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"Arrivato a casa, commisi la più grande stupidaggine mai commessa. Vado al treno
delle 16:45. E’ il treno di Annabelle. Perdo la testa e voglio vederla
un attimo e mi
precipito come un pazzo con la mia bicicletta sul boulevard, poi mi
riprendo a tempo
e torno indietro. Sono così umiliato da questo atto che non ho commesso
ma che mi
è stato dettato da non so che cosa, che mi giuro di non agire mai più
così.”
Vi ho
letto un estratto del diario intimo di un adolescente di sedici anni. Per lui,
tutto si frantuma. Egli scrive che non ha veramente fatto quello che racconta
di aver fatto. Rifiuta di identificarsi con l’impulso che l’ha fatto montare
sulla sua bici e che l’ha trasformato in un corridore folle che discende la
strada a tutta velocità nella speranza di vedere Annabelle uscire dalla
stazione. Prova il sentimento d’essere stato trasportato da una forza
sconosciuta che gli ha dettato un tale comportamento irrazionale. La passione
si è impadronita di lui. D’improvviso,
il bisogno di vedere Annabelle ha dominato completamente il suo mondo interno e
l’ha condotto a comportarsi in un modo che egli non riesce ad integrare con quello
che conosce di se stesso.
Nella
lingua francese arcaica, la parola “passione” aveva il significato di
“sofferenza”, come quando si parla della Passione di Cristo. Si risale al verbo
latino patior, soffrire di qualcosa
che vi accade. E’ proprio questo tipo d’esperienza che l’autore del diario
descrive. Attraverso il suo corpo adolescente, egli prova la sua prima
passione. Come lo esprime chiaramente il titolo di questa comunicazione: la
passione è al cuore del corpo adolescente.
Il tema
di questo congresso internazionale “La passione e la persona” non poteva offrirmi
migliore opportunità per condividere con voi il frutto della mia esperienza
clinica e della mia riflessione sul posto assegnato al periodo dell’adolescenza
nella terapia degli adulti. E’ il corpo adolescente che dà vita alla passione.
Se faccio ricorso all’espressione corpo
adolescente, è perché intendo mettere l’accento sulla dimensione corporea.
Esso copre all’incirca quel periodo della vita che comincia con la pubertà e
termina verso l’inizio della ventina. Poiché la passione prende forma nel corso
di questi anni, lo studio del corpo adolescente può contribuire largamente alla
sua comprensione. Io vedo il corpo adolescente come una pietra miliare sulla
via dell’integrazione del corpo adulto.
Nel corso
delle conferenze precedenti (Royer, 1988, 1996), ho parlato dei motivi che,
lungo tutta la terapia, hanno spinto il paziente adulto a sposare la tradizione
del silenzio di fronte agli anni di profonda trasformazione che l’adolescenza
rappresenta. In nome della strategia terapeutica e della sua efficacia, io ho
sostenuto il riconoscimento del corpo adolescente e del posto che gli spetta
nella terapia bioenergetica con gli adulti. Nel quadro di questa conferenza,
comincerei con un caso clinico che presenta un materiale eccezionale su questo
tema. Esso mi permetterà di abbordare l’impatto della prima passione così come
le resistenze adulte ad evocare i ricordi dell’adolescenza e a rivivere le
emozioni che vi si sono innestate. In seguito parlerò delle forme più complesse
della passione, le quali ispirano delle vite intere, cosa che mi condurrà ad
esplicitare la relazione tra la funzione intellettuale e la funzione sessuale.
Concluderò suggerendo come il modello del corpo adolescente può arricchire il
nostro fondamentale paradigma mente-corpo
Torniamo
al nostro estratto dal diario intimo che vi ho letto nell’introduzione. Si
tratta del diario personale di un adolescente che doveva venire a consultarmi
trentacinque anni più tardi. Avendo già raggiunto la cinquantina, al momento di
venire a consultarmi non si ricordava affatto d’aver scritto quel diario. Fu
per caso che ne fece la scoperta nel corso del secondo anno di terapia.
Quell’adolescente aveva cominciato a scrivere il suo diario intimo
qualche mese prima dell’incidente che rivela che una certa Annabelle è
diventata la causa dei suoi tormenti. Il contenuto dei giorni precedenti
testimonia una lotta interiore di fronte all’attrazione per questa ragazza,
combattimento che dura da qualche giorno. Il suo cuore palpita per lei, nel
vederla, il suo corpo tutto intero reagisce con pulsazioni nuove. Egli si sente
trasportato da un’attrazione passionale che sconfessa scrivendo di non aver pedalato
da matto con la sua bicicletta per scorgere Annabelle uscire dalla stazione.
Aggiunge che tutto ciò gli fu dettato da forze sconosciute con le quali non
saprebbe identificarsi. Egli si identifica al contrario con la ferma
risoluzione di rinforzare il suo controllo su quella forza sconosciuta che lo
ha posseduto al punto da fargli perdere il controllo. Egli mette fine alla
narrazione di quell’avvenimento sconcertante aggiungendo: “Io mi giuro di non
agire mai più così”. Egli esprime così la sua determinazione a ristabilire
l’ordine in casa propria, casa che si è vista assalita da pulsioni straniere.
La pubertà ha fatto scattare un processo di metamorfosi e ha trasformato il suo
corpo così profondamente che quest’ultimo è diventato “il nemico”, per riprendere l’espressione
della psichiatra Annie Birraux (1994). A detta di Moses Laufer (1976, 1978,
1989), questo giovane di sedici anni è
alle prese con il compito di costruire la sua organizzazione sessuale
definitiva. Tale compito, secondo Laufer, costituisce la maggiore sfida di
questo periodo di sviluppo. Con tutto che Laufer non è un analista
bioenergetico, egli afferma che la questione centrale gravita intorno alla
relazione che l’adolescente intrattiene con il suo corpo. Ed è nell’ambito di
tutte queste trasformazioni che il corpo adolescente diventa il teatro della
prima attrazione passionale verso un’altra persona. Nell’opera classica di
Peter Blos (1962), quest’esperienza dell’amore tenero è riconosciuta come
tipica della sottofase dell’adolescenza che l’autore chiama l’adolescenza propriamente detta.
