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All'inizio di giugno chi si
trovava a Pocono Manor, in Pennsylvania, ha potuto assistere a un
avvenimento piuttosto inconsueto: il fondatore di una affermata scuola
di psicoterapia ha lasciato di sua spontanea volontà, e senza gravi
tensioni, il timone del comando ai suoi collaboratori più anziani,
mentre un folto gruppo di ex-allievi, provenienti da numerosi paesi, lo
festeggiava e lo ringraziava con commozione. Occorre aggiungere che
protagonista di questo episodio non è stata una figura di secondo piano,
ma Alexander Lowen, il padre riconosciuto della bioenergetica, autore
tra l'altro di dodici volumi, molti dei quali pubblicati in Italia da
Feltrinelli e Astrolabio.
Pur in condizioni
fisiche e mentali sorprendenti, Lowen, che ha 85 anni, ha così
presentato le proprie dimissioni alla XIII Biannual Conference
dell'Istituto internazione di bioenergetica. Nato a New York nel 1910,
Lowen iniziò come insegnante di educazione fisica, quindi si laureò in
legge e più tardi in medicina a Ginevra. Nel 1940 ebbe l'occasione di
ascoltare Wilhelm Reich alla New School for Social Research di New York e
questo incontro cambiò la sua vita. Il corso di Reich era dedicato alla
comprensione dell'antitesi e dell'identità dei processi psichici e
somatici. L'antitesi tra questi due aspetti era cosa nota; invece la
loro identità, quantomeno nel mondo occidentale, non incominciò a venir
compresa fino a quando Reich non la affrontò e la riformulò in termini
clinici, vale a dire sulla persona viva. Per far questo modificò in
termini molto più concreti il concetto di energia (la libido) del
pensiero analitico. Reich, come si ricorderà, si era formato all'interno
della psicoanalisi freudiana.
All'inizio dei
seminari, Lowen era scettico sull'enfasi data da Reich alla sessualità,
ma alla fine del corso le sue riserve erano scomparse: si era reso conto
che in lui c'era una scissione: da una parte, per così dire,
l'insegnante di ginnastica, dall'altra l'intellettuale. Reich sosteneva
che l'essere umano è un'unità "psico-somatica"; che esiste un'energia
(che più tardi Lowen chiamerà "vitale") e che questa energia può venire
"bloccata" difensivamente creando una sorta di struttura; questa
struttura costituisce il carattere dell'individuo. Per Reich, infine, il
carattere può venire compreso sia nelle modalità con cui insorge, sia
nelle modalità con cui imprigiona l'individuo. Il carattere denota un
modello ripetitivo di comportamento, un ripetersi di emozioni e di
pensieri (meglio, di "modo di pensare"). Il carattere, in una parola, è
responsabile delle nostre stereotipie. Ma il carattere, con questa sua
unicità fortemente strutturata, ci fornisce anche un'identità, ci
suggerisce scopi nella vita e ci dà un certo senso di sicurezza. E' un
meccanismo di sopravvivenza, aggiungerà più tardi lo stesso Lowen; per
questo, anche se è responsabile di molte sofferenze, resiste al
cambiamento.
Lowen venne subito
affascinato dalla personalità e dall'intelligenza di Reich e decise di
farsi analizzare da lui. Lavoreranno insieme fino al 1952 e Lowen
diventerà, seppure in maniera critica, il suo più acuto continuatore. Ha
descritto nei dettagli la sua terapia con Reich nel libro
Bioenergetica, così come descriverà in altri volumi le ragioni che lo
portarono ad allontanarsi dal maestro. Tra le varie esperienze che narra
ce n'è una che a taluni è sembrata centrale: la terapia, come la
considerava Reich, contemplava la resa ai "processi involontari" del
corpo, rappresentati essenzialmente da una respirazione spontanea e
profonda. L'incitamento di Reich era: "Non farlo, lascia che avvenga".
