragioni e in vari modi sfuggono a un intervento
incisivo della scuola, ricevono un’ istruzione inferiore al previsto, non si
integrano adeguatamente e si collocano ai margini del sistema. Qui ha luogo la
dispersione scolastica, che è il fenomeno per cui una quota di studenti si
discosta dai percorsi formativi ideali. Comunemente la dispersione viene
considerata qualcosa di fisiologico, in quanto siccome tale istituzione
richiede determinate competenze e sacrifici non tutti hanno un temperamento in
grado di superare le difficoltà, e quindi c’è chi ce la fa e chi no.
Sicuramente un’analisi alquanto semplicistica, appunto perché qualunquista in
quanto la dispersione ha una serie di conseguenze negative. sia sul piano
economico, in quanto comporta uno spreco per la società che investe un
patrimonio per scolarizzare, e si vede l’obbiettivo non raggiunto. I giovani
non scolarizzati vanno poi a formare masse di marginali e di svantaggiati che
certo non assicurano una crescita sociale o una garanzia all’assetto della
società.
Gli studi ci suggeriscono che la dispersione, specie quando è alta, è
un processo disfunzionale, che non serve a migliorare le qualità
dell’istruzione, non risponde a criteri razionali e denuncia l’inefficienza
della scuola.
Incongruenza tra
dispersione e produttività: non è vero che le
scuole con più dispersione scolastica sono quelle che offrono i prodotti
migliori e dove si richiedono delle competenze più elevate. in quanto può
dipendere anche dalla mancanza di continuità tra le scuole medie e quelle
superiore,in cui si rileva il più alto tasso di dispersione.
La maldistribuzione delle
ripetenze e degli abbandoni può dipendere da:
organizzazione: la mancata continuità tra un ciclo e l’altro costituiscono un difetto
di organizzazione che si traduce in respinti e ragazzi che interrompono e poi
riprendono dopo qualche tempo.
Psicologiche: esistono alcuni individui con dei disturbi psicologici e relazionali,
come la timidezza, le tendenze depressive e via dicendo. Spesso però le ragioni
psicologiche della dispersione vanno cercate nelle interazioni con la scuola e
nell’adattamento dei metodi. Qui possono inferire vari tipi di ragioni come
l’insicurezza, un ragionamento freddo e distaccato riguardo la vita e la
scuola, il non essere portati per lo studio, la sofferenza e l’inadeguatezza
del clima scolastico.
Socio-culturali:le differenze socio-culturale in Italia, attraverso uno studio si è
visto che sono determinanti, in quanto è più facile che ripetano o abbandonino
ragazzi di famiglie povere e con genitori poco scolarizzati. L’ambiente poco
stimolante incoraggia poco allo studio.
Scuola e disuguaglianze sociali
Affinché la scuola funzioni da strumento di eguaglianza sociale, il
primo passo è che offra a tutti le stesse possibilità di istruirsi. Se il grado
di istruzione che le persone raggiungono sono influenzate dal sesso, dalla
classe sociale, dalla razza vuol dire che la scuola non offre pario
opportunità. In secondo luogo la scuola deve assicurare un alto livello di
istruzione cosicché l’individuo poi
possa raggiungere uno status altrettanto elevato , occupando posti più
importanti di maggior livello e più retribuiti. In questo modo la mobilità
sociale diventerebbe un canale ascendente per salire dagli strati più bassi a
quelli più alti. Infine, è importante chiedersi in che direzione stiamo andando
, anche se tutt’oggi la scuola non offre pari opportunità, ci sono comunque le
basi per raggiungere la parità d’inserimento sociale. In Italia in particolare,
c’è un divario tra Nord e Sud, che riguarda essenzialmente la scuola
dell’obbligo che tende a penalizzare le fasce del sud favorendo quello del
nord.
Il singolo di estrazione bassa non è predestinato, tuttavia a una
carriera poco brillante : il singolo può avere successo, ma la sua fascia di
appartenenza ha complessivamente meno opportunità di successo.
Istruzione e mobilità sociale: questo fenomeno lo ritroviamo in modo specifico negli studi del
sociologo funzionalista Anderson, il quale notò che non c‘era relazione tra
l’istruzione relativa, quindi il livello
di studi in più o in meno dei suoi genitori, e lo status relativo, quindi il
divario tra la posizione sociale acquisita dall’individuo nella vita e la
posizione sociale dei suoi genitori. Le due variabili risultavano assolutamente
indipendenti. E’ il noto paradosso di Anderson. Il fatto di aver ottenuto u
titolo di studi superiore al padre non assicura uno status sociale superiore a
quello del proprio genitore, dunque la relazione tra livello d’istruzione e
mobilità è complessa, in quanto vi intervengono vari fattori.
La via di oggi, e di fatto quella più accreditata e la più seguita, è
quella di migliorare la scuola. Il fatto che finora la scuola abbia fallito
nell’offrire pari opportunità e uguali strumenti agli individui per raggiungere
determinati obbiettivi, non significa che sarà cosi per sempre.
C’è bisogno di un forte cambiamento e di forti presupposti. Si deve
concretizzare l’idea che la scuola debba tener conto delle differenze esistenti
nella società e farsene carico, adeguando di volta in volta, metodi,
competenze, pratiche e didattica, creando una scuola che sappia rispondere
flessibilmente alle differenze. Il miglioramento della scuola passa attraverso
una trasformazione complessa, fatta di riforme, che favoriscano l’ individuo, e
non interessi di altra natura come è tutt’ora.
Far crescere all’interno dell’individuo un benessere intellettuale e
creativo, cosicché i contrasti sociali e
le disuguaglianze si trasformino in un lontano ricordo.
tratto da www.inftube.com
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www.bioenergetic.it
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