Il
dizionario Le Robert definisce ugualmente la passione in questo modo: “l’amore, quando appare come
un sentimento potente e invadente”. Dicevo precedentemente che il nostro eroe era
da qualche giorno in preda ad un conflitto al momento dell’eruzione di quella
voglia improvvisa di precipitarsi verso la stazione ferroviaria. Egli ha avuto
l’impressione di essere colpito da qualcosa, come se si trattasse di un tipo
inedito di attacco cardiaco. Non scriveva forse nel suo diario qualche giorno
prima:
“Prendo l’autobus delle 7 e 30 e dico buongiorno ad Annabelle sul
marciapiedi della
stazione. Una visione mi passa per la testa, Annabelle ed io sposati.
Non riesco a ca-
pirmi certe volte. Io che sei mesi prima mi giuravo di non lasciarmi mai
prendere da
lei,
sono soggiogato oggi dal solo vederla. Non so se sia un bene o un male, ma
credo
di
amarla…”
Il cuore del corpo adolescente è un testimone di
primo ordine rispetto a queste nuove esperienze di attrazione passionale verso
un altro essere umano.
Abbiamo
preso l’abitudine di affermare che il corpo è una storia vivente, che il corpo ricorda, che i muscoli non
dimenticano. Che dovremmo dire riguardo alla memoria del muscolo cardiaco?
Meglio di ogni altra parte del corpo questo muscolo conosce bene il movimento di
espansione-contrazione in quanto
movimento primario della vita. Il cuore, in effetti, si consacra a tempo pieno
al lavoro di pompare gli ingredienti della vita
così come i liquidi delle nostre passioni attraverso ciò che noi siamo.
Quando Freud disse che l’amore e il lavoro erano le chiavi della salute, egli
fece un’affermazione che si radicava nell’esperienza profonda del muscolo
cardiaco.
L’esperienza clinica mi convince sempre più dell’importanza
d’investigare tali esperienze intense del cuore nella terapia degli adulti in
modo da radicare primariamente il paziente nel suo corpo adolescente. Noi
lavoriamo allo stesso tempo ad aumentare il livello energetico del suo
organismo. Postuliamo, infatti, che la quantità di energia costituisce un
fattore determinante della salute e sappiamo, d’altra parte, che il cuore del
corpo adolescente deve imparare a gestire intense esperienze di passione. E il
muscolo del cuore riesce a rammentarsene con l’aiuto dell’analisi
bioenergetica. Ci sono delle persone che si rivolgono all’analisi bioenergetica
per lavorare con i loro corpi nella speranza di riconnettersi con la passione.
Il corpo adolescente è il primo luogo da investigare per scoprire dove, quando
e come essi hanno perso la passione. Ecco quello che ho appreso con numerosi
pazienti e in particolare con Charles, l’autore del diario intimo. Egli è
venuto a consultarmi all’inizio della cinquantina per un problema d’impotenza
sessuale
35 anni più
tardi…
Appresi
ben presto che il sintomo non si manifestava soltanto con la moglie ma anche
con la sua amante. Charles era segretamente innamorato di una giovane donna che
era stata sua allieva in uno dei suoi corsi. Per qualche anno, la fiamma
crescente per questa donna si era espressa principalmente attraverso uno
scambio epistolare, essendo i due separati da migliaia di chilometri. Egli
viveva un conflitto molto forte, diviso tra l’attrazione per questa giovane
donna e i suoi valori morali relativi
all’amore, al matrimonio e alla fedeltà coniugale, valori che avevano
guidato la sua vita fino a lì. La vita sessuale nella sua coppia era morta da
qualche tempo. All’in fuori di qualche rapporto sessuale con quest’altra donna,
che si erano scalati su alcuni anni, si era ritrovato più o meno
impotente. La sua amata era ormai
sposata e madre di un figlio, il che non alleggeriva per niente la sua
coscienza. Era in terapia da due anni quando scopri questo diario dimenticato.
Avendo deciso di separarsi di sua moglie e di cambiare casa, lo scopri in una
scatola mentre metteva ordine nelle sue cose personali.
Visto che
avevamo già analizzato un aspetto del transfert riattivando memorie e emozioni
legate alla relazione con il suo direttore spirituale quando era adolescente al
collegio, Charles sapeva quanto questo tipo di materiale mi potesse
interessare. Me diede una fotocopia del suo diario. Che fortuna! Una manna per
un clinico! Anche perché inizia il suo diario verso i 15 anni e mezzo, sotto la
forma di una lettera indirizzata al suo direttore spirituale. Era un prete che,
benché di piccola statura, ispirava tanto timore ai suoi alunni da farlo soprannominare
“ti-kill” (per Petit-killer = piccolo assassino). Questo documento mi ha dato l’occasione
eccezionale di poter confrontare i miei appunti clinici riguardo all’evoluzione
della terapia con quello che Charles aveva scritto nell’intimità più segreta di
quel periodo della sua adolescenza. Questo documento fa venire a galla lo
schema base della sua architettura caratteriologica, il quale riemergerà a 50
anni di fronte alla sua passione amorosa. La scoperta del suo diario influenzò
l’andamento della sua terapia. Avendo maggior coscienza delle sue sensazioni e
dei suoi sentimenti, la letture del suo diario lo invitava a riflettere su
interi periodi della sua vita. Poté approfondire la comprensione di se stesso
facendo luce sulla scelta che aveva fatto di diventare monaco per poi fare marcia
indietro dopo qualche anno di vita monastica. Trovò nel suo diario materia per
affrontare i suoi atteggiamenti caratterologici dominanti. Lo choc provocato nel
mio paziente dalla scoperta casuale del diario ci dà informazioni utili sulle
resistenze suscitate negli adulti quando devono riavvicinarsi al corpo
adolescente.