Ammonimento che, come è stato autorevolmente ricordato, richiama da
vicino taluni insegnamenti di maestri orientali, come i taoisti. Le
innovazioni che Lowen porterà alle intuizioni di Reich hanno a che fare
con diversi aspetti teorici, tecnici e probabilmente ideologici, ma
forse la principale di queste innovazioni riguarda il cosiddetto
grounding (radicamento a terra): il paziente viene portato dal terapeuta
a scoprire quanto poco egli viva "con i piedi per terra", nel senso
reale dell'espressione e come questa mancanza di "messa a terra", in
senso energetico, agisca negativamente su molti fattori che vanno dalla
sessualità allo stesso funzionamento del pensiero. Per Lowen diventerà
importante portare il paziente a muoversi, a scalciare, a gridare, a
vivere concretamente le paure, la rabbia; diventerà importante
insegnargli come può arrivare a dire "nò" e ad asserire la propria
personalità. Tutto ciò per poter sperimentare il piacere "e qualche
volta la gioia", per usare una sua espressione.
Per Lowen il pianto è
il primo meccanismo di liberazione, potremmo dire di "scarcerazione"
del corpo umano. Dissolve la tensione, che in questo modo "si scioglie
in lacrime". Il pianto è anche un arrendersi al corpo e un permettere al
processo di guarigione di instaurarsi. "Molti esseri umani si concedono
di piangere con moderazione, ma un pianto profondo che rinnovi l'anima è
per molti un evento fortemente temuto." Spaventa perchè mette in
contatto con la disperazione e con il desiderio di morire. D'altro
canto, se un individuo riesce a piangere smuovendo questo livello
profondo, scopre di provare un sollievo che lo porta a sperimentare la
gioia: "torna sentirsi innocente", commentava Lowen nel suo discorso di
commiato a Pocono Manor. Sembrerebbe a prima vista evidente, già da
questi pochi cenni, che la distanza che separa questo approccio da
quello psicoanalitico, così come è stato tramandato dalla cultura di
massa, oltre che dalla stessa letteratura psicoanalitica, sia notevole .
Sembrerebbe che, dopo il distacco da Freud, Reich abbia imboccato una
direzione diametralmente opposta e che Lowen e la sua scuola abbiano
continuato ad allontanarsi dalla psicoanalisi e dai suoi sviluppi.
Invece, in una certa misura, non è vero: proprio il passaggio del timone
da parte di Alexander Lowen segnerà un'apertura sempre maggiore della
bioenergetica ad alcune scoperte fondamentali della psicoanalisi, come
il transfert e il controtransfert.
Mi riferisco a
fenomeni noti per i quali (soprattutto) il rapporto tra il paziente e il
terapeuta è impregnato, in maniera non cosciente, degli effetti che
ancora perdurano, degli antichi rapporti che hanno condizionato il
nostro sviluppo all'interno della famiglia. Quel fenomeno per il quale
l'analista, senza che il paziente lo avverta, si trasforma nella madre,
nel padre, nel fratello maggiore e così via, del paziente stesso (il
controtransfert è la reazione del terapeuta a tutto questo).
A Pocono Manor
risultava evidente che le nuove generazioni di terapeuti bioenergetici
sentono sempre più la necessità di accogliere gli strumenti e i
risultati recenti della psicoanalisi (soprattutto di quella che passa
col nome di "psicoanalisi delle relazioni oggettuali), che molti
bioenergetici conoscono in prima persona. Esiste anche un timido
interessamento degli psicoanalisti agli approcci corporei e il
presidente eletto dell'Internazionale freudiana, Otto Kernberg, ha
annoverato Reich tra gli autori che più apprezza. Ma questo
riavvicinamento, benché tardivo, è forse destinato a crescere, anche
perché le "psicoterapie" ad approccio corporeo possono contare oggi su
una presenza ben precisa che non può più essere ignorata. L'incontro
dell'approccio psicologico che risale a Freud con quello corporeo che da
parte di Reich rappresenta sicuramente la grande sfida che attende la
"psicoterapia" nel prossimo inizio di millennio. Anche diverse forze
sociali lavorano a favore di questo incontro. E' stato accertato che una
terapia combinata abbrevia i trattamenti e questo, oltre che i
pazienti, interessa i funzionari delle assicurazioni che, già oggi negli
Stati Uniti, sono diventati i veri arbitri che giudicano se una certa
cura rientri o meno in quelle previste dalle polizze assicurative.
(Pubblicato in: MEDICINA E SOCIETA', LE
SCIENZE, n. 336, Agosto 1996 - di Andrea Crivelli)
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