Non
riesco a credere che ho scritto questo di mio pugno.
Charles non fu affatto contento di leggere
quel che aveva scritto 35 anni prima. Mostrava segni non verbali di malessere
quando parlava di quell’ Annabelle della sua giovinezza. Secondo me, questo
rinforza l’ipotesi che la rimozione, la repressione cosciente, la vergogna e il
sentimento di umiliazione sono tra le numerose cause per le quali gli adulti
non esplorano la loro adolescenza durante una terapia. Tale avventura sembra
far vacillare l’immagine di sé che l’adulto si e costruito. Fu molto scosso
dalla lettura dell’ultima pagina del suo diario, dove affermava la sua assoluta
determinazione a non farsi coinvolgere da basse passioni. Tutta la sua rigidità
morale si svela nell’ultima pagina del suo diario e pone decisamente fine alle
sue tergiversazioni riguardanti il fatto di accettare o no l’invito di
Annabelle di accompagnarla a un party. Vi lego ora un estratto di quest’ultima
pagina. Pervade un tono formale che non è presente nel resto del documento.
“Nel
8 gennaio 1956, dopo aver guardato Asmodee di Mauriac, mio cuore ha trovato,
credo, la soluzione al suo problema maggiore. Ci e voluto tutto il talento di
Mauriac per farmi capire il senso reale del amore cristiano. Da oggi, basta con
le storielle d’amore, basta con le serate passate a chiedermi che cosa fare, se
devo lasciarmi andare nel pozzo senza fondo della passione fuggitiva; ci sono
andato molto vicino, in un istante un solo passo forse mi avrebbe separato dal
mio ideale. Il mio buon senso mi aveva allertato e sopratutto, Dio non mi
abbandonò; dovevo però fare un passo decisivo, non potevo rimanere tra due
mondi, impaurito e pieno di dubbi. Mauriac mi ha salvato. Mi ha fatto capire
che se mai una creatura diventa mia moglie, avrà in qualche modo il carattere
di Emmanuel, mi ha fatto capire che insozzare il mio cuore con leggerezze e
bassezze non farebbe che allontanarmi irresistibilmente dal mio ideale, mi fa
capire che devo lasciare perdere tutte le sue bassezze e correre dritto davanti
a me; la vita è piena di promesse e cosi devo considerarla.”
Non
riusciva a credere che aveva scritto questo di suo pugno. Era ovvio che la
brusca fine di questo suo diario gli ricordava la sua decisione ulteriore di
seguire il richiamo della sua vocazione religiosa. Si rendeva conto che aveva
costruito una parte del suo sé adulto in base a una versione tronca del ruolo
che avevano avuto i conflitti sorti di fronte alla sua sessualità nascente
nella sua decisione di optare per la vita religiosa. La scoperta casuale del
suo diario aveva lanciato una pietra nelle acque calme del suo confortevole sé
adulto. Provava vergogna e disagio di fronte alle rivelazioni riguardanti l’esperienza vissuta dal suo corpo
adolescente e la rigidità della propria posizione morale. Si sentiva umiliato
di fronte a tutto ciò. Ha ripetuto più volte: “Non riesco a credere che abbia
scritto questo. Anche se posso invocare a mia difesa la forte influenza che
l’ambito cattolico ha esercitato su di me, non cambia nulla rispetto al fatto
che non ero più un bambino. Avevo 17, 18 anni!” Circa 35 anni più tardi,
rimaneva sbalordito dalla somiglianza che percepiva tra il suo dilemma attuale
e quello che aveva vissuto di fronte ad Annabelle.
Secondo Kurt Eissler (1978), simile palese
disagio è stato osservato in Freud ogni volta che doveva affrontare il ricordo
di Gisela, il primo amore dei suoi 16 anni. Eissler scrive: “Inoltre, quando si
trattava di Gisela, Freud aveva delle reazioni strane, assai inconsuete che
fanno pensare che questa esperienza occupasse una posizione unica nella sua
memoria.” (p. 469 della versione inglese). L’autore rileva il contrasto enorme
che esiste tra la rivelazione di sé nel Freud de “L’interpretazione dei sogni”
e la reticenza dello stesso a evocare l’avventura con Gisela. Le reazioni
adulte di Freud all’evocazione del suo primo amore non sono di certo un’
eccezione.
I
ricordi-schermo e l’innocenza dell’infanzia secondo Freud
Quando redasse il suo testo sui
ricordi-schermo nel 1899, Freud doveva essere ben conscio delle resistenze
suscitate dall’evocazione di ricordi dell’adolescenza. In questo testo, Freud
descrive un’ interazione verbale dettagliata con un paziente per illustrare la
sua ipotesi sul ruolo difensivo di ricordi che funzionano a volte come schermi
di fronte ad altri ricordi. E stato però molto ben dimostrato (Eissler, 1978)
che il caso clinico presentato da Freud era in realtà il racconto mascherato
del suo primo amore. Immaginando un’ interazione con un paziente, Freud evoca
il ricordo del suo “primo amore di giovane vitello”, come gli piaceva chiamarlo
in età adulta. Egli dimostra come il ricordo di una scena d’infanzia può fare
da schermo a un ricordo dell’adolescenza. A un certo punto, nel dialogo
immaginato dal suo autore, il paziente chiede a Freud perché un ricordo
dell’adolescenza si potrebbe nascondere sotto l’inganno di una scena
dell’infanzia. E il maestro risponde: “Forse per la sua innocenza” (On account
of its innocence perhaps - p. 63). Visto che Freud narra la propria storia, ci
svela in realtà che non affronta i ricordi della sua adolescenza con la stessa
innocenza dei suoi ricordi d’infanzia. E
perciò fondato concludere che deve esser stato conscio del fatto che togliere
la rimozione sul materiale dell’adolescenza avrebbe incontrato forti resistenze.
In alcuni adulti, evocare l’adolescenza sembra mettere in pericolo le basi
della stima in loro stessi. Potrebbe, perciò, essere utile esplorare il
narcisismo adolescente e le enormi fluttuazioni della stima di sé che lo
distinguono.
I nostri pazienti scelgono l’analisi
bioenergetica nella speranza di riprendere possesso del proprio corpo e di
sentirsi realmente sé stessi. Durante questo lungo periplo, si potranno trarre
numerosi vantaggi indagando sul modo nel quale hanno imparato a gestire le loro
passioni nascenti. In numerosi pazienti, le prime esperienze della passione
hanno lasciato tracce che riemergono quando il loro organismo raggiunge alti
livelli d’intensità. Alcune resistenze ad abbandonarsi al proprio corpo si
possono affrontare tramite i ricordi scritti nel corpo adolescente.
Dal
punto di vista dell’analisi caratteriale
Vi ho letto alcuni brani del contenuto di
questo diario; adesso, soffermiamoci sulla forma, come ci invita a farlo
l’analisi caratteriale. L’ultima pagina segna la fine di questa forma di
espressione che Charles aveva sviluppato scrivendo ogni giorno. Il cambio di
tono lascia intravedere come la forma definitiva del suo carattere imporrà
severe restrizioni al suo modo di esprimersi. E vero che aveva iniziato questo
diario come se fosse una lettera al suo direttore spirituale. Leggendo il
documento intero, ci si accorge però di un cambiamento di tono quando Annabelle
appare nella sua vita. Si istaura allora un dialogo con se stesso dal tono
intimo, soffuso di compassione. Essendo il corpo adolescente testimone dello
sboccio finale della struttura del carattere, questo illustra come il carattere
limita l’espressione di sé. Numerosi miei pazienti adulti realizzano che hanno
tralasciato, verso la fine della loro adolescenza, vari modi di espressione di
sé – scrivere poesie, cantare, comporre canzoni o suonare uno strumento
musicale.
Al momento della richiesta d’aiuto psicologico, questi adulti vivono uno stato
di crisi che presenta varie analogie con quello che hanno conosciuto durante la
loro adolescenza: quel che sembrava funzionare finora, non funziona più.
Esplorare la loro adolescenza li aiuta a ritrovare i mezzi di espressione che
avevano abbandonato. Penso a quell’uomo
di 40 anni che ha ricominciato a suonare la chitarra elettrica mentre stava
attraversando un periodo di depressione grave. Facendo così, alimentava la
speranza di ritrovare, un giorno, una passione nella sua vita. In quel periodo
della sua vita, la musica rimaneva il suo unico modo di espressione al di fuori
del suo lavoro.
Le prime esperienze di attrazione
passionale verso un altro essere umano mobilitano le difese
dell’io
con una forza proporzionale a quella della passione. Ci aiutano di certo a
capire la sessualità adulta, ma ci danno anche le chiavi per capire meglio la
posta narcisistica. Se l’adolescenza corrisponde all’età dell’amore tenero e
della passione, si presenta anche come un’epoca durante la quale il narcisismo
raggiunge vette mai toccate. Sarebbe opportuno applicare il modello
fondamentale espansione-contrazione a questo salire vertiginoso del narcisismo
e a questi investimenti passionali verso alcune persone. Più pazienti fanno
risalire la loro prima passione significativa verso il loro 16° compleanno.
Primo
amore e rimozione appassionata
Vi
ricordate quanti anni avevate quando avete vissuto il vostro primo colpo di
fulmine? Vi ricordate del suo nome? Benché avesse avuto più di 40 anni, un
paziente sognava ancora regolarmente il suo primo amore. E soltanto al termine
di un lavoro di elaborazione della sua sessualità di fine adolescenza che ha
preso coscienza della passione intensa che aveva provato per questa ragazza. Il
peso dei suoi conflitti morali dinanzi alla sua sessualità lo aveva, allora,
portato a una specie di crollo corporeo di fronte a tale pressione. Si ricordava,
come molti altri, giochi sessuali infantili interrotti da una madre indignata,
però questi ricordi non sfociavano in niente di veramente significante nella
sua realtà adulta. Uno dei sogni che metteva in scena questo primo oggetto
d’amore eliminò la rimozione: doveva ad ogni costo evitare di toccare la pelle
dell’amata, pena una perdita totale di controllo. L’apertura di questo varco
portò a una comprensione migliore, più approfondita delle sue tensioni lombari
croniche, del tratto dominante del suo carattere e delle sue inibizioni
sessuali. L’immagine che aveva costruito di se stesso adulto era quella di una
persona che non aveva mai vissuto una grande passione per una donna. Che
strano! La rimozione si era svolta con tale forza quando aveva 18 anni che si
era mantenuta fino all’alba dei suoi 50 anni. Quando si decise di confidare
questo segreto a sua moglie, essa gli disse che anche lei sognava di tanto in
tanto il suo primo amore, che aveva conosciuto quando aveva 14 anni.
Queste prime esperienze rimangono cariche
di un’intensità abbastanza forte da provocare disagi e manifestazioni fisiche
di disagio e di angoscia nell’adulto che deve affrontare questi ricordi. Alcuni
pazienti finiscono per confessare che non hanno mai parlato all’oggetto della
loro prima passione. Sono rimasti lontani dalla persona desiderata e
idealizzata per paura di crollare completamente sotto la forza delle loro
reazioni emozionali e corporee. Si sentivano incapaci di gestire tali vampate
di intensità. Non so se traggono conforto dal sentire che Freud avrebbe vissuto
il suo primo amore in un modo analogo. Secondo Eissler (1978), il primo amore
di Freud per Gisela fu un’esperienza traumatica.
Scoperta
traumatica di un’attrazione omosessuale
Visto che le prime esperienze della
passione – nel senso di sentimenti molto forti d’attrazione verso una persona
dell’altro sesso - possono diventare abbastanza traumatiche per il sé di
un’adolescente, immaginate come può essere l’esperienza di un adolescente che
si scopre un’attrazione passionale per una persona dello stesso sesso. Ho
potuto osservare che centrarmi sul corpo adolescente mi aiuta nell’esplorazione
dei sentimenti che si innestano quando si scopre un orientamento omosessuale.
Questo è particolarmente utile con pazienti della mia generazione che hanno
spesso vissuto questa scoperta in modo estremamente traumatico, visto il
contesto sociale prevalente durante la loro adolescenza.
Mi riferisco in questo caso a un uomo di
40 anni incapace di imbarcarsi in alcuna attività genitale con un partner.
L’emergenza del ricordo seguente segnò un momento importante nella sua terapia:
all’inizio della sua adolescenza, aveva scritto a una rivista popolare per
ottenere maggiori informazioni su una castrazione chimica della quale aveva
sentito parlare. Prese allora coscienza
di essere riuscito a raggiungere, tramite tensioni muscolari croniche,
l’obiettivo che non aveva potuto raggiungere in quel altro modo. Riassumendo,
possiamo dire che l’esplorazione del corpo adolescente ha dato risultati molto
buoni con i pazienti omosessuali.
Mettiamo
da parte la “teoria della ricapitolazione” dell’adolescenza
Sapete quanta importanza diamo, nel nostro
programma di formazione, alla buona conoscenza dello sviluppo del bambino.
Propongo di aggiungerci anche il periodo dell’adolescenza. Per esempio, si
potrebbero includere osservazioni come quelle fatte da Peter Blos (1962) sul
periodo di orientamento bi-sessuale che precede la fase di consolidamento di un
orientamento sessuale definitivo. Questo potrebbe migliorare la nostra comprensione
delle sfide contro-trasferenziali nei pazienti omosessuali.
Sono anche convinto che un approccio
bioenergetico al corpo adolescente farà luce sui problemi narcisistici che si
manifestano nell’età adulta. Non è forse vero che Narciso, eroe del mito, aveva
16 anni quando fu ucciso dalla sua passione fatale per il riflesso
dell’immagine del suo corpo nell’acqua? Tuttavia, se vogliamo giungere a tale
comprensione del corpo adolescente, dobbiamo affrettarci a rivedere la nostra
teoria dell’adolescenza, come l’ha fatto Peter Blos (1989). Come lui, dobbiamo
allontanarci dalla teoria freudiana classica che vede nell’adolescenza una ricapitolazione
delle sfide dell’infanzia.
Nel
suo libro sull’adolescenza, Louise J. Kaplan (1984) scrive che la maggioranza
dei terapeuti continua ad appoggiarsi su questa teoria della ricapitolazione.
Spiega la grande influenza che hanno avuto su Freud le teorie de l’evoluzione
di Haeckel. Afferma che dalla metà del 19° secolo fino a 1930 circa, la
dottrina della ricapitolazione di Haeckel ha servito di principio organizzatore
in embriologia, fisiologia, morfologia, e paleontologia. La teoria secondo la
quale l’ontogenesi ricapitola la filogenesi viene da questa stessa dottrina. Anche
l’idea secondo la quale i “primitivi” funzionerebbero allo stesso livello dei
bambini europei scaturisce da questa dottrina. Fortunatamente, le nostre
conoscenze sono migliorate dai tempi gloriosi di Haeckel.
Oggi, sappiamo che una delle caratteristiche
fondamentali della vita sta nel movimento verso forme organizzative più evolute
che si distinguono per dei livelli maggiori di complessità (E. Morin, 1973,
1977). Sicuramente,
anche Lowen (1970) condivide questa stessa visione quando scrive: “Evolution
and growth of each individual bear witness to the fact that life is an ongoing
process toward greater organization and more energy. (p. 66). (L’evoluzione e la crescita di ogni individuo
testimonia che la vita è un processo continuo verso una maggiore organizzazione
e una maggiore energia).”
Bisogna, dunque, considerare il corpo
adolescente come il frutto di tale movimento verso un’organizzazione più
complessa di quella che prevale nel bambino. Ridurre l’adolescenza a una
ripresa delle sfide dell’infanzia varrebbe a negare questa caratteristica del
vivente. Al contrario, la tradizione reichiana è sempre voluta rimanere
incollata alle caratteristiche essenziali della vita. La metamorfosi
dell’adolescenza corrisponde a tale riorganizzazione verso una forma più
complessa. Riponiamo, perciò, la teoria della ricapitolazione sul ripiano della
storia passata delle nostre conoscenze.
La
passione: un integrazione dell’emozione e dell’intelligenza
Finora,
ho usato la parola passione con due significati diversi. Ho utilizzato il termine non solo
nel senso di qualcosa di cui si soffre o che si prova passivamente, ma anche
nel senso dell’amore quando si manifesta come un sentimento potente e
ossessivo. Permettetemi di ricorrere alla parola “passione” in un terzo senso:
quello di uno stato affettivo abbastanza potente da dominare la vita dello
spirito, per l’intensità dei suoi effetti o per la permanenza della loro azione
(Le Robert). Si definisce cosi la forte inclinazione verso la musica che avrà
dominato la vita di un artista. E anche in questo senso che alcuni di noi
potranno riconoscere di provare passione per l’analisi bioenergetica. Tale
definizione unisce emozione e intelligenza. La presenza dell’intensità e della
permanenza nel tempo ci rimanda alla funzione di contenitore. Ciò implica che
la funzione intellettuale ha sviluppato nuove capacità che permettono
all’adolescente d’intravedere il suo futuro e di guardare al suo passato. Però
è, generalmente, soltanto durante l’adolescenza che la forma di pensiero
necessaria all’emergenza di tali passioni raggiunge la sua piena maturità. E
una delle ragioni per le quali considero il corpo adolescente come una scena
dove entra in gioco questo tipo di passione. Il corpo adolescente fa nascere
questo tipo di passione che ispirerà una vita intera. Condivido perciò il punto
di vista di Eissler (1977) che
colloca alla fine dell’adolescenza la fonte di ogni creatività ulteriore.
Il
corpo adolescente: il paradigma corpo-mente rivisitato
Affronto,
ora, la parte la più ardita della mia comunicazione. Voglio trattare
dell’interazione tra funzione sessuale e funzione intellettuale durante
l’adolescenza. Desidero anche parlare della parte che questa interazione ha
nell’emergere di passioni durature.
Durante l’adolescenza, assistiamo a un
cambiamento nel modo di pensare che accompagna la maturazione dell’apparato
sessuale. Secondo Claes (1986), i ricercatori in questo campo concordano per
dire che il pensiero adolescente subisce una modifica importante e che quest’evoluzione
delle abilità cognitive è allo stesso tempo quantitativa, continua e multidimensionale.
Piaget, da parte sua, vede in questo mutamento della struttura
dell’intelligenza il fenomeno più importante di questo periodo della vita.
Questi cambiamenti giungono di proposito,dotando l’io di uno strumento prezioso
per consolidare tutto il sistema di difese minacciato dal vigore rinnovato
delle pulsioni.
Il sorgere dell’intellettualizzazione,
come difesa specifica di questo periodo dello sviluppo, è stato messo in
evidenza da Anna Freud nel suo libro “Il sè e i meccanismi di difesa”. Il suo
studio sottolinea l’importanza del cambiamento nella funzione intellettuale, in
quanto questa modificazione sembra confermare l’instaurarsi di un meccanismo di
difesa che non esisteva fino a quel momento. Nel momento in cui il corpo
adolescente può assicurare la sopravivenza della specie mediante
l’accoppiamento, la funzione intellettuale si trasforma e dà a l’individuo i
mezzi per organizzare la memoria del suo passato e proiettare il suo avvenire
nel futuro. Tali acquisizioni costituiscono senza dubbio un contributo alla
funzione di contenitore. La capacità di ritardare una reazione si accresce.
Diventa più facile porre una distanza tra le sensazioni immediate e le emozioni
sentite, da una parte, e i gesti calmi dall’ altra. La passione prende
l’aspetto di uno stato complesso e fragile dell’organismo che risulta da
miscele, da fusioni tra energia sessuale e funzione intellettuale. La passione
emerge dall’ interazione tra una profonda riorganizzazione del corpo sessuale,
da una parte, e della mente, dall’altra, tramite una modifica nel modo di
pensare. L’equilibrio raggiunto dal corpo adolescente richiederà di essere
ridefinito durante tutta la vita. La necessità di rivedere incessantemente
questo equilibrio complesso e fragile, garante di una passione viva, dovrebbe
essere il primo argomento a favore di un’educazione continua.
Sessualità
e intelligenza hanno molto in comune
Le funzioni sessuale e intellettuale hanno
vari punti in comune. Ambedue attraversano varie tappe di sviluppo ben
identificate prima di raggiungere la loro struttura definitiva durante
l’adolescenza. Ambedue sono dotate di una ricchezza e di una complessità tali
da continuare a svilupparsi durante tutta la vita. Esse sono dei mezzi preziosi
al livello dell’espressione di sé, la quale è l’obiettivo della terapia
bioenergetica. Queste due funzioni sono tra gli obiettivi maggiori delle
strategie di socializzazione delle nostre istituzioni sociali. Calcolate il
numero di ore, di mesi e di anni che avete passato a imparare come pensare e
come comportarvi come persone sessuate. Vi accorgerete che le società hanno da
tempo capito la potenza di queste due funzioni. Hanno deciso di consacrare anni
alla loro formazione o addestramento.
Non condanniamo la sessualità, anche se
denunciamo le sue numerose manifestazioni nevrotiche. Dovremmo adoperare la
stessa attitudine con la funzione intellettuale malgrado i suoi difetti.
Possiamo applicare lo stesso tipo di analisi alle due funzioni. Alcune forme di
pensiero esercitano una forte seduzione del tipo Don Giovanni, però rimangono
dissociate dal corpo. Il dottor Lowen (1965) ha denunciato la “sessualità
sofisticata”. Esiste ugualmente il “pensiero sofisticato”. Pensare in un modo personale che sia
l’espressione della propria esperienza di vita, pensare a partire dal proprio
radicamento, in un modo che integri tutte le dimensioni dell’esperienza umana
sono forme di pensiero creativo che possono essere tanto desiderabili, ma tanto
rari quanto un orgasmo. Questa, almeno, è la mia esperienza. La meccanica del
pensiero può essere esercitata come si può esercitare la performance sessuale;
ma il pensiero creativo come forma di espressione di se è qualcosa che sorge,
qualcosa che fluisce attraverso sè, qualcosa che emerge un po’ come un
sentimento. Credo che si possa parlare di abbandonarsi al proprio pensiero come
si dice abbandonarsi al proprio corpo. Però radicare il proprio pensiero non è
un impresa più facile di quella di radicare la propria sessualità.
L’intelligenza gioca una parte
estremamente importante per la funzione di contenitore. Si tratta di uno
strumento sociale di potere. La tentazione di utilizzarla a fini difensivi è
stata ben analizzata dal dottor Lowen (1983). Raggiunge lo stadio finale di
maturazione durante l’adolescenza, quando l’organismo passa attraverso una
riorganizzazione totale: crescita ossea, sviluppo muscolare, sviluppo degli
organi sessuali, fisiologia, sistema endocrino, composizione del sangue,
attività corticale, etc. Prendendo tutto ciò in considerazione, vedo che al
corpo adolescente è richiesto il compito di esplorare sintesi che combinino
sessualità e intelligenza. Si tratta della ricerca costante di un equilibrio che
si traduce nelle passioni che ispireranno una vita.
Il corpo adolescente alle prime armi con
la passione promette di diventare un modello de grande ricchezza per coloro che
tra noi mantengono un legame appassionato con l’analisi bioenergetica. La passione
sa essere un potente mezzo di contatto con un'altra persona e con gli umani in
generale. Si trova all’opposto del ritiro narcisistico dell’eroe del mito,
Narciso. Il narcisismo adolescente è senz’altro molto conosciuto, però è
contemporaneo alla scoperta dell’amicizia e dell’amore. Quando un adolescente
si scopre grandi doti intellettuali, questa capacità nuova che ha di porre una
certa distanza con i propri sentimenti e emozioni può favorire il ritiro
narcisistico. Tuttavia, questo pensiero detto obiettivo, che riposa su un
possibile distanziamento, si rivela uno strumento di grande importanza nel
nostro universo sociale.
Come terapeuti, supervisori e formatori,
ci dobbiamo confrontare ogni giorno con situazioni che rimettono in questione
il grado di radicamento del nostro proprio pensiero e della nostra identità
sessuale. In tali situazioni, le lotte del corpo adolescente si ritrovano
appena sotto la superficie del corpo adulto. Quando un supervisore o un
formatore chiede a uno stagista di commentare il suo lavoro di apprendista
terapeuta, può osservare la fragilità dell’equilibrio tra ritiro narcisistico e
passione che tesse i legami con l’esterno. Lo stagista è frequentemente
nell’incapacità di pensare. Possiamo tutti dare esempi che illustrano quanto
facilmente può riattivarsi la vulnerabilità narcisistica del corpo adolescente
in un adulto. Non dobbiamo dimenticare che le pressioni sociali hanno agito con
la stessa forza sul nostro modo di pensare che sulla nostra maniera di vivere
le nostra sessualità. Per me, formatore e insegnante, questa questione è
fondamentale. Pensare deve essere capito bioenergeticamente come un modo di
espressione di sé, come un mezzo potente di espressione di sé. Come ho già
detto, per quanto ne so, il fatto di esprimersi con il pensiero è tanto
desiderabile quanto un orgasmo completo; purtroppo, tale esperienza è rara
quanto una scarica orgastica totale.
Alcuni modi di pensare stimolano la
discussione teorica, altri l’esplorazione attiva e la sperimentazione. Alcune
forme ispirano le persone che imparano la pratica dell’analisi bioenergetica,
mentre altre invitano alla prudenza e dissuadono dal lanciarsi in un lavoro sul
corpo. Visto che stiamo formando clinici e non professori di università,
dovremmo essere doppiamente attenti riguardo ai tipi di pensiero che
stimoliamo. Questo è un punto importante per tutti i professionisti che si
iscrivono al nostro programma de formazione.
Conoscere
tramite il corpo
Nel futuro, forse, si riconoscerà il
contributo centrale dell’analisi bioenergetica, nel fatto che essa esplora la
convinzione secondo la quale la conoscenza di sè viene dall’esperienza di
contatto con i processi viventi del corpo. Una posizione rivoluzionaria in un
campo chiamato “psico”terapia! Collochiamo l’esperienza della conoscenza nel
corpo globale, non nella testa, nella mente o nella corteccia. In questo, siamo
fedeli al senso dato nella Bibbia al verbo “conoscere”. Conoscere qualcuno nel
senso biblico significava avere un’intimità sessuale con questa persona. La
conoscenza implicava la pelle e la muscolatura attraverso gesti e movimenti;
implicava la sessualità della persona quanto le sue abilità cognitive. Come
terapeuti, cerchiamo di conoscere tramite il corpo e riusciamo, con la giusta
dose di passione, a stabilire legami significativi con i nostri pazienti. E in
un futuro prossimo, avremmo senz’altro qualcosa da dire sulla comunicazione non
verbale.
In quest’avventura della conoscenza
tramite il corpo, possiamo trovare un appoggio più recente di quello della
Bibbia nel libro di Antonio Damasio (1994). Si tratta di un ricercatore di
punta nel campo della neuropsicologia. Leggere il suo libro mi ha confortato
nel credere che il processo di conoscenza è un fenomeno che ingloba il corpo
intero. Giacché la conoscenza si radica nel corpo globale, è interessante
ricordarsi che le strutture della funzione intellettuale raggiungono un grado
inedito di complessità proprio quando il corpo si trasforma completamente.
Come modello teorico, il corpo adolescente
invita a una comprensione approfondita della funzione dell’espressione di sé,
una funzione centrale nel processo terapeutico. Come modello, il corpo
adolescente aggiunge un grado di complessità al nostro paradigma corpo-mente.
A titolo illustrativo, ecco come
l’aggiunta di questo modello potrebbe aiutare a trovare la soluzione di uno dei
problemi sollevati dal dottor Lowen questi ultimi anni. Egli pensava che la
gente che formavamo aveva tendenza a lavorare con strutture caratteriali piuttosto
che con persone. Il modello del corpo adolescente ricorda che le differenze
individuali si manifestano con più evidenza nell’adolescenza, e che la forma
definitiva del carattere sboccia in quel periodo. Quest’affermazione non è poi
estranea alla posizione di Lowen (1958), secondo la quale bisogna generalmente
aspettare fin dopo la pubertà perchè la struttura masochista prenda la sua
forma corporea finale (fully jelled) .
E’ anche vero che i numerosi volti
dell’adolescenza cambiano cosi velocemente da una generazione all’altra che le
generalizzazioni non possono durare a lungo. L’aggiunta di questo modello può
spingerci a centrarci sulla persona e a concentrare la nostra attenzione
sull’espressione corporea di questa persona, piuttosto che sulla nostra
conoscenza della teoria dei caratteri.
Passione,
verità e accecamento
Gli ultimi dieci anni della mia vita
professionale sono state all’insegna di questo interesse per il corpo
adolescente. Sono stato cieco di fronte ad altri aspetti della realtà?
Trascinato dall’eccitazione generata dallo sviluppo di questo punto di vista,
sento talvolta la tentazione di esagerare, di cercare di spiegare tutto con
questo schema. La passione per la verità e il pericolo di essere posseduto
dalla verità che uno crede di aver trovato sono molto vicine. Infatti, la
passione poggia su uno stato emozionale e intellettuale estremamente fragile e
complesso.
Tenteró di affidarmi alla sapienza di
Edgar Morin (1986, 1990). Vedendo in ciò una specie di tallone di Achille, egli
attrae la nostra attenzione su una dimensione della realtà dalla quale l’essere
umano sembra incapace di imparare. Secondo lui, la storia dimostra che tutti i
sistemi di credenze e conoscenze elaborati dagli essere umani hanno una vita
breve. Ogni sistema contiene dei limiti e delle imperfezioni che saranno le
cause della sua degenerazione. Se fossimo capaci di trarre lezioni dalla
storia, dice Edgar Morin, ci sforzeremmo di identificare i limiti dei sistemi
teorici che elaboriamo e identificheremmo cosi le debolezze che diventeranno
senz’altro fatali in un futuro prossimo. Però gli umani si ostinano a elaborare
sistemi che gli sembrano perfetti. Quest’incapacità umana di trarre profitto dalle
lezioni che potrebbe insegnarci la storia si radica nella nostra passione per
la conoscenza della verità e nel nostro bisogno di rassicurarci con sistemi di
credenze o teorie. E molto difficile per noi riconoscere questo fatto storico:
tutte queste elaborazioni sono mortali come noi.
E’ il corpo adolescente che genera le
abilità intellettuali essenziali all’elaborazione di questi modelli teorici e
di questi sistemi di credenze. Questa propensione umana a trincerarsi nella convinzione
irremovibile di conoscere l’unica verità, potrebbe essere una delle manifestazioni
più pericolose del narcisismo. In questo senso, il corpo adolescente come
referenza teorica apre le porte a un’esplorazione molto promettente.
La passione che mi anima rispetto al tema
del corpo adolescente è quella di un uomo che ha varcato la soglia dei
cinquant’anni e non quella di un adolescente. E l’espressione del mio modo di
dare un senso al mio universo attuale.
Visto che la mia professione occupa un posto importante nella mia vita,
il fatto di ridefinire il senso della mia vita professionale si mischia
facilmente alla mia vita personale. Nei miei progetti a più lungo termine, il
corpo adolescente è solo una tappa verso una comprensione approfondita del
fatto che ogni ciclo dell’esperienza adulta ci invita, o talvolta ci obbliga, a
rivedere il senso della nostra esistenza.
Sono nondimeno cosciente di rimanere
fedele a un’esperienza fondamentale vissuta verso l’età di 17 anni. Era la fine
di un corso e stavamo per uscire della classe. Non ricordo l’evento che aveva
provocato questo stato interiore, però ricordo che mi sentivo molto critico
verso gli adulti che avevo intorno. Avevo anche l’impressione di percepire in
quel momento con molta acuità i loro limiti e le loro contraddizioni. Poi mi
sono detto che avevano avuto la mia stessa età e che, forse, avevano sentito
qualcosa di simile a quello che stavo vivendo in quel momento. Mi feci allora
la domanda che continuo a pormi tuttora:
“Quando avrò la loro età, avrò dimenticato quel che vivo ora come loro
sembrano averlo dimenticato, o me ne ricorderò?” E probabilmente questa la
ragione per la quale apprezzo così tanto la magnifica canzone di Jacques Brel, Les
vieux amants “I vecchi amanti”). Concludo questa comunicazione ricordandovi le
parole della fine di questa canzone:
“E
in fin dei conti, (et finalement, finalement)
Ci
è voluto tanto talento (il nous fallut bien du talent)
Per
esser vecchi senz’esser adulti” (pour etre vieux sans etre adultes)
Ma
per rimanere fedele a questa parte di me stesso, devo continuare e cantare il
ritornello di questa canzone:
“O
amore mio (O mon amour,)
Mio
dolce, tenero, meraviglioso amore (mon doux, mon tendre, mon merveilleux amour)
Dall’alba
chiara alla fine del dì (de l’aube claire jusqu’à la fin du jour)
Ti
amo ancora, lo sai, ti amo (Je t’ aime encore, tu sais, je t’ aime)
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